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    Predefinito Eurasia:un mito da sfatare

    Note critiche sull'Eurasiatismo


    L'antiamericanismo non puo' e non deve essere un alibi per alimentare suggestive riproposizioni di imperialismi concorrenti.

    Da piu' parti, anche a "sinistra" sentiamo vagheggiare, davanti alla conclamata supremazia americana, suggestioni e richiamo per un'Europa "forte" on addirittura tardive riscoperte di concezioni "eurasiatiste" che pensavamo , a torto, ormai lontane nel tempo. Occorre essere molto chiari sul punto . L'idea eurasiatica , si basa su concezioni geopolitiche che seppur suggestive ad una osservazione superficiale, celano un pericoloso sbandamento verso un nascente imperialismo europeo con annessa ex-Urss che sappia bilanciare lo strapotere degli Usa. Ora che la sinistra alla "frutta" debba addirittura ripiegare su teorie reazionarie di tal specie ci suscita un certo stupore. Qui non siamo sul piano dell'analisi leniniana del conflitto interimperialistico che puo'asetticamente guardando ,suscitare rivolgimenti interni al campo avversario, ma nelle parole di molti commentatori , ripetiamo anche di "sinistra" si coglie la pericolosa suggestione di un'Europa liberista e capitalista che rimontando le posizioni possa far concorrenza agli Usa sul piano militare, economico etc ...E noi chiediamo, un po' smarriti, e gli altri popoli antiimperialisti dove li mettiamo ? E l'internazionalismo? Cosi' si rischia di "buttare il bambino con l'acqua sporca "..è il caso di dirlo! L'Eurasia è un mito dell'estrema destra italiana ed europea che non tiene affatto in considerazione la divisione tra dominati e dominanti, anzi, esalta il ruolo"dirigista" della classe dominante europea ed in un certo senso aggiunge soloil mito della "volonta' di potenza" a quanto sta succedendo oggi nel percorso dell'Unione franco-tedesca. In piu' oggi questo discorso è ancora piu' improponibile, perche' anche volendo, oggi l'Urss ed i paesi del Patto di Varsavia non esistono piu'e l'odierna Russia di Putin e dei magnati dell'industria e del Gazprom sono pienamente inseriti nel campo capitalista. Bisogna anche aggiungere che nell'"eurasiatismo" non vi è alcuna traccia di critica socialista della societa'ne'tantomeno ci si sofferma su che tipo di modello economico-sociale che si vorrebbe alternativo al capitalismo , ma si indulge solo sul motivo di un'espansione di potenza economica concorrenziale con gli Usa. Un imperialismo concorrente, insomma, per il quale francamente non vediamo come persone che si definiscono di "sinistra" possano nutrire alcuna simpatia. L'antiamericanismo non puo' e non deve significare dimenticare che possono nascere imperialismi concorrenti egualmente nefasti ( europeo, asiatico) ma registrare il dato di fatto che hic et nunc l'unica superpotenza tecnologica, militare sul quale si regge l'intero equilibrio mondiale sono gli Usa.

    L'Eurasia è per l'appunto una concezione "mitica" che si ammanta di geopolitica non onsiderrando affatto la realta':è la realta' cidice che oggi i Paesi dell'Est sono i primi ad essere inseriti nella nato, ad ospitare future basi americane e ad aver sposato in pieno l'asse Aznar-Berlusconi-Blair per portare l'Unione Europea su posizioni filoamericane.Lo sanno tanto bene questo a Parigi e Bonn che Chirac e Schroeder che hanno posto degli ultimatum ai paesi dell'est in occasione del famoso documento degli "otto"nel marzo scorso in occasione dell'intervento in Iraq.

    Quel che gli "eurasiatisti" di casa nostra, innamorati della finzione mitologica e non molto attenti alle dinamche reali , sembrano non comprendere è che la geopolitica oggi è una concezione imperialista che, infatti, viene sfruttata appieno dagli strateghi del Pentagono e che non è una scienza "neutra"bensi si colora a stelle e strisce.

    Ancora una volta vagheggiare un'idea e fare i conti con la realta' appaiono due cose stellarmente distanti, ma non agli esegeti di futuri spazi "grandeuropei": ad esempio, come coniugano questi signori le loro concezioni con il fatto che in Irak sono presenti attualmente, in qualita' di truppe di occupazione, i contingenti di tutti i paesi, tranne la Russia, dei paesi che dovrebbero costituire questa realta'"eurasiatica"?

    Come si puo' essere coerentemente con la resistenza del popolo iracheno ed "eurasiatisti" quando i fatti dimostrano che questa decantato "blocco" è in realta' in piena sintonia economica e militare con gli Usa?

    E perche' non considerare l'idea invece di unione con i paesi arabi del Mediterraneo?

    A noi questa idea di "Eurasia" ci sembra una stantia riproposizione di vecchie teorie, superate dai fatti che vuole solo celare l'incapacita' di "saltare il fosso" che divide gli utopisti ed i visionari dal fare politica in modo serio e meditato.

    SOCIALISMO E LIBERAZIONE

  2. #2
    due palle sempre in mare...
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    Predefinito Ancora sull'Eurasia

    Le ragioni dei veri Eurasisti, quelli antimperialisti, da non confondere con le attuali classi dirigenti europee...


