Il possibile disgelo tra i governi delle due Coree preoccupa gli ambientalisti. Non perché siano inconsolabili nostalgici della Guerra Fredda, bensì per il timore che un'eventuale riunificazione della penisola metta in pericolo la straordinaria oasi naturalistica sviluppatasi nella zona demilitarizzata tra i due Paesi.
Nella sottile striscia di territorio, 240 km di lunghezza per solo quattro di larghezza, si è infatti conservato un ambiente naturale intatto che oggi offre un sicuro rifugio a molte specie di uccelli e di mammiferi a rischio di estinzione.

Lungo il confine più controllato del pianeta vive infatti una comunità di gru incredibilmente popolosa all'interno della quale spiccano molti esemplari della rara specie dalla corona rossa. Accanto a esse poi la terra di nessuno è un habitat perfetto per avvoltoi e gheppi ma anche per cervi cinesi, maiali selvatici e orsi bruni. Secondo alcuni nell'area vivrebbero pure le tigri siberiane, ma - come scrive il Los Angeles Times - questa sembra più che altro una leggenda.

È invece indubbiamente vero che la smilitarizzazione della striscia coreana ha fatto sì che in quest'area il tempo si fermasse. Mentre nel Sud della penisola l'edilizia soffocava l'ambiente, nel Nord fame e miseria portavano gli abitanti a sconvolgere l'ecosistema per procurarsi cibo e riscaldamento. In tal modo l'unica zona in cui potevano trovare rifugio gli animali minacciati era proprio la terra di nessuno.

Oggi che si torna a ipotizzare una riunificazione tra le due Coree i naturalisti si dicono preoccupati per la sorte del loro Eden e il ministro dell'Ambiente di Seul spera, con l'appoggio anche di Pyongyang, di fare inserire la zona demilitarizzata nel patrimonio dell'umanità dell'Unesco. Prima che il miglioramento dei rapporti tra i due Paesi si traduca in strade e ferrovie che attraversano la frontiera

Meglio la politica o l'ambiente? E poi chi lo dice che una volta unite le due Coree non decidano di costruire quasi niente su quel terreno?