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Discussione: Esuli e foibe

  1. #1
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    Predefinito Esuli e foibe

    È stata recentemente istituita una giornata della memoria per ricordare i morti delle foibe e gli esuli giuliano dalmati che hanno perso tutto alla fine della seconda guerra mondiale.
    Personalmente ho notato con piacere le dichiarazioni di Fassino e Violante, che hanno riconosciuto gli errori della sinistra dell’epoca; tuttavia rimane ancora molta diffidenza, da parte di varie componenti dell’opposizione, nel rendere omaggio a questi martiri italiani.
    Che cosa ne pensate? È un tema sul quale si può trovare una convergenza con il centrodestra per una 'memoria condivisa' (lo stesso discorso si potrebbe allargare anche ad altri temi)?

  2. #2
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    ci vuole una certa memoria condivisa, il dopo guerra in Italia non può durare 60 anni

  3. #3
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    Ho sempre sostenuto e continuerò a farlo che quando si parla di foibe, esodo ecc. occorre raccontare la storia a partire dall'annessione di Trieste e dell'Istria (1918) in avanti. E quindi tutta la pagina della persecuzione fascista contro gli slavi (dal rogo dell'Hotel Balkan a Trieste nel 1920 alle leggi di snazionalizzazione forzata per sloveni e croati nonché le malefatte dell'esercito italiano quando occupò la Slovenia nel 1941).
    Per il resto è giustissima la memoria verso le vittime delle foibe (non è affatto vero come si sosteneva un tempo che fossero tutti fascisti, c'erano sloveni anti-titini, antifascisti italiani contrari all'occupazione titina e anche tanti innocenti che non avevano niente a che fare). L'esodo fu la conseguenza di un Trattato di pace che ignorò la netta prevalenza italiana a Pola e nelle altre cittadine dell'Istria occidentale (diverso il discorso a mio avviso per Fiume e Zara che erano "isole" italiane nel mare slavo).
    Approvo le dichiarazioni di Fassino e Violante sugli errori del PCI di allora, dettati in parte, in tempi di internazionalismo, dalla sottovalutazione del carattere "nazionale" del comunismo jugoslavo.

  4. #4
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    In origine postato da Montalbano
    . O le questioni di opportunità valgono solo per la DC, che pure nella questione del confine orientale non dette prova di grandissima fermezza patriottica? Insomma, se vogliamo una memoria condivisa da tutti, si ricerchino tutti gli errori, non solo quelli del PCI e, come dice chi mi ha preceduto, si scavi a partire dal primo dopoguerra...
    La Dc non dette prova di grandissima fermezza patriottica, perche' la Yugoslavia di Tito seppur comunista, veniva considerata un freno contro la presunta espansione sovietica nel resto d'Europa. Quindi meglio chiudere tutti e due gli occhi, accontentandosi di un vicino, si, comunista, ma pur sempre un non allineato a Mosca.

  5. #5
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    Foibe. Cinquant'anni di silenzio


