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Doppia lettura sulle soffiate afghane
Roma. Sulla localizzazione e cattura di Osama bin Laden hanno ripreso a circolare sulla stampa indiscrezioni attribuite all’intelligence o all’Amministrazione statunitense.
L’ennesima offensiva mediatica intorno alla sorte del capo di al Qaida ha preso il via con le dichiarazioni del capo di Stato maggiore della Difesa americana, il generale Myers, che ha ammesso “un’intensificazione degli sforzi militari e dell’intelligence per individuare e catturare bin Laden nelle regioni di confine tra Pakistan e Afghanistan”.
Notizia rilanciata dal Sunday Express, con dovizia di dettagli sull’area del Belucistan, nella quale Osama si godrebbe le ultime ore di libertà, protetto da una cinquantina di fedeli pronti a tutto. Certo, nell’interminabile saga i colpi di scena non sono mai mancati.
Basti pensare alla diatriba tra Pentagono e Casa Bianca scoppiata (e subito messa in sordina) quando il comando militare di Bagram fece trapelare la convinzione di avere seppellito Osama nelle grotte di Tora Bora. Ipotesi che troverebbe conferma dall’assenza di immagini del leader di al Qaida, databili con sicurezza, dopo quella battaglia, ma che fece infuriare l’Amministrazione Bush che da un lato pretendeva prove concrete sulla fine di bin Laden e dall’altro puntava sulla persistenza della minaccia terroristica per proseguire oltre l’Afghanistan l’operazione Enduring Freedom.
Difficile quindi comprendere se le ultime indiscrezioni rappresentino il quadro reale della situazione oppure se si tratti di disinformazione attuata con scopi precisi.
Nel primo caso bin Laden, il mullah Omar e i più importanti esponenti talebani e di al Qaida sarebbero ormai braccati in un’area ristretta (curiosamente e imprudentemente tutti insieme, come mai prima d’ora) dalle forze speciali angloamericane, con 12 mila soldati pachistani pronti a chiudere la sacca da tergo.
Se così fosse, le notizie trapelate potrebbero mettere in allarme le prede. Se invece si trattasse di disinformazione, gli obiettivi angloamericani potrebbero essere di varia natura.
Un modo per aiutare Musharraf
E’ possibile che la caccia sia alla stretta finale, ma in un’altra area dell’Afghanistan o del Pakistan, o altrove, e in questo caso le informazioni rese pubbliche avrebbero lo scopo di tranquillizzare Osama che potrebbe così essere catturato più agevolmente. Oppure il vero bersaglio non è bin Laden, sul quale si concentra l’attenzione dei media mentre il cerchio si chiude altrove: forse su al Zarkawi in Iraq o su Imad Mughnye e gli Hezbollah in Libano. Durante il conflitto iracheno il Pentagono fece trapelare ad arte la notizia che le forze statunitensi, a 100 chilometri da Baghdad, erano in pessime condizioni logistiche: prive di rifornimenti e di acqua (ci cascarono, speranzosi, pure i nostri "sinistri" capoccioni). Quell’operazione di disinformazione indusse Saddam a ritenere gli americani obbligati a sospendere l’offensiva, che invece 48 ore dopo riprese verso Baghdad travolgendo ogni resistenza.
Pubblicizzare l’imminente operazione in Waziristan potrebbe avere motivazioni politiche tese non tanto a sostenere il presidente Bush presso l’elettorato statunitense, ma piuttosto a offrire ampio risalto al ruolo del governo pachistano al fianco di Washington contro il terrorismo.
Esaltare il ruolo delle forze pachistane potrebbe risultare utile a sostenere il presidente Pervez Musharraf che affronta un momento difficile tra attentati terroristici e una crescente opposizione interna, anche in una parte delle forze armate, contro la sua politica filoamericana.
Del resto, sulla recente misteriosa visita segreta del capo della Cia, George Tenet, a Islamabad, si innesta un altro giallo.
Per alcuni la missione confermerebbe la messa a punto degli ultimi dettagli per la cattura di bin Laden, ma per altri è da mette in relazione con la “connection” sulla proliferazione d’armi di distruzione di massa legata al programma atomico pachistano.
su il Foglio di martedì 24 febbraio
saluti




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