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Discussione: Il mio articolo

  1. #1
    Vittima del proporzionale
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    Predefinito Il mio articolo

    Da "Avanti !"

    I RAGAZZI E LA TENTAZIONE “RADICALE”
    I giovani riformisti e quelli neo o post
    18/02/2004
    Fare un’analisi sul rapporto riformismo-giovani è come fare un’analisi del pensiero giovanile sulle principali tematiche sociali, politiche ed economiche. Il riformismo varia, ed è sempre esistente nella odierna società, porta complicazioni e nuove idee. Ma, per fare il punto della situazione, bisogna capire, prima di tutto, il giudizio dei giovani sulla politica. Per prima cosa, bisognerebbe dividere il parere dei giovani, e non in destra e sinistra, bensì nell’idea personale del ruolo della politica. Sembra elementare, ma se da una parte troviamo dei blocchi politici che sono e fanno di tutto per definirsi “radicali” (fascismo e comunismo in primis), dall’altra troviamo gente disposta a trattare, ragionare e spesso trovare il compromesso. Perché questa divisione? La risposta è scritta nel comportamento psicologico che sempre (e ripeto sempre) influenza il pensiero politico; i “radicali” di cui sopra, in quanto a tematiche sociali, ne sanno poco, sono poco interessati all’argomento oppure difendono degli ideali che la famiglia ha contribuito a radicare nel pensiero del giovane. Il maturare un pensiero politico indipendente dalla propria educazione (e quindi il saper formulare e capire con quale idea vale la pena schierarsi) ci riconduce al secondo blocco di giovani. Questi si dimostrano più interessati alle tematiche sociali, cercano di dare il loro contributo ai loro ideali (con il tesseramento a un partito), oppure si dilettano nella rappresentanze di istituto nelle varie scuole. Per capire il parere dei giovani sul continuo riformismo era obbligatoria questa semplice ed elementare prefazione, che serve per fare un po’ di ordine mentale. Ora bisogna subito chiarire un’altra differenza, che ci porta al centro del tema: mentre il primo blocco non si interessa o ripudia il riformismo, il secondo blocco lo esamina, lo studia e poi o lo utilizza, o lo cestina. Già il fatto di esaminare con attenzione la questione è degno di lode, data la situazione attuale. La mia modestissima esperienza nei luoghi scolastici mi ha fatto capire che i giovani che esaminano questo riformismo sono sempre più disposti a entrare nella scena politica; questo può portare a continui compromessi (d’altronde la politica è l’arte del compromesso), o leggeri cambi di ideali che generano il revisionismo che a volte porta, a mio parere, a eccessi stucchevoli (e mi sforzo di non nominare nessun politico). Questa è l’incognita riformista: il mutamento della società deve portare a cambiamenti di ideali o bisogna resistere perché le ideologie personali non possono morire facilmente? Il riformismo deve essere giudicato come un nuovo processo politico, oppure una continuazione di un ideale? Rispondendo a queste domande si può trovare la soluzione al pensiero riformista secondo i giovani. Per quanto riguarda la prima domanda, la storia ci insegna, che bisogna adeguarsi ai nuovi mutamenti. Ma non è detto che questa sia la strada giusta. A questo punto bisognerebbe aprire un altro discorso: cosa genera il mutamento e come mai esso è avvenuto; perché (molti pensano) se questo mutamento è da considerarsi negativo forse non vale la pena cedervi, e forse vale la pena adottare il termine “neo” invece che “post”. A voi il giudizio. Sulla seconda domanda sono molto più sicuro: un processo politico può colpire qualunque schieramento politico e può mutare in qualsiasi ideale; queste decisioni spettano alla dirigenza. Tornando ai giovani, essi fanno di tutto per adeguarsi a questo perenne riformismo, e, molto spesso, cercano di trarne considerazioni personali; tanto che è frequente trovare un partito che dice una cosa e un’organizzazione giovanile dello stesso partito che la formula in un modo diverso o fa qualche modifica. Qui si apre il brutto capitolo della rinuncia al proprio pensiero; si è “costretti” ad accettare quel riformismo anche se non si condividono alcuni aspetti. Qui la politica si allontana e gli interessi personali e spesso di “poltrona” la fanno da protagonisti. Capiremo molte più cose del giudizio giovanile sul riformismo solo quando realmente capiremo come mai esso avviene, e se è proprio necessario adottarlo, e cosa ne pensano quelli che giovani non sono più.

    Livio Ricciardelli
    Livio

  2. #2
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    Predefinito Re: Il mio articolo

    In Origine Postato da Livio
    Da "Avanti !"

