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Tempi duri per le ragazze in nero, troppo serie e sofisticate. La moda e il design, ma anche i film e le fiction, rilanciano il modello Doris Day e le citazioni pastello dei ruggenti anni Cinquanta. Con un nuovo tocco, malizioso e rampante.
Nello storico anno 1998, quando andò in onda la prima serie di Sex and the City, le ragazze di Manhattan guardarono dall'alto in basso la sigla in cui Carrie si prendeva gli schizzi di un autobus sul suo tutù rosa e bianco. Senza un grammo di preveggenza, decretarono: «Una vera manhattaniana sa che bisogna vestirsi di nero per evitare cose del genere». Le ragazze vestite di rosa e dermatologicamente perfette non dissero niente. Non fa parte del carattere delle ragazze vestite di rosa dare in escandescenze: fa male alla pelle. Quando l'anno dopo Gwyneth Paltrow prese singhiozzando il suo Oscar vestita di rosa Ralph Lauren, le ragazze vestite di nero ebbero ancora qualcosa da dire: «Nessuna donna che lavora andrebbe in giro con quel colore da Elsa Schiaparelli».
Le ragazze vestite di rosa tacquero ancora e attesero perfidamente sulla riva del fiume, sorseggiando camomilla giapponese, che arrivasse il momento del loro trionfo. Il momento, marzo 2004, in cui su Harper's Bazaar avrebbero letto le parole di Sarah Jessica Parker, finalmente vedova di Sex and the City, ma diventata oracolo globale di come ci si deve vestire: «Il rosa è il mio colore preferito. Se Manolo Blahnik facesse scarpe rosa da balletto con il tacco, sarebbe quella la scarpa perfetta».
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