    Non sappiamo se, ed in che misura gli Italiani, alla mercé delle manipolazioni dei mass-media sempre strumentalizzati, abbiano avuto la possibilità di recepire il messaggio.
    Gli slavi del Sud sono popolazioni che, a seguito di esperienze storiche traumatizzanti quali secoli di dominio ottomano, tre anni di guerriglia partigiana, decenni di regime marxista, sono portati a vivere ogni contesa di carattere religioso, politico, etnico, in maniera violenta e radicale, dove la brutalità e la crudeltà non conoscono confini. d'altra parte, questa, una realtà che avrebbe dovuto essere ben recepita dal nostro popolo perchè, nel corso dell'ultimo conflitto, almeno 400.000 soldati italiani si sono alternati come truppa di presidio in Jugoslavia ed hanno visto con i propri occhi cosa significasse la lotta tribale che tormentava quel paese: serbi contro croati, cattolici contro greco-ortodossi e mussulmani, partigiani comunisti contro cetnici realisti, ustascia e guardie bianche contro tutti, in un'orgia di stragi, torture, vendette, efferatezza. Ma in tutto questo, e torniamo a riferirci ai mass-media, non si poteva e doveva parlare per due ottimi motivi. Innanzitutto in Jugoslavia aveva trionfato il comunismo e sottolineare gli aspetti deteriori di un paese che aveva abbracciato questa fede voleva dire schierarsi e comportava un'alzata di scudi da parte delle sinistre. Era opportuno tacere per non essere accusati di fascismo ed incorrere nella riprovazione generale. Poi c'era un secondo eccellente motivo, e cioè che la fine del secondo conflitto mondiale aveva visto la Jugoslavia (Slovenia e Croazia si dovrebbe dire oggi) impadronirsi di tre province nelle quali la popolazione di lingua italiana era da sempre stata maggioritaria: quelle di Pola, Fiume, Zara. Questa occupazione, oltre a mutilare ingiustamente la Nazione, aveva comportato l'esodo di 350.000 nostri fratelli, e criticare la Jugoslavia significava fare del "revanschismo", disobbedire agli ordini e nuocere agli interessi degli Stati Uniti.
    Sulla "pulizia etnica" come concepita dai nostri confinanti ad oriente, silenzio assoluto, come silenzio assoluto si doveva osservare sulla maniera spietata con la quale era stata praticata ai nostri danni.
    Il termine "foibe" è stato così per cinquanta anni oggetto di una accurata rimozione, almeno negli ambienti ufficiali. Sappiamo bene che questa rimozione non riguarda i nostri lettori, ma ci sia consentito di cogliere l'occasione per fare qualche precisazione. Il termine "foiba", pozzo naturale che si riscontra con grande frequenza nel terreno carsico della provincia di Pola, è stato convenzionalmente usato a proposito di tutte le eliminazioni di carattere politico ed etnico effettuate nelle province orientali. In effetti le "foibe" riguardano solo una piccola parte delle 15.000 - 20.000 persone di cittadinanza e lingua italiana che sono state assassinate in quella zona dal 1943 al 1950. I dalmati, i fiumani, gran parte dei goriziani uccisi sono stati fatti sparire in mille ingegnosi modi che nulla hanno a che vedere con gli orridi carsici. Ciò non toglie che il termine "foibe" abbia assunto un significato particolare nella "pulizia etnica" effettuata a nostro danno ed abbia avuto un grandissimo rilievo nel terrorizzare, soggiogare, costringere alla fuga i nostri connazionali.
    Si cominciò a parlare di "foibe" in Istria ed a Trieste nell'ottobre del 1943, quando l'offensiva tedesca permise di riprendere il controllo del territorio, restato per tre settimane alla mercé degli slavo-comunisti. Erano spariti da 1000 a 1500 nostri fratelli che erano stati prelevati dalle loro abitazioni e deportati. Spariti nel nulla? No! Ben presto si potè accertare che erano stati uccisi gettandoli nelle "foibe". Si procedette al recupero di quelli per i quali l'operazione era più facilmente effettuabile è tutti videro le salme già intaccate dal processo di putrefazione: uno spettacolo orrendo. Ma dalle indagini ed ancor più dalle autopsie si seppe come molti fossero morti dopo una crudele agonia, in quanto non erano state sufficienti nè le pallottole nè la caduta ad assicurare una rapida fine. Anzi si disse che, ad arte, spesso i morituri erano stati spinti a coppia nel baratro, dopo che una sola delle vittime aveva ricevuto il colpo d'arma da fuoco. Fu evidente che chi aveva organizzato la strage, l'aveva premeditata in maniera di colpire la fantasia della gente e renderla folle di terrore. Ovviamente fra gli scomparsi molti erano fascisti, ma molti erano solamente istriani di lingua, costumi, tradizioni, sentimenti italiani e la loro uccisione era la componente principale di un piano satanico.
    Una "pulizia etnica" studiata a tavolino e portata a compimento con la massima determinazione, ed un attento lettore dei fatti della Bosnia e dintorni, non può fare a meno di rilevare l'attualità di questa tecnica, nella quale sarebbe fuorviante far distinzione fra croati, serbi, bosniaci. All'appello mancano solo gli sloveni, ma anche di costoro, cinquanta anni fa, avemmo le prove della inclinazione a certe soluzioni radicali.
