PROBLEMI DI LIBERTÀ PER GLI ABITANTI DELLA UE (il Manifesto)
Articolo pubblicato a pag.9 de Il Manifesto, 26 marzo 2004

INTERVISTA: Marco Cappato segnala i rischi di «deriva antidemocratica» nella «lotta al terrorismo» dell'Unione

Marco Cappato è eurodeputato radicale. Da Bruxelles ha ingaggiato la battaglia contro il passaggio dei dati dei passeggeri europei alle autorità di polizia statunitense. La sua è una posizione da liberale classico, che lo rende attento, e molto preoccupato per la deriva antidemocratica che prende l'Unione europea quando parla di lotta al terrorismo.

Con l'11 marzo è tornato l'incubo terrorismo. L'Unione europea reagisce come dopo l'11 settembre, comprimendo i diritti.
L'impostazione si conferma essere quella di una preoccupazione, peraltro doverosa, di rafforzamento delle capacità di lotta al terrorismo ma affiancata al più totale disinteresse per gli elementi di controllo democratico e giurisdizionale, necessari, basilari in questo processo. Non si può dire sempre e solo no, il problema del terrorismo è serio, ma l'azione europea trascura del tutto l'elemento dello stato di diritto, della democrazia, del controllo parlamentare. L'intelligence europea deve essere bilanciata da contropoteri e garanzie. La lentezza di reazione al terrorismo, anche in termini istituzionali, è precisa responsabilità di chi si ostina a proporre soluzioni che prescindono da qualsiasi dato di controllo democratico e da garanzie precise. Come su Europol e su Eurojust (gli organi della Ue di coordinamento delle polizie e dell'attività giudiziaria dei 15, lanciata dopo l'11 settembre, ndr), anche la cooperazione dei servizi di intelligence sarà una cosa pasticciata e fatta a metà, per responsabilità di chi trascura l'elemento delle garanzie di controllo democratico.

Pare che il Regno unito sia contrario proprio per una scarsa fiducia nel trattamento dei dati da parte di altri paesi. Poi ci sono resistenze in diversi stati, come la Germania, che non vogliono prendere impegni concreti in tempi rapidi. La lotta al terrorismo preoccupa l'Europa, tutti si dicono determinati, ma poi non si procede.
E' successo anche con L'11 settembre. Da allora sono stati sbloccati un sacco di dossier che però vanno avanti al rallentatore. Il problema è se queste lentezze sono frutto della volontà di mantenere prerogative nazionali, oppure sono responsabilità di chi non ha il coraggio di compiere una strada alla luce del sole. E' anche il caso dei dati personali dei passeggeri aerei. Se vogliamo un controllo dei dati, la decisione non deve prenderla la polizia o uno stato terzo, come è il caso degli Usa. Ma su questo tema i 15 membri della ue non hanno imposto l'applicazione del diritto europeo, che impedisce il passaggio dei dati, e adesso viene fuori il perché: avevano l'intenzione di fare la stessa cosa. Salta fuori l'inganno, si disvela che anche loro mirano a utilizzare i dati commerciali a fini di sicurezza. E se si recepisce questo principio, allora sarà lo stesso per tutti gli altri dati commerciali, carte di credito, prenotazioni... Con l'intelligence europeo funziona nella stessa maniera. Se non si attua un controllo pari almeno a quello degli stati nazionali, allora il progetto diventa pericoloso.

In queste stesse ore si rilancia il discorso della Costituzione europea, si parla di quote di potere, di giochi al bilancino per le istituzioni ma non si affronta la questione delle garanzie democratiche, dei diritti. Un tema primario in un momento di emergenza.
La Costituzione europea è fallita proprio perché è stata impostata come una camera di compensazione e di arbitraggio tra istituzioni europee e stati nazionali, senza minimamente porsi il problema di una chiara attribuzione e divisione dei poteri tra esecutivo, legislativo e giudiziario, I parlamenti nazionali non sono in grado di controllare Europol ed Eurojust, il parlamento europeo nemmeno, non ne ha gli strumenti. Eppure ci vuole almeno un controllo di questo tipo, ma invece non si vuole affrontare la questione.

Il garante europeo?
Per ora ha solo la protezione dei dati sui lavoratori delle istituzioni comunitarie, ma non può far nulla per difendere i cittadini europei e non europei dalle nuove iniziative prese contro il terrorismo. In Italia il garante c'è, c'è l'autorità giudiziaria e c'è un parlamento. In Europa, in uno scenario istituzionale indefinito, dare i poteri a una singola persona, a un garante, non so neanche se sia una buona idea e se funzionerebbe. C'è poi il problema che nemmeno i garanti nazionali fanno rispettare la normativa europea.