...che viene

Palermo. La squadra dei mascariati, loro malgrado, non smette mai di sorprendere. Escono Nino Mormino e Mirello Crisafulli. Entra – anzi, rientra – Totò Cuffaro.
Il governatore della Sicilia, si sa, ama il calcio e le partite di pallone: per beneficenza è stato in campo persino nella stessa squadra del procuratore Piero Grasso. Ma ora, nell’eterna partita tra mafia e antimafia, fra talpe e cacciatori di talpe, tra spionaggio e controspionaggio di Cosa Nostra, lascerebbe volentieri.
Solo che non lo fanno uscire: l’avevano interrogato come indagato il primo luglio scorso, l’hanno risentito ieri, con le stesse accuse, rivedute, corrette e maggiorate.
Cuffaro è sospettato di aver ricevuto notizie che non avrebbe dovuto conoscere e di averle rivelate alle talpe, i marescialli Giuseppe Ciuro e Giorgio Riolo, e all’imprenditore di Bagheria Michele Aiello.
Un altro colpo pesantissimo. Ma non si dimette.
Dopo un interrogatorio durato sei ore, ieri sera ha manifestato sicurezza e serenità. A giocare, comunque, non è solo: sul terreno di questo gioco maledettamente serio, è entrato – o meglio, è stato trascinato in vinculis, dai suoi ex colleghi – anche il maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, un tempo investigatore di punta, oggi deputato regionale dell’Udc, lo stesso partito di Cuffaro.
Borzacchelli, in carcere da sabato, è dipinto da Aiello, mezzo pentito dell’ultima ora, come uno sporco ricattatore e profittatore. L’imprenditore bagherese, stanco della galera (ci sta da tre mesi e tre giorni), fa ammissioni, accusa ma non troppo Cuffaro e scarica del tutto Borzacchelli. Descrive quest’ultimo come un personaggio sordido, infido. Uno che come Ciuro – stretto collaboratore di Antonio Ingroia, pm del processo contro Marcello Dell’Utri – vendeva antimafia. Spesso accendeva i fuochi e si faceva pagare per spegnerli. Così ha preteso per esempio un miliardo e trecento milioni delle vecchie lire, per “proteggere” Aiello dalle inchieste giudiziarie.

Escono invece dal campo dei mascariati Nino Mormino, avvocato-parlamentare nazionale di Forza Italia, e Mirello Crisafulli, ennese, deputato regionale dei Ds. Sono lì lì per ottenere la sospirata archiviazione delle inchieste che li vedono indagati per concorso esterno. Quasi certa per Mormino, un po’ meno sicura per Crisafulli, anche se tutti gli indicatori lasciano prevedere il sì.
Borzacchelli, il giocatore che per anni è riuscito a beffare i più esperti magistrati antimafia, è stato un fantasista della cosiddetta gang dei marescialli: con le sue invenzioni, è riuscito a trasformare l’antimafia in una submafia. Qualcosina l’avrebbe fatta anche un altro maresciallo, Calogero Di Carlo, indagato a piede libero, ex collaboratore del famoso pm Angelo Giorgianni, quello del “caso Messina”, che lasciò marcire un’inchiesta su Sergio D’Antoni e poi si ritrovò sottosegretario agli Interni del governo di centrosinistra.
Borzacchelli riuscì invece a farsi candidare e anche a farsi eleggere: il sospetto di chi indaga è che avesse armi convincenti, fondate pure su intercettazioni di cui lui conosceva il contenuto e che avrebbe utilizzato per spingere gli amici del Cdu e del Biancofiore a mettergli su una lista in cui poi fu eletto.
E in tutto questo, Totò Cuffaro è costretto pure a litigare con un suo ex amico, Salvatore Cardinale, ex ministro delle Comunicazioni del centrosinistra.
Cardinale oggi sta con la Margherita ma un tempo fu fedelissimo – come il buon Totò – di Lillo Mannino, l’ex ministro democristiano passato sotto le forche caudine di un processo per mafia in cui è stato assolto in primo grado.
L’altro giorno, dopo il secondo avviso per mafia a Totò, Cardinale ha firmato una nota assieme ad Antonello Cracolici, segretario regionale diessino, l’uomo che diede addosso a Mirello Crisafulli dopo l’avviso per mafia: “Liberare la Sicilia dall’ingombrante fardello di Cuffaro è un atto di decenza pubblica”, hanno sentenziato.
“Sono turbato – ha risposto Totò Cuffaro – siamo cresciuti insieme, ma ora Cardinale ha preso evidentemente la deriva dipietrista”.

saluti