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  1. #11
    Totila
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    Originally posted by Sùrsum corda!
    La saluzione secondo me rimane questa:



    Non sarebbe meglio non andare a votare e formare comunità militanti ovunque a "suon" di salamelle e canti, raduni e balli, lavoro e sacrificio e soprattutto amore per Dio e la Chiesa, la propria Patria (etnica) e il nucleo fondante della società la Famiglia?

    Dio! Patria! Famiglia!

    Daniele
    Mi hai fatto venire un gran fame...

    Dio! Patria Toscana! Famiglia!

  2. #12
    Non sono d'esempio in nulla
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    gnam gnam

  3. #13
    Ludovico
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    Siamo tutti abbastanza intelligenti per renderci conto delle differenze che, in termini di buonafede e ideali, vi sono tra gran parte dell'elettorato della Lega Nord (in particolare il settore giovanile) e la dirigenza.

  4. #14
    il merovingio
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    Originally posted by Sùrsum corda!
    ...diciamola tutta la RSI è stata la prima repubblica Padana della storia ...e certamente gli oltre 150.000 volontari militari (senza contare la leva) erano Padani 'doc'.



    [/B]
    Al di là del fatto che stessero dalla "parte giusta" o meno...e al di là dell'ideologia a cui si rifacevano...per il coraggio e la coerenza della loro scelta, il loro è stato un comportamento da PADANI D.O.C.G.

  5. #15
    Makeru ga, katta
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    Originally posted by Sùrsum corda!

    Anche qui è tutto un magna magna

    Mi dichiaro ento-qualcosa anch'io. Quando si fa una bella mangiata?
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  6. #16
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    per il coraggio e la coerenza della loro scelta, il loro è stato un comportamento da PADANI D.O.C.G

    Infatti... piu' in giu'...invece...

  7. #17
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    Exclamation

    Teschio di un Camerata Padano





    ---------------------

    Il 25 Aprile non è una festa degli Italiani, tantomeno dei Padani.

    Daniele

  8. #18
    email non funzionante
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    E' la festa dei sionisti e degli yankee!
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  9. #19
    Totila
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    Oè?! Avevo detto contiamoci: per ora all'appello ha risposto solo Guelfo Nero...

  10. #20
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    Su FN e gli argomenti che tratta...


