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  1. #1
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito Pressione fiscale: per l' OCSE è salita al 45,8

    Come al solito le chiacchiere dei pollisti si ritrovano sempre nei numeri.


    Lo scorso anno salita la pressione sui contribuenti per l'Ocse
    è al 45,8%. Fino al 16 giugno si lavora per saldare l'erario
    Due giorni di lavoro in più
    per pagare le tasse del 2003



    di FABIO BOGO


    Giulio Tremonti

    ROMA - Per pagare le tasse lo scorso anno abbiamo lavorato due giorni secchi in più.

    Nel 2003 l'aumento della pressione fiscale e contributiva complessiva ha costretto gli italiani in fabbrica o in ufficio fino al 16 giugno per saldare il conto di Irpef, Ici, addizionali regionali e comunali, imposte sulla proprietà, prelievi previdenziali e balzelli di ogni altro genere. Nel 2002 il cosiddetto tax freedom day, cioè la data teorica in cui si smette di prestare la propria opera a puro beneficio del fisco e si comincia a guadagnare per vivere (spesa alimentare, abbigliamento, casa, scuola, tempo libero e - perché no - anche risparmio) era caduta 48 ore prima, il 14 giugno.

    L'ennesima conferma diretta al maggior disagio economico denunciato dalle famiglie italiane viene dall'Ocse, che ha calcolato il prelievo fiscale complessivo calato sul sistema paese lo scorso anno: la pressione, elaborata considerando la fiscalità generale e locale, la sicurezza sociale, le imposte sulla proprietà inclusi i dividendi, le tariffe, i diritti, le multe etc., ha eroso il 45,8 per cento del Pil nominale, crescendo di 0,6 punti rispetto all'anno prima.

    Secondo l'Ocse, in sostanza, sono serviti in media 167,2 giorni per fare fronte al carico di spese obbligatorie; nel 2002 ne bastavano 164,9. Dieci giorni fa l'Istat, con metodologia differente, aveva certificato che la pressione fiscale dello scorso anno era salita al 42,8%, in aumento di 0,9 punti sull'anno precedente a causa anche dei condoni e delle sanatorie che avevano interessato una vasta platea di contribuenti.



    Secondo l'istituto di statistica il tax freedom day cadrebbe quindi il 5 giugno; ma l'anticipo non è motivo di particolare soddisfazione per i contribuenti: rispetto al 2002 i giorni di lavoro in più necessari per pagare le tasse sono stati tre. Le statistiche, anche se riferite alla media dei contribuenti e quindi con le anomalie di tutte le medie, sembrano avvalorare le ricorrenti accuse dell'opposizione.

    Proprio ieri il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani è tornato all'attacco ribadendo che la "pressione fiscale è aumentata. Se si mettono i conti al netto dell'incremento necessario delle fiscalità regionali o locali, o dell'aumento del costo dei servizi pubblici - ha detto - si possono fare conti diversi. Ma è vero che la pressione è aumentata di qualche "zero virgola" invece che diminuire".

    Nella classifica del peso contributivo generale l'Italia è comunque in buona compagnia, dal momento che la crisi economica ha imposto sacrifici a molti. La Germania ha visto crescere il suo fardello fiscale dal 45 al 45,3 per cento, col risultato che il tax freedom day è arrivato dopo 165,3 giorni; la Francia lo ha leggermente incrementato dal 50,3 al 50,4 per cento, e oltralpe la festa per la liberazione dalle tasse è scattata il 2 luglio, al termine di una lunga tirata di 183 giorni.

    Ma si tratta anche di paesi in cui il complesso di prestazioni sociali a servizio dei cittadini è ben più solido ed elaborato di quello di casa nostra. Non è un caso infatti che il giorno di liberazione fiscale sia progressivamente più lontano nei paesi scandinavi, da sempre esigenti con i contribuenti ma prodighi di prestazioni a loro favore: 4 agosto in Svezia, 31 luglio in Norvegia, 28 luglio in Danimarca, 14 luglio in Finlandia.

    La crisi però non ha avuto lo stesso impatto per tutti. Un folto drappello di paesi, guidato dagli Usa, è riuscito a ridurre il carico complessivo sui contribuenti. La manovra fiscale di Bush avrà sicuramente deteriorato i fondamentali di bilancio della superpotenza americana, ma ha reso i residenti apparentemente più felici, permettendo loro di festeggiare il tax freedom day il 23 aprile, quasi due mesi prima rispetto all'Italia. In Irlanda ci si è liberati dalle tasse il 4 maggio, in Spagna il 23 maggio, nel Regno Unito il 25 maggio.


    (16 marzo 2004) La repubblica.
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  2. #2
    Superpol
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    Predefinito Re: Pressione fiscale: per l' OCSE è salita al 45,8

    In Origine Postato da ossoduro
    Come al solito le chiacchiere dei pollisti si ritrovano sempre nei numeri.


