Il dopoguerra iracheno, un autentico disastro dal punto di vista politico per l'amministrazione Bush, si e' rilevato un'autentica vittoria, grazie al caos dilagante, per il gruppo Bechtel e Halliburton Corp, le regine degli appalti USA per la ricostruzione irachena. Mentre in Iraq la popolazione continua a morire, l'economia americana per merito delle due multinazionali si sta risollevando da un collasso da tempo annunciato.
Va detto che la Bechtel è una delle aziende di punta nel contesto del complesso industriale e militare a stelle e strisce. Miliardi di dollari finiscono nelle casse della multinazionale sulla base di contratti stipulati con il Dipartimento per l'energia (DOE) e quello per la difesa statunitensi. Probabilmente perche' la Bechtel ha nel suo CEO l'ex-segretario di stato americano George Shultz.
Gestori dell'impianto nucleare di Hanford, della stazione per test nucleari del Nevada, protagonisti della ricerca nucleare per fini civili e militari per gli Stati Uniti, quelli della Bechtel sono insomma fra i principali fruitori dei finanziamenti per le infrastrutture alla ricerca del governo Bush, tra cui un non meglio precisato 'centro di ricerca contro il terrorismo' sempre in Nevada. Ma anche nel quadro delle co-operazioni internazionali quelli della Bechtel sono piuttosto avanti: protagonisti nella costruzione della ferrovia del Channel Tunnel della Manica, della piú grande miniera di rame in Cile, di oleodotti e gasdotti nelle regioni del Kazakistan, del Mar Caspio e dell'Arabia Saudita.(Su questo vedi il Bechtel Global Report 2002 http://www.bechtel.com/pdf/2002globalrpt.pdf ). Alla stessa Bechtel è inoltre legato Andrew Natsios, direttore di USAid, l'agenzia governativa che gestisce gli appalti della ricostruzione in Iraq a cui fanno capo a Paul Wolfowitz, sottosegretario alla Difesa, superfalco e coautore della "dottrina Bush" sulla guerra preventiva, uomini chiave dell'amministrazione Bush e delle industrie di riferimento.
Il potentissimo capo di gabinetto di Cheney, Lewis Libby, è nel consiglio di amministrazione della Rand Corporation, azienda che ha stretti rapporti di collaborazione col Pentagono e che ha impiegato fino a poco tempo fa Zalmay Khalizad, emissario speciale di Bush in Iraq. L'ex capo della Cia James Woolsey, candidato a presiedere il ministero dell'Informazione in Iraq, è consulente di molte aziende del settore militare mentre il neo governatore civile Jay Garner è presidente della Sy Coleman, specializzata nella produzione di missili Patriot. Quanto alla Halliburton, il cui il vicepresidente Usa Dick Cheney ha avuto la guida dal 1995 sino al 2000, anno del suo passaggio alla Casa Bianca, secondo quanto riportato il mese scorso dal Washington Post, ha già vinto contratti per un miliardo e 700 milioni di dollari, oltre a centinaia di milioni di dollari, se non miliardi, provenienti da contratti che si sono aggiudicati altre aziende del gruppo. Per avere un'idea: la Halliburton è passata da un passivo di 498 milioni di dollari nel secondo trimestre dello scorso anno a un attivo di 26 nello stesso periodo di quest'anno. Originariamente, la società si occupava di logistica per l'industria petrolifera (costruzione di pozzi, oleodotti, manutenzione , ma da quando Cheney è entrato nel governo, ha acquistato una serie di società che si occupano della logistica militare).
L'amministrazione Bush ha dato un grosso impulso alle spese militari, incrementando in particolare gli appalti a ditte esterne alla Difesa, come la Kellogg, Brown & Root (sussidiaria della texana Halliburton), di cui Cheney è stato amministratore delegato, e che si è convertita in quattro e quattr'otto in azienda militare. La compagnia si conferma così il "big winner" nei fondi della ricostruzione (seguita a ruota da Bechtel), con una fetta che fa impallidire i 183 milioni di dollari incassati da Brown e Root con l'operazione Enduring Freedom in Afghanistan. Ma non basta, perché oltre ai contratti siglati con l'esercito, la Halliburton ha incassato 300 milioni di dollari per fornitura di servizi alla Marina.Tutto ciò grazie all'escalation del meccanismo di privatizzazione dei servizi di logistica all'esercito che sta suscitando negli Usa crescenti interrogativi, vista la piega presa dagli eventi in Iraq.
Il malumore cresce proprio tra i ranghi dei militari, come ha scritto Paul Krugman in un editoriale sul New York Times del 12 agosto scorso, dopo aver interpellato alcuni alti gradi dell'esercito che non hanno risparmiato critiche ai "dilettanti del Pentagono": lesinano i soldi all'esercito ma rimpinguano i portafogli dei gruppi di interesse loro amici, che danno poi pessima prova proprio sul campo di battaglia. Così che "una struttura logistica superba" è stata scardinata per far posto a incompetenti che fanno mancare l'acqua alle truppe e distribuiscono pasti pronti inadatti al clima. Comunque, la torta da spartire cresce con la devastazione. Un assurdo che dà la misura della tragedia in corso. Per trovare i fondi, bisogna intanto accelerare la privatizzazione con svendita dell'Iraq. Nel frattempo, gli affari si possono fare anche in tanti altri modi.
Rosarita Catani
r.catani@reporterassociati.it
www.reporterassociati.org
10 Apr 2004




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