Da "L'Adige" pag. 17 del 13/02/2004
Trento (pag.17)
«De Gasperi era antisemita»
Lo storico Günther Pallaver richiama gli scritti degli anni viennesi
«Siamo contro gli ebrei: coi loro denari mettono il giogo sui cristiani»
«Va esaltata la lotta contro lo straniero e l´ebreo immigrato dalla Galizia e dalla Russia, questo popolo senza patria e senza diritti»
«Da una parte lo schieramento cristiano-sociale che ha assestato i colpi più fieri al capitalismo ebreo, dall´altra i padroni della borsa»
Il politico trentino era fortemente influenzato dall´antisemitismo
del cattolicesimo politico di Lueger:
un tutt´uno nella lotta al socialismo
Di PIERANGELO GIOVANETTI
Gli scritti degli anni viennesi di Alcide De Gasperi rivelano un sentimento antisemita dello statista trentino. È quanto emerge da alcuni discorsi tenuti da De Gasperi prima della Guerra sia a Merano che a Vienna, e soprattutto da alcuni articoli scritti per Il Trentino e per La Voce Cattolica nel primo decennio del secolo. Si tratta di testi, per lo più sconosciuti o poco noti, assenti del tutto nelle biografie ufficiali dello statista, in cui risuonano frasi come: «Noi non siamo contro gli ebrei, perché d´altra religione e d´altra razza, ma dobbiamo opporci ch´essi, coi loro denari, mettano il giogo degli schiavi sui cristiani». O ancora: «Va esaltata la lotta contro lo straniero e l´ebreo immigrato dalla Galizia e dalla Russia, questo popolo senza patria e senza diritti». O ancora: «(Da una parte) i rappresentanti dell´oro e della bancarotta politica, i fabbricatori della pubblica opinione, i padroni della borsa... il vero nome è Allianz Israelit... Il loro capo è l´ebreo Ellenbogen (leader socialista, n.d.r.). Dall´altra parte lo schieramento cristiano-sociale che ha assestato i colpi più fieri al capitalismo ebreo».
Quello di Alcide De Gasperi non era antisemitismo di stampo biologico-razzista. Semmai un antisemitismo «ambientale», frutto di assimilazione dell´antisemitismo del cattolicesimo politico tedesco di Karl Lueger, per un periodo borgomastro di Vienna, visceralmente antiebraico, di cui l´esponente politico trentino era fortemente ammiratore. «Comunque - commenta lo storico sudtirolese Günther Pallaver, chiamato dal Museo storico di Trento a tenere il prossimo 2 aprile una relazione al riguardo - nulla toglie che fosse antisemitismo».
«Uno studio approfondito sull´antisemitismo del Trentino del Novecento non è mai stato fatto», spiega Günter Pallaver, che insegna all´Istituto di Scienze Politiche dell´università di Innsbruck. «C´è l´importante ricerca di Fabrizio Rasera della metà degli anni Ottanta («Il nemico lontano. Cinque schede sull´antisemitismo nel Trentino del primo ´900», contenuto in AA.VV., Die Geschichte der Juden in Tirol. "Sturzflüge", Bolzano 1986). C´è qualche passaggio nello studio di Quinto Antonelli "Fede e Lavoro" sull´atteggiamento antisemita della stampa cattolica di fine ´800 e inizio ´900. Ma manca assolutamente un´opera approfondita al riguardo».
«De Gasperi è stato fortemente influenzato dalla figura di Lueger - spiega Pallaver -. Il suo antisemitismo non è propriamente razzista. Era un tutt´uno con la lotta al socialismo che si avvaleva anche di quegli argomenti e anche di quegli stereotipi, diffusi in un certo mondo cattolico». «Non si può dire che è un antisemitismo rielaborato criticamente da De Gasperi e fatto proprio. Nè si può dire che è un aspetto specifico del Trentino di allora, o del mondo cattolico trentino di allora», continua Pallaver. «È invece un filone di pensiero comune a tutto il movimento cattolico politico tedesco di allora, fortemente caratterizzato dall´esperienza viennese di contatto quotidiano con gli ebrei. Questi erano poi fortemente presenti all´interno dei socialisti per via dell´emancipazione ebraica, e quindi venivano facilmente identificati come il nemico politico. Non per niente si sentiva parlar sempre di un´idra giudaico-massonico-liberal-socialista».
