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Discussione: Dossier Soros

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    Predefinito Dossier Soros

    Soros: il pifferaio magico
    cerca un seguito tra i democratici

    Si dice preoccupato per l’arroganza imperiale di Bush,
    ma ha sostenuto il golpe in Georgia. Con il suo controllo sull'"opposizione" tira la volata per Cheney. Gestisce il progetto “droga libera” con l’eminenza grigia della destra repubblicana George Shultz. Tra i suoi progetti c'è quello di riciclare il peggio dell'amministrazione Clinton in una "sua" amministrazione democratica.

    La Bolivia e l’impero della droga di Soros

    Il mega speculatore internazionale, notoriamente “di sinistra”, conta di acquistare il partito democratico USA con i proventi del narcotrafico. Già sostenne la campagna di Alejandro Toledo, in Perù, nel 2000, e da allora in Perù si registra una netta impennata dell'export di droga. Un quadro sulle menzogne della grande stampa volte a coprire una manovra di George Soros. Tra queste c'è quella che i paesi, come la Bolivia, "sfuggono" al controllo del FMI e di Wall Street, mentre è vero il contrario: sono il FMI e Wall Street che vogliono gonfiare il PIL dei paesi latinoamericani con il fatturato degli stupefacenti.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    George Soros
    si fa beffe della magistratura italiana


    Il 5 ottobre il mega speculatore George Soros, perdendo la flemma da affarista della City, ha deriso l’attività della magistratura italiana all’incontro organizzato all’hotel Omni Shoreham di Washington, alla presenza di centinaia di banchieri, economisti, politici e giornalisti internazionali nel contesto dell’incontro annuale del Fondo Monetario Internazionale.

    Dopo che Soros aveva elaborato la sua analisi sulla crisi finanziaria mondiale, evitando accuratamente di menzionare il suo ruolo personale negli attacchi speculativi degli hedge funds contro le monete di molte nazioni, un giornalista dell’Executive Intelligence Review, lo ha sfidato pubblicamente:

    Jeff Steinberg: "Perché non ha detto ai presenti che lei è sotto indagine giudiziaria da parte delle autorità italiane, così come da parte dei governi di Taiwan e di altri paesi asiatici e dell’Europa Centrale per le sue manipolazioni monetarie?"

    George Soros: "So di essere sotto indagine da parte delle autorità italiane, ma agli italiani piace fare queste indagini e io non le considero serie!".

    Gli uffici delle Procure di Napoli e di Roma stanno conducendo un’inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co. che colpirono la lira nel settembre del 1992 e in varie altre occasioni nei mesi seguenti. La procedura è stata sollecitata da un esposto alla magistratura presentato nell’ottobre del 1995 da Paolo Raimondi, presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili ? Solidarietà, organizzazione italiana associata con il movimento dell’economista e politico americano Lyndon LaRouche, l’autore della vera proposta per una nuova Bretton Woods contro il crollo finanziario in corso. A seguito dell’attacco speculativo di Soros, l’incompentenza e la complicità di personaggi italiani quali Carlo Azeglio Ciampi e Mario Draghi, allora rispettivamente governatore della Banca d’Italia e direttore generale del Tesoro, hanno regalato a Soros e agli speculatori 15.000 miliardi di lire, una perdita secca provocata da un utilizzo più complice che maldestro di riserve per 48 miliardi di dollari che non ha impedito una svalutazione della lira del 30%.

    La magistratura italiana e le altre autorità responsabili per la difesa degli interessi economici nazionali sono state recentemente chiamate nuovamente a indagare su simili attività speculative soprattutto dopo la bancarotta dell’hedge fund LTCM, al quale George Soros è tutt’altro che estraneo. Come ha riportato anche la stampa nei giorni passati, l’Ufficio Italiano Cambi (UIC) ha partecipato nel LTCM con almeno 250 milioni di dollari di riserve della Banca d’Italia, soldi che hanno poi fornito la base per gigantesche operazioni di finanza derivata nella speculazione anche contro la lira.

    A Washington George Soros ha poi perso le staffe quando l’EIR ha pubblicamente denunciato i suoi finaziamenti internazionali a organizzazioni e operazioni che promuovono la ‘droga libera’.

