....aggiornato
Certo che c’è l’anomalia televisiva, nessuno s’azzarda a sostenere il contrario, e anzi si sottoscrive quel che ha detto Fedele Confalonieri:
“L’unica soluzione al conflitto d’interessi sarebbe l’abbandono da parte di Berlusconi della politica oppure l’abbandono dell’azienda che possiede”.
Ma anche con il conflitto strutturale, anche con le tre reti nazionali in mano al Cav., anche con il tg di Emilio Fede, la tivù non è affatto quel che raccontò Tobias Jones sul Financial Times prima, e dappertutto poi, nemmeno ci rassomiglia:
“La televisione ha messo in scacco la democrazia (…) fatta eccezione per Rai3, La 7, qualche canale locale e alcuni programmi trasmessi a tarda notte, la televisione italiana è semplicemente pessima (…) è propaganda politica diffusa ogni sera”.
E’ il messaggio superficiale e chiassosamente efficace, rapidamente penetrato nel burro del politically correct e sostenuto dai censurati per status, e allora anche i dati “sono falsi”, o almeno falsificati, comunque manipolati.
E’ falso l’osservatorio di Pavia, quando rileva il rispetto del “pluralismo politico” in Rai: pluralismo politico uguale par condicio, par condicio uguale informazione e approfondimenti spesso sclerotizzati, ma tant’è; 35 per cento al governo, 29,5 per cento all’Ulivo e via così, anche a raffronto con gli anni del governo D’Alema: non cambia nulla, non c’è alcuna arrogante supremazia.
No, falsità, la supremazia deve pur esserci, e allora via col presidente di garanzia, Lucia Annunziata, che perfettamente rappresenta questa televisione “de sinistra”, ma anche allegramente ruffiana, che grida all’ostracismo e intanto trasforma gli ultimi giorni in ultimi anni, via con il premier divoratore di spazi. E se anche l’Authority, l’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, che non l’ha creata Sandro Bondi ma l’Ulivo nel 1998, snocciola dati e rassicura, dice che va tutto bene e che anzi da ottobre ad adesso i diesse in Rai hanno avuto più tempi di parola di tutti, cioè più di Forza Italia, e che in ogni caso “il pluralismo è assolutamente rispettato”… non è possibile, è falso, “sono cifre parziali, leggete bene, vi stanno ingannando”, ammonisce Lucia.
Chi non lo capisce è egemonizzato.
Certo che c’è l’anomalia televisiva, nessuno lo nega, ma Bruno Vespa è Bruno Vespa da sempre, l’equivicinanza non s’impara. Tutti addosso per Berlusconi a “Porta a Porta” senza Fassino e con la Moratti, tutti poi a far finta di non aver letto la lettera pubblicata sul Corriere il 12 marzo scorso, in cui Vespa dice alcune cose rilevanti; e se anche qualcuno l’avesse letta, sarebbe stata certamente una lettera “falsa”, o almeno falsificata:
“Dall’inizio di questa stagione il governo è intervenuto a ‘Porta a Porta’ 54 volte (in qualche occasione solo con una presenza tecnica), la maggioranza 49 volte, l’opposizione 83. La Margherita è stata presente 27 volte, i Ds 26, Forza Italia 16, Alleanza nazionale 20”.
Tutto a posto, nessun dorma. Quando poi Vespa aggiunge:
“Quando invito D’Alema, Fassino e Rutelli, concordo con loro il rappresentante della maggioranza da invitare, e si sa che non tutti sono graditi” aggiunge al vuoto, eccheppalle questi numeri, eccheppalle queste precisazioni. Una cosa è certa: i numeri sono noiosi, le precisazioni sono noiose in un modo mortale, ma è questa la par condicio, bellezza.
Certo che c’è l’anomalia televisiva, figuriamoci se non è così, però sulla manifestazione pacifista del 20 marzo tutte le reti stavano in pompa magna, e su tutte le reti si è dato tutto lo spazio possibile all’“imponente corteo”, al “popolo della pace”: chi ha fatto la diretta, chi ha fatto grandi e bei collegamenti, anche con la manifestazione a New York, e gli arcobaleni e le sciarpe, e Fassino spintonato sì, ma solo in un secondo momento.
E’ stato un ossequio, colorato ed egemone, per una volta niente falsità.
Chi non lo capisce è cattivo.
Certo che c’è l’anomalia televisiva, ci mancherebbe altro, e adesso poi che la legge Gasparri sta per andare al Senato, l’anticostituzionalità verrà urlata per sempre.
Anche se alla Consulta stanno aspettando con la toga e i kalashnikov spianati, anche se non cambierà nulla e Lucia Annunziata non si dimetterà mai, perché un conto è l’essere belli e buoni, un conto è la televisione, da queste parti.
Tobias Jones ha citato Karl Popper:
“La democrazia non può esistere se non ha il controllo della televisione”,
per dire che in Italia succede il contrario. E’ leggermente diverso: in Italia la televisione è controllata da un cultur-ceto vivissimo e parecchio paraninfo, che per giustificare i sorrisi e i brindisi, le alleanze audaci e la paraculaggine, deve legittimarsi fingendo di trovarsi, sempre e comunque, sull’orlo del baratro democratico.
saluti




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