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    Mistica e Parapsicologia

    di Roberto Buscaioli

    Sembrerebbero, a prima vista, due situazioni totalmente diverse e senza alcuna possibilità di contatto. E invece i contatti sono molti: vediamoli.

    La mistica, fenomeno proprio di tutte le religioni e di tutti i tempi, è l'unione diretta dell'uomo col trascendente: la contemplazione della divinità in uno stato di estasi e beatitudine. Il termine deriva con ogni probabilità dal greco myein, che significa chiudere gli occhi (e anche la bocca) e indica quindi qualcosa che deve restare chiusa nell'intimo. La radice, del resto, è la stessa da cui deriva la parola "mistero".

    Pur avendo raggiunto nel cristianesimo, e in particolare nel cattolicesimo, le sue espressioni più alte, la mistica ricorre anche in altre correnti filosofiche e religiose. Nel mondo greco essa è presente nel pitagorismo e in seguito in Plotino e nella scuola neoplatonica. La ritroviamo inoltre nell'Islam, e più esattamente nel sufismo, la corrente mistica islamica che si sviluppò durante gli ultimi anni di vita di Maometto, forse per l'influenza della mistica cristiana. È presente altresì nell'induismo, la religione dell'India.

    Tipici della mistica sono, oltre alle caratteristiche intrinseche al fenomeno in sé, i grandiosi fenomeni di tipo fisico e psichico che in tutti i tempi le personalità mistiche hanno presentato, ed è appunto qui che mistica e parapsicologia si toccano. Sembra addirittura che tali fenomeni, che per i più costituiscono eccezioni, siano perfettamente "a casa" presso mistici e santi, raggiungendo con loro un'ampiezza e una ricchezza straordinarie. A differenza dei sensitivi che spesso si vantano di tali fenomeni, cercano di svilupparli e non di rado li trasformano in una fonte di guadagno, o comunque di prestigio personale, i mistici non danno molta importanza allo straordinario che investe la loro vita e anzi lo considerano un aspetto ingombrante della propria esistenza.

    I fenomeni presentati dai mistici sono molti e molto vari: oltre alle estasi e alla comparsa delle stigmate, che costituiscono capitoli a sé, abbiamo levitazione, bilocazione, telepatia, profezia, visioni, astinenza di mesi e anni da cibi e bevande, profumi e odore di santità, incombustibilità, ipertermia, guarigioni prodigiose e altro ancora. Sembra quindi che la personalità mistica, per meccanismi che ancora non conosciamo, sviluppi facoltà latenti nella psiche umana, il risveglio di potenzialità straordinarie rivolte verso un significato superiore: facoltà che costituiscono una sorta di provocazione alla fisica e alle sue leggi, ma che non sono impossibili.

    Nei limiti di questa esposizione non potremo dare che alcuni esempi della fenomenologia paranormale sperimentata dai mistici; esempi che, pur non molto numerosi, ci consentiranno tuttavia di prendere coscienza di eventi che devono fare molto riflettere.

    Cominciamo con la levitazione, cioè l'alzarsi da terra per virtù propria, sottraendosi alle leggi di gravità: un fenomeno impressionante e all'apparenza incredibile, che però è così ben documentato da non consentire di dubitare della sua autenticità. Molti mistici e santi sono stati protagonisti di fenomeni di levitazione: S.Francesco, nel suo ritiro alla Verna, fu visto più volte da frate Leone sollevato da terra fuori dalla grotta. Il santo sfiorava quasi i grandi faggi che crescevano sul fianco della montagna. Santa Caterina ebbe una precoce esperienza di levitazione ad appena sei anni, e Santa Teresa de Avila fece più volte esperienza del volo mistico durante le estasi.

    Il più grande "levitato" della storia è però certamente San Giuseppe da Copertino, vissuto nel Seicento, monaco francescano pugliese, oggi patrono degli aviatori per i suoi celeberrimi voli. Quando andava in estasi, il santo sembrava perdere totalmente peso e compiva in chiesa "voli" ai quali assisteva tutta la popolazione. Quando si trovava in questo stato, era insensibile al dolore al punto che non avvertiva neppure le bruciature. Le levitazioni di San Giuseppe erano precedute da un alto grido e avvennero anche alla presenza di famosi e autorevoli personaggi, come papa Urbano VIII e il duca Federico di Brunswich, che dopo aver assistito a questi fatti si convertì al cattolicesimo.

    Una levitazione documentatissima è quella, durata ben un quarto d'ora, che avvenne alla presenza del chirurgo e del medico che dovevano praticare al santo un salasso - il rimedio universale del tempo. San Giuseppe si alzò di venti centimetri dal suolo e siccome non fu possibile farlo scendere, il salasso gli fu praticato in quella posizione. Del fatto esiste una dettagliata testimonianza.

    Il volo dei mistici simboleggia il loro intimo desiderio di staccarsi da terra e di raggiungere il Divino al quale tendono. E' quindi un simbolo di chiara lettura, che fa intuire la forza soprannaturale che agisce e si manifesta in questo modo così straordinario e spettacolare.



    Bilocazione significa esser visti in due luoghi allo stesso tempo: anche di questo fenomeno molti mistici e santi hanno fatto esperienza. Protagonisti di ben documentate bilocazioni sono stati molti santi, tra cui S.Antonio da Padova: una volta, mentre predicava a Padova, si fermò all'improvviso e rimase raccolto in se stesso. Quando si riprese, raccontò di essersi recato a Lisbona per aiutare il padre ingiustamente accusato. Come è noto, S.Antonio era di nazionalità portoghese. S.Alfonso de' Liguori assistette papa Clemente XIV morente pur restando nella sua diocesi di S.Agata dei Goti, e San Giovanni Bosco apparve più volte in Spagna (mentre in realtà si trovava a Torino) per mettere ordine nel collegio salesiano fondato in quel paese: il fatto ebbe varie testimonianze, anche indipendenti.

    Bilocazioni anche per Padre Pio, sempre accompagnate da guarigioni e profumo di viole - ed è questo appunto il significato di fondo del fenomeno: accorrere dove c'è bisogno, superando i limiti spaziali e le barriere fisiche.

    Tra i fenomeni più impressionanti presentati dai mistici va citato il digiuno prolungato da cibi e bevande. Mangiare e bere è un'esigenza insopprimibile, cui tutti siamo soggetti: non così le personalità mistiche, che sembrano in molti casi esserne esenti. Già nella Sacra Scrittura viene citata spesso l'astensione da cibi e bevande oltre i limiti umani: Mosè digiunò quaranta giorni sulla montagna e Elia camminò quaranta giorni e quaranta notti dopo aver mangiato il pane misterioso portato dall'angelo. Gesù rimase quaranta giorni nel deserto senza mangiare né bere, ed è noto che certi santi usavano digiunare per tutta la quaresima.

    Ma abbiamo esempi clamorosi di digiuni ben più lunghi. Per esempio Nikolaus von Flüe, patrono della Svizzera, trascorse in eremitaggio gli ultimi vent'anni della sua vita e durante questo tempo non mangiò né bevve.

    Costretto una volta a ingerire un po’ di pane e vino a titolo di prova, si sentì male e vomitò tutto: disse che l'Eucaristia era tutto ciò che gli serviva. Negli archivi di Saxlen, in Svizzera, dove il santo nacque, è conservato un attestato di tale fatto.

    In tempi a noi molto vicini Teresa Neumann di Konnersreuth, una mistica tedesca morta trent'anni fa, è vissuta ben 36 anni senza mangiare e bere: il suo digiuno è stato controllato al di là di ogni dubbio da parte della curia di Ratisbona, da cui dipende il villaggio bavarese di Konnersreuth, e indirettamente confermato dal nazismo, in quanto durante la guerra Teresa, che notoriamente non aveva bisogno di mangiare, fu privata della tessera annonaria. A chi le chiedeva di cosa vivesse, Teresa rispondeva: "Del Salvatore": la sola ostia consacrata bastò infatti a tenerla in vita per decenni.



    Le visioni costituiscono un capitolo vastissimo nella storia della mistica: la già citata Teresa Neumann ebbe visioni giornaliere relative alla passione di Gesù, alla vita di Maria e di parecchi santi. In queste occasioni ella descriveva dettagliatamente l'ambiente dell'epoca, gli abiti, le suppellettili, i cibi, dimostrando una conoscenza storica e geografica che in realtà non possedeva: era di famiglia contadina e aveva frequentato appena le scuole primarie. Inoltre parlava in aramaico, come fu controllato da esperti orientalisti, e in altre lingue che non conosceva: latino, francese, portoghese.

    E per citare soltanto un altro esempio: Anna Katharina Emmerich monaca agostiniana tedesca vissuta tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, stigmatizzata al pari di Teresa Neumann, aveva visioni storiche che le consentivano di descrivere con ricchezza di particolari le scene della vita di Gesù e di Maria. Certi dati furono confermati da ricerche storiche e archeologiche: per esempio la casa di Maria ad Efeso fu ritrovata e identificata dagli archeologi grazie alle visioni della Neumann. Il fatto è confermato ufficialmente da una scritta collocata ad Efeso davanti alla piccola casa trasformata in cappella.

    Abbiamo poi la profezia, tenuta fin dall'antichità in grande considerazione e citata spesso nelle Scritture: molti mistici cristiani, tra cui San Filippo Neri e San Giuseppe da Copertino, ne furono dotati.

    Un altro fenomeno straordinario è l' ipertemia : Padre Pio arrivò a una temperatura di 48°, mentre il limite che normalmente divide la vita e la morte è di 42°C. Questo fenomeno è descritto come "incendium amoris", perché è espressione di uno straordinario amore mistico. Santa Maria Maddalena de' Pazzi quando ardeva d'amore doveva bere acqua freddissima e immergervi viso e braccia, e San Francesco Saverio doveva spesso versarsi acqua fredda addosso per rinfrescarsi. Un caso classico è quello di San Filippo Neri: in un trasporto mistico avvenuto nel giorno di Pentecoste del 1544 il santo sentì ardere il cuore al punto che le costole corrispondenti si ruppero e si distanziarono, come fu confermato dall'autopsia eseguita 50 anni dopo la morte.



    L'immunità al fuoco è anch'essa ben documentata: Santa Teresa de Avila, durante un'estasi, cadde nel cammino acceso, da cui fu tratta dalle compagne senza che si fosse prodotta alcuna bruciatura.

    Molto noto è anche l'odore di santità, che si diffonde in particolare durante le estasi, nel momento della morte e anche dopo la morte: Padre Pio era accompagnato da un soave profumo, che i suoi devoti continuano a sentire ancora oggi. E la cella di San Giuseppe da Copertino, dodici anni dopo la morte del santo, emanava ancora un soavissimo profumo. Parimenti le lettere scritte da santa Teresa rimasero profumatissime anche dopo la morte di lei.

    Ma la varietà e ampiezza dei fenomeni di tipo paranormale vissuti da mistici e santi è straordinaria: la beata Anna Maria Taigi, venerata a Roma, sposa e madre di sette figli, ebbe davanti agli occhi per ben quarant'anni un sole misterioso che emanava una luce intensissima e nel quale la futura beata leggeva i destini dei singoli e dei popoli. Per questo, oltre che per le sue grandi virtù umane e religiose, era famosissima nella Roma dell'Ottocento, e a lei ricorrevano per consiglio e aiuto nobili e popolani, autorità religiose e persino i papi.

    E santa Clelia Barbieri, bolognese, canonizzata diciotto anni fa, figura dolcissima di ragazza ugualmente impegnata nel sociale e nella fede, è legata a un fenomeno unico nel suo genere, una sorta di miracolo permanente di tipo profetico: l'audizione della voce. Quando morì ad appena 23 anni nel 1870, consolò le sue amiche e la madre dicendo loro che non le avrebbe abbandonate e che "dal cielo sarebbero state consolate". La profezia si avverrò un anno esatto dopo la morte: mentre le compagne pregavano nella stanza dove Clelia era morta, molte di loro udirono una voce misteriosa che accompagnava canti e preghiere e che fu immediatamente riconosciuta: era quella di Clelia! Da allora il fenomeno si è ripetuto con frequenza: la voce viene udita da religiosi e laici, devoti e increduli e ha un carattere, come si diceva, profetico: è lieta se tutto andrà bene, triste e cupa se si avvicinano fatti tristi. Il fenomeno è accettato come un avvertimento, un segno di presenza e di guida.

    Uno degli aspetti più caratteristici e inquietanti della mistica cristiana è costituito dalle stigmate, la riproduzione delle ferite ricevute da Gesù sul Golgota: segno d'amore, teso a trasformare la persona nell'immagine vivente della sua passione. Stigmatizzati sono stati san Francesco, il primo a ricevere i misteriosi segni, Teresa Neumann, Padre Pio e tante altre straordinarie personalità. Queste ferite che non si chiudono per anni, che non si infettano, che non reagiscono alle cure e restano identiche a se stesse finché dura la vita di chi le porta, costituiscono un fenomeno non comprensibile coi mezzi umani e che rientra a pieno titolo in quel "meraviglioso" che si riscontra soltanto nella vita mistica.

    Il livello altissimo raggiunto dai fenomeni dei mistici è specchio della loro altissima spiritualità e umanità, un segno che indica con chiarezza ed evidenzia la Fonte da cui tali doni preziosi derivano. I fenomeni paranormali vissuti dai mistici non sono la mistica, ma ne costituiscono un spetto importante, comprensibile a tutti, commovente.

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    TERESA NEUMANN
    Una grande mistica del nostro tempo




    PARTE I
    LA VITA

    TERESA NEUMANN: INFANZIA E GIOVINEZZA

    Teresa Neumann nacque a Konnersreuth, un paesino della Baviera nord-orientale che contava all'epoca meno di mille abi_tanti, l'8 aprile 1898, un venerdì santo. La casa natale di Tere_sa si trova proprio sulla piazza principale, di fronte alla chiesa. Konnersreuth è un paese agricolo, posto in zona leggermente collinare alle pendici del Fichtelgebirge: intorno ha prati e campi, più lontano boschi. Alla fine del secolo e negli anni precedenti la prima guerra mondiale il paese era molto povero; tuttavia la maggior parte degli abitanti viveva in casette di proprietà e possedeva un fazzoletto di terra, coltivato in genere dalle donne. Gli uomini, per guada_gnare qualcosa, lavoravano nelle fabbriche di cristallo e porcel_lana non lontano da Konnersreuth o nelle cave di pietra. La famiglia di Teresa era povera come la maggior parte del_le famiglie del paese: il padre Ferdinand era sarto, la madre An_na, quando le cure della numerosa famiglia lo consentivano, la_vorava a giornata nei campi. Teresa era la prima degli undici figli di Ferdinand e Anna, nati fra il 1898 e il 1912; essendo la maggiore, cominciò ben presto a occuparsi dei fratellini e a sostituire presso di loro la mamma quando questa era assente per lavorare. Nonostante la povertà e le privazioni, nella famiglia Neu_mann regnava una grande armonia e i bambini crebbero in un'atmosfera serena e affettuosa. Quanto fosse povera la famiglia risulta evidente da questo episodio narrato da Teresa stessa al dottor Gerlich: finite le scuole primarie, Teresa fu mandata a servizio presso la famiglia di un contadino e qui vide la padro_na di casa condire la minestra di pane col burro. Credette che l'avesse fatto per errore e tornata a casa raccontò la cosa alla mamma; la quale però le spiegò che la minestra di pane deve essere condita col burro, ma lei non l'aveva mai potuto fare per_ché non poteva permetterselo. Esortò però la figlia a non dirlo a nessuno, per non far vergognare troppo i genitori! Anche l'episodio seguente fu narrato da Teresa a Gerlich, che lo riporta nel suo libro: quando il sarto Ferdinand aveva finito di confezionare un abito, affidava a uno dei figli l'incari_co di portarlo al cliente, e spesso al bambino veniva data una piccola mancia. Questa però non veniva spesa subito, bensì con_servata e nascosta in uno sportellino della macchina da cucire del padre. Quando in casa non c'erano più soldi, cosa che capi_tava abbastanza spesso, tutta la famiglia si riuniva solennemente intorno a quella piccola cassaforte: il gruzzoletto veniva prele_vato e utilizzato per le immediate necessità. I bambini erano orgogliosi di contribuire in questo modo al ménage familiare. Il cibo abituale della famiglia Neumann, come del resto de_gli altri abitanti della zona, erano le patate. Nonostante il po_vero nutrimento, Teresa e i fratelli crebbero sani e forti. Rag_giunsero infatti tutti un'età avanzata, meno Engelbert (nato nel 1901), che morì di malattia ad appena quattro anni. Ferdinand (nato nel 1911) e Agnes (nata nel 1909) sono ancora vivi. La famiglia di Teresa era cattolica: gente pia e devota, che frequentava regolarmente la chiesa e si accostava spesso ai sa_cramenti. I bambini ricevettero un'educazione cristiana e il pa_dre teneva moltissimo che in chiesa fossero attenti e rispettosi: se qualcuno di loro chiacchierava durante le funzioni, a casa do_veva inginocchiarsi per terra e recitare il rosario. Teresa da adulta raccontava, sorridendo, che le sue sorelle Anna e Ottilia erano spesso incappate in questa punizione, mentre lei e Maria l'ave_vano sempre evitata. Teresa fu sin da piccola sempre attiva e piena di vita. Da bambina la sua occupazione preferita era guardare libri illustrati e coltivare le piante e i fiori: un amore che l'accompagnò sem_pre e le procurò grandi gioie. Lavorava volentieri anche in ca_sa, puliva le stanze e lavava la biancheria per sollevare la mam_ma da queste fatiche. A scuola studiava volentieri: la frequentò dal 1904 al 1911 e assolse l'obbligo scolastico con buoni voti. Non mostrò, da bambina, una devozione superiore agli altri membri della famiglia, che come abbiamo visto erano religiosi ma alieni da qualunque forma di bigotteria; si sa però che par_tecipava volentieri alle lezioni di religione e usava scrivere su quaderni i propri pensieri e le proprie riflessioni in materia. Pur_troppo di questi scritti nulla si è conservato: nel 1927 la casa dei genitori fu ristrutturata e molte vecchie cose, tra cui i qua_derni di scuola dei bambini, furono bruciate. Ben presto Teresa cominciò a contribuire al bilancio fami_liare andando a servizio: già nell'ultimo semestre di scuola la_vorava nel pomeriggio in un podere distante un quarto d'ora da Konnersreuth. E a 14 anni, nel 1912, fu messa a servizio in una grande tenuta adiacente al paese, di proprietà di un cer_to Max Neumann; l'anno dopo trovò lavoro nella medesima fat_toria anche la sorella Maria, di 13 anni, e durante la guerra an_che Anna. Il lavoro era duro, perché la tenuta era grande e con molto bestiame, ma Teresa era robusta e amava i lavori dei cam_pi, gli animali e tutto ciò che aveva a che fare con la natura. Aveva un carattere energico e indipendente, e niente la spa_ventava. Anche Teresa, come le sue sorelle, ebbe dei corteggiatori, ma lei non prestò mai loro attenzione: i suoi progetti erano ben diversi. Fin da ragazzina infatti cominciò a coltivare in cuore il desiderio di farsi suora missionaria e di andare in Africa non appena il suo aiuto in casa non fosse più stato indispensabile, e a questo scopo prese i primi contatti con le missionarie bene_dettine di Tutzing. Le cose però dovevano andare diversamente.



    L'incidente del 10 marzo 1918

    Sull'episodio, che per molti aspetti segnò il destino di Tere_sa, così ha raccontato il fratello Ferdinand: « Nel 1914 scop_piò la guerra e nostro padre fu richiamato alle armi. Prima di partire si fece promettere solennemente da Resl che finché lui non fosse tornato a casa lei non sarebbe entrata in convento, ma sarebbe rimasta con la madre e i fratelli. Resl naturalmente promise, pur continuando a coltivare dentro di sé il desiderio della vita monacale. Alla fattoria il lavoro cresceva sempre più, perché uno dopo l'altro tutti gli uomini furono richiamati e Te_resa era sempre più impegnata. Appena poteva però correva a casa e si occupava anche di noi. Questo durò fino al 1918, quan_do ci fu l'incidente...». Un incidente evidentemente voluto dal destino. Racconta infatti ancora Ferdinand Neumann: « In quel mese di marzo del 1918 successe qualcosa che a me personalmente ha sempre fat_to una grande impressione, ma che finora non è stato fatto no_tare da nessuno: cioè il rapporto preciso, immediato e concreto fra il ritorno di nostro padre e l'incidente di Resl, che pose fine alle sue speranze di farsi suora. Papà tornò dalla guerra la sera del 9 marzo e l'incidente avvenne la mattina dopo, il 10 marzo! Teresa non ebbe neppure il tempo di tornare sui suoi progetti. Evidentemente il suo destino non era quello...». L'incidente avvenne così: la mattina di quel 10 marzo scop_piò un incendio molto violento nella fattoria vicina a quella in cui Teresa lavorava. Col suo carattere spontaneo e generoso, Resl fu tra i primi ad accorrere in aiuto: in piedi su una panca afferrava i secchi d'acqua che le venivano allungati, li sollevava e li passava a un'altra persona più in alto. A un certo punto av_venne l'irreparabile: per lo sforzo Resl si procurò una slogatura alla spina dorsale. Come fu constatato in seguito, c'era stato uno spostamento della seconda e terza vertebra lombare con conseguente compressione del midollo, il che provocò subito intor_pidimento alle gambe e mancanza di equilibrio. Lì per lì nessuno si allarmò in maniera particolare e Teresa stessa pensò a un « colpo della strega » particolarmente violen_to. Tornò a casa da sola e rimase in riposo per un paio di giorni; poi riprese, con grande fatica, la solita vita. Seguirono alcune cadute rovinose dovute all'intorpidimen_to alle gambe, che peggiorarono ulteriormente la situazione, fin_ché per l'aumentare dei dolori e il crescente senso di intorpidi_mento Resl dovette mettersi a letto. Ma non servi, perché la malattia continuò a peggiorare: si presentarono crampi spaven_tosi che addirittura la facevano svenire, difficoltà a inghiottire, disturbi alla vista e graduale incapacità a muoversi. Resl fu cu_rata come meglio si poté, fu anche ricoverata per alcune setti_mane all'ospedale di Waldsassen, a qualche chilometro da Kon_nersreuth, ma senza alcun risultato. Nel marzo del 1919, a un anno esatto di distanza dall'incidente, Resl era completamente paralizzata alle gambe e priva della vista. La cecità era soprav_venuta dopo un'ennesima caduta, questa volta dalla sedia dove era stata messa a sedere mentre le rifacevano il letto: aveva bat_tuto la testa violentemente contro la porta, era sopravvenuto un crampo spaventoso e lei aveva perso i sensi. Era poi rimasta vari giorni in stato di incoscienza, e quando aveva finalmente riaperto gli occhi non ci vedeva più. Racconta ancora Ferdinand Neumann: « I miei riuscirono a trovare un oculista, cosa a quel tempo non facile, il quale do_po aver visitato Resl dichiarò che il nervo ottico era lesionato e non esistevano medicine per migliorare la situazione. Mia so_rella, che fino a quel momento aveva sperato di guarire e di tor_nare a lavorare, dovette perdere ogni speranza. Anni dopo, nei colloqui che avevamo quando la portavo a fare quelle passeg_giate in macchina che tanto le piacevano, mi confidò che aveva impiegato due anni ad accettare quello che le era capitato, a di_re si alla malattia. Noi fratelli comunque l'abbiamo sempre vi_sta rassegnata e paziente: la sofferenza era divenuta il suo pane quotidiano e lei l'accettava come l'aveva accettata Gesù. Pre_gava molto e traeva grande conforto dalla comunione che il par_roco padre Naber le portava ogni giorno. In particolare era de_vota a santa Teresa di Lisieux, di cui aveva un'immaginetta che papà le aveva portato dalla Francia durante la guerra. Oltre che dalla cecità e dall'infermità, Resl era tormentata da piaghe da decubito, atroci dolori di testa, crampi spaventosi. La gamba sinistra era rattrappita e il piede completamente girato verso destra ». Oltre alle grandi sofferenze fisiche, Teresa era tormentata dall'idea di essere di peso alla famiglia: non solo non lavorava e non guadagnava più, ma doveva essere costantemente assisti_ta. I genitori e i fratelli sopportarono però sempre tutto con gran_de coraggio e rassegnazione e fecero il possibile per alleviare la condizione di Resl, sia standole molto vicino che procuran_dole tutte le cure mediche che riuscirono a trovare. La malattia di Teresa durò complessivamente sette anni: la guarigione fu progressiva - prima fu liberata dalla cecità e poi dalla paralisi - e miracolosa.



    La guarigione dalla cecità

    Teresa Neumann rimase cieca quattro anni e guari improv_visamente il 29 aprile 1923, giorno della beatificazione di san_ta Teresa di Lisieux. E’ ancora Ferdinand Neumann che racconta: « Il 29 aprile era domenica. Teresa aveva avuto il giorno prima gravi distur_bi di stomaco e nostro padre si era svegliato presto per andare a Neustadt da un terapeuta a prendere un certo tè di erbe che già altre volte le aveva fatto bene. Alle sei, quando andò a salu_tare Resl, lei era ancora cieca e non lo vide. Poi mia sorella dor_mi ancora un poco: raccontò poi di aver avuto la sensazione che mentre dormiva succedesse qualcosa al suo guanciale, "come se graffiasse". Si svegliò alle sei e mezzo e poté vedersi le ma_ni, la camicia da notte, il letto. Alzò gli occhi verso la stanza, vedeva ogni cosa. Allora prese il bastone e lo batté sul pavi_mento, come usava fare per chiamare i familiari quando aveva bisogno: voleva chiamare la mamma. Arrivò invece nostra so_rella Crescenzia, e Teresa in un primo momento non la riconob_be, perché in quattro anni era molto cresciuta. Teresa le disse di chiamare subito la mamma. Appena arrivò, Teresa le gridò che vedeva! La mamma in un primo momento non le credette, pensò che non si sentisse bene, ma Teresa insisteva. Allora la mamma prese dal davanzale della finestra un vaso di fiori bian_chi e glielo mostrò, e Teresa fece un commento preciso; poi le mostrò dei fiori rossi, e Teresa descrisse anche quelli. La mam_ma allora ci chiamò tutti, e Teresa ci parlò e ci riconobbe, uno dopo l'altro. La vista le era ritornata! Piangemmo insieme di gioia!». Il giorno dopo il dottor Seidì visitò Teresa, ma non trovò alcuna spiegazione del fatto. « Teresa e tutti noi », racconta an_cora Ferdinand Neumann, « attribuimmo il miracolo alla picco_la Teresa di Gesù Bambino ». Teresa stessa, in una lettera che il 27 maggio 1923 scrisse alla sua amica signorina Simson, che era stata maestra a Kon_nersreuth, descrisse la propria guarigione dalla cecità. Cara signorina Simson, Salve! Così vorrei gridarle con immensa gioia! Pensi un po': con l'intercessione della beata Teresa, il Signore mi ha ridonato la vista. Che felicità!... Sabato 28 aprile vedevo ancora buio da_vanti agli occhi, come nei trascorsi quattro anni; domenica mat_tina, 29 aprile, aprii un po' gli occhi, ma li sentivo pesanti per gli ultimi tormenti allo stomaco. Ero davvero molto spossata; a un certo momento aprii gli occhi e... credetti di sognare: vedevo tutto distintamente. Bussai alla mamma che accorse temendo che avessi ripreso il vomito sanguigno, invece mi udì esclamare feli_ce: « Mamma, ci vedo! ». Lei credette che vaneggiassi e per sin_cerarsi pose un vaso di fiori bianchi davanti a me. « Oh, che bei fiori bianchi! », dissi io, « a maggio li porteremo in chiesa alla Ma_donna ». Immagini un po', cara signorina, la gioia di quella do_menica. Il sabato era stato tutto nero, come sempre, e la domeni_ca vedevo tutto e bene. Ringrazio sempre, e assieme a Dio mille volte la piccola Teresa. Nessuno l'avrebbe creduto, e io meno degli altri, che allo stato in cui mi trovavo avrei recuperato la vista. Un anno fa il dottor Seidì disse a una mia zia: « Per gli occhi non c e più alcuna speranza, dovrebbe succedere un miracolo per farli risanare». Sabato, 28 aprile, il medico era di nuovo qui, quando un crampo mi tirò il piede sinistro fin sotto il ginocchio destro. Ancora una volta lui disse: «Non c'è più nulla da fare». Stavo quasi per arrabbiarmi. I medici vedono nell'avvenire tanto poco quanto noi. Questo è riservato solo a Dio, per il nostro meglio, e noi dobbia_mo abbandonarci con gioia alla Provvidenza divina. Che il buon Dio faccia di me quello che vuole. Se mi farà guarire, sarò con_tenta, e se mi farà soffrire per altri cinquant'anni alle gambe, fa lo stesso. Se mi vuol togliere di nuovo la vista, è affar suo; se mi facesse morire sarebbe la mia più gran gioia. Ho spesso tanta nostalgia del paradiso, ma forse dovrò salire ancora molti gradini della Via crucis... Con la vista, Teresa aveva riacquistato la possibilità di leg_gere e di ammirare la natura, grande gioia per lei. Gli altri guai però erano rimasti. I due anni che seguirono furono colmi di sofferenze, cristianamente accettate. Da una lettera che Tere_sa scrisse a una sua amica, che era stata sua compagna di scuola e con la quale aveva progettato di andare nelle missioni, possia_mo renderci conto del modo in cui Teresa accettava le pene che quotidianamente la tormentavano: « Cara sorella, non va trop_po male, anche se le sofferenze occupano gran parte del mio tempo. Questa ormai è la mia professione. Non mi è stato con_cesso di operare nelle missioni all'estero, conquistando anime al mio diletto Salvatore, ma posso farlo qui, a casa mia. Fa lo stesso, vero, il posto dove si opera; siamo dovunque a casa no_stra finché non giungeremo alla nostra vera dimora verso la quale aneliamo con nostalgia! ».



    La guarigione dalla paralisi

    Venne il giorno della santificazione della piccola Teresa di Lisieux, 17 maggio 1925. Dal Diario di padre Naber ricaviamo la descrizione di quanto avvenne: « Quel giorno fui chiamato presso l'ammalata perché non si sapeva che cosa avesse. La trovai con gli occhi fissi e rivolti verso qualcosa davanti a lei, le mani tese nella stessa direzione, il volto radioso; faceva cenni di assenso con la testa, come se stesse parlando con qualcuno. Improvvisamente si mise a sede_re, cosa che per sei anni e mezzo non era riuscita a fare. Quan_do quello stato straordinario sparì, le chiesi dove fosse stata. Invece di rispondere, lei dichiarò con sorprendente sicurezza che ora poteva alzarsi e camminare. La madre guardò stupita il piede sinistro che da circa nove mesi era rattrappito e girato verso il destro: ora era di nuovo normale come l'altro. Subito la malata si alzò e sorretta dal padre camminò per la stanza per mezz'ora. Alla mia rinnovata domanda dove fosse stata, rac_contò che all'improvviso, mentre pregava, le era apparsa davanti agli occhi una luce e una voce straordinariamente amichevole le aveva chiesto se volesse guarire; lei aveva risposto che per lei tutto andava bene, guarire, restare malata, morire, come vo_leva Dio. Al che la voce aveva replicato che oggi avrebbe avuto una piccola gioia, si sarebbe alzata e avrebbe camminato. Però avrebbe dovuto soffrire ancora molto e nessun medico avrebbe potuto curarla. Non doveva comunque disperare: "Io ti ho aiu_tata finora e ti aiuterò anche in avvenire". La voce parlò anco_ra del significato del dolore e concluse: "Io ho scritto: Si salva_no più anime coi patimenti che con le prediche più brillanti" ». (Vedi la sesta lettera di santa Teresa di Gesù Bambino ai mis_sionari). Da allora le due vertebre, che prima erano distorte e compresse, tornarono in posizione naturale, i crampi e la para_lisi sparirono e la malata poté camminare appoggiandosi al ba_stone e a una persona... » L'opera fu completata qualche mese dopo: « Il 30 settem_bre, anniversario della morte di santa Teresa », leggiamo anco_ra nel Diario del parroco, « la meravigliosa luce apparve di nuo_vo e la stessa voce disse all'ammalata che Dio voleva che ora camminasse senza aiuto. E così fu ». Ancora una volta Teresa descrisse in una lettera a un' amica suora la grande esperienza della guarigione. La lettera è datata 16 giugno 1925, un mese dopo il recupero dell'uso delle gambe: Cara amica, voglio raccontare anche a te la grande, immerita_ta grazia che è stata concessa il 17 maggio. Pensa, cara amica, che ora posso sedere e camminare. Non so lontanamente descri_verti come mi sento: tutto il mondo mi sembra nuovo... Sai, non sono mica guarita del tutto; anche la voce mi aveva detto che avrei sofferto ancora molto, ma questo mi rallegra per_ché senza dolori e patimenti non so più immaginare la vita. Ma i dolori più grandi, quelli alla spina dorsale, sono scomparsi com_pletamente. Il punto leso sta bene, le vertebre sono tutte a po_sto, grazie a Dio. Ti voglio raccontare brevemente con e succes_so. Il 17 maggio, giorno della canonizzazione della piccola santa Teresa, stavo nel pomeriggio sola soletta nella mia stanza, immersa nella devozione del mese di maggio. Recitavo appunto il rosario quando d'improvviso si fece una gran luce davanti a me. Non posso descriverti quel chiarore. Al primo momento mi spaventai, tanto che gettai due forti grida che furono udite persino dai miei cari, da basso. Ma quando vennero su, non li vidi né li udii. Però non avevo piu il crampo. I miei cari s'accorsero subito che avevo un altro aspetto. Vennero le sorelle Arzberg e mia sorella Anna, e poi andarono a chiamare il signor parroco. Egli racconta che, ap_pena entrato dalla porta, comprese in quale stato mi trovassi: non somigliavo più a me, né sapevo chi fosse presente. Ma ciò che accadeva dentro di me lo ricordo come fosse ora. Quando vidi la luce, sentii una voce dolcissima che incominciò a chiacchiera_re. Mi chiese se volessi guarire. Risposi che per me andava bene tutto: vivere o morire, essere sana o malata. Tutto ciò che vuole il Signore va bene per me, tanto lui sa ciò che è per il meglio. Allora la voce disse: « Ti farebbe piacere se potessi badare a te stessa? », ed io: « Tutto mi fa piacere ». La voce disse ancora: « Per_ché sei così sottomessa, come piace al Signore, ora avrai anche tu una piccola gioia. Ma dovrai soffrire ancora molto e a lungo: nes_sun medico ti potrà aiutare. Io ti sono stata sempre vicina e conti_nuerò ad esserlo. E ora puoi metterti a sedere. Prova, via, io ti aiuterò ». E qualcosa mi afferrò alla mano destra e mi aiutò a se_dere. Ma nello stesso istante ebbi un dolore tremendo nel punto leso della spina dorsale, tanto che mi dovetti sdraiare di nuovo. La voce continuò a parlare ancora e ancora, ma ora diceva soltan_to cose che riguardavano il mio intimo. Parlò molto e insistentemente delle sofferenze, ma questo non intendo rivelarlo. Solo al mio confessore narrai tutto, per obbedienza. La voce aggiunse an_cora una frase riguardo ai patimenti: « Questo l'ho già scritto tempo fa». Da quella frase il mio confessore riconobbe che la voce ap_parteneva a santa Teresa, perché la trovò nei suoi scritti, ma solo il lunedì seguente. La voce parlò ancora di cose spirituali e poi disse: « Adesso puoi alzarti e camminare ». Di nuovo sentii afferrare la mia mano e sedetti. Poi la voce disse ancora qualche cosa e d'im_provviso la luce sparì. Solo in quel momento vidi e udii i miei cari... Si, cara amica, le mie vertebre ora sono diritte e così anche la gamba, solo un po' più corta. Come abbia fatto a raddrizzarsi, non lo ricordo affatto, ma la mia cara mamma e le reverende suo_re videro, durante quell'ora, che a poco a poco la gamba si stende_va, mentre prima era ancora tutta rattrappita. Qualche giorno do_po venne il dottor Seidi e rimase stupefatto. Egli mi visitò a fon_do e constatò che la lesione al midollo spinale era del tutto guari_ta. Però proprio del tutto sana non lo sono, sai; quelle sofferenze che dipendono dal sangue sono rimaste. Se la santissima volontà di Dio avesse disposto che guarissi completamente, la voce me l'a_vrebbe detto. Già così sono molto felice: senza patimenti non vorrei vivere. Ora i miei cari non hanno più tanto da fare intorno a me... anzi, ora che c'è la raccolta del fieno sono io che lavo i piatti e che rassetto le stanze da basso. Poi vado a passeggiare nel bel mondo di Dio e tutto mi sembra nuovo. Quant'è buono il Signore con noi peccatori! Quante gioie dà al mondo! Io mi rallegravo già tanto quando mi portavate i fiori e ora, pensa, posso raccoglierli da me... Con la guarigione dalla paralisi alle gambe i miracoli non erano però finiti. Il 13 novembre di quello stesso anno Teresa Neumann ebbe un violento attacco di appendicite acuta con feb_bre altissima. Il medico curante, dottor Seidì, ravvisò la neces_sità di un'immediata operazione, da farsi nel vicino ospedale di Waldsassen. Poiché la madre di Teresa piangeva disperata_mente, la malata chiese al parroco padre Naber se potesse po_sare una reliquia di santa Teresa di Lisieux sulla parte dolente e implorare il suo aiuto. Il parroco non trovò nulla da obiettare e Teresa allora fece posare la reliquia sull'addome sofferente e pregò: « Santa Teresa! Tu puoi aiutarmi! L'hai già fatto tante volte! Non lo chiedo per me, ma sentì un po' cosa sta combi_nando la mamma! » Padre Naber, che fu presente tutto il tempo, così descrisse il fatto nel suo Diario: « La malata si contorceva nel letto come un verme, mentre i presenti pregavano santa Teresa. All'improv_viso si voltò verso qualcosa, aprì gli occhi, il viso le divenne radioso, alzò le mani e le tese verso qualcuno davanti a sé, disse alcune volte: "Si", e poi si drizzò. Premette alcune volte sulla parte ammalata chiedendo: "Veramente?". Io domandai allo_ra se fosse apparsa di nuovo santa Teresa e la risposta fu: "Si, e ha detto che devo andare subito in chiesa a ringraziare Dio. Mamma, portami un vestito!". Si vestì e andammo in chiesa, tra lo stupore di tutta la gente del paese. Ogni dolore era passa_to. Durante la notte tutto il pus fu espulso per via naturale, so_lo le croste provocate dalla febbre sulle sue labbra durarono ot_to giorni. Oltre a sentire la voce, Teresa aveva visto questa vol_ta anche una mano, bianca e sottile. La voce aveva detto: "La tua completa sottomissione e la tua gioia nel sopportare i dolori mi rallegrano. Affinché il mondo riconosca che questo è un av_venimento straordinario, non occorre che ti operi; ma va' subi_to, subito, a lodare il Signore e a ringraziarlo. Tu dovrai soffri_re ancora molto, ma non temere nulla, neppure i patimenti in_teriori. Solo così potrai contribuire alla salvezza delle anime. Dovrai sempre di più rinunciare al tuo io, ma resta sempre co_sì, candidamente innocente...». La strada di Teresa Neumann era segnata: visioni sopran_naturali e sofferenze caratterizzeranno d'ora in poi la sua esi_stenza.



    Le stigmate

    Tra il 1923 e la fine del 1925 Teresa aveva miracolosamen_te recuperato la vista e la mobilità. A partire dall'inizio del 1926 si verificò una serie di fatti più straordinari ancora, se possibi_le: l'impressione delle stigmate, l'inizio del digiuno che doveva protrarsi per ben trentasei anni, fino alla morte, e il presentarsi di quelle visioni relative ai fatti biblici, alla vita di Gesù, della Madonna e dei santi che dovevano anch'esse accompagnare, con ritmo praticamente quotidiano, la vita della Resl, come Teresa Neumann veniva comunemente chiamata da amici e familiari. Nel febbraio del 1926 Resl fu colta da malessere ed estre_ma debolezza, per cui dovette mettersi a letto dove rimase più di un mese, fino a Pasqua. La notte fra giovedì 4 marzo e venerdì, mentre era a letto tranquillamente e non pensava a niente di particolare, ebbe al_l'improvviso la visione di Gesù in ginocchio nell'orto degli uli_vi e lo sentì pregare; vide anche i discepoli addormentati. Den_tro di sé provò uno slancio d'amore e compassione per il Re_dentore: in quel momento lui la guardò fisso e Teresa sentì nel_la zona del cuore un dolore così intenso che credette di morire. Quando si riprese, la zona era coperta di sangue e sul lato sini_stro si era aperta una ferita che continuò a sanguinare fino al giorno dopo. Teresa riuscì a nasconderla a tutti, occultandola con bende. Alla sorella che dormiva con lei, disse di essersi bruciata. Una settimana dopo, alla stessa ora, Teresa vide ancora Gesù nell'orto degli ulivi e in seguito anche la flagellazione. La setti_mana seguente assistette all'imposizione della corona di spine. Ogni volta la ferita al cuore sanguinava copiosamente fino al giorno dopo. Il venerdì della Passione, 26 marzo, Teresa vide Gesù por_tare la croce e cadere sotto il suo peso e quando si riprese dallo stato d'estasi, sulla sua mano sinistra si era aperta una ferita sanguinante che non fu possibile nascondere. Quando la madre le chiese come si fosse fatta male, Teresa dovette rispondere che la ferita si era formata da sola. La notte fra giovedì e venerdì santo (10 e 2 aprile) Teresa vide per la prima volta tutta la Via crucis, dall'orto degli ulivi fino al Golgota e alla, morte in croce, e sulla mano destra e sui piedi si aprirono altre ferite. Fu chiamato allora padre Naber, che accorse con un altro sacerdote: « Giaceva come una martire », scrisse il prelato nel suo Diario, « con gli occhi pieni di sangue, due strisce di sangue sulle guance, pallida come una moribonda. Fino alle tre, ora della morte del Salvatore, soffrì le pene spaventose della morte. Poi si calmò». La visione delle stigmate commosse profondamente il sacer_dote, come aveva turbato e sconvolto i genitori e i fratelli di Teresa. « Mi ci volle parecchio tempo prima che ritrovassi la mia calma interiore », scrisse ancora padre Naber nel suo Diario. Domenica 4 aprile, giorno di Pasqua, Teresa vide il Salva_tore risorto, si sentì molto meglio e poté alzarsi dal letto. E’ bene sapere che Teresa Neumann non sapeva nulla delle stigmate e non le aveva affatto desiderate. Come ebbe a dire in seguito, un tale desiderio le sarebbe apparso una « peccami_nosa presunzione ». La notizia delle stigmate si diffuse molto rapidamente, con le conseguenze che ognuno può immaginare. « Resl non riusci_va ad abituarsi all'idea che la gente venisse a sapere che aveva quelle ferite », racconta il fratello Ferdinand. « Temeva di esse_re presa per pazza, di essere ritenuta una mistificatrice, un'i_sterica. Di carattere era riservatissima e avrebbe preferito che le ferite non si vedessero: se proprio era desiderio del Signore che lei le avesse, che fossero soltanto per lei. In seguito però capì che erano invece destinate soprattutto alla gente, che era_no un segno divino per tutti. Anche in seguito, quando si ven_ne a sapere che non mangiava né beveva più, ebbe a dirmi in molte occasioni che avrebbe preferito essere come gli altri, visto che quel fatto attirava su di lei una curiosità morbosa. Per evitarla nei limiti del possibile, Teresa usò sempre guanti corti senza dita e maniche lunghe che coprivano quasi completamen_te le mani. E quando usciva dal paese, per non farsi riconosce_re, invece di portare in testa il fazzoletto bianco che le era abi_tuale, si vestiva tutta di nero come le vecchie contadine. Per il resto però accettò sempre volentieri ogni cosa inviata dal Sal_vatore, comprese le terribili sofferenze del venerdì, che conti_nuarono fino alla morte ». All'inizio comunque la famiglia Neumann esitò a credere all'origine soprannaturale delle ferite e cercò di farle cicatriz_zare prima con mezzi empirici e casalinghi, poi con l'aiuto del medico. Leggiamo dal Diario del pastore Naber: « Alcuni giorni do_po Pasqua venne il medico, dottor Seidì, ed esaminò le ferite. In precedenza si era tentato di far guarire le ferite con metodi casalinghi, però la malata non era riuscita a sopportarli. Anche l'unguento ordinato dal medico fu messo due volte sulle ferite, ma non fece bene. Io allora ordino a Teresa di applicare ancora una volta il medicamento, per non doverci poi sentir rimprove_rare di non aver usato a sufficienza i rimedi naturali. Conse_guenza della rinnovata applicazione sono gonfiori alle mani, ai piedi e al fianco e forti dolori. Quando togliamo l'unguento, i dolori cessano. Il 16 aprile il medico torna e fascia personal_mente le ferite; subito però si presentano gonfiore e dolori. Io allora consento alla malata di fare quello che ritiene sia meglio. Le fasciature messe dal medico vengono tolte, le ferite sangui_nano ma non fanno più male. Teresa si trova in grande imba_razzo a causa delle prescrizioni mediche e chiede consiglio alla piccola santa Teresa. Subito dopo l'invocazione alla santa, si accorge che le bende di lino che erano state poste a protezione delle ferite si allentavano: subito dopo smisero di sanguinare e si asciugarono. Da sabato 17 aprile a giovedì 22 aprile le feri_te rèstarono chiuse. Quella sera alle dieci Teresa era a letto e leggeva, quando le si ripresentarono davanti agli occhi le visio_ni del giovedì santo; le ferite ripresero a sanguinare e a dolere, cosa che fecero anche il venerdì. Sabato la situazione era di nuo_vo come la settimana precedente e le ferite erano chiuse. La settimana dopo successe la stessa cosa...». Questa situazione si ripeté fino alla morte di Teresa: le sue stigmate dolevano continuamente, ma sanguinavano soltanto du_rante la visione della Passione. Familiari e medico rimasero alquanto stupiti da quelle feri_te che, se medicate, producevano atroci dolori e se invece la_sciate stare non si infiammavano né si infettavano. E da allora in poi rinunciarono completamente a curarle. Nel novembre di quello stesso anno 1926, tra il 18 e il 19 (giovedì, venerdì), mentre Teresa aveva la visione dell'incoro_nazione di spine, apparvero per la prima volta tre macchie di sangue nel fazzoletto bianco che usava portare in testa. Quan_do il fazzoletto fu tolto, i capelli risultarono imbevuti di san_gue e tutta la testa era assai dolorante. La settimana successiva le macchie di sangue salirono a otto, e tali rimasero. Le stigmate di Teresa Neumann furono oggetto di molti con_trolli medici, da parte anche di padre Agostino Gemelli che nel 1928 si recò a Konnersreuth come medico e come commissario di papa Pio XI. Padre Gemelli si era fatto sacerdote dopo la laurea in medicina ed era docente all'Università Cattolica di Mi_lano, di cui era anche rettore. Dopo aver visitato la stigmatiz_zata, egli dichiarò: « Avendo visitato con la massima attenzio_ne Teresa Neumann, dichiaro che non c'è assolutamente nes_suna traccia di isterismo e, naturalmente, che le sue condizioni non sono scientificamente spiegabili ». In seguito padre Gemelli fece rapporto al pontefice, il qua_le impartì la sua benedizione a lui e a Teresa Neumann, la qua_le avvertì chiaramente quella benedizione e lo disse a padre Na_ber. Il documento con la benedizione apostolica giunse a Kon_nersreuth alcune settimane dopo.



