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Discussione: L'Assietta

  1. #1
    PADANIA LIBERA!
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    Predefinito L'Assietta

    19 luglio 1747


    La battaglia dell'Assietta, combattuta il 19 luglio 1747, fu un significativo episodio della "Guerra di successione Austriaca", che coinvolse, tra il 1740 e il 1748, quasi tutte le case regnanti d'Europa.
    Il conflitto scoppiņ per dissidi sui diritti di successione al trono del Sacro Romano Impero, insorti nel 1713 quando l'Imperatore Carlo VI, privo di eredi maschi, designņ a succedergli la figlia primogenita Maria Teresa con la famosa "Prammatica sanzione".
    Non tutti i sovrani d'Europa riconobbero la validitą di quell'editto. Si costituirono in tal modo due schieramenti contrapposti tra i quali, alla morte di Carlo VI, scoppiņ la guerra.
    Da un lato: Francia, Spagna, Prussia, Svezia e i Grandi Elettori di Baviera e di Sassonia; dall'altro, Austria, Inghilterra, Paesi Bassi, Russia e Regno Sardo-Piemontese.
    Il conflitto ebbe inizio con l'invasione della Slesia da parte della Prussia, ma andņ poi sviluppandosi, con alterne vicende, in altri teatri d'operazioni tra i quali il Piemonte.
    L'assedio di Cuneo, le battaglie dell'Olmo e di Bassignana, l'insurrezione di Genova (col famoso episodio di Balilla), furono gli avvenimenti di rilievo in Piemonte tra il 1743 e il 1746.
    L'anno dopo, 1747, i Franco-Ispani si proposero di battere definitivamente Carlo Emanuele III di Savoia ed i suoi alleati e di liberare Genova assediata, lanciando un'offensiva con una poderosa armata di oltre 150 battaglioni di fanteria, 75 squadroni di cavalleria e due brigate d'artiglieria. Il comando di queste forze era affidato a due generali: il M.Ilo di Francia Carlo Luigi Augusto duca di Bellisle e il marchese spagnolo Las Minas, i quali avrebbero dovuto concordare un unico piano d'operazione. Ciascuno dei due Comandanti ne aveva perņ uno proprio: il Bellisle intendeva invadere il Piemonte dalle Alpi, minacciare Torino e attirare al nord anche le forze austriache che assediavano Genova; il Las Minas si proponeva di liberare Genova attaccando dalla riviera e in seguito attraversare l'Appennino e minacciare la Lombardia austriaca.

    Prevalse il piano spagnolo e le operazioni ebbero inizio ai primi di giugno con l'occupazione di Nizza, ma la progressione lungo la riviera non fu affatto rapida e le perdite furono rilevanti perché le forze piemontesi, sfruttando abilmente il terreno, riuscirono a rallentare e fermare temporaneamente l'offensiva avversaria nonostante l’inferioritą numerica.
    Davanti a questo smacco venne deciso di mettere in esecuzione il piano francese: una consistente aliquota delle forze fu trasferita dalla riviera alle valli della Durance e dell'Ubaye per invadere il Piemonte dalle Alpi. Si trattava di un corpo d'armata di 50 battaglioni di fanteria, 15 squadroni di cavalleria, alcune batterie d'artiglieria, al comando del cavaliere Armando di Bellisle, fratello minore del comandante in capo francese.

