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Discussione: Reazioni emotive....

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    Predefinito Reazioni emotive....

    ....a confronto

    Il voto ad personam della destra parlamentare contro Adriano Sofri mostra chiaramente il carattere cialtrone della coalizione che governa questo paese. I suoi partiti, la maggioranza dei suoi deputati, il suo leader Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile. Berlusconi aveva detto e scritto in coscienza, e si tratta della vita di un uomo e di un caso civile di evidente valore, che “sono maturi i tempi per la grazia a Sofri”. Da un anno e mezzo si è fatto prendere in giro da un manipolo di vecchi missini riciclati e dal capociurma delle tifoserie varesotte della Lega, e dopo avere ceduto a questi inflessibili garantisti, a questi combattenti strenui per la libertà e il diritto, ma solo in casa propria e a proprio vantaggio, dopo aver rinunciato a esercitare dignitosamente le sue prerogative di guida, ha pensato bene di dare lo squillo di tromba della ritirata: il Cav. non vuole grane prima delle elezioni, e la legge Boato vada a farsi fottere, e con la legge tutto, coscienza personale e ragionevolezza politica e civile di una soluzione umanitaria alla quale si frapponeva solo l’idiosincrasia per gli “intellettuali” del burocrate che fa le funzioni di Guardasigilli e di quattro mozzorecchi forcaioli. Noi sul caso Sofri non abbiamo mai fatto, da sedici anni a questa parte, cioè da un tempo in cui Berlusconi si occupava solo del Milan e delle sue tv, una battaglia ideologica o anche solo politica. Abbiamo detto quel che pensavamo nell’ordalia dei processi, abbiamo chinato il capo e messo la più rigorosa sordina al nostro convinto innocentismo di fronte ai verdetti finali, abbiamo chiesto un provvedimento di grazia per un prigioniero esemplare, che era stato un imputato esemplare dal punto di vista del funzionamento dello stato di diritto in una democrazia moderna. Ci è stato detto che avevamo ragione, che la nostra richiesta era condivisa, e alla fine che la soluzione Boato era “ragionevole”. Poi è stata tradita vergognosamente la parola data, e con un voto gaglioffo una legge che autorizzava il presidente della Repubblica a esercitare un potere che la Costituzione gli garantisce in via esclusiva è stata colpita e affondata per paura delle “pernacchie”, come ha detto Er Pecora, uno degli statisti della Casa delle libertà e della galera. Questo giornale è nato da un patto d’amicizia non servile con Berlusconi, ora dovrebbe chiudere all’istante, insieme con un’amicizia consumata. Essendo un giornale minimamente utile, andiamo avanti nella più assoluta libertà, senza più illusioni e senza rancori, finché la proprietà editoriale non deciderà di cacciarci. Poi ne faremo un altro, se possibile ancora più bello.

