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  1. #1
    Ospite

    Predefinito Un Iraq che stà lentamente cambiando verso la democrazia grazie alla nostra presenza

    Da domenica 21 marzo una delegazione radicale si trova a Nassiriya

    Volantinaggi di villaggio in villaggio per annunciare le prossime elezioni


    Uno dei problemi più gravi è il sequestro di bambini a scopo di estorsione. Cruciali le elezioni previste entro gennaio 2005

    Alla conferenza intergovernativa di Sana’a, nello Yemen, organizzata nel gennaio scorso dall’associazione «Non c’è pace senza giustizia», i ministri iracheni invitarono Emma Bonino a Bagdad. Domenica 21 marzo una delegazione radicale di eurodeputati - la stessa Bonino, Marco Cappato e Gianfranco Dell’Alba - è giunta in Iraq per una visita di tre giorni. Dopo Nassiriya, seconda tappa a Bagdad.





    Emma Bonino alla base di Nassiriya
    La giornata comincia con l'incontro con il team dei cooperanti civili del «Research triangle institute», che opera a Nassiriya alle dirette dipendenze di Barbara Contini, responsabile della «Coalition provisional Authority per la regione». Il capo è un'altra donna, la belga Caroline Roufosse, coraggiosa e determinata. Caroline e la sua squadra ci parlano della questione della sicurezza, legata alla criminalità comune, al terrorismo e al suo finanziamento. Uno dei problemi più gravi è il sequestro di bambini a scopo di estorsione. Le elezioni nazionali, previste entro gennaio 2005, saranno cruciali. La Roufosse sottolinea l'importanza del lavoro capillare nei piccoli centri e nei villaggi, che ha reso e renderà possibile l'elezione di rappresentanti locali. Potrebbero essere proprio loro, gli eletti locali riuniti in assemblea, a nominare il nuovo governo.

    Legittimità e autorevolezza della rappresentanza politica: da qui si deve partire per affrontare la disoccupazione. In un Paese nel quale vi sono province come Nassiriya dove il 60% della popolazione è senza istruzione, i cittadini vengono coinvolti con contatti diretti - come fanno gli italiani distribuendo volantini villaggio per villaggio - o tramite radio e tv, come fanno i giapponesi. Il governo di Tokio ha acquistato spazi televisivi sui due più importanti canali satellitari in lingua araba, Al Jazira e Al Arabja, per spiegare agli iracheni il senso della presenza giapponese, soprattutto dopo l’offerta di altri 260 milioni di dollari in aiuti umanitari. La partenza per Bagdad avviene di nuovo da Kuwait City. Viaggiamo con un aereo delle forze aeree britanniche con funzionari governativi, tecnici ed esperti di organizzazioni non governative, e un plotone di soldati malesi un po' spaesati. Sorvoliamo l'Iraq senza intoppi, all'arrivo a Bagdad siamo accolti dall'ambasciatore italiano Gianludovico de Martino. Sulla strada incrociamo marines che fanno jogging con il mitra a tracolla e palazzi faraonici di Saddam semidistrutti. Giunti al check-point, il piantone dopo averci controllato i documenti ci dice: Smile, guys, you're in Bagdad.

    Sorridiamo, infatti. Il primo incontro a Bagdad è con il governatore Paul Bremer, che sul suo tavolo ha piazzato una scritta: «Il successo ha mille padri». Bremer ci elenca le cifre dei progressi ottenuti dalla caduta di Saddam: oltre 200 giornali e 180 partiti politici formati, ma soprattutto una Costituzione «rivoluzionaria per il mondo musulmano, da Casablanca a Kuala Lumpur». Sotto l'aspetto economico, la disoccupazione è calata del 60% rispetto alla situazione pre-bellica, il reddito pro-capite è aumentato del 33% e il prodotto interno lordo del 60%: il vero problema, con l'iniezione di 18 miliardi di dollari nei prossimi 15 mesi, non sarà dunque la crescita quanto piuttosto l'inflazione.
    C’è molta attenzione allo sviluppo della vita democratica, per il quale sono stati stanziati oltre 500 milioni di dollari. Certo Bremer non si nasconde le difficoltà: sarà molto difficile non solo gestire il processo di transizione ma anche creare i necessari pesi e contrappesi nel futuro assetto istituzionale. Bremer ha auspicato un maggiore coinvolgimento della comunità internazionale e ritiene utile una nuova risoluzione delle Nazioni Unite, soprattutto come presa d'atto politica delle scadenze istituzionali ed elettorali stabilite nella Costituzione provvisoria. Proprio quello che, a fine giornata, con una dichiarazione di fuoco, l’ayatollah Al Sistani ha durissimamente respinto: «Se le Nazioni Unite servono a legittimare questa Costituzione, è meglio che non vengano».