    Il cambiamento di rotta nella strategia franco-ispana non passņ inosservato a Torino dove Carlo Emanuele III s'affrettņ a potenziare le difese dei valichi alpini.
    Al passo del Monginevro, il pił agevole degli altri vennero rivolte la maggior attenzione e le poche forze piemontesi disponibili.
    Da parte francese, il Bellisle aveva diviso le sue truppe in due scaglioni e una riserva, proponendosi col primo scaglione e con la riserva di attraversare le Alpi al Monginevro, scendere in Val Ripa, superare il forte di Exilles e, dalla Val di Susa, sfociare in piano alle porte di Torino. Il secondo scaglione doveva giungere a Sestriere, scendere in Val Chisone puntando su Fenestrelle con un'azione secondaria.
    Carlo Emanuele III aveva dunque visto giusto e gią dal 14 giugno, aveva fatto elaborare un piano che prevedeva la realizzazione di una difesa integrata tra i forti di Exilles e di Fenestrelle - posti a sbarramento delle valli Ripa e Chisone - con il colle dell'Assietta, un pianoro situato a q. 2566 m. sulla dorsale del contrafforte di separazione delle due valli della Dora Baltea e del Chisone. Quel colle costituiva la chiave di volta della difesa in quanto vi passava la strada di collegamento pił breve tra i due forti e consentiva di agire dall’alto sul forte di Exilles. In tutta fretta fu ordinato al Corpo Ingegneri di realizzarvi un campo trincerato, i cui lavori iniziarono il 29 giugno con l'apporto di 3.000 operai: furono costruite due ridotte, alla Testa dell'Assietta e al Grand Serin, le principali posizioni di particolare valore tattico con opere accessorie quali muretti a secco, terrapieni e qualche tratto di trinceramento.
    Mentre i lavori erano ancora in corso cominciarono a salire sul colle i battaglioni destinati a presidiarli. Si trattava di 13 battaglioni in tutto, privi di artiglieria: 9 dell'Armata Sarda di cui 4 di mercenari svizzeri, e 4 ricevuti in rinforzo dagli alleati Austriaci.
    Vi erano inoltre gruppi Valdesi e milizie di Pragelas, posti in rinforzo al battaglione del Regg. Monforte.
    I Francesi attraversarono le Alpi il 15 e il giorno dopo raggiunsero le localitą di Sauze d'Oulx e di Oulx ove bivaccarono. Qui giunse notizia al cavaliere Bellisle che i Piemontesi si stavano fortificando sull'Assietta; ritenne pertanto indispensabile, prima di attaccare il forte di Exilles, eliminare quelle forze che avrebbero potuto attaccarlo con successo dall'alto e sui fianchi.
    Inquadrņ le sue forze su tre colonne d'attacco, forti di 32 battaglioni e sette pezzi d'artiglieria.
    Le avverse condizioni meteo imposero un rinvio dell'azione e solo il 19 luglio le tre colonne, verso le ore 11 giunsero davanti all'Assietta. La colonna di destra al comando del Maresciallo Villemur, con 14 battaglioni, doveva attaccare il Grand Serin e proseguģ la marcia per portarsi a distanza d'assalto; la colonna di sinistra del generale Mailly, forte di 9 battaglioni, doveva attaccare i trinceramenti di Riobacon e del pianoro del colle; quella centrale, agli ordini del Maresciallo d'Arnault, con 8 battaglioni, su due sottocolonne, doveva attaccare la ridotta della Testa dell'Assietta.
    Verso le 16,30 il Bellisle dette l'ordine d'attacco che iniziņ con grande vigore in ogni settore. Ma di fronte a tanto ardimento fece riscontro un'insospettata tenacia dei difensori e una micidiale precisione del loro tiro che in alcuni settori costrinse i Francesi a ritirarsi prima di aver raggiunto le trincee.
    L'apice della lotta era alla Testa dell'Assietta: qui i Francesi raggiunsero le fortificazioni, tentarono coi picconi e con le mani di aprire una breccia nei muri, cercarono ripetutamente di salire sui parapetti, ma i granatieri piemontesi, prima col fuoco dei fucili, poi con le baionette e infine con i sassi riuscirono ogni volta a respingerli. Anche al Grand Serin gli attacchi si susseguivano uno dopo l'altro con veemenza e sempre con rinnovato impulso. Ovunque gli ufficiali erano alla testa dei loro uomini per dare l'esempio; lo stesso cavaliere di Bellisle, vedendo che l'attacco non riusciva a conseguire l'esito sperato, raggiunse i trinceramenti della Testa dell'Assietta convinto di produrre colla sua presenza ed il suo esempio lo stimolo vincente: strappņ di mano ad un alfiere una bandiera, salģ su un parapetto e si lanciņ in avanti sui trinceramenti, ma un granatiere piemontese lo fermņ con un colpo di baionetta ad un braccio e poco dopo una palla di fucile lo stese a terra. La morte eroica del comandante non arrestņ i Francesi che continuarono ad attaccare coraggiosamente anche sul Grand Serin. Qui il Comandante Generale Conte di Bricherasio, temendo di non riuscire a resistere a lungo, inviņ ordine ai battaglioni schierati sul pianoro e sulla Testa dell'Assietta di arretrare tutti sul Grand Serin. Nella narrazione di questa particolare fase della battaglia s'inserisce l'episodio del cosiddetto "rifiuto del Conte di San Sebastiano". Nonostante gli ordini di ritirarsi dalla Testa dell'Assietta, questi continuņ a resistere sul posto, determinando col suo comportamento l'esito vittorioso della battaglia. Dopo cinque ore di aspri combattimenti, col calare della notte, i Francesi si ritirarono.
    Solo l'indomani fu possibile rendersi conto dell'accanimento con cui si era combattuto: circa 5.000 i morti ed i feriti francesi tra i quali ben 7 generali, compreso il comandante in capo, 9 colonnelli e 430 ufficiali. Contenute, invece, le perdite piemontesi: 77 caduti e una cinquantina di feriti. L'entitą delle perdite, soprattutto di ufficiali, non consentģ ai Francesi di ritentare l'attacco nei giorni successivi ed il 22 luglio. i resti dell'armata del Moncenisio ripassava le Alpi e rientrava in Francia, battuta dal piccolo esercito Piemontese.