    EURASIA (LIMITI GEOPOLITICI DEL CONTINENTE EURASIA)
    di Carlo Terracciano

    Dopo l’improvviso crollo dell’Unione Sovietica e la fine della divisione politica dell’Europa in due blocchi contrapposti, a risorgere dalle ceneri di Yalta non è stato solo il Vecchio Continente ma anche la Geopolitica. Possiamo anche dire l’una in conseguenza dell’altro, in naturale simbiosi.
    Dottrina ostracizzata e demonizzata nel dopoguerra come “pseudoscienza nazista”, oggi le analisi geopolitiche riempiono le pagine di giornali, periodici, rotocalchi, arrivando persino talvolta ad intrufolarsi, QUASI SEMPRE A SPROPOSITO, nei discorsi di politici e politologi.
    Un termine geopolitico che, seppur molto a fatica, si sta facendo strada nelle analisi degli esperti, o presunti tali, è quello di EURASIA.
    Forse uno dei più abusati nell’uso che se ne fa ora, quanto fumoso nei reali contorni storico-geografici.
    Anche per le evidenti implicazioni di politica internazionale che esso rappresenta e sempre più rappresenterà nel futuro prossimo.
    Eppure Eurasia, nella terminologia geopolitica, è un CONTINENTE che ha un ben preciso connotato geografico.
    Intanto bisogna sfatare un luogo comune giornalistico, facilmente veicolabile dalla parola stessa, chiaramente composta da “Europa” e “Asia”; e cioè che essa non sia altro che la somma dei due continenti dei quali, in effetti, geograficamente parlando, è innegabile l’unitarietà, essendo l’Europa nient’altro che un prolungamento ad ovest della massa terrestre asiatica, una penisola di grosse dimensioni dell’Asia stessa.
    Europa a sua volta suddivisa in penisole (la Scandinavia, l’Iberia, la penisola italica…e isole).
    Se a questa unità dovessimo aggiungere l’Africa, avremmo quello che si denomina il Vecchio Mondo (meglio “Mondo Antico”) contrapposto all’altra grande massa di terre emerse che è l’America (le Americhe): potremmo definirla EURASIAFRICA, con un neologismo ridondante.
    In verità le cose non stanno affatto così.
    Bisogna prima di tutto ricordare che la suddivisione dei continenti considerata dagli studiosi di geopolitica NON corrisponde a quella che ci hanno insegnato fin dalle elementari, cioè i 5 Continenti: Europa, Asia, Africa, America, Australia (i cinque cerchi colorati del vessillo olimpico).
    Per la geografia classica i continenti sono masse di terra emersa circondate da mari e oceani ed atte alla vita dell’uomo; la qual cosa spiega, per esempio, perché l’Antartide, vera isola-continente a se stante, terra perennemente ricoperta di altissimi ghiacciai, non sia mai considerata come tale e semmai posta in parallelo all’Artide, notoriamente fatta solo di ghiaccio.
    Già da questa definizione possiamo dedurre che l’Europa appunto NON è un “continente” neanche per la geografia cattedratica ufficiale, rispondendo solo su tre lati alla caratteristica dell’isolamento marino e oceanico.
    Ad est il confine con l’Asia corre lungo la catena degli Urali per oltre 2000 km., da Circolo Polare Artico, al fiume Ural e al Caspio.

