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Discussione: è morto pantani

  1. #11
    Obama for president
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    purtroppo hai pienamente ragione ale

  2. #12
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    Originally posted by Alessandra
    Mamma mia che obbrorio l'ho appena sentito al tg 5 con una supponenza così schifosa da mettere i brividi...il finalino è stato tutto un programma di per sè solo...ha detto che LUI sapeva come si era ridotto gli ultimi tempi, c'è mancato poco che si fosse pentito in diretta di non averlo pubblicato sul suo giornale, che roba che roba, sono queste le persone che l'hanno stecchito, altrochè.
    Cannavò, la Gazzetta dello Sport...che schifo.
    Credo sia il giornale più infame che esista, sempre pronto a leccare il culo o a stroncare qualcuno a seconda del momento.

    Non la compro più per coerenza da più di 2 anni. Nemmeno la vittoria della Champions del Milan mi fece cambiare idea.
    ULTRAS MODUS VIVENDI

  3. #13
    MILANESE DI UNA VOLTA
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    Originally posted by Aug83
    Cannavò, la Gazzetta dello Sport...che schifo.
    Credo sia il giornale più infame che esista, sempre pronto a leccare il culo o a stroncare qualcuno a seconda del momento.

    Non la compro più per coerenza da più di 2 anni. Nemmeno la vittoria della Champions del Milan mi fece cambiare idea.
    Guai a te! Vuoi il mio male?

  4. #14
    Erwann
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    Originally posted by Alessandra
    Mamma mia che obbrorio l'ho appena sentito al tg 5 con una supponenza così schifosa da mettere i brividi...il finalino è stato tutto un programma di per sè solo...ha detto che LUI sapeva come si era ridotto gli ultimi tempi, c'è mancato poco che si fosse pentito in diretta di non averlo pubblicato sul suo giornale, che roba che roba, sono queste le persone che l'hanno stecchito, altrochè.
    Eh sì, senz'altro ha sofferto molto per i vari voltafaccia di chi un minuto prima lo esaltava e poi era pronto ad etichettarlo come il simbolo di un mondo corrotto...purtroppo questo sciacallaggio continua ancora adesso con incredibili dibattiti-processo con immancabili condanne di debolezza, fragilità e vigliaccheria per non aver denunciato "il marcio che c'era nello sport"...
    E la galleria degli orrori continua, con il "professore psichiatra" che sentenzia la sua teoria sull'uomo vincente nello sport ma perdente nella vita e si mette a gongolare davanti alle telecamere quando vede confermare le sue affermazioni da altri giudici improvvisati...
    Il giornalista che esaltava le imprese più incredibili da parte dello sport e in particolare del ciclismo "azzurro" degli anni del '90, gli anni del "nuovo rinascimento" italiano si infervora e invita a non essere ipocriti se qualcuno gli fa notare che comunque Pantani a Madonna di Campiglio non fu fermato ufficialmente per doping

  5. #15
    L'ultimo uomo
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    La droga


    Non è il doping, non è la solitudine, non è l'eritropoietina, non sono stati gli antidepressivi o che altro ci fosse nei flaconi che aveva con sè nell'ultima stanza della sua vita, a uccidere Marco Pantani. Siamo stati noi, i tifosi, gli appassionati, i lettori di giornali e i consumatori di telefinzioni, che costruiamo idoli più grandi della vita e poi li scarichiamo come simulacri vuoti di gesso dimenticando che essi non sono ciclisti, centravanti, pugili ma esseri umani spesso fragilissimi, a ucciderlo.

    Su tutti coloro che lavorano in pubblico, che siano ballerine o tenori, sportivi professionisti o giornalista, politicanti o comici, pesa l'incubo della oscurità, della morte civile, della vecchiaia. Ma su nessuno, come su un campione dello sport, il raggio di luce è più effimero, la vita professionale è più breve, il futuro più vuoto. Infanzie e adolescenze consumate nell'impadronirsi di tecniche complesse ma completamente inutili, il controllo della palla, il colpo di pedale, le tattiche, il jab destro o sinistro, la corretta esecuzione di un tiro libero, si bruciano in pochi anni, al massimo in un decennio per i più fortunati. E alla metà dei trent'anni, quando la vita per una donna o un uomo qualsiasi è appena cominciata e resta statisticamente un mezzo secolo da vivere, si trovano - a volte - con le tasche piene e il cuore vuoto. Un cantante può trascinare la propria carriera gigioneggiando oltre i sessant'anni, come un Pavarotti, un giornalista può scrivere fino a novant'anni, come i Montanelli, i Biagi o gli Scalfari. Ma Ronaldo a sessant'anni non giocherà più e nessuno vincerà un Tour a cinquant'anni, neppure il miracoloso Armstrong.
    La ghigliottina del tempo e dell'oscurità è tanto più terribile quando più sontuoso è stato il piedistallo costruito dallo "sport business" sotto i piedi della vittima e soprattutto in sport individuali come il ciclismo. E il palco non è mai stato enorme come lo è oggi, quando l'adorazione popolare per il campione del momento si fa industria colossale attorno a lui o lei.