    La guerra si concluse l'anno successivo con la pace di Acquisgrana. Il Piemonte ottenne compensi che gli consentirono di dilatare i suoi confini sino al lago Maggiore e al Ticino raggiungendo una configurazione territoriale che doveva mantenere sino al 1859.

    Federico Il di Prussia ebbe a dire che se fosse stato lui re di Sardegna, disponendo di soldati cosģ valorosi, non avrebbe tardato molto a diventare re d'Italia.


    Informazioni tratte da
    http://digilander.libero.it/avantisavoiait/index.htm

  2. #2
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    Predefinito

    Mi pare che l'epiteto "bogia nen" sia stato coniato proprio in questa occasione .
    Infatti tale espressione non sta a sottolineare , come molti erroneamente credono,l'atavica tendenza dei piemontesi a viaggiare poco , ma era un comando che ricevettero le milizie piemontesi in occasione di questa battaglia: non muovetevi -> bogeve nen -> "bogia nen"

    risulta anche a te caro Wyatt ?
    "... e ciascuno morendo scagli l'asta per l'ultima volta,
    ché degno d'onore e magnifico č per un uomo combattere
    per la sua terra e i figli e la sposa legittima
    contro i nemici "
    Tirteo


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  3. #3
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    Predefinito

    Originally posted by AIACE TELAMONIO
    Mi pare che l'epiteto "bogia nen" sia stato coniato proprio in questa occasione .
    Infatti tale espressione non sta a sottolineare , come molti erroneamente credono,l'atavica tendenza dei piemontesi a viaggiare poco , ma era un comando che ricevettero le milizie piemontesi in occasione di questa battaglia: non muovetevi -> bogeve nen -> "bogia nen"

    risulta anche a te caro Wyatt ?
    Il nomignolo "bogia nen" che oggi ci viene affibiato quasi con disprezzo ha in realtą una "origine" eroica,la riporto sotto...inutile che stia qui a fare tante parole.......

