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Lo dimostrano antichi documenti dei gesuiti. Che svelano inedite e scomode verità sulla conquista del Perù. E descrivono una civiltà basata su un sistema di scrittura segreta.
Gran parte della storia degli inca non è raccontata nei libri di testo.
A svelare la verità sono documenti ricomparsi dopo secoli di silenzio, con il loro racconto di eccidi e segreti. Carte scritte da un gruppo di gesuiti che nel Seicento tentarono di denunciare le atrocità della conquista spagnola in Perù e fermare così l'annientamento della cultura indigena.
Ma le denunce rimasero inascoltate e il capo dei gesuiti «indigenisti» fu esiliato in Spagna, dove visse nascosto per svariati anni prima di tornare segretamente in Perù e cercare ancora una volta di salvare ciò che rimaneva del mondo incaico.
Quell'utopia finì nel nulla, ma le carte dei gesuiti iniziarono un incredibile viaggio nei secoli: passarono nelle mani dell'alchimista-mago Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, in quelle del duca Amedeo d'Aosta, per finire nella collezione privata di una professoressa napoletana, Clara Miccinelli. Qualche anno fa Miccinelli ritrovò quei documenti dimenticati e ne affrontò la decrittazione insieme a Carlo Animato. I due hanno decifrato il codice e le pagine fitte di numeri e i segreti che nascondevano.
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) - Napoli, 1750 -, Raimondo de Sangro disserta sul sistema di scrittura quipu, che il Principe tradusse anche in chiave alchemica, ma che la Chiesa definì "merce del demonio", rendendosi artefice della totale distruzione di immensi patrimoni culturali compresi in intere biblioteche.