    I nostri marxisti e gli epigoni degli stessi hanno sempre cercato di imporre il silenzio su questa dolorosissima pagina della nostra storia. Come hanno fatto? In molti casi negandola e, quando questa rimozione totale non era configurabile, si sono trincerati dietro la motivazione ufficiale accampata dagli sloveni e dai croati. Si è trattato, hanno sostenuto, di fatti sporadici frutto di una esasperazione popolare scatenatasi come reazione a venti anni di brutalità e violenze fasciste.
    Con questa nota documentata intendiamo confutare questa tesi di comodo. I comunisti italiani giunsero alla "resistenza" ed agli anni quaranta attraverso un lungo tirocinio, forgiati da esperienze derivanti da trenta anni di lotte e tentativi rivoluzionari. Dalla rivoluzione di ottobre del 1917, alla guerra di Spagna del 1936, si era sviluppata la teoria, collaudata poi con la pratica, che il potere popolare si poteva affermare ed imporre solo mediante l'eliminazione delle classi parassitarie. "E il sangue che fa girare le ruote della storia": ed era necessario annientare il nemico perchè il nuovo mondo si affermasse. Di questo orientamento avemmo le conseguenze anche in Italia. Durante i lunghi mesi della guerriglia partigiana, ovunque fu possibile, le formazioni comuniste procedettero alla eliminazione fisica dei nemici politici e di classe, al dì là di ogni cautela e finzione tattica. Quando si pervenne alla crudele primavera del 1945, accanto alle vendette private ed alle liquidazioni strascico di una guerra civile, numerosissime furono le uccisioni mirate ed aventi un carattere classista. Questo aspetto è universalmente accettato, con particolare riferimento a certe zone come la rossa Emilia, dove si protrassero clamorosamente anche nel 1946. I comunisti istriani, triestini, goriziani inquadrati nel P.C.I., non potevano logicamente avere una valutazione diversa dai compagni di Bologna, Modena, Vercelli, Novara ecc, ecc.
    Irrilevante era per loro il fatto che in Istria i nemici di classe fossero italiani, considerando un pregiudizio senza peso qualsiasi problema di nazionalità. Se i compagni croati e sloveni prendevano l'iniziativa della liquidazione dei borghesi, degli intellettuali, dei possidenti, si trattava di una iniziativa proletaria da appoggiare, perchè nella futura società, distinzioni di nazionalità non avrebbero avuto senso. Trovare le prove di questa complicità non è facile anche se l'atteggiamento di costoro è già sufficientemente eloquente. Quando nell'autunno del 1946 fu chiaro che Gorizia e Monfalcone erano perdute per la loro causa, vi furono almeno 3000 comunisti italiani che passarono il confine: un esodo contro corrente rispetto a quello dei nostri 350.000 esuli. Meglio la Jugoslavia marxista di Tito che l'Italia di De Gasperi, anche se gran parte dei 3000 rimpatriò furtivamente nel 1948 quando Tito venne cacciato dal mondo comunista. Abbiamo però trovato una prova eloquente della approvazione dei comunisti italiani di Trieste all'operazione "foibe".
    Nel 1979 l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia "Istituto Gramsci" pubblicò i tre volumi "Le brigate Garibaldi nella Resistenza-Documenti" a cura di Claudio Pavone. In circa 2000 pagine è documentata la vita delle formazioni partigiane comuniste attraverso testi ufficiali, lettere, relazioni, messaggi colleganti comandi divisionali, brigate, distaccamenti garibaldini. Un lavoro di grande impegno che dimostra l'ampiezza della partecipazione comunista alla resistenza in Italia dal luglio 1943 alla fine maggio 1945. Non c'è dubbio che i documenti siano stati accuratamente selezionati affinché non finisse di pubblico dominio quanto si riteneva opportuno rimanesse riservato. Ma su 2000 pagine è sempre possibile incorrere in un errore! Ed ecco la perla sulle "foibe". Prendiamo il 1° volume e leggiamo da pagina 179 a pagina 182, documento 41 datato (... ) dicembre 1943 ed intestato "Il comitato federale di Trieste del P.C.I. al comandante del battaglione "Trieste". Comincia con le parole: "Rispondiamo al rapporto del 21 dicembre 1943", e per tre pagine commenta le notizie ricevute, dà consigli, ordini, suggerisce, commenta. Ad un certo punto bisogna giudicare su una perplessità sorta fra i compagni del battaglione "Trieste" a proposito dei carabinieri di Villa Decani. Quei militi avevano dimostrato volontà di collaborazione. Era stato corretto accettarla? Ecco la risposta. "Nel caso dei carabinieri di Villa Decani ben fatto, (omissis) non rinunciando con ciò alla tattica delle foibe" quando si scovano fuori fascisti responsabili di azioni contro la popolazione, ex dirigenti e responsabili del regime fascista dimostratisi particolarmente reazionari; dirigenti responsabili dell'attuale fascismo repubblicano, del governo del venduto Mussolini, membri della milizia e della Guardia Nazionale Repubblicana; collaboratori aperti, decisi ed attivi dei tedeschi, spie, ecc. ecc. La "tecnica delle foibe" e non "fatti sporadici frutto dell'esasperazione popolare......" come volevasi dimostrare.

