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Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: «Vieni, o re!»

  1. #1
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    Predefinito «Vieni, o re!»

    «Vieni, o re!»
    Appunti sul toryismo, da Carlo II a Cameron
    Ultima modifica di Florian; 15-05-10 alle 09:17

  2. #2
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    Predefinito Rif: «Vieni, o re!»

    Cosa si intende per «toryismo»





    Per Toryism s’intendono i principi e le azioni concrete dei Tory, i campioni dell’ordine costituito nella Chiesa e nello stato. Come il suo contrario whiggism o whiggery, toryism venne impiegato dapprima come un insulto, ma verso la fine del ‘600 fu assunto dalla fazione a cui era stato affibbiato.

    Il vocabolo «tory» deriva da un’espressione del gaelico irlandese che significa «Vieni, o re!». In Irlanda, nel tardo XVI secolo, il termine assunse implicitamente il significato di doganiere o di predone e veniva usato dai dominatori inglesi e angloirlandesi per i fuorilegge cattolici che sfidavano il governo. Un secolo dopo, però, l’epiteto «tory» venne attribuito agli inglesi, agli scozzesi e agli irlandesi che sostenevano con vigore la monarchia, la Chiesa d’Inghilterra e la sua progenie, e il sistema britannico.
    Nell’800 John Henry Newman definirà il toryism «lealtà verso le pesone». Intendeva dire che i Tory del ‘700 e dell’800 consideravano la società una rete di lealtà personali e non una serie di rapporti basati su ciò che Thomas Carlyle chiamava «il legame del pagamento in contanti». Dalla Restaurazione in poi, il segno distintivo del partito tory fu la lealtà nei confronti della Chiesa e della corona: i Tory erano gli eredi dei Cavalieri della guerra civile.

    Durante tutto il XVII e XVIII secolo, i Tory (la cui spina dorsale era costituita dalla squirearchy, cioè dai piccoli proprietari terrieri, e dal clero anglicano non londinese) appoggiarono le rivendicazioni della monarchia e della Chiesa di stato anglicana contro le aspirazioni dei Whig e dei dissidenti religiosi, e sostennero in generale gli interessi rurali in opposizione a quelli commerciali e industriali. Le ribellioni giacobite contro i sovrani Hannover d’Inghilterra, terminate nel 1745, vennero incoraggiate dall’ala estrema dei Tory, fedele agli Stuart. Dall’ascesa al trono di Guglielmo III fino alla Rivoluzione francese, i Tory furono quasi sempre all’opposizione rispetto ai governi whig; solo in qualche occasione riuscirono a formare una maggioranza alla Camera dei Comuni, mentre furono sempre piuttosto forti nella Camera dei Lord.

    Nelle colonie americane, alla vigilia della Rivoluzione del 1775, l’epiteto «tory» veniva attribuito con sprezzo agli americani rimasti fedeli a Giorgio III e al parlamento. In realtà nell’America settentrionale i veri Tory furono rari, sia prima sia dopo la Rivoluzione: la maggior parte di quelli che venivano così etichettati erano Whig d’inclinazione conservatrice, simpatizzanti dei Whig inglesi di Shelburne o di Rockingham.


    da Russell Kirk, Le radici dell’ordine americano, Milano, 1996



    L'immagine in alto rappresenta la Royal Oak, la quercia dove secondo la leggenda il re Carlo II si nascose da Cromwell e le Teste Rotonde nella battaglia di Worcester. I Tory sostennero i diritti legittimisti di Giacomo II, duca di York, nella successione al trono del fratello Carlo II.
    Ultima modifica di Florian; 15-05-10 alle 09:18

  3. #3
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    Predefinito Rif: «Vieni, o re!»

