Gli Stati Uniti d'America hanno ereditato le ambizioni imperialiste dalla Gran Bretagna. Tutto è iniziato quando un piccolo gruppo di coloni nel "New England" iniziò ad espandersi derubando la terra sulla quale gli Americani Nativi avevano vissuto per decine di migliaia di anni (e in questa conquista finirono anche con ucciderne milioni). Essi rubarono inoltre metà delle terre del Messico. Nel 1898 gli Stati Uniti esportarono il loro imperialismo oltremare quando le Filippine vennero annesse a beneficio delle compagnie americane intenzionate a sfruttare la loro terra e il loro popolo. Da allora gli USA hanno mantenuto lo stesso atteggiamento predatorio verso il resto del mondo. E non si fermeranno finchè non avranno ottenuto il controllo dell'intero pianeta o finchè non saranno distrutti (o si autodistruggeranno).


Sorvolando la lunga storia dell'aggressione imperialista americana contro altri paesi, possiamo notare che gli Stati Uniti non andarono in guerra nel Golfo Persico nel 1991 per liberare il Kuwait dall'aggressioen irachena (alla quale l'ambasciatore americano in Iraq, April Glaspie, aveva dato il via libera) ma piuttosto per spostare forze militari nell'area e per stabilirvi basi militari al fine di esercitare un più stretto controllo sui giacimenti petroliferi di quell'area. Parlare di rimuovere "quel malefico dittatore Saddam Hussein" è segno di confusione mentale. Bush, Cheney e Rumsfeld dicono bugie al popolo americano quando affermano di essersi sentiti oltraggiati dalle azioni compiute dal dittatore iracheno (azioni che hanno avuto il sostegno americano fino al 1991). Viceversa è solo il controllo del petrolio medio-orientale il motivo principale dei piani militari americani nell'area.


Perfino prima di assumere la presidenza, Bush aveva preannunciato la guerra.

E uno dei primari obiettivi del ministro della difesa Rumsfield sarà quello di sviluppare la strategia necessaria ad acquisire una forza equipaggiata per la guerra del 21° secolo. — George W. Bush, Washington DC, 28 dicembre 2000
E, in modo sufficientemente conveniente, gli attentati dell'11 settembre hanno fornito la scusa necessaria per una ulteriore espansione del potenziale militare (giustificando i 344 miliardi di dollari stanziati per la guerra) - in particolare per lo sviluppo del già previsto piano di "difesa" missilistica, con il pretesto di fornire una barriera agli attacchi da parte di "terroristi internazionali" (sebbene essi non possiedano nè abbiamo bisogno di missili balistici nucleari intercontinentali), ma che invece potrà tornare proprio utile agli Stati Uniti per proteggersi dal contro-attacco di qualche nazione aggredita.


Noi popoli delle Nazioni Unite siamo determinati a salvare le prossime generazioni dal flagello della guerra, che per due volte durante la nostra vita ha portato un indicibile dolore al genere umano... — Preambolo alla Carta delle Nazioni Unite (in inglese)
Come membro delle Nazioni Unite, gli USA si sono impegnati a rispettare i principi espressi nella Carta. Dal 1980, invece, gli Stati Uniti hanno in modo consistente violato tali principi, abrogando trattati e attaccando altre nazioni senza consenso internazionale.


E inoltre, il governo americano, in violazione della Carta dell'ONU e della legge internazionale, si è ora dato il permesso - sotto forma di una risoluzione del Congresso (in inglese) — di attaccare qualsiasi nazione, a sua scelta, di programmare apertamente operazioni di assassinio politico (in inglese) alla stregua di Israele, e in termini più generali di andare in guerra contro chiunque esso sceglie di chiamare suo nemico. Il Congresso si è tolta qualsiasi responsabilità per questa aggressione in quanto ha approvato "Il presidente è autorizzato a usare tutta la necessaria e appropiata forza contro quelle nazioni, organizzazioni o persone che egli stabilisce abbiano pianificato, autorizzato, o siano state coinvolte o in qualsiasi modo abbiano aiutato gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, o abbiano ospitato tali organizzazioni o persone..." Così se Bush pensa (ammesso che sia capace di pensare) che, diciamo, l'Iran "ospita terroristi" allora il Congresso dà automaticamente l'OK e George può bombardare Teheran.


Il numero dei civili innocenti che sono morti in conseguenza dell'azione militare americana in Afghanistan e Iraq è di gran lunga superiore al numero di quelli che morirono nell'attentato al WTC. Ma, naturalmente, poichè quelli uccisi dalla potenza di fuoco americana non sono americani, britannici o australiani, ciò è di nessuna importanza, se si eccettua una eventuale condanna internazionale e le possibili difficoltà nel mantenimento di una "coalizione internazionale" (la coalizione dei gregari subordinati) che rappresenta la foglia di fico per nascondere la sua aggressione pianificata contro quei paesi che ne hanno intralciato il cammino verso la sua dominazione globale. E tale aggressione e le guerre regionali collaterali che da essa deriveranno in varie parti dell'Asia saranno, naturalmente, un bene per le industrie belliche americane e per le altre compagnie con amicizie nel governo americano, che possono così trarre profitti dalla guerra.