    (brano tratto dal
    "Storia del XX Secolo" 1995,
    di Teodoro Francesconi)

  6. #6
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    In Israele si ricorda il massacro di Sabra Shatila?

  7. #7
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    In origine postato da Montalbano
    Ho visto ieri la puntata di Enigma dedicata alle foibe e credo che sia stata una trasmissione molto interessante. Interessante soprattutto perchè ha contribuito a svelare la clamorosa bufala inerente alle responsabilità di Togliatti su quello che è accaduto in quelle zone tra il 1943 e il 1945. Già dalla tirata di Storace si è capito chiaramente qual'è la motivazione che agita le vele dei reduci missini e di coloro che si sono accodati alal loro campagna: contrapporre le foibe agli orrori del nazifascismo nel tentativo di fare pari e patta (primo passo per una revisione della storia repubblicana in grado di presentare il PCI come partito antidemocratico e antipatriottico, precondizione per la riscrittura della Costituzione, che dovrebbe essere ripulita dalle incrostazioni antifasciste). Peccato. Peccato che sia una operazione impraticabile, perchè se proprio si volesse risalire all'errore che favorì l'orrore, di cui ciancia Epurator, ancora una volta si dovrebbe risalire alle politiche di snazionalizzazione perseguite con brutalità estrema dai fascisti durante il Ventennio in Istria e Dalmazia, anche se non credo che per esse si possa parlare di errore, ma di crimine, l'ennesimo compiuto dal mascellone e dai suoi squallidi sottoposti. E poi credo che sia ormai chiaro che sarebbe ora di finirla di parlare di questa questione come di una questione politica, ma riportarne le origini alla questione nazionale che contrappone da secoli i gruppi etnici della zona. E la riprova sta proprio nella circostanza riferita da Toth nel corso della trasmissione, l'eccidio degli stessi partigiani comunisti e di tutti coloro che nell'ambito del PCI erano contrari alla politica di annessione yugoslava, infoibati anch'essi o scomparsi nei campi di concentramento allestiti dagli yugoslavi. E a proposito di Togliatti, e del suo errore, credo che sarebbe ora di dire chiaro e tondo che tra i tanti errori che caratterizzarono la vicenda giuliano-dalmata, esso fu il meno grave e il più comprensibile: qualcuno infatti mi dovrebbe spiegare perchè il Migliore avrebbe dovuto opporsi a Tito, che aveva vinto una guerra contro i nazisti, alla luce della posizione di estrema debolezza in cui la sconfitta aveva precipitato l'Italia, rischiando di provocare una frattura nel suo partito, ove erano forti le simpatie per il movimento resistenziale slavo. O le questioni di opportunità valgono solo per la DC, che pure nella questione del confine orientale non dette prova di grandissima fermezza patriottica? Insomma, se vogliamo una memoria condivisa da tutti, si ricerchino tutti gli errori, non solo quelli del PCI e, come dice chi mi ha preceduto, si scavi a partire dal primo dopoguerra...
    ...sulla memoria di Togliatti pesa l'infamia di Moranino (per citarne uno), senatore della Repubblica e volgare assassino!
    Cirno

