Legambiente e Arcicaccia denunciano: «Con la nuova legge mano libera ai cacciatori». Al via una campagna
Stagione venatoria più lunga di due mesi, libertà per i cacciatori di sparare dove vogliono - aree protette comprese -, depenalizzazione dei reati legati al bracconaggio. In vista delle elezioni la maggioranza si prepara a pagare il suo conto alla lobby dei cacciatori con un disegno di legge che rappresenta una vera deregulation del settore. E il testo in discussione è talmente permissivo da far gridare allo scandalo la stessa Arcicaccia che ieri, insieme a Legambiente, ha lanciato una campagna per fermarlo. Per le due associazioni si tratta di una legge «scellerata», contro la quale chiedono un'adesione di massa all'appello «Una firma per fermare la barbarie venatoria» già sottoscritto dai segretari generali della Cgil e della Cisl Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta, oltre che da Dario Fo, Franca Rame, Giobbe Covatta, Edoardo Bennato, Lella Costa e da un centinaio di altri personaggi pubblici. Più che un testo di legge, quello in discussione alla commissione Agricoltura della camera è un vero e proprio blitz. Solo tre settimane fa, infatti, il consiglio dei ministri aveva respinto la riforma della caccia presentata dal ministro Alemanno nella quale erano già contenuti molti degli articoli in discussione oggi. Una decisione che allora era stata considerata una vittoria dagli ambientalisti, alcuni dei quali forse pensavano di averla spuntata. Il tempo di riorganizzare le fila, invece, e la maggioranza è tornata all'attacco con un disegno di legge che riunisce gli 11 presentati alla camera e pronto per essere ulteriormente peggiorato con nuovi emendamenti. «C'è il tentativo della maggioranza di fare rientrare dalla finestra quella revisione fortemente peggiorativa della normativa sulla caccia che era entrata dalla porta con il ddl del ministero dell'agricoltura. Chi pensava che l'affare fosse chiuso, si sbagliava», ha detto ieri il presidente di Legambiente Roberto Della Seta.
Va detto che quello presentato al comitato ristretto dal relatore della legge, il nazionalalleato Onnis, rappresenta già molto bene la filosofia ambientalista del governo. I provvedimento allunga infatti la stagione venatoria, consentendo la caccia da agosto a settembre (oggi è consentita da settembre a gennaio) e aumentando il numero di specie alle quali sarà consentito sparare, passando dalle attuali 49 a 62, perdipiù senza alcuna base scientifica. Tra le «new entry», denunciano Legambiente e Arcicaccia, tre specie di oche (selvatica, granaiola e lombardella), la tortora dal collare e il chiurlo, uccello «molto simile al chiurlottello, specie - avverte Legambiente - in assoluto più minacciata di estinzione in Europa».
La caccia sarà inoltre consentita lungo le rotte migratorie, mentre è prevista una drastica riduzione delle in cui sarà vietato sparare: oggi la legge prevede una porzione pari al 25/30% del territorio, destinata a calare al 20/25% calcolata, perdipiù, considerando anche le aree urbanizzate. Tra gli articoli più discussi c'è, infine, la depenalizzazione dei reati di bracconaggio e la possibilità di cacciare nelle aree protette. Se la legge dovesse passare, sparare nei parchi non sarà più considerato un reato penale, ma comporterà una semplice multa. «Se un cacciatore sparerà a un cinghiale - dicono Arcicaccia e Legambiente - non rischierà più il carcere ma se la caverà con un'ammenda. Quanti saranno a pensare che il gioco vale la candela?».
La corsa per fermare a legge è cominciata, ma i tempi sono stretti. La maggioranza punta infatti alla sua approvazione in modo da poterla sfruttare durante la campagna elettorale. Da parte sua il centrosinistra dovrebbe votare contro il provvedimento, come assicurato anche ieri sera da Luca Marcora, capogruppo della Margherita in commissione Agricoltura. Il condizionale però è d'obbligo. Nonostante la posizione assunta da Arcicaccia, l'argomento è infatti di quelli che, nei collegi elettorali, hanno il loro peso.
C.L.
Il Manifesto 25.03.04




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