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Discussione: E' morto Marco Pantani

  1. #1
    il merovingio
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    Arrow E' morto Marco Pantani

    Notizia appena lanciata dall'ANSA: Il ciclista Marco Pantani è stato trovato morto in un residence di Rimini.

  2. #2
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  3. #3
    il merovingio
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    E' morto Marco Pantani
    Trovato in un residence di Rimini
    Il mondo dello sport è in lutto e sotto choc: è morto Marco Pantani. Il cadavere del popolare "Pirata", che aveva 34 anni, è stato trovato sabato sera in una stanza del residence 'Le Rose' di Rimini. Sono stati i gestori dello stesso residence a dare l'allarme. Sul posto si trovano in questo momento uomini della squadra mobile, mentre si attende l'arrivo del medico legale. Non sarebbe morto per fatti violenti ma a causa di un malore.
    Una fine amarissima e drammatica di una vita condotta sempre in salita. Per Marco Pantani l'ultimo anno, dopo la sua ultima apparizione in sella a una bicicletta al Giro d'Italia, è stato una lenta discesa nell'abisso. Ora c'è chi dice che lo vedeva strano, che c'erano voci sugli "strani giri" che frequentava. Ma il cordoglio e il dolore, come sempre, arriva nel momento in cui è ormai troppo tardi, quando c'è un cadavere su cui piangere. Pantani aveva preso alloggio al residence sul lungomare di Rimini da pochi giorni. Pare che il personale dell'albergo avesse notato che non era il Pantani che tutti erano avbituati a conoscere: strano, a tratti persino assente. L'allarme è scattato verso le 21.30, quando dopo essere stato visto per l'ultima volta nel pomeriggio, il Pirata non è sceso dalla sua stanza. Il personale del residence è andato a bussare alla sua porta, senza ottenere risposte: il perché è apparso chiaro quando si è riusciti ad entrare con la forza. Pantani era riverso e privo di vita. Il perché è forse da ricercare in quelle confezioni di farmaci presenti nella stanza. Se Marco abbia poi voluto fuggire volontariamente da una vita che stava diventando insopportabile o i farmaci abbiano avuto la meglio sul suo fisico, non si sa ancora. Ma a questo punto, la differenza non è molta.

  4. #4
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    Condoglianze alla famiglia.
    Qualunque sia il motivo della morte, preferisco ricordarlo felice, come appariva nei momenti delle sue numerose vittorie.

  5. #5
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    speriamo solo che ora non inizino i giornalisti...

  6. #6
    Obama for president
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    Quando iniziò
    l'agonia del pirata
    di GIANNI MURA



    MARCO Pantani ha cominciato a morire quella mattina del '99, a Madonna di Campiglio. Non ha accettato la positività, non ha accettato niente di quello che gli capitava. Tanti altri corridori, invischiati nelle faccende dell'ematocrito, del doping, si sono fermati e sono ripartiti. Lui no. Lui, il re delle salite, si è specializzato nelle discese. Agli inferi, ai paradisi artificiali, a tutto quello che lo nascondeva all'opinione pubblica, ai giornalisti, ai giudici. Si è sempre più isolato, la sua fuga ha avuto distacchi crescenti.

