MEZZO SECOLO DI TORTURA
a cura della redazione di The Wire
Riad al-Turk, 73 anni, ex primo segretario del Partito comunista – ufficio politico della Siria, è stato per la maggior parte della sua vita un prigioniero di coscienza e ha trascorso quasi 18 anni in completo isolamento carcerario. Nel corso di questo periodo, la sua detenzione, le torture subite e le cattive condizioni di salute hanno spinto AI a lanciare numerose azioni in suo favore.
Lo scorso settembre, Riad al-Turk ha varcato l’ingresso della sede londinese del Segretariato Internazionale di AI.
L’esperienza di al-Turk con le prigioni e le torture siriane è durata mezzo secolo. La prima volta che venne arrestato, nel 1952, per la sua militanza nel Partito comunista, aveva appena 22 anni. Trascorse diversi mesi in carcere e venne torturato. "Torture lievi, se commisurate a quelle che avrei subito più avanti. All’epoca, c’erano solo due stanze nel palazzo usato dai servizi di sicurezza. Ora ci sono fortezze con sotterranei che possono accogliere un numero infinito di prigionieri".
Nel 1960, il secondo arresto: stavolta, per essersi opposto all’unità tra Siria ed Egitto, all’apogeo del movimento nazionalista arabo diretto dal presidente egiziano Gamal ‘Abd al-Nasser. "Le forze di sicurezza egiziane si portarono appresso metodi di tortura più duri. Venne introdotta la falaqa (bastonate sulle piante dei piedi, Ndt) e ci furono i primi morti di tortura".
Il periodo più lungo di prigionia iniziò nell’ottobre del 1980, quando al-Turk venne arrestato per la sua appartenenza al Partito comunista – ufficio politico e la sua veemente opposizione alla presenza della Siria in Libano. Di nuovo la tortura, ancora più feroce. Per i successivi diciotto anni, venne tenuto in isolamento completo, si ammalò di diabete ed ebbe forti disturbi al cuore e ai reni.
Ci si chiede come una persona nelle sue condizioni sia riuscita a sopravvivere. "Devi dimenticare il mondo esterno e cercare il modo per far passare il tempo, altrimenti il tempo ti uccide". Senza libri, penne o carta per scrivere, al-Turk si concentrò sulle piccole pietre che trovava nella zuppa di lenticchie, il rancio quotidiano. Ne collezionò così tante da poter realizzare delle complesse forme artistiche sul pavimento della cella. Qui, in due metri quadri, improvvisò anche una palestra.
Sua moglie, Asmah al-Feisal, una dottoressa imprigionata per venti mesi tra il 1980 e il 1982, aggiunge: "Fu dura. Per tredici anni non lo vedemmo, neanche sapevamo dove si trovava".
Nel 1998, all’età di 68 anni, Riad al-Turk beneficiò di un’amnistia. Due anni dopo, il nuovo presidente Bashar al-Asad sembrò alleggerire la repressione. Incoraggiò il dibattito politico, rilasciò dei prigionieri politici e si pronunciò a favore delle riforme. Durante la "primavera di Damasco" migliaia di persone, compreso al-Turk, presero parte a dibattiti e riunioni di varia natura in tutto il paese. Fu allora che gli arresti politici ricominciarono. Nel settembre del 2001, al-Turk venne arrestato, condannato a due anni e mezzo di carcere e poi rilasciato dopo quindici mesi.
Nonostante la sua terribile esperienza, questo anziano signore mantiene uno sguardo determinato e di sfida ed è più che mai disposto, come dice, "a combattere per la libertà, la giustizia e la democrazia".
"Vengo da un paese dove i diritti umani fondamentali vengono violati, dove i prigionieri politici muoiono di tortura, dove si eseguono arresti arbitrari e dove centinaia di prigionieri politici sono detenuti senza processo. Ma è l’umanità intera ad aver bisogno di AI ancora più che in passato, poiché le violazioni dei diritti umani non sono limitate solo ai regimi autoritari. Il vostro sostegno è stato come una candela che illumina l’oscurità di una prigione, e che lascia la fiammella accesa e viva nel nostro animo".




Rispondi Citando