    Ferrara su il Foglio giovedì 18 marzo

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    A partire dal titolo, “Una destra cialtrona”, ho letto con grande piacere l’editoriale del Foglio cui aveva dato spunto l’abietta e miserabile votazione parlamentare contro la libertà e la dignità di Adriano Sofri. L’urlo di dolore e di rabbia del direttore di questo giornale lo apparenterei a una vera e propria “passione” dell’intellettuale filoberlusconiano, come di chi non ne potesse più dal sentirsi trafiggere mani e caviglie dai chiodi della delusione politica e morale. Uso il termine “intellettuale filoberlusconiano” nell’accezione e nella modulazione che meritano Ferrara e questo giornale, un’accezione talmente diversa da quella che si attaglia ai devoti alla Baget Bozzo, a quei giornalisti che per 24 ore al giorno non la smettono di ripetere quanto sia fulgida la Casa delle libertà e quanto siano ignobili i “comunisti”, o magari quegli intellettuali che scoprono le loro pulsioni di indipendenza e di autonomia dal Polo quando vengono interrotte le loro carriere politiche o televisive. Uso questo termine con la freddezza e il rispetto di uno che non ha votato la coalizione attualmente al governo, ma che non era certo sdegnato dalla sua vittoria: l’importante era vederla al lavoro, valutare i risultati di quel lavoro.
    La votazione parlamentare contro Sofri, una votazione dov’erano compatti quelli di An e i leghisti, ma dov’era enorme l’apporto di voti forzaitalioti, segnala bene l’identità di questa maggioranza, il punto di nullismo morale e politico cui è arrivata. Mi auguro che per Ferrara e i suoi collaboratori tutto questo valga come una goccia che fa traboccare il vaso. Stavo per dire come la fine di un giuramento. E difatti Ferrara annuncia provocatoriamente che farà un altro giornale, non più legato da una lealtà di fondo a Silvio Berlusconi e alla coalizione da lui guidata.
    Un giornale del genere nascesse, accorreremmo in tanti a leggerlo e a collaborarvi. Accorrerebbero gli intellettuali cui stava così stretta l’adiacenza politica al Polo com’è e come lavora, e che in nome di quell’adiacenza hanno ingoiato rospi uno dopo l’altro e il naso se lo tengono turato ben bene; accorrerebbero quelli che venivano dalla sinistra e non ne potevano più della sua retorica e delle sue contraddizioni, ma che non vogliono invecchiare nella necessità di trattare con rispetto un personaggio come il Guardasigilli, l’uomo dal cui ricatto politicante nasce la storia da cui siamo partiti; accorrerebbero quelli di noi che avevano fatto a cazzotti con i nostri compagni di gioventù degli anni 60, cui non perdonavamo la bolsaggine e l’ovvietà intellettuale a cominciare dalla snervante retorica “antifascista”, ma che non vogliono cadere dalla padella nella brace; accorrebbero i tanti che il sistema bipartitico costringe a scegliere tra una Cgil che s’è messa a rappresentare quasi unicamente il non lavoro e una Lega che vuole disossare la compagine morale e istituzionale del paese, a scegliere se sì o no dalla parte delle microfazioni che si vantano dell’essere ancora “comuniste” oppure dalla parte dei valentuomini cui il colore nero della camicia così a lungo indossata s’è come stinto sulla pelle. E’ inaudito che in occasione della votazione contro Sofri, qualcuno abbia usato – a giustificare il voto – il nome di Cesare Battisti, uno di quei dementi che continuano a raccontare i nostri “anni di piombo” come anni in cui erano legittime le ragioni di chi sparava ai magistrati e ai giornalisti. Inaudito che si paragoni alla libertà arrogante e sinora indisturbata di questo cialtroncello – coccolato da una stampa e da una gauche francesi come al solito così paurosamente analfabete dell’Italia reale – la libertà che viene negata a un personaggio come Adriano Sofri, uno che non si è mai sottratto alla cella che gli era stata comminata da sentenze certo definitive ma contrastate e drammaticissime. Uno che non si rende accattivante conclamando la sua autocritica, ma uno che l’autocritica l’ha fatta e in profondità. Coraggio, amici carissimi del Foglio, scioglietevi da un giuramento che non ha più nessuna ragion d’essere.

    Giampiero Mughini su il Foglio di venerdì 19 marzo

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Su numero del 19 marzo appare....

    ....questa lettera

    Signor direttore - Affido al suo giornale alcune riflessioni sul caso giudiziario di Adriano Sofri, condannato per il delitto Calabresi a ventidue anni di carcere, a ventotto anni dai fatti. Non ho niente da eccepire a un percorso processuale così tormentato (otto sentenze nell’arco di dodici anni). Non entro cioè nel merito delle decisioni dei giudici, e mi tengo per me valutazioni che hanno importanza solo per la mia coscienza di cittadino. Diverso è il discorso per la situazione umana e civile in cui ci troviamo alla fine della vicenda. Sofri ha esercitato per dodici anni, con molto rigore e nel rispetto sostanziale di sentimenti e opinioni a lui avversi, una difesa nella legge e nel pieno riconoscimento dello stato di diritto. E’ stata obiettivamente una testimonianza di pacificazione e di civiltà per una generazione di giovani usciti dalla crisi della fine degli anni Sessanta con molti equivoci in testa. E’ entrato in carcere per due volte con le sue gambe, pur considerando oltraggiosa l’accusa formulata contro di lui e dichiarandosi non colpevole. Dai suoi scritti e dal suo comportamento in generale si deduce, fuori da ogni pregiudizio contrario o favorevole, che la società non può attendersi dalla sua detenzione un qualunque beneficio in termini di rieducazione, e che la pena rischia di risultare soltanto afflittiva.
    Nel più assoluto rispetto per le valutazioni del capo dello Stato e per le prerogative specifiche del governo sotto il profilo istruttorio, e nella massima considerazione per i sentimenti esemplari della famiglia Calabresi (a me assai cara), credo in coscienza che sia matura una decisione favorevole alla grazia. Ci sono momenti in cui, del tutto a prescindere da valutazioni politiche o di parte, una piccola testimonianza può aiutare, almeno spero, la formazione di una volontà autonoma, e sovrana, nell’ambito di un caso molto controverso, che richiama per di più una forte attenzione internazionale.
    Con molta cordialità
    Silvio Berlusconi Roma, 8 novembre 2002

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Ecco come sarà il....

