VOBARNO - Le trasformazioni in atto nella società umana internazionale hanno portato i loro effetti anche nella nostra realtà locale. Movimenti migratori di popoli soprattutto dal Terzo Mondo verso il cosiddetto "Paradiso occidentale", nel miraggio di un oggettivo miglioramento delle qualità di vita a livello economico, ma anche sociale e di diritti civili ha coinvolto anche la penisola italica e in un certo senso cambiato la "facies" umana della nostra provincia.
Così abbiamo assistito e assistiamo tuttora all'impoverirsi ogni giorno di più di quegli elementi che sono alla base del concetto di "autoidentificazione" e di "autodeterminazione", come il dialetto o Lingua Madre, gli usi e costumi che affondano le radici nella nostra componente antica soprattutto preindoeuropea, celtica e longobarda, lo stesso senso di appartenenza etnica sociale nazionale, storica ed emotiva. Ogni giorno di più s'indeboliscono le peculiarità che contraddistinguono storicamente le nostre genti sotto l'incessante fuoco nemico della massificazione culturale operata dai mass media, della cultura centralista che omogenizza e appiattisce. Ogni giorno di più assistiamo alla crudele messa in opera da parte delle componenti politiche a noi avverse, della disintegrazione della nostra brescianità pure nelle nostre più recondite aspirazioni religiose e di appartenenza mistica attraverso i vari attentati all'ostentazione di quel simbolo, qual è il crocefisso, che trascende i valori di significato religioso per assurgere ad una valenza di espressione ineluttabile del connubio Occidente-Cristianesimo.
Ogni giorno di più assistiamo all'avanzare subdolo ed impercettibile del disagio prodotto dallo scontro-confronto con la realtà monista-integralista islamica, così carica di significati di alienazione e di smarrimento per la nostra coscienza identitaria.
Ogni giorno di più assistiamo al disagio diffuso prodotto dal senso di sfiducia e dal terrore che avvolgono gli ultimi accadimenti internazionali in tema di terrorismo di matrice fondamentalista islamica. Siamo consapevoli che il mondo non può arrestarsi e che meccanismi innescati già da lungo tempo in senso di dinamica globalizzatrice non possono essere fermati o affrontati in maniera repentina. Ne d'altronde anacronistici quanto grossolani tentativi di arginare questi fenomeni non possono far altro che innescare un accentuarsi sterile della tensione sociale. Noi riteniamo che la metodica privilegiata per una sana riappropriazione del proprio tessuto territoriale culturale e umano sia l'attuazione di un programma di diffusione di elementi culturali ad ampio spettro, concernenti lo studio e la diffusione della conoscenza del dialetto con le sue valenze evocative autoidentificative e storico-scientifiche.
Desideriamo portare pure l'attenzione con un programma articolato di futuri interventi pubblici, sugli elementi storici che più hanno contribuito a caratterizzare in maniera ineluttabile e peculiare l'essenza stessa della nostra identità di popolo: la cultura delle genti del Neolitico, quella lepontica e gallica, l'intrecciarsi variegato e complesso di popoli appartenenti a stirpi diverse ma interagenti in maniera fruttuosa e perlopiù pacifica sui nostri territori come Reti, Liguri, Paleoveneti e Galli. In tal senso abbiamo la fortuna di avere sul nostro territorio associazioni culturali che da tempo operano in tal settore e con le quali una collaborazione dovrebbe senz'altro dare un esito positivo. Siamo consapevoli che per una maggiore motivazione e coinvolgimento personale nel senso della difesa dei nostri valori sia imprescindibile la presa di coscienza storica, linguistica e umana delle nostre eredità padano-alpine.
Tutto questo soprattutto attraverso il coinvolgimento dei rappresentanti più giovani ai quali vogliamo rivolgerci con particolare attenzione attraverso un variegato programma di integrazioni e di complemento alle attività scolastiche "ufficiali", prevedendo una serie di eventi come visite a parchi naturalistici delle nostre zone, musei storici imperniati sulla cultura delle nostre genti antiche e l'interazione degli stessi giovani con la concretizzazione di un opera in progetto sul territorio concernente un parco di rievocazione storica. Pure lo studio della toponomastica locale dovrebbe per forza rientrare nell'ambito di tale programma poiché, come affermavano i nostri antenati Celti, nel nome di una cosa c'è l'anima stessa della cosa, quindi l'espressione più profonda, evocativa e metarazionale che ci vincola al territorio.
Gli ultimi attacchi terroristici di matrice islamica hanno fatto riflettere l'opinione pubblica sull'importanza della conoscenza del mondo islamico in toto, ed è diffuso il senso di smarrimento di fronte a un mondo così ricco di elementi contrastanti ma soprattutto carichi d'un significato così lontano dalle nostre sensibilità. Crediamo quindi che non sia né sterile né tanto meno lontano dalla realtà il nostro intento di creare un'organismo, anche se a portata locale, che persegua uno studio di questa realtà su vari fronti come quello riguardante la lingua scritta e orale, la struttura a livello semantico, religioso e storico del Corano come opera che in sé riunisce in un mondo monastico tutte le peculiarità religiose, sociali, storiche della componente umana che lo ha elaborato. Il nostro come intervento senza fini nè di avvicinamento né di stigmatizzazione nei confronti di questa realtà, ma semplicemente come espressione imprescindibile della nostra volontà di non rimanere passivi e inconsapevoli di fronte alla portata di significativi storici ed umani che l'Islam rappresenta.
Franco Liloni, presidente Associazione Quercia Celtica e Giuseppe Ferrari, candidato sindaco al Comune di Vobarno




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