...di Sodoma
L’amore omosessuale è bello e buono, ed è perfino stucchevole continuare a tirare giù le testimonianze della cultura classica e moderna che ne mostrano la gratuita dignità (ci esimiamo dal compitino); anche il matrimonio, che è l’unione di un uomo e di una donna (con la variante della poligamia), è bello e buono, e procede inoltre da una tradizione che stampiglia il sacro come timbro di un’unione riproduttiva.
Mescolare queste due dimensioni dell’esistenza e della storia nella parola e nel fatto ha invece un sapore vagamente ridicolo. Che un legame omosessuale possa e debba essere riconosciuto civilmente, e che il nucleo solidale derivato sia intitolato a un certo numero di diritti di tipo famigliare, è pacifico, ed è sorprendente che l’Italia sia il fanalino di coda in Europa nella regolamentazione delle unioni civili o di fatto.
Ma che l’istituzione religiosa e secolarizzata del matrimonio tradizionale debba a viva forza essere squinternata e negata nella sua radice, che è l’eterosessualità e la capacità di generare, è piuttosto bizzarro.
Il presidente degli Stati Uniti, mentre infuriano le polemiche sui matrimoni omosessuali di massa dal Massachusetts a San Francisco, ha proposto un emendamento costituzionale, roba lunga e tortuosa, per fissare il principio che “il matrimonio è l’unione di un uomo con una donna”.
Gli elettori americani badano ai posti di lavoro e alla sicurezza collettiva, ma riservano a quanto pare un pensiero anche all’organizzazione di base o cellulare della società.
Il tema, insomma, ha anche un’importanza politica nonché un impatto ideologico. E si intreccia con le nuove dimensioni del processo generativo introdotte dalle biotecnologie asessuate, quelle in provetta, quelle che alludono all’esistenza possibile di una famiglia radicalmente artificiale o comunque svincolata dall’unione del maschio e della femmina.
L’impressione è che Bush non sia affatto partito in crociata e che, al contrario, la base della sua iniziativa sia per così dire
“terminologica”: della struttura tradizionale della società, con il muro di separazione tra Chiesa e Stato, con l’impedimento al radicamento pubblico della religione, con l’evoluzione concreta dei rapporti umani e familiari dopo il divorzio e l’aborto, non resta quasi nulla.
Resta solo una parola esclusiva, “matrimonio”, che definisce un vecchio principio nei fatti superato e lo distingue dal resto.
Chissà che strilli sentiremo contro questa pretesa di limitare la libertà individuale, ma è soltanto la fissazione di un confine lessicale, una barriera in difesa di una “cosa” che non si sa più bene come legittimare, ma che non si è ancora pronti a depositare in una delle grandi discariche approntate dal progresso per lo smaltimento dei comportamenti tradizionali.
da il Foglio
saluti




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in una campagna simile..come sicuramente non potrebbe Bondi.