    ....antlora:da part fransčisa a - i ero apoprč vintedoimila ņmini e set canon; da part pimontčisa apoprč sesmila ņmini e gnun canon.
    L'armada Fransčisa a l'era stąita dividła an tre colņne :
    la prima,fņrta d' quatordes batajon e comandą dal tenent-general De Villemur a duvģa porté l'atach a le postassion piemontéise dėl Gran Serin; la sconda,ėd neuv batajon,comandą dal maressial De Mailly,an ėtnisand-se da la part ėd la Val Susa,taché le postassion dėl Pian ėd l'Assietta e ,a la finitiva la TERSA,ses batajon e quatordes companģe 'd granadié,comandą dal Bellisle midem e dal maressial D'Arnault,arvolgč soa assion anvers la part dle fortificassion la pģ dėsfendła :La Testa dl'Assietta.
    J'ore a passo e la tension a chėrs.Quand che 'l comandant Bellisle a 'rten che la colņna 'd Villemur a sia rivą dėsnands al Gran Serin,a da 'l comand dl'atach general e a sė scaden-a l'infern.
    A son quat e mesa dėl dop mesdģ.La prima dle colņne a rivé a lė scontr con ij piemontčis a l'é cola ėd De Mailly,con i sņ NEUV BATAJON,ch'a sė scontra con ij dėsfensor del Pian dl'Assietta,ij batajon Meyer e Traun,arforsą dal batajon d'arserva Forgatsch e dai volontari che d'an sla colin-a dle Ruvin-e 'd Ribacon a pijo ij fransčis a fusilią.
    Dņp dė svarią atach,arzolvusse an gnente,e senten-e 'd mņrt,lassą an sle rochere,DeMailly as rend cont ch'a-i é gnente da fé e organisa l'artreta.Ma andoa che ij combatiment a son pģ ragiavant,andoa che la giorną a peul esse vagną o perdła e la stņria cangč 'd pėrcors,a l'é la Testa dl'Assieta e al Gran Serin.
    A la Testa dl'Assietta,ij granadié 'd San Sebastian e d'Alciati,arforsą da 'd granadié dėl batajon Casal,a devo ten-e testa ai SES batajoin ėd Bellisle e d'Arnault,ch'ą slanso j'atach un darera a l'ąutr,sempe pi massiss e sempe pģ vajant,sensa conté ij mņrt ch'a lasso pėr tera.L'istess a j'ancapita a la Testa dėl Gran Serin,andoa ij TRE batajon a devo ten-e testa ai QUATORDES fransčis ėd Villemur.La sproporsion a l'é grņssa e 'l Cont ėd Bricheras as pņrta an sėl pņst pėr rendse cont ėd pėrson-a dla situassion.A servo d'arfņrs,ma andoa troveje?
    J'arserve a son tute angagią al massim,chi al Pian dl'Assietta,chi a la Testa e a smija che gnun ņm a peussa esse tramudą sensa arzigh.
    Pers pėr pers,a manda a dģje al Cont ėd San Sebastian d'artirėsse da la Testa dl'Assietta pėr core al Gran Serin.Ėl Cont ėd San Sebastian,ch'a l'é ancamin a frontegč n'atach a respond ch'a PEUL NEN BOGESSE,ma a j'manda 'l general Alciati con tuti j'ņmini ch'a peul.
