L'orrendo schiavista che capì la democrazia
di Nicola Tranfaglia
Repubblica — 08 ottobre 1996
Per quanto tanti, in Italia e altrove, non se ne vogliano accorgere e ripetano vecchi sillogismi, il Novecento non fa che portare alle sue ultime conseguenze una rivoluzione politica ed economica che ha avuto origine tra gli ultimi decenni del Settecento e i primi dell' Ottocento. E gli Stati Uniti, sorti dal distacco delle colonie dalla madre patria inglese grazie a una rivoluzione democratica e alla costruzione di un grande Stato federale, furono, senza alcun dubbio, il laboratorio della società di massa che andava sviluppandosi grazie alle trasformazioni economiche e sociali indotte dalla grande rivoluzione industriale iniziata in Gran Bretagna e diffusasi nel continente americano e in Europa. Ma fino alla pubblicazione del saggio assai importante che Massimo L. Salvadori ha scritto per l' editore Laterza e che andrà in libreria la prossima settimana (il titolo è: Potere e libertà nel mondo moderno. John C. Calhoun: un genio imbarazzante, pagg. 300, lire 48 mila) l' intera comunità degli studiosi del pensiero politico, negli Stati Uniti come in tutto l' Occidente, non aveva colto nella cultura politica americana dei primi decenni dell' Ottocento la presenza di pensatori che avessero elaborato interpretazioni adeguate di quel che significavano e avrebbero significato in seguito la democrazia dei partiti, l' analisi della cosiddetta "tirannide della maggioranza", la teoria delle élite, la "gabbia d' acciao" che avrebbe stretto gli uomini di fronte all' unione tra potere politico e potere economico.
Tocqueville, Marx, Ostrogorskii, Weber, Michels, Mosca sono stati fino ad oggi considerati come gli europei che - ricorda Salvadori - non si erano limitati a "spiegare" ma a "rivelare" agli americani la loro democrazia e il loro sistema politico. Ebbene secondo lo studioso torinese che in undici densi capitoli ripercorre analiticamente l' esperienza di Calhoun, la sua azione politica e tutti i suoi scritti, fu proprio quest' ultimo - eminente uomo politico sudista della prima metà del secolo e a due riprese vicepresidente degli Stati Uniti - a dettare le pagine fondamentali su tutti i problemi che abbiamo richiamato, non limitandosi a intuire i punti essenziali ma sviluppandoli e offrendo un sistema complessivo di interpretazione della democrazia moderna che precede e, per certi aspetti, va oltre le successive più note teorizzazioni europee. Ed è pressoché certo che Tocqueville e Marx ne abbiano tratto spunti e idee nei loro successivi lavori. Ma - ci si chiede subito dopo - come è possibile che in un secolo e mezzo centinaia di ricerche dovute a studiosi americani e europei siano rimaste così lontane da una conclusione come quella che ci propone ora Salvadori?
C' è una precisa ragione psicologica e politico-ideologica e che spiega anche il titolo di questo volume: quel che "imbarazza" Salvadori e per certi aspetti imbarazza chiunque si accosti a una personalità come quella di John Calhoun è che si tratta - come lo definì lo storico americano Richard Hofstadter - di un "gran reazionario", difensore dello schiavismo degli Stati del Sud. "Convinto della bontà, anzi della superiorità del sistema sociale del Sud", osserva l' autore riportando l' interpretazione di Hofstadter, tra i pochi a coglierne l' originalità, "estraneo alla mentalità liberale moderna, col resistere all' espansione della modernizzazione capitalistica che veniva dal Nord e col rivendicare i diritti autonomi e sovrani degli Stati in difesa del sistema della schiavitù, Calhoun aveva condotto una critica tanto penetrante quanto appunto reazionaria del capitalismo nordista". Salvadori, tuttavia, va oltre la visione di Hofstadter e, analizzando a fondo non soltanto le opere più note ma le migliaia di pagine dei discorsi e degli scritti dell' uomo politico della Carolina del Sud, perviene a conclusioni assai più impegnative che sviluppa e approfondisce nelle trecento pagine del suo libro. Per lo studioso esiste una "autonomia teorica della battaglia per il liberismo e i diritti degli Stati" che Calhoun conduce "da quella che pure con la prima si intrecciò storicamente in maniera inestricabile, condotta in difesa della schiavitù".
In altri termini, il fatto che Calhoun difenda la schiavitù non impedisce all' uomo politico del Sud di elaborare una critica fondata alle contraddizioni della democrazia contemporanea. Alla luce dei problemi attuali appaiono di particolare interesse le pagine di Calhoun e le considerazioni di Salvadori su due aspetti fondamentali: il primo è il pericolo di degenerazione della democrazia in "tirannide della maggioranza"; il secondo riguarda i rimedi da opporre nella democrazia moderna a una concentrazione crescente tra potere politico e potere economico. Per il primo aspetto, l' autore sottolinea che "Calhoun concepì il problema della difesa delle libertà contro - ecco la novità - due soggetti di tipo nuovo operanti nel contesto della democrazia e della massificazione: da un lato, il partito-macchina, oligarchico nella sua struttura e democratico nella sua ideologia, detentore di un potere tanto reale quanto non previsto dalla Costituzione; dall' altro, il leader bonapartistico". Qui si vede con chiarezza, e Salvadori lo dimostra in pagine di grande efficacia, l' approccio nuovo a una tematica che acquisterà nel Novecento una particolare attualità e forza di fronte alla nascita e al consolidamento delle dittature di massa, come i fascismi europei e il comunismo sovietico. Quanto alla concentrazione tra i due poteri fondamentali della contemporaneità, Calhoun pronuncia alcuni memorabili discorsi contro i legami tra il governo e le banche negli Stati Uniti degli anni Cinquanta dell' Ottocento e coglie con lucidità il formarsi di una nuova oligarchia finanziaria in grado di influenzare in maniera decisiva le scelte dell' esecutivo.
"Il governo", afferma Calhoun, "ne verrebbe rivoluzionato: passerebbe dalle mani del popolo in quelle di questa potente oligarchia del denaro... i capi dell' oligarchia con i loro clienti e clienti dei loro clienti, stretti in unione con sfrontati leaders politici, sarebbero più potenti del popolo, indebolito e depresso". Di qui secondo l' uomo politico della Carolina, la necessità di una politica liberista, tale da scoraggiare gli interessi bancari, speculativi e monopolistici: il che corrispondeva, peraltro, al disperato tentativo degli Stati del Sud di salvare il proprio sistema di fronte all' avanzata capitalistica del Nord. Disperato perché, un decennio dopo, la guerra di Secessione avrebbe segnato la vittoria degli Stati nordisti e il definitivo affondamento del sistema politico economico schiavista. Oggi le questioni che si pongono alla democrazia contemporanea sono per certi versi le medesime analizzate da Calhoun, per altri differenti in quanto ormai legate alla globalizzazione dell' economia e alla crisi degli Stati nazionali, ma non c' è dubbio che l' analisi condotta allora è di straordinario interesse per noi e ci fa apparire l' uomo politico sudista come uno dei grandi pensatori del XIX secolo, finora incompreso o sconosciuto dentro e fuori i confini degli Stati Uniti. E' merito indiscutibile di Massimo Salvadori averne portato alla luce per primo le idee essenziali. -
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