    Montagne non particolarmente alte, 1000/1500 metri e che al centro e sud degradano verso la depressione caspica. Poco più che un sistema collinare esteso in verticale.
    Nei millenni gli Urali non hanno mai rappresentato un vero baluardo alle migrazioni di popoli, in un senso e nell’altro, come dimostrano tra le tante le invasioni mongoliche della Russia e la colonizzazione russa della Siberia.
    In Geopolitica i continenti sono quelle aree della Terra che, per le loro caratteristiche di OMEGENEITA’, CONTIGUITA’, INTERDIPENDENZA economica, politica, umana, rappresentano una UNITA’, geografica e [quindi] anche storica; favorendo migrazioni di popoli, interscambi, conquiste che passano per alcuni nodi geostrategici essenziali.
    E si badi bene: queste Aree Geopolitiche Omogenee NON sono nettamente confinanti l’una con l’altra, ma intersecantesi tra loro. Proprio come i cerchi olimpici rappresentati l’uno concatenato all’altro.
    Ecco perché le aree confinarie, sul modello non del confine moderno ma del limes romano, sono rappresentate da fascie, molto estese e non nettissimamente definibili.
    Così uno o più stati odierni possono appartenere ad almeno due unità geopolitiche confinanti, anzi intersecatesi.
    Esempio: le penisole meridionali della grande penisola Europa, Iberia, Italia, Grecia sono certamente eurasiatiche (nel senso che specifichiamo oltre), ma contemporaneamente e altrettanto certamente Mediterranee.
    Il Mediterraneo (in medium terrae) infatti, mare chiuso, con numerose isole e penisole e con stretti che lo collegano sia all’Atlantico, che al Mar Nero e al Mar Rosso/Oceano Indiano (specie dopo l’apertura del canale di Suez) è esso stesso un’unità geopolitica.
    Non separazione, ma passaggio e collegamento tra le sue coste a nord e a sud, in Medio Oriente e nord-Africa, fin dai tempi più remoti.
    La posizione privilegiata della penisola italica al centro, con la Sicilia come nodo strategico di controllo (si pensi al ruolo decisivo del suo possesso nello scontro mondiale tra Roma e Cartagine o durante l’avanzata islamica o anche nell’invasione USA del continente nel 1943), spiega, per esempio, come gli etruschi prima e i romani poi siano stati per secoli i dominatori dell’area e questi ultimi gli unificatori totali del bacino mediterraneo.
    A sua volta il nordafrica arabo-islamico rappresenta un’altra catena intersecantesi con l’Europa attorno a questo mare, fino alle propaggini mediorientali; mentre il vero baluardo tra Magreb e “Africa Nera” corre a sud, nel vasto mare non di acqua ma di sabbia che, dopo il Sahel arriva alle savane e alle boscaglie nel cuore dell’Africa.
    Sahel e savana sono la loro elissi di congiunzione.
    Avendo sempre ben presenti questi presupposti, torniamo alla nostra Eurasia.
    L’unità geopolitica dell’Eurasia è allora rappresentata dalla penisola Europa, ben oltre la non rilevante “strozzatura” tra Kalinigrad e Odessa, fino agli Urali E l’intera Siberia, fino al mare di Okhotsk/Mar del Giappone, con a sud Vladivostock, la “Porta d’Oriente” e a nord lo stretto di Boering. Uno stretto peraltro superato nei millenni passati dalle popolazioni siberiane che raggiunsero il continente poi americano, percorrendolo da nord a sud, nonché da esploratori russi che arrivarono fino a metà dell’attuale California !
    Il VERO confine dell’Eurasia, come unità sia geografica che politica, è quindi dato a nord dal Mare Glaciale Artico fino al Polo, ad ovest dall’Atlantico (vero separatore storico-geografico di due masse continentali ben distinte), a sud dal Mediterraneo/Bosforo/Mar Nero, fino al Caspio, lungo la linea meridionale del Caucaso.
    In Asia poi, da sempre, sono i deserti centroasiatici e le grandi catene montuose ad aver rappresentato il più naturale ostacolo tra “bacini geopolitici omogenei”; certo non insuperabili, ma comunque tanto ben netti da creare diversi tipi di civiltà, almeno fino all’avvento della moderna tecnologia di movimento.
    Per esser più precisi, partendo dal nord-Caspio e fiume Ural, potremmo indicare nel 50° PARALLELO all’incirca la linea di separazione tra Eurasia “bianca” (termine che usiamo senza alcuna connotazione “razziale”) e Asia Turcofona; una fascia quest’ultima a sua volta storicamente omogenea, che corre dalla costa mediterranea della repubblica turca fino ai bassopiani delle ex repubbliche sovietiche islamiche e al Sinkiang cinese; Tagikistan escluso, il quale, a sua volta fa parte di quell’Islam “ariano” che comprende Iran, Afghanistan e Pakistan, fino al tradizionale confine dell’Indo.
    Oltre inizia il “subcontinente indiano” che, protetto a nord dal bastione himalayano, ha sviluppato nei millenni una sua civiltà autonoma, che oggi conta ben oltre un miliardo di individui.
    Altra unità geopolitica l’Asia “gialla” con Cina-Mongolia-Corea-Giappone e poi Birmania-Indocina-Thailandia-Malesia fino agli arcipelaghi meridionali che, con l’Indonesia e la Guinea rappresentano il “ponte di isole” verso la grande isola-continente Australia.
    Tornando alla nostra Eurasia a nord del 50° parallelo del Kazakhistan, ancora abitato da forti minoranze russe post-sovietiche, possiamo considerare l’attuale confine russo-mongolo-manciuriano, dagli Altaj fino all’Amur-Ussuri come il confine tra i due mondi, le due “Asie”, o meglio l’Eurasia propriamente detta e le altre unità geopolitiche della più grande massa continentale mondiale.
    Notiamo per inciso che il baricentro di questa Eurasia, praticamente la Siberia nord-occidentale a ridosso degli Urali, fu indicato dal geopolitica inglese Sir Halford Mckinder, all’inizio del secolo scorso, come il famoso HEARTLAND, il “Cuore della Terra”, cioè il retroterra logistico della massa continentale più lontano e difendibile dall’attacco di una potenza marittima (ieri Impero Britannico, oggi Stati Uniti).