    Investimenti da media industria sono fatti attorno ai legamenti, agli adduttori, ai polpacci, alle ossa, alle mani, ma quasi mai attorno al cervello e all'anima, di uno sportivo, che in cambio deve produrre, perché nessuno regala nulla. Il "prodotto" deve giocare anche quando non è in forma, anche se non ne ha voglia, perché costa un sacco di soldi, perché la chirurgia e l'ortopedia e la medicina oggi sono in grado di riparare organismi che ancora pochi anni or sono avrebbero ceduto.

    Il doping, qualunque cosa questa parola troppo generica significhi (un'infiltrazione di cortisone e novocaina per far giocare chi non sarebbe altrimenti in grado di farlo è doping?) non è la causa, è l'effetto di una situazione nella quale ragazzi quasi sempre profondamente immaturi, mal consigliati, circondati da sicofanti e leccapiedi interessati che gli congelano lo sviluppo psicologico per trasformarli in eterni bambini, si trovano davanti alla pillola o alla siringa che può fare la differenza tra una vita al banco di un bar o l'apoteosi sui Pirenei. Si può chiedere a un ragazzo africano un po' gracilino la scelta eroica di restare pulito in Nigeria o in Sierra Leone a pascolare le capre, anziché pomparsi per diventare appetibile al Manchester, al Chelsea, al Milan, alla Juve o anche soltanto al Perugia?

    Con quali paraocchi possiamo, noi cannibali del tifo che danziamo attorno al pentolone dove bolle la vittima, chiedere a calciatori di fare 80 partite all'anno, a ciclisti di fare tappe di montagna a medie che sarebbero difficili da tenere guidando una buona automobile e stancherebbero il guidatore, bevendo l'acqua dell'uccellino di Del Piero o le aranciate con un pizzico di sale dentro? Ma chi prendiamo per il sedere, noi stessi o loro? Quanto sarebbe stato grande, il "Pirata", se avesse avuto la forza di andare in tv, quel giorno orrendo della squalifica, e dirci, ma state zitti, branco di ipocriti sanguinari che pur di provare il brivido surrogato della vittoria attraverso di noi sareste pronti a imbottirci di tritolo, altro che eritropoietina, ma preoccupatevi dei vostri figli, ma aprite gli occhi, ma non lo sapete che qui si pompano tutti, se vogliono vincere?

    Non lo ha fatto perché aveva sperato ancora di tenere lontano da sè la fine della propria vita, cioe il ciclismo, che era la sua vita. La lunga discesa verso l'oscurità che attende il 99,9 di coloro che oggi sono "i nostri eroi" è terribile per tutti, e può essere mortale per chi, come Marco Pantani, non scende, ma precipita di schianto nella trappola spalancata sotto i piedi. La decompressione dell'idolo può essere mortale, come per un sommozzatore, se la risalita è troppo violenta. La scoperta di essere soltanto pezzi di una macchina che saranno sostituiti e dimenticati, come il pistone o lo scappamento, se non funzionano più bene, ha effetti micidiali, se il "pezzo" non ha sempre avuto la coscienza di essere, appunto, soltanto questo, un attore in in show che altri possono recitare. Ma chi riesce a mantenere la prospettiva della realtà, quando ogni minuto della vita è circondato da cortigiani e agitatori di flabelli?
    Quei minuti di silenzio, quella retorica in scatola e quei bracciali a lutto sono maquillage autogiustificatorio di chi sa di avere code di paglia lunghe come i tapponi pirenaici. Non possono nascondere la ferocia cannibalistica di un mondo dello "sport business" che mastica e sputa i bocconi, quando perdono il sugo e il sapore. Non ci saranno mai leggi o alambicchi che possano riconoscere e combattere il "doping" mentale che avvelena lo sport e del quale il "doping" farmacologico è soltanto l'effetto secondario. Per questo, come per tutti i vizi, la cosa più difficile non è cominciare, ma smettere. Marco Pantani è morto da "tossicodipendente" dello sport al quale è stata tolta la droga che noi, i suoi adoratori e carnefici, gli avevamo venduto. Il resto è retorica.