    E ogni tanto, su questo o quel giornale, su questa o quella televisione, gli appelli: Marco, torna.
    Appelli giusti, perché il ciclismo senza Pantani era ed è, così appare in questo momento tristissimo, una minestra assolutamente senza sapore. Un palcoscenico senza un primattore, con volenterosi caratteristi che però non riescono a dare una scossa al cuore del pubblico. Pantani ci riusciva benissimo, era la sua grande specialità. Pantani sulle salite era l'equivalente dell'acrobata senza rete. Un rituale, con cadenze quasi mistiche. La spoliazione, per esempio: via il berrettino, via la bandana, a un certo punto via anche gli orecchini. Era come un samurai. Ed erano gli altri a saltare per aria. Erano gli altri a non reggere il suo passo, che all'inizio sembrava quello sghembo, di un arrotino, lo zigzagare incerto di un aratro, ma più la salita assumeva pendenza più diventava una condanna, una specie di campana a morto per chi doveva inseguire e non ce la faceva assolutamente a tenere quel ritmo. Un giorno, al Tour, gli avevo chiesto: "Perché vai così forte in salita?". E lui ci aveva pensato un attimo e aveva risposto, questo non riesco a dimenticarlo: "Per abbreviare la mia agonia".
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    Ecco, pensando a questa frase ho fatto i calcoli: la sua agonia è durata qualcosa meno di cinque anni. Però è stata un'agonia. Pantani è stato troppo grande in bicicletta per accettare di essere piccolo, peggio di essere rimpicciolito per legge, di essere uno come tanti. Non era questa la vocazione, non era questo il suo destino. La sua vocazione era quella di svegliare le montagne, di essere paragonato a un fossile, Pantadattilo l'avevo battezzato un giorno, perché mi dava l'impressione di un animale preistorico, una specie di Godzilla su due ruote, qualcosa che rompe l'asfalto delle strade nuove, le regole del nuovo ciclismo (che l'hanno portato dove l'hanno portato, per inciso) e riporta ai tempi eroici, a quelli di Binda, o più ancora, più lontano, di Giovanni Gerbi detto il Diavolo Rosso, che somigliava nel fisico, nella pelata a Pantani. E questa pedalata di Pantani era un linguaggio universale, non a caso i francesi, con la loro puzza sotto il naso in fatto di ciclismo e non solo, l'avevano adottato. Saltavano sui tornanti del Galibier o del Plateau de Beille esattamente come i romagnoli, i bergamaschi, i liguri.

    Pantani era uno spettacolo, e chi l'ha visto, in quegli anni, soprattutto nel magico '98, l'accoppiata Giro-Tour, non se lo può dimenticare. Era un corridore diverso dagli altri, come uno che vuole essere diverso.
    Anche questo soprannome di Pirata, che s'era scelto, quel cranio rasato a zero anche quando il sole dei Pirenei avrebbe raccomandato prudenza. Lo scalatore di Cesenatico, si usava dire. Ma i nonni venivano da Sarsina, un paese dell'Appennino romagnolo dove ancora ci sono le processioni per salvare gli indemoniati, e al loro collo si mette il collare di San Vicinio. Il paese di Plauto, anche, ma Pantani non aveva maschere. Aveva solo la sua faccia, normale, gli occhi profondi, un po' liquidi, le orecchie larghe, a sventola.

