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  1. #1
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito Ma in Germania son ridotti così male?

    Pareva che fosse il nostro di paese ridotto sul lastrico, con la disoccupazione alle stelle, con l'economia che va a cartoni animati, ma vedo che a quanto pare c'è chi sta peggio.....eh sicuramente i soloni adesso diranno che i nostri non li vogliono fare i lavori di carpenteria....eh si....come no
    sabato, 28 febbraio, 2004

    Adesso sono i tedeschi a emigrare in Italia in cerca di un lavoro
    L' obiettivo è un posto da carpentiere a 1.400 euro al mese, alloggio e vitto compresi
    Storia alla rovescia, 50 anni dopo


    Valentino Paolo

    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO - Il 10 settembre 1964 il signor Armando Rodriguez, appena arrivato in Germania dal Portogallo, venne festeggiato come il milionesimo Gastarbeiter, lavoratore-ospite, nella Repubblica Federale. La grande ondata migratoria dai Paesi del Sud Europa verso la terra del Wirtschaftswunder, il miracolo economico, era al suo culmine. E proprio l' Italia aveva dato uno dei maggiori contributi umani a quella grande transumanza della povertà. Mezzo secolo dopo, la Storia si ripete a rovescio. Afflitta da quasi cinque milioni di disoccupati, in grave affanno per una congiuntura economica che, nonostante gli sforzi del governo federale, non accenna a ripartire, la Germania, terra di destinazione per eccellenza, assiste all' emergere di una nemesi, ancora modesta ma non per questo meno significativa. Secondo le cifre della Centrale federale per la ricerca di un lavoro all' estero, sono stati circa 4.500, lo scorso anno, i tedeschi che hanno trovato un posto di lavoro fuori dai confini nazionali. Molti di più sono stati quelli che lo hanno cercato senza successo. Austria, Svizzera, Gran Bretagna e Paesi Nordici, in cerca di imbianchini e laccatori, carpentieri e piastrellisti, meccanici e infermieri, sono stati quelli che hanno accolto la maggior parte di questa pattuglia di pionieri. Ma sono, per l' appunto, numeri ufficiali, non tengono conto cioè di quanti hanno lasciato la Germania per lavorare al nero in un altro Paese. Di più, la tendenza è in netto aumento: nel 2003, la cifra di coloro che si sono rivolti alla Zentralstelle fuer Arbeitvermittlung, dicendosi disposti ad accettare un lavoro all' estero, è aumentata del 40% rispetto al 2002. Ma l' impatto simbolico diventa enorme, quando si scopre che nella lista delle destinazioni figura anche l' Italia, dove, secondo le statistiche ufficiali, hanno trovato una occupazione 67 tedeschi. Saranno pochi, ma la notizia colpisce l' immaginario collettivo e scuote antiche certezze. «Farò il Gastarbeiter tedesco in Italia» titolava ieri la Bild Zeitung, specchio del Paese profondo, un servizio dedicato all' argomento. E' come se un mondo intero crollasse. E generazioni di emigrati italiani si prendessero una piccola, effimera rivincita: la speranza, questa volta, vengono a cercarla nel nostro Paese. Secondo il quotidiano popolare, all' ufficio di collocamento di Stoccarda, attualmente, c' è un' offerta di lavoro in Italia per sette carpentieri e tre manovratori di ruspe, per lavori sulla linea ferroviaria adriatica nei pressi di Ravenna: 40 ore settimanali, fino a 30 di straordinario, salario mensile di 1.399,54 euro netti, vitto e alloggio compresi. Jens Wehmann, 34 anni, scapolo, è uno di quelli fermamente intenzionati ad accettare l' offerta: «Ho lavorato come magazziniere, nell' edilizia stradale, sono disoccupato dal maggio 2003 e il mercato del lavoro in Germania è morto. Sono felice di questa possibilità, dopo tante richieste rifiutate. E poi l' Italia è una fantastica terra di vacanza e il mio salario sarà molto più alto dell' assegno sociale». P. Val.