    PS: Niente commenti alle - per lo più squallide - partite della giornata. La morte di Pantani toglie ogni desiderio di fare battute, persino sull'Inter.


    (15 febbraio 2004)

  6. #16
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    per quel poco che ne ho capito, io propendo per la tesi Mura.
    e` caduto a Madonna di campiglio e non ha mai saputo accettare la cosa.
    il codazzo di adoratori, di giornalisti lecchini e traditori, di giudici protagonisti fa purtroppo parte della normale schifezza della vita.
    doveva trovare in se` stesso la forza mandarli tutti a cagare.

  7. #17
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    E' morto un grande campione affossatto da quello stesso sistema che lo aveva portato sugli allori.

  8. #18
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    Il padre e la madre rientrati dalla Grecia dove erano in vacanza
    Il ciclista estromesso dalla gestione del suo patrimonio
    Pantani, i genitori a Rimini
    nel pomeriggio l'autopsia


    Cipollini e Pantani
    al Giro d'Italia 2003

    ROMA - Sono sbarcati ad Ancona dal traghetto Superfast e stanno per arrivare all'obitorio di Rimini i genitori di Marco Pantani sorpresi all'estero, in Grecia, dalla notizia della morte del figlio. Tonina e Polo Pantani sono tornati per vedere la salma del figlio poco prima che inizi l'autopsia prevista per oggi pomerigigo dalla quale i magistrati sperano di avere delle risposte sulla morte del campione. All'obitorio, intanto, sono giunti la sorella Manola e gli zii del campione.

    Intanto, da fonti della polizia, si viene a sapere che il ciclista non aveva più il controllo sul proprio patrimonio economico e immobiliare. La gestione era infatti stata presa a carico totalmente dal padre che dava al figlio un vitalizio gestito attraverso una carta di credito trovata nel portafogli del "pirata" dopo la sua morte.

    I genitori di Pantani, che negli ultimi tempi avevano rapporti freddi con quel figlio che si era isolato da tutti, sono tornati in traghetto dalla Grecia dove stavano trascorrendo alcuni giorni di vacanza in camper in un viaggio straziante. La mamma, secondo quanto riferito dagli altri passeggeri, ripeteva "me l'hanno ammazzato, me l'hanno ammazzato". I due vedranno per l'ultima volta Marco e poi andranno in questura da dove, con i funzionari della squadra mobile, si sposteranno in procura ed essere sentiti brevemente dal magistrato incaricato dell'inchiesta, il sostituto Paolo Gencarelli.

    Sempre in procura sarà formalmente incaricato il medico legale Giuseppe Fortuni, di Bologna, per eseguire l'autopsia sul corpo del ciclista. L'esame autoptico è previsto entro le prime ore del pomeriggio e dovrebbe dare subito le prime risposte sulla morte del ciclista.
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    Intanto Mario Cipollini rivela le mosse di chi a Pantani voleva bene e i tentativi per portarlo fuori dalla sua depressione e da un rapporto di dipendenza con droghe molto più pesanti del doping. "Marco era in difficoltà - ha detto Cipollini, ieri sera, a Controcampo - e molte persone che gli volevano bene l'avevano capito e progettavano di portarlo da Don Gelmini. Ma lui non aveva voluto".

    "C'era da parte di persone estremamente forti, vicino a lui, il progetto di portarlo via proprio per cercare di circondarlo di persone estremamente valide", spiega Cipollini rivelando che il progetto di spingerlo verso una comunità con sede in Bolivia dove il "Pirata" avrebbe potuto aiutare dei ragazzi in difficoltà ed esserne aiutato.

  9. #19
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    Originally posted by Aug83
    Cannavò, la Gazzetta dello Sport...che schifo.
    Credo sia il giornale più infame che esista, sempre pronto a leccare il culo o a stroncare qualcuno a seconda del momento.