    ....Nuovo Foglio

    Battipaglia si cambia. Comunicazione del Direttore.
    Elenco di disposizioni di immediata attuazione ad uso interno. Attenersi incondizionatamente. Vale per sede centrale, inviati, redattori, co.co.co, rubrichisti et similia. F.to il Direttore.

    E’ fatto assoluto divieto di denigrare ulteriormente Antonio Tabucchi. A partire da oggi, l’autore di Tristano dovrà essere meritevolmente segnalato negli articoli del Foglio come
    “grandissimo scrittore”. Sono graditi sperticati elogi. Anche seriali.

    Battipaglia si cambia. L’Andrea’s Version, anche seguendo la giusta osservazione di Giorgio Bocca sull’Espresso oggi in edicola, dovrà da oggi fare a meno dello stucchevole “amor nostro”. Si dispone il trasferimento dell’epiteto “M.me Verdurin”. Il suddetto epiteto, a partire da oggi, verrà tolto a Furio Colombo per essere rivolto esclusivamente a Carlo Rossella. Questi, a partire da oggi, a sua volta non avrà più la titolarità della rubrica Alta Società in quarta pagina. E’ deciso che a partire da oggi la nota rubrica verrà affidata a Mario D’Urso, amico intimo di J. F. Kerry, ragione per cui il Foglio, a partire da oggi, sceglierà in quest’ultimo il proprio candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

    Battipaglia si cambia. Sostituzione immediata di
    “Agenda Mieli” con “Agenda Eugenio”, il settore più specificamente culturale del corpo redazionale in concerto con i più qualificati tra i collaboratori democratici è moralmente impegnato a confrontarsi con l’opera filosofico-letteraria del Fondatore.

    Battipaglia si cambia. Sono tassativamente vietate ironie su “Io” e la “Ruga sulla fronte”, vietati i controlli in libreria sull’effettiva vendita dei succitati libri: vende tantissimo.

    Battipaglia si cambia. A partire da oggi il Foglio è amico di Carlo De Benedetti ragione per cui non pubblicherà succedanee apparizioni di Franco Debenedetti che, oltrettutto, non stacca il “de” del cognome. A partire da oggi giornale cognato è solo la Repubblica (giornale cugino è l’Unità, obbligo di affettuosità giornalistica sarà d’uopo con l’Espresso). E’ fatto assoluto divieto di mostrare ironia e sufficienza sugli scoop di Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo anzi, a partire da oggi, il corpo redazionale è obbligato a seguire a ruota gli scoop dei suddetti reporter ragion per cui, a partire da oggi, è tassativamente proibito accodarsi alle fumose elucubrazioni di Lino Jannuzzi eccetto che per il piano Solo. A partire da oggi, anche il Foglio, dunque, accetta la tesi sul colpo di Stato, condivide in toto la metodologia del sospetto come anticamera della verità e perciò non ha altro casello che Gian Carlo Caselli.

    Battipaglia si cambia. Seguono a ruota le decisioni in merito a Enzo Biagi che, a partire da oggi, deve essere tassativamente considerato insuperato. Va da sé che è vietata la pubblicazione dei drogati dati d’ascolto del cosiddetto “Batti e Ribatti”. Seguono a ruota la decisioni in merito a Massimo D’Alema che, a partire da oggi, e senza facili ironie, deve essere tassativamente considerato statista. E’ vietata la pubblicazione del contratto di leasing della barca, meravigliosa manco a dirlo, giusto premio per un uomo che sa solcare i mari. Non ci si osi, dentro alla redazione, fare ironie sulle scarpe.