    Nel conflitto planetario tra il “Mare” e la “Terra”, intese come categorie geopolitiche in conflitto, il possesso dell’Heartland assicurerebbe il controllo dell’Eurasia, quindi dell’Isola Mondo, quindi del mondo intero.
    Le recenti invasioni americane di Afghanistan e Iraq, con minacce all’Iran e alla Corea del Nord e gli avamposti nel Caucaso (Georgia) e nelle repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, possono essere letti (non solo, ma anche e diremmo principalmente) come il tentativo di penetrare quanto più possibile all’interno della massa continentale, verso l’Heartland appunto: mirando da una parte al “ventre molle” della Russia ancora non ripresasi dalla crisi post-sovietica dell’implosione dell’impero e dall’altra alle spalle “terrestri” della Cina, il cui baricentro politico e demografico è tutto spostato a oriente, verso il mare e le cui retrovie terrestri sono abitate in buona parte da popolazioni non-cinesi (Uiguri, Tibetani, Mongoli).
    La geostrategia della talassocrazia americana da due secoli a questa parte è di una tale linearità, a prescindere dal succedersi delle “amministrazioni” al potere a Washington, da non lasciare alcun dubbio sugli effettivi intenti anti-eurasiatici degli Stati Uniti d’America.
    I quali possono sempre contare sull’inviolabilità del proprio continente isola, almeno fino all’11 settembre 2001…
    A occidente dell’Eurasia le isole atlantiche e in particolare l’Islanda fanno parte sempre della storia e della geografia d’Europa, almeno dalle spedizioni vichinghe in poi.
    Notiamo infatti come la grande epopea scandinava sia arrivata da una parte alle coste americane (la Groenlandia e la Vinlandia) e dall’altra abbia attraversato per via fluviale l’intera Russia, dal Baltico al Mar Nero, per non parlare dei Normanni in Sicilia.
    L’unità eurasiatica da Reykjavik a Vladivostok, al di là dell’assonanza, è quindi una REALTA’ GEOPOLITICAMENTE (cioè geograficamente e storicamente) OMOGENEA.
    L’Islanda in questo senso, per la sua collocazione nord-Atlantica, non è solo parte integrante del mondo europeo scandinavo, ma eventualmente avamposto della difesa dell’Eurasia in quel settore, contro la minaccia marittima dell’altro lato dell’Atlantico. Non per nulla, cosa poco nota, fu occupata subito dalle truppe angloamericane che attaccavano la “Fortezza Europa” nella II Guerra Mondiale.
    La Groenlandia stessa, legata oggi alla Danimarca, pur se lontana geograficamente, è parte di questa storia europea.
    E’ la più grande isola del mondo, con i suoi 2.175.000 kmq.
    Thule (l’attuale Qaanaaq) tra lo Stretto di Nares e la Baia di Baffin è l’estremo avamposto proprio di fronte alla costa americana. Per esser precisi alle isole del nord Canada.
    L’Eurasia unita delineata dalla Geopolitica sarebbe indubbiamente il più esteso stato del mondo, con una popolazione etno-culturalmente omogenea, ma con una ricchezza di minoranze che rappresenterebbero i naturali punti di saldatura con le nazioni e i popoli delle altre “nicchie geopolitiche” confinanti: arabo-mediterranea, turche, iraniche, sino-mongoliche.
    E non dimentichiamo che lo stesso continente americano, sia quello “latino” ispano-lusitano a sud che, a nord, il Quebec francofono, hanno ancor oggi strettissimi rapporti di sangue, di lingua, di civiltà con il nostro mondo e l’Eurasia così delineata.
    L’Eurasia inoltre, per le sue dimensioni e la sua potenza, per la sua cultura e la sua pluralità creativa, rappresenterebbe un fattore di stabilità, di pace e di vero progresso nella Tradizione per tutti i popoli al di qua dell’Atlantico e del Pacifico.
    Una stabilità di equilibrio offerta soprattutto dal riconoscimento dei rispettivi limiti geopolitici di appartenenza, in sinergica collaborazione tra aree comunque autarchicamente autosufficienti.
    Ma, ovviamente, anche gli strateghi mondialisti della superpotenza oceanica USA conoscono la Geopolitica, le sue regole, i suoi confini.
    Essa è materia di studio nelle università americane e nei centri strategici militari.
    Del resto è già dai tempi dell’Ammiraglio Mahan che le FFAA U.S.A hanno tracciato le linee espansive della loro geostrategia planetaria.
    Il mito mobilitante del “Far West”!
    La marcia ad Ovest che prosegue idealmente il viaggio previsto da Colombo dall’Europa all’Asia, prosegue tutt’ora.
    Oggi in Afghanistan, in Iraq, in Medio Oriente, con la base fissa di Israele,
    domani ancor oltre contro Cina e Russia: QUINDI contro il nostro retroterra strategica, di noi europei.
    Già l’Europa occidentale fu sottomessa nella II Guerra Mondiale e incatenata nei trattati asimmetrici con al centro l’America, come la NATO, oramai superata, attorno all’asse oceanico atlantico.
    Una logica geopolitica “marittima” che ritroviamo nell’opera del trilateralista Huntington.
    La nuova Europa che si tenta oggi di formare sarebbe solo un moncherino se fosse privata della sua naturale proiezione geopolitica siberiana, delle sue materie prime , ma soprattutto del suo SPAZIO vitale che in Geopolitica fa la potenza di uno stato, anzi E’ POTENZA.
    Lo scontro tra Eurasia e America, fra Terra e Mare, fra Civiltà tradizionale e Mondo Moderno, tra Imperium e globalizzazione è inevitabile alla lunga, perché iscritto nelle leggi immutabili della Storia e della Geografia.
    O sapremo riconoscere l’inevitabilità del nostro destino geopolitico ed agire di conseguenza o saremo destinati a scomparire in un pulviscolo di staterelli impotenti, assoggettati tutti dall’unico comune denominatore dell’american way of life, il vero nome della globalizzazione mondialista.