    Il digiuno

    Alle stigmate intanto si aggiunse il digiuno. Da molto tem_po, cioè fin da quando si era ammalata, Teresa aveva mostrato un sempre più scarso bisogno di nutrimento. A partire dal 1922, anche a causa della paralisi che le bloc_cava i muscoli della deglutizione, si era nutrita soltanto di ali_menti liquidi. Poi gradualmente, dal 1926 in poi, non aveva più sentito neppure la necessità di questi. Tuttavia, per compiacere la madre che comprensibilmente se ne preoccupava molto, accettava di ingoiare ogni giorno un paio di cucchiai di latte o succo di frutta, che però in genere rimetteva subito. A partire dal Natale 1926 Teresa provò una totale ripugnanza per cibi e bevande e smise completamente di nutrirsi. Soltanto dopo la comunione quotidiana prendeva alcune gocce d'acqua per inghiottire meglio l'ostia; padre Naber tuttavia testimonia che dal settembre 1927 non ci fu più bisogno neppure di quel_la. Da allora, per quasi trentasei anni, Teresa visse senza man_giare né bere: la comunione era il suo unico, indispensabile nu_trimento. Padre Naber, che le diede la comunione ogni giorno fino alla morte, ha annotato nel suo Diario che Teresa afferma_va di vivere « del Salvatore ». E aggiunge: « In lei si compie alla lettera la parola di Dio: "La mia carne è vero cibo e il mio san_gue vera bevanda" » Dell'autenticità del digiuno totale di Teresa Neumann non è lecito dubitare. Dice Ferdinand Neumann: « In una famiglia numerosa come la nostra non sarebbe mai stato possibile simu_lare una cosa del genere. A che scopo poi? Teresa rifuggiva da ogni notorietà e la curiosità che, suo malgrado, la gente aveva per lei soprattutto per questa faccenda del digiuno le dava mol_to fastidio. Inoltre Konnersreuth è un piccolo paese e tutti par_tecipavano molto da vicino a quello che capitava a mia sorella. Teresa non avrebbe mai potuto nutrirsi di nascosto, per trenta_sei anni di seguito: ce ne saremmo accorti! In più mia sorella ha vissuto a più riprese per settimane intere a casa del profes_sor Wutz, il famoso orientalista che era anche sacerdote, a Eich_stàtt, e anche lì fu constatato che il suo digiuno era totale...». Come abbiamo accennato in precedenza, a Konnersreuth vivono ancora molte persone che hanno conosciuto bene Tere_sa e hanno partecipato direttamente alla sua vita mistica, con_statando di persona, con comprensibile stupore, i fenomeni straordinari di cui la loro compaesana era protagonista. Tutti concordemente descrivono Teresa come una donna di grande semplicità e disponibilità, di carattere allegro, gioviale, aperta al dialogo, innamorata della natura e di quello che chiamava « il bel mondo di Dio». A titolo di esempio riporto le parole di Max Dietz, 83 anni, contadino, parente di Teresa (suo fratello è il marito di Agnes, l'unica sorella superstite di Teresa, oggi molto anziana): « Mio fratello e io siamo praticamente cresciuti insieme alla famiglia Neumann e abbiamo assistito ad ogni cosa. Ricordo i tentativi per far mangiare Teresa: ci provavamo tutti, senza risultato. Sembrava che avesse la gola chiusa. Neppure con la cannuccia le andava giù niente! Hanno sospettato inganni, frodi, ma sono tutte calunnie. Per trentasei anni, vivendo in una famiglia nu_merosissima e sempre piena di amici e conoscenti, ed essendo per di più sempre al centro dell'interesse e della curiosità di tutti, Teresa non ha mangiato né eliminato mai nulla: come avrebbe potuto fingere e fare ogni cosa di nascosto? Noi tutti l'abbiamo vista soffrire nel letto, per anni, cieca e paralizzata. Quando all'improvviso guari, pensammo tutti subito a un miracolo: che altro avremmo potuto pensare? E anche il digiuno e le stigmate furono miracoli. Teresa ci ha abituato ai miracoli! ». Le stigmate e il digiuno di Teresa Neumann, che venivano ad aggiungersi alle sue guarigioni miracolose di cùi già avevano tanto parlato i giornali, attirarono sempre più l'attenzione ge_nerale. Si mosse ufficialmente anche la Chiesa, e più esattamente la curia di Ratisbona da cui dipende Konnersreuth, e ordinò un rigorosissimo controllo che fu eseguito nel luglio 1927 in ca_sa Neumann, su precisa richiesta del padre di Teresa. Johannes Steiner, che seguì per quarant'anni il caso di Te_resa Neumann, così descrive i fatti nel suo libro: « Nel luglio 1927, con la sua approvazione e su iniziativa della curia di Ra_tisbona, Teresa fu sottoposta ad una minuziosa e rigorosa sor_veglianza di una commissione medica e di quattro suore di Mal_lensdorf. La curia aveva preventivamente interrogato alcuni esperti per sapere per quanto tempo una persona può, normal_mente, vivere senza prendere cibo e bevanda. L'esito di questa indagine stabilì un periodo massimo di undici giorni, special_mente riguardo al bere. Su questo indice si decise di protrarre la vigilanza per quindici giorni. A due a due le suore, sotto giuramento, osservarono inces_santemente Teresa durante quei quindici giorni secondo le istru_zioni ecclesiastiche e mediche. E’ stata misurata l'acqua per sciacquarsi la bocca; sono sta_te controllate tutte le secrezioni. Furono prese fotografie del_le stigmate sanguinanti e il sangue stesso fu esaminato. Venne persino sottoposta, senza chiederle il permesso, a visite molto penose di cui per dieci anni lei si vergognò di parlare, perfino con i genitori. Nel corso di tali accertamenti fu fatto, durante lo stato di estasi del venerdì, un esperimento di abbacinamen_to con una lampada ad arco di cinquemila watt, dirigendo un raggio luminoso sui suoi occhi spalancati. Se Teresa si fosse trovata in condizioni di sensibilità normale, questo esperimen_to avrebbe potuto provocare disturbi visivi molto gravi, spe_cialmente a lei che già era stata affetta da cecità. Invece non si mosse, né batté ciglio, e ciò dimostra che nello stato di con_templazione visionaria era insensibile ad ogni impressione esterna. Nei quindici giorni non fu constatata la minima immissio_ne di alimenti. Il peso, che all'inizio dell'esame era di 55 kg, scese durante le sofferenze del venerdì a 51 kg la prima volta e a 52,5 la seconda, e alla fine dell'esame ritornò al livello ini_ziale malgrado l'assoluto digiuno. Il peso medio di Teresa Neu_mann, nel corso degli anni seguenti, non è mai diminuito, anzi con l'età e per predisposizione ereditaria è piuttosto aumenta_to. Ha sempre perduto peso nei venerdì (fino a 4 kg), ma lo ha recuperato regolarmente nel corso della settimana. Un orga_nismo normale non sopporterebbe, a lungo andare e senza so_stentamento, così continue variazioni di peso senza registrare notevoli disturbi...». La curia di Ratisbona si dichiarò pienamente soddisfatta del_l'esito del controllo. Nel suo bollettino del 4 ottobre 1927 pub_blicò infatti quanto segue: « L'esteso, esauriente rapporto del_l'ufficiale sanitario dottor Seidì e il testo scritto di proprio pu_gno dal docente universitario professor Ewald, nonché i due gruppi di diari delle quattro suore ci convincono che un osser_vazione effettuata in un ospedale o in una clinica, come all'ini_zio era stato auspicato ma non fu possibile effettuare, non avreb_bero potuto dare risultati migliori. Firmato: Scheglmann, vica_rio generale. Wùhrl, segretario ». Negli anni seguenti tuttavia furono fatte pressioni a Teresa perché ripetesse il controllo del digiuno. A un secondo esame tuttavia non si arrivò mai, perché i vescovi non furono d'accor_do nella richiesta di un secondo esame che veniva da parte dei medici e dei politici. Inoltre il padre di Teresa, dopo aver ap_preso certi particolari del primo controllo, si oppose assoluta_mente a che ne venisse compiuto un secondo. Egli stesso lo espresse chiaramente in una lettera al vescovo di Ratisbona, mon_signor Michael Buchberger: la lettera è datata 10 marzo 1937. Rev.mo signor vescovo, in questi giorni ho appreso da mia figlia una cosa che cambia radicalmente il mio atteggiamento riguardo a un rinnovato esa_me clinico. Durante l'osservazione ordinata dal suo predecessore, il pro_fessor Ewald, senza che io lo sapessi e senza il permesso di mia figlia, l'ha visitata in rapporto alla sua verginità. Mia figlia, non essendo nelle condizioni di potersi opporre, ha dovuto subire l'af_fronto senza protestare, ma il professor Ewald non doveva mai farlo senza il suo consenso. In tutti questi anni lei non mi ha mai parlato del fatto, perché si vergognava... E’ inaudito e vergognoso sotto ogni aspetto che da parte della curia, sotto il titolo di « osservazione del mancato nutrimento », si concedano pieni poteri a un medico, e per di più a un medico protestante, poteri che gli consentono di trattare e visitare una ragazza illibata come una prostituta alla sezione di polizia. Con ciò ogni discorso intorno a nuovi esami medici è definitivamente chiuso... Stigmate e digiuno non autorizzano in alcun modo a ta_le incredibile impudenza, che non si oserebbe imporre a un esse_re normale. Ad ogni buon conto, a me non capiterà di certo mai più che si abusi della fiducia della mia famiglia in modo così ver_gognoso, visto che neanche gli ordini del vescovado garantiscono protezione alcuna. Con reverenza. FERDJNAND NEUMANN

    Nella sua opposizione netta e precisa Ferdinand Neumann fu confortato dal sostegno dei vescovi: monsignor Michael Rackl, vescovo di Eichstàtt, lo esortò a non aderire per nessuna ragio_ne a un nuovo esame; e il cardinale Preysing di Berlino, che era stato in precedenza vescovo di Eichstàtt e conosceva quindi molto bene la situazione, affermò pubblicamente: « Mi rallegro molto che il padre abbia una testa così dura. E’ ovvio che un medico non crederebbe ai risultati dell'altro, né una clinica all'altra ». Johannes Steiner riferisce nel suo libro che papa Pio XI avrebbe detto al cardinale Schuster con riferimento a Teresa Neumann e al problema di un ulteriore controllo: «Lasciatemi in pace quella creatura!». Steiner aggiunge poi, a titolo perso_nale, che il padre di Teresa aveva detto a più riprese: « Per con_to mio possono mettere Teresa in una cassa di vetro e osservar_la quanto vogliono, ma non permetterò mai che si facciano espe_rimenti su di lei ». Egli temeva infatti che se la figlia fosse stata ricoverata in clinica per accertamenti relativi al digiuno le cose sarebbero andate come la prima volta; in più probabilmente avrebbero tentato di nutrirla con sonde o avrebbero fatto espe_rimenti sulle stigmate. Questi ultimi timori erano stati espressi a Ferdinand Neumann da amici medici ed erano pienamente giustificati, anche perché durante il terzo Reich nessuno sape_va cosa potesse capitare in una clinica. Teresa fu quindi lasciata in pace. Nel suo Diario padre Na_ber racconta di averle chiesto, mentre si trovava in stato di estasi, che cosa si poteva sperare da un nuovo esame, e lei aveva fls'po_sto: « Se il Salvatore si fosse riproposto di ricavare da un nuovo esame qualche cosa in suo onore e che fosse utile alla salvezza della gente, avrebbe da tempo già portato a termine la fac_cenda! ». Resta da aggiungere, per completare il quadro relativo al di_giuno di Teresa Neumann, che tale digiuno ebbe un'importan_te conferma indiretta: durante il terzo Reich Teresa fu cancel_lata dalle liste annonarie e dall'inizio della guerra fino alla ri_forma monetaria del 1948 non ebbe la tessera alimentare. Le fu concessa invece una doppia razione di detersivi per lavare la biancheria che ogni venerdì inondava di sangue. Teresa Neumann, la sua famiglia e i suoi amici furono sem_pre nettamente contrari al nazismo, e non ne fecero certo mi_stero; ciò nonostante non ebbero fastidi di alcun genere. Hitler ebbe, a quanto pare, rispetto di lei e la parola d'ordine nei suoi confronti era: « Konnersreuth non si tocca! ». A proposito del digiuno di trentasei anni di Teresa Neumann, il gesuita dottor Carl Stràter, che fu incaricato dal vescovo di Ratisbona monsignor Rudolf Graber di studiare la vita della stig_matizzata di Konnersreuth e di raccogliere materiale in vista di una possibile beatificazione, afferma: «Il significato del di_giuno di Teresa Neumann è stato quello di dimostrare agli uo_mini di tutto il mondo il valore dell'eucarestia, far capire che Cristo è veramente presente sotto la specie del pane e che at_traverso l'eucarestia può conservare anche la vita fisica ».



    LE VISIONI

    Dal momento in cui ricevette le stigmate fino alla morte, Teresa Neumann ebbe numerosissime visioni in cui vedeva Ge_sù, i vari episodi della sua vita, i suoi miracoli, le sue prediche, la morte in croce, la risurrezione, l'ascensione al cielo. Vedeva anche la vita della Madonna, degli apostoli e dei santi, fatti bi_blici, episodi narrati negli Atti degli Apostoli. Durante le visioni Teresa era completamente staccata dal mondo circostante e non reagiva a nessuno stimolo: era total_mente immersa in quello che vedeva, che si rifletteva con gran_de espressività sul suo volto. Le fotografie che le sono state scat_tate dal fratello Ferdinand mentre davanti al suo occhio inte_riore passavano le visioni documentano con estrema chiarezza i diversi stati d'animo: gioia, dolore, preoccupazione, sofferen_za, stupore e così via. Teresa non assisteva ai fatti biblici soltanto con lo sguardo, ma con tutta se stessa: udiva quello che veniva detto (come ve_dremo, sentiva ed era in grado di ripetere anche parole e frasi in lingue che allo stato normale non conosceva), percepiva gli odori (per esempio quelli dei balsami), avvertiva sensazioni di caldo e di freddo, soffriva nel corpo le sofferenze di Gesù. Subito dopo la visione, e anche tra una visione e l'altra, Te_resa entrava in uno stato che fu definito di «quiete sopranna_turale», durante il quale si sentiva gioiosamente unita al Salva_tore. Raramente Teresa Neumann parlava di Dio o di Gesù Cristo: per lei c'era soltanto il Salvatore, col quale per tutta la vita ebbe un rapporto di totale fiducia e confidenza. Durante lo stato di «quiete soprannaturale », Teresa poteva essere interrogata su quanto aveva visto e lo riferiva dettagliatamente; e anche su problemi religiosi e filosofici e su questioni personali riguar_danti i presenti. Le risposte e le spiegazioni che dava mentre si trovava in questa condizione superavano di gran lunga le sue conoscenze abituali; inoltre si esprimeva in tedesco corretto in_vece che in dialetto e dava prova di abilità chiaroveggenti e di uno straordinario potere di penetrazione nell'animo altrui. Ca_pitava quindi sovente che rispondesse a qualche domanda pri_ma che la persona interessata la formulasse e che accennasse, senza mai esprimere alcun biasimo o critica, a episodi della vita passata di chi le stava davanti, allo scopo di sollecitarne la con_fidenza. Tornata allo stato normale, Teresa non ricordava nulla di quanto aveva detto. Conosciamo ogni cosa perché padre Na_ber, Fritz Gerlich e altri hanno preso accuratamente nota di tutto; inoltre il fratello Ferdinand riuscì fin dagli anni Trenta a registrare su disco quanto Teresa diceva a proposito di ciò che vedeva in stato di estasi. Le visioni più famose e impressionanti sono quelle della pas_sione e morte di Gesù, che si ripetevano ogni venerdì ad ecce_zione dei tempi liturgici gaudiosi o di particolari feste religiose che cadevano di venerdì; in questi casi, abbastanza rari, a Te_resa erano risparmiate le abituali sofferenze. Le visioni del ve_nerdì si distinguevano infatti dalle altre anche perché Teresa soffriva moltissimo nel fisico e nello spirito: riviveva nel corpo e nell'anima l'ultimo giorno di Gesù. E’ stato calcolato che que_sto avvenne almeno settecento volte. Per quello che riguarda invece le altre visioni, quelle relati_ve alla vita della Madonna e dei santi e agli episodi biblici, esse coglievano Teresa improvvisamente, in qualunque momento del_la giornata. Di colpo ella veniva colta dalla visione e trasporta_ta altrove: ciò poteva capitare mentre stava cucendo, quando era in giardino, durante un colloquio con i familiari o i visitatori, in macchina col fratello Ferdinand. Teresa diventava allora del tutto insensibile agli stimoli esterni, non si accorgeva più di quanto avveniva intorno a lei, che era completamente con_centrata su quanto le veniva mostrato. Si troverà nella terza parte di questo libro la descrizione di un certo numero di visioni. Concentriamoci però fin d'ora sul_le visioni del venerdì, che erano del tutto particolari. Ogni volta Teresa vedeva più o meno la stessa cosa, cioè le veniva mostrata in quarantacinque quadri la passione del Re_dentore, dalla preghiera nell'orto degli ulivi al Golgota. Le vi_sioni cominciavano la notte fra il giovedì e il venerdì e termi_navano il venerdì, nell'ora della morte di Gesù. Come teologi, orientalisti ed esperti ebbero modo di con_statare, queste visioni corrispondevano alla realtà storica, an_che nei suoi aspetti meno noti. Quando Teresa Neumann co_minciò ad avere le visioni, era una giovane contadina con ben poche letture al suo attivo. Ci si sarebbe dovuti di conseguenza aspettare che fosse influenzata per esempio dai quadri della Via Crucis della chiesa parrocchiale del paese, le uniche raffigura_zioni di questo evento che conoscesse; invece ciò non avvenne affatto, né per l'ambiente, né per l'abbigliamento, né per il modo di agire dei personaggi coinvolti. Al dottor Fritz Gerlich che una volta le chiese se ci fosse somiglianza tra ciò che vedeva e i quadri che erano in chiesa, lei rispose subito: « Oh, no, dot_tore, non, c’è niente di simile! ». Ciò che le veniva mostrato nello stato visionario corrispondeva invece perfettamente al paesag_gio di Gerusalemme, che Teresa non aveva mai visto, agli arre_damenti e agli abiti dell'epoca, su cui certamente non aveva fatto alcuno studio storico. Appena aveva inizio la contemplazione di Gesù nell'orto de_gli ulivi, Teresa cominciava a sanguinare dalle stigmate del co_stato, delle mani, dei piedi e della fronte; lacrime di sangue le sgorgavano inoltre dagli occhi. Mentre assisteva al trasporto della croce, la spalla le si gonfiava e si tumefaceva. « Chi ha potuto assistere a questa visione, ne ha riportato l'immagine di un martire perfetto e impressionante, ma pur sem_pre nobile, commovente e composto », scrive nel suo libro Jo_hannes Steiner, che segui Teresa per quarant'anni. « Si vedeva_no le mani muoversi intorno alla fronte, come per allontanare le spine, le dita delle mani contrarsi nello spasimo doloroso dei chiodi della crocifissione, la lingua che cercava di umettare le labbra riarse...». Le varie scene duravano ognuna da due a cinque minuti e venivano interrotte dallo stato di quiete in cui Teresa raccon_tava ciò che aveva visto. Diceva anche che in quei momenti il Signore le ridava forza. Le visioni si interrompevano verso le due di notte, l'ora in cui Gesù fu messo in prigione prima di comparire davanti a Pilato, e riprendevano la mattina dopo. Par_ticolarmente impressionante era la visione della flagellazione, durante la quale le si aprivano ferite sul petto e sulla schiena. Racconta il fratello Ferdinand: « Teresa ogni volta assiste_va alle visioni come se fosse stata una persona dell'epoca che partecipa a qualcosa di terribile e crudele, continuando a spera_re fino alla fine che Gesù in qualche modo venisse liberato. Per esempio quando assisteva al bacio di Giuda, credeva davvero che fosse amichevole e sorrideva; soltanto in un secondo mo_mento la sua espressione si tramutava in orrore. Ogni volta la visione rappresentava quindi per lei una terribile angoscia sia fisica che morale. A queste passioni hanno assistito migliaia di persone, che venivano da tutte le parti della Germania e anche dall'estero e sfilavano in silenzio davanti al letto di Teresa che soffriva e sanguinava. Qualcuno di noi fratelli era sempre pre_sente: abbiamo assistito a scene di estrema commozione, a con_versioni, a sfoghi di pianto. Io sono stato presente decine di volte, ma non mi ci sono mai abituato: era veramente uno spet_tacolo che strappava il cuore! ». Il contenuto delle visioni della passione era sempre uguale, co_me è stato detto; talora le varie fasi si allungavano o si accorciava_no, però le scene che venivano viste erano sempre le seguenti: 1) Il Salvatore è in strada con dieci apostoli; mancano Pie_tro e Giovanni che sono stati mandati avanti. Sono le dieci e mezzo di sera. 2) Il Salvatore viene introdotto da « un uomo buono » in una bella e grande sala dove è imbandita un'a tavola. Gli apo_stoli sono ora dodici, ci sono anche Pietro e Giovanni. 3) Si finisce di preparare la sala e la mensa. Non ci sono sedie, ma sedili a schienale obliquo, piatti scuri, niente forchette ma certi strumenti simili a ganci. Il Salvatore ha un grosso col_tello. Il fuoco è acceso. Entra un uomo che porta frasche verdi e un agnello pasquale allo spiedo. Il Salvatore segna la porta col sangue dell'agnello e ne getta anche nel fuoco. 4) Visione breve, con l'inizio della cena. 5) Il Salvatore si muove per la sala con gli apostoli. Tutti cantano, anche il Salvatore canta « con voce chiara ». Quando le chiedono se abbia sentito qualcosa, Teresa dice che le parole del canto erano « Alleluja, Eloim, Adonai ». 6) Il Salvatore lava i piedi agli apostoli. Pietro non vorreb_be farseli lavare, ma il Salvatore lo convince. 7) Il Salvatore benedice il pane e il vino. Teresa assume un'espressione di rispetto e rivolge lo sguardo verso l'alto. Ge_sù parla dicendo « qualcosa di grande » e dà a ognuno un pezzo di pane. Dice poi una cosa che fa alzare e uscire in fretta « quel_lo con i capelli rossi ». Gesù parla ancora e dà il vino agli apo_stoli. 8) Gli apostoli parlano tra loro. Il Salvatore si alza e prega. Quando si siede di nuovo, Giovanni gli appoggia la testa sulla spalla sinistra. Alcuni degli apostoli sono ora seduti, altri in piedi. Poi il Salvatore esce dalla porta. 9) Il Salvatore e gli apostoli si dirigono verso il monte de_gli ulivi. Teresa li segue con lo sguardo. 10) Il Salvatore attraversa un piccolo ponte e va verso un orto. Qui c'è una casa piccola e una più grande. Otto degli apo_stoli si fermano qui. Gesù prosegue con gli altri tre. 11) Il Salvatore prega inginocchiato nell'orto e poi torna verso i tre (prima preghiera). Teresa ha le lacrime agli occhi. 12) Seconda preghiera del Salvatore. Di nuovo va dai tre e li trova addormentati. Dagli occhi di Teresa escono le prime gocce di sangue. 13) Il Salvatore prega per la terza volta e suda sangue. Vie_ne un angelo e lo consola. Gesù torna dai tre e li sveglia. Essi erano « il giovane, uno più vecchio e un altro più vecchio ». Te_resa ha ormai strisce di sangue sulle guance, le gocce comincia_no a cadere sulla camicia da notte; la ferita al cuore inizia a san_guinare. 14) Arrivano uomini con fiaccole. Davanti a tutti è quello che « era scappato quando il Salvatore gli aveva dato il pane ». 15) Scontro fra gli apostoli e Giuda. Gli apostoli gridano: « Machada, machada » (cosa succede?); poi riconoscono Giuda e urlano: « Ganapa, magera » (mascalzone, una spada!). Pietro estrae la spada e colpisce. (Da questo momento ella chiamerà Pietro « il mozzaorecchi » 3) Gli uomini gridano che vogliono Gesù di Nazareth, e il Salvatore risponde: « Ana » (Sono io). 16) Teresa sorride: ha scambiato il bacio di Giuda per un segno di amicizia. Subito dopo però la sua espressione diviene di orrore. Comincia a lamentare dolori alle mani. Il Salvatore risana l'orecchio del ferito (Malco) e subito dopo viene legato. La stigmata della mano sinistra di Teresa comincia a sanguinare. 17) Il Salvatore viene condotto via. E’ stanco e assetato. Gli uomini hanno tentato di catturare Marco, ma lui è fuggito la_sciando loro la sua tunica. 18) « Hanno gettato il Salvatore nell'acqua, lui ha bevuto l'acqua sporca » (del torrente Cedron). Anche la stigmata della mano destra e quelle dei piedi cominciano a sanguinare. 19) Il corteo passa per un sobborgo di poveri, che hanno pietà del Salvatore, si inginocchiano sulla strada e lo invocano. Poi vorrebbero seguire il corteo, ma vengono respinti. Il Salvatore, che è scalzo, viene condotto al centro della città, per stra_de sassose, fino a una grande casa con cortile interno, dove è acceso un fuoco. 20) Giovanni e Pietro osservano i fatti da una certa distan_za. Arriva un uomo anziano con una lungà barba (Anna). 21) Il Salvatore è davanti a quest'uomo, ma da principio non gli parla. Infine gli dà una risposta orgogliosa. Allora uno gli dà uno schiaffo. Teresa geme per il dolore alla ferita al cuore. 22) Il Salvatore viene deriso. Le stigmate alle mani sangui_nano di nuovo. Anna scrive qualcosa su un rotolo, lo infila nel_la cintura del Salvatore e lo fa portar via. 23) Il Salvatore viene condotto davanti a un altro uomo dalla veste scintillante, « qualcosa sulla testa che assomiglia a piccoli corni e una strana cosa sul petto». Teresa indica con le mani strisce che scendono obliquamente verso il petto. Si tratta del_lo stemma (ephod) del pontefice, su cui sono indicati i nomi delle dodici tribù di Israele. 24) Fuoco nel cortile. Il «mozzaorecchi» viene interrogato, ma nega di conoscere il Salvatore. Teresa sente cantare il gallo. 25) « L'uomo con i cornetti», cioè il sommo pontefice, si strappa la veste. La taglia con un coltello e poi la strappa. Caifa si strappa la veste in segno di condanna. Alcuni si sono espressi contro la condanna, « ma non è servito a niente ». Il Salvatore viene di nuovo deriso. Gli mettono un mantello bruno, in testa una corona di paglia e da tutte le parti gli sputano addosso. Pie_tro, interrogato da una donna, nega ancora di conoscere Gesù. Di nuovo canta il gallo. In quello stesso momento il Salvatore gli passa davanti, lo guarda « addolorato ma buono », e poi si allontana piangendo. 26) Il Salvatore viene condotto in un « buco scuro, fred_do », a cui si arriva attraverso un corridoio stretto e basso, che bisogna percorrere piegati. Il carcere è una cella stretta in cui possono stare al massimo due persone. Lì resta fino al mattino dopo. La gente se ne va, anche Giovanni raggiunge la Madre e le altre donne. « Che sofferenza per la Madre! ». Ella viene poi condotta in una casa nelle vicinanze. A questo punto, verso le due di notte, le visioni si inter_rompevano. Il tutto era durato circa due ore. Durante le visio_ni Teresa stava seduta diritta sul letto. Nelle pause tra una vi_sione e l'altra si appoggiava al guanciale e dava spiegazioni su quanto aveva visto. Dopo l'ultima visione subentrava uno sta_to di pace, durante il quale diceva che il Salvatore le ridava forza. Fino al mattino dopo Teresa riposava. Nel momento in cui riprendevano le visioni, il sangue che era uscito dagli occhi e dalle stigmate era secco. 27) Al mattino i sacerdoti e il loro seguito portano Gesù davanti a Pilato. Si fermano davanti alla scalinata del palazzo, Pilato esce e si fa portare una specie di canapè, su cui si mette a sedere. Teresa sente che Pilato non prova odio per Gesù, ma vorrebbe essere giusto. Dice però che « dovette cedere al vole_re della gente ». Pilato, saputo che Gesù è della Galilea, lo manda da Erode, che è a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Prima però lo fa lavare, perché è pieno di sangue e di sputi. Davanti a Erode il Salvatore si comporta con molto orgoglio e non ri_sponde alle sue domande. Tuttavia Erode, anche se irato, non fa niente contro di lui, ma lo rimanda a Pilato. 28) Gesù viene ricondotto da Pilato. Teresa intanto vede la moglie di Pilato mandare al marito un messaggio che lo invi_ta a non « impicciarsi di quel giusto ». Pilato è molto inquieto. 29) Il Salvatore e il corteo che lo accompagna arrivano da Pilato, il quale non è affatto contento di rivederli. Di nuovo interroga Gesù, e Teresa nota che Pilato « è l'unico al quale il Salvatore risponde ». Pilato cerca nuovamente di salvarlo, ma la folla che si è riunita continua a gridare: « Schelappo » (croci_figgilo). Allora Pilato manda a prendere il brigante Barabba e grida qualcosa alla folla. Tutti gridano: «Barabba». Pilato allo_ra dà un ordine e Gesù viene condotto via. 30) Teresa guarda terrorizzata e volge il capo a destra e a sinistra: assiste alla flagellazione. Il Salvatore viene spogliato, le mani gli vengono legate e la corda fissata alla colonna. Il Sal_vatore ha il volto verso la colonna e le braccia così tirate verso l’alto che tocca terra appena con le dita dei piedi. Poi tre grup_pi composti ognuno da due uomini ubriachi cominciano a fla_gellarlo. Quando vedono che tutte le parti raggiungibili del corpo sono gonfie e tumefatte, lo voltano e lo flagellano anteriormen_te. Durante la flagellazione sul petto e sulle spalle di Teresa si aprono delle ferite che macchiano di sangue la camicia. Finita la flagellazione, il Salvatore è così sfinito che non riesce neppu_re a chinarsi per raccogliere le proprie vesti. Per scherno il ra_gazzetto gliele fa volare lontano con un calcio. Teresa è furiosa contro questo ragazzo ed esprime vivacemente la sua collera. 31) La corona di spine. Questa corona non consiste, come abitualmente si pensa, in semplici rami spinosi intrecciati, ma è simile alle corone orientali, che sono chiuse nella parte supe_riore: i copricapo dei patriarchi della Chiesa ortodossa hanno tuttora questa forma. Teresa la descriveva come « una specie di cesto, con molte spine lunghe e appuntite, che i servitori con_ficcavano in testa a Gesù aiutandosi anche con bastoni per non ferirsi ». (Interessante notare che recenti studi sulla Sindone han_no portato a scoprire che la corona di spine era in realtà una specie di mitra fatta di un intreccio di rovi) 32) Pilato si fa condurre il Salvatore, che ha la corona di spine sulla testa, un lacero mantello rosso sulle spalle, sta curvo e trema. Pilato lo guarda con evidente pietà. Tra la folla Teresa vede anche la Madre e Giovanni. La folla continua a gridare: « Schelappo ». 33) Pilato si fa portare una ciotola e si fa versare acqua sul_le mani. Viene pronunciata la condanna a morte di Gesù. Le proteste vengono soffocate dalle grida della folla. Vengono por_tati i legni per la croce: Teresa in un primo momento crede che sia legna da costruzione. Due pezzi corti e uno più lungo: la croce non è ancora stata montata e i legni sono legati insieme. Teresa nota che devono essere stati squadrati da tempo, infatti gli angoli sono smussati per le intemperie. I legni vengono get_tati sulle spalle del Salvatore, che cominciano a sanguinare. An_che la spalla destra di Teresa comincia a macchiarsi di sangue. 34) Gesù cammina verso il Calvario. Cade sotto la croce e viene rialzato violentemente. 35) Lungo il cammino Gesù vede sua madre insieme a Gio_vanni e ad alcune donne. Teresa lo sente chiamare «Immi» (mia madre). Uno dei ragazzacci che accompagnano i carnefici, ac_corgendosi che si tratta della madre di Gesù, per scherno le mo_stra due chiodi di crocifissione. Maria sviene e viene sorretta da Giovanni. 36) Uno straniero viene sollecitato a portare la croce di Ge_sù. Teresa gli fa cenno con la mano sinistra, come a sollecitarlo ad aiutare il Salvatore. 37) Quest'uomo è un greco, si chiama Simone di Cirene. Ha un bastone sotto il braccio ed è in compagnia di due ragaz_zi, uno più grande e uno più piccolo. Si erano avvicinati per vedere cosa stava succedendo. Quando gli ordinano di portare la croce, l'uomo si ribella e rifiuta di farlo. Dato che gli aguzzi_ni vogliono costringerlo, lui protesta energicamente e così fa_cendo provoca la seconda caduta del Salvatore, il quale rialzan_dosi si volta verso di lui e lo guarda con uno sguardo divino che tronca ogni sua resistenza. Simone afferra la croce, solle_vando completamente del suo peso il Salvatore. Teresa assiste a tutto questo camminando accanto a Gesù. 38) Si avvicina una donna con una fanciulla che porta una brocca d'acqua. Resì la riconosce: è la stessa che un tempo si era avvicinata di nascosto al Salvatore e gli aveva toccato la ve_ste, guarendo dalla sua emorragia. Commossa, vedendo il volto coperto di sudore e di sangue del Salvatore, gli porge il suo scialle e lui se lo preme contro il viso, la cui impronta vi resta impressa. 39) Il corteo arriva alla porta della città. 40) Donne e bambini sostano sulla strada e guardano pian_gendo il passaggio del Salvatore. I soldati li respingono. 41) Il Salvatore inciampa e cade. 42) Gli aguzzini gridano: « Kum » (alzati), e afferrano il Sal_vatore per le spalle per farlo rialzare: temono che muoia prima di venir crocifisso. 43) Il corteo arriva al luogo della crocifissione sul monte Calvario. Qui si ferma. Il Salvatore viene condotto in una vec_chia tomba mezza diroccata. 44) I tre pezzi della croce vengono messi insieme. 45) Il Salvatore viene disteso per prova sulla croce: vengo_no segnate le posizioni della testa, delle mani, dei piedi e della vita. Poi lo fanno alzare (Teresa dice che da solo non ci sarebbe mai riuscito) e lo riportano nella tomba. Teresa lo vede seduto, ancora vestito e tremante: in stato normale Teresa osservò che era logico che tremasse, visto che la stagione era ancora indie_tro e lui aveva la febbre per le molte ferite. Dopo questa visione, che avveniva in genere verso le undi_ci del mattino, c'era sempre una pausa di circa un’ora, durante la quale Teresa giaceva in posizione di abbandono e riprendeva forza. In varie occasioni ebbe a dire che durante quell'ora i car_nefici preparavano la croce. Verso le dodici Teresa si mette di colpo a sedere sul letto, con le mani tese in avanti: per tre quarti d'ora assisterà alla cro_cifissione. Il Salvatore viene condotto accanto alla croce; gli strappa_no i vestiti appiccicati al corpo dal sangue, così che tutte le fe_rite si riaprono e ricominciano a sanguinare. Resta nudo, e ha il volto pieno di tristezza per l'affronto. Presa da pietà, una don_na gli porge uno scialle e lui se lo avvolge con gratitudine intor_no alla vita. Gli aguzzini lo spingono sulla croce e lo legano alla cintola. Poi gli legano anche le braccia alla croce e infilano i chiodi, attraverso la mano, nel foro già praticato in precedenza nel le_gno. Siccome a sinistra il foro è troppo distante, con una corda tirano il braccio fino a slogare la spalla. Teresa sussulta a ogni colpo di martello e dalle stigmate esce sangue fresco. Si procede poi all'inchiodatura dei piedi: anche le gambe vengono legate alla croce, i piedi sovrapposti e inchiodati con un lungo chiodo. Viene quindi attaccata la scritta col nome e poi la croce viene innalzata e conficcata in una fossa, già prepa_rata. Teresa sussulta per lo spasimo e vede il Salvatore piegare il capo e svenire per qualche momento. Siccome la fossa non risulta sufficientemente profonda, i carnefici tolgono la croce, scavano ancora un po' e poi la rimettono a posto, meno violen_temente di prima. Per tener salda la croce, riempiono la fossa di terra, pietre e cunei di legno. Teresa, su richiesta, ebbe occasione di precisare che il Sal_vatore era stato crocifisso con le spalle alla città; le croci dei due ladroni erano un po' più avanti, disposte obliquamente. Teresa tiene ora costantemente lo sguardo rivolto verso l'al_to, sente le parole di perdono di Gesù, le grida di scherno della folla. Il suo sguardo si posa con grande pietà anche sulla Ma_dre, che sta ai piedi della croce sorretta da Giovanni. Accanto a lei Maria Maddalena, con le vesti imbrattate di sangue. Il cielo si oscura e il Salvatore si sente abbandonato. Mor_mora: « Ebi, Ebi, lamà sabaktani » (Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?). E’ il momento più difficile della sua esi_stenza. Ferdinand Neumann ha registrato queste parole della sorella: « Al Salvatore pareva che il Padre non ne volesse più sapere di lui, e per me è stato come se il Salvatore non ne voles_se più sapere di me». Nella febbre e nell'arsura Teresa sente il Salvatore pronun_ciare la parola « As-che » (ho sete), termine insolito di cui si di_rà in seguito, alla fine di questo capitolo. Al Salvatore viene allungata la spugna con acqua e aceto, lui ne beve, poi esclama: « Salem kulechi » (tutto è compiuto). E poco dopo: « Abba, bejadach afkedh ruchi » (Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito). La terra trema, la rupe si spacca, il Salvatore china la testa e spira. In quello stesso momento Teresa si abbandona riversa sui guanciali. La bocca le resta semichiusa, il volto è cereo: a giu_dizio dei numerosissimi testimoni, sembra veramente una morta. Le visioni della passione erano quasi sempre queste. Il ve_nerdì santo e in qualche altra rara occasione Teresa vedeva pe_rò anche altre cose: la morte dei ladroni, la deposizione dalla croce, la sepoltura del Salvatore. Johannes Steiner riferisce che nel 1947, mentre era nello stato normale, Teresa spiegò che i due bracci della croce non erano paralleli a terra, bensì piantati obliquamente nel palo cen_trale. Steiner allora fece uno schizzo (quello qui riportato) che Teresa giudicò più o meno esatto. Disse però che la croce era molto più bassa, tanto che la Madre e Giovanni, che stavano accanto alla croce, arrivavano con la testa quasi all'altezza del petto del Salvatore. Dopo la visione della passione, Teresa cadeva in un sonno profondo. Il sabato solitamente si era del tutto rimessa. Sol_tanto il sabato santo continuava a dormire, e a fatica i parenti riuscivano a muoverla per lavarla. Si riprendeva la mattina di Pasqua, di buon'ora, con la visione della risurrezione. Appari_va allora felicissima, piena di gioia e non si stancava di ripetere a padre Naber, che era sempre presente, di non dimenticare di dire alla gente, nel suo sermone pasquale, che « il Salvatore è buono ». Vediamo ora qualche altro elemento di grande interesse. È stato osservato più volte che, durante le visioni, le stigmate di Teresa Neumann si aprivano e cominciavano a sanguinare. A queste sanguinazioni ebbero modo di assistere, in più occa_sioni, dei medici, tra cui il professor G. Ewald, docente a Er_langen; dopo aver analizzato le piaghe insieme ad alcuni colle_ghi, egli scrisse: « La prima apparizione delle lacrime di sangue all'inizio dell'estasi fu osservata anche dal collega Seidì e dal medico legale Molitori. Furono fatti immediati prelievi, che fu_rono analizzati al microscopio: la presenza di sangue fu consta_tata senz'ombra di dubbio... Una simile sanguinazione non po_trebbe essere provocata artificialmente, in quanto rimarrebbe_ro cicatrici evidenti alle congiuntive. Ogni ferita provocata si chiuderebbe da sola prima di poter provocare una tale sangui_nazione, anche se si trattasse di ferite ampie, che però non po_trebbero mai passare inosservate. Lo stesso vale anche per la ferita nella regione del cuore e per il sangue che esce dalla te_sta. L'inizio spontaneo delle sanguinazioni è stato osservato con certezza da parecchi medici, anche con la lente d'ingran_dimento ». Nessun dubbio quindi sull'autenticità delle stigmate e delle sanguinazioni spontanee durante le visioni. Un altro elemento notevole è rappresentato dal fatto che durante le visioni Teresa Neumann parlava in lingue che allo stato normale non conosceva: si parla in questo caso di xeno_glossia, cioè della capacità di parlare, in uno stato alterato di coscienza, lingue straniere non apprese. Teresa pronunciò frasi in latino quando ripeteva le frasi dei soldati romani, in porto_ghese quando assisteva a scene della vita di sant'Antonio di Pa_dova, in francese per Bernadette di Lourdes, in aramaico per quello che riguarda la vita di Gesù. Superfluo ripetere che Te_resa Neumann conosceva soltanto il tedesco, anzi abitualmen_te si espflmeva nel dialetto del suo paese. Alle sue visioni ebbero modo di assistere eminenti orienta_listi, fra cui il professor Wutz di Eichstàtt, docente di esegesi biblica, il professor Wesseley di Vienna e il professor Johannes Bauer, docente di teologia semitica all'Università di Halle. Le frasi in aramaico pronunciate dalla Neumann durante le estasi furono molto numerose. Alcune le abbiamo già citate in precedenza, altre sono per esempio queste: Johudaje: giudei; Schiama Rabbuni: io ti saluto, o Maestro (parole pronunciate da Giuda nell'orto degli ulivi); Abba, shobok la'hon: Padre, per_dona loro (parole di Gesù sulla croce); Amen Amarna lach bjani atte emmi b'padesa: in verità ti dico che oggi sarai con me in paradiso (parole di Gesù al buon ladrone). È stato osservato che queste espressioni esistono già stam_pate in libri e dizionari, e quindi potrebbe essere ipotizzabile che Teresa Neumann, che possedeva facoltà chiaroveggenti, in qualche modo le captasse. Il fenomeno della « lettura in libri chiusi » è noto in parapsicologia e certi sensitivi hanno dimo_strato di esserne capaci. Oppure si potrebbe anche ipotizzare che Teresa Neumann captasse tali conoscenze direttamente dalla mente degli orientalisti presenti. Va notato però che in certi casi le parole pronunciate in ara_maico stupivano gli stessi esperti, che se ne sarebbero attese al_tre. Per esempio una volta, mentre aveva la visione di Gesù in croce, Teresa pronunciò la parola «as-che!», che significa « ho sete ». Tutti gli esperti presenti furono d'accordo nel ritenere che il vocabolo da usarsi per esprimere tale necessità sarebbe dovuto essere « sachena! ». Il dottor Punder ebbe anzi a dire: « Ma da dove, dunque, Teresa avrà rilevato l'inattesa quanto corretta parola as-che? E’ questo un enigma che nessuna forma di suggestione può risolvere » Un altro orientalista presente, il professor Wesseley, rima_se anch'egli sorpreso da questa parola e da un'altra frase pro_nunciata da Teresa e ignorata dagli esperti presenti: « Rimane inesplicabile », affermò, « come mai Teresa abbia potuto pro_nunciare una sentenza fino ad ora non conosciuta dagli orien_talisti che l'ascoltavano, e che essa abbia potuto usare una pa_rola aramaica inattesa da loro stessi, per quanto assolutamente corretta. Il presumere che la fanciulla abbia potuto leggere un pensiero che non si concretizzò mai nel cervello del professor Wutz e di tutti gli altri, risulta pura insulsaggine ». In un'altra occasione il professor Wutz stava trascrivendo quanto Teresa diceva, quando, non comprendendo una frase, interruppe la veggente dicendole: « Teresa, ciò non e possibile. Le parole che dite non sono in aramaico ». La Neumann rispo_se: « Ho ripetuto le parole che mi hanno detto ». Il professor Wutz rimase nella convinzione che la frase fosse sbagliata, e tornato a casa consultò diversi testi in aramaico, fino a quando in uno dei più antichi dizionari di questa lingua trovò la stessa frase che Teresa aveva pronunciato. C'è anche da rilevare che le parole in aramaico non si leg_gono come sono scritte, e di conseguenza anche se Teresa fosse riuscita a « leggerle » in libri lontani, come avrebbe potuto pro_nunciarle in maniera esatta? L'ipotesi più logica è quindi che durante lo stato mistico Te_resa avesse la possibilità di superare le barriere spaziali e tem_porali, trasferendosi indietro nel tempo e percependo quanto effettivamente si era verificato quasi duemila anni prima.



    FENOMENI STRAORDINARI NELLA VITA DI TERESA NEUMANN

    La vita di Teresa Neumann fu piena di fenomeni straordi_nari e miracolosi. Delle guarigioni, della stigmatizzazione, del digiuno e delle visioni abbiamo già detto; c e pero una lunghis_sima serie di altri fenomeni che deve essere riferita, perché al_trimenti il quadro della vita di questa mistica non sarebbe com_pleto. Si tratta difatti rari ed eccezionali: comunione mistica, chiaroveggenza e telepatia, levitazione, bilocazione, rapporti con le anime dei trapassati, riconoscimento di reliquie e oggetti con_sacrati; senza contare le innumerevoli conversioni e i ritorni al_la fede avvenuti grazie a lei. Vediamo dunque, almeno in parte, gli altri eventi straordi_nari della vita di Teresa Neumann.



    Comunione mistica

    Come abbiamo visto, Teresa viveva, per sua stessa ammis_sione, « del Salvatore » e ne avvertiva dentro di sé la presenza. Quando l'ostia consacrata si dissolveva dentro di lei (fu dimo_strato dai medici che occorreva un giorno intero), Teresa veni_va colta da una infinita nostalgia di Gesù, che la tormentava fino alla comunione successiva. Quando il sacerdote le porgeva l'ostia, lei entrava in stato di estasi e vedeva Gesù stesso (nelle sembianze di bambino nel periodo natalizio) venire verso di lei per darle la comunione. Ciò era già avvenuto quando Teresa, da bambina, aveva fatto la Prima Comunione. L'ha raccontato lei stessa con queste pa_role: « Alla mia Prima Comunione, quando il sacerdote mi por_se l'ostia, non vidi il sacerdote, ma Gesù bambino trasfigurato; non pensai però che fosse qualcosa di insolito, anzi credetti che tutti avessero quella stessa visione. Padre Ebel, il parroco, no_tò il mio atteggiamento durante la santa comunione, lo attribuì a distrazione e il giorno dopo mi rimproverò e mi punì davanti a tutti gli altri bambini. Dalla mia Prima Comùnione (primave_ra del 1909) si destò in me l'amore per il Salvatore nel sacra_mento e il desiderio di comunioni frequenti. Il parroco Ebel non consentiva però a noi bambini di comunicarci più di quattro volte l'anno e ci invitava ad essere presenti al sacramento e a fare la comunione spirituale. In queste occasioni, mentre ero inginocchiata sul mio banco, capitò due o tre volte, o forse più, che la santa ostia venisse dal tabernacolo verso di me, si posas_se sulla mia lingua dopo che io avevo aperto la bocca, così che io potevo godere della comunione. Una volta la mia amica The_res Dòhla fu testimone di tutto il fatto e si meravigliò che a lei non capitasse. Nel settembre 1909 divenne parroco padre Naber, che consentì a noi bambini di comunicarci più spesso...». Capitava spesso che l'ostia entrasse in Teresa senza biso_gno di essere inghiottita: appena le veniva posata sulla lingua spariva immediatamente. Il fatto fu constatato innumerevoli vol_te da padre Naber e da altri sacerdoti e laici che ebbero occa_sione di essere presenti. Il dottor Fritz Gerlich, protestante, direttore di un impor_tante quotidiano di Monaco, che andò a Konnersreuth convin_to che il caso di Teresa Neumann fosse una mistificazione e ri_mase invece tanto colpito da ciò che vide da convertirsi al cat_tolicesimo, descrive in questo modo la comunione di Teresa: «Quando padre Naber apparve col ciborio all'angolo dell'alta_re, Teresa entrò in estasi e dimostrò un incontenibile desiderio di andare incontro al Salvatore; ne era però impedita dall'ingi_nocchiatoio. Il suo volto era raggiante, gli occhi lucenti, le mani tese in avanti, il corpo quasi sospeso. Il parroco mi fece cen_no di inginocchiarmi accanto a lei, in modo da poter vedere la sua bocca. Il sacerdote posò l'ostia sulla punta della lingua di Teresa e si ritrasse... D'improvviso l'ostia scomparve: la bocca era ancora aperta come all'inizio e non c' era stato alcun movi_mento di deglutizione... Aggiungo che ero ben preparato a guar_dare e la chiesa era ben illuminata». Capitò anche in più occasioni che Teresa, in assenza del sa_cerdote e per il gran desiderio di accogliere in sé il Salvatore, ricevesse l'ostia consacrata direttamente: la particola cioè an_dava dal tabernacolo da sola verso di lei, come era avvenuto anche quando era ragazzina, placando così la sua nostalgia e met_tendola in uno stato di estasi. Ecco due testimonianze a questo proposito, una del pasto_re Naber e l'altra del fratello Ferdinand. Scrive il parroco nel suo Diario l'8 novembre 1932: « Que_sta mattina sono stato a confessare a Waldsassen e al mio ritor_no, verso le undici, è venuta Teresa per la comunione: ne ave_va un infinito desiderio. Andai con lei in sagrestia, indossai la stola e feci per andare verso l'altare. Quando le passai davanti (lei era seduta su una sedia) notai che era già in stato di estasi, come le accade dopo la comunione. Alla mia domanda, rispose che la sua nostalgia del Salvatore era così grande che il suo cuo_re aveva cessato di battere. Per impedire che morisse, il Salva_tore stesso era sceso dal tabernacolo ed era andato da Teresa senza bisogno del sacerdote. Potei allora rendermi conto con quanta rapidità Teresa sarebbe potuta morire. In stato norma_le Teresa ricordava soltanto di essere svenuta e di avere improv_visamente visto il Salvatore davanti a sé ». Ferdinand Neumann racconta quest'altro episodio: « Quando facevo il ginnasio e abitavo presso il professor Wutz, gli ser_vivo la Messa nella sua cappella privata. Un giorno, come al so_lito, preparai l'ostia grande per il sacerdote e tre piccole destinate a mia sorella Ottilia (che era governante di Wutz), a mio fratello Hans e a me. Quando il professore distribuì la comu_nione, c'erano soltanto due ostie piccole. Pensammo che la ter_za fosse caduta e ci affannammo a cercarla, ma invano. Io ero certo di averne preparate tre e anche il professor Wutz ricorda_va bene di averne consacrate tre. Qualche ora dopo telefonò Resl da Konnersreuth e disse che quella mattina, essendo as_sente il parroco, per la sua struggente nostalgia del Salvatore aveva avuto la grazia di assistere alla nostra Messa ad Eichstàtt, e immediatamente dopo il "Domine, non sum dignus"l'ostia era entrata in lei. Per dimostrare che era stata presente nello stato visionario, ci descrisse con precisione l'addobbo dell'alta_re. Rimanemmo molto sorpresi, ma ci sentimmo liberati dalla preoccupazione che provavamo per l'ostia smarrita ». Nel libro che ha dedicato a Konnersreuth, il cappellano Fah_sel racconta un altro caso del genere: « Non molto tempo dopo fui io stesso testimone di un simile fenomeno. Il venerdì 26 giu_gno 1931, verso le 10.30, Teresa era venuta alla casa parroc_chiale. Aveva l'aspetto terribilmente abbattuto e si sentiva de_bole. Sapemmo che poco prima aveva sofferto per un mori_bondo. Pregò il parroco di amministrarle la comunione, che aveva ricevuto per l'ultima volta il giorno precedente. L'accom_pagnammo subito in sagrestia... e vacillando Teresa si recò alla sua sedia posta dietro l'altare. Il parroco mi pregò allora di am_ministrarle la comunione. Io acconsentii e ci recammo ambe_due all'altare. Quando mi avvicinai a Teresa ed elevai l'ostia per recitare le ultime preghiere, notai con stupore ch'ella non si voltava né si protendeva verso di me, bensì rimaneva seduta tranquilla, rivolta verso la parte posteriore del tabernacolo. Le braccia erano incrociate sul petto, la bocca e gli occhi erano chiu_si: stava nella stessa posizione che soleva prendere ogni volta dopo la comunione. Meravigliato guardai il parroco, ma lui mi fece un gesto energico come per impedirmi di avvicinarmi. Io però non capii e pensai: forse aspetta che le spezzi una piccola particola dell'ostia. In quel periodo infatti allo stato normale non era in grado di inghiottire un'ostia intera. In quello stesso momento però notai un movimento nella sua persona. Si voltò verso di me con gli occhi aperti, alzò un tantino il capo e apri la bocca: sulla sua lingua era posata un'ostfa, bianca e chiara. Allora capii che aveva già ricevuto il santissimo sacramento. La_sciai ricadere nella pisside l'ostia che tenevo tra le dita e ritor_nai all'altare, accompagnato dal parroco ». Nel 1963 questo fatto è stato confermato da padre Naber. Ancora con le parole di padre Naber la descrizione dell'ul_tima comunione di Teresa Neumann, poco prima di morire, il 18 settembre 1962. « Ricordo l'ultima comunione della Resl. Mi aveva pregato di venire a portargliela a mezzogiorno, ma alle undici mi mandò a chiamare dicendo che desiderava comu_nicarsi allora. Gliel'ho portata subito e l'ho trovata molto de_bole. Rivolta a Maria (la sorella), chiese di portarle un poco d'ac_qua, sentendosi la bocca troppo arsa. Dal 1927 non aveva piu preso neanche una goccia d'acqua e rimanemmo molto stupiti a sentircela chiedere. Malgrado ciò né Maria né io avemmo la percezione della fine, perché già tante volte era stata in condi_zioni altrettanto pietose. Presi un cucchiaio con qualche goccia d'acqua e posai la particola santa sulla punta, portandola alla sua bocca. Ma appena mi avvicinai col cucchiaio, l'ostia sparì senza che lei l'inghiottisse... Fino alla fine dunque la comunione di Teresa Neumann pre_sentò carattenstiche di eccezionalità, osservate e constatate da numerosi testimoni attendibili e degni di fede.



