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    Predefinito La stampa estera su Prodi e il...

    ...voto spagnolo

    Milano. “Come si dice ‘appeasement’ in spagnolo?”, si chiede David Brooks sul New York Times.
    In italiano, a detta del dizionario Garzanti, è “il calmare”, la “pacificazione a prezzo di concessioni”.
    Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera, traduce con
    “arrendevolezza”.
    Si riferisce al rischio che corre l’Europa del post 11 marzo, quello di cedere davanti all’avanzata del terrorismo, facendo finta che il problema non esista. “Lo spirito di Monaco soffia sull’Europa – scrive – C’è il rischio che l’Europa democratica, come fece nel ’38 nei riguardi di Hitler, commetta di nuovo l’errore di mandare messaggi sbagliati, di appeasement, di arrendevolezza, nei confronti dei nemici della nostra civiltà”. Un errore che porterebbe l’Europa a “diventare prona al ricatto terroristico”. Il futuro premier spagnolo ha annunciato subito dopo l’esito del voto che ritirerà le truppe dall’Iraq se non ci sarà entro il 30 giugno un coinvolgimento dell’Onu. Una decisione in linea con le aspettative di al Qaida, con l’arrendevolezza. “Certo, non mi pare molto saggio il giorno dopo le elezioni dire esattamente quello che gli attentatori si aspetterebbero che io dicessi”, commenta Massimo Cacciari, intervistato dal Corriere.
    Così sintetizza il suo sdegno nei confronti del voto spagnolo David Brooks: “Non si dà ai terroristi la possibilità di pensare che i loro metodi funzionino. Non si dà loro la possibilità di celebrare vittorie. Quando succede, si rende il mondo un posto più pericoloso”. Per Brooks gli attentati di Madrid hanno allontanato ulteriormente Stati Uniti ed Europa. “Si tratta di un evento che farà da spartiacque. Cambierà il modo di vedere il mondo di al Qaida. Cambierà il modo di vedere il mondo degli europei. Limiterà la politica americana per molti anni a venire”.
    La conferma di un ulteriore allontanamento delle due sponde dell’Atlantico Brooks la trova nelle parole del presidente della Commissione europea, Romano Prodi, che alla Stampa due giorni fa ha detto: “E’ chiaro che l’utilizzo della forza non è la risposta per risolvere i conflitti con i terroristi”. Brooks attacca: “Pensa veramente che la capitolazione o il negoziato funzionino meglio? Vi riuscite a immaginare George W. Bush o John Kerry dire lo stesso?”. Una dichiarazione, quella del presidente della Commissione, che non è sfuggita al Washington Post, che sottolinea che nel caso tali sentimenti prevalessero, gli Stati Uniti non avrebbero alternative all’unilateralismo. Robert Kagan, direttore del Leadership Project del Carnegie Endowment for International Peace, sempre sulle pagine del Washington Post, commenta che apparentemente Prodi sembra accettare la logica di al Qaida. Un’altra forma di arrendevolezza, “appeasement” appunto.
    “La spiacevole realtà – continua Kagan –è che un significativo numero di elettori spagnoli sembra aver risposto agli attacchi di Madrid esattamente come al Qaida avrebbe sperato. Se altri europei decidessero che gli spagnoli hanno ragione, concludendo che la via più sicura negli affari internazionali è il dissociarsi dagli Stati Uniti, allora il patto atlantico verrebbe meno”. “E’ il momento di salvare un’alleanza”, titola infatti il pezzo. Uno degli editoriali del New York Times si dissocia però dall’idea che insieme ai socialisti, in Spagna avrebbero vinto anche i terroristi. Il voto “è avvenuto in una democrazia sana, in cui un cambio di governo è semplicemente questo, e non una trasformazione nel carattere nazionale”. Toni che non si sposano con quelli usati da Brooks e da Edward Luttwak, del Centro di studi strategici e internazionali di Washington, che sempre sul NYTimes taglia corto: “Gli elettori spagnoli hanno permesso a una piccola banda di terroristi di dettare l’esito delle loro elezioni nazionali. Non è così che le democrazie devono reagire quando sono attaccate da fanatici”. Luttwak mette in guardia dall’effetto domino: avendo i terroristi visto cosa le bombe possono fare, mettere fuori gioco in 72 ore un governo, tutti i paesi risultano più vulnerabili. “La debolezza invita altri attacchi”. Ora i terroristi possono essere certi di avere i mezzi di met-tere e togliere governi a loro piacimento. “I terroristi concluderanno che, con un investimento di solo una dozzina di zaini bomba, è stato possibile mettere in rotta una potenza – si legge in un editoriale del Wall Street Journal – L’illusione che sia possibile conseguire la pace con l’arrendevolezza e la neutralità è sempre potente in ogni guerra”, sottolinea il WSJ, ricordando che gli inglesi preferirono Chamberlain a Churchill alla fine degli anni 30, mentre in milioni marciarono in Europa nel 1982 contro il dispiegamento di testate nucleari ordinato da Reagan come deterrente contro l’Unione Sovietica. “Aznar è in buona compagnia storica”. Si potrebbe parlare di teoria dell’“appeasement”, o per lo meno, “appeasement” è la parola che ritorna in molta stampa internazionale quando si parla dell’esito delle elezioni spagnole. La vittoria dei socialisti è vista da molti europei come “un precedente che offre ad al Qaida o a gruppi simili l’idea che possono cambiare il processo democratico con bombe e assassini”, scrive sull’Herald Tribune John Vinocur, che fa parlare un conservatore, ex membro del Parlamento spagnolo, Pedro Schwartz: “Si tratta di arrendevolezza”.
    In ambito neocon, Christopher Caldwell, sul Weekly Standard, non vuole sentir parlare di “problema spagnolo”. “E’ il problema di tutte le Repubbliche civili e democratiche e delle monarchie costituzioanli del mondo”, e ricorda le parole del presidente del Parlamento europeo, Pat Cox, che ha definito gli attacchi di Madrid “una dichiarazione di guerra alla democrazia”, affermazione che ricorda un titolo del Figaro, “La quarta guerra mondiale”, un articolo di Jean d’Ormesson, dell’Académie française. Nella sua rassegna della stampa europea su National Review, Denis Boyles scrive che “gli elettori spagnoli sono andati a votare per scusarsi delle azioni del proprio governo. Non c’era nessun’altra questione ai voti”. Interessante il paragone di David Frum, sempre su National Review:
    l’11 marzo di Madrid è servito ai terroristi a far uscire dalla guerra la Spagna, esattamente come avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni dei giapponesi, l’attacco a Pearl Harbour nel 1941, che avrebbe dovuto piegare l’America convincendola al ritiro. “Il terrorismo ha vinto un’imponente battaglia – scrive Frum – La lezione: il terrorismo può funzionare. Previsione: quindi bisogna aspettarsi altri colpi”. Tra le analisi più dure sulla Spagna che ha scelto i socialisti, quella di Mark Steyn, sul Daily Telegraph, “Gli spagnoli hanno disonorato i loro morti”, è il titolo. “‘Quando le persone vedono un cavallo forte e uno debole, naturalmente naturalmente prendono quello forte’. Diceva così Osama bin Laden nella sua apparizione in un filmato di due anni e mezzo fa. Ma persino l’Osama degli ultimi tempi potrebbe essersi stupito nel vedere il popolo spagnolo, invitato a scegliere tra un cavallo forte e uno debole, optare per rendere le proprie elezioni un’autocastrazione”. Steyn scrive che, essendosi lasciati influenzare dagli attentati, gli spagnoli hanno trasformato la giornata di domenica in una vittoria dell’arrendevolezza e hanno disonorato i propri morti. “Ci sono cavalli forti e cavalli deboli, ora l’Europa occidentale sembra un cavallo morto”, conclude.