Non solo Bush ha annunciato una "Guerra contro il terrorismo", ma ha perfino stupidamente parlato di "crociata", rievocando memorie delle crociate cristiane medioevali contro l'Islam per la riconquista della "Terra Santa" (dimenticando convenientemente che i Crociati tennero la Palestina per un periodo relativamente breve per poi essere sconfitti dalle forze musulmane del Saladino il 4 luglio 1187, e infine sospinti in mare). In questi giorni, per alcuni, il petrolio è il santo graal, e la riconquista della Terra Santa significa guadagnare il controllo dei campi petroliferi, motivo principale per il quale l'America ha dato a se stessa il permesso di poter invadere qualunque paese da lei scelto.


E non si tratta solo del petrolio del Medio Oriente - ci sono enormi depositi petroliferi nel Bacino del Caspio (più grandi dell'Arabia Saudita). John J. Maresca, vice-presidente dell'Unocal, dichiarò di fronte alla "House Subcommittee on Asia and the Pacific" che un oleodotto attraverso l'Afghanistan era cruciale per il trasporto del petrolio del Caspio all'Oceano Indiano. Bush e le compagnie petrolifere americane volevano ardentemente collocare l'oleodotto attraverso l'Afghanistan ma non potevano farlo perchè l'Afghanistan era governato dai talebani e i talebani chiedevano


Una percentuale troppo grande come loro fetta per permettere l'esecuzione del progetto dell'oleodotto. Così, il monopolio petrolifero aveva bisogno di rovesciare il governo di Kabul, di installare un proprio governo e quindi di procedere alla realizzazione dell'oleodotto. - Sherman H. Skolnick, The Overthrow of the American Republic, Part 2
George Monbiot:
America's Pipe Dream
Ed infatti, dal febbraio all'agosto 2001, l'amministrazione Bush condusse negoziati serrati con i talebani nella speranza di costruire l'agognato oleodotto attraverso l'Afghanistan e il Pakistan così da trarre profitto dalle lucrative vendite ai paesi asiatici affamati di petrolio. In agosto i negoziati si interruppero, dopo che un negoziatore americano aveva minacciato un'azione militare contro i talebani, dicendo, o accettate la nostra offerta di un tappeto d'oro o quello che avrete è un tappeto di bombe (vedi Bin Laden: The Forbidden Truth). Un mese dopo il razionale per il tappeto di bombe venne offerto dalla distruzione del WTC.


E infatti nel settembre 2002 si dette inizio ai piani per l'oleodotto.

I minisrtri per il petrolio del Pakistan, Afghanistan e Turkmenistan si sono incontrati nella capitale afghana di Kabul [16-09-2002] per analizzare il progresso dell'oleodotto di 1550 Km e del costo di 2 miliardi di dolari che si estende nei tre paesi. Il gasdotto deve portare il gas dal campo di Dauletabad-Donmez nel Turkmenistan all'Afghanistan e a Multan, Pakistan. Il piano ha il sostegno degli Stati Uniti. Islamic Republic News Agency
E nel dicembre 2002 l'accordo venne ratificato.


Il presidente del Turkmenistan, Sapamurat Niyazov, il primo ministro pachistano, Zafarullah Jamali e il presidente afgano, Hamid Karzai, hanno concluso un fondamentale accordo su un vitale oleodotto [26-12-2002]. — HiPakistan.com
Come ovvio, l'occidente moderno (e quei paesi che hanno seguito il suo comando) è stato edificato grazie al selvaggio sfruttamento delle risorse della terra, e in particolare del petrolio. Per questi paesi il petrolio è una dipendenza e non esiste alcuna volontà politica per la disintossicazione. L'iperattività dell'economia mondiale durante l'ultimo secolo è come l'iperattività di chi usa le anfetamine e entrambi alla fine andranno in rovina. Se non viene interrotto il dominio dell'industria petrolifera sul governo, allora nel prossimo futuro dell'uomo sarà cosa certa la fame e le malattie (e non credano gli americani, gli europei o gli australiani di esserne risparmiati).


Il Sistema può capire o no che è solo tempo di acquistare. E questo tempo è una risorsa artificiale, di nessun valore se non per il sistema stesso, che prima o poi si frantumerà fino alla morte, quando la sua richiesta di energia diventerà maggiore di quella che il Mondo potrà offrirgli, trascinando con sè anime innocenti lungo la catena della vita.— Thomas Pynchon, Gravity's Rainbow
E, c'è qualcos'altro nell'Asia centrale che è molto più appetibile per i profitti di quanto non lo sia il petrolio. In questa regione infatti vi sono le principali vie di transito dell'eroina afgana che viene smistata ai paesi occidentali. Se uno richiama alla mente che gli aerei militari americani di ritorno dall'America Centrale nel 1980 erano carichi di cocaina destinata alla CIA e alla mafia per la distribuzione nel mercato interno, uno deve chiedersi che cosa vi sia negli aerei militari americani che stanno ora volando dalle ristabilite basi americani nell'Uzbekistan e nel Kyrgyzstan.

da www.serendipity.li
capitolo 9 di "The World Trade Center Demolition and the So-Called War on Terrorism" dal titolo "Wars for Oil".