  2. #2
    Socialismo e Nazione
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    L'invasione dell'Iraq è illegittima, le conseguenze disastrose sia per gli Iracheni che per tutti i cittadini dei Paesi che hanno appoggiato la scellerata politica degli usa.
    Il resto sono favolette e ormai non ci crede più nessuno.

  3. #3
    con decision la patria vencera
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    Predefinito

    L'Iraq sta cambiando verso la democrazia?????????
    http://img281.imageshack.us/img281/6194/image0063yw.jpg

  4. #4
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    Questi criminali che hanno sostenuto - anche soltanto con il loro tifo stupido - la guerra di aggressione degli USA in Iraq, oggi vengono pure a propinarci le loro bugie da missionari ipocriti. E' proprio vero che non c'è un limite all'abiezione e al disonore!

  5. #5
    Israele= Paese terrorista
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    I radicali sono i migliori quandor accontano le barzellette perche' credono (sono gli unici) a quello che dicono.
    La signora bionica (bonino) era anche andata in Kosovo qualche anno fa a dire le stesse cose risultato:
    Guerra in Kossovo:
    20.000 morti
    Milioni di persone senza casa
    senza scuola
    senza ospedali
    milioni di dollari psesi per la distruzione in tasca agli USA
    Gierra in Afganistan
    18.000 morti
    Poverta' ancora piu' lata
    Popolo ridotto alla fame
    paese allo sbaraglio
    milioni di dollari per la distruzione in tasca agli USA
    Guerra in Iraq
    12.000 morti
    distrutte citta' intere
    saccheggiato ospedali
    paese in mano al terrorismo e agli invasori
    milioni di dollari in tasca agli USA

    e c'e' che ancor oggi crede alle favole dell'america che libera i paesi per esportare democrazia.

    I RADICALI, CHI LI CONOSCE LI EVITA.

  6. #6
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    Le baggianate della Bonino e dei radicali sono impagabili...poveri iracheni oltre gli occupanti si devono ciucciare pure sti similmissionari battisti dei radicali che fanno campagna elettorale sulle disgrazie altrui.Truppe e radicali fuori dall'Iraq.

  7. #7
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    I radicali erano altri esportatori di democrazia, vedevano un'esilio volontario di Saddam Hussein che la smettano d'insultarci con queste cazzate e magari si dedichino alla liberalizzazione della droga che è la cosa più sensata che ho sentito dei loro peogrammi.

  8. #8
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    Ma una volta non esisteva l'autodeterminazione dei popoli?
    Ora dobbiamo andare noi ad autodeterminarli?

  9. #9
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    Quello che è successo in iraq è solo questo:

    Ci si è andati dicendo solo bugie

    Si è arrivati dicendo solo bugie

    Si è instaurata una democrazia imposta e pilotata tant'è che ad un anno dalla fine della guerra "ufficiale" le truppe USA non ne vogliono sapere di sloggiare e lasciare tutto in mano agli iracheni (potrebbero quanto meno sloggiare dalle stanze del potere e restare solo come forza di polizia, ma anche in questo caso illegalmente).