  3. #3
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    ....adesso arriveranno in massa i fasciomongoli che su dx radicale non si sentono apprezzati....
    però poi ve li tenete eh?

  4. #4
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    Noi proponiamo dei temi e chi ha argomenti viene qui e dice la sua.Se tu passi il tuo tempo a sponsorizzare i rottami del "Triciclo degli Zombies"mica è colpa nostra....

  5. #5
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    In origine postato da pietro
    Noi proponiamo dei temi e chi ha argomenti viene qui e dice la sua.Se tu passi il tuo tempo a sponsorizzare i rottami del "Triciclo degli Zombies"mica è colpa nostra....




    Ecco bravo adesso fatti una pippa su che guevara e sogna la rivoluzione.

  6. #6
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    Predefinito Re: Ancora sull'Eurasia

    Si vabbe', ma il documento postato da SL poneva delle obieizoni reali alle quali questo lungo scritto di Terracciano non risponde affatto.Questo di Terracciano è la visione mitica, ma la politica è osservazione ed analisi del reale.Dov'è questa "unita' geopolitica"nei fatti? Aspetto risposte sensate.

    grazie

    In origine postato da corto maltese
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    EURASIA (LIMITI GEOPOLITICI DEL CONTINENTE EURASIA)
    di Carlo Terracciano

    Dopo l’improvviso crollo dell’Unione Sovietica e la fine della divisione politica dell’Europa in due blocchi contrapposti, a risorgere dalle ceneri di Yalta non è stato solo il Vecchio Continente ma anche la Geopolitica. Possiamo anche dire l’una in conseguenza dell’altro, in naturale simbiosi.
    Dottrina ostracizzata e demonizzata nel dopoguerra come “pseudoscienza nazista”, oggi le analisi geopolitiche riempiono le pagine di giornali, periodici, rotocalchi, arrivando persino talvolta ad intrufolarsi, QUASI SEMPRE A SPROPOSITO, nei discorsi di politici e politologi.
    Un termine geopolitico che, seppur molto a fatica, si sta facendo strada nelle analisi degli esperti, o presunti tali, è quello di EURASIA.
    Forse uno dei più abusati nell’uso che se ne fa ora, quanto fumoso nei reali contorni storico-geografici.
    Anche per le evidenti implicazioni di politica internazionale che esso rappresenta e sempre più rappresenterà nel futuro prossimo.
    Eppure Eurasia, nella terminologia geopolitica, è un CONTINENTE che ha un ben preciso connotato geografico.
    Intanto bisogna sfatare un luogo comune giornalistico, facilmente veicolabile dalla parola stessa, chiaramente composta da “Europa” e “Asia”; e cioè che essa non sia altro che la somma dei due continenti dei quali, in effetti, geograficamente parlando, è innegabile l’unitarietà, essendo l’Europa nient’altro che un prolungamento ad ovest della massa terrestre asiatica, una penisola di grosse dimensioni dell’Asia stessa.
    Europa a sua volta suddivisa in penisole (la Scandinavia, l’Iberia, la penisola italica…e isole).
    Se a questa unità dovessimo aggiungere l’Africa, avremmo quello che si denomina il Vecchio Mondo (meglio “Mondo Antico”) contrapposto all’altra grande massa di terre emerse che è l’America (le Americhe): potremmo definirla EURASIAFRICA, con un neologismo ridondante.
    In verità le cose non stanno affatto così.
    Bisogna prima di tutto ricordare che la suddivisione dei continenti considerata dagli studiosi di geopolitica NON corrisponde a quella che ci hanno insegnato fin dalle elementari, cioè i 5 Continenti: Europa, Asia, Africa, America, Australia (i cinque cerchi colorati del vessillo olimpico).
    Per la geografia classica i continenti sono masse di terra emersa circondate da mari e oceani ed atte alla vita dell’uomo; la qual cosa spiega, per esempio, perché l’Antartide, vera isola-continente a se stante, terra perennemente ricoperta di altissimi ghiacciai, non sia mai considerata come tale e semmai posta in parallelo all’Artide, notoriamente fatta solo di ghiaccio.
    Già da questa definizione possiamo dedurre che l’Europa appunto NON è un “continente” neanche per la geografia cattedratica ufficiale, rispondendo solo su tre lati alla caratteristica dell’isolamento marino e oceanico.
    Ad est il confine con l’Asia corre lungo la catena degli Urali per oltre 2000 km., da Circolo Polare Artico, al fiume Ural e al Caspio.