    Israele docet
    Anche Israele mette in guardia: si è entrati in guerra, una guerra mondiale. L’Europa non si è resa conto (non vuole rendersi conto?) che il terrorismo è un nemico vero ed è sbarcato nel suo territorio. Anche Israele ci ha messo del tempo ad accorgersi che il terrorismo palestinese era una minaccia vera per la sicurezza interna, scrive il Jerusalem Post, l’Europa non deve fare lo stesso errore. “Ora alcuni spagnoli potrebbero dire che se la Spagna non fosse andata in Iraq, non sarebbe stata attaccata. Non possiamo far altro che implorare la Spagna di evitare questo tipo di ragionamento; siamo passati attraverso tutto questo e possiamo dire che la Spagna è stata presa come obiettivo non per quello che ha fatto o non ha fatto, ma per quello che è, un paese che abbraccia e offre tutte quelle libertà che i fondamentalisti islamici detestano”.

    Rolla Scolari su il Foglio di mercoledì 17 marzo

    saluti

  2. #2
    Padania libera dai padioti
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    Insomma Mustang sembra sempre più chiarirsi l'obiettivo reale dell'attentato di Madrid.

    Costringere l'Europa a un riavvicinamento con gli USA per seguirli nella loro delirante politica di aggressione che ha come risultato finale quello di rendere ancora più dipendenti gli europei dal loro ombrello militare e politico.

  3. #3
    Arrivederci a Tutti!
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    Non è così.Avere una Politica Filo-Americana o Anti-Americana dovrebbe essere il risultato di un ragionamento fatto in un momento di tranquillità,non in un momento di isteria collettiva (peraltro giustificata) come è successo in Spagna e come sta succedendo in tutta Europa.Lo Spirito di Monaco si sta trasformando nello "spirito di Madrid"...speriamo di no.

 

 

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