    Un 'esperienza giovanile: salvata da un toro

    Il fatto che segue avvenne quando Teresa aveva dodici an_ni e fu narrato da Teresa stessa molti anni dopo, sotto giura_mento, a una commissione incaricata dal vescovo di Eichstàtt di indagare sulle prime esperienze straordinarie della veggente. Era il 1953 e la commissione era costituita da docenti universi_tari che erano anche sacerdoti. Ecco dunque il fatto, con le parole stesse di Teresa: « Un altro fatto sorprendente mi capitò durante il mio settimo anno di scuola, quando custodivo il bestiame nel podere Fockelfeld. Un pomeriggio durante il mio lavoro recitavo il rosario quando un operaio mi aggredì, mi tappò la bocca col suo fazzoletto sporco e puzzolente, mi legò le mani col suo grembiule, mi gettò a ter_ra e mi alzò la gonna. In quel momento arrivò al galoppo il toro che faceva parte del bestiame e cacciò l'operaio con le corna. Poi venne anche verso di me, ma non mi fece alcun male, come io invece temevo: aspettò con pazienza che mi liberassi le mani e la bocca, poi chinò la testa verso di me, che me ne stavo li tremante e priva di forze. Io mi aggrappai alle sue corna e lui mi sollevò lentamente. Attese poi che mi riprendessi dallo spa_vento, appoggiata a lui ». Un episodio, questo, che ricorda molto da vicino altri fatti straordinari con animali vissuti dai santi: in particolare da san Francesco e sant'Antonio.



    Telepatia, chiaroveggenza, precognizione

    Teresa Neumann aveva uno straordinario potere di pene_trazione nell'animo altrui: quando parlava a tu per tu con qual_cuno entrava in stato estatico e gli leggeva veramente nell'ani_ma. Oggi parleremmo di telepatia e chiaroveggenza. In seguito Teresa ricordava ben poco di quello che gli aveva detto. Il fratello Ferdinand racconta per esempio questo episodio di cui fu diretto testimone: « Molta gente veniva da lei e ne ri_ceveva consigli senza che lei, come persona, se ne rendesse conto. Dopo infatti non ricordava. La prima volta che me ne resi con_to fu questa: lavoravo fuori Konnersreuth e un giorno tornai a casa portando con me un collega, un buon cattolico che vole_va parlare con Teresa. Lei quel giorno aveva poco tempo e dis_se che poteva dedicargli soltanto pochi minuti. Invece non usci_vano più dalla stanza in cui si erano ritirati. Dopo quasi un’ora lui uscì in lacrime, profondamente scosso. Sulla via del ritorno mi disse che Resl gli aveva parlato di tutta la sua vita, detto cose sconvolgenti, privatissime, dato consigli. La cosa mi inte_ressò tanto che quando la volta successiva tornai a casa chiesi a mia sorella cosa gli avesse detto in tutto quel tempo, e lei dis_se che avevano parlato sempre di coltivazione di rose perché lui ne era appassionato ed era molto esperto. Non conservava alcun ricordo di altri argomenti di conversazione. In seguito mi resi conto che ogni volta che aveva colloqui privati con qualcu_no succedeva la stessa cosa: non capitava mai che lei ne fosse consapevole, era come se qualcuno parlasse per lei! ». L'arcivescovo Joseph Teodorowicz di Salisburgo, che a Te_resa Neumann ha dedicato studi approfonditi, cita molti episo_di a proposito di questo dono di conoscenza di Teresa: « Io stesso ho assistito al seguente episodio: nella camera di Resl c'erano solo poche persone. Lei era nello stato di visione estatica (era venerdì mattina verso le 9). D'improvviso cominciò a lamen_tarsi. Padre Naber le chiese cosa fosse successo e lei rispose ad alta voce: "Qui dentro c'è un rinnegato che ha tradito il Salva_tore". "Sarà vero?" pensai tra me. "Chi lo potrà dimostra_re?". E’ il mio accompagnatore, il vescovo Lisowski, mi sussur_rò sorridendo e scherzoso: "Qui non mi sento al sicuro. Ognu_no di noi può finire per fare una figuraccia! ". Nello stesso istante si avvicinò un sacerdote e confermò le parole della Resl, assicu_randoci che un sacerdote che aveva gettato la talare e che era venuto con lui a Konnersreuth era uscito poco prima dalla ca_mera. Perfino la miscredenza mascherata da buona fede è rico_nosciuta da Teresa! ». Un altro episodio, sempre citato dall'arcivescovo Teodoro_wicz: « Una suora di Marienbad, avendo saputo che mi recavo a Konnersreuth, mi pregò di consegnare a Teresa Neumann una lettera. Io non conoscevo la suora e ignoravo il contenuto della lettera. La consegnai a Teresa, mentre era nello stato di rapi_mento, e al solo tatto lei conobbe subito il contenuto; anzi sa_peva molto di più di chi avesse letto la lettera stessa, perché aveva capito ciò che era celato nell'anima della scrivente. Spie_gò che si trattava di una persona degna di compassione, sinte_tizzando in queste parole la vita spirituale di quella suora. Na_turalmente volli scoprire se ciò fosse vero e appena tornato a casa chiesi alla suora il contenuto della lettera. Lei mi disse di aver solo chiesto a Teresa di pregare per lei, perché voleva pre_pararsi bene agli esercizi spirituali. Alle mie insistenze, e solo dopo che le ebbi riferito le parole di Teresa, finì per ammette_re: "E’ proprio così! Ho delle dure lotte interiori e mi trovo appunto nella situazione spirituale individuata da Teresa!". E si decise a parlarmene diffusamente ». Un altro episodio tratto dal Diario di padre Naber: « La scor_sa settimana sono andato per una faccenda urgente a Berlino. Ci andavo malvolentieri, ma Teresa, nello stato estatico, mi ave_va predetto che sarei tornato soddisfatto, come infatti del tut_to inaspettatamente avvenne. Per due volte, in stato di rapi_mento, ella seguì la mia Messa a Berlino. Al mio ritorno me la raccontò. Benché non conoscesse la chiesa nella quale avevo ce_lebrato né da illustrazioni né da descrizioni, mi parlò con estre_ma precisione della sua grandezza, dell'arredamento, e in par_ticolare dell'addobbo dell'altare. Disse anche che una volta non ero riuscito ad aprire il tabernacolo e il chierichetto era dovuto venire in mio aiuto e che la seconda volta era stato il parroco a servirmi la Messa. Tutto era esatto, sia la difficoltà ad aprire il tabernacolo e l'aiuto del chierichetto che l'assistenza del par_roco alla Messa, non essendoci alcun chierichetto a dispo_sizione ». Un altro episodio narrato da padre Fahsel, che un giorno aveva condotto a Konnersreuth una persona che si era poi con_vertita. Dopo essersi comunicato, quest'uomo andò da Teresa, che era immersa nello stato di quiete che seguiva le visioni. Chi_natosi su di lei udì, con somma sorpresa, enumerare due pecca_ti della sua vita passata. In quel momento non ci pensava affat_to, eppure se li sentì descrivere in modo concreto. Credette al_lora di non averli confessati abbastanza bene, ma dalla bocca di Teresa udì: « Lascia perdere, ora. Non guardare alle tue spal_le. Ti è stato condonato tutto. Ma devi sapere che tutto è noto! ». Un episodio di precognizione riportato da Anni Spiegì di Eichstàtt, che fu per molti anni amica intima di Teresa. Sia Te_resa che Anni e il gruppo degli amici di Eichstàtt erano contra_ri al nazismo e una volta Anni aveva preparato dei volantini da distribuire: i volantini, che si esprimevano in maniera ostile al terzo Reich, erano stati nascosti nella lavandena della casa del professor Wutz, dove spesso Teresa era ospite e dove in_contrava gli amici. « Ero seduta nella stanza da lavoro con Te_resa e altre persone », scrive la Spiegì nel suo libro, « e Teresa improvvisamente ebbe una visione della vita della Madonna. Subito dopo disse rivolta a me: "Quello che volete fare stanot_te, non lo fate, un pericolo vi minaccia!". Allora bruciammo i volantini, cosa che mi dispiacque molto, perché erano costati molto lavoro e ce ne aspettavamo un bel successo. Quando alle sei di mattina andai al mio negozio, arrivò la Gestapo. Una let_tera anonima li aveva avvertiti che stavamo preparando un'a_zione denigratoria attraverso volantini...». Ancora Anni Spiegì racconta questo significativo episodio: « Un giorno il pastore Naber ricevette una lettera da uno sco_nosciuto. Costui scriveva che il parroco doveva mandargli su_bito cinquecento marchi, che potevano evitare una disgrazia. Assicurava che gli avrebbe restituito il denaro. Cinquecento mar_chi erano allora una grossa somma, e il pastore Naber non ne disponeva. Dopo la santa comunione chiese allora alla Resl che cosa dovesse fare. Lei rispose: "Spedire il denaro". E aggiun_se che, come promesso, i soldi sarebbero stati restituiti: qual_cuno li avrebbe portati alla casa parrocchiale dentro una busta azzurra. Il che puntualmente avvenne ».



    Bilocazione

    Come è capitato ad altri mistici e santi, anche Teresa Neu_mann fu vista in due luoghi contemporaneamente. Dal Diario di padre Naber ricaviamo questi due episodi: « Un individuo completamente sconosciuto mi raccontò ieri che sa_bato scorso, in seguito a gravi dissesti economici e in preda a depressione, era stato in procinto di togliersi la vita. D'improv_viso si vide davanti Teresa Neumann, che ammonendolo lo sal_vò dal suicidio». Di tutto questo Teresa ricordava soltanto di essersi sen_tita quel giorno piuttosto agitata. In stato di rapimento ebbe in seguito a dire al parroco che era stato il suo angelo custode a prendere le sue sembianze per salvare quell'uomo, che in precedenza più volte aveva difeso Teresa stessa a Konnersreuth e si era detto convinto che lì fosse all'opera il Salvatore stesso. Padre Naber aggiunge che Teresa riceveva spesso lettere di persone che affermavano di averla vista in un dato posto, e ri_porta ancora questo episodio: « Un sacerdote le scrisse confes_sando di essere stato troppo indifferente nel dire la Messa, di essersi appropriato illegittimamente degli oboli e di aver avuto rapporti peccaminosi con una maestra. Un giorno, voltandosi dopo la comunione, aveva visto Teresa seduta davanti a lui che si asciugava le lacrime e sulla mano scoperta si vedevano le stig_mate. Impressionato, era dovuto andare in fretta in sagrestia senza poter recitare le ultime preghiere né dare la benedizione. Da quel momento aveva deciso di troncare con la vita fino ad allora condotta».



    Riconoscimento delle reliquie autentiche da quelle false

    Più volte Teresa Neumann ebbe occasione di riconoscàre le reliquie vere da quelle false. Ecco una testimonianza del car_dinale Kaspar di Praga, che visitò più volte Konnersreuth. Un venerdì, mentre Teresa riviveva dolorosamente e angosciosamente la scena del Calvario, qualcuno l'aveva sfiorata con una reliquia non autentica. Lei non aveva reagito. « Allora », scrive il cardinale, « le metto in mano il mio pa_storale nel quale è inserito un pezzetto della croce. Subito lei prova un dolore acutissimo, si lamenta, alza la mano, tanto che mi rimprovero di aver fatto quella prova. Di nuovo lei sospira: "Salvatore, volentieri!". In seguito, nello stato di rapimento, Teresa spiegò che quello che aveva procurato dolore al Salvato_re faceva soffrire anche lei » Un altro caso è narrato dal professor Wutz, sacerdote e orien_talista: « Un sacerdote venne a Konnersreuth con diverse reli_quie, che le furono mostrate nello stato di rapimento. Lei rico_nobbe quelle autentiche, quelle che avevano solo toccato le au_tentiche e quelle decisamente false. In seguito fu deciso di man_dare un altro sacerdote con le stesse reliquie per vedere se la reazione sarebbe stata uguale. Mentre un venerdì costui stava dietro la porta in attesa di entrare con altra gente, Teresa dis_se: "Là fuori c'è qualcuno che vuoi sottoporre oggetti già esa_minati". E rivolta a padre Naber che era presente: "Digli che il Salvatore non si lascia sperimentare". Padre Naber, che co_nosceva quel sacerdote, lo vide fuori dalla porta e gli chiese se avesse con sé delle reliquie; avutane conferma, gli riferì quanto sopra. Ciò impressionò sia il sacerdote presente che quello ve_nuto la prima volta ».



    Pene di espiazione e di sostituzione

    Il dolore fu la caratteristica dominante della vita di Teresa Neumann. Alle sofferenze dovute al precario stato di salute, alle visioni del venerdì e alle stigmate costantemente dolenti, si aggiungevano le cosiddette « pene di espiazione », cioè dolori che Resl volontariamente si assumeva per espiare colpe altrui, e le « pene di sostituzione », ossia sofferenze che passavano a lei mentre la persona interessata ne veniva liberata. Teresa sopportava spesso pene di espiazione per sacerdoti, per implorare per loro la grazia sacerdotale: soffrì per esempio di un grave avvelenamento del sangue per un sacerdote che non riusciva a smettere di bere e aveva implorato il suo aiuto. Quanto alle pene di sostituzione abbiamo varie testimonian_ze, tra cui anche quella di padre Naber: « In seguito a una in_freddatura, ebbi ultimamente forti dolori reumatici che mi im_pedivano ogni movimento. Con lo zelo e la capacità della mi_gliore infermiera diplomata, Teresa ha cercato di combattere il malanno con ogni mezzo naturale. Di sera si recava in chiesa e offriva al Salvatore di assumersi i miei dolori e prometteva in cambio di essere eccezionalmente gentile con i forestieri nel prossimo mese di giugno. La mattina dopo non poteva quasi alzarsi per i grandi dolori. Li aveva proprio nei punti dove a me erano scomparsi, mentre io ne ero del tutto libero e normale ». Alla testimonianza di Anni Spiegì dobbiamo il racconto di altri due casi: « Teresa sapeva che il compito della sua vita era la sofferenza. Quando suo padre si ammalò gravemente di reu_matismi al punto da non poter più lavorare, ella pregò Dio di mandare a lei la malattia e di liberarne suo padre. E così avven_ne. Il padre guari, ma Teresa soffri a lungo di forti dolori reu_matici. Queste sofferenze di sostituzione sono state frequenti nella sua vita ». Il caso seguente riguarda uno studente di teologia che si am_malò di una forma di tubercolosi alla gola, fatto che metteva in discussione la possibilità che diventasse sacerdote. « Quan_do Teresa lo venne a sapere », scrive Anni Spiegì, « ebbe com_passione di lui e pregò il Salvatore di mandare a lei il male, af_finché quel giovane potesse diventare sacerdote. Poco dopo Te_resa si ammalò di un grave male alla gola, che la tormentò a lungo. Lo studente di teologia guarì e fu consacrato sacerdote. Mentre celebrava la sua Prima Messa, Teresa fu liberata dal suo male al collo ». Il dottor Fritz Gerlich scrive nel libro che ha dedicato a Te_resa Neumann, della quale fu un accuratissimo biografo: « Sen_tivo il bisogno di chiederle, nello stato di quiete soprannatu_rale, chiarimenti a proposito delle pene di espiazione, concet_to per me assolutamente nuovo e difficile a comprendersi. Le dichiarai apertamente che non capivo in cosa consistessero. Lei allora mi rispose: "Vedi, il Salvatore è giusto, perciò deve puni_re. Egli però è anche buono, perciò vuoi aiutare. Il peccato com_messo deve essere punito, ma se un altro vuole assumere la pe_na, la giustizia viene rispettata e il Salvatore può esplicare la sua bontà". Questo discorso mi indusse a chiederle quale rapporto avesse lei col dolore. Credevo infatti di aver osservato che ne avesse paura e si sforzasse di sopportano solo con grande forza d'animo e per obbedienza alla disposizione divina che le aveva imposto questa croce. Lei rispose alla mia domanda: "Il dolore non può piacere, non piace neanche a me. Nessun essere viven_te ama soffrire e io sono un essere vivente come gli atri. Amo però il volere del Signore e quando lui mi manda una sofferenza l'accetto perché lui lo vuole. Ma il dolore non mi piace». Nel dolore inteso come completamento dei dolori di Gesù per contribuire alla salvezza dell'umanità, Teresa Neumann ri_conobbe la propria missione. Fin dal 1927 aveva scritto infatti alla sua amica suora: ... Le sofferenze occupano gran parte del mio tempo. Questa è ormai la mia professione. Non mi è stato concesso di operare nelle missioni all'estero conquistando ani_me al mio diletto Salvatore, ma posso farlo qui, a casa mia. Fa lo stesso il posto dove si opera; siamo dovunque a casa nostra, finché non giungeremo alla nostra vera dimora verso la quale aneliamo con nostalgia...».



    Rapporti con i trapassati e con l'angelo custode

    Nello stato di estasi e in quello successivo all'estasi, Teresa vedeva i trapassati e l'angelo custode. Del suo angelo ella per_cepiva la presenza: lo vedeva alla propria destra come « uomo luminoso »; vedeva anche l'angelo dei suoi visitatori. Teresa ri_teneva che il suo angelo la proteggesse dal demonio, la sosti_tuisse nei casi di bilocazione (come abbiamo già avuto occasio_ne di vedere nelle pagine precedenti), l'aiutasse nelle difficoltà. Quanto ai trapassati, ella aveva il dono di vederli e di in_trattenersi con loro. Quando veniva chiamata alletto di un mo_rente, ogni volta era spettatrice del passaggio e del giudizio che avviene subito dopo la morte. Su quanto avvenne alla morte di sua sorella Ottilia nel 1958, abbiamo la preziosa testimonianza di Anni Spiegi, che così scrive: « Ottilia si ammalò gravemente nel 1958 e fu operata. Dopo un breve miglioramento, si amma_lò di nuovo. Morì all'età di 56 anni all'ospedale di Eichstàtt. Era una persona di straordinaria bontà, profondamente devo_ta, disponibile e umana, e Teresa aveva con lei un bellissimo rapporto. Quando si ammalò, rimase per settimane con lei ad Eichstatt. Spesso mi diceva: "Questo sacrificio il Salvatore non può chiedermelo. Lo pregherò finché non me la restituirà". Pre_gava di notte per ore nella cappella, andava a letto solo alle due o anche alle tre. Fino all'ultimo sperò che non morisse. Ottilia invece sapeva di dover morire e si preparò al passaggio. Quan_do giunse il momento, io ero in fondo alletto, ai suoi piedi, e Teresa al suo fianco. Nello stesso momento in cui Ottilia spi_rò, Resl ebbe una visione: il suo viso era così sereno e trasfigu_rato che capii che stava assistendo a qualcosa di grande. Alla fine guardava verso l'alto e diceva: "Con voi, con voi", e sem_brava volersi sollevare. Nello stato di quiete che seguiva le vi_sioni, chiesi a Resl che cosa avesse visto. Lei raccontò: la sua defunta madre, suo fratello Engelbert, che era morto a 45 anni nel 1949, il suo fratellino e l'angelo custode di Ottilia erano venuti a prendere Ottilia. Poi aveva visto il Salvatore, che era arrivato improvvisamente e aveva guardato con dolcezza Otti_lia. Tutti insieme erano scomparsi in una luce chiara, e Resi avrebbe voluto seguirli. Quando si riprese e si rese conto che Ottilia era morta, disse con grande forza d'animo: "Tutto è compiuto, non dobbiamo essere tristi perché Ottilia è in cie_lo!". Infatti non pianse e fu subito in grado di provvedere alle necessità del momento...». In quello stesso anno mori anche il padre di Teresa e al suo capezzale avvenne quanto era avvenuto per Ottilia. E ancora Anni Spiegì che racconta: « Anche questa volta Resl vide veni_re i trapassati della sua famiglia, la madre, Engelbert, il fratei_lino, Ottilia e l'angelo custode del padre. Vide anche il Salva_tore. Poi il piccolo gruppo spari nella luce, lasciando indietro il padre, da solo. Lui guardava tristemente e con nostalgia gli altri che si allontanavano. Nel successivo stato di quiete Resl ebbe parole di rimprovero per Ottilia: "Perché non ha portato con sé il papà? Io non l'avrei fatto, l'avrei portato con me!". Papà Neumann ebbe comunque un purgatorio molto breve. Già a Natale Teresa lo vide in cielo ». Anni Spiegì aggiunge poi un' osservazione molto interessante: « Ben di rado Teresa parlava dell'inferno e non ebbe mai visio_ni di questo luogo di pena eterna. Io ho soltanto saputo da Ot_tilia che Resl non aveva visto né in cielo né in purgatorio un uomo che conosceva bene: egli era vissuto male fino alla morte e non aveva creduto in niente ». Non di rado capitava che Resl venisse informata nelle sue visioni della morte di qualche persona. Per esempio nel 1939, il giorno di Ognissanti, ebbe come al solito la visione dei santi in cielo; subito dopo disse: « Il maestro Widmann deve essere morto ad Eichstàtt! ». Widmann era musicista, maestro di cap_pella e buon amico di Resl. In effetti mentre Teresa aveva la sua visione, Widmann veniva sepolto ad Eichstàtt. Teresa Neumann pati spesso pene di espiazione per libera_re i defunti dal purgatorio: capitava anche che fossero i defunti stessi a presentarsi a lei nelle visioni per chiederle di pregare per loro. Ciò avvenne con sacerdoti, parenti e amici. E’ bene ricordare che le pene espiatorie della Neumann non costituiscono certo un fatto unico nella storia della mistica. Scri_ve infatti l'arcivescovo Teodorowicz: « Le pene espiatorie han_no un posto preminente nella storia della mistica. Santa Cate_rina da Siena patì per suo padre, Caterina Ricci pati terribil_mente per quaranta giorni per la conversione e l'espiazione del famoso Medici. Ugualmente soffrirono la beata Caterina da Rac_conigi e la stigmatizzata Veronica Giuliani... Sono anzi proprio gli stigmatizzati a portare più spesso il peso delle pene espiatorie ».



    Levitazione

    In base a parecchie testimonianze, risulta che Teresa Neu_mann ebbe anche esperienze di levitazione. La badessa Bene_dikta von Spiegei del convento di S. Walburg ad Eichstàtt os_servò che una volta Teresa durante una visione si alzò dal suolo di una trentina di centimetri. E nel 1938, mentre Teresa si trovava nel convento di Tir_schenreuth, ebbe la visione dell'assunzione di Maria alla pre_senza di parecchie persone, le quali hanno concordemente di_chiarato che nel momento più gioioso della visione, quando Ma_ria accede al cielo accompagnata dal Salvatore, da san Giusep_pe e da schiere di angeli, Teresa partecipò alla festa celeste alzando le braccia verso l'alto ed esclamando: "Con te! Con te!". In questo momento Teresa si era sollevata dal pavimento di 15/20 cm, restando in stato di levitazione per qualche minu_to. Il fatto è narrato da Johannes Steiner nel suo libro. Come si è potuto constatare, Teresa Neumann presentò una gamma vastissima di fenomeni preternaturali di assoluta ecce_zionalità. Come vedremo più avanti, gli eventi straordinari di cui per decenni fu protagonista non le impedirono di parteci_pare alla vita quotidiana di familiari e amici, di godere della bel_lezza del creato, in una parola di essere « anche » una creatura come tutte le altre, debolezze comprese.



    RESL NELLA VITA QUOTIDIANA

    Quando Teresa Neumann non era troppo sofferente (ebbe molte tribolazioni e malattie anche dopo le miracolose guari_gioni) e non aveva visioni, conduceva una vita normale, nei li_miti in cui le sue dolorose stigmate glielo consentivano: amava curare il suo piccolo giardino, ornare di fiori l'altare della chie_sa, occuparsi degli animali. Aveva una predilezione per gli uc_cellini esotici. Dedicava anche molto tempo alle visite agli am_malati, ai colloqui con la gente che veniva a incontrarla da tut_te le parti della Germania e dall'estero, al disbrigo della vastis_sima corrispondenza. Tutti coloro che l'hanno conosciuta la descrivono concordemente come una donna di grande sempli_cità e disponibilità, di carattere allegro, aperta al dialogo, inna_morata della natura e di quello che chiamava « il bel mondo di Dio». Teresa non era esente da certe debolezze, come tutti i co_muni mortali. Racconta infatti il fratello Ferdinand: « Mia so_rella aveva un temperamento forte, deciso, e poteva anche mai_berarsi facilmente, soprattutto con i visitatori che erano di un'in_sistenza incredibile. Lei ogni giorno metteva alcune ore a loro disposizione, dall'una alle quattro del pomeriggio, e aveva an_che appeso un cartello fuori della porta per renderlo noto. Però non la lasciavano in pace un momento, le correvano dietro an_che in chiesa, in giardino, dappertutto. Lei allora si irritava: "Ma voi non avete proprio niente da fare? Perché non andate a lavorare?". Se però capiva che non era semplice curiosità, ma necessità autentica di colloquio e consiglio, si metteva di nuo_vo a disposizione. I visitatori, bisogna dirlo, l'hanno molto tor_mentata. Ricordo che quando chiedeva al Salvatore qualcosa (mai per sé, sempre per gli altri) prometteva: “Salvatore, ti chiedo questa grazia. In cambio per un mese sarò più paziente con i visitatori!” Solo per amore del Salvatore aveva accettato i suoi feno_meni straordinari, in particolare il digiuno. Anni Spiegì, che visse per settimane intere in casa Neumann, ricorda come Resi non fosse praticamente mai sola: « Se per trentasei anni fosse riu_scita a mangiare e bere di nascosto, sarebbe un miracolo ancora più grande del digiuno stesso! ». Racconta poi un episodio che fa capire chiaramente quale fosse lo stato d'animo di Resi nei confronti di questo tanto di_scusso digiuno: « Una volta tutta la famiglia Neumann era a la_vorare in campagna e io rimasi a casa sola con Resi. Preparai il pranzo per tutti. Mentre mescolavo il cibo nella pentola, chiesi a Resi che era accanto a me di assaggiano per sentire se era giu_sto di sale. Lei scosse la testa. Io insistetti, affermando che ba_stava che provasse appena con la punta della lingua. E Teresa: "Guarda, proprio non posso, non riesco ad assaggiare nulla nep_pure se ho le labbra secche, aride e sanguinanti". Io allora le chiesi se non sentisse mai fame, oppure se rinunciasse volonta_riamente al cibo o se proprio non riuscisse a mangiare. Lei allo_ra divenne triste e disse: "Spesso ho pregato il Salvatore di consentirmi di mangiare come l'altra gente. Credi ché sia facile per me essere ritenuta da tanti una mistificatrice? Io non posso man_giare e non provo neppure mai la sensazione della fame! "». Anni Spiegì ricorda ancora che un giorno un visitatore dis_se a Resi: « Che meraviglia vivere di niente! ». E lei di riman_do: «E’ meraviglioso anche vivere di un pezzo di pane. Entrambi sono miracoli, però uno colpisce di più perché è raro ». Resl an_dava a tavola insieme ai familiari, recitava con loro la preghie_ra, partecipava alla conversazione, li serviva. La famiglia aveva imparato ad accettare serenamente la situazione. Una volta Anni lavorava con Resl in giardino. Passò mezzogiorno e Anni co_minciò a sentir fame, però non voleva disturbare Resl che lavo_rava con entusiasmo. Verso le tre venne in giardino la madre di Resl: portava la colazione per Anni e fece un rimprovero alla figlia: « Perché non mandi a casa Anni a mangiare? Tu non hai bisogno di mangiare e pensi che neppure gli altri sentano la fame! ». La famiglia fu sempre un prezioso appoggio per Resl. Fu an_che grazie all'affettuoso sostegno dei familiari che riuscì a sop_portare con tanta forza e serenità gli anni della malattia e della cecità. La sua camera era proprio sopra il laboratorio di sarto_ria del padre, e quando aveva bisogno di qualcosa picchiava col bastone e qualcuno accorreva. La sua camera era del resto di_venuta il cuore della casa: qui venivano discusse le questioni familiari, la compra e vendita del bestiame, tutto ciò che riguar_dava la famiglia. La domenica in camera di Resl si davano con_vegno le amiche: raccontavano e pregavano insieme, leggeva_no, cantavano. Queste ore liete davano a Resl la forza per af_frontare gli altri giorni della settimana. Vediamo ora più da vicino le persone che costituivano lo stretto entourage di Teresa Neumann, cominciando dai genito_ri e dal pastore Naber.



    La madre

    Anna Grillmeier, la madre di Teresa, era nata nel 1874 non lontano da Konnersreuth e si era sposata a 23 anni. Il suo ma_trimonio col sarto Ferdinand Neumann era stato allietato dalla nascita di ben undici figli, uno dei quali, Engelbert, mori piccino. Anna era una donna solida, robusta, non molto alta: la fi_glia Teresa le assomigliava molto fisicamente e anche per le doti di carattere. Tra madre e figlia il rapporto fu infatti sempre molto stretto e affettuoso. Anna Neumann aveva humor, era intelligente, devota, laboriosa, ed era molto amata e rispettata da tutti i suoi figli. Anni Spiegi racconta che quando scoppiò la seconda guerra mondiale parecchi dei suoi figli e dei suoi generi furono richia_mati sotto le armi e combatterono su molti fronti. Lei si era procurata una carta geografica e con spilli segnava le varie posi_zioni al fronte: si teneva quotidianamente informata tramite i bollettini radiofonici. Quando il partito volle assegnarle la cro_ce al merito che veniva attribuita alle madri, lei rifiutò: « Non ne ho bisogno! Ho messo al mondo i miei figli per il Signore, non per Hitler! ». I fatti straordinari di cui era protagonista sua figlia Teresa furono da lei accettati coraggiosamente, ma non le resero certo facile la vita. Per decenni dovette confrontarsi, oltre che con le polemiche di cui abbiamo già parlato, anche con i numerosis_simi visitatori che volevano vedere Teresa, cosa che non le riu_sciva né facile né gradevole. Se però si rendeva conto di un au_tentico bisogno, era subito pronta ad aiutare e a mettersi a di_sposizione. Anche in questo Teresa (e la sorella Ottilia, che le somigliava molto) era simile alla madre. Anna Neumann morì a 75 anni nel 1949, prima del marito.



    Il padre

    Ferdinand Neumann era sarto ed era nato nel 1873 a Kon_nersreuth. Era alto, magro, riservato, di poche parole. Amava molto la sua famiglia ed era profondamente rispettato e ubbi_dito dai figli, sebbene raramente li punisse. Sopportava la po_vertà dignitosamente e con estrema discrezione. Capitava per esempio che non sempre il suo lavoro gli venisse pagato, lui pe_rò non chiedeva mai nulla, perché esigere un pagamento era con_siderato una vergogna. Nella famiglia Neumann regnava un’atmosfera affettuosa e serena. Ferdinand era un uomo deciso e sicuro di sé, e quando diceva no, non cambiava mai idea. Di questa fermezza di ca_rattere diede prova anche in occasione dei controlli per il di_giuno di Teresa, come abbiamo già avuto occasione di vedere. Soffrì molto, essendo persona estremamente onesta e retta, delle polemiche che sorsero intorno alla figlia e dei sospetti di im_broglio che circondarono la faccenda del digiuno. Protesse sem_pre Teresa, sia dal punto di vista morale che pratico e concre_to, e quando era necessario sapeva essere duro e deciso. Morì nel 1959 a 86 anni, dopo breve malattia che accettò con molta tranquillità e rassegnazione.



    Il pastore Naber

    Insieme ai famigliari, padre Naber è una delle figure fonda_mentali nella vita di Teresa Neumann. Fu per ben cinquant'an_ni parroco a Konnersreuth e vide crescere generazioni e gene_razioni. Persona di assoluta integrità e onestà, testimoniò per decenni dell'autenticità dei fenomeni di Teresa, che aveva co_nosciuto a undici anni e che segui fino alla morte. Nei confronti degli eventi straordinari di cui per decenni fu testimone, il suo atteggiamento fu sempre questo: « Fin da principio mi sono proposto questa direttiva: osservare scrupo_losamente gli eventi straordinari, caso mai si fosse verificata qual_che trasgressione alla dottrina e alla morale ecclesiastica; in ca_so affermativo, intervenire senza esitazione; in caso contrario lasciare che le cose seguano il loro corso, per non intralciare scon_sideratamente i piani del Signore ». Nei confronti di quanto avveniva a Konnersreuth fu sem_pre prudente, ma non ebbe mai paura di dare piena testimo_nianza della verità. Fu legato da calda amicizia a Teresa Neu_mann, fu finché visse il suo consigliere spirituale, ogni giorno le portò la comunione, per anni riferì al vescovo di Ratisbona lo svolgersi dei fatti. Il clamore che venne a crearsi intorno a Konnersreuth coinvolse ampiamente anche lui, perché egli era continuamente chiamato in causa: inutile dire per esempio che molte delle conversioni che avvenivano in casa di Teresa si com_pletavano poi in chiesa, al suo confessionale. Piccolo di statura, magro, all' apparenza fragile, padre Na_ber era in realtà una personalità forte e coraggiosa; Teresa ave_va un enorme rispetto di lui e tutto il paese gli era devotissimo. Per cinquantaquattro anni frequentò quotidianamente casa Neumann, che del resto si trova proprio di fronte alla chiesa, e fu testimone di tutto quanto Teresa visse. Per trentacinque anni Maria, sorella di Teresa e appena un anno più giovane di lei, gli fece da governante. Dopo la morte di Maria, che mancò neppure un anno dopo Teresa, rimase solo. Mori nel 1967, a 96 anni. Il suo Diario, che è stato pubblicato di recente, è una fonte preziosa di notizie su Teresa Neumann.



    La « cerchia di Konnersreuth »

    Si tratta di un gruppo di amici di Teresa, che ebbe una no_tevole importanza nella sua vita. Era composto di persone no_tevoli nei vari campi della vita sociale e culturale, che venivano per lo più ad Eichstàtt, dove anche Teresa trascorreva molto del suo tempo. Il gruppo era decisamente antinazista. Tra i membri del gruppo non si può non citare per primo il professor Franz Xaver Wutz, sacerdote e orientalista. La sua casa di Eichstàtt era il luogo in cui gli amici si riunivano e dove Teresa stessa visse a lungo. Il professor Wutz era un personaggio notissimo: docente di scienze bibliche e di esegesi veterotestamentaria, era famoso e stimato sia in Germania che all'estero. Aveva conosciuto Tere_sa e la sua famiglia fin dall'inizio dei fatti straordinari di cui aveva letto sui giornali: si era infatti recato a Konnersreuth ed era rimasto subito molto ben impressionato dalla semplicità e devozione della famiglia Neumann. Si era anche reso conto delle difficoltà che Teresa e i suoi dovevano affrontare ora che era_no al centro dell'interesse e della curiosità generale. Il professor Wutz guidava la macchina e tornò molte volte a Konnersreuth, specie di venerdì. Assisteva alle sofferenze e alle visioni della passione e mostrava un interesse particolare per le parole in aramaico che Teresa pronunciava. Ben presto si convinse dell'autenticità di quanto avveniva a Konnersreuth, e tra lui e la famiglia Neumann venne a crearsi una calda amici_zia. Wutz fu vicino ai Neumann come sacerdote e come amico, e Resl aveva nei suoi confronti una fiducia illimitata. Ottilia, la sorella di Resl, fu per molti anni governante di Wutz a Eich_stàtt; e in seguito Ferdinand e Hans, i due fratellini minori, fu_rono accolti nella casa di Wutz a Eichstàtt per poter studiare. In questo modo Eichstàtt divenne la seconda casa di Resl, che vi trascorreva intere settimane. Il professor Wutz ottenne dal vescovo il permesso di trasformare una stanza in cappella, e li celebrava la Messa quando Resl era presente. Il professor Wutz mori improvvisamente nel 1938, ad ap_pena 56 anni: la sua morte rappresentò un grande dolore per Resl, che tuttavia in un certo senso l'aveva prevista. Racconta infatti Anni Spiegì, che fu presente al fatto: « Poco prima della morte del professore, mentre riceveva la comunione, Teresa ebbe la visione del Salvatore che rivolgeva uno sguardo particolar_mente intenso e amorevole a Wutz, che celebrava. Quando si riprese, Teresa disse: "Conosco quello sguardo buono, il Sal_vatore vuole qualcosa di grande". Infatti pochi giorni dopo il professor Wutz morì per attacco cardiaco ». La casa di Wutz, che per anni era stata il cuore della comu_nità di amici di Teresa, fu acquistata dopo la sua morte dal prin_cipe Erich Waldburg-Zeil, che faceva parte del gruppo: Ottilia ne rimase la governante. Durante la guerra la casa divenne un asilo per studenti, e in seguito fu trasformata in un pensionato per ragazze. Dopo la guerra fu una sede della Caritas e ospitò soldati, fuggiaschi, donne, bambini, gente affamata e straccia_ta che emergeva dalle macerie della guerra. Ottilia fu infatica_bile nell'aiutare, nel dare, nel prodigarsi per tutti. Casa Wutz fu venduta nel 1961, dopo la morte di Ottilia: e fu appunto pochi giorni prima di morire che Teresa vi sog_giornò ancora, per aiutare a impacchettare mobili e suppelletti_li e a fare trasloco. Un altro personaggio importante nella vita di Teresa fu il dottor Fritz Gerlich, che faceva anche lui parte della cerchia di Konnersreuth. Gerlich era redattore capo del Munchner Neue_ste Nachrichten, era protestante e molto scettico. Come abbia_mo già accennato, andò a Konnersreuth nel 1926 con l'inten_zione di smascherare un inganno e di scrivere un articolo dissa_crante sul suo giornale. Rimase invece così colpito dai fatti da escludere assolutamente ogni inganno e da convertirsi al catto_licesimo; in questo ebbe la guida del professor Wutz. Quello che vide a Konnersreuth cambiò totalmente la sua vita: e il li_bro che scrisse su Teresa è una miniera di notizie. Dichiaratamente ostile al nazismo, Gerlich fu arrestato nel 1933 dalla Gestapo e ucciso. Egli è considerato uno dei primi martiri del terzo Reich. Tra gli altri membri della cerchia di Konnersreuth, ricor_diamo ancora padre Ingbert Naab, guardiano del convento dei Cappuccini di Eichstàtt. Fu collaboratore di Gerlich nell'edi_tare la rivista Der Gerade Weg, apertamente contraria al nazi_smo e subì anche lui persecuzioni dalla Gestapo; dovette infat_ti lasciare il convento e rifugiarsi in Svizzera, dove morì nel 1935. Del principe Erich Waldburg-Zeil, che acquistò la casa di Wutz dopo la sua morte, abbiamo già detto. Anche lui mori presto, ad appena 50 anni, per un incidente di caccia, ma sua moglie rimase amica devota di Resl fino alla sua morte. Un altro membro importante della «cerchia» fu Bruno Rot_schild, che era farmacista ed ebreo. Quanto vide a Konnersreuth lo indusse a convertirsi, a studiare teologia e a farsi sacerdote. Morì per attacco cardiaco la vigilia di Natale del 1932: Teresa, che non aveva ancora saputo della sua morte, lo vide nella sua visione di Natale presso il Salvatore, e ne fu così informata. Molto amica di Teresa fu la badessa del convento di S. Wal_burg, Benedikta von Spiegei, donna di grande carattere e intel_ligenza. Resl era spesso sua ospite al convento. Ricordiamo an_cora, tra gli amici piu intimi di Teresa, il vescovo Preysing e il vescovo Rackl, entrambi amici del professor Wutz, il musici_sta Wilhelm Widmann, di cui abbiamo avuto già occasione di parlare; il professor Franz Xaver Mayr, docente di scienze na_turali, uno dei pochi che sopravvissero a Teresa e fino all'ulti_mo le furono vicini; e il professor Josef Lechner, docente di di_ritto ecclesiastico ad Eichstàtt, grande amico della famiglia Neu_mann e strenuo difensore, con i suoi articoli, di Teresa. Da non dimenticare Anni Spiegi, di origine modesta (era commessa a Eichstàtt) ma di grande spiritualità e intelligenza, che conobbe Teresa attraverso il professor Wutz e ne divenne fedele e intima amica. Il suo piccolo libro di ricordi personali su Teresa Neumann è una insostituibile fonte di informazione. Tutte queste persone, e altre ancora, non esitarono a pren_dere fin dai primi tempi posizione a favore di Teresa Neumann, offrendole sia la loro amicizia personale che il conforto e il so_stegno della loro stima, che seppero esprimere in modi molto concreti. Il gruppo di persone che gravitava intorno a Teresa era, co_me abbiamo visto, apertamente antinazista, e Teresa stessa non esitò mai ad esprimere pubblicamente la sua condanna del na_zismo. Nonostante le difficoltà che molti della sua cerchia eb_bero col regime, Teresa non ebbe particolari problemi: Hitler infatti aveva dato ordine di lasciarla in pace e di non toccare Konnersreuth, sebbene quando ci furono le elezioni in paese soltanto pochissime persone avessero optato per Hitler. Hitler era molto superstizioso e certamente in cuor suo aveva paura di molestare un personaggio che era protagonista di tanti fatti miracolosi. Resl inoltre era molto amata e stimata dalla gente e anche questo fatto contribuì certamente alla decisione di non disturbarla. Negli ultimi giorni di guerra tuttavia a Teresa e ai suoi non mancarono le difficoltà. Come riferisce il dottor J. M. Hòcht nel suo ottimo libro sulla mistica, un capitolo del quale è dedi_cato a Teresa Neumann con cui fu per anni in rapporto di ami_cizia e fiducia, Konnersreuth fu oggetto di persecuzioni e spa_ratorie da parte della Gestapo poco prima che la guerra si con_cludesse. Addirittura una SS si presentò con la pistola in casa di Teresa, che era assente, ordinando che la stigmatizzata uscisse e lo seguisse. Fu fermato da un medico militare. La notte del 20 aprile 1945 Konnersreuth fu al centro del fuoco incrociato dei panzer delle SS che distrussero molte case e fienili. Duran_te questo assedio Teresa si trovava nella cantina del fienile del_la parrocchia, che andò in fiamme, e riuscì a uscirne evitando per un pelo il soffocamento. In maniera altrettanto fortunosa suo padre e suo fratello riuscirono a evitare le schegge delle gra_nate rifugiandosi dalla cantina di casa nella camera di Resl. Il 29 aprile 1945, anniversario della beatificazione della pic_cola Teresa di Gesù Bambino, la santa si mostrò nuovamente a Teresa in una gran luce e le disse: « State tranquilli e abbiate fiducia; avete potuto constatare con mano il modo meraviglio_so con cui siete stati aiutati. Il grande piano infernale è stato annientato dalla forza celeste: avete pur visto e capito in quale terribile pericolo vi trovavate. Il Signore ha accolto il tuo sacri_ficio. Esso non è stato inutile ». « Evidentemente », conclude il dottor Hòcht, « durante l'as_sedio Teresa aveva offerto con particolare intensità le proprie sofferenze e il proprio sacrificio ». Dopo la guerra gli americani offrirono protezione a Teresa Neumann e alla sua famiglia. Teresa fece amicizia con molti di loro e tanti furono i soldati americani che poterono assistere alle passioni del venerdì. Del carattere di Teresa Neumann abbiamo già detto alcune cose. Vediamo ora le sue occupazioni quotidiane. Gran parte delle sue attenzioni andavano alla chiesa, dove trascorreva molto tempo. Durante le funzioni, per proteggerla dalla curiosità della gente, le era stato riservato un posto dietro l'altare. Però Teresa amava trascorrere in chiesa anche ore soli_tarie a pregare; e dedicava cure amorose a pulire e ornare la ca_sa di Dio. Lei stessa procurava i fiori per l'altare: quei fiori che curava con le sue stesse mani. Amava anche intonare il colore dei fiori alle varie festività: fiori bianchi per le feste mariane, rossi a Pentecoste, gialli e oro per le nozze d'oro di padre Na_ber col sacerdozio. La casa di Teresa aveva fiori a tutte le finestre; per l'inver_no c'era anche una piccola serra. Il pezzetto di terra dove Tere_sa coltivava la maggior parte dei suoi fiori, quelli destinati alla chiesa, distava cinque minuti da casa. I fiori per Teresa erano espressione dell'amore di Dio e della bellezza del creato, e le ore che passava a curarli erano tra le più felici della sua giornata. Teresa amava moltissimo la natura e aveva una predilezio_ne per gli animali e specialmente per gli uccellini. Teneva in casa le colombe, che le tenevano compagnia quando non pote_va uscire. Possedeva anche un cavallino, di nome Lotte, che cu_stodiva nella stalla della parrocchia. In un carrozzino trainato da Lotte, Teresa, che a causa delle stigmate camminava con mol_ta fatica, si recava a visitare i malati. A quanto hanno detto parenti e amici, amava la velocità, e Lotte non si faceva certo pregare a mettersi al galoppo. Teresa Neumann amava ogni manifestazione della natura e non si stancava di ammirare il creato. Col professor Wutz, che possedeva un'automobile, fece molte gite e arrivò fino in Svizzera. In seguito fu suo fratello Ferdinand a farle da affet_tuoso e fidato autista. Conoscendo per esperienza personale che cosa volesse dire essere ammalati, Teresa aveva individuato fra le sue missioni anche quella di occuparsi degli infermi: per loro trovava sem_pre tempo. Konnersreuth per molto tempo non ebbe infermie_ri, e Teresa svolgeva con abilità e competenza anche questo com_pito. Per i numerosissimi ammalati che si rivolgevano a lei aveva sempre una parola di conforto, per tutti pregava: soprattut_to li incoraggiava e chiedeva al Salvatore di dar loro la forza di sopportare. Tanta pazienza aveva con gli ammalati, tanto poca ne ave_va con i curiosi, con i gruppi che arrivavano addirittura in pulì_man per vederla e pretendevano di impadronirsi del suo tem_po. Con chi invece aveva realmente bisogno, Teresa sapeva es_sere cordiale e disponibile come pochi sanno esserlo. Molti de_vono a lei il recupero della fede e della pace interiore. Teresa possedeva molto humor, che non di rado esercitava con i visitatori troppo curiosi e invadenti. Anni Spiegì raccon_ta per esempio di essere stata presente alla conversazione di Te_resa con un visitatore oltremodo scettico, che le disse: « Lei cer_tamente si è immaginata le stigmate così a lungo che finalmen_te le sono venute! ». Al che Teresa aveva immediatamente ri_sposto: « Proprio così; lei provi a immaginarsi che le crescono le corna, forse riuscirà a farsele venire davvero! ». Per i bambini Teresa aveva un amore speciale. Era adorata dai suoi trenta nipoti e da tutti i bambini del paese, che la chia_mavano Patin (madrina). La sua più grande gioia a Natale era distribuire ai bambini i piccoli doni che molto per tempo co_minciava a preparare. Permetteva ai bambini di giocare nella sua camera, e averli intorno non la stancava mai. Per tutta la vita Teresa ebbe grandi sofferenze fisiche e ma_lattie più o meno gravi. Da una di queste, di particolare gravi_tà, fu salvata da un nuovo miracolo. Le cose andarono così. Il 17 luglio 1940 Teresa fu colpita da emorragia al lato sini_stro del cervello e rimase paralizzata a tutto il lato destro del corpo. Il colpo apoplettico si ripeté per tre volte nei giorni suc_cessivi. Il braccio e la gamba destra erano immobili, l'occhio strabico, la bocca rigida e storta, la parola quasi incomprensibi_le. Da questa infermità fu guarita durante la visione dell'As_sunzione di Maria, il 15 agosto. Teresa stessa, quando si fu ri_presa, narrò come erano andate le cose: «Quando la Madre di Dio si librò dal sepolcro assieme agli angeli, mi guardò sorridendo, si avvicinò a me e pose la sua ma_no destra sulla parte sinistra del mio capo. Benché di solito nel_le visioni non percepisca niente di ciò che accade all'esterno, quella volta sentii come una fortissima scossa elettrica sul lato destro del corpo. Alzai la mano per afferrare quella della Ma_donna ». La descrizione della miracolosa guarigione è completata da padre Naber, che era presente: « Eravamo molto emozionati ve_dendo che, dopo un sussulto, la mano destra, che fino a quel momento era rimasta inerte, arrivò a toccare il lato sinistro della testa. L'angolo della bocca si drizzò e lei poté parlare in modo del tutto normale; l'occhio tornò a muoversi seguendo la visio_ne e, quando questa finì, Teresa si alzò e camminò come prima. Eravamo tutti felici! ». Terminata la visione, Teresa fu in grado di andare in chiesa senza alcun aiuto. All'improvvisa e miracolosa guarigione aveva assistito an_che il medico che aveva seguito il caso fin dall'inizio e aveva curato Teresa senza alcun esito. Oltre al medico e a padre Na_ber, erano presenti anche un sacerdote di Ratisbona, pad re Leo Ort, e alcune altre persone, i quali tutti confermarono i fatti. Sebbene la sua vita scorresse all'insegna della spiritualità, Teresa Neumann era una donna concreta, pratica e con i piedi per terra. Grande lavoratrice, sebbene le stigmate alle mani le dolessero continuamente, rispondeva di persona alle innume_revoli lettere che le arrivavano; più tardi, quando le fu installa_to il telefono, se ne serviva volentieri. Era molto abile, decisa e sicura anche nelle questioni molto concrete. Va ascritto a suo merito se il convento di Fockenfeld presso Konnersreuth, che era stato secolarizzato ed era finito in mano di protestanti, tornò ad essere un convento con una scuola per le vocazioni adulte. Al convento erano interessati i Salesiani di Eichstatt, i quali però non disponevano del denaro contante necessario ad acquistano dal proprietario. Teresa riu_sci a farsi prestare il denaro dal principe Waldburg-Zeil, che viveva ad Hanau presso Francoforte, e a questo scopo si recò da lui; in cambio riuscì a far pagare a lui dalle forze di occupa_zione i danni di guerra ammontanti a milioni e milioni per i bo_schi che erano stati abbattuti e devastati durante le operazioni militari. Teresa riuscì a condurre le cose in modo che le tratta_tive si conclusero in breve tempo con soddisfazione generale. Quando padre Naber, a 85 anni, andò in pensione e dovet_te lasciar libera la canonica per il suo successore, Teresa decise su due piedi di trasformare la casa paterna in modo da ricavare alcune stanze per il suo parroco. Trasferì quindi sul piccolo pezzo di terra che il padre possedeva poco fuori dal paese gli attrezzi agricoli e la stalla, e iniziò con fervore i lavori. Seguiva perso_nalmente gli operai, dai quali sapeva farsi benvolere, e faceva lavorare tutti i membri della famiglia. Nel 1959 padre Naber poté trasferirsi in casa Neumann, evitando così di dover lascia_re il paese dove per cinquant' anni aveva svolto la sua attività di parroco. Anche la grande croce che adorna il cimitero di Konnersreuth è dovuta a Teresa: essa è opera di uno scalpellino che anni pri_ma, per intercessione di Teresa, era stato guarito da una parali_si. La tomba di Teresa si trova proprio accanto a questa gran_de, suggestiva croce. Poco prima di morire, Teresa si dedicò con grande slancio alla realizzazione di un progetto che le stava molto a cuore: la costruzione di un convento dedicato alla preghiera, a Konners_reuth. Il convento è stato realizzato: si chiama Theresianum. Ma di questo si dirà di più in seguito quando si parlerà degli ultimi giorni di Teresa Neumann. La creazione di un convento di preghiera corrispondeva ai più sentiti desideri di Teresa, la cui vita fu intessuta di preghiera e sofferenza. Aveva pochissimo bisogno di dormire e dedicava buona parte della notte alla preghiera. Immersa nella preghiera passava senza accorgersene ore e ore in chiesa, in intima comu_nione col Salvatore. Non aveva potuto realizzare il sogno di aiu_tare il prossimo con l'attività missionaria, ma lo aiutava con la preghiera. Innumerevoli testimonianze dimostrano che le sue preghiere erano ascoltate!