    Steinberg:" Come giustifica la sua idea di una società aperta con il fatto di essere il più grande finanziatore di organizzazioni che promuovono la liberizzazione della droga?".

    Soros: "È una bugia!"

    Steinberg: "Ho partecipato a cinque conferenze organizzate dalla Drug Policy Foundation (DPF) che lei finanzia; e ho sentito con le mie orecchie quello che questi personaggi dicono dopo che le telecamere vengono spente. Promuovono la legalizzazione del crack e di ogni altra droga illegale."

    Soros: "Io non l’ho mai incontrata in questi meeting".

    Steinberg: "Devo ricordarle le date e i posti? Lei conosce [il presidente della DPF] Eric Sterling?"

    Soros:"Vedo che lei è certamente un grand’uomo, ma questo è troppo. Me ne vado!"

    Droga e speculazione sono le due facce della stessa medaglia.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  3. #3
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    Due procure indagano su Soros


    I procuratori Guerriero e Martellino hanno accolto le indicazioni dell'esposto del Movimento Solidarietà.Un segnale di resistenza al liberismo


    Due indagini sono state aperte sul conto del finanziere internazionale George Soros, una dalla Procura della Repubblica di Roma e l'altra dalla Procura della Repubblica di Napoli, per accertare il suo ruolo nell'attacco speculativo contro la lira e contro altre monete europee avvenuto nel settembre del 1992. La notizia è stata diffusa dal quotidiano romano Il Tempo che il 3 febbraio ha scritto con molto risalto in prima pagina "Soros, l'ammazzalira, nel mirino dei giudici." La notizia è stata ripresa tra gli altri anche da Il Giornale.

    Il sostituto procuratore di Roma Cesare Martellino ha annunciato di aver ordinato una serie di accertamenti alla Guardia di Finanza. Il pubblico ministero di Napoli Antonio Guerriero ha iniziato le indagini sulle attività della Banca d'Italia nella crisi della lira del 1992. I due dirigenti della banca centrale, Carlo Azeglio Ciampi, che era Governatore, e Lamberto Dini, che era direttore generale, sono poi diventati Presidenti del Consiglio dei due governi di "tecnici" responsabili della politica di privatizzazione su tutto il fronte e di tagli alla spesa pubblica per soddisfare la logica del Trattato di Maastricht. L'attacco speculativo del settembre 1992 portò ad una svalutazione della lira del 30% ed al prosciugamento delle riserve della Banca d'Italia, che fu costretta a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare l'attacco speculativo. La crisi portò anche allo scioglimento del Sistema Monetario Europeo.

    Le indagini ora aperte sono state sollecitate da un esposto di Paolo Raimondi e Claudio Ciccanti, rispettivamente presidente e segretario generale del "Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà", inoltrato alla fine dell'ottobre 1995 alle Procure di Milano, Roma, Napoli e Firenze. Il noto avvocato romano Giuseppe de Gori rappresenta il Movimento Solidarietà nella procedura legale. Il movimento si rifà alle idee politiche ed economiche di Lyndon LaRouche, l'economista americano e candidato alla presidenza nel partito democratico. L'esposto (pubblicato sul numero 5 di Solidarietà, ottobre 1995) documenta le dirette responsabilità di Soros nell'attacco alla lira e stabilisce inoltre un collegamento tra questa manovra e l'incontro segreto tenuto a bordo del panfilo reale "Britannia" della regina Elisabetta II d'Inghilterra, avvenuto il 2 giugno 1992, nel corso del quale esponenti del mondo bancario e finanziario anglo-olandese incontrarono delle personalità italiane per complottare la completa privatizzazione delle partecipazioni statali a prezzi stracciati. Tra i partecipanti di quell'incontro c'erano i rappresentanti delle banche Barings e S.G. Warburg, Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e Beniamino Andreatta.

    L'esposto chiede alle autorità giudiziarie di stabilire se le attività di Soros costituiscano una violazione dell'articolo 501 del codice penale, secondo il quale è prevista una pena carceraria fino a quattro anni per chi provoca la svalutazione della moneta nazionale e dei titoli di stato con mezzi illeciti.