    Identità Etnica ed Europa

    [..] Sulla basa di quanto sinora scritto, è evidente che vista la posta in gioco ogni Europeo dovrebbe sentire imperioso il desiderio di mobilitarsi per la salvezza dell’Europa: sappiamo purtroppo che così non è. Nel caos delle coscienze creato dai postumi della Rivoluzione francese, al concetto di identità etnonazionale a cui si associava quello di patria, si è via via sovrapposto quello giacobino di matrice ideologica, che trasferiva tout court l’origine stessa dell’idea di nazione all’entità statuale, slegandola perciò da ogni legame oggettivo, che non fosse quello della semplice presenza sul territorio e in base a ciò il riconoscimento di un astratto diritto di cittadinanza. E’ chiaro che un’identità costruita in tal modo era inevitabilmente destinata a divenire un’arma potentissima nelle mani dei massoni, per lo scardinamento prima e l’annientamento poi degli originari Popoli europei. Lo stesso termine identità ha inoltre assunto col passare del tempo una connotazione sempre più eterogenea, compresa in orizzonti strettamente soggettivi ed economicistici. Abbiamo assistito perciò alla nascita di identità di classe, artistiche, di categoria, di gruppo, di partito, sessuali, ecc., che in un modo o nell’altro hanno oscurato e spesso soppiantato l’originaria matrice etnica. In questo contesto non vanno giudicati però negativamente coloro che nati e cresciuti in un clima di martellante propaganda ideologica, trasferirono i valori propri della patria naturale nell’artificiosa dimensione degli stati-nazione. Costoro sono sicuramente da preferire alla massa informe che riuscì a riconoscersi unicamente all’interno di categorie improntate al più squallido materialismo. Prima, infatti, del risveglio etnico dell’ultimo ventennio, pochissimi in Italia ad esempio, ad esclusione degli appartenenti alle minoranze linguistiche riconosciute, erano stati in grado di mantenere una coscienza etnonazionale, che non fosse quella che traeva origine dallo Stato; anzi molti erano coloro che anche dopo il Fascismo avevano addirittura continuato a credere all’esistenza di una razza italiana, in contrasto con tutti i criteri scientifici esistenti. Sarà solo con l’immigrazione degli anni ’50 e ’60, che porterà nel Nord del Paese circa sei milioni di Meridionali, che scatterà la molla della difesa identitaria, quasi sempre vissuta nascostamente e in maniera colpevole, motivo al più di battutacce da osteria o barzellette taglienti. Nessuno a parole disconosceva la propria italianità o quella dei nuovi arrivati, nonostante il più delle volte fosse impossibile tra costoro la stessa comunicazione verbale, a causa delle diverse lingue parlate (a chi scrive è ancora oggi rimasto il dubbio se un compagno di collegio negli anni ’60, abbia mai capito quello che gli si diceva in italiano, dato che le sue risposte in calabrese stretto, per me e per gli altri erano assolutamente incomprensibili: figurarsi se gli avessimo parlato nella lingua locale). Nasceva nelle coscienze dei più sensibili il problema di conciliare l’idea corrente di patria, con la necessità di difendere la propria particolarità, di fronte al pericolo rappresentato da una gran massa di individui oggettivamente estranei al contesto comunitario fino a quel momento conosciuto. Fu questa la prova più evidente che qualcosa nella retorica ereditata dal Risorgimento e poi ampliata dal Fascismo non funzionava a dovere, che cioè valori giusti venivano applicati a simboli e istituzioni a loro estranei, in maniera del tutto innaturale. Ciò che quindi metterà in discussione l’idea stessa d’Italia presso una parte dei Popoli settentrionali, troverà la principale ragione d’essere, proprio nell’autentica invasione che si troveranno costretti a subire da parte del Sud. Difficilmente credo, che altre pur importanti motivazioni come l’occupazione sistematicamente favorita, di posti da parte dei Meridionali negli enti pubblici o le sperequazioni economiche a favore del Mezzogiorno, avrebbero potuto da sole innescare l’esplosiva miscela dell’antimeridionalismo, alla base del risveglio etnico del Nord Italia. Naturalmente chi emigrava era vittima allo stesso modo di chi l’immigrazione la subiva, ma certe elaborazioni concettuali erano inizialmente del tutto assenti, mentre era ben vivo un istintivo e malcelato astio nei confronti dei nuovi venuti, che indubbiamente rappresentavano un elemento di alterazione profonda per usi e consuetudini vecchie di secoli se non millenni. Sentimenti logici e naturali quindi, motivo di dubbi e inquietudini destinati a mascherarsi inizialmente dietro forme di protesta locale, che da iniziali rivalse di tipo prettamente economico, sarebbero sfociati poi nel fenomeno fondamentalmente etnico delle leghe. Capire l’origine di tali atteggiamenti, significa fare un viaggio in profondità partendo dal più recente passato, nell’animo più recondito dei nostri Popoli, alla riscoperta di tracciati percorsi dall’Uomo europeo per decine di migliaia di anni. L’identità quella vera nasce su riscontri oggettivi e ineludibili, che hanno nei legami ancestrali del sangue e del suolo, i loro elementi fondanti.