    YOGANANDA A KONNERSREUTH

    La testimonianza di un personaggio particolare, lo yogi in_diano Yogananda, può essere molto utile per dare un'idea pre_cisa del carattere di Teresa, delle passioni del venerdì e dell'impressione che ella faceva su chi l'avvicinava per la prima volta. Yogananda incontrò Teresa, di cui aveva molto sentito par_lare, nel 1935: veniva da New York ed era sbarcato in Inghil_terra. Di li, in compagnia di due amici, si era recato in Baviera per visitare « la grande mistica cristiana Teresa Neumann ». Il resoconto che segue è tratto dal libro autobiografico di Yoga_nanda Autobiografia di uno yogi, un testo che ha avuto molto successo ed è considerato un classico nella letteratura specializ_zata. Yogananda visse molti anni negli Stati Uniti: a lui si deve in gran parte la conoscenza che in Occidente abbiamo della fi_losofia indiana e dello yoga. Ecco quanto egli scrive di Teresa e del suo incontro con lei. « Come sempre, in Oriente o in Occidente, ero avido di co_noscere dei santi. Mi rallegrai quando, il 16 luglio, la nostra pic_cola comitiva raggiunse l'antico villaggio di Konnersreuth. I con_tadini bavaresi dimostrarono un vivo interesse alla Ford che ave_vamo portato dall'America e al nostro strano gruppo: un giova_notto americano, un' attempata signora e un orientale di colore olivastro, dai lunghi capelli cacciati sotto il bavero del cappotto. La casetta di Teresa, piccola e linda, con i gerani in fiore accanto a un pozzo molto primitivo, ahimè, era chiusa e silen_ziosa. I vicini e lo stesso postino del villaggio non sapevano darci informazioni. La pioggia cominciò a cadere: i miei compagni proposero di andarcene. "No", dissi caparbio. "Starò qui finché non avrò trovato il modo di vedere Teresa Due ore dopo eravamo ancora seduti nell'automobile sotto una pioggia dirotta. "Signore!", sospiravo lamentosamente. "Perché m'hai condotto fin qui se ella è scomparsa?" Un uomo che parlava inglese si avvicinò alla nostra macchi_na ed educatamente ci offrì i suoi servigi. "Non so precisamente dove sia Teresa", disse, "ma spes_so ella si reca a casa del professor Franz Wutz, un insegnante di lingue straniere dell'università di Eichstàtt, a ottanta miglia da qui". La mattina dopo partimmo in macchina per la tranquilla cit_tadina di Eichstàtt, dalle stradine lastricate di ciottoli. Il pro_fessor Wutz ci accolse con cordialità nella sua casa. "Sì, Tere_sa è qui". La informò dei visitatori e presto tornò con la sua risposta: "Benché il vescovo mi abbia imposto di non ricevere nessuno senza il suo permesso, riceverò quest'uomo di Dio che viene dall'India". Profondamente commosso da queste parole, seguii il dottor Wutz in un salottino al piano superiore. Subito Teresa entrò, irradiando un'aura di pace e di gioia. Aveva a quell'epoca tren_tasette anni, ma sembrava assai più giovane; possedeva una fre_schezza e un fascino infantili. Sana, robusta, dalle guance ro_see, allegra, questa è la Santa che non mangia! Teresa mi salutò con una stretta di mano estremamente gen_tile. Eravamo entrambi raggianti, uniti in una silenziosa comu_nione, consci di amare entrambi profondamente Iddio. Il professor Wutz si offri cortesemente come interprete. Mentre sedevamo, notai che Teresa mi guardava con inge_nua curiosità. Senza dubbio, gli indù erano rari in Baviera. “Non mangiate mai nulla?”. Volevo avere conferma dalle sue stesse labbra. "No. Solo un'ostia consacrata ogni mattina alle sei "Quanto è grande l'ostia?" "Sottile come la carta e non più grande di un soldo". E aggiunse: "La prendo come sacramento; se non è consacrata, non mi riesce di inghiottirla". "Ma non è possibile che abbiate vissuto solo di questo per dodici anni!". "Vivo della luce di Dio!". Come era semplice la sua rispo_sta, e come einsteiniana! "Vedo che vi rendete conto che l'energia fluisce nel vostro corpo dall'etere, dal sole e dall'aria". Un rapido sorriso le illuminò il viso. "Sono così felice che comprendiate come vivo!" "La vostra santa vita è una quotidiana dimostrazione della verità pronunciata dal Cristo:”Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”. Di nuovo manifestò gioia per la mia spiegazione. "È pro_prio così; Una delle ragioni per cui sono oggi sulla terra, è ap_punto quella di dimostrare che l'uomo può vivere dell'invisibi_le luce di Dio, e non di cibo soltanto". "Potete insegnare ad altri come si fa a vivere senza mangiare?". Sembrò un po' urtata dalla mia domanda. "Non posso far_lo. Dio non vuole!". Il mio sguardo cadde sulle sue mani forti e graziose. Te_resa mi mostrò una ferita quadrata, appena rimarginata, sul dorso d'ogni mano. Sulle palme m'indicò due ferite piu pic_cole, a forma di mezzaluna, anch'esse appena chiuse. Ogni ferita trafiggeva la mano da una parte all'altra. Vedendo ciò, mi tornò distintamente alla memoria il ricordo dei grossi chio_di di ferro quadrati con punte a mezzaluna in uso ancor og_gi in Oriente, ma che non ricordo di aver mai visto in Oc_cidente. La Santa mi raccontò qualcosa delle sue estasi settimanali. "Come un povero e impotente spettatore assisto a tutta la pas_sione di Cristo". Ogni settimana dalla mezzanotte del giovedì fino alle tredi_ci del venerdì, le sue ferite si aprono e sanguinano. Ella perde quattro chili e mezzo del suo peso, che è di sessanta chili. Pur soffrendo intensamente per la sua amorosa pietà, Teresa atten_de con gioia questa settimanale visione del Signore. Mi resi subito conto che, per mezzo della sua strana vita, Dio aveva voluto dimostrare a tutti i cristiani l'autenticità sto_rica della vita di Gesù e della sua crocifissione com'è narrata nel Nuovo Testamento, e palesare in modo drammatico l'eter_no vincolo esistente tra il Maestro di Galilea e i suoi fedeli. Il professor Wutz mi narrò alcuni episodi, da lui controlla-ti, riguardanti la Santa. "Un gruppo di noi, inclusa Teresa, spesso viaggia per gior_ni interi in giro per la Germania", mi disse. "Fa impressione il contrasto fra i nostri tre pasti giornalieri, e Teresa che non mangia nulla. Ella rimane fresca come una rosa, e la stanchezza che vince noi non la tocca. Quando, affamati, andiamo a caccia di un'osteria, ella ride allegramente". Il professore aggiunse altri interessanti dettagli fisiologici: "Poiché Teresa non prende cibo, il suo stomaco è atrofizzato. Non ha escrezioni, ma le sue glandole sudorifere funzionano, la sua pelle è sempre morbida ed elastica". Al momento di partire, espressi a Teresa il mio desiderio di assistere alla sua estasi. "Si, venite venerdì prossimo a Konnersreuth", disse gen_tilmente. "Il vescovo vi darà un permesso. Mi fa molto piacere che siate venuti a trovarmi ad Eichstàtt". Teresa ci strinse la mano molte volte, con dolcezza, e ci ac_compagnò fino al cancello. Wright aprì la radio dell'automobile: la Santa la esaminò con brevi, entusiastici scoppi di risa. Poiché una gran folla di ragazzi si stava radunando intorno a noi, Teresa si ritirò in casa. La vedemmo affacciata a una finestra da dove ci sbirciava, come una bambina, agitando la mano in segno di saluto. Da una conversazione che ebbi il giorno seguente con due suoi fratelli, molto cortesi e amabili, appresi che la santa don_na, di notte, dorme solo una o due ore. Nonostante le molte ferite nel suo corpo, ella è attiva e piena di energia. Ama gli uccelli, si prende cura di un piccolo acquario e spesso coltiva il suo giardino. Tiene una vasta corrispondenza. I devoti cattolici le scrivono per chiederle preghiere e benedi_ziom. Molti, mercé il suo aiuto, sono guariti da gravi malattie. Il fratello Ferdinando, di circa 23 anni, mi disse che Teresa ha il potere, per mezzo della preghiera, di prendere sul suo cor_po i mali altrui. L'astinenza dal cibo della Santa data dal tempo in cui ella pregò il Signore di trasferire a lei il male alla gola di un giovane della sua parrocchia, che in quel momento si pre_parava a ricevere gli ordini sacri. Il giovedì pomeriggio ci recammo dal vescovo, che guardò con una certa sorpresa le mie chiome spioventi. Concesse subi_to il necessario permesso. Non vi era nulla da pagare; l'ordine dato dalla Chiesa aveva il solo scopo di proteggere Teresa dal_l'assedio dei turisti, che negli anni precedenti giungevano a Kon_nersreuth a migliaia ogni venerdì. Alle nove e mezzo del venerdì eravamo a Konnersreuth. Notai che la casetta di Teresa aveva una larga lastra di vetro sul tetto per darle abbondanza di luce. Ci fece piacere trovare le porte non più sbarrate, ma spalancate e accoglienti. Una fila di venti visitatori, che avevano ciascuno un permesso scritto, includeva gente venuta da molto lontano per assistere alla sua mistica estasi. Teresa aveva già sostenuto con me la prima prova nella casa del professore, mostrando di sapere per intuitiva saggezza che io volevo vederla per ragioni spirituali e non per volgare curiosità. La seconda prova mi fu data quando, prima di salire le sca_le che conducevano alla sua stanzetta, mi sprofondai in uno stato di estasi yogica per entrare con lei in rapporto telepatico e veg_gente. Entrai nella stanza, piena di visitatori; ella era stesa sul letto e indossava una veste bianca. Wright mi seguiva dappres_so e io mi arrestai sulla soglia, colpito da uno strano e impres_sionante spettacolo. Dalle palpebre inferiori di Teresa scorreva un sottile e con_tinuo rivolo di sangue largo un dito. Il suo sguardo era fisso in alto nell'occhio spirituale al centro della fronte. Il panno che le avvolgeva il capo era inzuppato del sangue che usciva dalle stigmate corrispondenti alle ferite prodotte dalla corona di spi_ne. La bianca veste aveva una macchia rossa al posto del cuore per la ferita al costato dove il corpo di Cristo ebbe, tanti secoli fa, quell'ultimo insulto dalla lancia del soldato. Le mani di Teresa erano distese in un gesto materno e sup_plichevole. Il suo viso aveva un'espressione torturata e allo stesso tempo divina. Sembrava più magra e mutata non solo fisicamen_te, ma anche in varie altre maniere ineffabili. Mormorando pa_role in lingua straniera, parlava con labbra lievemente tremanti a qualcuno, visibile solo al suo occhio interiore. Poiché ero in perfetta sintonia con lei, cominciai a vedere le scene della sua visione. Ella fissava Gesù mentre egli porta_va il legno della croce tra la moltitudine che lo derideva. A un tratto sollevò il capo costernata: il Signore era caduto sotto il terribile peso. La visione scomparve. Affranta da un'infinita pie_tà, Teresa si abbandonò pesantemente sui cuscini. In quell'istante udii dietro di me un forte colpo. Mi volsi per un secondo e vidi due uomini portare via un corpo abbattu_to. Uscivo appena allora da un profondo stato supercosciente, per questo non riconobbi subito la persona che era caduta. Fis_sai di nuovo il viso di Teresa, paffidissimo e solcato di rivoli di sangue, ma calmo e ormai irradiante purezza e santità. Più tardi guardai dietro di me e mi accorsi che Wright stava in pie_di con una mano contro la guancia che gli sanguinava. "Dick", chiesi ansiosamente, "sei tu che sei caduto?" "Si, sono svenuto dinanzi al terrificante spettacolo". "Ebbene", gli dissi per consolarlo, "sei stato coraggioso a ritornare per guardarlo ancora. Ricordando la paziente fila dei pellegrini che attendevano, Wright e io demmo a Teresa un silenzioso addio e ci ritirammo dalla sua presenza...».



    TERESA NEUMANN E IL PITTORE FEDERICO VON RIEGER

    Un'altra testimonianza di grande interesse su Teresa Neu_mann ci viene dal pittore bavarese Federico von Rieger, nato nel 1903 e morto nel 1988, famoso ritrattista le cui opere figu_rano in molti musei, tra cui la Pinacoteca Ambrosiana di Mila_no, la casa di Dùrer a Norimberga, il museo di guerra di Rove_reto, i musei di Como, Seveso, Bra, Ingolstadt e Wùrzburg. Von Rieger è vissuto a lungo in Italia, e fu appunto dopo una permanenza di quattro mesi nel nostro paese che fu invita_to dal sindaco di Wùrzburg a recarsi ad Eichstàtt per fare un ritratto al vescovo di quella città, che desiderava averlo prima di essere trasferito a Berlino, e alla badessa del convento delle Benedettine della stessa città. Von Rieger rimase ad Eichstatt dal settembre al dicembre, e in quel periodo ebbe occasione di incontrare più volte Teresa Neumann, che come abbiamo visto era buona amica della badessa Benedikta von Spiegel. Ecco dun_que il racconto del pittore: « Nel settembre del 1934 mi recai ad Eichstàtt per fare il ritratto di Sua Eccellenza Conrad von Preysing e della badessa Benedikta von Spiegel. Nella casa per gli ospiti dove abitavo avevo a mia disposizione una bellissima sala arredata con mo_bili di stile barocco, che mi serviva da studio. La superiora - una donna che per età poteva essere mia madre - venendo a posare portava spesso con sé dei visitatori, curiosi di conoscere il giovane pittore. Avevo allora 31 anni. Un giorno di novembre la badessa venne accompagnata da una donna di bell'aspetto e vestita di scuro alla moda campa_gnola. Le due donne si avvicinarono a me sorridendo e la ba_dessa mi domandò: "Signor Rieger, ha mai sentito parlare di Teresa Neumann?". "Certo", risposi, "e ho letto anche de-gli articoli che parlano di lei". In un primo momento trovai la domanda singolare, poi il sorriso della badessa si accese an_cora di più e disse: "Eccola qui". Nonostante la curiosità rimasi senza parole e senza saper cosa fare. Ricordo che mi tirai un po' indietro e feci cenno a Teresa di avvicinarsi ai due cavalletti sui quali erano i quadri non ancora finiti; lei li osservò a lungo. Approfittai di quel mo_mento per fare un cenno alla badessa, senza che Teresa mi ve_desse, affinché convincesse Teresa a farmi vedere le stigmate. La madre badessa disse: "Teresa, fai vedere le stigmate al pit_tore". Teresa mi guardò con due occhi straordinariamente lim_pidi e con espressione accondiscendente. Portava dei guanti di lana nera senza le dita, li tirò indietro e mi fece vedere le stig_mate sia sul palmo che sul dorso della mano. Teresa non parlava un tedesco elegante, ma semplicemente un dialetto che io conoscevo molto bene poiché era il mio stes_so dialetto; inoltre dava del tu a tutti. Mi disse: "Tu sei ancora così giovane e sei già così bravo!". "Ho studiato dieci seme_stri all'Accademia di Monaco", risposi. Prima di andarsene Te_resa mi disse: "Domani ritorno", e mi porse le dita della ma_no destra: se infatti, salutandola, uno le avesse stretto tutta la mano, lei avrebbe sentito dolori atroci. Questo fu il nostro pri_mo incontro. Il giorno dopo ritornò con la badessa e mi salutò come se ci conoscessimo da tempo. Mentre la badessa posava per il ri_tratto, io ero abbastanza distratto: pensavo infatti al racconto delle visioni che Teresa mi andava facendo, visioni che si ripe_tevano ogni venerdì, a meno che non ricorresse la festa di qual_che santo. Teresa si mise a raccontare un'infinità di particolari sugli apostoli; per due di essi aveva una netta preferenza, men_tre san Pietro le era meno simpatico perché violento e rude. Smisi di lavorare e cominciai a tempestarla di domande. La pregai di posare per un disegno, ma lei rifiutò, schiva com'era di qualsiasi pubblicità. Pian piano il suo racconto si spostò su Gesù. Alle mie domande sull'aspetto fisico ,di Gesù, guardan_domi rispose: "Press'a poco come te, non più alto. La sua bar_ba e i suoi capelli sono color ramato, la barba non folta e il mento come il tuo. La voce baritonale". Il terzo giorno che venne a trovarmi, mentre lei chiacchierava con la badessa, feci a sua in_saputa uno schizzo del suo viso che ancora conservo tra i miei disegni. Quel giorno mi parlò per la prima volta della scena del Cal_vario e della crocifissione. "Devi sapere", disse, "che Gesù trascinava per la Via Crucis tre pesanti pali legati insieme, non la croce già fatta, e cadde tante volte". Io ribattei: "Non ci hanno insegnato che Gesù è caduto tre volte?". "Tre volte in cui non riusciva ad alzarsi", disse, "cera un uomo che lo aiu_tò a portare i pali". Teresa descrisse la Via Crucis e la sua de_scrizione corrisponde perfettamente alla topografia di Gerusa_lemme di allora. Lei non era mai stata in quella città. "Arriva_to sul Golgota", continuò Teresa, "Gesù si afflosciò per le fa_tiche fisiche e morali, e nel frattempo i boia montarono la croce certamente non fatta su misura". Mi descrisse poi la forma della croce, tutta diversa da quella tradizionale. "Finito questo lavoro", disse poi, "i soldati aiutarono Gesù ad alzarsi e gli sfilarono dalla testa il camice bianco che indos_sava; facendo questo la corona di spine che portava sul capo cadde a terra. Devi sapere che non si trattava di una corona di spine come la disegnano gli artisti, era come un grosso nido di uccelli, i soldati glielo avevano conficcato sulla testa un po in avanti, cosicché una lunga spina trapassò la pelle sopra il na_so arrivando quasi all'orecchio sinistro". Per spiegarsi meglio, Teresa mi fece vedere i segni delle spine sulla sua fronte e mi parlò di una grossa ferita sulla spalla sini_stra di Gesù, con escoriazione della pelle a causa del peso dei tre pali della croce. "Cristo", disse, "si trovò nudo in piedi davanti alla poca gente radunatasi sul Calvario, una donna pre_sente alla scena strappò un turbante dalla testa di uno dei pre_senti e lo diede a lui, che se lo avvolse attorno ai fianchi facen_do un nodo dalla parte sinistra. I soldati fecero distendere Ge_sù sulla croce che era per terra, poi tirarono le braccia un po’ a sinistra e un po’ a destra e infine lo legarono con una corda. Legarono le braccia, il torace e le gambe" Per farmi capire meglio, Teresa si fece dare dalla badessa che stava lì vicino sferruzzando il gomitolo e fece intorno a me quell'allacciamento strano delle corde di cui aveva parlato pri_ma, e ricordo che i capi pendavano dalla parte destra. "La cro_ce non era alta", mi disse, "così che la Maddalena inginocchiata toccava i piedi di Cristo. Il calcagno di Gesù poggiava in un incavo fatto con uno strano strumento da quegli abilissimi crocifissori. In alto, tenuta da un grande chiodo, stava una tavo_letta con su scritto 'INRI'. Dietro la croce non stava nessuno, essendoci una grossa buca piena di ossa. La testa di Gesù pen_deva in avanti così che il sangue della sua testa colava sul capo della Maddalena". Teresa non mi parlò dei due ladroni, né della Madonna né di san Giovanni. Mi spiegò però, con una certa meticolosità, che le braccia del Cristo erano forzatamente tirate e in oriz_zontale, in modo che tra le sue braccia e quelle della croce si formava un triangolo. Come artista mi interessai in modo par_ticolare alla descrizione della crocifissione. Il giorno dopo mi feci ripetere la descrizione così da impararla a memoria. Teresa raccontava con semplicità, e ricordava tutto con grande preci_sione, come uno che racconta un film che ha appena visto. Quello che mi stupiva erano i dettagli così difficili da immaginare an_che da una persona dotata di grande fantasia. Alla mia doman_da un po' audace, come mai si ricordasse di tanti particolari, mi disse: “Devi sapere che io nelle estasi vedo sempre le stesse cose, è come se sognassi sempre lo stesso sogno”. Vorrei ag_giungere che quando conobbi Teresa ella aveva ancora tanti anni davanti a sé, e a lungo andare le immagini variarono un po’. Il fatto che lei fosse così aperta e comunicativa, mentre di solito provava avversione a parlare di sé e a farsi vedere da oc_chi curiosi, mi dava una certa confidenza, per cui le chiesi se parlasse con Gesù. La risposta fu pronta: "Si, una volta. Era la notte che precedeva il giorno della crocifissione. Gesù era seduto; solo in una specie di cantina, aveva il manto rosso 're_gale' sulle spalle, la corona di spine in testa, lo scettro nelle mani legate e piangeva. Io ero davanti a lui, e prese a parlarmi, però non ricordo che cosa mi abbia detto. Ricordo che a un certo punto arrivò un ragazzino che cominciò a prendere in giro Ge_sù e infine gli sputò sulla faccia. Adirata diedi al ragazzino un solenne ceffone e lo cacciai via". Sappiamo che durante le estasi Teresa parlava in aramaico. Il professor Wutz, noto teologo e docente dilatino, greco ed ebraico antico, andò a trovarla e ne rimase profondamente col_pito. Vi tornò più volte e assunse la sorella di Teresa come go_vernante. Sapendo che mia madre desiderava vedere Teresa, le scrissi invitandola ad Eichstàtt; dopo qualche giorno mia madre arri_vò e insieme un pomeriggio andammo a prendere il caffè dal professor Wutz. Teresa e sua sorella ci servivano. Mentre Te_resa versava il caffè nella tazzina, mia madre le domandò: "Te_resa, questo buon profumo di caffè non ti fa gola?". Per tutta risposta Teresa fece con la testa un cenno di grande disgusto. Già da allora Teresa non beveva e non mangiava la minima co_sa. Era tuttavia di florido aspetto e recuperava facilmente le gravi perdite di sangue che aveva durante le estasi. Teresa in genere non parlava mai di religione, e durante le nostre conver_sazioni non mi domandò mai se fossi cattolico e se fossi pra_ticante. Mi raccontò anche come aveva ricevuto le stigmate. La pri_ma ad apparire era stata quella della lancia. Lei non sapeva che cosa fosse quella piccola ferita e con l'aiuto di sua sorella cerca_va di medicarla, ma la ferita divenne sempre più grande fino alla misura normale di una ferita di lancia. Dopo vennero quel_le dei piedi, e anche queste nonostante le cure si svilupparono rapidamente. A causa di queste ferite soffriva pene terribili e per questa ragione calzava sempre scarpe di panno. Poi si for_marono le ferite delle mani e infine quelle piccole e non pro_fonde della corona di spine. Ricordo che l'ultima volta che la badessa venne per posare per il suo ritratto le chiesi come mai Teresa, in genere così chiusa, taciturna e persino seccata quan_do qualcuno le faceva delle domande sulle sue visioni, si fosse mostrata con me così gentile e aperta. La badessa con un sorri_so materno disse: "Se non la conoscessi così bene non glielo direi. Teresa mi ha detto: 'Il pittore è un uomo puro'; e se lo dice la Resl, lei può esserne fiero. Si sapeva che Teresa emanava un fluido speciale ed era ca_pace di conoscere le persone a distanza; molti che si erano recati da lei con sicurezza o per metterla in imbarazzo ne erano ri_tornati indietro sconfitti. Dovendo Teresa tornare a Konnersreuth, venne a salutare me e la badessa. Bisogna sapere che nel tabernacolo dell'altare maggiore del convento delle Benedettine c'è una lastra di mar_mo sulla quale secoli fa fu posato il cadavere di san Willibaldo: questa pietra trasuda un liquido oleoso. Teresa espresse il desi_derio di vedere la lapide, e siccome neppure io l'avevo mai vi_sta, insieme alla badessa e a Teresa andai in chiesa. Presi uno sgabello con tre scalini e lo tenni fermo affinché le due donne potessero salire sulla mensa dell'altare. Prima che la badessa met_tesse la chiavetta per aprire la porticina del tabernacolo, le due donne, come si usa fare davanti al santissimo sacramento, si fe_cero il segno della croce. Io ero rimasto dietro a loro, per cui non mi vedevano, e non mi feci il segno della croce. Improvvi_samente Teresa, senza girarsi, mi disse in tono di rimprovero: "Potresti anche tu farti il segno della croce! ". Io rimasi morti_ficato. È un fatterello semplice, ma lo ricordo sempre e mi ha rivelato tanto di Teresa Neumann... » In seguito, nel 1947, il pittore von Rieger dipinse il Croci_fisso secondo Teresa Neumann: un crocifisso unico nel suo gene_re, col Cristo legato alla croce con le corde, il cielo scuro, sullo sfondo un paesaggio collinare. Tutto secondo le indicazioni della Resl.



    GLI ULTIMI GIORNI DI TERESA NEUMANN

    Come abbiamo visto nei capitoli precedenti, Eichstàtt era diventata una seconda patria per Teresa, che trascorreva lun_ghi periodi nella casa del professor Wutz. Dopo la morte della sorella Ottilia, che aveva continuato per molti anni a gestire la casa anche dopo la morte del professore, la casa fu venduta. D'accordo con Anni Spiegì, Teresa decise di trascorrere un certo tempo ad Eichstàtt per vuotare dei mobili l'abitazione, e scelse il periodo tra il 6 e il 20 agosto 1962, quando Anni aveva le ferie. Dal libro della Spiegì riportiamo la descrizione di quei gior_ni: « Teresa arrivò ad Eichstàtt domenica 5 agosto, alle cinque del pomeriggio. Mi aveva telefonato prima di partire perché mi facessi trovare a casa. Io credevo che sarebbero stati giorni dif_ficili, dato che per Resl c'erano tanti bei ricordi ed esperienze legati ad Eichstàtt e alla casa di Wutz. Ma non fu così. Appena arrivata, Resl mi confidò i suoi nuovi progetti: aveva l'inten_zione di costruire a Konnersreuth un convento dedicato alla pre_ghiera. Il progetto veniva da Sua Eccellenza il vescovo di Rati_sbona, dottor Rudolf Graber, il quale aveva scritto a Teresa di pregare per la realizzazione di un convento dedicato alla pre_ghiera che egli desiderava far sorgere nella sua diocesi: qui si sarebbe dovuto pregare soprattutto per le necessità e i bisogni della diocesi stessa. Resl aveva fatto subito suo questo proget_to. Quando poco tempo dopo le fu offerto un terreno, le fu chia_ro che il convento doveva sorgere a Konnersreuth. Andò quin_di dal vescovo, il quale fu subito d'accordo. Si trattava ora di scegliere l'ordine per il convento. Da principio ci fu qualche dif_ficoltà, poi Resl pensò alle Carmelitane di Ratisbona: la piccola santa Teresa, che era stata carmelitana, le aveva ispirato que_sta scelta? Resl discusse la cosa con la superiora, che le promise cinque suore. Così Resl aveva bisogno della cappella e dei mo_bili della casa di Wutz per il nuovo convento. Era così entusia_sta del suo nuovo progetto che non sentiva il dolore di inter_rompere il legame con Eichstàtt. Cominciammo il lavoro subito il giorno dopo: ad aiutarci c'erano anche sua nipote Maria Pflaum, suo fratello Ferdinand e un chierico dei Cappuccini. Secondo le sue consuetudini, Resl volle che tutto fosse impacchettato e pulito a fondo. Era di ot_timo umore e lavorava dalla mattina alla sera. In trent' anni in una casa si finisce per ammucchiare molta roba che non vale la pena di essere conservata. Allora facemmo in cortile un fuoco per bruciare ciò che non serviva. Era Teresa a scegliere e a bruciare. Vorrei a questo proposito raccontare un piccolo episodio tipico dell'animo di Resl. Quando il fuoco era ormai molto grande, io scesi con un vecchio cuscino, lo get_tai tra le fiamme e dissi a Resl: "Ecco, questo andrebbe pro_prio bene per un bel martirio. Che cosa faresti se dovessi salire sul rogo?". E lei con decisione: "Se fosse il Salvatore a voler_lo, ci andrei subito. Direi: Salvatore, con te!, e salterei nel fuo_co". E i suoi occhi brillavano mentre diceva queste parole. Io rimasi molto impressionata! ». Quando il lavoro fu terminato e i mobili spediti a Konners_reuth, Resl partecipò anche alla pulizia radicale della casa, poi volle esser lasciata sola alcune ore nelle stanze dove aveva tra_scorso tante ore felici. Era previsto che sarebbe andata poi a dormire a casa di Anni, dove Resl non era mai stata, in quanto era sempre l'amica che la raggiungeva a casa Wutz. Quando fu nella piccola e accogliente casa di Anni Spiegì, si dichiarò felice di esserci e aggiunse: "Ora ho di nuovo una casa ad Eichstàtt!". I giorni successivi furono dedicati alle visite, agli incontri con gli amici di Eichstàtt; quando le ferie di Anni finirono, Resl tornò a Konnersreuth. Già il 27 agosto scriveva però all'amica che sarebbe tornata il 1° settembre insieme al pastore Naber, che nonostante i suoi 92 anni era ancora vivace e in ottima salute. Il progetto fu realizzato e i tre amici trascorsero ancora al_cune belle ore insieme ad Eichstàtt. Poco dopo il suo arrivo Resl ebbe però un piccolo attacco cardiaco: siccome non poteva in_goiare nulla, non prese alcuna medicina e si limitò a farsi mas_saggiare con acqua di Colonia, cosa che le faceva bene. Dato che era molto abituata alle sofferenze da cui ben di rado era esente, accettò senza problemi anche questo piccolo malore, da cui peraltro la mattina dopo sembrava essersi completamente ripresa. Fu infatti in grado di ricevere alcuni amici, di ascoltare la Messa e poi di proseguire il viaggio per Weingarten, come progettato. Il 9 settembre lei e padre Naber erano di ritorno ad Eichstàtt, sereni e in buona salute. Teresa avrebbe voluto trattenersi più a lungo, ma aveva fret_ta di tornare a Konnersreuth per dare inizio ai lavori del con_vento. Un paio di giorni in compagnia dell'amica, e poi si rimi_se in viaggio per Konnersreuth, con la promessa ad Anni Spiegì di tornare presto insieme a padre Naber. Era il 10 settembre: otto giorni dopo, il 18 settembre 1962, Anni veniva informata per telefono della morte di Resl.



    La morte

    Da anni Teresa Neumann soffriva di angina pectoris, e con ogni probabilità il viaggio, intrapreso ad Eichstàtt e Weingar_ten per mandare avanti il progetto del convento fu uno strapazzo. Tornata a Konnersreuth si dedicò alle abituali occupazioni, andò in chiesa, ornò l'altare di fiori, ebbe le visioni. Il 15 set_tembre subì un violento attacco cardiaco, contro il quale a nul_la valsero le punture e i massaggi al cuore che il medico le prati_cò. Aveva dolori tanto forti da non riuscire a stare sdraiata, per cui fu sistemata a sedere sul letto, sorretta da cuscini: rimase così fino al 18 settembre, quando spirò fra le braccia della so_rella Maria. La mattina alle undici aveva ricevuto per l'ultima volta la comunione dalle mani di padre Naber, il quale nel suo Diario così ricorda quei momenti: « Ricordo l'ultima comunione di Resl. Mi aveva chiesto di portargliela a mezzogiorno, ma alle undici mi mandò a chiama_re dicendo che desiderava comunicarsi subito. Andai e la tro_vai molto debole. Chiese anche a Maria di portarle un po' d'ac_qua perché si sentiva la bocca molto riarsa. Dal 1927 non ave_va più preso neppure una goccia d'acqua e rimanemmo molto stupiti alla sua richiesta. Tuttavia né Maria né io avemmo la percezione della fine, perché già molte volte era stata in condi_zioni altrettanto penose. Presi un cucchiaio con qualche goccia d'acqua e posai la particola sulla punta, avvicinandola alla sua bocca. Ma appena mi avvicinai col cucchiaio, l'ostia sparì senza che Resl l'in_ghiottisse. A lei succedeva sempre che la specie del pane non si dissol_vesse, come capita a noi, in circa un'ora, ma restava intatta fi_no a poco prima della comunione successiva: così aveva sempre la percezione della presenza del Salvatore in lei. Questo le da_va forza e gioia. Quando le domandavo: "Di che vivi?", lei rispondeva semplicemente: "Del Salvatore". Noi avemmo l'im_pressione che poco prima della morte il Salvatore fosse voluto andare ancora una volta da lei. Dopo aver comunicato Resl, fui chiamato in confessionale e poi a tavola. All'improvviso sentimmo il campanello della ca_mera della Resl, Maria corse su e qualche minuto dopo la sentimmo gridare: "Signor parroco, signor parroco!". Salii an_ch'io, ma era troppo tardi: la vita era fuggita. Maria disse: "Pare la morte dell'estasi della passione!", e non voleva credere che fosse morta davvero. Aveva visto almeno cinque o seicento volte sua sorella soffrire col Salvatore l'agonia del venerdì e alla fine reclinare la testa esausta, senza dar segno di vita. Maria si aspet_tava che da un momento all'altro la sorella si riprendesse, ma non fu così. Resl era davvero morta fra le sue braccia ». Dal martedì, giorno della morte, al sabato, giorno del fune_rale, Teresa rimase composta nella bara nella stanza di soggior_no della sua casa: davanti a lei sfilarono migliaia di persone, ac_corse a dare l'estremo saluto alla Resl. Fu constatato dai medici presenti che sebbene la bara fosse rimasta aperta per più di tre giorni in una stanza non grande e dal soffitto basso, con la stagione ancora calda e i ceri accesi in permanenza, non era avvertibile nessun segno di decomposi_zione né alcun odore cadaverico. Una folla di almeno diecimila persone, giunta con i pullman anche da molto lontano (Olanda, Svizzera, Francia, Belgio, Au_stria, oltre che da tutte le regioni della Germania) accompagno Teresa Neumann al piccolo cimitero di Konnersreuth, dove fu sepolta accanto alla sorella Ottilia, presso la grande croce di gra_nito che Teresa stessa poco tempo prima aveva contribuito a far collocare nel camposanto. La tomba di Teresa è tuttora meta di un incessante pelle_grinaggio; è coperta di fiori e di ex voto attestanti le grazie ot_tenute per sua intercessione.



    Discorso commemorativo del parroco T Schuhmann al funerale di Teresa Neumann

    Il 22 settembre 1962 Teresa Neumann fu sepolta nel picco_lo camposanto di Konnersreuth. Il nuovo parroco del paese, Josef Schuhmann, pronunciò un discorso commemorativo che ripor_tiamo, perché esprime bene i sentimenti che la morte inattesa e improvvisa della stigmatizzata di Konnersreuth suscitò negli animi di tutti e ripercorre inoltre in maniera esemplare le tappe fondamentali della sua vita e il loro significato autentico. « La mia beatitudine è essere vicino a Dio; Dio è il mio ri_fugio (Salmo 72,28). Con queste parole ci presentiamo alla tomba ancora aperta della nostra sorella Teresa Neumann, che è tornata al Padre. "E vero? E davvero morta? Forse tornerà in sé: già tante volte è stata molto malata e vicina alla morte, e poi il suo cuore ricominciava a battere". Così si chiedevano e speravano i fra_telli Neumann mentre vegliavano al letto della loro sorella stig_matizzata. Non riuscivano a credere e a rendersi conto che la loro cara Patin (madrina), come era chiamata da tutti i parenti più stretti, se ne fosse andata così in fretta, senza una parola di commiato. Pregando in silenzio, assorto in meditazione, il suo anziano confessore e amico padre Naber stava seduto in_sieme a loro al letto di morte. "E vero? E davvero morta?". Se lo chiedevano anche i vi_cini e la gente della strada, amici e conoscenti, le autorità e i giornalisti di Ratisbona e di Monaco che ricevettero la notizia nel giro di poco tempo. Si, questa è la dolorosa verità. Teresa Neumann è morta, è davvero morta. Il suo cuore aveva appena cessato di battere quando fui chiamato a darle l'estrema unzione, il sacramento della morte. Giovedì della settimana scorsa, vigilia della festa dell'Esal_tazione della croce, aveva assistito per l'ultima volta alla santa Messa serale nella chiesa parrocchiale. Subito dopo aveva or_nato la grande croce del Salvatore sofferente e della Mater Do_lorosa. Il sabato successivo, festa dei sette dolori di Maria, si presentò l'infermità che dopo tre giorni di sofferenze provocò la rapida fine. Martedì scorso verso mezzogiorno il Signore della vita e della morte posò su di lei la sua mano; la portò a casa con le parole del Salmo 44: "Sorella, ascolta! Odi ciò che ti dico: dimentica la patria e la casa paterna, perché, vedi, il re ha desiderio di te, lui, il tuo Signore e Dio". La sua risposta può esser stata questa: "La mia beatitudine è essere vicino a Dio; Dio è il mio rifugio Amata nel Signore! Molti libri sono stati scritti sulla sua vita che ora si è conclusa. Non può né deve essere mio compito descrivere dettagliatamente su questa tomba la vita della no_stra sorella e i fatti straordinari ad essa legati. Citerò brevemente ciò che la sua vita ci ha mostrato. Teresa Neumann nacque l'8 aprile 1898 nell'ultima ora del venerdì santo. Il 10 aprile, domenica di Pasqua, rinacque nel_l'acqua e nello Spirito Santo e le fu donata la vita divina. Teresa bambina era devota e diligente; fu educata bene e con severità. La defunta parlava sempre dei suoi genitori con rispetto e timore infantile. Essendo la maggiore di dieci fratel_li, imparò presto a conoscere i bisogni e la serietà della vita. Era ancora una scolaretta quando fu messa a servizio da un con_tadino per guadagnarsi personalmente il pane quotidiano e aiu_tare la numerosa famiglia. La nostra sorella aveva già allora un grande amore per i fio_ri; la bellezza della natura le ricordava il Creatore. Il suo desi_derio e il suo ideale era diventare suora missionaria, quando i suoi genitori non avessero avuto più bisogno di lei. La provvi_denza però aveva deciso diversamente. Nella primavera del 1918 ebbe un grave incidente mentre aiutava a spegnere un incendio. Nonostante le lunghe cure me_diche si presentò una grave infezione: ella divenne cieca, quasi sorda e in parte paralizzata; a ciò si aggiunse perdita della sen_sibilità, paralisi dei muscoli preposti alla deglutizione e molti altri disturbi. Per la nostra sorella questo periodo di prova e sofferenza divenne un periodo di preparazione e di grazia. Sot_to la guida spirituale del pastore Naber la sua anima maturò e accettò il sacrificio. Nonostante il suo stato miserevole, ella era serena e felice. Alla scuola del dolore imparò a seguire Cristo, della cui croce divenne fedelissima portatrice. Il suo unico de_siderio era che attraverso il suo dolore Cristo fosse glorificato. Oltre alla Madre di Dio, ella già allora venerava Teresa di Lisieux. Quando il 29 aprile 1923 ella fu beatificata, la nostra sorella sofferente sperimentò la prima improvvisa guarigione: dopo quattro anni di cecità poté di colpo vedere di nuovo. Due anni più tardi, il giorno della proclamazione a santa della piccola Teresa, avvenne la guarigione dalla paralisi. Dopo sei anni e mezzo poté di nuovo alzarsi e camminare. Quando dopo que_ste straordinarie e improvvise guarigioni nel suo corpo appar_vero le ferite di Cristo e la sanata non ebbe più bisogno di nu_trirsi, Konnersreuth divenne improvvisamente famosa e meta di migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo. Dopo la guarigione Teresa Neumann si dedicò con molto amore ai malati. Fino al 1947 a Konnersreuth non risiedeva al_cun medico e neppure c'erano infermiere; per questo per de_cenni ella ha visitato e curato gli ammalati. Aveva per loro una grande capacità di comprensione, essendo stata ella stessa ma_lata per anni; ed era molto abile nel praticare le cure. Per que_stò molti si recavano anche nella sua casa per farsi medicare le ferite e dare medicine. Con amore particolare la defunta ornava la sua chiesa par_rocchiale. Nessuno potrà mai dedicare tanto amore e tanto tempo ad adornare la casa di Dio come ha fatto lei. La vigilia delle grandi feste capitava che a mezzanotte non avesse ancora ter_minato il suo lavoro. Ogni settimana portava in chiesa i fiori più belli e le rose più splendide del suo giardino e della sua ser_ra. Cara anima! Dio ti rimeriti in nome di tutta la comunità parrocchiale per tutto quello che hai fatto e sacrificato per la casa di Dio e per il cimitero. Un grande impegno di Teresa Neumann era dedicato alle vocazioni sacerdotali. Dato che il suo progetto di diventare suora missionaria non rientrava nei piani della Provvidenza, ella vo_leva aiutare gli altri a realizzare la loro aspirazione. Non pochi, avvalendosi del suo consiglio, hanno optato per il sacerdozio. Dobbiamo alla sua iniziativa e al suo impegno instancabile se Fockenfeld è divenuto di nuovo un convento. La scuola per le vocazioni adulte che nel frattempo vi è stata istituita darà nei prossimi anni e decenni infinite benedizioni attraverso i sacer_doti che vi si formeranno. La grande benefattrice di questa ca_sa è morta con la consolazione di sapere che anche dopo la morte non sarà mai dimenticata. L'ultimo desiderio della defunta era la fondazione di un convento dedicato alla preghiera nella nostra parrocchia. Con let_tera personale il nostro vescovo diocesano aveva comunicato a Teresa Neumann che sarebbe stato felice di edificare nella dio_cesi un convento per la preghiera, dove quotidianamente si pre_gasse per le iniziative cui il vescovo tiene. Teresa fece subito sua questa iniziativa e cominciò a operare concretamente per realizzarla. Proprio nelle sue ultime settimane di vita era anda_ta a trovare un benefattore che aveva promesso il suo appoggio. Quando, qualche tempo prima della sua partenza per incon_trare il benefattore, io mi intrattenni con lei, ella fece questa osservazione: "Il signor parroco (intendeva il pastore Naber) è molto lieto di questo viaggio; io non posso esserlo". E mi ac_cennò anche alla propria morte. In quel suo ultimo viaggio ella ebbe modo di incontrare una serie di benefattori e alti pre_lati; tra gli altri Sua Eminenza il cardinale Agostino Bea. Come tanti altri, anche lui le confidò le proprie preoccupazioni e le disse: "Conto sulle sue preghiere". Oltre alle sofferenze, la particolare caratteristica della vita della nostra stigmatizzata era proprio questa: migliaia di soffe_renti e ammalati, persone con pene e preoccupazioni si sono rac_comandati alle preghiere della nostra sorella. Essi avevano fi_ducia in lei, che fin dall'infanzia ha molto pregato per vivi e defunti. Molti dei numerosissimi visitatori venivano con idee e aspet_tative sbagliate. Magari chiedevano: "Preghi per far guarire un malato". Se Teresa Neumann rispondeva: "Preghiamo insie_me perché il malato abbia la forza di portare serenamente la propria croce per amore del Salvatore", certuni replicavano con delusione: "Non siamo venuti a Konnersreuth per sentire que_ste cose, ma per essere aiutati, perché il malato guarisca Konnersreuth è divenuto un messaggio per molti: "Porta_te la vostra croce quotidiana in espiazione dei vostri peccati e per il vostro prossimo vivo e defunto! Soffrite con Cristo e per Cristo, in armonia coi suoi scopi, il suo amore, la sua forza. Più parteciperemo alla sua sofferenza, più saremo innalzati con lui, noi in lui e lui in noi. Questo messaggio corrisponde a quello di Fatima, che è que_sto: "Pregate e fate molti sacrifici per la conversione dei pec_catori!". Corrisponde anche al contenuto dell'enciclica in cui il Santo Padre invita alla preghiera e alla penitenza in prepara_zione del prossimo concilio ecumenico. Corrisponde al richia_mo del nostro vescovo diocesano che sempre ci invita alla pre_ghiera e alla penitenza, una vera e propria crociata della pre_ghiera. Amata nel Signore! "La mia beatitudine è essere vicino a Dio; Dio è il mio rifugio". Questa è stata la vita della nostra sorella Teresa Neumann. Noi ora l'accompagniamo all'ultimo riposo accanto alla grande croce che è stata eretta in questo ci_mitero su sua sollecitazione. Il ricordo della sua vita e della sua tomba possa trasformarsi in grazia per tutti noi a far sì che an_che noi ricerchiamo la nostra beatitudine accanto al Crocifisso; allora anche per noi il Signore sarà rifugio e conforto. La vita della nostra sorella stigmatizzata si è conclusa. Sen_za voler anticipare il giudizio della Chiesa, si può affermare che Dio si è manifestato in lei in maniera grandiosa. Dato però che noi non sappiamo che cosa ella debba scontare per debolezze ed errori, carenze e imperfezioni, preghiamo per lei affinché su_bito dopo la sua morte si possano realizzare le parole del salmi_sta: "La mia beatitudine è essere vicino a Dio, egli è il mio ri_fugio, la mia gioia in eterno" ».