    Queste azioni riflettono il tentativo di retroguardia di alcune forze politiche ed economiche che stanno cercando di fermare, o almeno rallentare il processo di disintegrazione delle istituzioni dello stato. Esse si agganciano anche a quelle forze e interessi americani, sopratutto intorno al Presidente Clinton, che stanno cercando di arginare le folli politiche di tagli proposte da Gingrich, che è nel contempo uno dei più accesi sostenitori della "libera" speculazione della finanza derivata. Infatti, le attività di George Soros sono oggetto di indagini da parte di organi ufficiali americani, soprattutto a partire dal giugno 1993 quando l'allora presidente della commissione bancaria del Congresso, il democratico Henry Gonzalez sollevò la questione della grande speculazione e di Soros in una storica seduta. La crisi in Italia ha già raggiunto l'orlo dell'abisso e minaccia adesso di gettare la nazione in un caos totale aprendo le porte ad una cannibalizzazione dell'economia italiana da parte delle forze finanzarie ispirate dalla City di Londra.
    Dini e Fazio
    In questo contesto è interessante notare il fatto che il 26 gennaio il Primo ministro uscente Lamberto Dini ha presentato al Parlamento il rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, in cui si diceva che i servizi segreti italiani erano stati chiamati a svolgere delle indagini sulle continue operazioni di destabilizzazione economica e finanziaria dell'Italia. Nel documento si leggeva che "i mercati valutari e le Borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta originate, specie in passaggi delicati della vita politico-instituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardante la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo." L'azione dei servizi è quindi stata indirizzata "alla verifica di eventuali strategie di aggressione sistematica alla nostra sicurezza economica, in un momento in cui è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente." Il rapporto presentato da Dini, ma certamente da lui non preparato, evitava di identificare il noto caso di George Soros.

    Lo stesso giorno, il prof. De Gori, per conto del Movimento Solidarietà, ha mandato una nota al Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, chiedendogli di sollecitare un intervento del Consiglio Superiore della Magistratura. Il giorno dopo, 27 di gennaio, parlando a Roma in occasione del Cinquantesimo Anniversario dell'Ufficio Italiano Cambi (UIC), il governatore della Banca d'Italia, Antonio Fazio, denunciava che i mercati finanziari sono troppo forti e le banche centrali non sono più in grado di resistere alle operazione speculative sui mercati dei cambi. "Oggi, diceva Fazio, se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco". Per l'Italia, il cambiamento del clima c'è stato nel 1990 e il vento ha cominciato a soffiare nel 1992: nell'arco di quei dodici mesi l'UIC ha utilizzato tutte le sue riserve di 8 miliardi di DM per cercare inutilmente di smorzare la furia dei venti speculativi. Sul mercato italiano dei cambi si registra una esplosione delle transazioni internazionali che toccano i 50 mila miliardi giornalieri. Fazio concludeva ammettendo che le banche centrali del mondo non possono far altro che assecondare i "venti" finanziari e monetari. La dichiarazione di Fazio, tardiva, conferma la giustezza dell'analisi e degli interventi del movimento di LaRouche a livello internazionale e del Movimento Solidarietà in Italia. Ad esempio, il 28 giugno 1993 il Movimento Solidarietà tenne una conferenza a Milano dove vennero denunciate le operazioni speculative del Britannia e della finanza derivata contro gli interessi nazionali. (Vedi Solidarietà dell'ottobre 1993 anno 1, numero 1).

    Siamo adesso in campagna elettorale. Il governo Dini e il tentativo di Antonio Maccanico, due civil servant della grande finanza internazionale, sono colati a picco su due scogli: il primo si chiama Maastricht, e la sua sostanza è la logica infernale di tagli al bilancio, che, contrariamente alle paranoie monetariste, non pareggiano i bilanci ma fanno detonare le mine sotto i resti dell'economia reale; il secondo è costituito da una resistenza, seppur tardiva e disorganizzata, alla speculazione e alle privatizzazioni selvagge complottate sul Britannia. Inoltre, anche se molti non se ne sono ancora accorti, la campagna elettorale americana insegna che le forze sociali e produttive hanno già sconfitto i candidati e le politiche dei neo conservatori di Gingrich e vogliono invece dibattere i temi strategici del rilancio dell'economia produttiva, dell'occupazione, della tecnologia. Una campagna elettorale può essere momento di lavaggio del cervello di massa se si impone agli elettori un dibattito su argomenti virtuali, oppure un momento di educazione e di responsabilizzazione se si introducono le grandi sfide di oggi, contro il neo malthusianesimo, il post industriale, la geopolitica destabilizzante e la cultura della morte.