  2. #2
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    OECD
    GROSS DOMESTIC PRODUCT, VOLUME
    Percentage changes from previous period,
    seasonally adjusted, at quarterly rates

    1.7 Japon
    1.2 Mexique
    1 États-Unis
    0.9 Royaume-Uni
    0.4 France
    0.3 Pays-Bas
    0.2 Allemagne
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  3. #3
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da brunik
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    e quindi? con ciò che vorresti dire? perchè non lo cercano a casa loro il lavoro i tedeschi se stanno meglio?

  4. #4
    Veneta sempre itagliana mai
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    In origine postato da brunik
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    com'è che qui invece si dicono cose diverse?

    01/MAR/04 - 13:25

    CONTI PUBBLICI: MARONI, CIFRE SMENTISCONO UCCELLI MALAUGURIO
    PRODI AVEVA PREVISTO CRESCITA ZERO


    Segrate (Mi), 1 mar. (Adnkronos) - I dati Istat diffusi oggi sulla crescita del Pil 2003 e sul rapporto tra deficit e Pil sono ''numeri che smentiscono questi uccelli del malaugurio''. A dirlo e' il ministro per il Welfare Roberto Maroni, oggi a Segrate, nel milanese, per inaugurare l'asilo aziendale della Microsoft. Maroni ha attaccato direttamente il presidente della Commissione europea Romano Prodi: ''E' poco lo 0,3% -ha detto- ma e' ocmunque un segno positivo e smentisce quanto ha detto recentemente il presidente della Commissione europea, che prevedeva una crescita dello 0,0%. Ci sono ancora molti italiani che fanno il tifo contro l'italia solo perche' il governo e' di centrodestra, il che mi pare davvero un segno di poca serieta'''.


  5. #5
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    altra perlina


    CONTI PUBBLICI: TESORO, CENTRATO RAPPORTO DEFICIT/PIL
    SU CRESCITA AVVIARE SERIA RIFLESSIONE IN UE, DEBITO/PIL RISPETTA PATTO
    Roma, 1 mar. - (Adnkronos) - Sulla crescita occorre avviare una seria riflessione in Europa. Lo rileva il Ministero dell'Economia, commentando i dati diffusi dall'Istat sui conti pubblici del 2003. In particolare, per il Tesoro, ''i conti dell'economia dei grandi Paesi dell'Euro evidenziano un andamento sostanzialmente piatto del Pil (-0,1% Germania, +0,2% Francia, +0,3% Italia). Questo dato non e' ragione di soddisfazione: mal comune non e' mezzo gaudio. Per queste ragioni, sui dati 2003 va finalmente e seriamente avviata in Europa una riflessione sul futuro economico del Continente''.
    (Del/Rs/Adnkronos)
    01-MAR-04139

  6. #6
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    In origine postato da pensiero
    e quindi? con ciò che vorresti dire? perchè non lo cercano a casa loro il lavoro i tedeschi se stanno meglio?
    Niente, si dice solo che se i tedeschi stanno male noi stiamo peggio. Crescita ZERO. Ultimi.

    Non è mica una vergogna ammetterlo.


  7. #7
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    In origine postato da brunik
    Niente, si dice solo che se i tedeschi stanno male noi stiamo peggio. Crescita ZERO. Ultimi.

    Non è mica una vergogna ammetterlo.
    ma, a scanso di equivoci, straripeto che io me ne intendo poco o nulla, quei dati postati dopo da me, che stanno a significare?

  8. #8
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    In origine postato da pensiero
    ma, a scanso di equivoci, straripeto che io me ne intendo poco o nulla, quei dati postati dopo da me, che stanno a significare?
    Stanno a significare che anche la Parmalat andava bene, a guardare il rapporto deficit/PIL di Tanzi.

    Il rapporto deficit/PIL (che non è mica stato centrato, i teoria il 2003 prevedeva il pareggio, se no Tremonti si dimetteva) è dovuto all'entrata straordinaria dei condoni, a trucchetti contabili, tipo quello di anticipare al 29 dicembre il prelievo sulle ritenute bancarie, e al blocco dei pagamenti ai fornitori e dei rimborsi IVA alle aziende (tranne alla Parmalat, 40 milioni rimborsati i via preferenziale a dicembre, mentre voi piccoli pirla di aziendine dovete aspettare mesi e mesi).