    IL PROCESSO DI BEATIFICAZIONE

    Data l'eccezionalità della vita della stigmatizzata di Kon_nersreuth e dei segni che in lei si sono manifestati, l'aspettati_va in merito a una eventuale beatificazione è grande. La Chiesa finora non si è pronunciata ufficialmente; si sa tuttavia che la causa di beatificazione è in preparazione, anche se non è possibile prevedere quando i tempi saranno maturi. L'arcivescovo di Ratisbona dottor Rudolf Graber ha da tem_po incaricato il gesuita Carì Stràter, docente di teologia dog_matica, di compiere studi e indagini preliminari sulla vita di Te_resa Neumann; l'indagine, doverosamente prudente ma aperta e positiva, è già stata pubblicata nel 1979. Ne riportiamo le con_clusioni nel capitolo dedicato alle testimonianze. Da padre Emmeram H. Ritter, consigliere del vescovo e di_rettore della sezione per i processi di beatificazione e canoniz_zazione della diocesi di Ratisbona, abbiamo saputo che nel di_cembre 1986 la casa in cui Teresa Neumann è nata e sempre vissuta è stata scelta come sede per ospitare l'Archivio di Do_cumentazione Teresa Neumann, che è attualmente in allesti_mento. La casa stessa era stata lasciata per testamento da Tere_sa Neumann al Theresianum, il convento dedicato alla preghie_ra che è sorto presso Konnersreuth. Dal 1964 al 1985 sono state ben tredicimila le richieste di persone di tutto il mondo al vescovo di Ratisbona perché ven_ga aperto il processo di beatificazione. Tali richieste sono già state protocollate e archiviate. Dal 1985 al 1987 ne sono per_venute altre tremila, che sono attualmente al vaglio degli inca_ricati. In occasione del venticinquennale della morte di Teresa Neu_mann (settembre 1987) a Konnersreuth si sono svolte manife_stazioni e convegni con la partecipazione di teologi, medici, scienziati e testimoni. Il 15 settembre 1987 la televisione tede_sca ha trasmesso un ottimo filmato dal titolo Teresa Neumann oggi, che è stato seguito con grande interesse da milioni di tele-spettatori. Da padre Emmeram LI. Ritter abbiamo saputo anche che la raccolta di materiale su Teresa Neumann (atti, libri, pubbli_cazioni, articoli, immagini, registrazioni, testimonianze) conti_nua instancabilmente. Tutto ciò lascia pensare che il processo di beatificazione non dovrebbe tardare ad essere aperto.



    LA VITA DI TERESA NEUMANN: SIGNIFICATO E FINALITÀ

    La vita delle persone toccate dalla grazia e da segni eccezio_nali ha sempre un profondo significato per gli uomini, ed è im_portante imparare a « leggere » questo significato e a individua_re le finalità difatti e fenomeni tanto straordinari. Nel caso di Teresa Neumann i segni furono particolarmen_te imponenti e numerosi, e il loro significato non è di difficile interpretazione. Il dottor Joseph Steiner, che segui il caso di Teresa Neu_mann per quarant'anni e su di esso ha scritto un ottimo e docu_mentatissimo libro, ravvisa nel mistero della vita della sempli_ce contadina bavarese due finalità importanti per la nostra epoca: avvicinare gli uomini all'eucaristia e aiutare a capire il signifi_cato del dolore nei piani di Dio. Egli scrive infatti: « Il mantenimento in vita di Teresa per quasi quarant'anni solo per mezzo dell'eucaristia, la contemplazione della discesa di Cristo all'istante dell'elevazione, la comunione mistica seimbrano essere una riprova della presenza viva di Cristo nel sa_cramento dell'altare e un richiamo alla sua adorazione, come in altri tempi di scarsa fede... In secondo luogo, con la volontaria accettazione dei pati_menti fisici e spirituali e con l'eroico completamento dei dolori di Cristo per la salvezza dell'umanità, Teresa ha insegnato a ve_dere il significato vero del dolore, la qual cosa va considerata come una grande grazia per il nostro tempo. Quando Teresa cominciò a soffrire, nel 1918, era appena finita la guerra mon_diale. L'inizio dei fenomeni mistici nel 1926 coincise con la gra_vissima crisi economica. L'indescrivibile sofferenza che dal 1933 oppresse parte del nostro popolo, e la seconda guerra mondiale che pesò tanto sul nostro e su altri paesi, avevano un estremo bisogno di interpretazione del dolore. Anche ora, mentre cer_chiamo di scansare il dolore con slogan di nuove correnti etiche o con l'eutanasia, è importante sapere che la sofferenza e i sof_ferenti devono esistere, che essi costituiscono un fattore neces_sario nei piani del Signore sull'umanità, la quale si purifica per mezzo dei sofferenti e il soccorso prestato loro... "Per mezzo dei patimenti si salva più gente che con le più brillanti prediche ": questa fu una delle prime frasi che Teresa Nèumann udì dalle labbra di Teresa di Lisieux. Dobbiamo esser grati a Dio, che proprio in questi tempi in cui ne avevamo tanto bisogno ha concesso che succedessero que_sti avvenimenti commoventi! ». Teresa Neumann accettò volontariamente e di buon grado le sofferenze - prima quelle della malattia e poi quelle provo_cate dalle stigmate e dalla partecipazione alla passione di Cri_sto - e vide nella sofferenza la propria missione. Lo stesso va_le per padre Pio, contemporaneo di Teresa e a lei per tanti aspetti simile, che con riferimento alle proprie stigmate (per lui moti_vo di « confusione » e « umiliazione ») e alle sofferenze che l'ac_compagnarono fino alla morte diceva: « Sono stato fatto degno di patire con Gesù e come Gesù ». E ancora: « Soffro e soffro assai, ma grazie al buon Gesù sento ancora un altro po' di for_za; e di che cosa non è capace la creatura aiutata da Gesù? Io non bramo punto di avere alleggerita la croce, poiché soffrire con Gesù mi è caro; nel contemplare la croce sulle spalle di Ge_sù mi sento sempre più fortificato ed esulto di santa gioia ». E aggiungeva rivolgendosi con confidenza a Dio: « Tu mi hai fat_to salire sulla croce del Figlio tuo e io mi sforzo di adattarmici alla miglior maniera; sono convinto che giammai ne discenderò ». Vocazione quindi a corredimere, a rinnovare nell'umanità il ricordo della passione e morte di Cristo; invito ad accettare la propria parte di dolore e a capirne il significato. Sia padre Pio che Teresa Neumann furono maestri in, questo. E il fatto che nel medesimo arco di tempo lo stesso messaggio ci sia giun_to da due diversi ed eccezionali apostoli del Signore deve suo_nare a monito per l'umanità di oggi, che ha disimparato a sacri_ficarsi, che rifiuta il dolore e ha impostato la propria vita sulla ricerca del benessere e del piacere. Per la disincantata società odierna deve suonare poi a mo_nito anche il lunghissimo digiuno di Teresa di Konnersreuth: se ella, come è stato dimostrato al di là di ogni ragionevole dub_bio, poté vivere per trentasei anni senza assumere né cibo né bevanda e nutrendosi unicamente dell'ostia consacrata che ri_ceveva ogni giorno, significa che Cristo è veramente presente in essa e può da solo sostenere non solo lo spirito ma anche il corpo dell'uomo. Le grazie innumerevoli ottenute da chi si è rivolto in pre_ghiera a Teresa Neumann testimoniano dei « buoni frutti » pro_dotti nel tempo dalla grazia che si è così copiosamente manife_stata in lei. Né su di lei né su padre Pio la Chiesa si è anco_ra pronunciata ufficialmente, e del resto è noto che nella sua grande saggezza la Chiesa si muove con estrema prudenza e senza fretta alcuna. Per la devozione popolare tuttavia Teresa di Kon_nersreuth e padre Pio da Pietrelcina, i grandi mistici del nostro tempo, sono già santi.

    (Continua)

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    PARTE II

    TESTIMONIANZE

    LE TESTIMONIANZE SU TERESA NEUMANN

    Le testimonianze su Teresa Neumann non mancano. Aven_do il suo caso (in particolare le stigmate e il digiuno) suscitato per decenni tutta una gamma di sentimenti e di emozioni di_versi e contrastanti, dall'interesse alla curiosità, dalla venera_zione all'incredulità, è importante riportare l'opinione su di lei di chi le fu vicino ed ebbe modo di seguire in prima persona la sua vita così eccezionale. Alcuni autorevoli pareri sono già stati riferiti nella prima parte di questo libro in occasione delle diverse descrizioni dei fatti. Vediamo ora alcune testimonianze più circostanziate, al_cune risalenti al tempo in cui i fenomeni di Teresa si manife_starono, altre più recenti, altre ancora successive alla morte della Neumann stessa.



    Le testimonianze di padre Naber

    Riportiamo per prime le testimonianze di padre Joseph Na_ber, il parroco di Konnersreuth che seguì Teresa dall'infanzia fino alla morte e con la sua grande fede, saggezza e prudenza fu per lei un padre spirituale e un amico insostituibile. Il primo documento di padre Naber è di particolare inte_resse perché risale al 4 maggio 1926, è indirizzato al vescovo di Ratisbona monsignor Antonius von Henle e costituisce la prima descrizione ufficiale e circostanziata dei fatti straordinari che avvenivano a Konnersreuth. Da parroco coscienzioso, pa_dre Naber riferisce ogni cosa al suo vescovo e gli chiede sugge_rimenti e consigli sul modo di guidare Teresa.

    «Eccellenza! In questi ultimi anni qui a Konnersreuth sono avvenute co_se sorprendenti che riguardano la vergine Teresa Neumann. Ella è nata il 9 aprile 1898 ed è la maggiore dei dieci figli del sarto Ferdinand Neumann e di sua moglie Anna. Io la conosco dal 1909. È sempre stata una bambina devota, diligente, compren_siva ma anche serena. Nessuna traccia di bigottismo o cose del genere. Come prova della serietà e della devozione con cui ella partecipava alle funzioni già al tempo in cui frequentava la scuo_la, mi piace ricordare che aveva l'abitudine di trascrivere la do_menica pomeriggio quelle parti della predica e del Vangelo che le erano particolarmente piaciute; e che quando aveva quindici anni ed era a servizio da un contadino, essendo insidiata da un uomo, non esitò a rischiare la vita e si gettò dal fienile, da un'al_tezza di quattro metri. Nella primavera del 1918, mentre aiutava a spegnere un in_cendio, a quanto pare per uno sforzo eccessivo nel porgere un secchio d'acqua, si ferì alla colonna vertebrale. Avverti infatti alla schiena una sorta di cnic e da allora non fu più autonoma. In particolare nell'autunno di quell'anno si presentarono cram_Pi, paralisi e contrazioni muscolari dei tipi più diversi e più gra_vi. All'inizio del 1919 divenne completamente cieca. Il giorno della beatificazione di Teresa del Bambino Gesù, il 29 aprile 1923, recuperò improvvisamente la vista. Teresa Neumann ave_va conosciuto questa beata nel 1914 e l'aveva subito onorata e amata per la sua infantile semplicità. Le altre manifestazioni della malattia durarono fino al 17 maggio 1925, giorno della santificazione di Teresa. Quel giorno, poco dopo la funzione del pomeriggio, fui pregato di recarmi dalla malata. "Non sap_piamo che cos'ha", disse la sorella che era venuta a chiamarmi. Pensando che forse quel giorno santa Teresa volesse portare la malata con sé in cielo, presi la stola e l'olio santo per l'unzione degli infermi e andai. Non trovai però una morente. Teresa se ne stava là col viso trasfigurato, gli occhi aperti e fissi davanti a sé, le mani tese in avanti; con la testa annuiva come se stesse intrattenendosi nella maniera più affettuosa e piacevole con Qualcuno che fa dimenticare qualunque altra cosa. Improvvi_samente si mise da sola a sedere, cosa che evidentemente le pro_curò molto dolore. Lo stato di trasfigurazione durò ancora un poco, poi la malata comincio a piangere amaramente; infine si asciugò le lacrime e volle battere per terra il bastone per chia_mare i suoi. Allora io le chiesi dove fosse stata. Invece di ri_spondere alla mia domanda, Teresa dichiarò con sorprendente sicurezza che ora poteva alzarsi e camminare. Sua madre le guar_dò il piede sinistro che da tempo si era piegato e stava rattrap_pito sotto il destro: era tornato normale, come l'altro. La mala_ta si infilò il vestito, si alzò e appoggiandosi un poco - su mio suggerimento, dato che non potevo credere che dopo sei anni e mezzo di immobilità potesse di colpo camminare da sola - al padre e alla sorella passeggiò su e giù per la stanza. Le chiesi una seconda volta che cosa le fosse successo. Lei fece uscire tutti dalla stanza e mi raccontò quanto segue: io l'a_vevo espressamente invitata a raccontarmi tutto senza eccezio_ne, essendo io il suo confessore, promettendole che ne avrei fatto solo l'uso necessario. "Mentre dicevo il rosario e meditavo sul mistero dell'ascensione di Gesù al cielo, davanti ai miei occhi è apparsa una luce meravigliosa, incredibilmente bella e bene_fica agli occhi. Poi una voce ha cominciato a parlare, io da prin_cipio mi sono spaventata, ma dato che la voce mi parlava tanto amichevolmente e confidenzialmente, mi sono tranquillizzata. Ha detto: 'Resl, vuoi guarire?'. Io ho risposto: 'Tutto mi fa piacere se viene dal Signore, i miei fiori, i miei uccellini, anche un nuovo dolore, e la gioia più grande mi viene dal mio amato Salvatore'. La voce allora: 'Il Salvatore è lieto che tu sia così sottomessa. Per questo oggi avrai una piccola gioia; ora ti alze_rai e camminerai; però dovrai soffrire ancora molto e nessun medico potrà aiutarti. Non aver paura però, io ti ho già aiutata e continuerò anche in seguito ad aiutarti. Con le sofferenze puoi esercitare nel modo migliore la tua vocazione al sacrificio, puoi salvare le anime e sostenere i sacerdoti'. Allora ho avuto l'im_pressione che Qualcuno mi prendesse per la mano destra e mi sollevasse. Mi misi a sedere, però sentii un gran dolore al punto malato della colonna vertebrale. Mi rimisi ben presto giù, e poi dissi senza timore: 'Oh, io non ho pensato di potermi alzare. Preferirei però non offendere più il Salvatore, ma procurargli più gioia'. Al che la voce: 'Il Salvatore è contento di te; tu sei la sua cara figlia'. Io:' Oh, se potessi non offenderlo più!'. La voce: 'Tu non hai ancora addolorato gravemente il Salvatore; non è però merito tuo, bensì grazia di Dio'. Io:' Oh, io offen_do tanto il Salvatore, ogni giorno, ogni giorno! '.La voce: 'Que_sti piccoli errori non offendono il Salvatore, ed è un grande pro_gresso se si riconoscono i propri difetti e la propria debolezza; il Salvatore è contento di queste anime, sta volentieri con loro. Tu però devi rinunciare sempre più al tuo io'. Poi la voce con_tinuò: 'Prova dunque, puoi alzarti'. Io ebbi di nuovo l'impres_sione che qualcuno mi prendesse per mano e mi sollevasse; mi sedetti, però sentii di nuovo un gran dolore alla colonna verte_brale. (Questo fu il secondo tentativo di mettersi a sedere, al quale assistetti anch'io; al primo non fui presente, non ero an_cora arrivato). Io dissi ora: 'Mi va bene tutto ciò che vuole il buon Dio, solo vorrei non offenderlo ma procurargli più gioia possibile. Non ho altro desiderio che quello di procurargli mol_ta gioia e far si che sempre più anime lo amino'. La voce: 'E appunto col dolore che le anime vengono salvate... L'ho già scrit_to un tempo: ‘Col dolore si salvano più anime che con le più brillanti prediche. Non temere nulla, soffri soltanto: se solo si riconoscesse il valore del dolore!’. Poi la luce scomparve e io mi sentii sola e misera perché era di nuovo così buio, e piansi". Le due vertebre che prima erano compresse e spostate late_ralmente e che facevano tanto male, erano ora nella loro posi_zione naturale. Da quel giorno non c e piu stata traccia di crampi e paralisi. Appoggiandosi a un bastone e a una persona, Teresa poteva camminare. Non però portar pesi come faceva un tem_po, ma questo deriva da debolezza generale. Per un anno, a causa di un ascesso alla testa, le è uscito sangue da entrambi gli occhi e dall'orecchio destro. Nel periodo di Natale del 1922 per do_dici giorni non ha potuto mangiare né bere nulla; da allora fino ad oggi non ha più potuto ingerire alcun cibo solido; l'unica co_sa che prende quotidianamente è una tazzina di liquido; non sopporta neppure il latte e il brodo di carne. Nei quindici gior_ni precedenti la Pasqua del 1925 non ha potuto di nuovo inge_rire nulla, neppure una goccia d'acqua; non per questo è dima_grita, anzi quando non ha dolori particolari appare fresca e vi_vace. Dorme pochissimo, solo verso mattina. Il 30 settembre 1925 - il 30 settembre è il giorno della morte di santa Teresa - verso le undici e mezzo, mentre Tere_sa recitava una litania in onore della santa, la luce meravigliosa si presentò nuovamente e la stessa voce amichevole che aveva parlato il 17 maggio disse: "E’ giusto che tu sia grata. Il Signo_re ora vuole che dei tuoi dolori venga a mancare ciò che può dare nell'occhio. Tu potrai camminare senza aiuti. Però al po_sto di questo avrai altre sofferenze. Offrile per le anime tiepi_de! Non è giusto da parte tua mostrarti scontrosa con la gente e non rispondere alle lettere: tu dovresti incitare la gente ad aver fiducia in Dio!". Al che la Neumann: "Oh, io stessa non so se sono sulla retta via". La voce: "Segui in cieca obbedien_za il tuo confessore e confidagli ogni cosa! Rimani sempre in_fantilmente semplice!". Da quel momento la Neumann poté camminare senza aiuti. Il 7 novembre la Neumann dovette di nuovo mettersi a let_to. A partire dal 10 ebbe terribili dolori e divenne debolissima, al punto che non riusciva neppure a mettersi a sedere e ad apri_re gli occhi. Il 13 la situazione cominciò a peggiorare da un mi_nuto all'altro. Finalmente una maestra che era venuta a trovare la malata chiamò il medico (il dottor Otto Seidì di Waldsas_sen). Quando costui ebbe visitato accuratamente la malata, di_chiarò che quella sera stessa doveva essere portata all'ospedale di Waldsassen per essere operata di appendicite. Non si assu_meva nessuna responsabilità se l'operazione veniva rimandata al mattino successivo. I genitori allora mi fecero chiamare, nel_la speranza che sconsigliassi il ricovero in ospedale della mala_ta. Dopo aver parlato col medico, dissi ai genitori che nel suo consiglio dovevano vedere la voce di Dio e dovevano quindi per_mettere che la figlia venisse portata in ospedale. Il padre allora uscì per cercare un mezzo di trasporto, la madre si occupò in_vece del letto e della biancheria. La malata però voleva vicino il parroco. Prima aveva detto in mia presenza al medico: "Sa_pete, se lo chiedessi alla piccola santa, lei potrebbe aiutarmi an_che senza bisogno di tagliare". E il medico aveva risposto: "Sì, pensi proprio che santa Teresa stia sempre a fare miracoli per te?". A me Teresa disse che si faceva operare volentieri, per lei andava tutto bene quello che Dio voleva, solo le dispiaceva per la madre che si lamentava e piangeva così amaramente. Non si poteva pregare santa Teresa di farla guarire senza operazio_ne, se il Signore era d'accordo? Io dissi di sì, e lei fece posare sulla parte malata una reliquia della santa; io invitai i presenti a pregare santa Teresa. Ora la malata ebbe dolori terribili, si contorceva come un verme. Di colpo però si drizzò un poco, aprì gli occhi, assunse un'espressione trasfigurata, alzò le mani e disse tre volte: "Si", poi si drizzò del tutto e premette con le mani il punto malato chiedendo: "Davvero?" Io, che durante tutto questo processo ero stato sempre davanti a lei, chiesi: "Resl, forse che santa Teresa è tornata e ti ha aiutato?". "Sì, è stata qui e ha detto che non c e piu bisogno che mi faccia tagliare; ora devo andare in chiesa a ringraziare Dio. Mamma, portami un vestito". Poi la malata si vestì, io feci aprire la chiesa (erano circa le sette di sera) ed entrammo - eravamo circa dieci - per ringraziare santa Teresa davanti alla sua immagine. Soltanto la malata ringra_ziò prima di tutto il Salvatore nel tabernacolo: senza bisogno di alcun aiuto si inchinò per due volte fino a terra. La feb_bre e i dolori erano spariti di colpo. Durante la notte il pus fu eliminato per via naturale, la mattina dopo la Neumann venne in chiesa per ricevere la santa comunione e a mezzogior_no andammo dal medico a Waldsassen. Dopo circa otto giorni la Neumann aveva ancora sulle labbra le croste della febbre. La stessa luce e la stessa voce si erano presentate di nuovo, e questa volta anche una mano. La voce aveva detto: "La tua piena sottomissione e la tua disponibilità a soffrire ci rallegra_no. E poiché il mondo sappia che qui accade qualche cosa di straordinario, ti è concesso di guarire senza essere operata. Al_zati e va' subito in chiesa a ringraziare Dio. Ma che sia subito, subito! Però dovrai soffrire ancora molto per cooperare alla sal_vezza delle anime. Dovrai rinunciare sempre di più al tuo io e restare sempre così candidamente innocente". Un martedì di quaresima del 1926 la Neumann dovette nuo_vamente mettersi a letto. Gli occhi ricominciarono dopo qual_che tempo a sanguinare e la sua situazione divenne sempre peg_giore. Quando il venerdì santo andai a trovarla dopo pranzo, la trovai morente: gli occhi erano pieni di sangue e il sangue le scorreva sulle guance. Soffriva evidentemente non soltanto di dolori fisici, ma anche morali. Andai a prendere l'olio santo, perché temevo una fine improvvisa; però non mi decisi a far nulla pensando che alle tre, ora della morte del Salvatore, pote_va succedere un cambiamento. E in effetti alle tre le sofferenze mortali cessarono. Il gior_no dopo dal suo orecchio destro uscì sangue e pus, nella notte fra sabato santo e domenica la malata dormi benissimo e sem_brò rinata a nuova vita. Però sulla parte superiore delle mani e dei piedi aveva ora ferite aperte, rotonde, non infiammate, pulite, da cui sgorgava sangue puro; sul cuore aveva una ferita dello stesso tipo, però di forma allungata. La ferita sul cuore era apparsa improvvisamente già tre o quattro settimane prima di Pasqua, mentre Teresa contemplava il Salvatore nell'orto degli ulivi, quella sulla mano sinistra era apparsa il venerdì, le altre il venerdì santo. Quel giorno la malata aveva visto svolgersi da_vanti ai propri occhi il martirio di Cristo dall'orto degli ulivi fino al monte Calvario, in sequenza naturale, e aveva sofferto insieme al Salvatore provando anche il senso dell'abbandono di Dio. Alcuni giorni dopo Pasqua venne il medico dottor Seidì e visitò le ferite. In precedenza si era già tentato di curarle con rimedi casalinghi, però la malata non era riuscita a sopportarli. Anche l'unguento prescritto dal medico fu messo due volte, ma non fece bene. Io allora ordinai alla malata di mettere ancora una volta l'unguento prescritto dal medico, per non sentirci rim_proverare di non aver usato a sufficienza i rimedi naturali. La conseguenza furono forti dolori e gonfiore alle mani, ai piedi e al fianco. Dopo circa dieci ore io permisi, nonostante le insi_stenze del padre e della madre, di togliere l'unguento, e subito la situazione tornò quella di prima. Il 16 aprile venne il medico e fasciò personalmente le ferite; anche questa volta si presenta_no ben presto gonfiori e dolore. Io consento alla malata di fare quello che ritiene meglio. Le fasciature fatte dal medico furono tolte e sostituite con pezzuole di lino. Le ferite continuano a sanguinare, ma il dolore diminuisce. La Neumann è in grande imbarazzo per la prescrizione medica e si rivolge per consiglio a santa Teresa. Poco dopo aver invocato la santa, si accorge che le bende sulle ferite si allentano. Poi le ferite smettono di san_guinare e si asciugano. Da sabato 17 aprile a giovedì 22 aprile, le ferite restarono chiuse. Quel giorno alle dieci di sera la mala_ta stava ancora leggendo. Ed ecco che si ripresentarono davan_ti ai suoi occhi le visioni del venerdì santo ed ella soffri come allora insieme al Salvatore, anche se non nella maniera terribile della prima volta. Occhi, cuore, mani e piedi ricominciarono a sanguinare. Venerdì era pallida e debole. Sabato era di nuovo come giovedì, le ferite erano tutte chiuse. Venerdì 30 aprile la stessa cosa si ripeté. Ora le ferite sono di nuovo chiuse. Questi, Eccellenza, sono i "fatti straordinari di Konners_reuth". Della maggior parte io stesso sono stato testimone ocu_lare, gli altri mi sono stati narrati da altri testimoni oculari de_gni di fede, per lo più dalla malata stessa. Costei è, per dirla in poche parole, una grande bambina, nel senso migliore della parola, nel senso del Salvatore e di santa Teresa del Bambino Gesù, una natura simile a quella di san Francesco d'Assisi. Di recente un sacerdote molto devoto che era stato a lungo con l'ammalata mi ha detto: "Sua Eccellenza si rallegrerebbe di que_sta ragazza così semplice, naturale, disinvolta, innocente". A inganno, isteria, autosuggestione o simili potrà pensare soltan_to chi non conosce la malata. Per citare soltanto un fatto che parla decisamente contro l'ipotesi dell'autosuggestione, che pre_sumibilmente sarà tirata spesso in ballo: sabato scorso, alla pre_senza del professor Scherer di Passau, le ho chiesto che cosa era successo giovedì prima dell'inizio delle sanguinazioni. Se_renamente - il professor Scherer non finiva di stupirsi - lei ha raccontato: "Fino alle dieci e mezzo è stato qui un uomo - di più non volle dire: io so che è un uomo molto diligente, molto buono, un grande amico della natura, che attraverso certe letture è tor_nato alla fede. Non si è confessato per venticinque anni, ora prega la Neumann di aiutarlo a cercare Dio - abbiamo parlato di cose religiose ma anche dei pesciolini dorati che mi porterà perché pensa che mi facciano piacere. Alle undici sono andati via anche i miei, io ho detto le preghiere della sera e sono rima_sta sdraiata tranquilla; mi è tornato alla mente quell'uomo con i suoi problemi spirituali e poi i pesciolini. All'improvviso si èpresentato il dolore e contemporaneamente mi sono vista da_vanti agli occhi l'immagine del Salvatore nell'orto degli ulivi, e il cuore, gli occhi, le mani e i piedi hanno cominciato a san_guinare". Vorrei anche notare che la Neumann obbedisce senza di_scutere e il suo maggior desiderio sarebbe di esser sola con Dio. "Il dolore più forte mi sarebbe più gradito di tutte queste visi_te, questo dovermi lasciar guardare", mi ha detto. Tutto ciò e una faccenda delicata, che supera le mie mode_ste capacità. Per questo prego Sua Eccellenza di volermi stare a fianco col suo saggio e paterno consiglio: noi faremo ogni sforzo per seguirlo. Con profonda reverenza.

    J. NABER, parroco ».

    Il vescovo rispose il 6 maggio, consigliando al parroco di es_sere sempre estremamente prudente nel parlare del caso in pub_blico, di impedire ai curiosi di avvicinare Teresa, di ricorrere al medico dottor Seidì per eventuali diagnosi di certi fenomeni della Neumann. La breve lettera si concludeva con rinnovato invito al parroco alla massima prudenza, a ricordare sempre le parole di Giovanni 4,1: «Provate gli spiriti, se sono da Dio», e con la sollecitazione a inviare un altro rapporto dopo otto set_timane, se nel frattempo non fossero successe cose particolari. Il vescovo esprimeva inoltre qualche perplessità sul fatto che la «voce » avesse chiamato la malata « Resl », in modo molto confidenziale. « Il Cielo », scriveva il prelato, « non conosce im_perfezioni, e quindi non storpia i nomi ». Il pastore Naber inviò un secondo rapporto al vescovo il 4 agosto 1926. Eccolo: « Eccellenza! Dall'inizio di maggio e dal rapporto che feci allora sono suc_cesse le seguenti cose. Venerdì 7 maggio è uscito ancora sangue da tutte le ferite, alle mani, ai piedi e al fianco. Venerdì 14 maggio è uscito sangue soltanto dalla ferita al cuore; dal 21 maggio ogni venerdì si presenta più o meno allo stesso modo. Nella notte fra giovedì e venerdì la malata improv_visamente, anche se è occupata in tutt'altre cose e senza desi_derarlo, si vede trasportata nell'orto degli ulivi; vede per tre volte il Salvatore che ha paura della morte e comincia a soffrire con lui fisicamente e moralmente; gli occhi le si riempiono di sangue che scorre poi a rivoletti sulle guance; la ferita al cuore si apre e il sangue che ne sgorga inzuppa l'abito; le ferite alle mani e ai piedi, che al giovedì erano coperte da una crosta, ap_paiono ora fresche, senza però che ne sgorghi sangue; al matti_no la Neumann vede la flagellazione e l'incoronazione con le spine e soffre insieme al Signore; durante la mattinata vede il Salvatore percorrere la via della croce; nel primo pomeriggio vede la crocifissione; il suo viso assume allora l'espressione più dolorosa, lotta con le mani, ha la lingua e le labbra riarse, e in_fine si abbandona come morta quando il Salvatore spira. Sol_tanto tre volte, il venerdì santo e un venerdì in cui ricorreva la festa del Cuore di Gesù, ha visto anche trafiggere Gesù al cuore; qualche volta, per esempio la festa del Cuore di Gesù, il Salvatore le ha gettato dalla croce uno sguardo amoroso. Que_sta visione della passione avviene a episodi separati, mentre la Neumann è insensibile a ciò che la circonda e non reagisce ai richiami. Negli intervalli è debolissima, ma in sé, avverte gran_di dolori ed è in grado di parlare con me, ma soltanto con rife_rimento a Cristo. Durante la crocifissione soffre anche per l'ab_bandono di Gesù, verso sera è tormentata da violente tentazio_ni demoniache. Sebbene abitualmente dorma molto poco, nel_la notte fra venerdì e sabato riesce a dormire bene; il sabato si alza ben riposata, si lava, si cambia e torna allo stato in cui era il giovedì. Dal 17 maggio, anniversario della beatificazione di santa Te_resa del Bambino Gesù, la Neumann può di nuovo lasciare il letto e la stanza e andare in chiesa. Quel giorno io ero in visita da lei e parlavamo dell'abito variopinto del maggio e del car_dellino che aveva sopra alletto - Teresa gioisce in modo in_fantile della natura - ecco che fu improvvisamente trasporta_ta altrove; rimase ad occhi spalancati, le mani tese verso Qual_cuno, espressione trasfigurata, attenta e concentrata; per tre o quattro volte disse chiaramente di sì. Quando questo stato ec_cezionale fu terminato mi raccontò: come un lampo le era ap_parsa la luce meravigliosa osservata già altre volte e la stessa voce amichevole le aveva detto che non doveva infastidirsi per le persone che andavano a trovarla, oggi avrebbe avuto un sol_lievo, però le sofferenze sarebbero state ancora pesanti. "Te l'ho detto già altre volte: non devi temere nulla, resta sempre umile e non perdere il tuo animo infantile!". Allora la malata chiese che tipo di sollievo avrebbe avuto, dato che fisicamente non ne avvertiva alcuno. Io risposi d'istinto: "Forse potrai cam_minare"; quindi andai a casa. Quando me ne fui andato, la ma_lata si alzò e rendendosi conto che poteva camminare si vestì e andò in chiesa e in parrocchia. Aveva provato a camminare poco dopo la mia visita; da tredici settimane non si alzava dal letto e da tre anni e mezzo non inghiottiva alcun cibo solido, ma soltanto ogni giorno una tazza di tè o caffè o di bevanda al lampone. Quanto alle visite alla Neumann, già il 15 aprile di quest'an_no attraverso la stampa ho pregato caldamente di non venire a trovare la malata, perché è molto debole, bisognosa di riposo e desiderosa di solitudine. Le visite si sono ridotte sempre più e il numero dei curiosi è alquanto diminuito. Dopo che Sua Ec_cellenza, in occasione della cresima a Waldsassen, ha espresso il desiderio che la Neumann non accetti più visite di estranei - noi abbiamo cercato di render noto questo desiderio anche attraverso i giornali - la Neumann non accoglie più estranei. Quante volte aveva espresso il desiderio di sopportare piutto_sto dolori più grandi che essere costretta a farsi vedere; quante volte prima del 17 maggio avrebbe voluto lasciare il letto per essere in grado di evitare da sola la gente! La Neumann non vuol far niente di sua iniziativa; io la conosco da diciassette an_ni, essa era forse la ragazzina più semplice della parrocchia, estre_mamente laboriosa e di solidissima devozione, senza fanatismi e smancerie, vivace, serena e servizievole. Anche ora, nonostante tutte le cose insolite di cui è protagonista, è eccezionalmente critica: ci sono pervenuti molti scritti su Caterina Emmerich e Columba Schonath, e la Neumann, che evidentemente ha sa_puto che trattano difatti eccezionali, ha dichiarato che li leg_gerà solo se le verrà ordinato. Anche le stigmate non le piaccio_no, perché non sembrano adattarsi alla via semplice che vor_rebbe seguire come santa Teresa del Bambino Gesù. Le ferite alle mani le tiene sempre coperte e le mostra solo su richiesta. Spesso la gente mi dice: "Se Dio opera qualcosa di straordina_rio, vuole anche che sia conosciuto e osservato"; e io devo sem_pre ripetere alla gente: “Non fermatevi ad ammirare le cose straordinarie, che in questa ragazza sono certamente soltanto un mezzo attraverso il quale Dio vuole additare al mondo ottu_so e cieco la fiducia in Dio, la capacità di soffrire e l'animo infantile di questa ragazza, della quale dobbiamo imitare le virtù”. Quando riceve visite, lo scopo principale della Neumann, potrei anzi dire l'unico scopo, è influire sulle persone dal punto di vista religioso. Con quanto garbo lo fa per esempio capire alle signore vestite in modo non conveniente! Posso ben dire che chi non ha visto, non può avere un'idea del buon influsso che questa semplice ragazza esercita sull'ambiente circostante! Negli occhi di quanti uomini ho visto le lacrime! Non vengono soltanto persone semplici, donne e cattolici, sono venuti già no_bili, professori universitari, alti prelati, impiegati, medici, in_segnanti, protestanti ed ebrei. E credo che ben pochi non siano rimasti toccati e commossi. In questi ultimi tempi ho letto pa_recchi articoli di docenti universitari che sono stati qui e scri_vono solo lodi della Neumann. Non scrivo questo per vanità - questa è una cosa che si disimpara stando vicino a questa ragazza - ma perché mi rammarico del fatto che da parte di qualcuno, anche in ambiente ecclesiastico, venga espresso un giudizio avventato sui fatti di Konnersreuth, senza che ci si dia la pena di analizzare a fondo le cose e valutare con giustizia. Anch'io ero molto critico nei confronti di queste cose finché non le ho vissute personalmente, fatti di cui il sapere scolastico non può fornire alcuna idea chiara. So bene che la Chiesa è molto prudente nei confronti di tali eventi, penso a padre Pio, e per questo sono riservato e prudente e non ho mai parlato né scrit_to di miracoli, stigmatizzazione o estasi. La Neumann ripete che vorremmo essere lasciati in pace, noi non abbiamo chiesto nulla, né miracoli né canonizzazioni, noi vogliamo soltanto vi_vere nel silenzio e nel nascondimento secondo lo spirito di san_ta Teresa del Bambino Gesù. Ho spesso avuto occasione di di_re quando si parlava di inchiesta ecclesiastica: Che cosa si vuo_le inquisire? Si può cercare di scoprire se c'è inganno: e questo è da escludere; o se le affermazioni del parroco si basano sulla verità: e i testimoni non mancano di certo; si può indagare sul_la vita della Neumann prima di questi fatti: non si troverà nes_suno in parrocchia che faccia critiche; si può infine indagare sul carattere dei fatti, se cioè siano naturali o soprannaturali: una simile indagine non darà certo risultati; a mio giudizio, in questo caso, naturale e soprannaturale sono così strettamente intrecciati che non è possibile porre dei confini e dei limiti. Inol_tre la scienza, che la Chiesa certamente chiamerà in causa per poter dare una valutazione, potrà soltanto constatare i fenome_ni che si sono realmente verificati, ma non potrà trarre alcuna conclusione certa sul carattere di queste manifestazioni. Ho avu_to modo di constatarlo anche quest'ultimo giovedì e venerdì, dato che casualmente erano presenti un docente universitario, un professore di scuola superiore e il medico curante. Personalmente riterrei quindi giusto procedere come segue: se dovesse emergere, o minacciare di emergere, qualcosa con_tro l'insegnamento o il costume ecclesiastico, l'autorità eccle_siastica deve intervenire; se qualcosa dovesse mettere in peri_colo la tranquillità e l'ordine pubblico, la polizia deve tentare di impedirlo; fintanto che però questi casi non si verificano, si lasci che le cose vadano come devono andare; chi ritiene che si tratti difatti miracolosi, si tenga la sua convinzione, chi non è di questo parere non deve per questo essere preso per eretico. Affermare che non si tratta difatti soprannaturali potrebbe pro_vocare più turbamento che tranquillità. Deploro profondamente che tanti scrivano su questo caso senza averne la competenza. Io stesso ho affidato alle stampe soltanto pochi articoli con riferimento ai visitatori e alle men_zogne, soppesando ogni parola... Per quanto io voglia essere riservato e prudente, voglio as_solutamente evitare il ruolo di Caifa e dei sacerdoti giudei, che - come si legge nelle vite dei santi - sono a volte stati imitati nel loro cieco zelo dai sacerdoti cattolici nei confronti di perso_ne elette da Dio. Io non vorrei intralciare la via del Signore, che tanto spesso ha scelto come strumento la debolezza per umi_liare la forza; in ultima analisi, anche la voce che ha parlato a questa ragazza ha detto che ella deve collaborare alla salvezza delle anime sostenendo i sacerdoti. Sarei grato di una indicazione precisa con riferimento ai vi_sitatori che vogliono andare dalla Neumann passando attraver_so la parrocchia. La Neumann stessa non riceve più estranei. Si tratta quasi esclusivamente di persone che fanno un'ottima impressione. Quanto all'appellativo "Resl", ho chiesto alla Neumann. Ella spiega in questo modo: quando apparve la luce meraviglio_sa, lei si spaventò molto e cominciò a gridare; nel suo spavento aveva sentito pronunciare da una voce cordiale e amichevole il suo abituale appellativo "Resl" e si era molto tranquillizza_ta; in seguito la voce aveva parlato in tedesco corretto. L'ap_pellativo "Resl" in questa zona non è considerato ingenuo, è il modo di esprimersi della gente semplice. Quando di recente a un convegno di ecclesiastici ho citato questa circostanza, molti si sono stupiti; uno dei presenti ha però ricordato Lourdes, do_ve la Madre di Dio ha parlato in dialetto a Bernadette. Con profonda deferenza,

    J. NABER, parroco ».

    L'11 settembre del 1926 padre Naber scrisse di nuovo al vescovo, rispondendo a una sua lettera, di cui non siamo in pos_sesso, contenente l'invito a prendere in considerazione l'idea di far stabilire per un certo tempo Teresa Neumann in un luo_go appartato, dove i visitatori non potessero raggiungerla. Il pro_getto non andò poi in porto e il problema dei visitatori rimase tale per tutta la vita della stigmatizzata di Konnersreuth; come abbiamo visto nella prima parte di questo libro, ad esso fu po_sto rimedio in seguito con la disposizione, da parte del vesco_vo, che quanti volevano assistere alle visioni settimanali della passione dovevano chiedere un permesso scritto al vescovado. Anche questa lettera esprime molto bene l'atteggiamento prudente, ma franco e sicuro di padre Naber nei confronti del_la sua parrocchiana e dei fatti eccezionali di cui ella era prota_gonista. « Eccellenza! Prima di tutto vorrei molto umilmente scusarmi di rispon_dere soltanto ora alla lettera di Sua Eccellenza del 7 agosto. Mi sono sempre guardato intorno in cerca di una possibilità di se_guire il suggerimento di Sua Eccellenza e di sistemare Teresa Neumann in un posticino tranquillo. La Neumann sarebbe d'ac_cordo per obbedienza, per quanto doloroso le sia il pensiero di lasciare la casa dei genitori. Il problema dei costi non è partico_larmente determinante. Ma i genitori, che sono persone sem_plici e oneste e non desiderano intromissioni con riferimento alla loro figliola, sono contrari. Non riescono a capire come mai debbano far uscire di casa la loro figlia, che dal 1918 hanno cu_rato amorosamente durante la lunga malattia, ora che sta me_glio: la Neumann infatti va da sola in chiesa e fa anche qualche lavoretto. Essi si assumono il carico delle visite per amore di lei, pensando che ne possa derivare un bene. Per quello che mi riguarda, ringrazio Sua Eccellenza per la preoccupazione paterna per la mia salute. Ho qualche disturbo già da molti anni, ma cos'è questo nei confronti delle enormi pene espiatorie che constato continuamente presso la Neumann? Non vale proprio la pena di parlarne. Peraltro quest'anno sto meglio dell'anno scorso. Inoltre da alcuni anni ho a fianco un bravo e zelante cappellano. Anch'io cerco di arginare in tutti i modi le visite alla Neumann e spero che in autunno e inverno diminuiranno in misura considerevole. Come un balsamo su una ferita dolorosa mi è giunta la noti_zia che il mio rapporto all'Ordinariato ha molto tranquillizzato Sua Eccellenza. Nulla può essere più gradito a un sacerdote, che vede nel vescovo il rappresentante del suo divino Maestro e della santa Chiesa, che sapere di agire all'unisono con lui. Per amore di questo accordo, io sono pronto a qualunque sacrifi_cio. E lo stesso dicasi per Teresa Neumann. Per lei il sacrificio è ormai una professione. E sembra esercitarla bene, perché Dio è evidentemente al suo fianco. In particolare dal 6 agosto, quan_do ha avuto la visione della trasfigurazione di Cristo, il mondo le è diventato ancora più estraneo. Posso dire che ora piange lacrime di compassione e di gioia in ricordo del Salvatore soffe_rente e trasfigurato... La Neumann ha rinunciato già da tre anni e mezzo al cibo solido. E tuttavia è tranquillissima, serena e naturale. Un bio_logo, che è stato qui per cinque giorni e ha osservato non certo superficialmente, ha affermato: " Tutto così naturale e tutta_via non spiegabile in termini naturali! ". Continuamente sento poi dire dagli scienziati: "Non sono ferite mediche, per la scienza è un enigma". Io non posso far altro che ripetere quello che ho detto e scrit_to fin dall'inizio: "Di isteria, autosuggestione e simili non può certamente parlare chi conosce la ragazza". Tutte le persone colte che hanno conosciuto più da vicino la ragazza non posso_no che confermare queste parole. Devo confessare a Sua Eccellenza: quando mi riempio la testa di discorsi scientifici, e poi vedo questa fanciulla così semplice, naturale, pura come un angelo, che ama tanto il Sal_vatore e opera con tanto zelo per la salvezza delle anime, pron_ta a farsi piuttosto tagliare mani e piedi che a dire la più pic_cola menzogna, ho quasi disgusto della scienza e istintivamen_te ripenso alle parole del Signore: "Padre, ti rendo grazie di averlo nascosto ai saggi e ai furbi, ma di averlo rivelato ai semplici Teresa Neumann, i suoi genitori e io abbiamo soltanto un desiderio, che il mondo non si occupi più di noi, e se ne occupi un poco soltanto il Signore in cielo. Con profonda venerazione,

    JOSEPH NABER, parroco »

