.......Anche Rutelli e' diventato un bananas?????![]()
Da La Stampa
«È GIUSTO ACCETTARE POLITICAMENTE CHE ALCUNI SI FACCIANO SCUDO DIETRO QUESTA DEFINIZIONE PER ASSUMERE POSIZIONI SBAGLIATE?»
Rutelli: basta col pacifismo che non combatte i dittatori
«È tempo di dire no a chi si definisce antiguerra ma non contrasta i terroristi, e chiude gli occhi sui crimini come a Cuba e in Cecenia»
05-03-2004
A pochi giorni dal voto parlamentare che sancirà fratture e polemiche nel centro-sinistra sul voto per il rifinanziamento alla missione militare in Iraq, il leader della Margherita Francesco Rutelli apre un duro fronte polemico con quei «pacifisti» che si «fanno scudo» della «mobilitazione popolare per la pace senza precedenti in Italia» per sposare «scelte inaccettabili». Nell’elenco dei temi congressuali in cui si articola la proposta che Rutelli porterà al congresso che si terrà alla fine della prossima settimana compare infatti un interrogativo di Rutelli: «Se tutti hanno il diritto di definirsi pacifisti, è giusto accettare politicamente che alcuni si facciano scudo dietro questa definizione mentre portano avanti scelte inaccettabili?». La risposta di Rutelli è esplicita: «no». E sembra proprio che dopo il voto favorevole alla legge sulla procreaziona assistita, le posizioni «bipartisan» sulla nuova legge sul risparmio, la proposta choc sulle pensioni e l’offensiva contro il conservatorismo giudiziario che vanta molte sponde nello schieramento di sinistra, Rutelli abbia individuato nella polemica contro l’«unilateralismo» pacifista un altro bersaglio, un altro terreno su cui sottolineare un profilo politico non appiattito sul resto della coalizione. Rutelli constata per esempio che i «valori ispiratori del cristianesimo rivolti alla vita pubblica hanno trovato un’espressione sobria, ma assai significativa, proprio nel contrastare forme di arroganza culturale ed estremismo travestiti da “pacifismo”». Ancora più esplicito il passaggio successivo: «Oggi è il tempo di contrastare culturalmente chi si definisce pacifista ma non sconfessa il terrorismo mediorientale, non contrasta regimi dittatoriali che si rifanno ad ideologie totalitarie, chiude gli occhi sui crimini e le violazioni dei diritti umani a Cuba come in Cecenia». Come mai questa precisazione, questo prendere le distanze da un pacifismo che sembra pericolosamente incline addirittura a «non sconfessare il terrorismo» oltre che a rendersi complice di regimi che violano quotidianamente i diritti umani? «Intanto per evitare la diffusione di una lettura unilaterale dell’articolo 11 della nostra Costituzione», risponde Rutelli. In che senso? «Nel senso che quell’articolo della nostra Costituzione esprime il ripudio della guerra aggressiva e preventiva ispirata a motivazioni di impronta nazionalista. Ma nella nostra Costituzione è espressamente prevista la responsabilità degli organismi internazionali nella difesa della sicurezza dei popoli e degli Stati». Con parole ancora più esplicite, prosegue il leader della Margherita, la «nostra Costituzione non esclude l’uso della forza, non è improntata a un pacifismo assoluto. Esclude la forza in chiave nazionalista, non foss’altro perché la Costituzione repubblicana nasce come ripudio del bagno di sangue scatenato dai nazionalismi del ventesimo secolo. Ma, ripeto, non esclude l’uso della forza in presenza di palesi e accertate violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo». Ovviamente Rutelli non cessa di considerare «sciagurata la guerra in Iraq». Ma vuole dire ai pacifisti «indifferenti ai crimini» che si consumano nel mondo che «il pacifismo democratico è amore per la libertà e costruisce la pace non a prescindere dalla libertà, ma con la libertà». Per questo Rutelli ritiene che in questa battaglia contro il pacifismo che non si pone il problema di «contrastare i regimi dittatoriali» debba essere ricordata la figura di Alex Langer: «Prima di morire tragicamente era andato ad esplorare da pacifista e non violento i massacri dell’ex Jugoslavia. Aveva constatato con angoscia la troppo lunga attesa della mobilitazione dell’Europa mentre andava avanti la carneficina etnica, ma non riusciva nemmeno a capire il ritardo dei pacifisti a comprendere l’entità del rischio umanitario in quelle terre devastate dall’odio etnico e dunque la necessità di intervenire, anche con l’uso della forza, per porvi fine». Qui Rutelli vuole aprire un inciso che riguarda la biografia di Langer: «Lui, uomo di confine, era nato in una terra, il Sud Tirolo, in cui le basi di convivenza tra le minoranza erano messe in discussione e aveva sposato una coraggiosa linea di integrazione e di rottura delle barriere tra popoli che parlavano lingue diverse. Alex aveva una linea. Ma sarebbe ora di ricordare che anche altre figure e forze politiche, come Andreotti e Magnago, come la Dc e la Svp, hanno avuto lo straordinario merito storico di aver trovato un assetto a una situazione esplosiva paragonabile a quella nordirlandese o a quella basca. E’ anche merito di questi uomini, bisogna dirlo chiaramente, se ci siamo risparmiati in Sud Tirolo l’emergere di un’Eta o di un’Ira». Difficile evitare di chiedere a Rutelli se un Gino Strada, icona del pacifismo italiano, potrebbe riconoscersi in questo profilo di «pacifismo democratico» che non esclude «l’uso della forza». «Io non chiedo a Strada di essere d’accordo con me. Ma chiedo che venga chiarito quale può e deve essere il ruolo rispettivo dei partiti e dei movimenti. Io non desidero i movimenti sottomessi ai partiti. Già negli Anni Cinquanta abbiamo visto, con l’eccezione di un pacifista profetico e isolato come Aldo Capitini, una stagione in cui il “movimento per la pace” era diretta emanazione della divisione in blocchi durante la guerra fredda. Non si deve ripetere quello schema. Ma ho qualche dubbio che debba accadere il contrario: i partiti non devono essere guidati dai movimenti. Ci sono responsabilità diverse, diversi atteggiamenti nei confronti delle istituzioni. Strada ha dei meriti grandissimi quando costruisce ospedali e rischia la vita in missioni umanitarie ed è giusto che esprima le sue opinioni. Ma il mondo che attiene agli atti di governo esige altre risposte, che vanno egualmente rispettate».




Rispondi Citando
