05/03/2004

Margherita: scontro tra anime (in pena)
di Aldo Torchiaro

Un petalo dopo l’altro, la Margherita rischia di rimanere spoglia. Le dichiarazioni di Rutelli sulla giustizia, ultima fase di un curioso zig-zag rutelliano di avvicinamento al centro e al centrodestra, sono lo specchio di una crisi interna di vaste dimensioni. La corolla dei petali della Margherita-che-fu sarebbe in procinto di trasformarsi in una corona di spine cui nessuno vuole sottostare. La folgorazione sulla via delle carriere separate prelude, agli occhi di numerosi osservatori, ad una divisione che ruota intorno ai personaggi chiave della Margherita. Rutelli, Parisi, Prodi sarebbero su piani che non si intersecano. Diversa la visione globale del ruolo nel partito e di quel partito nella sfera politica del centrosinistra. Incompatibile la missione personale che ciascuno sente di dover compiere. Se ad esempio Arturo Parisi lavora dietro le quinte per tessere la trama di un’organizzazione unica della sinistra moderata, che abbia un suo corpus univoco ed un leader solo, Rutelli ha una visione competitiva dell’alleanza con i Ds. Altroché partito unico. Ha capito che gli spazi per lui si vanno stringendo irrimediabilmente. Glielo fa capire anche Fassino. "Se la lista unitaria riuscirà a raccogliere il voto di almeno un terzo degli italiani quel voto sarà un vincolo. Chi glielo spiega poi agli elettori che dopo un successo non si prosegue?". Piero Fassino, segretario dei Ds, intervistato da Panorama afferma: "vinceremo se otterremo due risultati: che la lista unitaria superi il 30%, e che la somma tra i suoi voti e quelli delle altre liste minori del centrosinistra sia superiore a quella dei partiti del centrodestra". Il messaggio vero è per Rutelli. Fassino gli dice, senza troppi giri di parole, che se i risultati saranno incoraggianti non si tornerà ai tre partiti di prima, ma si darà vita ad una forza riformista unica, una Spd italiana, che rappresenta da sola un terzo degli elettori. Rutelli questo quadro lo intravede, ma sembra anche aver capito che per lui non si apriranno gli spazi che forse si aspettava. Dopo la tornata elettorale delle europee Prodi tornerà a dettare legge a Roma, nel partito. Se si andasse ad una unificazione organica delle tre forze, quella paventata dallo stesso Fassino, i Ds avranno diritto ad esprimere la segreteria del nuovo partito, per la quale in pole position potrebbero esserci Amato, D’Alema o lo stesso segretario della Quercia. Ieri intanto sulla riforma della giustizia è intervenuto il Codacons. Con un appello rivolto al Presidente della Repubblica, auspica che "Il dibattito sulla giustizia non diventi come al solito una diatriba politica tra maggioranza e opposizione che alimenta uno scontro tra istituzioni dello Stato, ma una serena analisi dei problemi innanzitutto degli utenti". La missiva coglie l’indignazione diffusa tra i cittadini per un sistema della giustizia che non funziona. “Cogliamo l'occasione per esprimerle la più totale vicinanza degli utenti della giustizia che davvero non hanno bisogno di scioperi di un servizio pubblico, una funzione essenziale, che purtroppo non consente, per lo stato di crisi in cui versa, la realizzazione di importanti principi costituzionali” per concludere in modo molto chiaro: “I magistrati che si oppongono ancora alla separazione delle carriere andando contro ogni logica giuridica e delle riforme del processo attuate in questi anni”.

da www.codacons.it