  8. #8
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    In origine postato da Montalbano
    Ancora con questa graziosa storiellina? Sui banchi del MSI sedevano gerarchi e tipacci del Ventennio...
    Con la differenza che si dicevapeste e corna dell'MSI e di fatto lo si è escluso dalla vita politica fino al '92.

  9. #9
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    In origine postato da fischiailvento
    Ho sempre sostenuto e continuerò a farlo che quando si parla di foibe, esodo ecc. occorre raccontare la storia a partire dall'annessione di Trieste e dell'Istria (1918) in avanti. E quindi tutta la pagina della persecuzione fascista contro gli slavi (dal rogo dell'Hotel Balkan a Trieste nel 1920 alle leggi di snazionalizzazione forzata per sloveni e croati nonché le malefatte dell'esercito italiano quando occupò la Slovenia nel 1941).
    Per il resto è giustissima la memoria verso le vittime delle foibe (non è affatto vero come si sosteneva un tempo che fossero tutti fascisti, c'erano sloveni anti-titini, antifascisti italiani contrari all'occupazione titina e anche tanti innocenti che non avevano niente a che fare). L'esodo fu la conseguenza di un Trattato di pace che ignorò la netta prevalenza italiana a Pola e nelle altre cittadine dell'Istria occidentale (diverso il discorso a mio avviso per Fiume e Zara che erano "isole" italiane nel mare slavo).
    Approvo le dichiarazioni di Fassino e Violante sugli errori del PCI di allora, dettati in parte, in tempi di internazionalismo, dalla sottovalutazione del carattere "
    nazionale" del comunismo jugoslavo.
    Nella Canzone del Carnaro di D'annunzio scritta ai tempi dell'occupazione di Fiume si parla già di infoibatori e impiccatori di italiani, si vede che quello degli slavi era un vizio già presente prima della 2° guerra mondiale.

    "Dove son gli impiccatori degli eroi che non scordiamo ?
    Dove son gli infoibatori della nostra gente sola?
    Ruggirà per noi il leone di là il raglio di somaro
    eja patria del Carnaro eja eja alalà!!

  10. #10
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    In origine postato da Gianmario
    Nella Canzone del Carnaro di D'annunzio scritta ai tempi dell'occupazione di Fiume si parla già di infoibatori e impiccatori di italiani, si vede che quello degli slavi era un vizio già presente prima della 2° guerra mondiale.

    "Dove son gli impiccatori degli eroi che non scordiamo ?
    Dove son gli infoibatori della nostra gente sola?
    Ruggirà per noi il leone di là il raglio di somaro
    eja patria del Carnaro eja eja alalà!!
    A mio avviso è una versione revisionata (come tutta la "vostra" storia, del resto).
    Il testo originale è questo:
    http://www.istrianet.org/istria/lite.../dannunzio.htm

 

 
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