    Da ragazzino, raccontava, andava sempre a scuola col coltello in tasca, "per difendere i più deboli". Non ho mai indagato oltre. Ha avuto tanti incidenti, in carriera: si è spaccato le gambe, si è rotto dappertutto, si è sempre rimesso in piedi. A Madonna di Campiglio è stato come tagliato in due, non si è più rimesso in piedi. Ha accusato il mondo di accanimento nei suoi confronti, e forse un po' aveva ragione. Ma lui era qualcuno di molto grosso, nell'acquario del ciclismo, e il pesce grosso fa più notizia. Questa, stanotte, è l'ultima volta che fa notizia, ed è una brutta notizia per quelli che nonostante tutto hanno continuato a volergli bene, quelli che, come me, si erano abbonati a una formula di comodo (lo considero disperso in Russia) per non ammettere fino in fondo l'inquietudine, il dispiacere. Da anni si sapeva delle cosidette cattive compagnie, delle droghe non solo ciclistiche, dei privé delle discoteche, i carissimi amici che forse non erano tanto amici, ma chi si può assumere il diritto di andare a consigliare un disperato? Perché, sostanzialmente, questo era Pantani. In cima al mondo con la sua bici, e nessuno senza la sua bici, e poche le possibilità di tornare a essere qualcuno con quella bici. I tentativi li aveva fatti, anche all'ultimo Giro d'Italia, per quanta buona volontà ci avesse messo, aveva finito al quattordicesimo posto. Non era da lui. Adesso, in un paragone probabilmente esagerato, dovuto all'ora tarda o al dolore, si può dire che Pantani senza bicicletta era come l'albatro di Baudelaire. Adesso, che non si sa di preciso come è morto, si può dire che raggiunge i ciclisti morti di malamorte, di morte strana: Pellissier steso a revolverate dall'amante, Poitier impiccato nel garage per una delusione d'amore, Robic ridotto a fare l'uomo-cannone al circo, e poi schiantatosi in auto in una curva, Ocaña che si è tirato una fucilata in bocca nelle sue vigne di Villeneuve de Marsan. Adesso si può dire, ma è tardi (è tardi per moltissime cose, è troppo tardi) che a Marco Pantani è venuto a mancare Pezzi, la sua stella polare e anche morale, l'unico che era riuscito a spronarlo, a fargli fare la vita del corridore, ad avere un'influenza su di lui anche da morto, tanto è vero che il Tour del ?98 Pantani lo aveva dedicato alla memoria di Pezzi. E tutti continuavano ogni tanto a dire Marco torna, ma non poteva tornare. Ormai si era isolato in un mondo suo, con delle regole sue. Giravano leggende metropolitane, anzi romagnole: è sempre in palestra, sta pensando al body building. Io continuavo a darlo per disperso, sapevo che non sarebbe più tornato, e sapevo, anche se è facile dirlo adesso, che sarebbe finito male.

    Non così presto però, in questo modo no, non lo aspettavo. Se ne riparlerà, è inevitabile, si sta parlando di una morte che addolora tutti, che non si sa ancora a cosa attribuire, se a un gesto volontario, a un errore. Resta emblematico il nome dell'ultima scena, che non era una salita: le Rose. Sono fiori romantici. Altri osserveranno che è triste morire da soli la notte di San Valentino. Morire da soli è triste, comunque, in qualunque notte. E Pantani, negli ultimi anni, era un uomo molto solo, anche se attorno poteva avere tanta gente. Era la solitudine di chi non riesce più ad accettarsi così com'è, e nemmeno la vita che questo comporta. Gli sia lieve la terra, al fondo di questa lunga discesa. Diventerà un mito, probabilmente. Come quelli che muoiono troppo presto, come quelli che non si sa perché muoiono. Avrei preferito vederlo invecchiare, e bere un bicchiere di Sangiovese con lui, da qualche parte sulle sue colline.


    http://www.repubblica.it

  7. #7
    Re del Fondoscala
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    In Origine Postato da mcandry
    speriamo solo che ora non inizino i giornalisti...
    inizieranno ed è giusto che inizino...c'è da sapere le cause della morte e lui si sa il passato che ha avuto

  8. #8
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    se tutti si drogano se tu vuoi rimanere al livello degli altri ti devi drogare anche tu ma il talento straordinario c'era un certo tipo di scatto è un talento dato da madre natura tu e io possiamo prendere tutto l'epo che vogliamo ma non lo avremmo mai.

  9. #9
    Re del Fondoscala
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    In Origine Postato da benfy
    se tutti si drogano se tu vuoi rimanere al livello degli altri ti devi drogare anche tu ma il talento straordinario c'era un certo tipo di scatto è un talento dato da madre natura tu e io possiamo prendere tutto l'epo che vogliamo ma non lo avremmo mai.
    se tutti si drogano io smetto, è diverso

  10. #10
    Obama for president
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    quando ti trovi dentro in certi meccanismi non credere sia facile, poi ce ne sarebbe da dire su chi agito contro pantani ma è meglio lasciar perdere.

    se fosse stato un francese o un americano non sarebbe stato beccato in francia o negli stati uniti mentre noi qua siamo gli uomini dell'uomo sveglio.

 

 
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