    Battipaglia si cambia. Va da sé che si dovranno fare paginate intere per celebrare l’intelligente magnificenza di quella grande opera culturale che è l’Auditorium di Roma, quello nuovo. E’ vietata qualsiasi cedevolezza verso il pur gentile Sandro Bondi, “Destra e Sinistra” non è un libro, ma solo una scusa per avere due mani con cui poi andare a rubare. Sono i soliti politici ladri e sono poche le cose che non cambiano per noi del Foglio, su Cesare Previti, per esempio, continueremo a dire le stesse cose di sempre: che è un pericoloso soggetto, anzi, un mostro. F.to il Direttore.....de il Foglio di sabato 20 marzo

    saluti

  5. #5
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    IL VITELLO GRASSO

    Per la serie «Oggi le comiche», Giuliano Ferrara ha scoperto che Berlusconi non è di parola. Che prontezza di riflessi, che perspicacia. Prima di lui se n'erano accorti, nell'ordine: i pensionati («Pensioni più dignitose»), i contribuenti («Meno tasse per tutti»), i disoccupati («Un milione di posti di lavoro, anzi due, mi voglio rovinare»), i sindacalisti Cisl e Uil («Patto per l'Italia»), la Confindustria («Riformeremo l'articolo 18»), i tifosi milanisti e laziali («Nesta non lo compriamo, costa troppo»), i boss mafiosi al 41-bis («Iddu pensa solo a Iddu»), il capo dello Stato («Risolverò il conflitto d'interessi nei primi 100 giorni di governo»), Paolo Guzzanti («Ti faccio direttore del Giornale») e qualche altro milione di italiani presi variamente per i fondelli dal Cavalier Bugiardoni. Fino all'altroieri, a prenderlo sul serio, rimanevano soltanto Ferrara e Bruno Vespa, quello del contratto con l'inchiostro simpatico. Ora il Platinette Barbuto s'è sfilato. Rimane l'insetto di Porta a Porta.


    Ferrara non l'ha presa bene. «Berlusconi si occupa solo del Milan e delle sue tv. Ha tradito vergognosamente la parola data».

    Che il Cavalier Balla mentisse a milioni di elettori lo lasciava del tutto indifferente. Ma che menta anche a lui, che della balla è il principe indiscusso, è intollerabile. In realtà, se di menzogna s'è trattato, lo era soltanto a metà. Tutto era nato da un articolo uscito sul Foglio a firma Berlusconi, ma scritto in realtà da Ferrara, per la grazia a Sofri. Ora, che al Cavalier Frottola potesse importare qualcosa di Sofri, non ci avrebbe creduto nemmeno un bambino. Per Previti, ecco, se ne poteva parlare. Per Dell'Utri, pure. Al massimo per suo fratello Paolo, valà. Ma Sofri mica ha corrotto giudici per la ditta, né ha portato ad Arcore boss mafiosi travestiti da stallieri, né ha svaligiato le casse della Regione Lombardia per la discarica di Cerro. Il Platinette, come spesso fa, gli scrisse quell'articolo e lui, senza nemmeno leggerlo, lo firmò: un po' come ha fatto con il decreto salva-Rete 4. Ecco perché fu una mezza bugia: Ferrara se l'è raccontata da solo, e ci ha Fersino creduto. Poi, l'altro giorno, s'è svegliato. E non è stato un bel risveglio.

    «Governo cialtrone», «prova miserabile», «vecchi missini riciclati», «capociurma delle tifoserie varesotte della Lega, garantisti solo in casa propria e a proprio vantaggio», «idiosincrasia per gli intellettuali», «burocrati e mozzorecchi forcaioli», «voto gaglioffo», «Casa della libertà e della galera»: sono gli epiteti più gentili arabescati dallo stilnovista del Foglio. Il quale ora fa il martire preventivo, preconizzando la sua «cacciata» prossima ventura, con la stessa preveggenza con cui aveva preannunciato il suo imminente omicidio per «mandato linguistico di Colombo e Tabucchi».

    Il centrosinistra già prepara i tappeti rossi e il vitello grasso per il nuovo figliol prodigo (dopo Cirino Pomicino, non si butta via niente). Ma è difficile che il Cavalier Panzana lo cacci per così poco: una criticuzza per una faccenda privata estranea alla ditta.

