Che si vergognino solo.In Origine Postato da brunik
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Secondo questo ragionamento si sarebbe dovuto conferamare d'ufficio il governo uscente (pura formalità le elezioni....) per ritornare un paese libero.
Questo sarebbe stato il gioco dei terroristi!


Che si vergognino solo.In Origine Postato da brunik
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Secondo questo ragionamento si sarebbe dovuto conferamare d'ufficio il governo uscente (pura formalità le elezioni....) per ritornare un paese libero.
Questo sarebbe stato il gioco dei terroristi!


Nella Comunità di Madrid PSOE+IU sono oltre il 50%, così come nelle Asturie. Con la differenza che Madrid è tradizionalmente a prevalenza moderata, mentre le Asturie sono tradizionalmente rosse.In Origine Postato da pollster
Analizzando il voto il PP è comuque il primo partito in tante regioni (Galizia, Cantabria, Navarra, Castilla-Leon, Asturie, La Rioja, Castilla-La Mancha, Baleari, Canarie, Madrid, Murcia, Comunità di Valencia), le regioni "castigliane". Perde le elezioni nelle regioni autonome (Paesi Baschi e Calalogna) e nelle roccaforti socialiste storiche (Andalusia, Extremadura e Aragona).
Credo che la cosa dica tutto.
Il crollo popolare (-7%) è esattamente il guadagno socialista.
Altrettanto secco è comunque il calo dei popolari in Galizia (dove passano da 16 a 12 deputati, PSOE 10, BNG 2), storico bastione bianco, da dove viene il candidato sconfitto Rajoy.


Gli uni e gli altri hanno fatto i conti senza l'oste...........In Origine Postato da umberto
Che si vergognino solo.
Secondo questo ragionamento si sarebbe dovuto conferamare d'ufficio il governo uscente (pura formalità le elezioni....) per ritornare un paese libero.
Questo sarebbe stato il gioco dei terroristi!
Il Sovrano ha giocato un ruolo determinante nella crisi. Zapatero lo ringrazia definendolo in pubblico «primo ambasciatore» del Paese
E parlando col Re del Marocco Juan Carlos scoprì la pista islamica
MADRID - Non possumus. Se è vero che «c'è un Papa a Madrid», come sostiene il colonnello franchista Amadeo Martìnez Inglés che lo detesta, anche stavolta è probabilmente a questo pontefice massimo Juan Carlos I che gli spagnoli devono lo sbugiardamento di Aznar e, forse, il fatto che domenica non siano state sospese le elezioni. Tutti smentiscono, ma c’è chi conferma. Non possumus, ha fatto sapere sabato sera la Casa Reale a quell'ala dura di aznariani che aveva già preparato una petizione scritta alla giunta elettorale, per chiedere di rinviare il voto a maggio «in considerazione dell'ondata emotiva provocata dagli attentati». Non possumus, ha ripetuto a chi lo tirava per lo strascico. Golpe o non golpe, furbata o ingenuità che fosse, il Re- di maggio - non ha voluto neanche sentir parlare: i magistrati della giunta sono stati discretamente invitati a «fare il proprio dovere», cioè a certificare che neanche Al Qaeda poteva togliere agli spagnoli il diritto di votare. E per il centrodestra è stata la fine.
I tre giorni che hanno cancellato Aznar sono gli stessi che hanno dato la rivincita a Juan Carlos. L'ultimo atto d'una reciproca antipatia lunga otto anni. Un braccio di ferro silenzioso, che nessuno scrive perché la Spagna non è Londra e le corone non si lustrano in piazza, cominciato poche ore dopo il massacro dell'11 marzo e finito la notte di sabato 13. E' stato il telefono a dividere i destini dei due, giovedì intorno all'una, quando a lamiere roventi Aznar chiamava già i direttori dei giornali per convincerli della pista Eta e Juan Carlos parlava invece coi suoi amici reali nel mondo arabo, il giovane Mohammed VI del Marocco e il Principe Shalman in Arabia Saudita: due conversazioni fondamentali, spiegano a Cadena Ser , la radio che in questa settimana marcia con uno scoop al giorno, informazioni di prima mano che sarebbero bastate al Re per capire come la pista islamica fosse tutt'altro che da trascurare. «La chiave del suo ruolo sta nel messaggio registrato giovedì per la tivù - dice Rodolfo Irago Fernàndez, vicedirettore dell'emittente -. Era pronto nel pomeriggio, ma all'ultimo s'è aspettato a mandarlo in onda. Tant'è che la Cnn , per un disguido, l'ha trasmesso prima della tv spagnola. Perché? Il Re voleva avere i particolari delle indagini. Quando ha saputo del Corano trovato nel furgone di Alcalá, vicino ai detonatori, non ha avuto dubbi. Ha parlato al Paese, ha fatto appello allo Stato di diritto, ha ricordato che "il terrorismo non otterrà d'indebolire la nostra fede nella democrazia". E non ha fatto un solo cenno all'Eta, lui che al contrario di Aznar non s'è mai preoccupato di citarla per nome nei suoi discorsi ufficiali».
Prima di Almodòvar, prima delle mille email anonime circolate per le redazioni, il sospetto che qualcosa non quadrasse nelle informazioni del governo era nato dunque da lì: da quell'insolito discorso del Sovrano. Subito in tv a rassicurare la Spagna, come (unico precedente) il 23 febbraio 1981, quando aveva scaricato i golpisti del colonnello Antonio Tejero, entrati in parlamento sparando al soffitto, ed era diventato agli occhi del mondo (Pertini ne fece un monumento) «il giovane Re garante di una giovane democrazia». Negli ultimi anni, un certo revisionismo di destra aveva riletto in parte il ruolo di Juan Carlos in quegli eventi: Martìnez Inglés, con il suo libro «23-F, il golpe che non ci fu», dove papale papale si accusa di nuovo il Re di essere stato alleato dei golpisti d'allora; Jesus Cacho, un giornalista che ha denunciato interessi petroliferi proprio nell'amicizia della Casa Reale con le monarchie saudita e kuwaitiana.
Il juancarlismo non ha mai risentito di questi attacchi, però. E la popolarità del Re... (.) ... è salita ancora di più quando la Famiglia Reale è accorsa giovedì tra i feriti che gridavano: «Fate qualcosa contro quei bastardi! Almeno voi fate qualcosa!».
Questo marzo assassino ha ridato a Juan Carlos lo scettro di primo ambasciatore di Spagna, come s'è affrettato a spiegare ieri il nuovo premier Zapatero, quando è andato ai microfoni di radio Onda Cero per riconoscergli «un ruolo molto importante in politica estera» e garantirgli maggiore «importanza nel futuro». Al re, storico amico del socialista Felipe Gonzalez, non era mai piaciuto Aznar con quel suo presenzialismo internazionale, il suo pallino per le photo opportunity tra gli amici Bush e Blair, il suo girare per il mondo assieme a moglie e figli come se si trattasse di una famiglia reale. Otto anni di aznarismo avevano un po' appannato l'immagine del Juan Carlos capo di Spagna e alla Zarzuela non gradivano che il premier lasciasse al Re solo le relazioni indesiderate, per esempio con la Cuba di Castro. .........................
Il Corriere della Sera
18 3 2004
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