    Da «tory» a «conservatore»


    Membro di un gruppo politico in Inghilterra, soprattutto nel 18° secolo. Originariamente un termine irlandese per fuorilegge, successivamente è stato applicato in senso spregiativo per coloro che sostenevano il diritto ereditario di Giacomo, il cattolico duca di York (poi Giacomo II), nella successione al trono d'Inghilterra. Erano contrastati dai Whigs in questa lotta (1679), ma i Tories successivamente modificarono la loro dottrina dell’assolutismo di diritto divino. Vennero a rappresentare la resistenza, soprattutto da parte della gentry, alla tolleranza religiosa e ai coinvolgimenti stranieri. Il potere politico dei Tories diminuì dopo che il Visconte Bolingbroke, uno dei principali Tory, fuggì in Francia nel 1715; il sentimento Tory successivamente sopravvisse nel soccombente movimento giacobita. Dopo il 1784, William Pitt il Giovane emerse come il leader di un nuovo Partito Tory, che rappresentava la gentry, i mercanti e gli amministratori. Dopo il 1815, il partito gradualmente si è evoluto nel Partito Conservatore, i cui membri sono ancora denominati Tories. (Britannica Concise Encyclopedia)



    Giacomo II, il Visconte di Bolingbroke, William Pitt il Giovane e Sir Robert Peel, primo rappresentante del Partito Conservatore.
    Ultima modifica di Florian; 15-05-10 alle 09:25

  4. #4
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    Predefinito Rif: «Vieni, o re!»

    Il pragmatismo, l'arma vincente dei tories





    L’atto di nascita del Partito conservatore risale ufficialmente al 12 novembre 1867, quando nella Freemason Tavern di Londra veniva fondata, con lo scopo di assicurare l’appoggio popolare al primo ministro Robert Peel, la National Union of Conservative and Constitutional Association.

    Ma per gli storici inglesi i conservatori, come forza politica, risalgono ai tempi di Carlo I.

    Certamente conservatori erano stati Lord Liverpool, il marchese di Halifax, Edmund Burke e il duca di Wellington, i grandi difensori del latifondo che precedettero lo stesso Robert Peel.

    I conservatori discendono dai tories che, a loro volta, hanno le loro radici nel legittimismo monarchico. L’incondizionata fedeltà alla Corona portò i tories ad appoggiare Giacomo duka di York, sebbene fosse cattolico, alla successione al trono inglese. Per questa ragione tory divenne sinonimo di “irlandese papista”, mentre whig, che significava “ladro scozzese di cavalli”, venne applicato prima di tutto ai ribelli presbiteriani.

    Successivamente le posizioni ebbero la loro evoluzione. I whig divennero i liberali, fedeli discepoli delle teorie economiche di del laissez faire e del mercantilismo della Ricchezza delle nazioni di Adam Smith. I conservatori, invece, già all’epoca dell’assassinio del primo ministro Spencer Perceval, si mostrarono più gattopardi di tutti i loro avversari. Il pragmatismo è stata la carta vincente dei tories per mantenere denaro e potere alla classe dominante.

    Non per nulla le ricchezze sono rimaste in poche e per lo più aristocratiche mani e la City, tempio della finanza internazionale, è un bastione dell’establishment.

    La capacità dei leaders conservatori di stipulare alleanze con forze emergenti ha bloccato ogni trasformazione nelle strutture della società britannica.

    Le dinastie e i loro riti sono rimasti gli stessi per secoli. Ancora oggi il Lord Mayor, sindaco della City, è eletto dai grandi banchieri e industriali, veste costumi settecenteschi e “presta” la sua spada alla regina quando la carrozza dei Windsor supera il ponte di Blackfriar.

    I ricchi signori britannici, quali che siano le loro origini, fanno di tutto per mandare i loro figli alle leggendarie public schools, che in Inghilterra sono naturalmente private, acquistano splendide dimore di campagna con riserve di caccia, collezionano i migliori cavalli da corsa, si fanno soci dei più esclusivi club, si imparentano con le famiglie aristocratiche e ottengono titoli nobiliari.

    Il Partito conservatore si affermò come espressione di una classe dominante decisa a conservare gli sfarzi dell’èra imperiale che facevano dei gentiluomini e delle Ladies inglesi creature elette, con uno standard di vita paragonabile soltanto a quello dei re di Francia, dei mandarini cinesi e dei vescovi di curia.


    da Paolo Filo della Torre, Thatcher. La bambola di ferro, Milano, 1983
    Ultima modifica di Florian; 15-05-10 alle 16:00

 

 

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