    Quello che sta succedendo, è successo e succederà in IRAQ è stato, è e sarà una cosa IMPOSTA dagli usa al resto del mondo e all'iraq stesso. Per quanto mi riguarda possono pure farlo diventare un giardino dell'eden, ma finchè sarà un giardino imposto, sarà un giardino su cui defecare.
    ..Perchè i giudici invece di applicare la legge la interpretano

  10. #10
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    Riporto un ANSA del Marzo 2003 (preguerra) per comprendere meglio il "grande avvento della democrazia"

    Toh, gli italiani sono andati a Nassiriya, tra 444.000 kmq proprio la' dovevamo andare, ma si sà, il petrolio non c'entra niente...
    Ihihihih.....

    Poi guarda un po' erano quasi tutte sotto controllo francese e russo e gli angloamericani non c'erano proprio...ehhh bisognava portare la democrazia.....

    Iraq: la mappa del petrolio, forte Total, fuori USA e GB
    Ansa 22 marzo 2003 ore 15:10

    ROMA - Riserve di petrolio certe e probabili per 130 miliardi di barili, che mettono l'Iraq al terzo posto per importanza dopo quelle di Arabia Saudita e Russia. Una ricchezza dalla quale sono, per ora, escluse le grandi compagnie anglo-americane e che vede, invece, tra quelle meglio piazzate, la franco-belga Totalfinaelf. Ma, ovviamente, la guerra potrebbe cambiare questa situazione. L'Eni e' in tratattive, insieme alla spagnola Repsol, per il giacimento di Nassiriya. A fare la mappatura del petrolio iracheno e' uno studio del Royal Institute of International Affairs, pubblicato dalla Staffetta petrolifera.
    Secondo lo studio, che sara' presentato ufficialmente al Rome Energy Meeting di giovedi' 27 marzo, l'anno scorso l'Iraq ha estratto 2,5 milioni di barili di petrolio, il 2% della produzione mondiale. Ma questa quota potrebbe raddoppiare e arrivare in 5-10 anni fino al 6-7% una volta eliminate le sanzioni Onu e a condizione che si riuscisse a fare investimenti per piu' di 20 miliardi di dollari.
    Totalfinaelf e' una delle compagnie piu' attive nel paese e ha firmato con Baghdad accordi preliminari per lo sfruttamento di giacimenti per un totale 10 miliardi di barili, in grado di raddoppiare le riserve a disposizione del gruppo. Presente la Russia, ma le sue societa' hanno avuto problemi, come e' successo alla Lukoil, per la cooperazione energetica con gli Usa. Piu' avvantaggiate le compagnie giapponesi e di paesi come Cina, Vietnam, Turchia e Siria. Per quanto riguarda l'Italia lo studio cita il giacimento di Nassiriya per il quale ha avviato negoziati insieme alla spagnola Repsol.
    Ecco la mappatura degli accordi e dei contratti in atto o che le diverse compagnie stanno negoziando per i giacimenti iracheni, con le riserve di ciascuno in miliardi di barili:

    GIACIMENTO RISERVE COMPAGNIA
    Majnoon 10-30 Totalfinaelf
    West Qurna Phase II 15 Lukoil/Zarubezhneft
    Mashinoimport
    Nahr Bin Omar 6 Totalfinaelf
    Nassiriya 1,9 ENI/Repsol
    Halfaya 2,5-4,6 Bhp,Cnpc,South Korean
    Korean Consortium
    Ratawi 1-3,1 Shell/Nexen/Petronas
    Crescent
    Suba-Luhais 2,2 Mashinoimport/Salvneft
    Tuba 0,1-1,5 Ongc/Sonatrach/Reliance
    Pertamina
    Gharaf 1 Tpao/Japex
    Khurmala 1 Stroyexport/Bow Canada
    Rafidain 0,3-0,68
    Al-Ahdab 0,2 Cnpc
    Amara 0,2-0,48 PetroVietnam
    West Qurna Phase 1 0,4 Zarubezneft
    West Qurna Ds6 0,2 Bashneft
    Western Desert Bloc 3 2 Pertamina
    South Rumalia Mishrif 0,4 Tatneft
    North Rumalia Mishrif 0,4 Mashinoimport
    Hemrin 0,2 Stroyexport/Bow Canada
    Zubair Mishrif 0,2 compagnie locali.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




 

 
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