    E intanto le spese per i dipendenti statali continuano a salire, salire, salire.

    E quelli di Roma magnano, magnano, magnano.

    E noi paghiamo, paghiamo, paghiamo.

    E l'Italia va a rotoli, rotoli, rotoli.


  9. #9
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    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO - Il 10 settembre 1964 il signor Armando Rodriguez, appena arrivato in Germania dal Portogallo, venne festeggiato come il milionesimo Gastarbeiter, lavoratore-ospite, nella Repubblica Federale. La grande ondata migratoria dai Paesi del Sud Europa verso la terra del Wirtschaftswunder, il miracolo economico, era al suo culmine. E proprio l' Italia aveva dato uno dei maggiori contributi umani a quella grande transumanza della povertà. Mezzo secolo dopo, la Storia si ripete a rovescio. Afflitta da quasi cinque milioni di disoccupati, in grave affanno per una congiuntura economica che, nonostante gli sforzi del governo federale, non accenna a ripartire, la Germania, terra di destinazione per eccellenza, assiste all' emergere di una nemesi, ancora modesta ma non per questo meno significativa. Secondo le cifre della Centrale federale per la ricerca di un lavoro all' estero, sono stati circa 4.500, lo scorso anno, i tedeschi che hanno trovato un posto di lavoro fuori dai confini nazionali. Molti di più sono stati quelli che lo hanno cercato senza successo. Austria, Svizzera, Gran Bretagna e Paesi Nordici, in cerca di imbianchini e laccatori, carpentieri e piastrellisti, meccanici e infermieri, sono stati quelli che hanno accolto la maggior parte di questa pattuglia di pionieri. Ma sono, per l' appunto, numeri ufficiali, non tengono conto cioè di quanti hanno lasciato la Germania per lavorare al nero in un altro Paese. Di più, la tendenza è in netto aumento: nel 2003, la cifra di coloro che si sono rivolti alla Zentralstelle fuer Arbeitvermittlung, dicendosi disposti ad accettare un lavoro all' estero, è aumentata del 40% rispetto al 2002. Ma l' impatto simbolico diventa enorme, quando si scopre che nella lista delle destinazioni figura anche l' Italia, dove, secondo le statistiche ufficiali, hanno trovato una occupazione 67 tedeschi. Saranno pochi, ma la notizia colpisce l' immaginario collettivo e scuote antiche certezze. «Farò il Gastarbeiter tedesco in Italia» titolava ieri la Bild Zeitung, specchio del Paese profondo, un servizio dedicato all' argomento. E' come se un mondo intero crollasse. E generazioni di emigrati italiani si prendessero una piccola, effimera rivincita: la speranza, questa volta, vengono a cercarla nel nostro Paese. Secondo il quotidiano popolare, all' ufficio di collocamento di Stoccarda, attualmente, c' è un' offerta di lavoro in Italia per sette carpentieri e tre manovratori di ruspe, per lavori sulla linea ferroviaria adriatica nei pressi di Ravenna: 40 ore settimanali, fino a 30 di straordinario, salario mensile di 1.399,54 euro netti, vitto e alloggio compresi. Jens Wehmann, 34 anni, scapolo, è uno di quelli fermamente intenzionati ad accettare l' offerta: «Ho lavorato come magazziniere, nell' edilizia stradale, sono disoccupato dal maggio 2003 e il mercato del lavoro in Germania è morto. Sono felice di questa possibilità, dopo tante richieste rifiutate. E poi l' Italia è una fantastica terra di vacanza e il mio salario sarà molto più alto dell' assegno sociale». P. Val.[/B] [/B]

    Questo articolo è veramente un esempio di arrampicata sugli specchi. Questo giornalista ci vuol far passare per emigrazione l'arrivo in Italia di ben 67 (ripeto: sessantasette) lavoratori tedeschi.

    Non centinaia. Non migliaia. 67. In una nazione di 70 milioni di persone. Un vero esodo di proporzioni bibliche...

    Nel frattempo ricordiamoci di quanti laureati vanno via da qui per andare a fare i ricercatori altrove.
    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  10. #10
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