    Ėl Bricheras sempre pėr la tėmma che le fņrse dėl Gran Serin a peusso molé,a arpet l'arcesta e,ancor na vira,San Sebastian a j'respond "I DIJO CHE I BOGIO NEN E DA SI NOI I BOGIOMA NEN" e a j' ciama 'd buté pėr escrit sņ comand.Comand ėscrit ch'a riva prņpi antant che ij granadié dle Vardie a serco d'arbutč l'ultim assąut dij fransčis......
    .....Ij mort fransčis a l'Assietta a son ėstaģt : 5300 soldą e 430 ufissiaj,pėr contra l'ésercit pimontčis a l'ha contą 7 ufissiaj e 185 soldą,col austriach 2 ufissiaj e 25 soldą mņrt.
    Ricordiamoci di quei vecchi Bogianen,ricordiamoci il significato di questa parola....noi Piemontesi siamo chiamati Bugianen non perchč restiamo impassibili davanti a tutto,che passiamo davanti alle cose senza pensarci,ma significa che non abbiamo paura di niente,che non arretriamo davanti alle difficoltą e ai pericoli!
    An pias saré 's toch con le parņle che lė scritor piemontčis Arrigo Frusta a deuvra pėr descriv-ne,an pņche righe,costa bataja,an un tņch ch'a l'ha pėr titol
    IJ BOGIANEN
    Ėl magior-brigadič Cont ėd San Bastian a sąuta ansima a la gran masera.tirą su,ant la neuit,tut arlongh dėl pian ėd l'Assietta,e a dis : "Messieurs les grenadiers dėl Re,guardie dėl Casal,guardie dėl Forgiatz,ij Francčis -i-j sente? - a bato gią la charge.Ciamé nen vąire ch'a son:a son tanti,des vņlte pģ che noi.E a l'han quatordes pess ėd canon.E a vniran -iv lo dijo mi - a ondą sempe pģ s-ciasse,pģ rabiose.Ma noi,an ciamo IJ BOGIANENN,ė l'ordin a l'é sempe col: sté ferm e risparmié le cartatoce".
    Ėl magior brigadié Cont ėd San Bastian,drit su la masera dėl pian ėd l'Assietta a seguita a dģ : "Messieurs les granadiers dėl Re,guardie dėl Casal,guardie dėl Forgiatz,tnģ bin a ment lņ ch'iv dijo: le cartatoce,ch'i l'eve,a son j'łltime ; ma finģe,av resto ancora le bajonėtte,le crņsse dij fusij e ij rņch e le pere e j'onge.Veteran dla Vraita,dl'Argentera,dl'Orm,scņté lņ ch'iv dijo :Se ij Fransčis a passo,se 'l Gran Serin a casca,ėl Piemont a l'é fotł".
    E i Fransčis a rivo: quarantamila contra setmila.Pģfer e tamborn ai dan drinta 'd pģ ch'a peulo.Quatņrdes pess ėd canon a sparo a tut andé.E la colņna dėl general Arnaud as fa sota.
    A riva a sent meter : e ij nņstri cito.
    A riva a sinquanta : e ij nņstri cito.
    A tranta a pija ėl dėstans :Urrah!Urrah!
    Ėl magior-brigadié Cont ėd San Bastian,drit ansima a la masera a comanda "FEU!".
    Prim assąut :finģe le munission.
    Scond assąut : bajonėtte e crņsse dij fusij.Ters assąut :rņch,pere,lastron.
    Quart assąut a la disperą :general cavajer Bellisle e general Arnaud a la testa 'd quatsent ufissiaj : ij nņstri a l'han pģ nen nč fusij,nč bajonėtte,nč roch....a-i resta mach pģ j'onge e ij dent.Anlora,mort pėr mort,a sąuto adņss ai nemis,mņrt pėr mņrt.
    E ant la mņrt a treuvo la vitņria!.



