Pacifismo senza pace


Un tempo circolavano battute su quale fosse il colmo dei colmi, che prevedevano risposte del tipo: “trovare un cimitero chiuso per lutto”. Oggi, purtoppo, potremmo aggiungerne di nuove. Tipo: essere aggrediti e insultati in una manifestazione per la pace. Oppure: trovarvi un cartello con scritto “i morti occidentali??? Chi la fa l’aspetti. Viva la resistenza irakena”. Senza che si abbia notizia di fischi rivolti a simili (farneticanti) posizioni. Sta in queste due fotografie la contraddizione che giornate come quella di sabato ci consegnano. Forse, Fassino ha fatto bene a cercare di scendere in piazza per spezzare l’equazione “lista unitaria uguale disinteresse per la pace”, che alcuni hanno montato strumentalmente. Ma lui e gli altri leader riformisti avrebbero fatto ancora meglio se avessero provato a spezzarla con altri strumenti: accertato che - in nome della mal posta retorica di un movimento “unitario e geloso delle diversità che lo animano e lo arricchiscono” - non c’erano gli spazi per isolare posizioni ispirate da pregiudizi anti-Usa e anti-Occidente, se non da calcoli strumentali o narcisismi individuali, le forze di “Uniti nell’Ulivo” avrebbero potuto promuovere un diverso momento di mobilitazione, richiamando le parti sociali ed esponenti della "società civile" alle lore responsabilità.