    Abbiamo già visto come proprio su queste basi, i nostri progenitori più remoti, l’Uomo di Cro-Magnon e quello di Combe-Capelle, abbiano costruito i primordi della Civiltà europea. Il loro fortissimo sentimento di conservazione etnico-razziale, originato proprio dai legami di sangue che univano all’interno la tribù, era tale da non permettere neppure l’unione tra individui di gruppi differenti tra loro solo per poche varianti esterne, che oggi giudicheremmo assolutamente insignificanti e che anzi tra le attuali popolazioni europee originarie, costituiscono la norma anche nelle comunità antropologicamente più omogenee. Il territorio di caccia poi era motivo di vere e proprie guerre e in questo contesto va probabilmente vista l’estinzione dell’Uomo di Neandertal, che per alcuni millenni coabitò coi sapiens sapiens europei prima di scomparire definitivamente dalla faccia della Terra, mentre questi ultimi poco a poco, arrivavano nel cuore della Russia e in Medio-Oriente. L’epopea dei giganti del Paleolitico durerà qualcosa come circa 30.000 anni e rappresenta da sola più dei tre quarti del percorso degli Europei. L’utopia illuminista di creare l’uomo nuovo è resa ancor più assurda proprio da questi enormi spazi temporali, che chiaramente indicano quanto sia profondo e irrinunciabile per noi il vincolo dell’identità comunitaria.
    Sangue e suolo quindi, ma non solo: l’identità, infatti, non si basa certo unicamente su basi biologiche e territoriali. Perché essa sia veramente tale, quindi elemento cosciente di un patrimonio etnoculturale proprio, è necessario che da una generazione all’altra vi sia la trasmissione di quelle conoscenze materiali e spirituali acquisite nel tempo e che rendono quella tribù o quel popolo, unici e in grado di garantirsi una continuità nel territorio che occupano e in cui si sono naturalmente integrati. Ecco quindi che la tradizione così intesa, diviene lo strumento più importante per la stessa sopravvivenza di un’etnia, come di una comunità territoriale omogenea. In questo modo partendo dalle caverne del Paleolitico, la Civiltà europea ha potuto elevarsi, sino ad illuminare col suo splendore il Mondo intero. E se le conoscenze materiali e tecnologiche permettono un maggior benessere e quindi l’abbondanza alimentare e non solo, lo sviluppo della spiritualità, ne accresce indubbiamente il grado di civiltà, indirizzando a più alti valori l’opera delle nazioni. Un tal quadro non è indubbiamente riscontrabile nell’attuale realtà anzi; l’accanimento con cui la Tradizione viene costantemente attaccata, sino a mettere in forse l’esistenza stessa delle cellula base delle nostre comunità, la famiglia, la dice lunga sulla volontà feroce di annientare ogni traccia identitaria negli Europei contemporanei. La famiglia è il caposaldo fondante di tutta la nostra civiltà, poiché in essa venivano e in parte vengono ancora oggi trasmessi quei valori, che sono l’essenza stessa della nostra Tradizione. Il futuro che si preannuncia, contiene in questo senso prospettive terribili: matrimoni tra omosessuali con possibilità di adottare figli, o addirittura di farne tramite clonazione, riconoscimento della poligamia sulla spinta del numero crescente di islamici, riduzione del matrimonio a un semplice contratto a tempo determinato, in grado di essere rescisso e ristipulato in ogni momento e senza alcuna limitazione di sorta. Ho parlato di futuro, ma in realtà queste situazioni sono già in buona parte presenti tra di noi e il rimanente è davvero a un passo dal realizzarsi. La convinzione tutta giacobina, di creare una nuova morale frutto di una costruzione ideologica, sganciata completamente dalla Tradizione e relativizzata a seconda delle esigenze del potere centrale, è stata sicuramente il tramite attraverso cui ogni nefandezza ha potuto essere perpetrata contro i Popoli europei. Tutto ciò è stato possibile grazie ai regimi postrivoluzionari, liberali o socialisti poco cambia, visto che immancabilmente ci troviamo di fronte a creature della grande finanza massonica.
    La Tradizione intesa quindi essenzialmente come patrimonio di valori morali e spirituali, acquisiti nel tempo e trasmessi nel corso dei millenni dai vari Popoli europei. Alla luce anche di quanto esposto è innegabile che esista un sottofondo comune alle nazioni autoctone del nostro Continente, che trova nell’origine condivisa il suo caposaldo. Su questo percorso che è in parte un recupero ideologizzato della Tradizione, si è sviluppato soprattutto nell’ultimo decennio l’etnonazionalismo. Aborrendo ogni forma di pensiero che avesse un qualche legame con l’illuminismo e i suoi derivati, esso ha puntato direttamente a quello che è il cuore vero delle nazioni: l’esistenza di legami di sangue, la condivisione di un territorio e la comunanza di una serie fondante di valori tradizionali. L’antropologia degli Europei ha posto essa stessa dei confini materiali ben precisi a questa ricerca, partita in origine da rivendicazioni a carattere locale non sempre definibili in termini etnici. Difendendo la propria specificità culturale, gli interpreti più attenti della riscoperta identitaria di fine millennio, sono giunti abbattendo steccati mentali cresciuti da duecento anni a questa parte, a giungere sino a verità maggiori, che hanno fatto loro comprendere come proprio la Civiltà europea, la sua Tradizione e i Popoli che la rappresentano, siano le vittime ultime dell’opera malefica della congiura massonica.
