Indietro, miei Prodi
Il presidente della commissione UE dice che se l'Ulivo fosse al governo ritirerebbe le truppe dall'Iraq. Molto di più di quanto sostenuto finora dai "riformisti". Un buon viatico per la mozione zapaterista.

Romano Prodi ha fatto discutere, e molto, lo schieramento di centrosinistra in questo fine settimana. Il presidente della Commissione Europea ha detto quello che diversi leader del centrosinistra non sono riusciti a dire in queste settimane e mesi, o che hanno detto nascondendo e diluendo il concetto in dosi omeopatiche.
Primo: la guerra in Iraq è stata sbagliata e illegittima. Secondo: l’occupazione dell’Iraq, che ne è conseguenza diretta, è altrettanto sbagliata e illegittima. Terzo: l’unico soggetto che può riportare la legalità in Iraq è l’Onu. Quarto: se il centrosinistra fosse al governo ritirerebbe le truppe da quel paese.
L’uscita di Prodi non è casuale. E’ il frutto di un movimento, di uno smottamento del fronte dei willings, dopo le elezioni spagnole, che si sta trasformando in valanga. I governi che hanno appoggiato la guerra sono in grandi difficoltà e presto potrebbero essere sostituiti. Nella testa di diversi esponenti della sinistra europea e mondiale, si sta facendo largo l’idea che dire “ritiriamo le truppe” fa acquistare consensi, e non ridurli.
Anche in Italia la vittoria di Zapatero ha fatto riflette. C’era chi – nelle file dei Ds e del centrosinistra – sosteneva solo poche settimane fa che il leader del Psoe si avviava a sicura sconfitta anche per le sue posizioni sull’Iraq. E sulla scorta di questo, nessun dirigente delle forze riformiste si è azzardato a pronunciare la parola ritiro, se non per criticare tale eventualità (“sarebbe irresponsabile” diceva Fassino solo qualche giorno prima del voto sul decreto di proroga della missione).
Oggi dire “ritiro” è quasi di moda. Questo giornale – nel pieno della sciagurata guerra intestina dentro l’Ulivo – ha lanciato l’idea di una posizione unitaria del centrosinistra su questo punto. Abbiamo detto: facciamo una “mozione zapaterista”, diciamo insieme che il 30 giugno è il limite massimo, oltre il quale o c’è l’Onu o i soldati italiani tornino a casa. Su questa mozione abbiamo raccolto il consenso di importanti forze del centrosinistra. Continueremo, in questa settimana, a battere su questo tasto, aprendo un confronto anche con i movimenti, perché si arrivi in tempi rapidi alla definizione di un testo e si passi dalle parole ai fatti, vale a dire alla battaglia politica. Dopo la pronuncia di Prodi, davvero sarebbe impensabile perdere altro tempo. E quindi, come si diceva una volta, al lavoro e alla lotta.