    Facciamo un salto di alcuni anni e arriviamo al 1938. Sulla rivista Schdnere Zukunfr (Futuro migliore) di Vienna appare un articolo critico e addirittura denigratorio su Teresa Neumann: sono gli anni forti del nazismo, è di moda tentare di distrugge_re ciò che ha a che fare con religione e misticismo. Padre Naber, di solito così benevolo e prudente, non può lasciar passare senza reagire una cosa simile, e rive una digni_tosa, ferma e puntuale lettera aperta al dottor Joseph Eberle, redattore capo della rivista stessa. La lettera fu pubblicata nel n. 6 del 1938 della rivista cattolica Kath. Kirchenzeitung di Sa_lisburgo. « Egregio signor redattore capo, nel numero del 23.1.1938 del suo settimanale Schdnere Zu_kunfr ho appena letto l'articolo "Konnersreuth davanti al tri_bunale della teologia e della medicina". Chi scrive è il parroco Naber, da ventotto anni direttore spirituale e confessore di Teresa Neumann; la conosco quindi fin da quando andava a scuola e ho assistito a tutti gli eventi straordinari che sono avvenuti intorno a lei fino ad oggi. Chi mi conosce può testimoniare che ho sempre cercato di essere il più obiettivo possibile e, a parte una breve dichiarazione fat_ta all'inizio a sostegno della verità, non ho più scritto nulla, an_che se questo avrebbe potuto essere per me un affare vantag_gioso. Fin dall'inizio ho agito in base a questo principio: osser_vare scrupolosamente gli eventi straordinari caso mai si fosse verificata qualche trasgressione alla dottrina e alla morale eccle_siastica: in caso affermativo, intervenire senza esitazione; in caso contrario lasciare che le cose prendano il loro corso, per non intralciare sconsideratamente i piani del Signore. Ho soppesato sempre ogni parola su Teresa Neumann per timore di dir troppo, ma non ho mai avuto paura di dare testi_monianza piena della verità. Darei senza esitazione la vita per confermare l'autenticità degli straordinari avvenimenti ai quali ho assistito, specialmente per quanto riguarda il digiuno. Quando si conosce la semplicità, la naturalezza e la sincerità di questa grande bambina, nel senso inteso dal Salvatore, quando si è vi_sto ardere il fuoco d'amore per il Salvatore sul suo volto, quan_do ci si è resi conto che tutti gli eventi straordinari, le visioni eccetera avvengono senza suo intervento, ma con naturale sem_plicità, allora - insieme a migliaia di altre persone che hanno fatto la stessa esperienza - non si può dire altro che: è vero. Si sente allora repugnanza per i controlli ipocriti, per gli esami del sangue e delle urine, come li richiede la scienza. Purtroppo, contro l'espressa volontà di Teresa e dei suoi ge_nitori, è stato scritto molto su Konnersreuth, e non mancano le inesattezze, le assurdità, i travisamenti. Proprio questi van_no cercando certi signori per mettere in caricatura Konnersreuth. Io non condanno certo chi non crede a Konnersreuth, ma con_danno chi si permette di giudicare in merito senza essersi con_venientemente documentato. Chi vuol capire il poeta, deve an_dare nel suo paese. Quanto è vero questo detto per questi fatti straordinari! Guardi, io sono un umile parroco di campagna, non un professore o un dottore; però non ho paura di nessuno di questi dotti signori perché, senza mio merito, ho dalla mia parte l'esperienza... Per esempio, quello che scrive il dottor Deutsch si basa su false premesse... Il dottor Deutsch non è mai stato qui. Neppu_re il dottor Heermann, P. Masoin e P. Richstàtter sono mai stati qui... E lei, signor redattore capo, che deve garantire ciò che si pubblica sul suo giornale, è mai stato qui? E c'è stato il suo collaboratore Pio Havemann? Da un decennio gli avversari di Konnersreuth continuano a riscaldare lo stesso minestrone di menzogne, uno copia l'altro, e lo definiscono scienza! Perché non vengono interrogati quelli che conoscono Tere_sa, il suo carattere, il suo atteggiamento religioso e morale, gli eventi straordinari di cui è protagonista, i suoi direttori spiri_tuali, i suoi genitori e i fratelli, i vicini di casa, tutta la parroc_chia, i tanti vescovi, sacerdoti e laici colti che sono stati qui, i medici che l'hanno visitata e osservata? Attualmente Teresa è da tre settimane ad Eichstàtt ad assi_stere il professor Wutz che è ammalato e la cui governante èla sorella di Teresa. In quella casa si danno convegno professori universitari, spesso ci va anche il vescovo. Tutte queste perso_ne, in particolare il vescovo, dimostrano grande interesse per Teresa; ne dimostrava anche il vescovo precedente di Eichstàtt, che ora è vescovo di Berlino. Il professor Wutz è ben noto per la sua serietà e obiettività. A partire dal 1926 egli è venuto spesso a Konnersreuth e Teresa è stata spesso ad Eichstàtt. Se ci fosse stato inganno, l'avrebbe scoperto certamente già da molto tem_po. Un altro docente universitario di Eichstàtt, specializzato in chimica e biologia, ha inviato al vescovo di Ratisbona mon_signor Buchberger un lungo rapporto relativo alle proprie os_servazioni fatte su Teresa Neumann. Ne accludo copia. Nel 1927 la curia chiese alla locale facoltà di medicina quan_to tempo possa vivere una persona senza mangiare né bere. La risposta fu: undici giorni. In seguito Teresa fu sottoposta a una sorveglianza di quindici giorni. Vada a rileggere quanto scrisse l'arcivescovo Teodorowicz in proposito e vedrà con quanta se_rietà sono state fatte le cose: per lei però l'arcivescovo, che è stato molte volte a Konnersreuth, il cardinale Kaspar, il vesco_vo Waitz e altri non hanno alcun valore, in quanto non sono avversari di Konnersreuth. Il risultato dell'indagine è stato pub_blicato ufficialmente, confermando che non avrebbe potuto dare risultati migliori se fosse stato effettuato in una clinica. Così l'aspetto scientifico del caso è risolto. Il padre di Teresa è pronto a giurare che il vicario generale di allora, per convincerlo ad accettare il controllo, gli promise che la figlia non sarebbe stata più importunata. "Io ho mante_nuto la promessa e ho consentito che svolgessero tutte le inda_gini che hanno voluto", dice ora il padre. "Ora però l'autorità ecclesiastica deve mantenere la sua promessa e lasciarci in pace". Il 10 dicembre 1937 la curia ha dichiarato che gli esami del 1927 potevano stabilire soltanto lo stato dei fatti di allora. Ov_vio: anche esami compiuti nel 1938 potrebbero stabilire soltanto lo stato attuale dei fatti. Bisognerebbe interrogare le persone che possono testimoniare sotto giuramento e che sono degne di fede: il giuramento è valido sia nei giudizi ecclesiastici che in quelli civili. E il digiuno è una cosa che qualunque persona sana di mente può constatare. Papà Neumann ha ormai un'invincibile avversione per le in_dagini mediche, e questo per colpa dei medici stessi. E un vec_chio artigliere e ha la testa dura, cosa di cui il vescovo di Berli_no si è compiaciuto, perché se avesse dato il permesso per un'al_tra indagine Teresa non sarebbe più uscita dalle cliniche, in quan_to un medico non crede all'altro e una clinica non ha fiducia nell'altra. Io sono del parere che questo è un volere superiore, perché è mai pensabile che il Salvatore si faccia portare conti_nuamente davanti ai tribunali della scienza per far verificare i propri miracoli? Egli è venuto e opera miracoli non per soddi_sfare la scienza, ma per l'uomo semplice, sano e dotato di intel_letto e di buona volontà. Quando il Salvatore era sulla croce, gli scienziati di quei tempi hanno gridato: "Scendi e dimostraci che sei il Figlio di Dio!". Il Salvatore non scese, ma dopo la morte risuscitò e salì al cielo, e nessuno di quei signori era presente. Che cosa succederebbe se oggi il Salvatore scendesse sulla terra e operasse miracoli? Da dove deriva il nostro sfacelo religioso? Deriva dal nostro, chiamiamolo così, semirazionali_smo. Un consigliere di Stato, che era protestante e si è conver_tito attraverso Teresa Neumann, è ora molto felice e di recente mi ha scritto dimostrando grande indignazione sul modo di trat_tare il caso di Teresa Neumann: "Il cristianesimo non è ratio, ma mysterium" Il 29 aprile 1937, anniversario della beatificazione della pic_cola santa Teresa del Bambino Gesù, la santa ha detto a Teresa Neumann: "Tu devi compiere la tua missione fino in fondo, devi cercare di somigliare sempre più al Salvatore misconosciu_to, disprezzato e perseguitato". Teresa Neumann si è spaven_tata di queste parole, e anch'io. Allora ho pregato il Salvatore: "Fa' si che io non divenga uno strumento di questa cattiva co_noscenza, di questo disprezzo, di questa persecuzione! ". Cre_do che anche altri avrebbero buoni motivi per pregare così. I teologi fanno sovente un lavoro da Caifa, ma in questo modo aiutano Teresa a somigliare al Salvatore nel suo grande dolore. "La Chiesa ha già perseguitato la Neumann?", mi ha chie_sto un docente universitario quando per la prima volta fu in_formato dei fatti riguardanti Teresa. "Solo in questo caso cre_derei alla sua genuinità". Noi guardiamo al futuro senza alcuna paura. Teresa prega: "Salvatore, tu sai che non abbiamo mai pensato a una cosa del ge_nere. Tu hai cominciato tutto, tu devi portare la cosa a termine". Il suo articolo è una mostruosa calunnia. Lei conosce l'otta_vo comandamento. Teresa si consola pensando al giudizio fina_le, come il Salvatore davanti a Caifa. Le auguro ogni bene ABER, parroco ».



    La testimonzanza del dottor Fritz Gerlich

    Nel 1927, quando Fritz Gerlich conobbe Teresa Neumann, si era nel pieno delle polemiche intorno al suo caso, da poco divenuto noto all'opinione pubblica. Come Gerlich stesso rac_conta nella prefazione del suo libro, « si richiedeva in nome della ragione e della scienza che il governo si decidesse a prendere delle iniziative contro la stigmatizzata. I gruppi estremisti, specie i comunisti, minacciavano addirittura di ricorrere alla violenza se il governo non fosse venuto incontro ai loro desideri. I più moderati richiedevano che Teresa venisse ricoverata in una "cli_nica neutrale", per essere osservata e studiata. I più estremisti esigevano che Teresa fosse tenuta in isolamento, in quanto le visite a Konnersreuth "instupidivano" la gente...». Fu così che Gerlich, che aveva all'epoca 45 anni e da sei era responsabile del quotidiano di Monaco Mùnchner Neueste Nachrichten, decise di farsi un'idea precisa e personale del ca_so, sia per interesse proprio che per dovere professionale. Tra settembre e novembre 1927 fece tre visite a Konnersreuth, fer_mandosi ogni volta alcuni giorni, rendendosi ben presto conto che il caso era meritevole di essere studiato e che quanto finora era stato scritto non gli rendeva affatto giustizia. Come formazione accademica, Gerlich era storico, si era oc_cupato di mistica (in particolare di san Francesco d'Assisi), e considerò un'enorme fortuna « poter confrontare le fonti me_dievali con la realtà vivente di Teresa Neumann ». Decise quindi di indagare fino in fondo. Nei due anni successivi trascorse, a più riprese, quasi cinque mesi a Konnersreuth, ospite di padre Naber che fece il possibile per aiutarlo nella sua ricerca. Dato che in quel periodo anche Teresa stava vivendo in parrocchia perché i genitori facevano dei lavori di trasformazione in casa, Gerlich ebbe modo di osservarla molto da vicino. Nacque ben presto una cordiale amicizia con Teresa e tutto l'ambiente di Konnersreuth, di cui Gerlich apprezzava l'amore per la verità, l'onestà, la religiosità. Quello che Fritz Gerlich vide, sentì e constatò lo convinse a tal punto da farlo convertire al cattolicesimo (di origine era protestante); scrisse poi su Teresa Neumann un libro documen_tatissimo, frutto delle sue lunghe indagini a Konnersreuth, fon_damentale per la conoscenza del caso di Teresa Neumann. A conclusione del suo lavoro, il dottor Gerlich sintetizza in que_sto modo i risultati raggiunti: « Le mie indagini sull'attendibilità di Teresa Neumann so_no arrivate a questi risultati: poiché non esiste nessun valido fondamento per ritenerla un'isterica e quindi una bugiarda, con_sapevole o inconsapevole, dobbiamo accordarle la fiducia che merita l'individuo spiritualmente e intellettualmente sano. Il gra_do della sua attendibilità è inoltre rafforzato dal fatto di essere una persona profondamente religiosa, che si sente responsabile davanti a Dio di tutto ciò che fa e che non desidera altro che riuscire a compiacerlo, sapendo che Dio considera la menzogna un peccato grave. Gli impulsi spirituali che derivano da una vi_ta intensamente religiosa come è quella di Teresa Neumann ac_crescono quindi l'amore per la verità e di conseguenza la sua attendibilità, ben al di sopra dei valori normali. Questi due incentivi alla verità, e cioè la sanità intellettua_le e spirituale e la profonda vita interiore religiosa, si riscontra_no anche negli altri membri della famiglia Neumann e nel suo direttore spirituale, il parroco Joseph Naber. È ovvio che tutti possono sbagliare. Anche Teresa, nello stato normale, può in_correre in errore, e come lei le persone prima citate. Non esiste però un valido motivo per attribuire loro un cosciente inganno verso il prossimo. Voler supporre in loro una pia fraus (pia fro_de) per servire Dio urta contro la loro concezione religiosa così ben sviluppata e affinata. Per loro Dio è verità, e non può quindi compiacersi di essere "servito" con l'inganno. Per tutti questi motivi la coscienza mi induce a dichiarare che, in base ai metodi di indagine storica appresi all'università e ai lavori scientifici compiuti in seguito, le informazioni rac_colte su Teresa Neumann sono criticamente e storicamente de_gne di fede; debbo di conseguenza concludere che il suo caso non si può spiegare in termini naturali ». Sempre dal libro del dottor Gerlich ricaviamo alcune noti_zie sul carattere e la personalità di Teresa Neumann, che ci sem_bra illustrino nel modo migliore l'animo della stigmatizzata di Konnersreuth. « Riporto due piccole esperienze, che sono tipiche del ca_rattere di Teresa Neumann. Una domenica pomeriggio andammo a fare una passeggiata in macchina con Teresa Neumann, per consentirle di vedere la campagna aperta che amava tanto. Sul sedile posteriore dell'au_tomobile sedevano il parroco, Teresa e un suo fratello; alla gui_da c'era il professor Wutz e accanto a lui io. Sulla via del ritor_no, quando voltammo per prendere la strada che da Mitterteich porta a Konnersreuth, lo sguardo ci cadde sull'insegna stradale: Konnersreuth, km 6,4. Allora Wutz e io cominciammo per scher_zo a imitare i discorsi che la gente in treno e all'osteria faceva su Teresa Neumann, cosa che la diverti moltissimo. "Signor par_roco, signor parroco", continuava a dire, "ascolti un po', signor parroco! Com'è divertente! Si, credo proprio che la gente parli così!". Poi ci spinse a continuare la conversazione. Anche dopo giorni ci incitava a parlare di nuovo come la gente". Diceva che da molto tempo non aveva più riso in quel modo. Sarebbe sbagliato ritenere che Teresa Neumann non sappia essere seria. Nei primi tempi della nostra conoscenza una volta mi disse: "Sa, signor dottore, quando si deve sopportare tanto come faccio io e si ha come professione di ascoltare le pene e i dolori di tanta gente, si è contenti e grati se si ha la possibilità di ridere di uno scherzo innocente. Fin da bambina ho parteci_pato volentieri agli scherzi, purché non fossero volgari, e oggi mi fa bene e mi ritempra poter parlare con lei di cose piacevoli. Questo mi aiuta a non sentire più tanto i miei dolori". Con gli estranei è riservata, ma anche sicura e decisa. Se si parla con lei delle proprie pene, lei partecipa in maniera straor_dinaria. Sa farsi rispettare da chi è troppo insistente e dà rispo_ste pungenti agli impertinenti. La risposta, più volte citata, da lei data a una persona che le chiedeva se per caso non si fosse immaginata tanto le stigmate da farsele apparire: "Se lei im_magina di essere un bue, pensa che le crescerebbero le corna?", è autentica. E una volta che qualcuno le faceva notare con una certa ma_levolenza che andava volentieri in macchina a godersi la natu_ra, lei rispose: "Una gioia innocente non è proibita; anche il Salvatore partecipò alle nozze di Cana!". Teresa Neumann aiuta volentieri chi ha bisogno e ricorre a lei, come dimostra questo fatto. Una sua compagna di scuola, che abita fuori Konnersreuth, era gravemente malata e si pen_sava che sarebbe morta. Lei mandò a chiamare Teresa Neumann. Questa ragazza aveva parecchi figli illegittimi da padri diversi; il suo stato attuale era la conseguenza di un parto molto diffici_le. A Teresa Neumann fu chiesto se volesse andare da una per_sona che aveva condotto una vita simile, e lei rispose senza esi_tare: "Perché non dovrei? Lei ha bisogno di aiuto e di parole buone più degli altri". E andò subito da lei».



    La testimonianza del dottor Franz X. Mayr, docente di biologia, chimica e geologia

    Il dottor Mayr di Eichstàtt era uno scienziato; come tale andò a Konnersreuth a studiare Teresa e i suoi straordinari fe_nomeni. Quella che segue è la relazione ufficiale che egli inviò al vescovo di Ratisbona e alla quale fa riferimento il pastore Naber nella lettera aperta sopra riportata. Il rapporto è del 1937. « Conosco Teresa Neumann da quasi undici anni e ho avu_to spesso occasione di osservarla nelle più diverse circostanze. Andai per la prima volta a Konnersreuth col collega dottor Wutz il 2 dicembre 1926 e vi rimasi fino al 5 dicembre. Da allora ho incontrato Teresa Neumann molte volte l'anno, sia a Konners_reuth che ad Eichstàtt. Nel 1928 rimasi a Konnersreuth Otto giorni nel periodo di Pasqua e per due settimane durante le va_canze estive. Nel corso del 1937 vi ho trascorso tre settimane di convalescenza dal 29 agosto al 20 settembre. Dato che sono laureato in scienze naturali, Teresa si è sem_pre divertita a parlare con me di fiori e uccelli, chiedendomi notizie che la interessavano. Molto spesso l'ho osservata e aiu_tata mentre accudiva agli uccellini e ai fiori nella sua camera o in giardino, e i nostri colloqui non si limitavano alle scienze naturali, ma si spostavano su tanti altri argomenti. Teresa ave_va piena fiducia in me e so per certo che si è sempre mostrata come realmente è. Anche i suoi familiari mi hanno sempre trat_tato con amicizia e sincerità e padre Naber mi ha dato ampia possibilità di assistere da vicino ai fenomeni straordinari di Kon_nersreuth. Il giudizio che posso formulare su Teresa, in base a lunghe e attente osservazioni, può essere riassunto così: Teresa ha un'intelligenza pronta, superiore alla norma, ed esprime con estrema oggettività e concretezza la propria opi_nione su se stessa e sulle grazie di cui è oggetto. Ha una volon_tà forte, quasi maschile, indirizzata soltanto a compiere il vole re del Signore e ad avvicinare la gente a lui, per amor suo. E ancora addolorata per non aver potuto realizzare il sogno della sua giovinezza diventando suora infermiera delle missioni e por_tando il nome di Gesù nei paesi che ancora non lo conoscono. Il suo temperamento attivo sente molto il peso della propria ina_bilità al lavoro, dovuta alle stigmate e alle pene espiatorie; la sua inclinazione alla solitudine e alla riflessione risente profon_damente della notorietà creata intorno alla sua persona dalle gra_zie particolari di cui è oggetto. Ricava la forza di sopportare tutto pazientemente dal pensiero che il Salvatore vuole così. Chi ha modo di frequentare Teresa un po' a lungo, rimane sorpreso della sua semplicità e rettitudine, del suo instancabile amore per la verità. Il suo orrore per la menzogna e la simula_zione mi convince che ella è incapace di dire la minima bugia. Per questo l'inganno consapevole è da escludersi da parte sua ed ella non lo sopporterebbe da coloro che le vivono intorno. È da escludere però anche l'inganno inconsapevole. Teresa Neumann è psicologicamente sana e senza traccia d'isterismo. Inoltre ho avuto modo di osservare più volte che è inaccessibi_le a qualsiasi suggestione sia propria che altrui. A proposito dell'esame del 1927. Sia il dottor Seidì che il dottor Ewald e le autorità ecclesiastiche hanno riconosciuto che le quattro suore giurate incaricate della sorveglianza hanno com_piuto il loro dovere in modo ineccepibile e coscienzioso. La cu_ria di Ratisbona, dopo aver esaminato metodi e risultati del con_trollo, ha dichiarato con documento del 4 ottobre 1927 che la proposta iniziale "di un'osservazione in un ospedale o in una clinica non avrebbe potuto condurre a risultati migliori". In base ai referti medici si può stabilire che: 1) Nel periodo dal 14 al 28 luglio 1927 Teresa Neumann non ha ingerito alcun cibo solido o liquido. 2) In tutto quel tempo ha emesso, in due volte, soltanto 525 cm3 di urina; nessuna evacuazione solida. 3) Il peso del corpo alla fine dell'esame era ritornato al va_lore iniziale, malgrado le notevoli oscillazioni verificatesi dopo i venerdì. 4) Né durante né dopo il periodo di osservazione Teresa ha avuto sintomi di esaurimento. I punti 1 e 3 sono stati riconosciuti formalmente sia dal do_cumento della curia di Ratisbona del 4 ottobre 1927 che dal_l'articolo su Teresa Neumann del Lexikon fiìr Theologie und Kirche, vol. 7, pp. 513-514. Il riconoscimento di tali punti è implicito anche nella lode fatta alle quattro suore per il loro così coscienzioso lavoro di sorveglianza e per il loro rapporto conclusivo. Per valutare i punti citati, occorre ricordare e tener presente che gli esperti aveva_no fissato in undici giorni il limite massimo di sopravvivenza senza bere né mangiare, sempre premesso che la persona vives_se in perfetta quiete ed evitasse ogni strapazzo o emorragia. La possibilità di sopravvivenza sarebbe in caso contrario molto ri_dotta. In ogni caso una persona che fosse sopravvissuta a quin_dici giorni di assoluta astinenza da cibi e bevande si sarebbe ridotta a uno scheletro, a una specie di mummia prossima alla morte. Vorrei richiamare l'attenzione su alcuni fatti che sembrano essere sfuggiti al dottor Deutsch: 1) La quantità di urina emessa da Teresa Neumann è stata di circa mezzo litro in quindici giorni, mentre una persona nor_male ne emette da un litro a un litro e mezzo al giorno. Dato che una persona che vive in condizioni normali elimina conti_nuamente sotto forma di urea albumina, acido urico e simili, un'emissione così scarsa di urina avrebbe in poco tempo provo_cato gravi e pericolosi fenomeni di uremia, che comportano no_toriamente ogni tipo di disturbo (mal di testa, vertigini ecc.) e che si concludono con la morte. Teresa non presentò mai al_cun disturbo del genere. 2) Quando un medium, per autosuggestione o per induzio_ne altrui, resta in trance per un periodo prolungato, è alla fine completamente esausto. Se le estasi di Teresa Neumann fosse_ro provocate da cause naturali, anche lei durante il periodo di osservazione si sarebbe ridotta in uno stato di grave prostra_zione, specialmente dopo il secondo venerdì di digiuno control_lato. Ma Teresa, il sabato, non accusava alcuna prostrazione; al contrario il peso perduto il venerdì veniva recuperato rapi_damente, cosa che non sarebbe mai possibile in un organismo esaurito. 3) Una persona normale non potrebbe recuperare due chili e più, come fa Teresa Neumann, senza un'adeguata supernu_trizione, e il più abile degli imbroglioni non sarebbe riuscito a procurarsi segretamente tanto cibo sotto la sorveglianza di oc_chi attenti. 4) In genere non è stato abbastanza sottolineato il fatto che Teresa, nei quindici giorni di controllo, non ha bevuto nulla. Es_sendo il periodo più caldo dell'anno, dopo poco tempo Teresa avrebbe dovuto provare una gran sete; dopo il primo venerdì e la relativa forte perdita di sangue, sarebbe dovuta svenire; e il secondo venerdì sarebbe dovuta morire. Teresa però durante tutto il tempo del controllo non mostrò né fame né sete, e nem_meno si poté constatare che soffrisse di arsura al palato e alla lingua, neppure durante le sofferenze del venerdì. Per le ragioni qui esposte è assolutamente impossibile che Teresa si sia astenuta dal mangiare e dal bere soltanto durante il periodo di osservazione e si sia nutrita invece prima e dopo. Nessuna persona isterica o simulatrice avrebbe potuto soprav_vivere in quelle condizioni conservando il peso integro e l'aspetto sano e fresco. Se lei ha dunque sopportato per quindici giorni l'assoluto digiuno in maniera così perfetta, perché non credere che possa vivere sempre senza mangiare? A mio giudizio, il con_trollo è stato pienamente sufficiente per dimostrare la mancan_za di nutrimento permanente, cosa assolutamente inspiegabile in termini naturali. Chi non vuol crederci, troverebbe certamen_te, anche nel caso di un nuovo controllo, il pretesto per nutrire dei dubbi. Se poi esaminiamo gli altri fenomeni che si sono verificati e si verificano a Konnersreuth, è facile dimostrare che anch'es_si offrono indizi e criteri più che sufficienti per giudicare il caso. Cominciamo dalla malattia e dalla duplice miracolosa gua_rigione. Per ciò che riguarda l'incidente durante l'incendio del 10 marzo 1918, è mio fermo convincimento che neppure allora l'isterismo poté esserne la causa. La diagnosi di isterismo trau_matico è completamente errata. E’ sufficiente informarsi degli avvenimenti precedenti e suc_cessivi all'incendio per inquadrare il carattere di Teresa. Du_rante l'incendio lei non pensava che a impegnare tutta se stessa per aiutare a placare il fuoco. Dopo l'incidente non desiderava altro che guarire per poter continuare a lavorare ed entrare in seguito nelle missioni. Il suo problema non fu certo quello di suggestionarsi e credere di avere un male che non esisteva, ma di aver trascurato il male sottovalutandolo, per l'ansia di lavo_rare, determinando così il successivo aggravamento. Tutto ciò è ben chiaro per chi conosce Teresa. Dopo l'in_cendio c'era una lesione al midollo spinale dovuta ai movimen_ti violenti della colonna vertebrale, che in quell'organismo an_cor giovane deve aver provocato uno strappo dei legamenti e dei muscoli che tengono unite le vertebre tra di loro, provocan_do una predisposizione alla lesione organica o addirittura la lus_sazione delle vertebre. La madre della Neumann può confermare sotto giuramento che nella regione lombare si scorgevano, dopo l'incidente, due gibbosità alla colonna vertebrale, ben visibili e apprezzabili al tatto. Erano di certo le apofisi spinali delle vertebre che si era_no spostate verso destra. Inoltre ancor oggi è possibile stabilire se le grandi piaghe da decubito che tormentavano Teresa fino al 17 maggio 1925 siano guarite all'improvviso o no, dato che tutti i testimoni del fatto sono ancora viventi. Le estasi di Teresa, come ebbe a dimostrare esaurientemente l'arcivescovo Teodorowicz, portano una serie di importanti contrassegni che le distinguono nettamente dalla trance, dalle convulsioni ecc. Con riferimento alle stigmate, bisogna tener presente che ferite che per undici anni rimangono uguali, senza infiammarsi né suppurare e che non reagiscono ai medicamenti, non sono ferite cliniche. Chi insinua che le stigmate di Teresa sono il prodotto di autosuggestione, dovrebbe farsi mostrare le compres_se poste sulla ferita al cuore il venerdì santo del 1936, conser_vate dalla sorella Maria. Il grumo di sangue formatosi sulla pia_ga e rimasto appiccicato alla garza riproduce l'esatta impronta e dimensione della ferita. Osservando ciò, il paragone con qual_siasi ferita o sanguinazione prodotta da suggestione psicologica è assolutamente ridicolo. Questo naturalmente è tanto più va_lido se si considerano tutte le ferite di Teresa, che sanguinaro_no l'ultimo venerdì santo e le cui impronte, rimaste sulla giacca da notte e sul fazzoletto da testa, ne indicano chiaramente l'entità. Anche le visioni, se attentamente osservate, offrono molte singolarità inspiegabili in base alle leggi naturali. Per esempio quando lei ode il Salvatore assetato dire: "As-che", cioè "Ho sete", invece che "Sachena", come gli studiosi presenti si aspet_tavano di sentir dire. Nessuno aveva pensato a quel termine neoebraico; quindi anche questo particolare non ha una causa naturale. Altri criteri per una ulteriore valutazione dei fenomeni di Konnersreuth sono dati dalle molteplici e spesso strane pene di espiazione, dalle comunioni mistiche, dalla sua infallibile per_cezione della vicinanza sacramentale del Salvatore e della pre_senza del proprio e altrui angelo custode, dalla sua sensibilità per la benedizione sacerdotale, per gli oggetti consacrati, dalla sua preveggenza per i fatti ed eventi dipendenti dalla volontà umana, dalla sua conoscenza del cuore umano, dal riconosci_mento di reliquie di ogni tipo, dalle strane tentazioni del mali_gno, dallo straordinario aiuto del suo angelo custode, e altro an_cora. Bisognerebbe inoltre analizzare oggettivamente i resoconti delle miracolose guarigioni ottenute per sua intercessione, i ca_si di bilocazione, di chiaroveggenza e le apparizioni, gran parte delle quali non è stata ancora resa pubblica. Un valido lavoro preparatorio per la valutazione di questi fenomeni è stato co_munque già predisposto da Gerlich e dall'arcivescovo Teodo_rowicz. E per concludere vorrei far notare come l'insieme di tutte queste manifestazioni formi una meravigliosa unità significati_va, che a mio giudizio è perfettamente consona con la fede e la morale cattolica. Molte persone che hanno conosciuto Tere_sa Neumann e hanno constatato la sua sana e semplice devozio_ne, hanno poi approfondito la propria fede e sono divenute se_rene e felici; e d'altra parte la sua influenza non ha danneggia_to la vita morale e religiosa di nessuno. Anche questo dato di fatto ha un suo valore nel giudizio globale. Naturalmente non si può negare che molti dettagli dei fatti di Konnersreuth sono difficili da spiegare, ma anche nella na_tura e nella rivelazione ci sono fenomeni difficili o impossibili da comprendere e che a volte sembrano addirittura contraddit_tori. Dio non vuol chiarire completamente la sua opera: noi dob_biamo accontentarci di riuscire a captarne i tratti fondamentali. Chi si reca sul posto e approfondisce la situazione, vede ap_pianarsi da sole tutte le difficoltà e svanire tutti i dubbi. Per chi parla o scrive di Konnersreuth, è difficile farsi un quadro chiaro e oggettivo dei fatti; per questo motivo, anche in buona fede, sono state divulgate molte inesattezze sul conto di Teresa e c'è chi le accetta come verità. Se in ambiente scientifico sono rigorosamente proibite le diagnosi a distanza, anche in questo caso bisognerebbe evitare ogni giudizio che non si basi sulla va_lutazione diretta e attenta degli avvenimenti ».



    La testimonianza del dottor Carl Starter

    Il gesuita dottor Carì Stràter, olandese, docente di teologia dogmatica in varie università (Maastricht, Montreal, Beirut, Londra), ha lavorato a partire dal 1968 presso la diocesi di Ra_tisbona. Qui è stato incaricato dall'arcivescovo monsignor Ru_dolf Graber di studiare la vita di Teresa Neumann in vista di una possibile futura beatificazione. Il dottor Stràter ha pubbli_cato i risultati delle sue indagini nel 1979 e, a conclusione della documentazione riportata e delle molte considerazioni esposte, riferisce le parole dell'arcivescovo Buchberger di Ratisbona, che conobbe personalmente Teresa Neumann e indagò a lungo su di lei. A queste parole, risalenti al 1928, il dottor Stràter si at_tiene, facendole sue e affidando ad esse il compito di sintetiz_zare le proprie ricerche. « Il mio giudizio globale sul caso è il seguente. La personalità, il carattere e la devozione di Teresa Neu_mann portano ad escludere ogni mistificazione. Neppure sem_brano presenti isteria e altre caratteristiche morbose, che per altro non spiegherebbero gli straordinari fenomeni riscontrati. Il parroco del paese, un sacerdote estremamente coscienzioso ed esperto, crede fermamente che nel caso di Teresa Neumann abbiamo a che fare con una straordinaria e meravigliosa grazia divina. Il medico curante ritiene che il caso non sia spiegabile né con l'inganno né con l'isteria né con l'autosuggestione. An_che padre Agostino Gemelli si espresse in questi termini con riferimento alle stigmate. Parecchi vescovi che furono presenti alle sofferenze della passione ne rimasero commossi e ne rica_varono le migliori impressioni. Ciò è avvenuto anche nel caso del sottoscritto ». In occasione del decimo anniversario della morte di Teresa Neumann, si tenne a Konnersreuth un convegno di studi cui partecipò anche il dottor Stràter, che in quell'occasione ebbe a dire tra le altre cose: « Tutti i cristiani sono chiamati in questa vita terrena a por_tare la propria croce insieme a Cristo collaborando in tal modo alla redenzione dei peccati e alla santificazione dell'uomo. Il Si_gnore Gesù può però scegliersi alcune persone in particolare. Può affidare a certe creature il compito di partecipare alla sua opera di redenzione più degli altri; costoro possono operare con Cristo più degli altri e soffrire con lui. Ciò appare particolar_mente chiaro nei martiri e negli stigmatizzati. La vita esempla_re di questi testimoni di Cristo deve aiutare noi tutti a non le_gare il nostro cuore a ciò che è terreno, ma a ciò che è celeste. Deve aiutarci a sopportare con maggior serenità la perdita di beni terreni, dato appunto che la nostra meta è il cielo. Deve anche indurci a essere a fianco di Cristo nella sofferenza, inte_sa come espiazione dei peccati commessi nel nostro tempo e co_me stimolo alla conversione per l'uomo di oggi. Anche Teresa Neumann ha molto sofferto nella sua vita, cooperando in questo modo all'opera di Cristo per la redenzio_ne degli uomini. La sua sofferenza era resa fertile dalla sua unione a Cristo e dal suo grande amore per il Salvatore. Che questo fosse il suo compito, le fu detto il 17 maggio 1925 dalla voce misteriosa: "Dovrai soffrire ancora molto e nessun medico po_trà aiutarti... Con la sofferenza si salvano più anime che con le più brillanti prediche...". Il significato delle stigmate e della sofferenza insieme a Cristo fu dunque quello di partecipare in maniera particolare all'ope_ra di redenzione ». In occasione delle celebrazioni del decennale della morte di Teresa Neumann furono pronunciati, oltre a quello del dottor Stràter, molti altri discorsi, per illuminare i vari aspetti della sua vita e della sua missione. A conclusione di quanto detto sulle testimonianze, mi sem_bra opportuno riportare parte del discorso del dottor Max Ròss_ler di Wùrzburg, sacerdote e teologo, che in vita conobbe bene Teresa Neumann ed ebbe molte occasioni di incontro con lei. Gli episodi inediti che egli narra e le considerazioni che espone sono, mi sembra, il modo migliore per congedarci dalle testi_monianze sulla stigmatizzata di Konnersreuth.



    La testimonianza del dottor Max Rossler

    .... Qui a Konnersreuth incontriamo una persona che sor_ride, ama i fiori e gli uccelli, ama nella creazione il Creatore. Incontriamo una persona che soffre accettando volontariamen_te questa croce davanti alla quale tutti cerchiamo di fuggire. Incontriamo una persona che vuole aiutarci perché il suo esem_pio è Cristo, il Signore che consola, guarisce, redime. Ci sareb_bero tante cose da dire. Lasciate che ne esponga tre. Una volta, tenendo una conferenza su Konnersreuth, usai con una certa facilità la parola miracolo. Allora gli ascoltatori, tutti sacerdoti, mi aggredirono: "Perché parli di miracoli? So_no cose naturali! Non usare quella parola!". In seguito andai a Konnersreuth e raccontai la cosa a Resi. Lei mi guardò con l'espressione di chi non capisce e mi indicò delle mele che ave_va davanti (eravamo in parrocchia): "Sì, e questo non è un mi_racolo? Ha mai visto un melo d'inverno? Nero, nudo, spoglio, e poi viene la fioritura e poi si riempie di frutti! Non è un mira_colo anche questo?". Capii allora che tutto ciò che viene da Dio per lei era un miracolo, anche un albero che fiorisce e poi porta frutti. Un miracolo non minore di un'automobile che an_dasse senza benzina. Il suo concetto di miracolo era molto di_verso da quello degli studiosi. Ci ho pensato oggi, quando nel Vangelo ho letto: "Padre, ti ringrazio di aver rivelato ai piccoli e agli umili ciò che tieni nascosto ai grandi e ai sapienti". Un secondo episodio. Vorrei accennare alla testimonianza di un uomo che non può essere certo sospettato di appartenere alla cerchia di Konnersreuth: mi riferisco al grande poeta tede_sco, il più grande lirico del ventesimo secolo insieme a Rainer Maria Rilke: Hugo von Hofmannsthal. Di lui l'umanista e filo_sofo svizzero Karl Jakob Burcl:hardt scrive: Qualcuno gli aveva detto che dalla vita della stigmatizzata di Konnersreuth si po_teva ricavare un film molto interessante". Hugo von Hofmann_sthal conosceva troppo i paesi mediterranei per reagire subito dicendo che questo film sarebbe stato un sacrilegio. Ora suc_cesse quanto segue: nell'autunno del 1928 tornò molto silen_zioso da una passeggiata solitaria e in seguito mi disse: "E’ suc_cesso qualcosa di molto importante. Camminavo e meditavo sulla questione del film e improvvisamente sono stato colto da una grande oscurità e da una grande paura e ho visto davanti a me, tanto reale da poterlo quasi toccare, un muro che mi sbarrava la strada, un muro mai esistito prima. Un muro, un termine, che significa: non licet, non è permesso. Era qualcosa che non rientrava nell'arte". Fin lì era arrivato, questo però era il limi_te. Io questo lo chiamo rispetto del mistero. Questa visione di Hugo von Hofmannsthal dovrebbe far vergognare molti che danno giudizi troppo facili su esperienze di questo genere. Quan_do andai a Konnersreuth, chiesi a Resl se conoscesse Hugo von Hofmannsthal. "No, non lo conosco, chi è?". "E’ un poeta importante", risposi io. " Oh, mio Dio", replicò lei, "uno scri_bacchino!". Questa era la sua opinione. Vorrei ora citare un terzo episodio. E qui vorrei lasciare la parola a un'anima che veramente non ha mai pensato di spez_zare una lancia per Konnersreuth. Alcuni anni fa ho ricevuto per posta raccomandata queste lettere, provenienti dalla zona orientale. Chi me le invia è una persona che ascolta le nostre prediche radiofoniche. Questa donna si sente vicina alla morte e prima di andarsene vorrebbe affidarmi ciò che ha di più caro: otto lettere di Teresa Neumann. Leggendole, si resta profon_damente commossi: sono gli scritti di una semplice figlia di con_tadini, che però comincia ad essere oggetto di enorme interes_se. E’ appena guarita da una gravissima malattia e trova il tem_po e la forza di scrivere pagine e pagine di consolazione. Quan_do Resl scrisse queste lettere, non pensava certo che qualcun altro oltre alla sua compagna di sofferenza le avrebbe lette. Ne riporto qualche riga: "Konnersreuth, 14.1.1925. Cara compa_gna di sofferenze! Prima di tutto la ringrazio della sua cara let_tera. Dato che lei desidera sapere qualcosa di me, restiamo in contatto se questa è volontà di Dio. Io penso che noi ci capia_mo già bene. I sani spesso non ci capiscono. Anche se non ci conosciamo personalmente, nel Signore siamo tutti fratelli e so_relle. E credo che possiamo avere fiducia l'una nell'altra. La cosa migliore è che ci diamo del tu, così io non faccio errori". Poi la corrispondenza comincia. Teresa descrive la sua vita, le sue sofferenze, e così consola l'altra: "Sai, cara amica, quando ho letto la tua lettera ho pensato: 'Oh, se potessi andare a trovare questa malata, potrei farle del bene!'. Lo vedo bene, anche tu sei una sposa nel dolore. Tu sei di molto davanti a me, perché ti è stato concesso di soffrire fin dall'infanzia. Io soffro solo da sette anni, e tu, cara amica, da tanto tempo. Vedi, anche il Salvatore nell'orto degli ulivi era solo, si sentiva abbandonato persino dal suo Padre celeste. La notte prima della crocifis_sione non aveva nessuna persona buona accanto a sé, e anche sulla Via crucis e quando morì si sentiva solo e abbandonato. Consolati quindi se non hai molte persone bupne intorno. Il Si_gnore è sempre con noi, ci consola e ci comprende". Teresa aggiunge di essere molto grata perché ha intorno per_sone buone, e intende soprattutto il pastore Naber e la sua fa_miglia. E a questo proposito vorrei leggere ancora un brano di queste lettere che dà un'idea della vita familiare di Resì: "Sa_bato una delle mie care sorelle si sposerà. Quel giorno sarò molto felice. Il matrimonio sarà al piano di sotto, sentirò tutto, però non potrò mangiare". Poi continua: "Oggi è sabato", e de_scrive il matrimonio. "Prima veniva Anna, la sposa. Come era seria e solenne! Si vedeva bene che i suoi pensieri non erano per il vestito, stava lì come una statua e non diceva una parola. Com'era silenziosa! Aveva un vestito molto semplice e un velo sui capelli biondi con una bella corona di mirto sopra. Poi veni_vano i nostri cari genitori portando uno sgabello sul quale lei doveva inginocchiarsi. Poi il nostro caro padre le diede tra le lacrime la sua benedizione, e dopo di lui la mamma. Quindi lei si inginocchiò accanto al mio letto, e io la benedissi. È stato tutto così serio e solenne. Poi è venuto anche il fidanzato e l'ha condotta giù per il matrimonio. Io ho pregato per loro e così la mattina è passata. Ora è pomeriggio e mi intrattengo con te. Una cosa devo però chiederti: tu scrivi di essere una zitella, una vecchia signorina, e a me non va bene sentir parlare così del nostro stato. Anch'io sono signorina e noi dobbiamo essere or_gogliose del nostro stato, per amore dello Sposo che ci siamo scelte. La gente parla scioccamente e con disprezzo di queste cose, ma se si considera con gli occhi della fede è tutto diverso". Amici miei! Se vi capitasse un giorno di leggere qualcosa di cattivo su questa donna e la sua famiglia, ricordatevi di que_sta lettera dove viene tanto lodato il matrimonio e al tempo stes_so l'ideale della verginità... Chi non ha mai parlato con lei, non ha mai visto le sue ferite e assistito alle sue sofferenze, e tutta_via non esita ad affermare il contrario di coloro che hanno par_lato con lei e hanno assistito alle sue sofferenze, assomiglia a uno che dicesse a un astronauta: "Tu sei stato sulla luna, e io no; però devi sapere che ti sei ingannato, la luna è tutta diversa da come la descrivi tu, e io adesso ti spiegherò tutto per filo e per segno... L'albero si riconosce dai frutti, e questo vale in modo parti_colare per Konnersreuth. Esattamente venticinque anni fa, in questa stessa chiesa parrocchiale, l'allora vescovo di Ratisbona Michael Buchberger disse testualmente: "Molte persone sono venute a Konnersreuth in tutti questi anni, ed erano sofferenti e in pena. E hanno trovato qui aiuto e conforto. Molti sono venuti e hanno ritrovato la fede, oppure sono stati fortificati nella loro fede". Venticinque anni più tardi, cioè oggi, l'attua_le vescovo di Ratisbona Rudolf Graber ha affermato che il mes_saggio di Konnersreuth è mod:ernissimo e di sorprendente at_tualità, e ha aggiunto che qui è stato veramente vissuto l'amore per il Signore sofferente, l'amore per il Signore presente nel_l'eucaristia. L'albero si riconosce dai frutti. Teresa è morta da dieci an_ni, e che cosa è successo a Konnersreuth? Non vedo alberghi eleganti, non vedo piscine. Vedo invece un convento, dove gior_no dopo giorno si prega il Signore. Vedo un seminario per le vocazioni adulte, da cui finora sono usciti duecentotre sacer_doti. Vedo una tomba là fuori dove la gente sosta a dire il ro_sario, vedo una chiesa dove una comunità di uomini prega, cre_de, si apre all'amore. Il buon albero si riconosce veramente dai frutti...

    (Continua)

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    PARTE III

    LE VISIONI

    CARATTERISTICHE GENERALI DELLE VISIONI

    Quello delle visioni è un fenomeno molto antico, conosciu_to da sempre, applicato in genere alla storia delle religioni e ri_tenuto strumento di rivelazioni soprannaturali. Oltre alle visioni singole, destinate a persone dal tempera_mento mistico, si conoscono anche le visioni collettive, di cui è partecipe un gruppo o addirittura una folla; e si conoscono le visioni legate al luogo, come quelle famose del tempio di Ascle_pio a Epidauro, dove il dio appariva in sogno a tutti coloro che venivano a consultarlo. Le visioni ricorrono sia nelle religioni primitive sia in quel_le superiori, e accompagnano la maggior parte delle forme mi_stiche e profetiche: i fondatori di religioni hanno visioni che sovente costituiscono il punto di partenza della loro conversio_ne. Le visioni possono produrre anche fatti di importanza sto_rica, come la famosa visione di Costantino. I profeti di Israele ebbero visioni, e sulle visioni si basa l'A_pocalisse di san Giovanni; ne parlano inoltre san Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (c. 12) e i Padri della Chiesa. Nella storia della mistica le visioni sono diffusissime. Concretamente, le visioni sono impressioni ottiche ricevu_te a occhi aperti durante l'estasi dai veggenti, i quali partecipa_no con movimenti del corpo e degli occhi agli eventi che vedo_no svolgersi davanti a sé: essi « vedono » con gli occhi della men_te, in quanto i loro nervi ottici non possono in realtà registrare altro che quello che si trova nell'ambiente circostante. I sogni avvengono invece ad occhi chiusi, e in questo si differenziano dalle visioni. Le allucinazioni possono provocare impressioni vive al pari delle visioni, ma si distinguono da queste in quanto so_no prodotte o da disposizioni patologiche fisiche o da immis_sione nel corpo di determinate sostanze stimolanti, e sono quindi provocate artificialmente. Si può parlare di visione soltanto se non c'è alcun interven_to del veggente e se il contenuto della visione stessa fa pensare a un'illuminazione. L'autentica visione è indipendente dalla vo_lontà di chi la riceve e da qualsiasi manipolazione o suggestione. In molti casi la visione è collegata all'audizione, cioè il veg_gente sente rumori, suoni e soprattutto parole e dialoghi delle persone che vede muoversi e agire. Altre volte sono implicati altri sensi, come l'odorato (Teresa Neumann sentiva per esem_pio il profumo dei balsami), oppure vengono avvertite sensa_zioni di caldo o freddo. Le visioni iniziano di solito inaspettatamente con una sorta di raptus, che consiste nell'essere di colpo strappati via dalla realtà circostante e dal colloquio con le persone con le quali si è in compagnia, e nell'essere trasportati in un'altra realtà, con tutta l'attenzione concentrata sulla nuova dimensione e sulle impres_sioni che da questa giungono. Data la difficoltà di valutare la realtà o meno delle visioni, la Chiesa le considera con molto riserbo e prudenza e parla di « rivelazioni private »; analizza le doti morali del visionario, le sue virtù, l'eroicità della sua vita, la sua capacità di farsi auten_tico seguace di Cristo. Controlla anche se le doti visionarie sia_no accompagnate da altri carismi, quali le stigmate, il digiuno, la bilocazione, la levitazione, la capacità di leggere nell'animo altrui, di conoscere eventi lontani, di riconoscere le reliquie, e altro ancora. Abbiamo visto come Teresa Neumann presentasse gran parte di questa fenomenologia, riscontrabile peraltro nella vita di al_tri mistici cristiani. Basti pensare a Policarpo di Smirne, Fran_cesco d'Assisi, Ildegarda di Bingen, Angela di Foligno, Cateri_na da Siena, Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, Nikolaus de la Flùe, Anna Katharina Emmerich, Teresa di Lisieux, Gem_ma Galgani, Padre Pio. Occorre chiedersi quale attendibilità storica sia da attribuirsi alle visioni, visto che confrontando i contenuti delle visioni su_gli stessi temi presso i diversi mistici si constatano a volte delle differenze, che hanno indotto certi critici a negare ogni atten_dibilità storica alle visioni stesse. Bisogna però considerare che, come sottolinea la Chiesa, le visioni vengono date al veggente per la sua personale edificazione e anche per rafforzare la fede delle persone che gli stanno attorno. Inoltre in ogni visione c e sempre un aspetto soggettivo, in quanto ogni veggente ha sem_pre un suo modo di percepire e raccontare quanto ha visto; ed è anche sempre possibile un influenzamento involontario da par_te di contenuti inconsci o ricordi dimenticati. Bisogna poi tener presente che chi raccoglie le parole del veggente e le mette sulla carta ha a sua volta un suo modo sog_gettivo di recepire e descrivere, il che può produrre altre modi_ficazioni, sia pur lievi e involontarie. Valga per tutti l'esempio di Anna Katharina Emmerich, le cui visioni furono raccolte e trascritte da Clemens Maria Brentano, che era un poeta e ave_va quindi più di altri un suo modo particolare di esprimersi e di porsi di fronte ai fatti. E’ perciò difficile dire se le differenze tra le visioni della Emmerich e quelle della Neumann dipendano da contenuti effettivamente differenti o da modi diversi di esprimerli. Lo stesso può dirsi di tanti altri casi. Nel caso particolare di Teresa Neumann, c'è da dire - co_me del resto abbiamo già fatto osservare precedentemente - che quando iniziarono le visioni ella era una semplice contadina con ben poche letture al suo attivo. Le uniche immagini della Via Crucis che le fossero note erano quelle della chiesa parroc_chiale di Konnersreuth. E tuttavia quello che vedeva assistendo il venerdì alla passione e morte di Cristo era diverso dai quadri della chiesa di Konnersreuth e corrispondeva invece all'autenti_co ambiente di Gerusalemme, agli abiti e agli arredi dell'epoca. E’ bene ricordare inoltre che le visioni di Teresa Neumann si ripetevano ogni anno in corrispondenza del ricorrere storico dei diversi avvenimenti (la passione addirittura ogni venerdì), e conservarono nel corso dei decenni le stesse caratteristiche e lo stesso ritmo che, se non è determinante ai fini della realtà storica, ha tuttavia un suo peso.



