Per una consulenza a Napolitano, Leone condannata a risarcimento
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Di Franco Adriano
Il caso del giorno
Detta così la faccenda appare un po' intrigata. È successo, infatti, che Walter Veltroni, quando era sindaco di Roma, ha pagato una consulenza a Giulio Napolitano, il secondogenito del Capo dello Stato. Ma per colpa di Anna Maria Leone che adesso è stata condannata a un risarcimento al successore Gianni Alemanno. Il fatto è stato reso noto, martedì 6 ottobre 2009, da una sentenza della Corte dei conti del Lazio con dovizia di particolari. Leone, in qualità di capo dell'Ufficio progetti metropolitani del comune di Roma, il 1° ottobre 2003 mediante una determinazione dirigenziale ha dato un incarico di consulenza a Giulio Napolitano per occuparsi di aree universitarie e militari dismesse: 15mila euro per quattro mesi di lavoro, cui ne è seguito un altro (il 3 maggio 2004) «di uguale durata e compenso della precedente». Atti illeciti, secondo i magistrati contabili. Sì, perché, come hanno spiegato in punta di penna, se non può esserci dubbio che Giulio Napolitano, fosse in possesso di un'alta qualificazione professionale, altrettanto indubitabile è la mancanza dell'altro requisito essenziale: la mancanza di professionalità adeguate nell'organico. Peccato, infatti, che mentre venivano firmate le consulenze, l'ufficio legale del Comune di Roma, fosse già organizzato in ben undici settori, ognuno dei quali potendo contare sull'apporto di circa sei o sette avvocati. Il punto è che Anna Maria Leone, capo dell'Ufficio progetti metropolitani del Comune di Roma, prima di procedere all'affidamento degli incarichi al figlio del presidente della repubblica, non ha pensato (o forse qualcuno le ha consigliato di fare così) di rivolgersi prima agli uffici interni. I magistrati contabili a questo proposito parlano «di un consapevole agire». Risultato: i magistrati contabili le hanno chiesto di risarcire il Comune di Roma: dapprima con 30mila euro più la rivalutazione, poi ridotti a 10mila euro complessivi, in considerazione della «utilità rappresentata, per il Comune di Roma e, in ultima analisi, per la collettività, dall'attività professionale del professor Napolitano». © Riproduzione riservata
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