Trento (pag.17)
«Occupano tutti i posti»
ecco alcuni dei discorsi antisemiti
Ecco alcuni degli scritti o dei discorsi di Alcide De Gasperi che fanno parlare gli storici di antisemitismo. Parte sono contenuti della ricerca dello storico roveretano Fabrizio Rasera «Il nemico lontano. Cinque schede sull´antisemitismo nel Trentino del primo ´900», contenuto in AA:VV:, Die Geschichte der Juden in Tirol. "Sturzflüge", Bolzano 1986, pp. 97-101. La prima citazione è tratta dal libro "Il muro e il ponte", di Paolo Valente, 2003
«Noi non siamo contro gli ebrei, perché d´altra religione e d´altra razza, ma dobbiamo opporci ch´essi, coi loro denari, mettano il giogo degli schiavi sui cristiani. Quando in Austria cominciò la riscossa contro il capitalismo monopolizzato dagli ebrei, fu dannoso alla causa degli operai il vedere gli ebrei impadronirsi della rappresentanza dei loro interessi».
Discorso di Alcide De Gasperi a Merano nel 1906 (riportato da "Il Trentino", 18.6.1906, pagina 1)
«Non saprei meglio caratterizzare le due armate in campo che paragonarle alla guerra fra Roma e Cartagine. ...Da una parte i cittadini viennesi, i professionisti, gli artigiani, il popolo onesto che lavora e i contadini della campagna che combattono per le mura avite e il focolare paterno, cioè Roma. Dall´altra i semiti di Cartagine, i capitalisti che hanno assoldato un esercito di mercenari, il cui grosso è formato dal proletario socialista internazionale... I rappresentanti dell´oro e della bancarotta politica, i fabbricatori della pubblica opinione, i padroni della borsa sono l´etichetta degli altri, che il vero nome è Allianz Israelit... Il loro capo è l´ebreo Ellenbogen (leader socialista, n.d.r.). Dall´altra parte lo schieramento cristiano-sociale che ha assestato i colpi più fieri al capitalismo ebreo e ha introdotto il crocifisso nelle scuole, le monache negli ospedali, ha licenziato i maestri socialisti».
Voce Cattolica, autunno 1902, articolo di De Gasperi con lo pseudonimo di Fortis, in occasione delle elezioni della dieta dell´Austria inferiore in cui il leader dei cattolici spiega ai trentini cosa sta succedendo.
«La storia austriaca dell´Ottocento riassume ancora una volta la questione ebraica come discriminazione essenziale. Quando la giovane Europa conquistò dalle barricate la lotta politica, trovò che l´ebreo Carlo Marx aveva già fondato la Lega dei comunisti, che l´ebreo Lasalle aveva già un esercito in assetto di guerra, che l´ebreo Heinrich Heinecken e le colte ebreee dominavano già nella letteratura ed ebrei dominavano nella industria libraria e una pleaiade di professori ebrei avevano già conquistato le cattedre della scienza».
Voce Cattolica, 10 novembre 1902
«Va esaltata la lotta contro lo straniero e l´ebreo immigrato dalla Galizia e dalla Russia, questo popolo senza patria e senza diritti».
