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Discussione: La sinistra italiana

  1. #1
    Ospite

    Predefinito La sinistra italiana

    La sinistra è estremamente pericolosa e non mi piace.Attualmente è rappresentata dall'Ulivo, da Rifondazione comunista e dai
    "No-global".

    La sinistra italiana pone le sue radici nel Comunismo, ideologia che non ha mai apportato benessere nelle società dove è andato
    al potere anzi vi ha portato fame, degrado e violenza.

    Eppure, in Italia, non sono pochi coloro che ancora credono in questa ideologia, possiamo chiamarla un drammatica anomalia.

    Il radicalismo, l'arroganza, la pratica dell'ingiuria il non rispetto della democratica alternanza al governo, il continuo
    richiamo alla piazza come atto di forza e scherno verso gli avversari, stanno a dimostrare che il cordone ombelicale che lega
    la sinistra italiana al Comunismo è ancora intergro.

    E' a questa sinistra che mi oppongo, io che sono vicino alla cultura della Destra moderna e moderata, quella dell'amore
    per la nazione, per le sue tradizioni, la sua cultura e le sue opere d'arte ammirate dal resto del mondo che la sinistra mette
    sempre in secondo piano anteponendo le culture straniere.

    Sono in antitesi alla sinistra che ci vorrebbe omologare, globalizzare cancellando le culture dei popoli, archiviando la
    meritocrazia che per noi è basilare: chi fa di più merita di più altrimenti si lascia spazio all'ingiustizia.

    Temo la sinistra dell'immigrazione senza regole, per la quale chiunque voglia può entrare in Italia, con gli stessi diritti
    di chi ci è nato, ci lavora e paga le tasse. Un'immigrazione senza regole porta al degrado, inevitabilmente è fucina di illegalità,
    violenza e sofferenza anche per gli stessi immigrati; questa pratica porta al razzismo, perchè i cittadini quando si accorgono
    della situazione grave, reagiscono con forza, rabbia, indirizzando tali sentimenti anche verso chi non c'entra.

    Ma non è colpa dei cittadini esasperati ma di chi non dà una regola a un settore delicatissimo qual'è quello dell'immigrazione;
    come si potrebbero mantenere milioni di stranieri quando già l'economia italiana è in difficoltà e tanti cittadini sono disoccupati?.
    Si andrebbe rapidamente verso il declino e ancora prima fuori dall'Unione europea.

    Non mi piace la sinistra occupazionista, che ha colonizzato settori e menti nel campo dello spettacolo, della musica e della
    cultura, per la quale chi non segue la sua linea è un ignorante, rozzo e, magari, fascista.

    Per tali motivi voglio dare il mio contributo per aggregare, coloro che si riconoscono in culture diverse
    e alternative all'attuale sinistra....



  2. #2
    SENATORE di POL
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    In Italia non esiste più una sinistra. C'è solo una sinistretta massimalista che egemonizza una marea di siniSTRUZZI. Gente unita solo dall'odio per Berlusconi, che non va d'accordo su nulla.

    Shalom

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Quella parte della sinistra italiana che ufficialmente abiurato.................. la fede del “marxismo-leninismo” e ha preteso di essere da subito più che socialdemocratica addirittura social-liberale (o liberalsocialista) ha eletto, dalla seconda metà degli anni novanta almeno, il prof. Ralf Dahrendorf tra i propri nuovi maestri, in sostituzione dei classici teorici della rivoluzione proletaria e del Socialismo di Stato (collettivista, autoritario, classista) anche nelle versioni soft di impostazione “riformatrice”. Sul quotidiano “Il Giornale” di lunedì 3 maggio 2004 è stato pubblicato un bell’articolo di Egidio Sterpa sul guru dei liberal [liberalprogressisti] europei. Sterpa ha ripreso significative parole del “lord tedesco”, pubblicate su organi della stampa italiana e straniera, e ha brevemente riportato alcuni brevissimi ma significativi passi dell’autobiografia dell’intellettuale “anglo-tedesco” per presentarci un suo ritratto sintetico quanto vivo.