    Lo scorso anno salita la pressione sui contribuenti per l'Ocse
    è al 45,8%. Fino al 16 giugno si lavora per saldare l'erario
    Due giorni di lavoro in più
    per pagare le tasse del 2003



    di FABIO BOGO


    Giulio Tremonti

    ROMA - Per pagare le tasse lo scorso anno abbiamo lavorato due giorni secchi in più.

    Nel 2003 l'aumento della pressione fiscale e contributiva complessiva ha costretto gli italiani in fabbrica o in ufficio fino al 16 giugno per saldare il conto di Irpef, Ici, addizionali regionali e comunali, imposte sulla proprietà, prelievi previdenziali e balzelli di ogni altro genere. Nel 2002 il cosiddetto tax freedom day, cioè la data teorica in cui si smette di prestare la propria opera a puro beneficio del fisco e si comincia a guadagnare per vivere (spesa alimentare, abbigliamento, casa, scuola, tempo libero e - perché no - anche risparmio) era caduta 48 ore prima, il 14 giugno.

    L'ennesima conferma diretta al maggior disagio economico denunciato dalle famiglie italiane viene dall'Ocse, che ha calcolato il prelievo fiscale complessivo calato sul sistema paese lo scorso anno: la pressione, elaborata considerando la fiscalità generale e locale, la sicurezza sociale, le imposte sulla proprietà inclusi i dividendi, le tariffe, i diritti, le multe etc., ha eroso il 45,8 per cento del Pil nominale, crescendo di 0,6 punti rispetto all'anno prima.

    Secondo l'Ocse, in sostanza, sono serviti in media 167,2 giorni per fare fronte al carico di spese obbligatorie; nel 2002 ne bastavano 164,9. Dieci giorni fa l'Istat, con metodologia differente, aveva certificato che la pressione fiscale dello scorso anno era salita al 42,8%, in aumento di 0,9 punti sull'anno precedente a causa anche dei condoni e delle sanatorie che avevano interessato una vasta platea di contribuenti.



    Secondo l'istituto di statistica il tax freedom day cadrebbe quindi il 5 giugno; ma l'anticipo non è motivo di particolare soddisfazione per i contribuenti: rispetto al 2002 i giorni di lavoro in più necessari per pagare le tasse sono stati tre. Le statistiche, anche se riferite alla media dei contribuenti e quindi con le anomalie di tutte le medie, sembrano avvalorare le ricorrenti accuse dell'opposizione.

    Proprio ieri il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani è tornato all'attacco ribadendo che la "pressione fiscale è aumentata. Se si mettono i conti al netto dell'incremento necessario delle fiscalità regionali o locali, o dell'aumento del costo dei servizi pubblici - ha detto - si possono fare conti diversi. Ma è vero che la pressione è aumentata di qualche "zero virgola" invece che diminuire".

    Nella classifica del peso contributivo generale l'Italia è comunque in buona compagnia, dal momento che la crisi economica ha imposto sacrifici a molti. La Germania ha visto crescere il suo fardello fiscale dal 45 al 45,3 per cento, col risultato che il tax freedom day è arrivato dopo 165,3 giorni; la Francia lo ha leggermente incrementato dal 50,3 al 50,4 per cento, e oltralpe la festa per la liberazione dalle tasse è scattata il 2 luglio, al termine di una lunga tirata di 183 giorni.

    Ma si tratta anche di paesi in cui il complesso di prestazioni sociali a servizio dei cittadini è ben più solido ed elaborato di quello di casa nostra. Non è un caso infatti che il giorno di liberazione fiscale sia progressivamente più lontano nei paesi scandinavi, da sempre esigenti con i contribuenti ma prodighi di prestazioni a loro favore: 4 agosto in Svezia, 31 luglio in Norvegia, 28 luglio in Danimarca, 14 luglio in Finlandia.

    La crisi però non ha avuto lo stesso impatto per tutti. Un folto drappello di paesi, guidato dagli Usa, è riuscito a ridurre il carico complessivo sui contribuenti. La manovra fiscale di Bush avrà sicuramente deteriorato i fondamentali di bilancio della superpotenza americana, ma ha reso i residenti apparentemente più felici, permettendo loro di festeggiare il tax freedom day il 23 aprile, quasi due mesi prima rispetto all'Italia. In Irlanda ci si è liberati dalle tasse il 4 maggio, in Spagna il 23 maggio, nel Regno Unito il 25 maggio.


    (16 marzo 2004) La repubblica.
    Buffoni. Siamo governati da un manipolo di buffoni\incompetenti

  3. #3
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito Re: Re: Pressione fiscale: per l' OCSE è salita al 45,8

    In Origine Postato da MetaPapero
    Buffoni. Siamo governati da un manipolo di buffoni\incompetenti

    Il CAVOLIERE ci presenterà anche manifesti con la scritta. 28 milioni di italiani pagano meno tasse.


