da IL CORRIERE DELLA SERA - edizione del 16\12\2007
articolo di Emilia Costantini
ROMA — 19 luglio 1943. Pochi minuti dopo le 11, quattro gruppi di B17 e cinque gruppi di B24 bombardano lo scalo ferroviario di San Lorenzo. Tra gli edifici che crollano sotto le bombe degli Alleati, c'è un palazzo popolare dove vive un commissario di polizia (interpretato da Michele Placido) e dove è stato appena scoperto il cadavere di una giovane prostituta. Parte l'indagine dell'investigatore che, parallelamente, intraprende un doloroso viaggio attraverso l'Italia allo sbaraglio, dove la guerra civile mieterà anche molte vittime innocenti.
Sono alcune scene del film ispirato a Il sangue dei vinti, libro-inchiesta di Giampaolo Pansa, in cui si dà voce agli sconfitti, raccontando le vendette dei partigiani contro i fascisti o considerati tali; un caso letterario che, sin dalla sua pubblicazione nel 2003, ha venduto migliaia di copie, suscitato altrettante polemiche e critiche di revisionismo. Prodotto da Alessandro Fracassi (Media One Spa) per Rai Fiction e diretto da Michele Soavi, sarà prima proposto nelle sale, nella prossima primavera, poi trasmesso su Raiuno in due puntate nel 2009.
Nove milioni di euro d'investimento e quattro anni e mezzo di travagliata gestazione: un film difficile, che in molti si sono rifiutati di fare. Racconta Fracassi: «Appena ho letto il libro, sono stato folgorato dalla visione inedita proposta dall'autore sui tragici fatti avvenuti tra la fine del regime fascista e la liberazione: mostra l'altra faccia della medaglia e ci fa capire da dove veniamo. Ho subito comprato i diritti, ma da quel momento è iniziato un calvario, ostruzionismi di ogni genere ». Basti ricordare la prima reazione di Sandro Curzi (all'epoca presidente reggente della Rai e tuttora consigliere): «Una fiction dal libro di Pansa? Allora è meglio da Bocca».
Riprende il produttore: «Lo stesso Pansa non voleva scrivere il soggetto, perché non è il suo mestiere, e mi avvertì: "In che guai ti sei andato a cacciare!". Infatti, è stato complicato allestire il cast: alcuni attori e registi si sono tirati indietro e ancora non ho trovato un distributore per le sale... una sorta di censura preventiva».
Conferma Placido, nel ruolo del commissario Dogliani: «Uno dei colleghi che hanno rifiutato di partecipare è stato Carlo Cecchi. Mi disse: "Non condivido il libro ideologicamente". Rispetto questa posizione: c'è gente che è stata educata a interpretare la storia in una certa direzione. Ma io, che da sempre voto a sinistra, sono contento di mostrare al pubblico un'angolatura, un punto di vista diverso: se un comunista, in passato, si è comportato come un nazista, è un nazista. Pansa ha avuto il coraggio di mettersi in discussione e di smuovere le coscienze. Io, forse, ho avuto più coraggio di altri colleghi ad accettare il ruolo, anche se — aggiunge — quando ho dovuto indossare la camicia nera ho avuto un moto di ripulsa».
Liberamente ispirato al bestseller, è stato complesso anche scrivere il copione: la trama, infatti, è molto diversa da quella originale. Spiegano gli sceneggiatori Massimo Sebastiani e Dardano Sacchetti: «Il primo problema era di adattare un libro storico alle ragioni di un racconto filmico. Non potevamo restare aderenti solo alla cronaca degli eventi accaduti dopo il 25 aprile 1945, così come sono puntigliosamente riportati nell'indagine di Pansa. Dovevamo costruire una storia adatta al grande pubblico, restando fedeli però allo spirito dell'autore ».
Dunque nella versione cinematografica Il sangue dei vinti è anche un giallo.
«Per questo abbiamo inventato il personaggio di Dogliani, un onesto servitore dello Stato, un investigatore che, sullo sfondo di un Paese dilaniato dalla guerra civile, intreccia l'indagine poliziesca alla sua tragedia personale: vedrà morire i suoi due fratelli su opposte fazioni, Ettore partigiano, Lucia repubblichina, senza poterli salvare e, alla fine, senza nemmeno poter dare degna sepoltura a Lucia, morta per la "causa sbagliata"».
Sottolinea Placido: «Il tema centrale del libro e del film è proprio quello dell'"Antigone" di Sofocle: perché due fratelli non possono essere sepolti con la stessa dignità, anche se di fazioni opposte? Non si possono discriminare anche i morti. Dopo 60 anni, sarebbe ora di chiudere le ferite, seppellire i morti e pensare al futuro. Ha fatto revisionismo persino la Chiesa cattolica, ammettendo gli errori commessi. Perché non può farlo la "chiesa" comunista?».
Numerose le location e un cast prezioso: tra gli altri, Alessandro Preziosi interpreta Ettore Dogliani, fratello del commissario, che sacrificherà la vita nella lotta partigiana. Barbora Bobulova è la donna al centro dell'intrigo thriller, ruoli importanti anche per Stefano Dionisi, Alina Nedelea, Giovanna Ralli e Philippe Leroy.
Dopo aver girato la maggior parte delle scene in Piemonte, ora il set è a Roma, in una fabbrica in disuso sulla via Prenestina, dove è ambientato il bombardamento di San Lorenzo. Un set condizionato anche dalle polemiche che ci sono state e da quelle che potrebbe ancora sollevare.
Ammettono gli sceneggiatori: «Abbiamo calibrato ogni battuta, perché non apparisse di destra o di sinistra». Aggiunge il regista: «Ho cercato di non farmi contaminare dalle polemiche e di essere credibile».
Conclude Placido: «Per essere equidistante, ho misurato ogni gesto: non devo piacere né agli uni né agli altri, ma solo al personaggio. E non credo che da questo film uscirò fascista”.




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