Il Trentino, 2 marzo 1910
Parole dure contro gli ebrei si ritrovano anche in un discorso ai lavoratori trentini emigrati a Vienna, riportato dalla Voce Cattolica del 1902
Trento (pag.17)
Tra la fine ´800 e i primi ´900 sentimenti diffusi nel mondo tedesco e non solo fra i cristiano-sociali
Valente: «Col tempo cambiò posizione»
Forme di antisocialismo e anticapitalismo, identificati con gli ebrei
Lo scrittore
«È brutto ammetterlo, ma è così. Alcide De Gasperi apparteneva ad una tradizione politica e culturale che, al suo interno, coltivava richiami di natura antisemita. Non era un antisemitismo razzista, ma di carattere sociale. Era una forma di antisocialismo e anticapitalismo, entrambi identificati anche da De Gasperi negli ebrei».
Spiega così Paolo Valente, giornalista e storico di cultura cattolica, già direttore del settimanale diocesano di Bolzano "Il Segno", l´antisemitismo di Alcide De Gasperi. «È un aspetto dello statista trentino che è stato sempre lasciato in disparte e tenuto nascosto, perché imbarazzante dopo la Shoà».
«Anche in Trentino, a cavallo del secolo, riemergono temi di natura antisemita, come la riscoperta della storia del Simonino e del suo presunto omicidio rituale da parte di ebrei. Un clima che influenza anche il giovane De Gasperi», spiega Valente che ne fece accenno in una nota del suo libro «Il Muro e il ponte». «De Rosa - aggiunge Valente - spiega, a proposito del giovane De Gasperi, che "entusiasmi giovanili, certo generico patriottismo ideologico per i successi dei partiti fratelli si ritrovano in molti suoi articoli della fase trentina: la miopia politica, l´incerto e ambiguo convincimento democratico, certo torbido nazionalismo clericaleggiante, che furono al fondo di tanta parte del movimento cristiano sociale austriaco, sfuggirono alla sua coscienza critica". Nel primo dopoguerra negli scritti giornalistici di De Gasperi permangono i segni di un "moderato antisemitismo", non di stampo biologico-razzista, con inviti più espliciti ad evitare le esagerazioni. Negli anni Trenta, nei suoi articoli sull´Illustrazione Vaticana (1933-1938) diventa più esplicita la condanna delle teorie razziste, dei discorsi antisemiti dei gerarchi nazisti, delle leggi razziali adottate in Germania ed in Ungheria. Nei giorni (marzo 1938) dell´Anschluß, che biasima, De Gasperi rivendica alla dottrina cristiana il merito di aver temperato l´antisemitismo di Lueger e dei suoi portandoli a dispiegare "la bandiera cristiano-sociale" e a considerare "l´antisemitismo solo come una politica necessaria di difesa economica, imposta dalle condizioni ambientali del momento, mentre l´opera di ricostruzione positiva e duratura doveva essere la riforma sociale cristiana"».
«Due mesi dopo - aggiunge Valente -, criticando le leggi razziali ungheresi, a proposito della "questione ebraica in Europa e nel mondo", afferma: "Bisognerà pure che uomini di cuore, d´ingegno e di potenza, considerando la gravità e l´ampiezza del problema, si mettano assieme per risolverlo in base alla giustizia sociale e ai princìpi dell´umanità" e auspica che i principi di "piena equiparazione e piena parità di grado" si possano applicare "in favore di tutti gli uomini, cristiani o ebrei, bianchi o neri" ("Illustrazione Vaticana", 1-15.5.1938). Anche il settimanale diocesano della diocesi di mons. Endrici, Vita Trentina, diretto da don Giulio Delugan, nel 1938 attacca "con coraggio ed energia il razzismo in generale"».
«Tra fine ´800 e inizio ´900 - conclude Valente - l´antisemitismo non è solo patrimonio dei cristiano-sociali. Esso è ben presente nella propaganda tedesco-nazionale e nelle realtà associative ad essa ispirate: le società ginnastiche, le società goliardiche, l´Alpenverein austro-germanico, le società di difesa nazionale (confronta. Leopold Steurer, "Undeutsch und jüdisch". Streiflichter zum Antisemitismus in Tirol, in AA.VV, Die Geschichte der Juden). Inoltre era un elemento potremo dire di identificazione transnazionale dei popoli del multinazionale impero austroungarico».
Pigiov




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