    Se proprio il Platinette Barbuto vuol farsi cacciare, conosce la strada. Da Montanelli a Bìagì, da Santoro a Luttazzi, da Massimo Fini a Sabina Guzzanti, da Paolo Rossi a Ferruccio De Bortoli, non ha che l'imbarazzo della scelta sul da farsi. Pubblichi una storia a puntate dei rapporti fra Berlusconi e la mafia. Una bella inchiesta sulla provenienza delle sue prime e seconde fortune. Una ricostruzione completa dei bonifici bancari dai conti esteri della Fininvest - via Previti e/o Pacifico e/o Acampora - a quelli di alcuni giudici romani. Un appello al Cavalier Frescaccia perchè restituisca la Mondadori al legittimo proprietario, con tutto il maltolto. Un inserto speciale sui due decreti fabbricati da Craxi a gentile richiesta per salvare le trasmissioni illegali delle tre reti Fininvest minacciate dalla 1egge e dai pretori, per poi incassare qualche anno dopo 21 miliardi targati All Iberian estero su estero. E così via. Se ha bisogno di una mano, faccia un fischio. Poi vedrà che il Cavalier Bulgaria caccerà anche 1ui.

    Prendersela col cosiddetto Guardasigilli, il presunto Castelli, è un po' tardivo e un po' maramaldo. È come picchiare un bambi.io, sparare a un'ambulanza. Molto più proficuo pregare tutti i santi de1 cielo perché ci restituiscano al più presto Umberto Bossi, visto lo spazio spropositato che l'ingegner ministro s'è preso negli ultimi giorni per cause di forza maggiore.

    I giornali, ieri, riportavano sue dichiarazioni su tutto lo scibile umano: dalla devolution alla legge Boato, dalla riforma della giustizia agli attentati di Madrid. Essendo inesperto di tutto, Castelli può pontificare su tutto con eguale competenza. Pare abbia addirittura partecipato a una piazzata di giovani leghistí strillando «chi non salta italiano è». Storace gli ha subito dato del pagliaccio. In realtà, per dimostrare di non essere italiano, Castelli non ha bisogno di saitare: basta che parli. Torna presto, Umberto

  6. #6
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    Ferrara non l'ha presa bene.
    «Berlusconi si occupa solo del Milan e delle sue tv. Ha tradito vergognosamente la parola data».

  7. #7
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    Predefinito Gli interventi degli ulivisti...

    ....su Ferrara dimostrano solo la loro bambocciaggine e la incapacità ereditaria a rispettare gli avversari politici.

    sono poveracci pieni di complessi e timori.
    Terrorizzati di perdere pure l'ultimo treno, quello di Prodi Romano, il "Dito".

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Lama e....

    ....Sofri

    Luciano Lama andò all’università di Roma nel 1977.
    L’Italia era messa male: terrorismo dispiegato, un anno dopo viene rapito e ucciso Moro, i morti non si contano, il radicamento dei terroristi nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università e nei sindacati è vasto.
    Lama tenne un comizio nel piazzale interno della Sapienza. Fu aggredito e cacciato da una folla organizzata dentro la quale
    agiva la tendenza paramilitare dell’autonomia operaia e un pezzo degli effettivi regolari e irregolari del terrorismo.
    Ma Lama non assecondava le parole d’ordine dei terroristi
    e dei violenti, non li corteggiava né li idoleggiava come facevano i soliti intellettuali militanti con la teoria delle “due società”
    (Alberto Asor Rosa); al contrario, era uno dei pochi leader nazionali che resistevano con coraggio civile e politico alla deriva
    brigatista.
    Lama non andò all’università per accodarsi all’occupazione violenta delle aule, per stare nel movimento del ’77 che
    agitava le P38, andò lì per riconquistare alla democrazia e alle regole del gioco uno spazio che molti furbastri davano comodamente per perduto.