    Cannavò è quel tale che una volta litigò a sangue con uno in tv perchè "gli attribuiva frasi non dette".......

    Il tale si fece portare la Gazzetta e lesse a voce alta il pezzo di Cannavò.

    A quel punto il Candido fu costretto ad ammettere che gli articoli glieli scrivevano, e lui ci metteva solo la firma.

    Che minchia.

  10. #20
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    Predefinito L'autopsia non fa luce

    "L'arresto cardiaco è stato causato da
    un edema cerebrale e polmonare ed è escluso qualsiasi tipo di evento traumatico": è il primo commento del professor Fortuni, che ha effettuato l'autopsia sul corpo di Marco Pantani all'obitorio di Rimini ."Non ci sono ancora elementi né per confermare né per escludere l'utilizzo di sostanze tossiche, ci vorranno settimane per i risultati degli ulteriori esami istologici e tossicologici - ha aggiunto -. E non abbiamo ancora stabilito quando e dove questi esami verranno svolti".
    I funerali si terrano molto probabilmente mercoledì pomeriggio nella parrocchia di San Giacomo Apostolo sul porto Canale di Cesenatico: "al 90%", ha riferito in serata la segreteria del sindaco Damiano Zoffoli. A celebrare le esequie sarà quasi certamente il neovescovo della Diocesi di Cesena-Sarsina, monsignor Antonio Lanfranchi. Contrariamente a quanto annunciato saranno in forma pubblica e non privata. La camera ardente, se sarà rispettato questo programma, verrà allestita già nella tarda mattinata di martedì nella stessa chiesa: rimarrà aperta anche nel pomeriggio e nuovamente nella mattinata di mercoledì, per desiderio della
    famiglia e dell' amministrazione comunale e con l'intenzione di dare a tutti la possibilità di rendere l'estremo saluto al Pirata per almeno due giorni. Il Comune ha proclamato per il giorno dei funerali il lutto cittadino e ha già stabilito misure antitraffico per permettere ai tifosi di raggiungere la cittadina romagnola. Anche il trofeo Laigueglia, in programma martedì, ricorderà Pantani: ci sarà un minuto di raccoglimento prima del via. E ai bambini delle scolaresche di Laigueglia e Andora sarà dato il compito di esprimere con semplicità il pensiero per il campione che non c'è più.
    Intanto a Rimini, come era prevedibile, si rincorrono come in un vortice le notizie sulla scomparsa del campione di Cesenatico, dall'incontro tra gli inquirenti, al dolore dei tifosi che non riescono a pensare e a parlare d'altro. Alle 12.40 il medico legale, professor Giuseppe Fortuni, è arrivato al Residence Hotel Le Rose per un sopralluogo nel mini appartamento D5, dove sabato sera è stato trovato morto il ciclista. Insieme al medico, c'erano alcuni agenti della squadra mobile e altri della polizia scientifica. Nell'edificio è entrata anche una persona che, ha spiegato un ispettore della squadra mobile, è un consulente di parte, presumibilmente nominato dalla famiglia di Pantani.
    A Cesenatico sono arrivati anche Paolo e Tonina Pantani, i genitori di Marco, di ritorno dalla Grecia. "Me l'hanno ammazzato", continuava a ripetere la signora Tonina sul traghetto di ritorno dalla Grecia, ha riferito un passeggero, aggiungendo che "abbiamo vissuto un momento straziante, perché eravamo tutti seduti vicino a loro e ci siamo ritrovati a piangere insieme". L'arrivo dei genitori era anche stato preceduto da alcune rivelazioni provenienti da fonti della polizia secondo cui Pantani non aveva più controllo sul proprio patrimonio economico e immobiliare. La gestione era infatti stata presa a carico totalmente dal padre. Il Pirata di fatto aveva un vitalizio che gestiva con la carta di credito trovatagli nel portafoglio messo sotto sequestro ieri. Questo spiegherebbe anche i rapporti tesi con la famiglia di cui si è parlato nelle ultime ore e l'allontanamento del campione da Cesenatico, dove non si faceva vedere da parecchio tempo. Non ci sarebbero però accuse ai parenti fra i biglietti trovati nella stanza del residence, affermano fonti investigative.

    da www.gazzetta.it
    ULTRAS MODUS VIVENDI

 

 
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