Nel Maghreb i religiosi chiamavano il Führer "Hâjj Hitler", lo indicavano come "lo strumento della rivincita di Qiyûm" e cioè di Guglielmo II. Nella Cabilia circolavano canzoni celebranti "Hitler il magnanimo", "Hitler il redentore", "Hitler il vittorioso che vuole liberare dall'oppressore i popoli schiavi".
Una di queste canzoni, raccolta nel 1941, così recitava:
Oh, Hitler, ti sto per raccontare
ciò che accade in questo paese:
la Francia ci detesta,
ci copre di ignominie,
come fossimo noi la causa dei suoi mali;
ci chiama ancora "bicots".
D'orzo se ne trova solo un chilo:
mai si era visto in questo paese,
noi siamo nella miseria.
Vieni presto, o Leone!
Noi musulmani ti desideriamo!
Accorri, o figlio della Leonessa!
Anche in Medio Oriente, con la stessa fiducia nella prossima vittoria dell'Asse e quindi nella riscossa e nella liberazione, gli arabi cantavano:
Balà missiû, balà mister
kulluh barra, barra, haidi sikster
bi-s-samâ' Allâh, 'alà l-ard Hitler.
Non più monsieur, né mister
tutti fuori, sgombrate il campo,
in cielo Allâh, sulla terra Hitler.
[Tratto da pag 103/104 di 'Il fascio, la svastica e la mezzaluna' (Mursia) di Stefano Fabei.]


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i el Kawakij. Quest'ultimo, nel 1941, sosterrà assieme allo stesso Muftì il fallito colpo di stato anti-inglese del leader nazionalista iracheno Rashid Alì, e, successivamente, nel 1948, guiderà le truppe arabe irregolari contro il neonato stato di Israele. In occasione dei disordini del 1936, Husseini incita i mussulmani fondamentalisti ad attaccare anche le fazioni moderate islamiche, causando (secondo fonti britanniche) non meno di 4.000 morti.