    Il dramma di Piero Fassino è un altro. “Squadristi” è la stessa parola, forse un po’ automatica nel suo significato metaforico, che
    venne usata nel ’77 dal Pci per condannare la cacciata di Lama,
    ma gli intolleranti e i violenti che hanno impedito a Fassino di manifestare, fatte anche le dovute differenze nell’intensità
    minacciosa della violenza (allora molto più forte), sono diversi dai pitrentottisti.
    Perché? Perché sono i rispettati e riveriti pesci pilota del movimento per la pace, sono gli esecutori del mandato mediatico di Gino Strada (“delinquenti politici” coloro che non hanno votato no), sono i parenti prossimi e gli alleati dei girotondi di Flores d’Arcais, di gruppi politici alleati di Fassino nell’Ulivo ed eletti dal suo partito nel Mugello e altrove, sono gli ospiti fissi degli equivoci movimenti radicali prodotti dalla Chiesa di sinistra, dunque sono intolleranti rispettati e riveriti e corteggiati prima di tutto dallo stesso Fassino e dal suo partito.
    Walter Veltroni era alla testa di quel corteo che non ha accettato Fassino e lo ha espulso con la forza.
    Francesco Rutelli vi si è furbamente inserito giusto il tempo di dichiarare qualcosa di pacifista alle telecamere. Lama fu un capo della democrazia italiana nella lotta contro l’intolleranza violenta, Fassino un generoso attivista senza bussola, vittima di un gioco pericoloso condotto su tutti i tavoli da tutti i leader dell’Ulivo con un eccesso di opportunismo politico. Il direttore del Corriere, che ha avanzato per primo il paragone Lama-Fassino, dovrebbe riflettere su tutto questo. E lo stesso Fassino dovrebbe riflettere, per il futuro. Sono storie diverse. Quella di Lama fu una battaglia persa in una guerra al terrorismo vinta. Quella di Fassino è una débâcle strategica.

    Le domande di Sofri sono tutte giuste.
    Sono in pochi a interrogare questo tempo di merda con quella “sicurezza dell’incertezza sistematica”, con quell’atteggiamento programmaticamente libero.
    Noi non ci riusciamo e siamo consapevoli di questo limite militante, di questa nostra prigionia senza sbarre. Ma Sofri, che ha ragioni da vendere quando sospetta un rigurgito reazionario nel nostro sgomento di fronte alle conseguenze non esaminate, taciute, del voto legittimo degli spagnoli; che ha ragione quando parla della contabilità impossibile dei morti, del rincorrersi delle illusioni e dei paradossi della verità nei luoghi più oscuri e della nostra e della altrui argomentazione; quello stesso Sofri che ha ragione nel ribadire come la nostra difesa debba fondarsi sulle nostre scelte irreversibili per la vita “debole e svantaggiata che ci ha conquistati”, ha poi torto nel non porsi la domanda di fondo che sta dietro, come un alone di purezza, al movimento pacifista inzuppato dello spirito di Monaco: possono gli uomini autogovernarsi, può la cosiddetta legge internazionale fondarsi su altro che non sia un comando legittimato dal monopolio della forza? La nostra risposta è “no”. Possiamo aggiungere un “purtroppo”, ma non cambia la risposta: è “no”.

    Come dar torto a questi argomenti?
    In quegli anni settanta-ottanta avevo quarant'anni e mi facevo le stesse domande.
    Temevo il "rigurgito reazionario" e guardavo con sospetto a quella "sicurezza dell'incertezza sistematica" di quel "tempo di merda".
    Beh, Sofri allora ne era un "attore centrale ed attivo".

    Posso dimenticare? La risposta è no.
    Posso cercare di capire? Certamente si, se "l'estremista" di allora "chiedesse la grazia" oggi.

    Ultima noterella: Sofri i coglioni me gli ha rotti allora; oggi sono i Boato e i Ferrara e i Pannella e "soci" che sull'argomento sono "noiosi" sino alla "rottura".

    saluti

  9. #9
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    Predefinito Re: Gli interventi degli ulivisti...

    In origine postato da mustang
    ....su Ferrara dimostrano solo la loro bambocciaggine e la incapacità ereditaria a rispettare gli avversari politici.

    sono poveracci pieni di complessi e timori.
    Terrorizzati di perdere pure l'ultimo treno, quello di Prodi Romano, il "Dito".

    saluti
    Riferisci pure al signorino Giuliano Ferrara che non si dice DESTRA CIALTRONA sul giornale della moglie del Presidente.

    Che impari prima le regole della buona educazione, se vuole continuare a trovare ospitalità su questo forum,. il ciccione.

  10. #10
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    Predefinito Re: Gli interventi degli ulivisti...

    In origine postato da mustang
    ....su Ferrara dimostrano solo la loro bambocciaggine e la incapacità ereditaria a rispettare gli avversari politici.

    sono poveracci pieni di complessi e timori.
    Terrorizzati di perdere pure l'ultimo treno, quello di Prodi Romano, il "Dito".

    saluti


    Poi; c'è sempre il buon vecchio dito medio, bamboccetto...

 

 

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