    Montagne non particolarmente alte, 1000/1500 metri e che al centro e sud degradano verso la depressione caspica. Poco più che un sistema collinare esteso in verticale.
    Nei millenni gli Urali non hanno mai rappresentato un vero baluardo alle migrazioni di popoli, in un senso e nell’altro, come dimostrano tra le tante le invasioni mongoliche della Russia e la colonizzazione russa della Siberia.
    In Geopolitica i continenti sono quelle aree della Terra che, per le loro caratteristiche di OMEGENEITA’, CONTIGUITA’, INTERDIPENDENZA economica, politica, umana, rappresentano una UNITA’, geografica e [quindi] anche storica; favorendo migrazioni di popoli, interscambi, conquiste che passano per alcuni nodi geostrategici essenziali.
    E si badi bene: queste Aree Geopolitiche Omogenee NON sono nettamente confinanti l’una con l’altra, ma intersecantesi tra loro. Proprio come i cerchi olimpici rappresentati l’uno concatenato all’altro.
    Ecco perché le aree confinarie, sul modello non del confine moderno ma del limes romano, sono rappresentate da fascie, molto estese e non nettissimamente definibili.
    Così uno o più stati odierni possono appartenere ad almeno due unità geopolitiche confinanti, anzi intersecatesi.
    Esempio: le penisole meridionali della grande penisola Europa, Iberia, Italia, Grecia sono certamente eurasiatiche (nel senso che specifichiamo oltre), ma contemporaneamente e altrettanto certamente Mediterranee.
    Il Mediterraneo (in medium terrae) infatti, mare chiuso, con numerose isole e penisole e con stretti che lo collegano sia all’Atlantico, che al Mar Nero e al Mar Rosso/Oceano Indiano (specie dopo l’apertura del canale di Suez) è esso stesso un’unità geopolitica.
    Non separazione, ma passaggio e collegamento tra le sue coste a nord e a sud, in Medio Oriente e nord-Africa, fin dai tempi più remoti.
    La posizione privilegiata della penisola italica al centro, con la Sicilia come nodo strategico di controllo (si pensi al ruolo decisivo del suo possesso nello scontro mondiale tra Roma e Cartagine o durante l’avanzata islamica o anche nell’invasione USA del continente nel 1943), spiega, per esempio, come gli etruschi prima e i romani poi siano stati per secoli i dominatori dell’area e questi ultimi gli unificatori totali del bacino mediterraneo.
    A sua volta il nordafrica arabo-islamico rappresenta un’altra catena intersecantesi con l’Europa attorno a questo mare, fino alle propaggini mediorientali; mentre il vero baluardo tra Magreb e “Africa Nera” corre a sud, nel vasto mare non di acqua ma di sabbia che, dopo il Sahel arriva alle savane e alle boscaglie nel cuore dell’Africa.
    Sahel e savana sono la loro elissi di congiunzione.
    Avendo sempre ben presenti questi presupposti, torniamo alla nostra Eurasia.
    L’unità geopolitica dell’Eurasia è allora rappresentata dalla penisola Europa, ben oltre la non rilevante “strozzatura” tra Kalinigrad e Odessa, fino agli Urali E l’intera Siberia, fino al mare di Okhotsk/Mar del Giappone, con a sud Vladivostock, la “Porta d’Oriente” e a nord lo stretto di Boering. Uno stretto peraltro superato nei millenni passati dalle popolazioni siberiane che raggiunsero il continente poi americano, percorrendolo da nord a sud, nonché da esploratori russi che arrivarono fino a metà dell’attuale California !
    Il VERO confine dell’Eurasia, come unità sia geografica che politica, è quindi dato a nord dal Mare Glaciale Artico fino al Polo, ad ovest dall’Atlantico (vero separatore storico-geografico di due masse continentali ben distinte), a sud dal Mediterraneo/Bosforo/Mar Nero, fino al Caspio, lungo la linea meridionale del Caucaso.
    In Asia poi, da sempre, sono i deserti centroasiatici e le grandi catene montuose ad aver rappresentato il più naturale ostacolo tra “bacini geopolitici omogenei”; certo non insuperabili, ma comunque tanto ben netti da creare diversi tipi di civiltà, almeno fino all’avvento della moderna tecnologia di movimento.
    Per esser più precisi, partendo dal nord-Caspio e fiume Ural, potremmo indicare nel 50° PARALLELO all’incirca la linea di separazione tra Eurasia “bianca” (termine che usiamo senza alcuna connotazione “razziale”) e Asia Turcofona; una fascia quest’ultima a sua volta storicamente omogenea, che corre dalla costa mediterranea della repubblica turca fino ai bassopiani delle ex repubbliche sovietiche islamiche e al Sinkiang cinese; Tagikistan escluso, il quale, a sua volta fa parte di quell’Islam “ariano” che comprende Iran, Afghanistan e Pakistan, fino al tradizionale confine dell’Indo.
    Oltre inizia il “subcontinente indiano” che, protetto a nord dal bastione himalayano, ha sviluppato nei millenni una sua civiltà autonoma, che oggi conta ben oltre un miliardo di individui.
    Altra unità geopolitica l’Asia “gialla” con Cina-Mongolia-Corea-Giappone e poi Birmania-Indocina-Thailandia-Malesia fino agli arcipelaghi meridionali che, con l’Indonesia e la Guinea rappresentano il “ponte di isole” verso la grande isola-continente Australia.
    Tornando alla nostra Eurasia a nord del 50° parallelo del Kazakhistan, ancora abitato da forti minoranze russe post-sovietiche, possiamo considerare l’attuale confine russo-mongolo-manciuriano, dagli Altaj fino all’Amur-Ussuri come il confine tra i due mondi, le due “Asie”, o meglio l’Eurasia propriamente detta e le altre unità geopolitiche della più grande massa continentale mondiale.
    Notiamo per inciso che il baricentro di questa Eurasia, praticamente la Siberia nord-occidentale a ridosso degli Urali, fu indicato dal geopolitica inglese Sir Halford Mckinder, all’inizio del secolo scorso, come il famoso HEARTLAND, il “Cuore della Terra”, cioè il retroterra logistico della massa continentale più lontano e difendibile dall’attacco di una potenza marittima (ieri Impero Britannico, oggi Stati Uniti).