    LE VISIONI DI TERESA NEUMANN

    Le estasi della Resl erano caratterizzate dal raptus improv_viso con cui iniziavano e che la distoglievano completamente dal tempo e dal luogo in cui si trovava, rendendola insensibile a ogni cosa terrena. Tra una visione e l'altra subentrava il cosiddetto stato di « quiete soprannaturale », che le ridava forza tra le estasi dolo_rose e la gioiosa consapevolezza dell'unione col Salvatore. Tale stato si presentava anche dopo ogni comunione. Durante la « quiete soprannaturale » Teresa poteva essere interrogata e ri_spondeva alle domande. In particolare il pastore Naber le chie_deva chiarimenti e dettagli su ciò che aveva visto nelle visioni, cosa che nello stato normale Teresa non era capace di fare. Nello stato di quiete indicava invece con precisione le caratteristiche dei personaggi che aveva visto, le collegava ad altri incontri e visioni, commentava contenuto e decorso dei fatti. Le descri_zioni delle visioni che figurano in questa parte del libro si basa_no appunto sui racconti fatti da Teresa in quello stato e accura_tamente raccolti e registrati da padre Naber, Fritz Gerlich, Jo_hannes Steiner, dal fratello Ferdinand e altri ancora. Come abbiamo già visto, per Teresa Neumann le visioni era_no cominciate ben presto: la prima volta quando aveva appena undici anni, in occasione della Prima Comunione. Alla piccola Resl, nel momento in cui riceveva dal parroco l'ostia benedet_ta, era apparso Gesù Bambino e lei aveva creduto che fosse nor_male così e che la stessa cosa capitasse anche agli altri bambini. Da quel momento si era destato in lei un grande amore per il Salvatore presente nel sacramento della comunione. Teresa aveva avuto poi numerose altre visioni in occasione delle guarigioni miracolose di cui era stata protagonista: più volte le era apparsa una luce straordinaria, e una voce amichevole le aveva parlato annunciandole la guarigione dalla cecità e poi dalla paralisi. Quando nel 1925 era stata guarita dall'attacco di ap_pendicite acuta, le era apparsa anche una mano bianca e sottile che l'aveva aiutata a sollevarsi dal letto. Le visioni della passione, che continuarono per tutta la vita della Resl, ebbero inizio nella primavera del 1926 e accompa_gnarono l'apparizione delle stigmate. Ne abbiamo già parlato descrivendo la vita di Teresa Neumann, tuttavia per una più completa e approfondita documentazione dei fatti riportiamo qui di seguito il protocollo di una serie di domande e risposte risalenti al 1953: Teresa si trovava allora ad Eichstàtt e il ve_scovo Josef Schròffer, col consenso di Teresa stessa, incaricò una commissione composta da due docenti universitari, che era_no anche sacerdoti, di interrogare Teresa sotto giuramento sui fatti salienti della sua vita. Il colloquio avvenne il 13 gennaio 1953, previo giuramento di Teresa Neumann davanti a un cro_cifisso e a due candele accese. Lei ha desiderato di avere le ferite di Cristo? Non ho mai desiderato di avere le stigmate; fra l'altro non sapevo nulla di questa grazia particolare, del modo in cui si ma_nifesta e della sua importanza. Ha personalmente fatto qualcosa per provocare le stigmate? Ovviamente non ho mai fatto nulla per produrle. Si tratta di una cosa a me del tutto estranea. A che cosa stava pensando quando si manifestarono le stigma_te? Come si comportò dopo che le ebbe ricevute? Durante la Quaresima del 1926, un giovedì sera ero inten_ta a pregare; non pensavo in modo particolare alla passione di Cristo quando improvvisamente vidi per la prima volta il Sal_vatore adulto. Era nell'orto degli ulivi, sudava sangue e prega_va così: « te sebud ach ». Allora il Salvatore mi guardò con amore e in quel momento io ebbi la sensazione che con un oggetto ap_puntito mi trapassassero il cuore da destra a sinistra e poi riti_rassero l'oggetto. Mi accorsi subito che perdevo sangue caldo (e in seguito vidi anche la ferita). Poi non vidi più il Salvatore nell'orto degli ulivi e non seppi neppure più di essere nel mio letto. Non ero però del tutto priva di coscienza: sentivo un for_te dolore al cuore, che fra l'altro, ad accezione della settimana di Pasqua, non mi abbandona mai completamente; ero come fuo_ri di me e riflettevo su ciò che avevo visto e sperimentato. Da una vecchia amica, che era allora la governante del par_roco, mi veniva spesso a trovare e per anni mi aveva procurato le bende per le mie piaghe da decubito, mi feci dare qualcosa per coprire la ferita al cuore. A quel tempo, e ancora per molto tempo, non compresi l'importanza di questa ferita e neppure mi resi conto che mi sarebbe rimasta: continuavo infatti a pen_sare alle missioni. Non so se la mia vecchia amica abbia capito allora questa importanza. Mi dava tuttavia da pensare l'annun_cio che avevo avuto dalla piccola Teresa, cioè che avrei dovuto soffrire ancora molto e a lungo, e nessun medico avrebbe potu_to curarmi. Il venerdì successivo vidi le sofferenze nell'orto degli ulivi e le sofferenze della notte fino alla flagellazione; il terzo vener_dì fino all'incoronazione di spine, il quarto anche la Via Crucis fino al ricovero del Salvatore in una tomba diroccata dove do_vette aspettare di essere crocifisso; il venerdì santo vidi tutta la passione del Signore fino alla sepoltura. Mentre gli conficca_vano i chiodi, il Signore mi guardò con amore come quando ave_vo ricevuto la ferita al cuore, e in quel momento sentii alle ma_ni un dolore acuto e opprimente, nel punto in cui da allora ho le ferite alle mani. Queste ferite da principio erano soltanto sul dorso delle mani, in forma arrotondata, ben delineata, come sca_vata; soltanto in seguito, un venerdì dello stesso anno, le ferite hanno attraversato tutta la mano; la data esatta non la ricordo più. Un venerdì santo, credo del 1927, assunsero la forma at_tuale, quadrata. Quando gli inchiodarono i piedi, il Salvatore mi guardò di nuovo con amore e in quel momento, nel punto dove sono le attuali ferite ai piedi, sentii lo stesso dolore acuto della volta precedente, però ancora più forte. Le ferite ai piedi subirono la stessa trasformazione di quelle alle mani, nello stesso giorno di quelle. Io mi feci fasciare le ferite da mia sorella Crescenzia, che abitualmente mi curava; le feci promettere però che non ne avrebbe parlato con nessuno e personalmente feci l'impossibile per nascondere le ferite. Ero peraltro certa che quelle ferite sa_rebbero sparite. Usai quindi, insieme a mia madre, diversi ri_medi casalinghi (decotti di foglie di begonie e geranio e unguenti vegetali fatti dalla mamma). Naturalmente non mi era stato pos_sibile evitare che mia madre, che dormiva in camera con me, e attraverso di lei il signor parroco, mio padre e i miei parenti si accorgessero delle ferite. Ha fatto qualcosa per impedire una guarigione o una trasfor_mazione delle ferite? Ho fatto il contrario, anche con l'aiuto del nostro medico di famiglia, dottor Seidì, il quale mi fece delle cure che mi pro_curavano un gran dolore e gonfiore delle mani e dei piedi. Quan_do non ne potei più, una notte dopo che il medico mi aveva spalmato le ferite di unguento e le aveva fasciate, invocai la pic_cola santa Teresa, che venero dal 1917, e le chiesi di aiutarmi a far guarire le ferite oppure a darmi in qualche modo consiglio e sollievo. Il medico infatti aveva proibito di cambiare le fa_sciature. La santa da me invocata mi aiutò. Il gonfiore diminuì e quando le fasciature divenute ormai troppo larghe furono tol_te ci si accorse che sui punti feriti, che fino ad allora erano stati umidi, si era formata una pellicola gelatinosa. Che cosa pensa adesso personalmente delle sue stigmate? Ho riconosciuto di aver ricevuto in queste stigmate la vo_lontà di Dio e quindi le porto di buon grado come tutto ciò che Dio manda, soprattutto in spirito di espiazione per gli altri e per avvicinare le anime al Salvatore; a far questo mi invita ogni anno la piccola santa Teresa (il 17 maggio e il 3 ottobre). Os_servo ancora che in quello stesso anno (1926) alle altre ferite permanenti si sono aggiunte quelle alla testa, che si sono for_mate allo stesso modo delle altre (sguardo del Salvatore mentre lo incoronano di spine). Come ferite transitorie porto quella al_la spalla destra (durante la Quaresima) e le ferite della flagella_zione (il venerdì santo), che si formano anch'esse allo stesso mo_do delle altre (sguardo del Salvatore quando si carica della cro_ce presso la casa di Pilato e durante la flagellazione). Con riferimento alle due date citate da Teresa Neumann, va detto che il 17 maggio è il giorno della canonizzazione di santa Teresa di Gesù Bambino (in quel giorno, come abbiamo visto, Teresa fu guarita dalla paralisi alla schiena). Il 3 ottobre è di più difficile individuazione. Santa Teresa morì il 30 set_tembre; tuttavia si può notare che nel 1927 papa Pio XI pro_clamò santa Teresa di Lisieux patrona dei missionari e delle mis_sioni, e stabilì che fosse solennemente festeggiata il 3 ottobre. In queste due date dunque Teresa Neumann veniva, per sua stessa ammissione, incoraggiata e rafforzata nella fede dalla sua santa protettrice. In che modo Teresa Neumann assistesse ogni venerdì alla passione e morte di Gesù Cristo è già stato descritto nella pri_ma parte di questo libro. Tra le tantissime visioni che la Neumann ebbe durante la sua vita, ne riportiamo alcune di cui traiamo la descrizione so_prattutto dai libri di Johannes Steiner dedicati in particolare alle visioni, dal testo di Fritz Gerlich e dal Diario di padre Naber.



    L 'ANNUNCIAZIONE

    Teresa Neumann vede una giovane donna, quasi ancora una ragazzina, in una piccola casa, immersa nella preghiera. All'improvviso davanti a lei c e un uomo luminoso, non è entrato, semplicemente è lì. Steiner, che era presente alla visione, chie_se a questo punto alla Resl: « Aveva grandi ali? ». E lei: « Che cosa ti viene in mente, gli uomini luminosi non hanno bisogno di ali». L'uomo luminoso si inchina davanti alla fanciulla spaventa_ta e parla: « Schelam lich, Mirjam, gaseta... », poi alcune altre parole. Steiner chiede: « Lentamente, che cosa viene dopo ga_seta? ». Teresa riflette, poi dice: «Avresti dovuto scrivere più in fretta, ora non lo so più». Si tratta dell'annuncio dell'angelo Gabriele: « Ti saluto Maria, piena di grazia ». Maria, sempre spaventata, però con l'espressione più fidu_ciosa, guarda la figura luminosa. L'angelo dice altre cose solen_ni. Lei chiede qualcosa e l'angelo le risponde. Quando l'angelo finisce di parlare, la fanciulla china la testa e dice un paio di parole. In quello stesso momento Teresa Neumann vede una gran luce provenire dall'alto ed entrare nella fanciulla, mentre l'angelo si inchina di nuovo e scompare. Questa fu la descrizione di Teresa nello stato di quiete che seguiva immediatamente le visioni. Quando fu tornata allo sta_to normale, Steiner le chiese di cercare di completare la descri_zione con qualche altro particolare, per esempio relativo alla casa. Nello stato normale Teresa conservava infatti qualche impres_sione di ciò che aveva visto. La descrizione della casa di Maria è la seguente: La casetta si trova a ridosso di una collina, davanti c'è una fonte. Il muro posteriore della casa è costituito da una roccia, ha il tetto piatto sul quale si può camminare. Al muro anteriore si arrampica una vite. Attraverso una porta, chiusa soltanto da una tenda, si entra in una piccola stanza. Lì pregava Maria e in seguito la sacra famiglia. C'è un'unica finestra, piuttosto al_ta, che non ha vetri come le nostre, ma è aperta e ha inferriate fatte di legno. Da questa stanza una porta a destra conduce in un altro ambiente, dove Maria lavora; li mangiano anche. C'è un focolare aperto, con un camino in alto per il fumo. Qui Ma_ria, e in seguito il piccolo Salvatore, dorme su una stuoia, che di giorno sta arrotolata in un angolo. Si dorme avvolti in coper_te. Qui si trovano anche sedili allungati, con un appoggio obli_quo dilato, per sostenere la parte superiore del corpo durante il pasto. Da questa stanza un'altra porta immette in un terzo locale: la stanza dove San Giuseppe lavora e dorme. Una porta conduce da questa stanza all'esterno, accanto a questa porta c'è una scala per salire sul tetto. Proprio di fronte c'è una piccola stalla per l'asino che la sacra famiglia possiede.



    LE VISIONI DI NATALE

    Riporto queste visioni un po' abbreviate; esse si riferiscono a vari giorni.

    22 dicembre: partenza da Nazaret per Betlemme Giuseppe rientra e annuncia a Maria che per ordine dell'im_peratore Augusto era stato disposto un censimento di tutta la popolazione dell'impero romano; dato che bisognava farsi cen_sire nella città natale, bisognava partire subito per Betlemme. Maria attendeva per i prossimi giorni il parto, per cui quest'or_dine per lei era duro da accettare. Tuttavia disse che non resta_va altro da fare che obbedire. Giuseppe temeva che il viaggio fosse troppo pesante per Maria e propose di viaggiare da solo. Maria però gli rispose che Dio avrebbe aiutato e che era bene obbedire alle autorità. Così si prepararono per il viaggio. Come animale da trasporto e insieme come cavalcatura pre_sero un'asina, per poterne usare il latte. Fu caricata la tenda grigia e sopra di questa una coperta grigia di lana. Il resto del bagaglio fu appeso ai fianchi dell'asina, a sinistra un pacco con_tenente una coperta di lana per Giuseppe, dentro la quale era_no custoditi pane, frutta e un vestito caldo per lui. A destra c'erano due pacchi: quello davanti, più piccolo, consisteva di una semplice coperta di lana che poteva all'occorrenza essere tagliata per farne dei pannolini; dentro a questa coperta c'era_no le camicine e i pannolini per il bambino che doveva nascere. L'altro pacco conteneva un abito caldo per Maria e altro cibo. A questo pacco erano fissati orizzontalmente i tre pali della tenda. La partenza avvenne verso le sei del mattino. Maria si se_dette sull'asina, con i piedi verso sinistra, Giuseppe cammina_va davanti a sinistra accanto all' animale che era legato a briglie di pelle. Nella mano sinistra Giuseppe aveva un bastone da viag_gio, nella destra le briglie. Indossava una veste di colore giallo scuro e un mantello marrone. Maria indossava un caldo man_tello grigio scuro, veste marrone rossiccio e scialle giallo di lana sotto al mantello. Il tempo era piuttosto freddo e piovoso, le strade sdrucciolevoli e fangose. Il viaggio in quella prima gior_nata fu buono, però non riuscirono a trovare una locanda per pernottare; così la sera montarono la tenda all'aperto in una zona deserta presso alcuni alberi e dormirono sulle coperte che avevano portato con sé. L'asina fu legata a un albero.

    23 dicembre: sulla via per Betlemme Al mattino dopo Maria e Giuseppe si misero in viaggio alle 5 e mezzo circa. Procedettero senza fermarsi fino a mezzogior_no, e per risparmiare l'asina Maria ogni tanto faceva dei tratti a piedi. Verso mezzogiorno Maria si sentì stanca e vedendo in lontananza una casa ringraziarono Dio e vi si diressero. Qui vi_veva una coppia di sposi piuttosto anziani, con un ragazzo e una ragazza. Giuseppe entrò nella casetta e chiese aiuto per le cose indispensabili. L'uomo uscì, andò incontro a Maria e la pregò di entrare. Prima non si erano mai conosciuti. Vedendo Maria in avanzato stato di gravidanza e molto pallida - in ge_nere però il suo aspetto era forte e sano - i due sposi offrirono a, lei e Giuseppe il loro pranzo caldo. Il Salvatore in seguito li ricompensò. I due vecchi morirono essendo ancora pagani, pe_rò molto buoni. I due ragazzi divennero cristiani. Prima senti_rono le prediche di Giovanni Battista e il fratello si fece bat_tezzare da lui. Poi segui il Salvatore e fu tra i primi settantadue discepoli; la sorella si occupò della casa e appunto mentre stava togliendo dall'abitazione tutto ciò che era pagano e in partico_lare voleva levare dal tetto l'immagine di un idolo, arrivarono i suoi parenti e la fecero precipitare dal tetto facendola morire. La seconda notte Giuseppe e Maria la passarono in una pic_cola locanda dove dovettero pagare per l'alloggio. Dormirono molto bene e presero forza per la successiva giornata di viaggio.

    24 dicembre: ricerca di un ricovero Alle sei Maria e Giuseppe si misero di nuovo in viaggio. Do_po mezzogiorno l'asina camminava con molta fatica e in una piccola località ottennero gratuitamente del cibo per lei. Il tempo era piovoso e freddo. Verso sera erano alle porte di Betlemme: Maria scese dall'asina davanti alla porta settentrionale e poi entrò seguendo Giuseppe. Betlemme contava allora circa mille e cento abitanti. Le ca_se, come a Gerusalemme, avevano il tetto piatto. Avevano fi_nestre quadrate, piccole, o anche rotonde, senza vetri, con in_ferriate di legno e tende. Per la strada erano già accesi dei fuo_chi. Le strade erano lastricate con grandi pietre e quindi scivo_lose. Giuseppe entrò in una casa a destra della strada, mentre Maria teneva stretta l'asina. Ben presto Giuseppe uscì, e con espressione triste comunicò a Maria che qui non potevano per_nottare. Proseguirono e Giuseppe chiese alloggio in una locan_da poco oltre, una casa grande e lunga. Gli fu detto che non c'era più posto. Turbato, tornò da Maria che cercò di consolar_lo. Cercarono poi, senza successo, in altre case, in particolare in una casa a sinistra della strada, quella dove Giuseppe era na_to e dove doveva farsi censire. C'era molta gente, per cui Giu_seppe pensò di rimandare la cosa al giorno dopo. Maria però lo sollecitò a provvedere subito, perché sentiva che la sua ora era vicina. Attesero quindi che ci fosse meno gente e si fecero censire. Nel frattempo si era fatta notte piena. Infine Giusep_pe chiese a un altro uomo dove potesse alloggiare con Maria. L'uomo era gentile; disse loro che in città non c'era più posto, e suggerì loro di andare al settore meridionale e di uscire dalla città seguendo la strada per un breve tratto: li avrebbero trova_to, a destra, una stalla dov'egli consentiva loro di alloggiare: infatti era comproprietario di quella stalla. I suoi pastori erano tra quelli che in seguito adorarono Gesù. Maria e Giuseppe seguirono l'indicazione; per raggiungere la stalla Giuseppe accese la lampada che aveva portato con sé; poi seguirono a piedi la strada per circa duecento metri e a de_stra trovarono la stalla che distava circa cinquanta metri dalla strada. Alle otto circa Giuseppe, Maria e l'asina entravano nel_la stalla. La stalla era lunga circa sette metri e larga quattro. Era co_struita sul dorsale orientale di una collina, accanto a una caver_na che si apriva nella roccia. Il tetto era fatto di legno vecchio e spesso, come anche le pareti laterali e quella anteriore della stalla. Alla parete di destra c'era una piccola finestra. Giuseppe legò l'asina a un palo, e più tardi a un altro palo accanto al bam_bino, perché lo scaldasse. Appese la lampada al soffitto al centro della stalla. Poi preparò il giaciglio per Maria e per sé. Per Maria stese su della paglia il telo della tenda e la coperta grigia di lana, per sé usò una coperta di lana e paglia. Maria doveva dormire a destra della stalla, lui a sinistra. Il cielo era coperto di nubi.

    24-25 dicembre: notte santa La visione della notte di Natale avveniva sempre per Tere_sa in tempi reali, cioè verso la mezzanotte del 24 dicembre. Ad essa assistettero più volte padre Naber, il dottor Gerlich, il pro_fessor Wutz, Steiner e altri amici di Teresa. Durante questa vi_sione il suo viso era raggiante di gioia. Teresa non vedeva la nascita vera e propria di Gesù. In ba_se alle annotazioni del pastore Naber, basate sulle descrizioni di Teresa nello stato di quiete, i fatti venivano da lei visti in questo modo (riportiamo letteralmente le note del sacerdote): « Verso le undici di sera Maria entra in estasi. Si solleva in ginocchio e incrocia le braccia sul petto. Il bambino divino la_scia verso mezzanotte il grembo materno, che si richiude subi_to intatto e incontaminato; non ci sono dolori né prima né do_po. Giuseppe aveva riempito una mangiatoia di paglia: sotto pa_glia di frumento e sopra morbidi giunchi. La mangiatoia era lunga circa un metro, non tutte le mangiatoie erano uguali. In questa mangiatoia Maria pose il bambino, dopo averlo asciugato, av_volto in pannolini, coperto di ùna camicina a maniche lunghe e di una copertina di lana. Poi pregarono, Giuseppe a destra e Maria a sinistra del bambino, Giuseppe a mani giunte, Maria a braccia incrociate sul petto. Alla nascita di Gesù il cielo di_venne chiaro e pieno di stelle ». Teresa aggiunse che il bambino aveva gli occhi azzurro-scuri e i capelli chiari.



    L'ANNUNCIO AI PASTORI

    La visione dell'annuncio ai pastori della nascita di Cristo iniziava una mezz'ora circa dopo mezzanotte. Teresa Neumann si vedeva trasportata davanti a una capanna che distava circa mezz'ora dalla stalla, in direzione sud, su una collina a cinquanta metri dalla strada. Tutta la zona era collinosa. La capanna era alta meno di due metri, coperta di giunchi, appoggiata e inseri_ta in una roccia. Era grande circa la metà della stalla di Betlem_me. In questa capanna otto pastori avevano il loro riparo not_turno; dormivano su giunchi e si coprivano con coperte e pelli di pecora. C'erano anche tredici pecore grandi e piccole, bian_che e marroni, e due cani, uno grande nero e uno piccolo mar_rone, col pelo lungo e le orecchie pendenti. Questi stavano den_tro la capanna; fuori c'erano circa cinquecento pecore. All'improvviso si fece chiaro, e tutti nella capanna si spa_ventarono. Con circospezione i pastori spiarono fuori della ca_panna per vedere quale potesse essere la causa della luminosità. E che cosa videro? A una distanza di circa tre metri, a un'altez_za di circa tre metri, davanti al lato occidentale della capanna, su una nube lucente stava un angelo, una figura di giovinetto fatto di luce, con la veste bianca splendente dalle maniche lun_ghe e la cintura. Era quello che aveva detto a Maria « Sche_lam lich Mirjam ». I suoi capelli lunghi avevano la discrimina_tura al centro. La mano sinistra era posata sul petto, la destra era alzata. Non aveva ali. Tutto il paesaggio circostante era il_luminato dalla luce che emanava dall'angelo. L'angelo parlò ai pastori in maniera da tranquillizzarli, con voce chiara, amiche_vole e solenne; parlò loro nella loro lingua. Due volte indicò con la mano destra verso sinistra. Quando finì di parlare, in_torno a lui apparvero molti altri angeli (angeli normali, circa sei_cento), anch'essi luminosi e su nubi lucenti. Quando ebbero in_nalzato un meraviglioso canto con i pastori che ascoltavano con grande attenzione, la schiera celeste scomparve. I pastori ora discussero fra loro per circa un quarto d'ora; poi si mossero in direzione di Betlemme. Le tredici pecore e i due cani che erano nella capanna andarono con loro. La stalla in cui era nato il Re_dentore apparteneva al padrone di questi pastori. In questa stalla i pastori speravano di trovare il bambino neonato. La loro spe_ranza crebbe quando dalla strada videro la luce uscire dalla fi_nestra della stalla. Giunti alla stalla, i pastori adorarono il bambino. Regalaro_no alla sacra famiglia una pecora e un agnello. In seguito Giu_seppe li vendette per comprare col ricavato le cose più necessa_rie al bambino.



    I RE MAGI

    In base alle visioni di Teresa Neumann, i nomi di questi tre re, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, tramandati dalla tradi_zione ecclesiastica, sono più o meno esatti. Essi erano autentici principi regnanti, molto ricchi, non autoritari e prepotenti, ma cordiali con la gente. Baldassarre veniva dalla Nubia, un paese ricco d'oro. Aveva poco più di 40 anni e viaggiava con settanta servitori, venti soldati, otto saggi (ognuno dei quali aveva due servitori e una moglie). Baldassarre aveva circa venti sapienti presso di sé. Melchiorre veniva dall'Arabia, un paese ricco di messi e di spezie. Aveva circa 55 anni e aveva portato con sé circa qua_ranta servitori, cinquanta soldati, cinque sapienti ognuno dei quali aveva due servitori e due mogli. Gaspare veniva dalla Media, un paese ricco di incenso, frutta e resine. Aveva circa 45 anni ed era accompagnato da circa venti servitori, quaranta soldati e quattro saggi ognuno con due ser_vitori. In questi tre paesi veniva praticata con grande attenzione l'arte di scrutare le stelle, in particolare nella Media. Erano state costruite torri alte di legno, appunto per osservare le stelle. I principi tenevano ad avere presso di sé dei sapienti esperti nel_l'osservazione delle stelle, i magi. I giudei che vivevano nei lo_ro paesi avevano portato la conoscenza del vero Dio e del Sal_vatore promesso, in particolare anche la profezia di Balaam: «Sorgerà una stella da Giacobbe» (Nm 24,17). In Nubia la stella era stata vista già tre settimane prima della nascita del Salvatore da due magi, che erano poi andati dal re e gli avevano raccontato di aver visto in cielo una stella specia_le: essa era di grandezza straordinaria ed emanava una luce par_ticolarmente forte; aveva inoltre una coda speciale, lunga e pie_gata verso la fine. Il re aveva quindi riunito i sapienti del suo regno, i quali non avevano saputo come spiegarsi il fatto, per cui il re aveva inviato messaggeri al suo amico, il re Melchiorre d'Arabia, nella fiducia che lui ne sapesse di più. In Arabia e in Media la stella era visibile come in Nubia, però in quei gior_ni nessun astronomo era salito sulla torre. Soltanto in Arabia uno era stato lassù, aveva visto la strana stella e aveva detto che era necessario studiarla a fondo. Però i magi non erano tut_ti presenti, così la cosa era stata tralasciata; anche il re non se ne era occupato oltre. Ora però salì lui stesso sulla torre e poi inviò messaggeri in Media per sapere se anche li fosse stata vi_sta quella stella così particolare. In Media il re era salito perso_nalmente sulla torre nei giorni della nascita del Salvatore e ave_va scoperto la stella; aveva allora chiamato a consiglio i suoi sa_pienti, che però non avevano saputo dirgli nulla di preciso. Quando però tornarono i messaggeri dall'Arabia e riferiro_no ciò che avevano saputo, il re capì e ordinò di predisporre subito il viaggio per l'Arabia per discutere la cosa. Mentre i mes_saggeri arabi erano in viaggio per la Media, il re di Nubia ca_valcò verso l'Arabia e proseguì poi col re di questo paese per la Media, dove giunsero mentre il re del paese stava facendo i preparativi per il viaggio in Arabia. Partirono quindi tutti e tre dalla Media seguendo la stella, che spesso non era visibile per giorni e settimane (a causa delle nubi) e quindi il viaggio fu ritardato. I re erano monoteisti, co_noscevano la profezia di Balaam e credevano di avere ora da_vanti a sé la stella che egli aveva preannunciato. La visione dell'arrivo dei re magi avvenne il 6 gennaio 1929: verso mezzogiorno. Teresa vide i tre saggi principi, con un se_guito di circa trecento persone (sapienti, servitori, soldati e an_che donne) arrivare a Gerusalemme. Erano un negro dalla Nu_bia, uno di pelle scura dall'Arabia, un giallo dalla Media. Una cometa li guidava. Dopo una prima indagine presso Erode al quale chiesero dove fosse il re neonato, i re si mossero verso una Betlemme in direzione nord. Soltanto dopo una seconda indagine si mos_sero verso la Betlemme giusta. La stella però li condusse ben oltre Betlemme, verso una stalla in muratura dove la sacra fa_miglia, che stava allora fuggendo verso l'Egitto, viveva già da qualche tempo. Da principio i re sono delusi dalla semplicità e povertà che trovano e credono di essersi sbagliati. Tuttavia bussano alla por_ta. Giuseppe apre con circospezione. Soltanto il re di Arabia sa parlare una lingua che Giuseppe può capire. Egli si presenta e chiede di parlare con la madre. Poi vede Gesù bambino, che ha ora quasi due anni, con uno «sguardo divino»: e subito i re riconoscono in quel bimbo la meta delle loro ricerche, si get_tano al suolo e con la fronte a terra adorano il piccolo. Teresa Neumann sente le catene che portano al collo tintinnare toc_cando la terra... Poi i re presentano i loro doni. Pregano la madre di conce_der loro di tenere fra le braccia il bambino, e vengono accon_tentati. Teresa li invidia molto, perché possono tenere fra le braccia il bambino. Viene però ricompensata perché quando il bambino ha preso congedo dai re guarda lei con affetto, corre verso di lei con le manine tese e lei può tenerlo fra le braccia. Lo sente caldo e grassottello, ed è felicissima. Teresa visse questa esperienza per la prima volta nel 1931, e poi da allora tutti gli anni il 6 gennaio.



    GESÙ BAMBINO A NAZARET

    Teresa vede Gesù che è ormai un ragazzino di qualche an_no. Giuseppe va al lavoro. Gesù vuole andare con lui, ma sua madre non glielo permette. Quando la sera Giuseppe torna a casa, Gesù gli corre incontro affettuosamente. Dopo il ritorno dall'Egitto, la sacra famiglia aveva avuto in dono un certo numero di pecore, e il bambino Gesù do_veva custodirle. La mamma gli dava la colazione da portare con sé mentre era al pascolo. Una volta andò da lui un uomo molto malato, lebbroso. Gesù bambino, compassionevole, di_vide con lui il suo pasto. Poi sfiora il viso dell'uomo. L'uo_mo va via; strada facendo si guarda e si accorge che la sua leb_bra è sparita. Quest'uomo in seguito arrivò ad avere una posizione im_portante. Era presente alla riunione quando Gesù fu condan_nato a morte. Come alcuni altri, non fu d'accordo col giudizio di morte. Gesù bambino giocava volentieri con gli altri bambini di Nazaret.



    IL BATTESIMO DI GESÙ

    Questa visione avvenne il 13 gennaio del 1952 (o 1953) ed è stata descritta da Johannes Steiner. Le circostanze sono le se_guenti: insieme a padre Naber, Teresa e un nipote quindicenne di lei, Steiner era stato a vedere il film Bernadette tratto dal ro_manzo di Franz Werfel. Sulla via del ritorno a casa, mentre di_scutevano del film e dei buoni effetti che poteva avere sulla gen_te, Teresa all'improvviso tacque: il nipote (Teresa era la madri_na di battesimo del ragazzo), che sedeva con lei sul sedile po_steriore, disse: « La madrina ha una visione ». Steiner fermò la macchina dove gli fu possibile e accese le luci di posizione. Tutti si misero a osservare i gesti e l'espressione estatica del suo viso, che esprimeva gioia, attenzione, stupore, paura. Era una serata molto fredda, con circa 10 gradi sotto zero, e in una macchina ferma ci si raffredda facilmente. Teresa invece, osserva Stei_ner, si levò lo scialle e si aveva l'impressione che sudasse. Il pastore Naber fece osservare che il Vangelo del giorno prevedeva il battesimo di Gesù (Gv 1,29-34), e che probabil_mente questo era appunto l'oggetto della visione di Teresa. Quando, finita la visione, Teresa entro nello stato di quie_te, riprese subito lo scialle e se lo avvolse sulle spalle; poi disse, come al solito, in dialetto: « Che freddo fa qui, e proprio ora il sole scottava così forte sulle spalle! ». Il parroco le chiese allo_ra dove fosse stata, e lei rispose: « Su un fiume, non grande pe_rò e non con l'acqua ferma (si riferiva al lago di Genazareth), ma con l'acqua corrente, quello dove sono passati i tre uomini con tutta la loro gente e gli animali (si riferisce ai tre re magi, di cui aveva avuto la visione il 6 gennaio; il fiume era il Gior_dano, che bisogna attraversare per andare a Gerusalemme). Qui c'è quello vestito di pelle di animale (intende Giovanni il Batti_sta) e ora arriva il Salvatore. Parlano insieme...». Teresa raccontò anche che Giovanni aveva salutato il Sal_vatore inchinandosi e da principio non voleva che entrasse nel_l'acqua. Dopo però aveva parlato con Gesù e gli aveva versato l'acqua sul capo. E appena il Salvatore era uscito dall'acqua, all'improvviso un uccello bianco fatto di luce vivente era ap_parso su di lui e si era sentita una voce forte che parlava dal cielo, sembrava una voce di tuono. « Io mi sono spaventata », disse Teresa. Aveva aggiunto però: « Com'era bello l'uccello di luce!». Dopo la visione e lo stato di quiete, Teresa in genere aveva un breve sonno, di cui i suoi compagni approfittarono per ri_mettere in moto l'automobile e proseguire il viaggio fino a casa.



    LE NOZZE DI CANA

    Per comprendere a fondo questo episodio, è bene sapere quanto il professor Wutz, docente di esegesi veterotestamen_tana, fece a suo tempo notare: al tempo di Gesù, era abitudine festeggiare i matrimoni per otto giorni di seguito; era quindi consuetudine che gli ospiti portassero con sé un certo quantita_tivo di cibo e bevande. Dato che questo evidentemente non era avvenuto, Maria si sentì a disagio quando il vino cominciò a scarseggiare. Teresa ebbe questa visione nel 1931; era presente padre Na_ber, che ne fece una descrizione. Alle otto di sera Teresa era nella stanza di soggiorno della casa paterna, circondata da una ventina di parenti e amici. Era seduta a un tavolo sul quale al_cuni stavano giocando a dadi, quando improvvisamente fu tra_sportata lontano e assistette alle nozze di Cana. Nel successivo stato di quiete raccontò quanto aveva visto, disse cioè cosa aveva fatto il Salvatore, in che modo avesse tagliato l'agnello arrosto che gli avevano portato, come si fosse mosso tra gli ospiti intrattenendosi con loro, come Maria avesse aiutato a servire gli ospiti. Aveva aggiùnto che, se avesse potuto, sarebbe stata feli_ce di aiutare Maria. La visione si ripeté regolarmente negli anni successivi; in base alle varie descrizioni che ci sono pervenute, i fatti si svol_gevano in questo modo: Teresa si trova in una grande sala, con molta gente; c'è una festa. Sono stati predisposti parecchi lunghi tavoli, uomini e don_ne siedono separati, fra di loro è stesa una tenda. Così è l'uso. Però si può vedere al di sopra della tenda, che è bassa. Tra gli ospiti Teresa vede il Salvatore, sua madre e alcuni degli uomini che stanno col Salvatore, non tutti; il giovane Giovanni è pre_sente. Evidentemente sono imparentati con i padroni di casa, o almeno molto amici, perché la madre di Gesù aiuta a servire gli ospiti. Hanno mangiato e bevuto e il Salvatore ha parlato. Il giorno successivo la madre va dal Salvatore e gli dice qual_cosa. Il Salvatore risponde meravigliato, ma cordiale. Teresa non ha capito cosa si dicano. Dopo questo colloquio la madre esce e va in un ampio cor_ridoio dove sono « grandi pentoloni » (orci). Essi hanno una bella forma, sembrano grandi vasi, hanno le pareti spesse, sembrano di pietra, e sono collocati su supporti fatti in modo tale che si possono piegare per versare il contenuto. « Altrimenti sarebbe_ro stati difficili da sollevare, perché erano molto grossi ». Tere_sa non sapeva quanti fossero esattamente, disse però che ce n'era una fila intera. Accanto ai recipienti ci sono alcuni servi, ai quali Maria dice qualcosa (secondo il Vangelo, ella dice loro di fare ciò che Gesù avrebbe detto loro). Qualche tempo dopo entra il Salvatore e parla agli uomini. Essi riempiono i recipienti. Quando sono pieni, il Salvatore si avvicina, stende le mani su di essi, guarda verso il cielo e dice qualcosa. Poi parla ancora ai servitori. Loro attingono dai reci_pienti; uno di loro, che sembra essere il capo, assaggia. Non sa_pendo cosa fosse accaduto, si irrita e va dal padrone; sono poi i servitori a raccontare. Il padrone e anche Maria sono molto contenti. Tutto si è svolto molto in fretta. Teresa aggiunse che questo era niente per il Salvatore, che si era limitato a fare in modo che l'acqua che era stata messa nei recipienti avesse un sapore migliore.



    LA TEMPESTA

    Questa visione fu trascritta dal dottor Mayr il 31.1.1954. Dopo cena erano nella cucina del parroco; Teresa era presente e discuteva animatamente con gli amici. All'improvviso fu ra_pita in una visione. Dapprima il suo sguardo era molto tran_quillo, poi all'improvviso si illuminò e Teresa cominciò a sorri_dere: evidentemente vedeva il Salvatore. In seguito espresse sor_presa, paura, attenzione, gioia. Alle domande che le furono fatte nello stato di quiete, rac_contò di aver visto i discepoli e il Salvatore salire su un'imbar_cazione; non c'erano tutti i discepoli e non c'era nessuna perso_na estranea. Parecchie altre imbarcazioni erano in movimento nella stessa direzione. C'era vento ed era già tardi. Si vedeva_no le stelle. Il Salvatore si sistemò nella parte posteriore del_l'imbarcazione per dormire. Poco dopo, la tempesta si fece molto forte, con «montagne d'acqua» che minacciavano di inghiottire la barca. I discepoli avevano paura, però per un pezzo non osarono svegliare il Salvatore. Sollecitarono il « giovane » (Giovanni) per_ché lo facesse lui. Costui sembrava avere meno paura degli altri e molta più fiducia. Egli rifiutò di svegliare il Salvatore. Allora lo fece Pietro. Dovette scuotere forte il Salvatore prima che si svegliasse per bene. Il Salvatore parlò poi ai discepoli, evidente_mente rimproverando loro di essere dei codardi. Poi si mise in piedi sulla barca che ondeggiava molto violentemente, stese le braccia sull'acqua e subito il vento e le acque si placarono. I di_scepoli guardarono il Salvatore con sguardo stupito e spaventato. Questo gesto del Salvatore fece a Resì una profonda impres_sione. Era infatti molto eccitata, orgogliosa e piena di gioia di questa dimostrazione di potere del Salvatore.



    RISURREZIONE DI LAZZARO

    Per capire questa visione è necessario premettere alcune cose, che conosciamo dai Vangeli: in occasione della festa al Tempio Gesù si era recato a Gerusalemme; e qui i giudei gli avevano chiesto se fosse il Messia, al che egli aveva risposto affermati_vamente: « Io e il Padre siamo una cosa sola...». Per questo i giudei volevano lapidarlo come bestemmiatore, ma « lui sfuggi alle loro mani ». Evitò Gerusalemme e si recò sulla riva orien_tale del Giordano, verso nord (Gv 10,22-42). Forse si diresse verso la casa dei suoi amici a Betania, dove lo trovarono i mes_saggeri di cui si parlerà tra breve. Nella prima visione Teresa vede il Salvatore e gli apostoli nelle vicinanze della zona dove era stato battezzato da Giovan_ni. Vengono degli uomini che riferiscono qualcosa al Salvatore (sono i messaggeri di Marta e Maria di Betania, che gli dicono della malattia di Lazzaro). Il Salvatore li rimanda via. Nella seconda visione, che segue immediatamente la prima, Teresa vede il Salvatore nella stessa regione: evidentemente sta dando un incarico agli apostoli. Essi lo contraddicono, Pietro addirittura batte per terra con i piedi. Tuttavia quando finisco_no di parlare seguono il Salvatore. (Evidentemente gli apostoli temono che Gesù venga trovato e lapidato. Gesù però li infor_ma della malattia mortale di Lazzaro ed essi lo seguono). Nella terza visione il Salvatore e i suoi accompagnatori ar_rivano a Betania. Marta gli viene incontro e parla a lungo con lui. Egli la consola. Lei torna verso casa e ritorna con sua sorel_la Maria e molta altra gente. Maria si getta ai piedi del Salvato_re e gli parla piangendo: « Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto ». Allora anche il Salvatore piange - e Teresa anche - e si fa condurre al sepolcro. Qui giunto indica una pietra posta sulla tomba; questa era in una cavità del terreno; la pietra era posta quasi orizzontal_mente, e una serie di scalini conduceva verso il basso. Il Salvatore vuole evidentemente che tolgano la pietra, ma Marta vorrebbe impedirlo (Lazzaro è sepolto già da quattro gior_ni). Il Salvatore le parla con severità, dopodiché la pietra viene levata. Dal sepolcro sembra uscire un nauseante odore di pu_trefazione, perché Teresa, che nella visione si trova accanto al sepolcro, si tappa il naso. Il Salvatore guarda verso il cielo e poi parla a voce molto alta rivolto al sepolcro: « Laasaar alla », cioè: « Lazzaro, torna in te! ». Allora il morto appare davanti alla porta del sepolcro: è uno spettacolo pauroso, perché Lazzaro si alza dalla tomba con ma_ni e piedi fasciati e il volto coperto. Tutti sono muti e fissano l'apparizione. Subito però il Salvatore lo libera dalle bende con una parola, e Lazzaro viene avvolto in un mantello e condotto in casa. I presenti non riescono quasi a capire cosa è avvenuto e non osano gioirne, finché si rendono conto che Lazzaro è di nuovo vivo e scoppiano in lacrime di felicità. Anche Resì pian_ge alla fine della visione, ma questa volta le sue lacrime sono di gioia.



    LE VISIONI DI PASQUA

    Le visioni della passione sono già state dettagliatamente ri_ferite nella prima parte di questo libro. Vediamo ora invece le visioni gioiose della risurrezione, che Teresa aveva ogni anno a Pasqua.

    La risurrezione La visione inizia la domenica di Pasqua alle cinque del mat_tino. Teresa, che praticamente dorme dal venerdì santo (dopo aver rivissuto con particolare intensità la passione di Cristo), si sveglia all'improvviso. Nella visione si trova davanti al sepol_cro di Gesù a Gerusalemme, davanti al quale stanno di guardia i soldati romani, piuttosto stanchi e insonnoliti. E’ una matti_nata radiosa, il sole sta per sorgere. Teresa ha un attimo di spavento, guarda verso l'alto e poi appare radiosa di gioia. E’ successo questo: la terra ha tremato e il Salvatore è apparso col corpo trasfigurato fuori della parete rocciosa; la pietra davanti alla tomba è caduta, toccata da un « uomo luminoso » (un angelo); un secondo uomo luminoso è nella tomba stessa, un altro ancora è seduto sulla pietra tombale. Le guardie cadono a terra, soltanto una riesce a sostenersi alla sua lancia: è quella che ha ferito Gesù al costato. Teresa Neumann vede il Salvatore librarsi nell'aria e rag_giungere il luogo della crocifissione. Lì sua madre, seguendo un intuizione interiore, è andata di primo mattino. Teresa se_gue il Salvatore e assiste all'incontro con la madre, che mentre si trova immersa nel suo grande dolore scorge all'improvviso il Salvatore trasfigurato. Egli dice alcune parole a sua madre, che lo guarda con immenso stupore e con gioia, e poi sparisce. Rispondendo alle domande di padre Naber, Teresa precisò che tutto era avvenuto contemporaneamente: terremoto, appa_rizione del Salvatore che esce dalla parete rocciosa, spostamen_to della pietra. Teresa precisò anche che il Salvatore emanava una grandissima luminosità, sembrava fatto di luce vivente e tuttavia era di carne; in particolare rilucevano le sue ferite. An_che la veste era fatta di luce; attraverso la veste si vedeva ri_splendere anche la ferita al cuore. « Com'era tutto bello e po_tente! L'uomo luminoso ha spostato la pietra come se fosse sta_ta di carta! ».

    Le pie donne alla tomba vuota La seconda visione di Pasqua si svolgeva in questo modo: Teresa si trova di nuovo davanti alla tomba; le guardie sono ancora distese per terra, quella che è rimasta in piedi è come impietrita. Arrivano la « ragazza » (così Teresa chiamava la Mad_dalena) e altre tre donne, tutte si spaventano di quello che si offre al loro sguardo: gli uomini per terra e la tomba aperta. Teresa nota anche che l'uomo luminoso che stava seduto sulla pietra non c'è più. Le donne non osano avvicinarsi; poi Mad_dalena e un'altra (una « alta », dice Resl) si fanno coraggio, si accostano alla tomba e guardano dentro. Maddalena fa un paio di passi nel sepolcro, non vede il Salvatore, vede invece un uo_mo luminoso che le dice alcune parole. Lei corre fuori tutta ec_citata, chiama le altre donne, le fa entrare perché vedano an_che loro, poi esce e si mette a correre più forte che può per rag_giungere la casa dove si sono rinserrati « gli uomini del Salvato_re ». Teresa nella visione segue la Maddalena. Giunta alla casa, Maddalena deve battere più volte alla porta e chiamare; finalmente le apre Giovanni, poi viene anche Pie_tro. Lei racconta loro quello che ha visto, ma loro non le credo_no. Allora Pietro e Giovanni escono e si avviano anche loro di corsa verso il sepolcro.

    Pietro e Giovanni al sepolcro Questa è la terza visione di Pasqua. Teresa è ancora una volta davanti alla tomba. L'uomo che ha colpito il Salvatore al costato e poi ha aiutato a portare il suo cadavere nel sepolcro entra nella tomba. Non vede l'uomo luminoso, si stupisce gran_demente che la tomba sia vuota, tocca le bende abbandonate, poi esce e fa entrare le donne. Loro vedono due uomini lumi_nosi accanto al luogo in cui il Salvatore era stato disteso. Gli angeli parlano loro brevemente e le donne, evidentemente spa_ventate, si affrettano ad uscire. Poco dopo arriva Giovanni, che è più veloce di Pietro. Le guardie sono ancora distese a terra come morte, l'altro soldato non si vede. Giovanni guarda dentro la tomba vuota senza en_trarvi. Quando arriva Pietro, gli appare brevemente il Salvato_re, senza parlare, e lo fissa in volto. Poi Pietro raggiunge Gio_vanni e insieme entrano nella tomba. Pietro tocca i teli e si con_vince che sono vuoti: essi non sono gettati per terra uno sull'al_tro, ma sistemati come se chi vi era stato avvolto fosse scivolato via senza spostarli. Soltanto il telo nel quale era avvolta la testa è da una parte, per conto suo. Pietro raccoglie i teli e li nascon_de sotto il suo mantello. Gli uomini luminosi non si vedono. Pietro racconta a Giovanni dell'apparizione del Salvatore, e Giovanni esce nel giardino e si guarda attorno con attenzione per vedere se il Salvatore c e ancora. Poi i due si affrettano a tornare dagli altri apostoli: non passano però per la porta gran_de della città, ma per quella piccola. Si presume che in seguito se ne vadano anche le guardie, perché nelle visioni successive Teresa non le vede più.

    Gesù appare alla Maddalena e alle donne Quarta visione. Maddalena, dopo aver avvisato altre perso_ne (e forse anche la madre di Gesù), torna indietro, piange e guarda ancora una volta dentro al sepolcro. Qui vede di nuovo i due uomini luminosi, e uno le parla. Lei esce molto triste e piange nuovamente. Intanto si guarda intorno e cerca: e nella luce del sole vede un uomo dalla veste chiara venirle incontro. Maddalena non lo conosce (neppure Teresa lo riconosce), gli fa delle domande, poi si copre il viso piangendo e quando toglie le mani si trova davanti il Salvatore, bello e radioso come è uscito dal sepolcro. Il Salvatore chiama la Maddalena e lei cade in gi_nocchio esclamando « Rabboni! ». Maddalena vuole avvicinarsi al Salvatore, ma lui alza le mani facendole capire di non farlo, poi guarda verso il cielo e le dice alcune buone parole. Teresa sente la parola « Abba », e subito dopo il Salvatore sparisce. Maddalena torna dalle altre donne, che sono ancora nel giar_dino che è intorno al sepolcro, guarda ancora una volta dentro alla tomba e poi corre via verso la città. Quinta visione. Ora le altre donne cercano in giardino. Al_l'improvviso il Salvatore è davanti a loro, non posa i piedi per terra, ma è più in alto, come librato nell'aria. Le donne cadono a terra e vogliono abbracciargli i piedi, ma il Salvatore le trat_tiene con un gesto della mano. Poi dice qualcosa di buono alle donne e sparisce. Teresa non si stanca di ripetere quanto fosse bello e luminoso il Salvatore; le ferite sono guarite, di loro resta soltanto un segno lucente. Anche a lei in quel giorno le stigmate non fanno male: questa situazione in genere continuava per tutta la settimana di Pasqua. Queste cinque visioni erano quelle della mattina di Pasqua. Verso mezzogiorno Teresa Neumann si vedeva in genere tra_sportata a Roma, dove assisteva alla benedizione « urbi et or_bi» del Papa. Nei giorni successivi alla Pasqua Teresa aveva altre visioni di Gesù risorto: l'apparizione agli apostoli, a Tommaso, sul la_go Tiberiade e sui monti di Galilea. In questa sede dobbiamo tuttavia limitarci alla descrizione di una particolare apparizio_ne, di cui i vangeli non parlano e che è quindi sorprendente e molto commovente.