    Il pericolo più grande, per me, è che l’Europa finisca come un polo opposto all’America: ecco quella sì che sarebbe un’identità negativa, infausta. L’Europa deve capire che l’America è il suo pater, il suo alleato, la sorella insieme alla quale compone il mondo libero. E che, senza l’America sarebbe indubbiamente meno libero. Sono parole di Ralf Dahrendorf, che è tra i principali esponenti della cultura liberale. Le ho trovate stampate su REPUBBLICA ed EL PAIS, i cui redattori professano notoriamente idee diverse e forse le hanno ascoltate con qualche disappunto. Tanto è vero che l’inviato di REPUBBLICA, che ha intervistato a Londra Dahrendorf, ha replicato con questa domanda: * Anche senza l’America di Bush, che invade l’Irak sulla base di menzogne e fissazioni? *.
    Ma ecco la pronta, in equivoca risposta del pensatore liberale: * Rimango favorevole all’intervento in Irak. Saddam aveva armi di distruzione di massa in passato e le ha usate. Forse non le aveva più nel 2003. Ma se nel 1938 gli alleati fossero intervenuti contro Hitler, anziché chiudere gli occhi, potrebbero aver evitato l’Olocausto. Un ragionamento analogo si può fare per Saddam Hussein *. Risposta impareggiabile di un sociologo e politologo che non può certo essere classificato bieco conservatore. Risposta che tra l’altro trova la controprova nel recente libro del nostro collega arabo Magdì Allam (Kamikaze Made in Europe, edito da Mondatori) […]
    Oggi Dharendorf – tedesco di nascita, 75 anni compiuti, figlio di un deputato socialista del parlamento di Weimar, lui stesso antinazista incarcerato addirittura a 15 anni neppure compiuti nel 1944-45 – è membro della britannica Camera dei Lord, un caso davvero straordinario di riconoscimento da parte della Corona e del Governo inglesi.
    Straordinario è anche il fatto che il ‘ liberale di sinistra ‘ Dahrendorf – tale era considerato anche dai liberali italiani con rispetto ma anche con qualche dubbio – non abbia esitazione a dichiararsi convinto atlantista, mentre le diverse anime della nostra sinistra protestano a volte persino l’occidentalismo e si servono dell’europeismo per esibire un irrazionale e viscerale antiamericanismo. Conobbi anni fa Dahrendorf a Milano, dove partecipò ad un convegno si studi organizzato dai liberali italiani. Mi capitò di accompagnarlo con la mia auto alla stazione ferroviaria per un treno che egli temeva di non riuscire a prendere, il che mi costrinse di superare i limiti di velocità in città. Ci scambiammo qualche frase che me lo fece considerare con simpatia e stima. E mi capita di parlarne ora, mentre contemporaneamente alla sua intervista su REPUBBLICA ed EL PAIS, ho appena finito di leggere il suo OLTRE LE FRONTIERE – FRAMMENTI DI VITA (LaTerza), un’avvincente ed abile autobiografia e di grande pregio letterario e storico.
    E’ quasi doveroso annotare in questo mio breve scritto qualche cenno al percorso intellettuale di questo pensatore di cui pure, come liberale, non sempre sono riuscito a condividere tonalità e sfumature. Ralf Dahrendorf proviene dal socialismo. * Andai in Inghilterra – scrive – da socialista e ne tornai liberale * . Fu la London School of economics, di cui fu prima allievo e poi per molti anni direttore, a influenzare il suo cammino intellettuale. Lì conobbe Popper, il filosofo della ‘ società aperta ‘. * La mia evoluzione ha un nome, quello di Karl Popper *. Rivisitò nel profondo le sue idee sul marxismo, assimilò la lezione di Isaiah Berlin e di Raymond Aron, e subì definitivamente il fascino della civiltà inglese.
    C’erano nella sua educazione familiare e politica le lezioni del padre Guastav e di Willy Brandt. Di Brandt che lo accompagnò, dice, nella sua carriera politica fin dal ’45 – scrive: * Non era un liberale, ma un socialdemocratico, per il quale, come per mio padre, la libertà era il presupposto di ogni altra cosa *.
    Ne avessimo nel mondo politico italiano di uomini di sinistra che possano darci simili lezioni di liberalismo.
    “.