    Nel conflitto planetario tra il “Mare” e la “Terra”, intese come categorie geopolitiche in conflitto, il possesso dell’Heartland assicurerebbe il controllo dell’Eurasia, quindi dell’Isola Mondo, quindi del mondo intero.
    Le recenti invasioni americane di Afghanistan e Iraq, con minacce all’Iran e alla Corea del Nord e gli avamposti nel Caucaso (Georgia) e nelle repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, possono essere letti (non solo, ma anche e diremmo principalmente) come il tentativo di penetrare quanto più possibile all’interno della massa continentale, verso l’Heartland appunto: mirando da una parte al “ventre molle” della Russia ancora non ripresasi dalla crisi post-sovietica dell’implosione dell’impero e dall’altra alle spalle “terrestri” della Cina, il cui baricentro politico e demografico è tutto spostato a oriente, verso il mare e le cui retrovie terrestri sono abitate in buona parte da popolazioni non-cinesi (Uiguri, Tibetani, Mongoli).
    La geostrategia della talassocrazia americana da due secoli a questa parte è di una tale linearità, a prescindere dal succedersi delle “amministrazioni” al potere a Washington, da non lasciare alcun dubbio sugli effettivi intenti anti-eurasiatici degli Stati Uniti d’America.
    I quali possono sempre contare sull’inviolabilità del proprio continente isola, almeno fino all’11 settembre 2001…
    A occidente dell’Eurasia le isole atlantiche e in particolare l’Islanda fanno parte sempre della storia e della geografia d’Europa, almeno dalle spedizioni vichinghe in poi.
    Notiamo infatti come la grande epopea scandinava sia arrivata da una parte alle coste americane (la Groenlandia e la Vinlandia) e dall’altra abbia attraversato per via fluviale l’intera Russia, dal Baltico al Mar Nero, per non parlare dei Normanni in Sicilia.
    L’unità eurasiatica da Reykjavik a Vladivostok, al di là dell’assonanza, è quindi una REALTA’ GEOPOLITICAMENTE (cioè geograficamente e storicamente) OMOGENEA.
    L’Islanda in questo senso, per la sua collocazione nord-Atlantica, non è solo parte integrante del mondo europeo scandinavo, ma eventualmente avamposto della difesa dell’Eurasia in quel settore, contro la minaccia marittima dell’altro lato dell’Atlantico. Non per nulla, cosa poco nota, fu occupata subito dalle truppe angloamericane che attaccavano la “Fortezza Europa” nella II Guerra Mondiale.
    La Groenlandia stessa, legata oggi alla Danimarca, pur se lontana geograficamente, è parte di questa storia europea.
    E’ la più grande isola del mondo, con i suoi 2.175.000 kmq.
    Thule (l’attuale Qaanaaq) tra lo Stretto di Nares e la Baia di Baffin è l’estremo avamposto proprio di fronte alla costa americana. Per esser precisi alle isole del nord Canada.
    L’Eurasia unita delineata dalla Geopolitica sarebbe indubbiamente il più esteso stato del mondo, con una popolazione etno-culturalmente omogenea, ma con una ricchezza di minoranze che rappresenterebbero i naturali punti di saldatura con le nazioni e i popoli delle altre “nicchie geopolitiche” confinanti: arabo-mediterranea, turche, iraniche, sino-mongoliche.
    E non dimentichiamo che lo stesso continente americano, sia quello “latino” ispano-lusitano a sud che, a nord, il Quebec francofono, hanno ancor oggi strettissimi rapporti di sangue, di lingua, di civiltà con il nostro mondo e l’Eurasia così delineata.
    L’Eurasia inoltre, per le sue dimensioni e la sua potenza, per la sua cultura e la sua pluralità creativa, rappresenterebbe un fattore di stabilità, di pace e di vero progresso nella Tradizione per tutti i popoli al di qua dell’Atlantico e del Pacifico.
    Una stabilità di equilibrio offerta soprattutto dal riconoscimento dei rispettivi limiti geopolitici di appartenenza, in sinergica collaborazione tra aree comunque autarchicamente autosufficienti.
    Ma, ovviamente, anche gli strateghi mondialisti della superpotenza oceanica USA conoscono la Geopolitica, le sue regole, i suoi confini.
    Essa è materia di studio nelle università americane e nei centri strategici militari.
    Del resto è già dai tempi dell’Ammiraglio Mahan che le FFAA U.S.A hanno tracciato le linee espansive della loro geostrategia planetaria.
    Il mito mobilitante del “Far West”!
    La marcia ad Ovest che prosegue idealmente il viaggio previsto da Colombo dall’Europa all’Asia, prosegue tutt’ora.
    Oggi in Afghanistan, in Iraq, in Medio Oriente, con la base fissa di Israele,
    domani ancor oltre contro Cina e Russia: QUINDI contro il nostro retroterra strategica, di noi europei.
    Già l’Europa occidentale fu sottomessa nella II Guerra Mondiale e incatenata nei trattati asimmetrici con al centro l’America, come la NATO, oramai superata, attorno all’asse oceanico atlantico.
    Una logica geopolitica “marittima” che ritroviamo nell’opera del trilateralista Huntington.
    La nuova Europa che si tenta oggi di formare sarebbe solo un moncherino se fosse privata della sua naturale proiezione geopolitica siberiana, delle sue materie prime , ma soprattutto del suo SPAZIO vitale che in Geopolitica fa la potenza di uno stato, anzi E’ POTENZA.
    Lo scontro tra Eurasia e America, fra Terra e Mare, fra Civiltà tradizionale e Mondo Moderno, tra Imperium e globalizzazione è inevitabile alla lunga, perché iscritto nelle leggi immutabili della Storia e della Geografia.
    O sapremo riconoscere l’inevitabilità del nostro destino geopolitico ed agire di conseguenza o saremo destinati a scomparire in un pulviscolo di staterelli impotenti, assoggettati tutti dall’unico comune denominatore dell’american way of life, il vero nome della globalizzazione mondialista.