    Gesù appare alla madre e a Giovanni Questa visione avveniva in genere durante la settimana di Pasqua. Gesù vede sua madre e Giovanni percorrere la via per Gerusalemme, quella che aveva dovuto fare con la croce. I due camminano tristemente, ricordando quanto era successo com_mentano fra di loro i tristi avvenimenti e in un certo senso fan_no la prima Via Crucis. Baciano anche il suolo nei punti in cui Gesù è caduto. Ed ecco che improvvisamente appare loro il Salvatore, in tutto lo splendore della risurrezione: li guarda con amore e par_la loro. Sul viso di Maria e di Giovanni si riflette una grandissi_ma gioia; gioia che (a giudizio di tutti i testimoni) traspariva anche dal volto della veggente.



    GESÙ SALE AL CIELO

    Questa visione commuoveva sempre profondamente Tere_sa, che appeùa entrava nello stato di quiete cominciava a rac_contare che il momento più bello era stato quando Gesù aveva preso congedo da sua madre: era stata lei l'ultima persona con cui aveva parlato. Le visioni erano più d'una, separate come sempre da mo_menti di quiete in cui Teresa raccontava quello che aveva visto. Prima visione. Sono le quattro del mattino, gli apostoli e la madre di Gesù si trovano nella grande casa dove era stata tenuta la cena. Anche altn uomini e donne sono presenti in ca_sa, ma in altre stanze. E’ il momento della colazione, sono acce_se le lampade. Le porte sono chiuse, ma all'improvviso il Salva_tore appare in mezzo a loro. Tutti in un primo momento si spa_ventano, poi parlano, gli offrono qualcosa da mangiare, e lui ne prende un poco. Poi parla a lungo con loro. Seconda visione. Teresa vede il Salvatore uscire dalla casa insieme a tutti gli altri; si sono aggiunte anche altre persone. Arrivano a un ruscello, poi vanno in direzione della casa di Laz_zaro (quindi verso Betania). Non arrivano però alla casa. Dopo un poco infatti voltano a sinistra, salendo su un monte. Il Sal_vatore indossa una veste bianca radiosa. Tutti sono scalzi. An_che il Salvatore cammina, non è librato in aria, e camminando parla con tutti. Terza visione. Giunti in cima al monte il Salvatore parla ancora una volta a tutti; poi parla agli apostoli e infine a sua madre, alla quale rivolge uno sguardo particolarmente amoro_so. Poi solleva le mani verso l'alto, si alza da terra e si libra in direzione di oriente. Teresa aggiunse che in quel momento il sole sorgeva dietro alle sue spalle, era uno spettacolo meravi_glioso, gli abiti scintillavano come neve al sole. Alzandosi da terra il Salvatore aveva guardato con amore anche Teresa, la quale raccontava queste cose piangendo di commozione. All'im_provviso erano apparsi due uomini luminosi, che avevano det_to a tutti parole liete; poi erano spariti. Tra le persone presenti, Teresa citava (oltre alla madre di Gesù, agli apostoli e alla Maddalena) anche una serie di perso_ne che aveva già visto in altre visioni: la moglie di Pilato (« quella che voleva aiutare il Salvatore »), la guardia che aveva ferito Gesù al costato, Lazzaro. Soprattutto Teresa non si stancava di ripe_tere quanto fosse bello il Salvatore mentre si alzava verso il cie_lo col sole sorgente alle spalle.



    LA MADRE DI GESÙ DOPO L'ASCENSIONE DEL REDENTORE

    Teresa Neumann ebbe molte visioni relative alla madre di Gesù dopo che questi era salito al cielo. Ella dunque trascorse alcuni anni a Gerusalemme con Gio_vanni, che operava in questa città e negli immediati dintorni. Poi entrambi si trasferirono ad Efeso. Dopo alcuni anni, du_rante i quali si cominciò a diffondere la Chiesa primitiva, rice_vettero in dono una bella casa poco distante dalla città, a sud, dove vissero a lungo. Maria un giorno seppe per rivelazione che non le restava più molto da vivere, ed espresse a Giovanni il desiderio di tor_nare a Gerusalemme per visitare ancora una volta i luoghi dove Gesù era vissuto ed era morto. Giovanni fu subito d'accordo e i due si misero in viaggio. A Gerusalemme incontrarono gli altri apostoli, che vi erano convenuti proprio in quei giorni. A giudizio del pastore Naber (Teresa evidentemente non ebbe ri_velazioni su questo punto), essi erano venuti a Gerusalemme per il concilio degli apostoli (avvenuto verso il 50 d.C.); oppure il Salvatore nella sua bontà aveva voluto dare agli apostoli an_cora una volta la possibilità di incontrare la madre per assistere alla sua morte e agli eventi straordinari che poi avvennero.



    LA MORTE DI MARIA

    Nella prima visione relativa a questo evento Teresa vede Ma_ria e gli apostoli riuniti in una sala: è la stessa sala che ha già visto in altre visioni, quella adiacente alla grande sala dell'ulti_ma cena, nella quale quella sera stavano le donne. Tutti sono molto invecchiati, ma Teresa non fatica a riconoscerli uno per uno. Manca Giacomo (fatto decapitare da Erode anni prima) e manca anche Tommaso. C'è invece Paolo, che Teresa cono_sce per averlo visto in altre visioni, e un altro uomo che gli apo_stoli trattano come un loro pari ma che Teresa non riconosce. Il pastore Naber ritiene che potrebbe essersi trattato di san Barnaba. Gli apostoli sono tutti intorno a Maria, riposano e fanno piccoli lavori. Più lontano Teresa vede riunite anche persone, uomini e donne, che non conosce. Mentre parlano tutti insieme di Gesù, Maria viene colta da un desiderio ardente di lui, dalla nostalgia di vederlo. All'im_provviso si sente stanca, diviene pallida e si accascia. Giovanni la sostiene e lei muore tra le sue braccia, il capo reclinato sul petto di quello che considerava il suo secondo figlio. Appena Maria è spirata, Teresa vede la sua anima uscire dal corpo come figura luminosa incorporea; appare anche il Salva_tore sorridente, che accoglie l'anima di sua madre; poi scom_paiono insieme. Gli apostoli restano tristemente accanto al corpo senza vita di Maria; Giovanni le chiude gli occhi e la bacia sulla fronte, sulla guancia destra e sulla bocca, cosa che fanno anche gli apostoli. Tutti piangono, Teresa ha le lacrime che le scorrono sulle guance.

    Sepoltura Il corpo di Maria viene preparato per la sepoltura dalle don_ne: viene cosparso di unguenti aromatici e avvolto in lini. Te_resa avverte il profumo degli aromi. Pietro e un altro apostolo vanno nella valle del fiume Cedron a cercare una tomba in cui deporre il corpo di Maria. Viene scelta una tomba contro una collina, simile alla tomba di Lazzaro. Per entrare nel sepolcro bisogna scendere alcuni scalini; non c'è vestibolo. Maria viene posta nella tomba lo stesso giorno della morte, un sabato; la morte era avvenuta la mattina di buon'ora, la se_poltura la sera.



    ASSUNZIONE DI MARIA

    Teresa viene trasportata nella visione davanti alla tomba di Maria. E’ domenica mattina presto, intorno non c e nessuno. All'improvviso appare in alto una luce: due angeli scendono dal cielo con l'anima di Maria. Teresa riconosce l'angelo che aveva dato l'annuncio a Maria (l'arcangelo Gabriele), l'altro non lo conosce: nello stato di quiete disse però che si trattava dell'an_gelo custode di Maria. Le tre figure luminose entrano nel sepolcro senza che la porta chiusa impedisca loro il passaggio. Subito dopo riappaiono, ma Maria non è più una figura luminosa trasparente, bensì un cor_po vivente trasfigurato, luminoso, rivestito di una veste di luce. Teresa dice di non riuscire a descrivere bene ciò che vede, l'im_magine più vicina è quella della neve al sole, però non è abba_stanza aderente alla realtà. Teresa dimostra una grande felicità, è radiosa. Gli angeli sostengono Maria, la mano sotto il suo brac_cio, e la conducono verso l'alto. Lo sguardo di Teresa segue le figure che salgono in cielo, poi sul suo viso appare una gioia scon_finata: le è apparso il Redentore in tutto il suo splendore, con la corte celeste di angeli e santi. C'è anche Giuseppe, incorporeo ma riconoscibile. Il Redentore e Giuseppe prendono il posto degli angeli a fianco di Maria; Teresa sente musiche ineffabili mentre Maria, regina del cielo e della terra, ascende col Salvatore. I testimoni di queste visioni hanno affermato che Teresa in uno slancio d'amore esclamava: « Con te, con te! »; tendeva le braccia verso le figure che salivano in cielo e si alzava sulle punte dei piedi. Parecchi testimoni attendibili hanno afferma_to che in più occasioni Teresa si alzò effettivamente dal suolo di alcune decine di centimetri.



    GLI APOSTOLI ALLA TOMBA VUOTA

    Tommaso, che era assente quando Maria era spirata, arriva intanto a Gerusalemme; è lunedì. È addolorato di essere arri_vato così tardi e vuole vedere Maria per l'ultima volta almeno nella tomba. Si mette quindi d'accordo con gli apostoli per an_dare insieme a loro alla tomba della madre di Gesù. Teresa li vede giungere alla tomba e controllare i sigilli in_tatti (è martedì mattina presto). Tolgono i sigilli, aprono la tomba e poi si guardano con immenso stupore: il corpo è sparito. Al posto dove hanno deposto Maria, sono rimaste soltanto le ben_de, che hanno conservato la forma di un corpo. Le bende infat_ti erano impregnate di unguenti e sono quindi molto rigide e sostenute. Gli apostoli notano che nella tomba aleggia un profumo non terreno, che anche Teresa mostra di sentire. Dopo qualche tempo gli apostoli lasciano lietamente la tom_ba, convinti che Maria sia stata assunta in cielo. Nei limiti di questo libro non è naturalmente possibile rife_rire tutte le altre visioni di Teresa Neumann: basti dire che alla loro descrizione il dottor Johannes Steiner ha dedicato due vo_lumi di trecento pagine ognuno. Noi ci siamo necessariamente limitati a riportare in parte il nucleo centrale delle visioni, quelle relative alla vita e alla morte di Gesù, alla sua risurrezione e assunzione in cielo, alla morte e assunzione di Maria. Teresa Neumann tuttavia ebbe visioni relative anche ai per_sonaggi che ruotarono intorno a Gesù: Anna, Elisabetta, Gio_vanni Battista, gli apostoli, Lazzaro, Maria Maddalena, Marta, Paolo, Stefano e altri ancora. Ebbe inoltre visioni che si riferiscono a santi vissuti dopo Cristo: Agnese, Aloisio, Antonio di Padova, Barbara, Bernadette Soubirous, Francesco d'Assisi, Francesco di Sales, Seba_stiano, Teresa d'Avila, Teresa di Lisieux. Ebbe inoltre visioni relative al mondo angelico.



    IL SIGNIFICATO DELLE VISIONI

    La vita di Teresa Neumann e i segni straordinari di cui ella fu oggetto per tanti anni hanno avuto e hanno un profondo si_gnificato. Il grande amore di Teresa per il Salvatore, il suo rivive_re settimanalmente la sua passione e morte, le visioni di Ge_sù risorto e trasfigurato hanno certamente contribuito a far rivivere e crescere in tutti coloro che l'hanno avvicinata, sia laici che ecclesiastici, la fede in Gesù Cristo buon pastore e signore dell'universo. Lo dimostrano le tantissime testimonian_ze che vengono vagliate in vista del processo di beatificazione. I molti carismi di Teresa, le stigmate e il digiuno durato tren_tasei anni sono segni della potenza del Salvatore, che ancora una volta dà testimonianza di sé in Teresa, sua devota e mes_saggera. Il digiuno in particolare testimonia del valore del sacramento dell'amore, l'eucaristia, che è in grado di sostenere la vita uma_na senza bisogno di alcun sostentamento terreno. Infine le sofferenze cristianamente sopportate e accettate da Teresa devono indurre a riflettere sul significato e la neces_sità del dolore nel piano di salvezza di Dio. Tale il messaggio di Konnersreuth. Quanto al significato delle tantissime visioni che Teresa ebbe per tutta la vita e di cui abbiamo riportato qui il nucleo centra_lea titolo di esempio, ci sembra giusto inquadrarle e definirle con le parole del dottor Carl Stràter, già più volte citato. Egli scrive infatti: «Dato che Dio nella sua eternità vede contemporaneamen_te tutto ciò che avviene, non deve essere considerato impossi_bile che egli faccia partecipare qualcuno in modo particolare di questa divina conoscenza, e per esempio faccia vedere a questa persona la passione di Cristo nella sua attualità (e non soltanto per immagini). Io ritengo le visioni di Teresa Neumann essenzialmente so_prannaturali e ritengo quindi che non sia possibile dimostrare in termini positivi la possibilità di tali visioni; basti ricordare che non è però neppure possibile dimostrarne l'impossibilità. Dato che Teresa, quando cominciò ad avere le visioni, ave_va già dentro di sé pensieri, impressioni e immagini, è possibile che questi elementi soggettivi abbiano avuto un ruolo nelle vi_sioni stesse. E’ molto difficile separare nettamente gli elementi soggettivi da quelli oggettivi, e non è neppure necessario farlo. Tali grazie non vengono certo date per promuovere la ricerca scientifica. Ci si può chiedere se in questo modo si può spiegare il fatto che certe visioni lasciano un'impressione di maggior oggettivi_tà di altre. Si potrebbe forse rispondere così: dove l'influenza divina è stata più forte, gli elementi soggettivi tendono a scom_parire. E l'influsso divino era più forte che mai quando la Resl veniva immessa nel mistero centrale della redenzione della pas_sione del Signore ».

    (Fine)

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    Dal sito http://members.xoom.virgilio.it/ikthys/index.htm

    LE STIMMATE: MISTICISMO E SUGGESTIONE IN UN FENOMENO PARANORMALE
    di Felice Masi
    (Estratto da La Ricerca psichica, maggio 1994)

    L’uomo conosce il mondo esterno a lui con i suoi sensi, i suoi organi, con le sue percezioni; in una parola, con il suo vedere, sentire e toccare le cose. Si rende così conto di quello che c’è fuori di lui e poi, sulla base di quello che ha percepito e secondo l’idea che si è fatto del mondo esterno, reagisce e decide la risposta (idonea e opportuna) che deve dare, il comportamento da tenere, quello che deve fare.
    Insomma, la sensorialità ci serve per muoverci e per vivere nel mondo.
    La mente “apprezza”, apprende e conosce il mondo esterno e determina nel corpo le conseguenti e coerenti riposte necessarie. Il corpo reagisce e obbedisce agli ordini che la mente gli da’ in base a quanto ha così percepito; cioè il corpo per vivere nel mondo obbedisce, si conforma alle idee della mente; alle idee che questa se ne è fatta. Questa risposta di adeguamento e di adattamento alla realtà materiale esterna percepita si riferisce innanzitutto al comportamento esterno da seguire, come detto, ma riguarda anche tutta la vita interiore dell’uomo e questo sia a livello fisiologico che psicologico Alcune volte queste risposte sono coscienti e volontarie ma altre volte invece esse sono inconsce, non intenzionali e automatiche, con automatismi che si formano o addirittura si scatenano sotto il livello della coscienza e indipendentemente dalla volontà cosciente. Nell’uomo vi è così anche un meccanismo di reazioni inconsce (reazioni a idee inconsce) che determina, in questi casi automaticamente, le risposte somatiche, fisiologiche e psicologiche che egli da’. Sono effetti psicosomatici.
    Con questi il corpo risponde e reagisce non necessariamente a una situazione obiettiva del mondo esterno ma solo alle idee e alle suggestioni della mente e a quello che crede la mente, indipendentemente da quella che è la reale situazione esterna e dalle sue effettive necessità.
    Occorre tenere anche presente che ogni situazione obiettiva che ci si propone davanti e che dobbiamo affrontare è mediata dalla mente; è la mente che apprezza la situazione esterna, la giudica ed è sempre la mente che decide la risposta da dare. Ciò pertanto, i processi psicologici automatici (gli “automatismi”) sono al servizio della mente e dipendono da essa e da quanto percepisce o crede di percepire e non dalla realtà esterno oggettiva (per quello che essa è oggettivamente). Se la mente “crede” a un qualcosa, anche se le cose effettive nel mondo e nella realtà esterne stanno in modo diverso, il corpo si conforma, nelle sue risposte, a queste credenze della mente e non alla realtà oggettiva.
    Lo psicologo francese Pierre Janet (1859-1947) studiò a fondo le nevrosi e, in particolare, quelle che comportavano come conseguenza - oltre al disturbo di livello psicologico e della personalità, e anzi proprio come espressione simbolica di esso - delle manifestazioni anormale somatiche e/o fisiologiche – cioè di livello fisico e organico.
    Janet scoprì e teorizzò che alla base di queste nevrosi con effetti psicosomatici c’era un’idea inconscia, che si manifestava appunto attraverso quell’effetto e quel comportamento anomalo.
    Secondo questa concezione, le idee fisse (o meglio, fissatesi nell’inconscio e da lì operanti) tendono a permanere nel tempo senza modificazioni e sono accompagnate da alcuni specifici movimenti del corpo ed espressioni corporali (gesti, tic, ammiccamenti, espressioni muscolari del viso o di altre membra, mosse, agitazione ecc.) che ne sono l’espressione simbolica e che rendono evidente e rivelano, se analizzate, l’emozione, la nevrosi, l’idea fissa sottostante. Del tutto conseguentemente, Janet sostiene anche che gli “spiriti” dello spiritismo sono (non sono altro che) le Idee del medium o di uno dei presenti disgregate e resesi autonome, alle quali il corpo del medium corrisponde, parlando (medianità a incorporazione) o scrivendo (scrittura automatica) ecc., come se fosse uno spirito dell’altra dimensione, un defunto o simili.
    Tornando alle idee fisse, quando per un qualunque motivo una tale idea si riattiva e diviene dinamica, l’emozione che l’accompagna riaffiora e riesplode e viene a dominare la persona; si scatena così quella reazione (psicosomatica), quell’effetto, quel “tic” e comunque quell’espressione somatica e fisiologica che ne sono il suo simbolo.
    Tutto questo è molto importante per comprendere il fenomeno delle stimmate, un fenomeno che comporta molte implicazioni di estremo interesse non solo sotto l’aspetto religioso (della fenomenologia religiosa) ma innanzitutto sotto quelli psicologico e parapsicologico, che ne contengono la spiegazione.
    Volendoci limitare solo a quest’ultimo campo, che è quello che ci riguarda, dobbiamo ricordare, come premessa, che la ricerca parapsicologica conosce e ha studiato molti fenomeni che comportano modificazioni corporee, fisiologiche o sensoriali abnormi e straordinarie, a prima vista incompatibili e incomprensibili alla luce della fisiologia normale. Ricordiamo, ad esempio, le guarigioni spirituali, i cambiamenti fisiognomici del medium (“trasfigurazione”), l’elongazione, i cambiamenti di temperatura e di peso, la modificazione dei normali ritmi fisiologici ecc.
    In particolare, ai fini dello studio e della teoria sulla stigmatizzazione, ci interessano le piaghe o ferite provocate dalla suggestione, anche quando non vi sono cause patologiche sufficienti ed efficienti a provocarle. Ovvero, viceversa, la loro assenza, pur sussistendo tali cause.
    E’ stato provato che una persona, sotto suggestione ovvero in stato di trance, toccata da uno strumento innocuo e convinta invece che tale strumento sia rovente o atto a ferire, può recepire l’idea di prodursi una scottatura o una ferita, cosicché questa ferita o la calla da scottatura si forma effettivamente nel tessuto organico di quella persona. Cioè, la mente, “convinta” che il corpo è stato ferito o si è scottato, produce nel corpo la reazione tipica di quella causa (bruciatura, ferita), pur essendo inesistente quella causa. Viceversa, è stato pure provato che, sempre sotto suggestione, la persona, colpita veramente con oggetto da taglio o toccata con un ferro rovente e convinta invece che si tratti di un qualcosa di innocuo, non ne resta ferita o scottata e non si formano sulla carne la ferita o la scottatura. E’ l’idea (fissatasi nella mente) di essere o di non essere stato scottato o ferito quella che domina la mente e informa di sé il corpo e le sue reazioni psicosomatiche.
    Più in generale, le idee altamente emozionali possono provocare delle dermografie (segni e disegni grafici sulla pelle) in persone molto suggestionabili. Questo effetto si determina tanto più quanto più la persona è vicina all’inconscio e sensibile alle sue idee (come avviene nei caratteri isterici; l’isterismo non significa altro che vicinanza ed estrema recettività verso le idee inconsce).
    Nel caso delle stimmate, l’idea che domina la mente della persona è quella della Passione di Gesù Cristo.
    E’ questa idea e la suggestione di essa che provocano l’attivazione psicodinamica dei processi fisiologici, biologici e organici che producono le “piaghe”, le ferite corporee tipiche della Passione: alle mani, ai piedi (i chiodi della crocifissione), al costato (il colpo di lancia di Longino), alla testa (da corona di spine), al torace e alla schiena (da flagellazione).
    La dimostrazione che l’agente causale sta in un’idea archetipica ci viene, tra l’altro, dal modo di essere dalle ferite alle mani, che sono sulle palme, come è nell’idea tradizionale e nell’iconografia che si ha di esse, e non ai polsi, come invece avveniva realmente nelle crocifissioni (dato che se il condannato fosse stato inchiodato per le mani, queste, sotto il peso del corpo, si sarebbero lacerate e il corpo sarebbe caduto in giù sulla croce).
    Inoltre, altri fenomeni paranormali si possono produrre nello stigmatizzato e accompagnarsi con quello proprio delle stimmate: estasi, proiezione astrale, bilocazione, guarigioni spirituali, precognizione, lettura dell’anima e così via.
    Tipico, al riguardo, è soprattutto il caso di Padre Pio; ma anche tanti altri, come quello di Natuzza Evolo e di altri stigmatizzati.
    La potenza suggestiva dell’idea della Passione, tanto forte e “convincente” da determinare le stimmate, deriva dalla meditazione “catturante” fatta su tale idea e dalla immedesimazione, altrettanto catturante, nella figura e nella sofferenza del Cristo e nel voler soffrire come Lui insieme a Lui (per la redenzione e la salvezza dei peccatori, del mondo, per essere simili a lui, per la propria salvezza).
    Le stimmate sono sempre un fenomeno paranormale e comunque mistico (di una personalità e tipo psicologico aperto più al “sentire” e “partecipare” che al razionale); alcune volte (poche o tante, non importa), cioè non sempre sono anche un fenomeno e un segno di santità.
    Vi è la santità quando lo stigmatizzato nella sua meditazione e immedesimazione si connette veramente con il Sacro che è nel suo profondo e nel quale si rispecchia il divino trascendente. In questo caso, veramente la persona si congiunge con la potenza divina, che interviene e scende dall’alto su di essa e la riempie di Sé.
    Allora tutta la personalità del soggetto ne viene investita e tutta la sua vita ne viene cambiata nel senso della luminosità e dell’amore cristico; ed è questo aspetto di luminosità e di pienezza, e non le stimmate di per sé sole , che denota e caratterizza la santità; e che riveste, nel fatto, carattere primario.
    Altre volte, invece, si deve parlare di stigmatizzazione di natura e di livello soltanto umano e non di santità. Ricorre questo secondo caso quando non avviene nella persona tutta quella trasformazione di vita di cui si è detto sopra.
    In questo secondo caso, le idee suggestive sottostanti sono soltanto umane (imitazione, acquisto di prestigio, credere di essere un “inviato di Dio”, volontà di potenza e simili), sempre sulla base predetta di una labilità psicologica e facile sopraffazione da parte delle suggestioni dell’inconscio.
    Queste idee suggestive dell’inconscio hanno per la loro potenza una grande capacità operativa nelle persone misticheggianti e che abbiamo chiamato isteriche, con effetti stigmatizzanti. Ma qui le stimmate stanno solo ad indicare la presenza nell’inconscio dell’idea dominante della Passione di Cristo e la soggezione a tale idea, con effetti psicosomatici paranormali. In tal caso, sono questi effetti – le stimmate, appunto - gli aspetti che, nel fatto, rappresentano l’elemento primario e assumono carattere primario ai fini della ricerca e dello studio del fenomeno; mentre nel caso della santità l’aspetto primario non sta nelle stimmate ma nella trasformazione che interviene in tutta la persona.


    «CONVERSIONE ISTERICA»

    E' risaputo che certi grandi santi cristiani, che avevano il potere di far apparire sul loro corpo le stigmate di Cristo, ebbero le mani e i piedi trafitti.
    Un po' meno noto è invece che Cristo, in realtà, non ebbe le mani, ma i polsi trafitti dai chiodi, in quanto, secondo quanto hanno dimostrato gli studi contemporanei, è così che sarebbe stata praticata la crocifissione in quel tempo.
    E' dunque la forza della convinzione dei santi, influenzata dall'iconografia religiosa che si sbagliava riguardo alla esatta posizione dei chiodi, che sarebbe in grado di generare quell'effetto chiamato in psichiatria "conversione isterica", fenomeno che sembrerebbe confermato dalla circostanza che i chiodi che talvolta appaiono sono di natura biologica.
    [MT91 p. 181, con riferimento ai lavori di Herbert Thurston]


    STIGMATE
    UN MISTERO DEL NOSTRO TEMPO

    Wendy D'Olive

    Era l’anno 1224, quando in Umbria ad un frate di nome Francesco apparvero sul corpo le ferite della passione di Gesù Cristo. Da allora oltre 500 casi in Europa documentati.
    Era il primo caso noto di stigmate (termine derivato da segno, marchio).
    Per la Chiesa, come per la scienza, molte le ipotesi su come le piaghe si manifestino e perché, poche le certezze a riguardo di un fenomeno "scomodo" per qualsiasi cattedra di studio.
    Ferite nel corpo e nell’anima anche per le istituzioni che ancora considerano "vero" solo un fenomeno che si può ripetere a piacere in laboratorio. E le piaghe sono lì, appaiono e scompaiono, a volte compagne di tutta una vita, secondo un calendario scritto con inchiostri misteriosi. Quale il significato per il singolo e per l’umanità? Estasi e ipnosi, cambiamenti di dominanza cerebrale, isteria, aspettative e immedesimazione per un riscatto planetario, devozione spinta agli eccessi. Molte le definizioni, ma si tratta comunque di un meccanismo che ha coinvolto anche atei e persone non vicine alle posizioni cristiano-cattoliche ufficiali. Segno dei tempi. Una ferita da leggere attraverso le crepe delle false ideologie e dei dogmi ammuffiti. Un monito a cercare di comprendere che siamo ancora agli inizi nel credere che l’uomo ha in sé una parte di divino e che molte cose vanno assimilate vedendole con gli occhi dell’anima invece che con quelli della ragione.
    Diamo qualche nome ed un viso al mistero:
    S. Francesco d’Assisi - Il Santo ebbe le stigmate alle mani e ai piedi.
    Maria Marta Chambon - Dopo lo stato di estasi le stigmate si manifestarono ai piedi e successivamente sulla fronte. Praticò il digiuno assoluto.
    Padre Pio da Pietrelcina - Recentemente beatificato, ebbe le stigmate ben visibili alle mani e al costato fino alla sua morte.
    Teresa Neumann - Mani, piedi e fronte che sanguinavano ogni venerdi.
    Tomasina Pozzi - Morta nel 1944. Considerata poco intelligente, venne allontanata dal convento. Ebbe le stigmate alle mani, sul costato e sulla fronte.
    E ancora in passato: Santa Caterina da Siena, Elena Aiello, Gemma Galgani. Ai nostri giorni: Myrna Nazzour, la giovane siriana (di cui si è occupata la trasmissione televisiva "Miracoli"- Rete4) che trasuda olio di sicura origine vegetale e presenta le stigmate alle mani e ai piedi e la calabrese Natuzza Evolo.


    Stigmatizzazione
    [Universonline]

    Le stigmate sono senza dubbio tra i misteri più antichi della religione Cristiana. Il termine deriva etnologicamente dalla parola greca "stigma", che tradotto letteralmente vuol dire "marchio". Con il termine stigmate si indica tutta una serie di piaghe che all'improvviso si manifestano sulle mani, i piedi, nel costato e sulla fronte, in genere tali segni si verificano su persone che dedicano tutta la propria vita per realizzare le opere di Dio. Questi "marchi", infatti, sarebbero un segno divino, simili alle piaghe inflitte a Gesù Cristo prima e durante la sua crocifissione. I casi di persone stigmatizzate dall'inizio del cristianesimo sono stati numerosi, ne sono stati contati circa 350, ma solo in un caso il mondo ecclesiastico ha riconosciuto tale fenomeno come soprannaturale e divino, quello di San Francesco d'Assisi; fu il primo a portare le stigmate sul proprio corpo per oltre due anni, fino alla sua morte.
    In alcuni santi queste piaghe, pur non essendo mai state ufficialmente riconosciute dalla Chiesa, sono state una grossa calamita per fedeli e non, anche quando si trattava di "stigmate invisibili". E' questo il caso di Santa Teresa d'Avila, che portò i segni misteriosi addirittura sul cuore: sul suo corpo non vi fu alcun segno di lacerazione per tutta la vita, ma lei scrisse in una composizione di "avere le stigmate impresse nel cuore", non segni mistici, ma ferite vive, squarci aperti e dolorosi. Dopo la morte, il suo corpo fu sottoposto ad autopsia, e sul cuore furono effettivamente trovate cinque ferite, come lei stessa le aveva descritte. Secondo i medici, una sola di quelle lacerazioni sarebbe bastata per provocare una morte pressoché immediata. Santa Teresa convisse con quelle cinque piaghe sul cuore per ben 23 anni.
    Anche di recente si sono manifestate le stigmate, e il caso più celebre è senza dubbio quello di Padre Pio. Il Frate di Pietralcina ha ricevuto i segni divini a 31 anni, nel 1918, mentre si trovava nel convento di San Giovanni Rotondo. Le ferite si manifestarono in forma mistica il 5 agosto, ma divennero visibili solo il 20 settembre. Egli stesso descrisse l'evento in un suo diario:
    "Mi trovavo seduto in coro, dopo la celebrazione della Santa Messa, quando venni sorpreso da un torpore simile a un dolce sonno. Mentre ero in quello stato, vidi dinnanzi a me un misterioso personaggio, simile a quello visto la sera del 5 di agosto, ma questo aveva le mani e i piedi che grondavano sangue. La sua vista mi atterrì. Mi sentivo morire, e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il mio cuore che sobbalzava nel petto. Quando il misterioso personaggio se ne andò, mi ritrovai con le mani, i piedi e il costato traforati che grondavano sangue. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i miei gemiti e non toglie da me queste ferite. Mi lasci pure il dolore e lo strazio, ma mi tolga questi segni esterni, che mi sono di confusione e umiliazione indescrivibili e insostenibili."
    Padre Pio, dunque, non temeva il dolore delle piaghe, ma tutto ciò che esse comportavano: assalto dei giornalisti, scherno di alcuni confratelli (i quali credevano che si potesse auto-infliggere le lacerazioni) e infiniti esami medici, che mai riuscirono a spiegare quelle ferite vive e sanguinanti per cinquant'anni, né tanto meno poterono spiegare la loro improvvisa scomparsa alla morte del frate: sul corpo di Padre Pio, dopo il decesso, non restò alcuna cicatrice.
    Ai giorni nostri molti sono gli stigmatizzati (o i presunti tali). La più attendibile sembra essere Natuzza Evolo, di Paravati, in Calabria. Le sue stigmate sono molto simili a quelle di Padre Pio, ma più profonde e più evidenti, soprattutto quelle delle mani, dove ogni anno il sangue disegna degli strani simboli a forma di croce. Nei suoi momenti di trance, inoltre, Natuzza, che non ha frequentato alcun tipo di scuola (neanche quella elementare) è in grado di parlare le lingue più strane di questo mondo, dal russo all'aramaico, tutto in presenza di specialisti ed esperti.
    Come già detto, però, la Chiesa difficilmente si è esposta su questo argomento, proprio perché il fenomeno è troppo complesso perché gli si possa dare una spiegazione certa. La scienza, invece, non sembra avere dubbi: i parapsicologi giudicano le stigmate dei fenomeni isterici frutto di autosuggestione, e definiscono il problema con il termine "ideoplastia", cioè una modellatura (dal grego "plassein") ottenuta da un'idea ("eidos", immagine). Ancora una volta, dunque, è aperto il dibattito tra scienziati e credenti. Chi avrà ragione?

    Nuovo processo per le stimmate
    Riconosciute solo quelle di San Francesco e Santa Caterina

    (Anna Langone, La Stampa del 15 giugno 2002)

    Padre Pio all’onore degli altari, ma non le sue stimmate.
    Domani la Chiesa proclamerà santo il frate di Pietrelcina ma non riconoscerà la natura soprannaturale delle sue piaghe sanguinanti, cioè la manifestazione più venerata della sua santità. Il vice postulatore della causa di canonizzazione, padre Gerardo di Flumeri, che ha lottato perché il frate del Gargano bruciasse le tappe verso l’aureola (soltanto 18 anni, un record per la Chiesa), non si dà per vinto e vuole un nuovo processo.
    Per questo, accanto alla Commissione composta da teologi, medici e biblisti, che già lavorano per insignire San Pio del titolo di dottore della Chiesa, dopo la canonizzazione se ne insedierà un’altra, di cui farà parte il presidente della Cei pugliese, monsignor Cosmo Ruppi. Nella storia della Chiesa solo San Francesco e Santa Caterina da Siena hanno ottenuto il riconoscimento della soprannaturalità delle loro piaghe, con documenti pontifici e, nel caso del Poverello di Assisi, con un’apposita liturgia, cioè la festa delle stimmate. San Pio da Pietrelcina sarebbe il terzo santo a raggiungere questo traguardo, ma soprattutto il primo sacerdote stigmatizzato. La Commissione per le stimmate condurrà anche accertamenti di carattere medico, lavorando sulle escare (le reliquie delle stimmate) di Padre Pio.
    I componenti medici hanno già isolato il Dna di Padre Pio da campioni di escare sicure, conservate nel convento di San Giovanni Rotondo. Tuttavia, per i fedeli è difficile spiegare l’apparente contraddizione di cui è vittima Padre Pio, che portò sul suo corpo i segni evidenti delle piaghe di Gesù per circa mezzo secolo. La risposta? Quella tecnica è che la Chiesa, per proclamare i santi, non si basa sui carismi, che per Padre Pio pure erano tanti: oltre alle stimmate, c’erano la bilocazione, i profumi dei fiori, le tante malattie cui nessun uomo sarebbe sopravvissuto.
    Per la Chiesa, un santo viene fatto dalla «eroicità delle virtù», oggetto del decreto di canonizzazione. Padre Pio è diventato beato il 2 maggio ‘99 per il miracolo su Consiglia De Martino, la donna campana salvata da morte sicura dopo la rottura del dotto toracico. È salito sul gradino della santità per un secondo miracolo accertato, compiuto dopo la beatificazione, con la guarigione, nel gennaio 2000, del piccolo Matteo Colella di San Giovanni colpito da meningite fulminante.
    Fin qui l’ufficialità della Chiesa, ma Padre Pio, nonostante i giudizi negativi sulle stimmate che hanno riempito gli archivi del Santo Uffizio, ha dalla sua importanti testimonianze, che avvalorano la veridicità delle stimmate. Tra di esse c’è l’affermazione di Paolo VI in un discorso ai frati negli Anni ‘70 (poi incisa sulla tomba di Padre Pio) che definisce «Padre Pio rappresentante stampato delle stigmate di Nostro Signore». Poi la liturgia seguita nelle Messe dalla beatificazione in poi, con la lettura della lettera di San Paolo ai Galati: «Io porto in me le stigmate di Nostro Signore».

  6. #6
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    Dal sito http://www.cicap.org/

    Stimmate

    Le stimmate sono segni sanguinanti alle mani, ai piedi, talvolta alla fronte e al costato, le quali indicherebbero che chi le porta partecipa della passione di Cristo al punto da mostrarne perfino gli stessi traumi fisici.
    Da sette secoli le persone, uomini o donne, che presentano le stimmate sono in numero trascurabile (poche decine in tutto il mondo), eppure l'interesse che esse suscitano è grandissimo, come lo è quello per i miracoli e altre manifestazioni fisiche del misticismo.
    Le stimmate dipendono chiaramente dalla cultura di chi le porta. Non sono noti esempi di stigmatizzati non cristiani. Esse si diffusero solo dopo San Francesco, primo stimmatizzato della storia, che le mostrò dal 1224. I segni dei chiodi nelle mani sono nelle posizioni in cui li raffigura l'iconografia tradizionale, ovvero nel centro del palmo, e non - come pare si usasse - nel polso.
    Non si è nemmeno sicuri di come esattamente il fenomeno insorga. Non si hanno casi attendibili in cui degli scienziati abbiano visto delle stimmate in formazione, nè sono state eseguite osservazioni rigorose e ininterrotte per stabilire se esse sparivano naturalmente dopo un certo tempo.
    Sono state avanzate alcune congetture, oltre a quella soprannaturale.
    - Affezione dermatologica, fraintesa da soggetti predisposti a interpretarla come segno soprannaturale.
    - Fenomeno psicosomatico. Nelle personalità isteriche sono comuni alcuni fenomeni psicosomatici (indotti sul corpo dalla psiche). Poiché esistono tratti della personalità simili tra molti mistici e gli isterici, anche per le stimmate si tratterebbe di fenomeni dovuti a suggestione o autosuggestione. Peraltro non è mai stato possibile provocare le stimmate tramite l'ipnosi.
    - Lesioni autoinferte, più o meno consciamente: durante uno periodo di estasi, ma anche per frode deliberata a scopo di fama, lucro, o per un malinteso senso della fede.

  7. #7
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    Originally posted by antonio
    Caro Tomas , volevo ringraziarti vivamente per avere postato brani significativi della vita della mistica Teresa Neumann..di cui avevo sentito parlare ma di cui non avevo letto ancora niente...
    non si puo' non rimanerne affascinati e , in qualche modo non "invidiare" (se e' consentito l'uso di questo termine) quanti hanno avuto la possibilita' di conoscerla personalmente..
    quel che volevo chiederti e' se ritieni che, affrontare questi eventi soprannaturali (ma che, come dire, hanno senz'altro dei riscontri, per come la vedo io a livello di quell'indiscutibile miracolo della creazione divina che e' il cervello dell'uomo,) nell'ottica delle neuroscienze, sia un oltraggio a quel mistero grandioso di cui la vita della mistica Teresa Neumann e' uno splendido esempio...
    Caro Antonio,

    sono io a ringraziarti per l'intervento e per la bella domanda...

    Quella dei rapporti fra fra scienza e fede è una vexata quaestio assai difficile da condensare in poche parole... Ma, per quanto mi riguarda e per quanto più strettamente attiene alle tue considerazioni, io credo che tutto dipenda dallo spirito con il quale il tentativo di interpretare fenomenologie simili in chiave medico-biologica è compiuto...

    Il vero scienziato, a mio avviso, ha perfino il "dovere" di ipotizzare spiegazioni che rimangano in ambito razionale e che rispettino i canoni finora acquisiti dal patrimonio conoscitivo dell'umanità... Devo, però, essere mentalmente elastico e non ottuso, umile e non tronfio, sereno e non sarcastico...

    Deve soprattutto ammettere, laddove la si riscontra, l'esistenza di un quid che trascende la mera ragione... E non cercare di negarne l'evidenza, partendo dal pregiudizio arrogante (e, questo sì, antiscientifico...) che non esista nient'altro rispetto a ciò che i cinque sensi e i limitatissimi strumenti di cui oggi disponiamo sono in grado di percepire... e che quello umano sia un essere buono solo a nascere, mangiare, andar di corpo e morire...

    Ciao.

  8. #8
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    Un convegno a Roma
    COME PENSANO I MISTICI
    Neurobiologi e altri scienziati si interrogano su quali attività cerebrali entrano in gioco quando si prega o si sta in meditazione

    di Massimo Ammaniti

    Rompere l´incantesimo. La religione come fenomeno naturale è il titolo del libro del filosofo americano Daniel Dennett che ha suscitato negli Stati Uniti polemiche e critiche virulente (uscirà in Italia ad aprile, edito da Raffaello Cortina). L´intendimento dichiarato di Dennett è quello di sfidare il tabù, ossia l´incantesimo in base al quale le religioni siano verità divine rivelate e che non possano essere oggetto di investigazione scientifica. Cercando di rispondere al suo interrogativo iniziale - «da dove nasce la nostra devozione per Dio?» - Dennett si inoltra in un sentiero scivoloso, già percorso da molti altri pensatori come ad esempio Sigmund Freud, che riteneva che i sistemi religiosi fossero «la nevrosi ossessiva universale dell´umanità», una risposta alla paura della morte che attanaglia gli esseri umani, soprattutto se la vita rappresenta soltanto il frutto del caso.

    Un analogo tentativo è stato effettuato anche dal filosofo della scienza Richard Dawkins nel suo libro The God Delusion, (L´illusione di Dio), che è stato recensito qualche mese fa sul London Review of Books, non da un teocon ma da uno studioso del marxismo che rileva in modo comprensibilmente critico che «in un libro di circa 400 pagine l´autore quasi non riconosce che un solo beneficio possa essere scaturito dalla fede religiosa, un punto di vista che non solo costituisce un apriori improbabile ma anche empiricamente falso».

    Per ritornare a Dennett non si tratta, dal suo punto di vista, di discutere le prove dell´esistenza di Dio quanto piuttosto di sottoporre le convinzioni religiose dei credenti all´indagine scientifica utilizzando discipline diverse dalla teoria dell´evoluzione, all´antropologia e all´archeologia. Le forme religiose si sarebbero sviluppate ed evolute con l´avvento dell´Homo Sapiens, ma addirittura col Neanderthal, probabilmente in relazione al linguaggio, ossia alla dimensione simbolica. Non evento soprannaturale, ma naturale ossia un fenomeno umano fatto di eventi, organismi, oggetti, strutture e forme che obbediscano alle leggi della biologia e della fisica.

    Cercando di ricostruire lo sviluppo della comunità umane decine di migliaia di anni fa la mente andò incontro a trasformazioni complesse con l´acquisizione di sistemi cognitivi distinti, fra cui il riconoscimento delle intenzioni delle altre persone oppure un sistema per individuare le fonti di inganno, proprio per migliorare le capacità adattative e di previsione dei possibili pericoli. È a questo punto che in base ad un sistema mentale così complesso prenderebbe corpo l´esigenza di un´entità che trascenda la dimensione immediata della realtà ed aiuti ad affrontare interrogativi nuovi e conflitti difficili da risolvere.

    Le credenze e le pratiche religiose servono a confortare nei momenti di dolore e ad attenuare la paura della morte, ma anche a darsi delle spiegazioni di fenomeni incomprensibili, ad esempio il tuono o il fulmine. Ma c´è un altro aspetto che nel tempo si è rivelato vincente, il senso di appartenenza ad una religione favorisce la cooperazione e la coesione sociale, pensiamo che cosa seppe fare il popolo ebraico fuggendo dall´Egitto, unito nella comune convinzione religiosa con la guida di Mosè.

    Naturalmente, ed è lo stesso Dennett ad ammetterlo, si tratta di ipotesi e supposizioni che dovranno essere confermate, anche se sono troppe semplicistiche e riduttive nel tentativo di spiegare un evento complesso come la religione. Forse la teoria evoluzionistica, che ha avuto ed ha grandi meriti scientifici, rischia di diventare una nuova credenza se pretende di spiegare ogni fenomeno umano.

    Forse è più interessante circoscrivere il campo e studiare le credenze religiose come ad esempio fece il padre della psicologia moderna William James più di un secolo fa nel suo libro Varie forme di esperienza religiosa riconoscendo all´esperienza mistica il fondamento di ogni religione. Ma oggi l´esplorazione delle credenze e del senso di religiosità si è ampliato allo studio dei processi cerebrali attraverso nuove tecniche di indagine molto sofisticate, come viene messo in luce nelle Giornate di Studio dedicate al «Mystic Brain» (Il cervello mistico) organizzate in questi giorni presso l´Università di Roma La Sapienza.

    Queste ricerche sono iniziate alla fine degli anni ´90. Vanno ricordate ad esempio quelle dell´Università della Pennsylvania che hanno studiato il cervello di credenti buddisti mentre facevano degli esercizi di meditazione oppure di suore francescane che pregavano in modo contemplativo.

    Nonostante la diversità dei gruppi e delle appartenenze religiose si è messo in luce che durante la preghiera o la meditazione si attivano i lobi prefrontali, ossia la parte più recente del cervello che interviene nei processi mentali superiori come l´intenzionalità, la decisionalità e la capacità di focalizzare l´attenzione. Se da una parte avviene una concentrazione meditativa o mistica tipica del credente, dall´altra si è rilevata una ridotta attività del lobo parietale posteriore che è invece è un´area associativa che serve all´orientamento nello spazio e alla percezione degli stimoli dell´ambiente circostante. Infatti nell´intensità dell´assorbimento religioso e nel senso di unicità si perde di vista quello che ci succede intorno in una sorta di movimento psichico trascendente.

    Naturalmente esistono delle profonde variabilità del senso religioso individuale, che, in base a queste ricerche, dipendono anche dal sistema cerebrale della serotonina e da altri neuromodulatori che intervengono sui recettori cerebrali oppioidi contribuendo ad un senso di benessere e di pacificazione interiore. Forse è questo che lega molti credenti alle proprie pratiche religiose contribuendo ad un senso di pace interiore, che non viene garantito da nessuna altra attività.

    Come scrisse il Premio Nobel Romain Rolland, scrittore, poeta e studioso del misticismo indiano, in una lettera a Freud proprio su questo tema: «Mi sarebbe piaciuto che lei avesse fatto un´analisi del stato d´animo religioso spontaneo o più esattamente del sentimento religioso, che è totalmente diverso dalle religioni e molto più durevole... Mi sento a mia volta familiare con questa sensazione. Attraverso tutta la mia vita non mi ha mai abbandonato, si tratta di una fonte di rinnovamento vitale».

    La Repubblica, 17 marzo 2007

  9. #9
    calici amari
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    Santa Teresa d'Avila fu costretta a confessarsi per iscritto.
    Nell'ambito delle sue confessioni, la mistica racconta che si procurava da sé delle ferite perché voleva provare la sofferenza della croce sul suo corpo.
    Gli apparve dunque il Signore, che le avrebbe detto di star facendo una follia.
    In altre parole, il Signore non approvava questo tipo di cose.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Regina di Coppe Visualizza Messaggio
    Santa Teresa d'Avila fu costretta a confessarsi per iscritto.
    Nell'ambito delle sue confessioni, la mistica racconta che si procurava da sé delle ferite perché voleva provare la sofferenza della croce sul suo corpo.
    Gli apparve dunque il Signore, che le avrebbe detto di star facendo una follia.
    In altre parole, il Signore non approvava questo tipo di cose.
    Cara Regina di Coppe,

    circa la riformatrice spagnola rammento anche un altro aneddoto. Ferita a una gamba, esclamò: «Signore, dopo tante noie, ci voleva anche questo guaio!». La risposta fu: «Teresa, io tratto così i miei amici». E lei: «Ah, Dio mio, ora capisco perché ne avete così pochi!».

    Mi ha sempre intimorito e allontanato dalla Chiesa (spingendomi verso il Paganesimo, orientato in senso opposto) l'idea - capillarmente diffusa tra i mistici - di un Dio che si compiace, quasi si pasce, delle sofferenze umane e anzi le manda, chiede e pretende quale tributo per la futura salvezza... Come se, in prospettiva cristiana, anche il corpo non fosse un dono divino... Quindi, perché farne scempio? Perché trattarlo come un qualcosa di demoniaco, come un nemico da contrastare?

    Eppure, nei musei talvolta annessi ai Santuari ho osservato di tutto: cilici, fruste e mezzi vari per la mortificazione della carne, polveri per amareggiare i cibi... Oggetti che mi fanno perfino un po' senso, in quanto finisco con l'associarli (forse sbagliando, ma temo di no) a manifestazioni di inconsapevole (?) algofilia.

    Spero sinceramente, dunque, che l'opinione Celeste in merito sia proprio quella che hai ricordato.

 

 
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