    Da parte mia ricordo che in un suo scritto, credo degli anni novanta, e credo raccolto nel suo “PENSARE E FARE POLITICA”, Dahrendorf invitava le grandi socialdemocrazie moderne, in particolare quella della sua Germania, a diventare dei partiti liberali di massa... progressisti. Reputava sciocca l’obiezione che in Germania, come altrove, vi erano già dei partiti liberali.
    Per il resto mi associo al commento finale del buon Egidio Sterpa, uno dei più acuti liberali italiani, da sempre.

    Saluti liberali

  4. #4
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  5. #5
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  6. #6
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    una sinistretta piena di scheletri nell'armadio...

  7. #7
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    beh....buona notte

  8. #8
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    che ingrati sti destri.
    la sinistra italiana è quella che ha fatto quotare in Borsa la Fininvest nel 1996, permettendole di incassare 1750 miliardi di vecchie lire in un colpo solo. E' quella che ha lasciato intatte le aziende berlusconiane nello stesso anno con il patto della crostata. E' quella dell'immondo accordo sotterraneo sul ddl Cirielli. E' quella che ha permesso l'approvazione della Legge Gasparri con 29 provvidenziali assenze nonostante i 40 franchi tiratori della CdL. E' quella che, secondo Rutelli, "le tv del Cavaliere sono una risorsa". E' quella dell'affossamento della legge 190 sul commercio di armi, con un sapiente lavoro fatto a tenaglia da Previti (Fi) e Minniti (Ds). E' quella dell'orribile Rai di Zaccaria che ha aumentato l'affollamento pubblicitario, sicché ora ci troviamo pure sulle reti di Stato le stesse interruzioni di Mediaset. E' quella di Cirino Pomicino accolto a braccia aperte nell'Ulivo...
    Che ingrati sti destri. Ma almeno ricordatevi degli amici...

  9. #9
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    In Origine Postato da DrugoLebowsky
    .... Ma almeno ricordatevi degli amici...
    Bel pensiero, Drugo...

    Il fatto è che, LORO, debbono pensare PRIMA agli "amici degli amici".

    C'è qualche processo "ancora" in PENDENZA....

  10. #10
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    In Origine Postato da Pieffebi
    Quella parte della sinistra italiana che ufficialmente abiurato.................. la fede del “marxismo-leninismo” e ha preteso di essere da subito più che socialdemocratica addirittura social-liberale (o liberalsocialista) ha eletto, dalla seconda metà degli anni novanta almeno, il prof. Ralf Dahrendorf tra i propri nuovi maestri, in sostituzione dei classici teorici della rivoluzione proletaria e del Socialismo di Stato (collettivista, autoritario, classista) anche nelle versioni soft di impostazione “riformatrice”. Sul quotidiano “Il Giornale” di lunedì 3 maggio 2004 è stato pubblicato un bell’articolo di Egidio Sterpa sul guru dei liberal [liberalprogressisti] europei. Sterpa ha ripreso significative parole del “lord tedesco”, pubblicate su organi della stampa italiana e straniera, e ha brevemente riportato alcuni brevissimi ma significativi passi dell’autobiografia dell’intellettuale “anglo-tedesco” per presentarci un suo ritratto sintetico quanto vivo.

