Non vi arrabbiate, non imprecate, non vi indignate. A Giuseppe Morabito - il boss inafferrabile super-ricercato da tredici anni, il capo dei capi della 'ndrangheta calabrese - ogni due mesi l'Inps versava la pensione di invalidità pari a 520,86 euro. Per fortuna - della logica e delle istituzioni - pare non andasse lui all'ufficio postale di Africo a ritirare l'assegno, ma mandasse la moglie. Questo però non può attenuare la collera delle persone anziane che da tempo aspettano tale pensione: qualcuno avrà pur dovuto istruire la pratica di Morabito, qualche medico lo avrà visitato, qualche impiegato Inps gli avrà fatto compilare la domanda e le carte chiedendo la sua presenza per le relative firme. Ieri mattina il comandante del Ros (Reparto operativo speciale) dei Carabinieri, generale Giampaolo Ganzer, ha escluso che il boss riscuotesse alcuna forma di pensione, nel senso che andasse concretamente e personalmente a ritirarla lui. Ma nel tempo record di sette minuti è arrivata una nota dell'Inps di Reggio Calabria in senso completamente opposto con tanto di numero della pensione (IO-60045413). Secondo quanto risulta alla direzione provinciale Inps, è sempre stata la moglie di Morabito Maria Talia (70 anni pure lei) a riscuotere, tramite delega, la pensione del marito latitante in pagamento presso l'ufficio postale di via Enrico Toti ad Africo. L'ammontare attuale è di 520,86 euro. «Per quanto ci riguarda - ha sostenuto il direttore provinciale dell'Inps, Pietro Mafrici - una volta concessa la pensione non possiamo decidere autonomamente di sospendere il pagamento. Per far ciò è necessaria una disposizione dell'autorità giudiziaria».
Giuseppe Morabito, nato ad Africo Nuovo il 15 agosto 1934, latitante dal 1993, dagli atti in possesso dell'Inps, fino al 1979 risultava iscritto negli elenchi agricoli dei contributi unificati. Nel 1983, Morabito presenta richiesta di pensione di invalidità adducendo una frattura da schiacciamento di due vertebre, un'ulcera peptica ed una epatite evolutiva con varici esofagee. Gli uffici Inps, dopo la visita medica, gli riconoscono il diritto alla pensione con revisione. Nel novembre '86, visto il regime detentivo cui è sottoposto, sono i medici del carcere di Parma a compiere la visita che conferma la diagnosi precedente. L'ultima verifica (alla terza visita la pensione di invalidità diviene definitiva) è del 2 maggio 1989.
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