Contratto violato Post #1 di 1
Fra gli ultimi dati Istat sull´andamento dell´economia, quelli riguardanti l´occupazione sembrano i meno peggiori: al 31 dicembre 2003 i posti di lavoro risultano aumentati dello 0,4 per cento rispetto a un anno prima. Eppure per Silvio Berlusconi quelle cifre devono essere una coltellata. Esse infatti significano la quasi-impossibilità di centrare un obiettivo indicato nel punto 4 del Contratto con gli italiani: «Creazione di almeno un milione e mezzo di nuovi posti di lavoro».Tra la fine del 2000 (quando governava l´Ulivo) e la fine del 2003, infatti, di nuovi posti ne sono nati 788.100. Il maggiore incremento, però, si è avuto nel primo anno, 385.100 impieghi in più; nel secondo la crescita si è ridotta a 298.600 unità; nel terzo è crollata a 104.400. Proprio ieri, fra l´altro, l´Istat ha fatto sapere che nel 2003 la grande impresa ha perso 21 mila posti. La tendenza è dunque molto negativa, e a meno di una miracolosa inversione della quale non si vedono le premesse sancirà nella primavera del 2006 una chiara violazione del Contratto.Nel formulare in quei termini il punto 4, sotto gli occhi affettuosi di Bruno Vespa, Berlusconi fu sommamente incauto: non solo promise un aumento dei posti che non toccava a lui decidere, bensì al mercato, ma addirittura promise il «dimezzamento dell´attuale tasso di disoccupazione». Poiché questo nel maggio 2001 era del 9,6 per cento, per stare ai patti dovrebbe calare al 4,8 per cento entro il termine della legislatura. Ma ciò è impensabile, essendo il tasso di disoccupazione ancor oggi inchiodato all´8,4 per cento.Quanto Berlusconi sia conscio della propria virtuale inadempienza, lo dimostra il suo dichiarato proposito di ricorrere a un escamotage: conteggiare fra i nuovi posti di lavoro anche quelli dei circa 700 mila immigrati regolarizzati con la recente sanatoria. Ma che l´Istat si presti a un simile trucco pare assai dubbio, mentre è certo che al premier non basta.Quando firmò il Contratto con gli italiani, l´8 maggio 2001, Berlusconi si impegnò a non ripresentare la sua candidatura qualora entro cinque anni non avesse mantenuto almeno quattro impegni su cinque. Ebbene, due di essi appaiono ormai fuori portata: sia l´abbattimento dell´aliquota massima Irpef al 33 per cento (punto 1) sia l´aumento di tutte le pensioni minime a un milione di lire (punto 3), beneficio finora concesso a un quarto soltanto degli assegni al di sotto di quella soglia, necessitano di risorse finanziare che lo Stato non ha. Berlusconi costretto a farsi da parte nel 2006 per mancato rispetto del Contratto? Non è detto. Potrà fingere di essere in regola con qualche artificio verbale, contando sulla manipolabilità della gente; o potrà regalare sconti Irpef e «pensioni più dignitose», chi non ricorda i suoi vecchi manifesti?, completando così la distruzione del bilancio pubblico. Oppure potrà chiamare le elezioni anticipate, in modo da cancellare con un coup de théâtre la data (maggio 2006) del redde rationem. La terza è la strada preferita da Umberto Bossi, il suo più fedele alleato. Ma rischia di rivelarsi un suicidio.
intervento di Antonio su Politica on line del
05-03-2004 18:20




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