    I RAGAZZI E LA TENTAZIONE “RADICALE”
    I giovani riformisti e quelli neo o post
    18/02/2004
    Fare un’analisi sul rapporto riformismo-giovani è come fare un’analisi del pensiero giovanile sulle principali tematiche sociali, politiche ed economiche. Il riformismo varia, ed è sempre esistente nella odierna società, porta complicazioni e nuove idee. Ma, per fare il punto della situazione, bisogna capire, prima di tutto, il giudizio dei giovani sulla politica. Per prima cosa, bisognerebbe dividere il parere dei giovani, e non in destra e sinistra, bensì nell’idea personale del ruolo della politica. Sembra elementare, ma se da una parte troviamo dei blocchi politici che sono e fanno di tutto per definirsi “radicali” (fascismo e comunismo in primis), dall’altra troviamo gente disposta a trattare, ragionare e spesso trovare il compromesso. Perché questa divisione? La risposta è scritta nel comportamento psicologico che sempre (e ripeto sempre) influenza il pensiero politico; i “radicali” di cui sopra, in quanto a tematiche sociali, ne sanno poco, sono poco interessati all’argomento oppure difendono degli ideali che la famiglia ha contribuito a radicare nel pensiero del giovane. Il maturare un pensiero politico indipendente dalla propria educazione (e quindi il saper formulare e capire con quale idea vale la pena schierarsi) ci riconduce al secondo blocco di giovani. Questi si dimostrano più interessati alle tematiche sociali, cercano di dare il loro contributo ai loro ideali (con il tesseramento a un partito), oppure si dilettano nella rappresentanze di istituto nelle varie scuole. Per capire il parere dei giovani sul continuo riformismo era obbligatoria questa semplice ed elementare prefazione, che serve per fare un po’ di ordine mentale. Ora bisogna subito chiarire un’altra differenza, che ci porta al centro del tema: mentre il primo blocco non si interessa o ripudia il riformismo, il secondo blocco lo esamina, lo studia e poi o lo utilizza, o lo cestina. Già il fatto di esaminare con attenzione la questione è degno di lode, data la situazione attuale. La mia modestissima esperienza nei luoghi scolastici mi ha fatto capire che i giovani che esaminano questo riformismo sono sempre più disposti a entrare nella scena politica; questo può portare a continui compromessi (d’altronde la politica è l’arte del compromesso), o leggeri cambi di ideali che generano il revisionismo che a volte porta, a mio parere, a eccessi stucchevoli (e mi sforzo di non nominare nessun politico). Questa è l’incognita riformista: il mutamento della società deve portare a cambiamenti di ideali o bisogna resistere perché le ideologie personali non possono morire facilmente? Il riformismo deve essere giudicato come un nuovo processo politico, oppure una continuazione di un ideale? Rispondendo a queste domande si può trovare la soluzione al pensiero riformista secondo i giovani. Per quanto riguarda la prima domanda, la storia ci insegna, che bisogna adeguarsi ai nuovi mutamenti. Ma non è detto che questa sia la strada giusta. A questo punto bisognerebbe aprire un altro discorso: cosa genera il mutamento e come mai esso è avvenuto; perché (molti pensano) se questo mutamento è da considerarsi negativo forse non vale la pena cedervi, e forse vale la pena adottare il termine “neo” invece che “post”. A voi il giudizio. Sulla seconda domanda sono molto più sicuro: un processo politico può colpire qualunque schieramento politico e può mutare in qualsiasi ideale; queste decisioni spettano alla dirigenza. Tornando ai giovani, essi fanno di tutto per adeguarsi a questo perenne riformismo, e, molto spesso, cercano di trarne considerazioni personali; tanto che è frequente trovare un partito che dice una cosa e un’organizzazione giovanile dello stesso partito che la formula in un modo diverso o fa qualche modifica. Qui si apre il brutto capitolo della rinuncia al proprio pensiero; si è “costretti” ad accettare quel riformismo anche se non si condividono alcuni aspetti. Qui la politica si allontana e gli interessi personali e spesso di “poltrona” la fanno da protagonisti. Capiremo molte più cose del giudizio giovanile sul riformismo solo quando realmente capiremo come mai esso avviene, e se è proprio necessario adottarlo, e cosa ne pensano quelli che giovani non sono più.

    Livio Ricciardelli
    Mah, io mi definisco "radicale" poiché le decisioni soft non mi piacciono, penso che ci voglia forza, decisione e determinatezza nel prendere le decisioni, non bisogna cioè sempre e comunque approcciarsi agli argomenti con quella moderatezza del "vedremo", "però / tuttavia", "ripensandoci", "faremo il possibile", ecc. Ma anche essendo così, non mi ritengo per nulla un ignorante o un disinteressato a tematiche sociali, e pur non essendo assolutamente un esperto (ho solo 20 anni) spesso ne so di più, sia in contenuti sia nell'uso del linguaggio tecnico, di molti miei coetanei che sono più conformisti o meno radicali del sottoscritto. Il mio motto anzi è che "sapendo le cose, non puoi fare altro che incazzarti".
    Il riformismo mi pare di averlo analizzato, e direi che il problema non è il riformismo (superando la falsa contrapposizione tra riformismo e rivoluzione), quanto sono i riformisti, o meglio coloro che oggi si definiscono tali: Eugene Debs o Allende furono grandi riformisti, lo stesso non può dirsi di D'Alema che anziché fare riforme ha fatto col suo governo contro-riforme, riforme cioè in senso peggiorativo, mentre i riformisti sinceri volevano riforme in senso migliorativo.
    In definitiva a non essere riformista me l'hanno insegnato proprio i sedicenti "riformisti".
    Non pensi che nella determinazione nei giovani ad essere "radicali" o "ragionevoli" dipenda, oltre che la psicologia di ognuno, anche le condizioni sociali, che influenzano la psicologia stessa di ogni giovane a seconda della propria situazione familiare ?

    p.s. come scrivi articoli per L'Avanti !, tu che se non sbaglio eri vicino al PdCI o ai Verdi ?

  3. #3
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    Guardo con interesse il PdCI, però ho avuto questa occasione che è legata più a un fatto di amicizia che di ideologia.
    Livio

 

 

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