    Come se dovesse dirlo lui chi paga meno o più tasse, è ancora convinto che gli italiani siano scemi e non in grado di accorgersi come i loro redditi siano stati falcidiati da questo governo, con più tasse, mancato controllo dell' inflazione, riduzione dei servi, ecc..

    io dico che molti si sentiranno presi ULTERIORMENTE per il culo, leggendo certi manifesti.

    Boom delle entrate fiscali nei primi 11 mesi del 2003
    Il gettito dell'Irpef comunale cresciuto del 46,7 per cento
    Tributi locali, Comuni e Regioni tartassano i contribuenti
    E' l'effetto delle decisioni del governo di tagliare
    i trasferimenti agli enti territoriali

    ROMA - Il governo ha tagliato i trasferimenti a Comuni e Regioni. E gli enti locali sono corsi ai ripari. Hanno tentato di mettere a posto i conti e di far fronte alle spese aumentando i prelievi ai propri contribuenti. Il risultato è stato un aumento delle tasse locali, tanto che il 2003 può essere considerato un anno boom per i tributi locali.

    L'Irpef comunale, nei primi 11 mesi del 2003, ha segnato un incremento del gettito pari a 46,7% rispetto all'anno precedente, così come l'addizionale regionale ha visto il gettito lievitare del 20,6%. A scattare la "fotografia" del gettito è un documento, relativo ai primi 11 mesi del 2003, elaborato dal Dipartimento per le Politiche Fiscali del ministero dell' Economia, relativo ai primi 11 mesi del 2003. Un documento dal quale emerge che le entrate locali hanno risentito in particolare dei ritocchi di aliquota per l'Irpef comunale decisi per il 2002, prima che scattasse il "congelamento", da parte di alcuni Comuni (599 l'hanno introdotta per la prima volta, 1.549 l' hanno aumentata) e di sei Regioni.

    Nel complesso le tre entrate fiscali locali monitorate dal ministero dell' Economia (Irpef comunale, Irpef regionale e Irap) hanno dato, tra gennaio e novembre 2003, un gettito di 30.545 milioni di euro con un incremento percentuale dell'8,2% rispetto allo stesso periodo del 2002. In soldoni si tratta di 2.306 milioni di euro di maggiori incassi, l'equivalente di 5.500 miliardi di vecchie lire.

    Irpef comunale. L'imposta che ha visto, in termini percentuali, lievitare di più le proprie entrate è stata l'Irpef comunale. L'addizionale che i comuni possono decidere di applicare sull'Irpef ha dato 1.457 milioni di gettito in 11 mesi, (+46,7%) rispetto allo stesso periodo del 2002. Nel solo mese di novembre il gettito è stato pari a 131 milioni di euro (+57 milioni di euro, pari al +77%). Il gettito è aumentato grazie alla decisione di 599 comuni di istituire per la prima volta l'addizionale. Non solo. A fronte di 42 comuni che nel 2002 hanno deciso di togliere questo balzello o di ridurne l'entità, ve ne sono stati ben 1.549 che hanno invece deciso un aumento.
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    Irpef Regionale. L'addizionale Irpef incassata
    dalle Regioni, invece, ha dato un gettito pari a 5.387 milioni di euro tra gennaio e novembre 2003, mettendo a segno una crescita di 920 milioni di euro, pari ad un +20,6%. Anche in questo caso l'incremento è dovuto all'utilizzo della leva fiscale da parte di sei regioni che nel 2002 hanno deciso di aumentare
    l'aliquota che l'anno precedente era stata dello 0,9% in tutta Italia. A stabilire diverse aliquote in funzione delle fasce di reddito sono state la Lombardia, le Marche, il Piemonte, la Puglia, l'Umbria e il Veneto.

    L'Irap. La crescita è stata più contenuta: più 4%. Ma l'incasso dell'imposta regionale sulle attività produttive è stato comunque consistentee: 922 milioni di euro di gettito in più. E' l'imposta locale più pesante: nei primi 11 mesi del 2003 ha dato un gettito di 23.701 milioni, contro i 22.779 dell' anno precedente. L'incremento è dovuto esclusivamente all'Irap pagata dal settore pubblico e non dall'imposta versata dalle società: l' Irap versata da enti e istituzioni pubbliche è infatti aumentata del 12,5%, fornendo un gettito totale di 8.279 milioni. Nel valutare i dati, però, il documento del ministero mette in risalto che la crescita del gettito dell'Irap pubblica è dovuto al fatto che alcune somme che dovevano essere versate nel 2002 sono state pagate solo nel 2003.


    (24 febbraio 2004)
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

 

 

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