    Saluti Padani

  4. #4
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    nomignolo "bogia nen" che oggi ci viene affibiato quasi con disprezzo ha in realtą una "origine" eroica,la riporto sotto...inutile che stia qui a fare tante parole.......

    ---------------------------

    ha un'origine eroica, vero...
    pero' a dirla proprio tutta senza peli sulla lingua non č che sia proprio immeritato questo nomignolo !

    Cazzo non conosco un piemontese che ultimamente sia andato in vacanza in un luogo piu' lontano di Alassio o Finale Ligure !!!!!




    un po' di autocritica fa bene ogni tanto...
    "... e ciascuno morendo scagli l'asta per l'ultima volta,
    ché degno d'onore e magnifico č per un uomo combattere
    per la sua terra e i figli e la sposa legittima
    contro i nemici "
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  5. #5
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    Originally posted by AIACE TELAMONIO

    ha un'origine eroica, vero...
    pero' a dirla proprio tutta senza peli sulla lingua non č che sia proprio immeritato questo nomignolo !

    Cazzo non conosco un piemontese che ultimamente sia andato in vacanza in un luogo piu' lontano di Alassio o Finale Ligure !!!!!




    un po' di autocritica fa bene ogni tanto...
    Non capisco cosa vuoi dire...
    Saluti Padani

  6. #6
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    Originally posted by Wyatt Earp
    Non capisco cosa vuoi dire...
    Saluti Padani
    Voglio dire che i piemontesi viaggiano veramente poco , e il nomignolo "bogia nen" utilizzato in
    tal senso non č poi cosi' sbagliato.
    "... e ciascuno morendo scagli l'asta per l'ultima volta,
    ché degno d'onore e magnifico č per un uomo combattere
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    Originally posted by AIACE TELAMONIO
    Voglio dire che i piemontesi viaggiano veramente poco , e il nomignolo "bogia nen" utilizzato in
    tal senso non č poi cosi' sbagliato.
    Bah,senza offesa,ma quanto detto da te sopra č solamente la tua opinione e come la mia,non conta granchč.
    Diciamo che bisognerebbe guardare le statistiche.Anche perchč io di Piemontesi che vanno in ferie all'estero...dagli Usa alla sicilia passando per la Spagna ne conosco a decine.Anzi,non ne conosco nessuno che Non vada fuori Piemotne...anche gli anziani del mio paese vanno tutti al mare in Romagna o nel Veneto d'estate.
    E in ogni caso,fosse anche vero quanto dici te...non vedo cosa ci sarebbe da criticare...potrebbe trattarsi di un'attaccamento fortissimo alla propria terra.
    MAGARI!!!!
    Saluti Padani

  8. #8
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    Originally posted by Wyatt Earp
    Bah,senza offesa,ma quanto detto da te sopra č solamente la tua opinione e come la mia,non conta granchč.
    Diciamo che bisognerebbe guardare le statistiche.Anche perchč io di Piemontesi che vanno in ferie all'estero...dagli Usa alla sicilia passando per la Spagna ne conosco a decine.Anzi,non ne conosco nessuno che Non vada fuori Piemotne...anche gli anziani del mio paese vanno tutti al mare in Romagna o nel Veneto d'estate.
    E in ogni caso,fosse anche vero quanto dici te...non vedo cosa ci sarebbe da criticare...potrebbe trattarsi di un'attaccamento fortissimo alla propria terra.
    MAGARI!!!!
    Saluti Padani
    Non c'č nulla da criticare , infatti viene detto sempre in tono scherzoso.
    Probabilmente la pensiamo in modo diverso ma ti assicuro che la maggiorparte di piemonteis che conosco viaggiano veramente poco.
    "... e ciascuno morendo scagli l'asta per l'ultima volta,
    ché degno d'onore e magnifico č per un uomo combattere
    per la sua terra e i figli e la sposa legittima
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  9. #9
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    Originally posted by AIACE TELAMONIO
    Non c'č nulla da criticare , infatti viene detto sempre in tono scherzoso.
    Probabilmente la pensiamo in modo diverso ma ti assicuro che la maggiorparte di piemonteis che conosco viaggiano veramente poco.
    beh...se i Piemontesi non viaggiano molto(come sostieni te)...sarą per una questione di soldi,di mancanza di tempo...o magari(utopia) attaccamento alla propria terra.
    Ma in ogni caso,non verdo perchč questo debba essere un problema/difetto...
    Saluti Padani

  10. #10
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    Originally posted by AIACE TELAMONIO
    nomignolo "bogia nen" che oggi ci viene affibiato quasi con disprezzo ha in realtą una "origine" eroica,la riporto sotto...inutile che stia qui a fare tante parole.......

    Ho "scoperto" che in realtą il nomignolo Bogia nen ha un'origine pił vecchia della battaglia dell'Assietta...č nato nel secolo XVI...quando il re Emanuele Filiberto decise di formare un esercito di soldati di leva e i caporali che istruivano le reclute usavano spesso l'ordine "Bogia nen"..."Bogié nen"...
    Le esercitazioni avvenivano nelle strade,nelle piazze,per cui quell'ordine č entrato nell'uso della gente comune.

    Questo č quanto ho sentito raccontare...
    Saluti Padani

 

 
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