    Il pericolo era ed è ancora, la strumentalizzazione da parte del mondialismo delle giuste rivendicazioni identitarie, al fine di demolire gli stati-nazione per costruire istituzioni centraliste ancora maggiori, come ad esempio potrebbe essere un’Unione Europea dotata di un parlamento in grado di legiferare autonomamente e di imporre le sue leggi. D’altro canto anche seccedere da uno stato-nazione multietnico, per crearne un altro di dimensioni minori, non ha molto senso se tutto questo non viene fatto su chiare basi etnonazionaliste, le sole in grado di permettere una totale impermeabilità alle penetrazioni mondialista/massoniche, che in un modo o nell’altro inevitabilmente riuscirebbero a indirizzarne il corso. Prendo spunto da queste semplici considerazioni, per invitare i militanti leghisti e i padanisti in genere ad un’attenta riflessione, sia per una necessaria chiarezza interna oggi assolutamente indispensabile, sia per comprendere quali siano realmente i compagni di strada a cui appoggiarsi e con i quali aprire una franca ed aperta discussione. Condividere gli stessi bisogni come declama il materialismo ideologico, non necessariamente significa avere anche gli stessi valori. Ecco perché sarebbe un errore gravissimo impostare una battaglia politica su simili basi: rischieremmo di fare davvero la figura degli utili idioti, finendo per consegnare il frutto del nostro duro lavoro, nelle mani dei nostri nemici! Chiarezza da subito senza compromessi, questa l’unica strada accettabile. Sempre partendo da questi presupposti, bisognerà fare ogni sforzo possibile, affinché coloro che sono accomunati da un’identica visione del mondo, non vengano poi divisi dalle storture ideologiche che la massoneria a saputo spargere ad arte negli ultimi secoli. Mi riferisco in particolare a tutti quelli che pur riconoscendosi nei valori alti della Tradizione europea, poi nei fatti accettano forse inconsciamente, una parte importante dei dettami scaturiti dalla Rivoluzione francese. Con costoro va aperto un dialogo proprio partendo dai comuni valori, evidenziando la contraddizione palese che vivono nel momento in cui accettano un diritto e istituzioni, nemiche mortali di quella società organica a cui a parole dicono di ispirarsi. Non si può al contempo essere per l’Europa dei Popoli ed eredi dei giacobini, non si può gridare Dio, Patria e Famiglia e difendere l’ideologia rivoluzionaria e i suoi simboli, non si possono servire insieme Dio e Mammona. Allo stesso modo gli etnonazionalisti intelligenti accetteranno tra le loro fila, chi di una diversa etnia pur essendo Europeo autoctono, chiederà di combattere in questa tragica fase al loro fianco, accomunato dagli stessi valori. Il sentimento della vera fratellanza, frutto degli originari legami dovrà prevalere su ogni altra considerazione, che vista la gravissima situazione che stiamo vivendo, risulterebbe meschina ed autolesionista. Questo non significa però accettare supinamente l’immigrazione di altri popoli nel nome dell’Europa; ognuno è bene che resti a casa sua e quanto detto è solo riferibile a situazioni generate da movimenti interni agli stati-nazione, che hanno portato a spostamenti etnici consistenti nel passato, com’è stato il caso dell’immigrazione dal Sud al Nord Italia nel dopoguerra.
    In conclusione è lecito affermare che l’identità europea è comprensiva delle tradizioni delle singole etnie, tra loro collegate oltre che da legami culturali anche da vincoli di sangue e dalla contiguità territoriale. La Tradizione europea attinge direttamente alla spiritualità e ai simboli del più remoto passato, entrambi rivificati attraverso il Cristianesimo e perciò giunti a noi senza soluzione di continuità. A ciò va aggiunta la concezione comunitaria del diritto a cui si associa la centralità della famiglia, il culto per gli antenati e l’idea di Stirpe, quale ponte tra passato e futuro di tutti gli individui costituenti il Popolo. Dove l’identità europea viene a cessare in quanto Tradizione, invariabilmente viene anche a decadere la comunanza antropologica: in termini crudi ma realistici, la razza. E’, infatti, innegabile, la coincidenza esistente tra i confini genetici e le etnie, che nel loro insieme delineano esattamente l’area di influenza dell’Uomo Bianco Europeo. Il fattore linguistico sempre tenuto in primo piano nel timore che altre ben più consistenti realtà potessero emergere, è da considerarsi nella sua estrema variabilità assolutamente secondario rispetto a quanto sopraddetto. Nessuna confusione quindi tra razza ed etnia o tra quest’ultima e la lingua, a meno che la componente etnolinguistica non sia compresa e perciò confermata da una pari o più ampia identità genetica. Questo al solo scopo di far chiarezza anche da un punto di vista scientifico, sottraendo così la questione identitaria alle strumentalizzazioni dell’ideologia, per consegnarla alla prassi di un riscontro oggettivo. Si tratta in parole povere di dire pane al pane vino al vino, senza nascondersi dietro ipocrite e strumentali costruzioni di pensiero, miranti unicamente a distruggere la vera identità dei Popoli europei.

    dal sito: http://www.forzanuovapicena.org

 

 
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