    Il pericolo più grande, per me, è che l’Europa finisca come un polo opposto all’America: ecco quella sì che sarebbe un’identità negativa, infausta. L’Europa deve capire che l’America è il suo pater, il suo alleato, la sorella insieme alla quale compone il mondo libero. E che, senza l’America sarebbe indubbiamente meno libero. Sono parole di Ralf Dahrendorf, che è tra i principali esponenti della cultura liberale. Le ho trovate stampate su REPUBBLICA ed EL PAIS, i cui redattori professano notoriamente idee diverse e forse le hanno ascoltate con qualche disappunto. Tanto è vero che l’inviato di REPUBBLICA, che ha intervistato a Londra Dahrendorf, ha replicato con questa domanda: * Anche senza l’America di Bush, che invade l’Irak sulla base di menzogne e fissazioni? *.
    Ma ecco la pronta, in equivoca risposta del pensatore liberale: * Rimango favorevole all’intervento in Irak. Saddam aveva armi di distruzione di massa in passato e le ha usate. Forse non le aveva più nel 2003. Ma se nel 1938 gli alleati fossero intervenuti contro Hitler, anziché chiudere gli occhi, potrebbero aver evitato l’Olocausto. Un ragionamento analogo si può fare per Saddam Hussein *. Risposta impareggiabile di un sociologo e politologo che non può certo essere classificato bieco conservatore. Risposta che tra l’altro trova la controprova nel recente libro del nostro collega arabo Magdì Allam (Kamikaze Made in Europe, edito da Mondatori) […]
    Oggi Dharendorf – tedesco di nascita, 75 anni compiuti, figlio di un deputato socialista del parlamento di Weimar, lui stesso antinazista incarcerato addirittura a 15 anni neppure compiuti nel 1944-45 – è membro della britannica Camera dei Lord, un caso davvero straordinario di riconoscimento da parte della Corona e del Governo inglesi.
    Straordinario è anche il fatto che il ‘ liberale di sinistra ‘ Dahrendorf – tale era considerato anche dai liberali italiani con rispetto ma anche con qualche dubbio – non abbia esitazione a dichiararsi convinto atlantista, mentre le diverse anime della nostra sinistra protestano a volte persino l’occidentalismo e si servono dell’europeismo per esibire un irrazionale e viscerale antiamericanismo. Conobbi anni fa Dahrendorf a Milano, dove partecipò ad un convegno si studi organizzato dai liberali italiani. Mi capitò di accompagnarlo con la mia auto alla stazione ferroviaria per un treno che egli temeva di non riuscire a prendere, il che mi costrinse di superare i limiti di velocità in città. Ci scambiammo qualche frase che me lo fece considerare con simpatia e stima. E mi capita di parlarne ora, mentre contemporaneamente alla sua intervista su REPUBBLICA ed EL PAIS, ho appena finito di leggere il suo OLTRE LE FRONTIERE – FRAMMENTI DI VITA (LaTerza), un’avvincente ed abile autobiografia e di grande pregio letterario e storico.
    E’ quasi doveroso annotare in questo mio breve scritto qualche cenno al percorso intellettuale di questo pensatore di cui pure, come liberale, non sempre sono riuscito a condividere tonalità e sfumature. Ralf Dahrendorf proviene dal socialismo. * Andai in Inghilterra – scrive – da socialista e ne tornai liberale * . Fu la London School of economics, di cui fu prima allievo e poi per molti anni direttore, a influenzare il suo cammino intellettuale. Lì conobbe Popper, il filosofo della ‘ società aperta ‘. * La mia evoluzione ha un nome, quello di Karl Popper *. Rivisitò nel profondo le sue idee sul marxismo, assimilò la lezione di Isaiah Berlin e di Raymond Aron, e subì definitivamente il fascino della civiltà inglese.
    C’erano nella sua educazione familiare e politica le lezioni del padre Guastav e di Willy Brandt. Di Brandt che lo accompagnò, dice, nella sua carriera politica fin dal ’45 – scrive: * Non era un liberale, ma un socialdemocratico, per il quale, come per mio padre, la libertà era il presupposto di ogni altra cosa *.
    Ne avessimo nel mondo politico italiano di uomini di sinistra che possano darci simili lezioni di liberalismo.
    “.

    Da parte mia ricordo che in un suo scritto, credo degli anni novanta, e credo raccolto nel suo “PENSARE E FARE POLITICA”, Dahrendorf invitava le grandi socialdemocrazie moderne, in particolare quella della sua Germania, a diventare dei partiti liberali di massa... progressisti. Reputava sciocca l’obiezione che in Germania, come altrove, vi erano già dei partiti liberali.
    Per il resto mi associo al commento finale del buon Egidio Sterpa, uno dei più acuti liberali italiani, da sempre.

    Saluti liberali
    Paragonare Saddam a Hitler è SEMPLICEMENTE RIDICOLO, chiunque lo faccia.
    La Germania di Hitler era una SUPERPOTENZA POLITICO-MILITARE.
    L'Iraq di Saddam abbiamo visto tutti che cos'era.
    Così come è assurdo paragonare, come i sostenitori della guerra hanno fatto fino ad ieri, la situazione attuale dell'Iraq con quella dell'Italia del dopoguerra. Non risulta che ad un anno dalla Liberazione in Italia spadroneggiassero bande di ex-fascisti...

 

 
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