  7. #7
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    Predefinito Eurasia:un mito da sfatare

    Documento assolutamente condivisibile e ben strutturato!
    Un unico commento, se mi consentite, riguarda questo passaggio:

    In origine postato da pietro
    Note critiche sull'Eurasiatismo

    "(...)la geopolitica oggi è una concezione imperialista che, infatti, viene sfruttata appieno dagli strateghi del Pentagono e che non è una scienza "neutra"bensi si colora a stelle e strisce.(...)"

    Ora, è più che giusto sottolineare che la "geo-politica" in sé non è una metodologia di rilevamento e analisi tattica che implichi una qualche possibilità di trasformazione della realtà "motu proprio".
    La "geo-politica" se si vuole è un pò come una scienza sociale : ha un suo fine nella raccolta ed elaborazione delle informazioni su una data problematica o su un dato contesto.
    In sè non ha alcuna valenza politica, se non quella che le si voglia attribuire in un secondo momento da parte di chi la applichi ad un dato oggetto da analizzare.
    Insomma, in una partita a scacchi tra due giocatori possono fare rilevamenti tattici: A) i due giocatori, B) un terzo spettatore.
    Solo che mentre (A) avrà la possibilità di trasporre sul piano operativo i risultati delle sue osservazioni (facendo altro, qualcosa che non è il rilevamento in sè), (B) potrà limitarsi a rilevare, ipotizzare, ma restando del tutto al di fuori dal terreno di gioco, da quella scacchiera nella quale regole e strategie hanno un valore in quanto finalizzate dai giocatori alla vittoria finale.
    Per fare una battuta: la geopolitica se svincolata da altri strumenti fattuali ( che geo-politica non sono)è un po' come il vizio del guardone.....può avere un senso parlare di "geo-politica" come fattore rivoluzionario?
    No. Non ha alcun senso, a meno di non disporre di uno stato maggiore e di uno stato e di forze armate ecc.ecc......
    Ma questo non può implicare che tale metodologia di rilevamento sia "patrimonio esclusivo" degli USA!
    Nei rapporti tra gli stati tutto è geo-politica,quand'anche abbia tutt'altra denominazione..."diplomazia"..."rapporti economici"..."alleanze militari"....
    Cosa fà un Presidente Chavez quando costruisce un'alleanza tra Cuba, Venezuela e Farc?
    Cosa provò a fare Muhammar Gheddafi quando negli anni novanta concentrò i suoi sforzi (e quelli del suo grande ammiratore Mandela) sull'idea di una Unione Africana?
    Cosa fanno gli arabi quando intendono che la resistenza in Iraq è la stessa della Palestina?
    Applicano una metodologia di rilevamento che consta di valutazioni di ordine politico, geografico, strategico, tattico, economico e sociale....il tutto chiaramente avendo un fine, che (come detto più volte) la geopolitica in sè non ha essendo solo "analisi", non certo "terapia"....
    Ecco perchè anche coloro che ritengono di poter sostituire la politica con la "geo-politica"(che con "geomanzia" e similari amenità varie non c'entra nulla)sono nè più nè meno come quelli che pensano di poter far camminare una macchina senza motore affidandosi esclusivamente alla capacità delle ruote di girare....
    Ciò non di meno, finchè ci saranno scacchi e schacchiere(più o meno estese) ci sarà la strategia, ci sarà una tattica: la si chiami pure come si vuole.



    In origine postato da pietro
    Note critiche sull'Eurasiatismo

    E perche' non considerare l'idea invece di unione con i paesi arabi del Mediterraneo?
    Su questo punto poi sono entusiasticamente d'accordo! E' un'ipotesi rivoluzionaria tutta da definire!


    saluti comunisti

  8. #8
    suum cuique
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    mm...perchè non andate un pò da questi paesi arabi a proporgli il comunismo? vediamo che vi rispondono...

    poi accusate noi di mitologismo e scarso senso della realtà...


    Comunque, alcune critiche mosse all' Eurasismo come utopia geopolitica sono abbastanza fondate, altre, come quelle che lo riducono a semplice imperialismo speculare, sono a mio parere totalmente errate.

    Mi ripropongo di tornare con più calma sull' argomento nei prossimi giorni.

    Saluti

  9. #9
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    In origine postato da Otto Rahn
    mm...perchè non andate un pò da questi paesi arabi a proporgli il comunismo? vediamo che vi rispondono...

    poi accusate noi di mitologismo e scarso senso della realtà...


    Saluti
    E ora a quanto pare potremo "accusarvi" anche di palese e gretta ignoranza!

    Sai che cosa è il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina?

    Sai che un Partito Comunista ha governato in Iraq con il Ba'ath e che ora dei gruppi comunisti sono parte attiva della Resistenza?

    Conosci la vera storia della "rivoluzione iraniana"?

    ecc.ecc.ecc.

    saluti comunisti.

  10. #10
    suum cuique
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    In origine postato da Capitano Nemo
    E ora a quanto pare potremo "accusarvi" anche di palese e gretta ignoranza!

    Sai che cosa è il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina?

    Sai che un Partito Comunista ha governato in Iraq con il Ba'ath e che ora dei gruppi comunisti sono parte attiva della Resistenza?

    Conosci la vera storia della "rivoluzione iraniana"?

    ecc.ecc.ecc.

    saluti comunisti.
    Il Fronte non ha come proposito di instaurare il comunismo in Palestina.

    Il Ba'ath era un partito di ispirazione abbastanza "fascista".

    Della "rivoluzione iraniana" non so, narrami tu.

 

 
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