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    ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA
    CONTRO GEORGE SOROS

    Il seguente documento è stato presentato dal Movimento Solidarietà al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995


    PAOLO RAIMONDI, IN QUALITÀ DI PRESIDENTE del "Movimento Internazionale per i Diritti Civili - Solidarietà" e Claudio Ciccanti, in qualità di segretario generale dello stesso Movimento, portano all'attenzione del signor Procuratore della Repubblica di Milano alcuni fatti e cosiderazioni relative alle attività speculative contro la lira, intraprese dal cittadino americano George Soros a partire dal 1992. Il 30 ottobre 1995 il signor George Soros, controllore del fondo di investimento "Quantum Fund", dovrebbe ricevere una laurea `honoris causa' in economia all'Università di Bologna e, secondo i bollettini stampa, uno dei coordinatori di tale manifestazione sarebbe il prof. Romano Prodi. Si chiede l'apertura di un procedimento giudiziario nei confronti del sig. George Soros e per motivare tale richiesta si espongono i seguenti fatti:


    I.
    Il sig. George Soros, per sua stessa ammissione in molte interviste alla stampa e alla televisione, è stato uno dei principali promotori, organizzatori e beneficiari del gigantesco attacco speculativo contro la lira, la sterlina britannica, il franco francese e altre monete europee nel settembre 1992, che ha costretto alla libera fluttuazione al di fuori del Sistema Monetario Europeo (SME) ponnedo una seria ipoteca sul futuro dello stesso SME.

    Secondo resoconti della stampa economica, George Soros avrebbe incassato in pochi giorni almeno 400 miliardi di lire (28 milioni di dollari) nella speculazione contro la lira e ben 1.200 miliardi di lire operando contro la lira sterlina.

    Soros e il suo fondo di investimento"Quantum Fund" sono tra i più abili operatori sui mercati speculativi dei derivati, strumenti finanziari contrattati globalmente per una media di 1.000 miliardi di dollari al giorno. La tecnica utilizzata dagli speculatori in derivati permette loro di operare su cifre enormi disponendo in realtà solo una minima parte dell'ammontare nominale. La stessa tecnica sarebbe stata utilizzata da Soros anche nella speculazione contro la lira, per la quale ha potuto mobilitare un miliardo di dollari impegnando di suo solo 50 milioni di dollari e raccogliendo il resto in crediti, utilizzando i 50 milioni come garanzie collaterali.

    La nostra moneta, da 760 lire per un marco tedesco, ha perso subito il 30% del suo valore ed è continuata a scivolare fino alle 1200 lire per un marco con conseguenze drammatiche per le risorse dello stato, con perdite in ricchezza reale e in occupazione (la lira si è ovviamente anche indebolita nei confronti delle altre monete a partire dal dollaro). Tutte le importazioni di energia, materie prime e tecnologia sono in dollari o in marchi.

    La Bundesbank, la banca centrale tedesca, ha speso inutilmente 60 miliardi di marchi per la difesa del franco francese, della lira e delle altre monete dello SME. La Banca d'Italia avrebbe utilizzato tra il giugno e il settembre 1992, 48 miliardi di dollari di riserve per difendere, senza successo, il valore della lira.


    II.
    La precisione dell'attacco, spiegato dai media come frutto di qualità quasi "magiche" del sig. Soros, dovrebbe invece sollevare dubbi su possibili azioni illegali e criminali di aggiotaggio e di "insider trading", di possesso di informazioni riservate che, se utilizzate, danno allo speculatore un margine di vantaggio e di sicurezza per poter anticipare movimenti su titoli, valori e cambi delle monete.

    È stato infatti annotata nel 1992 l'esistenza, per esempio, di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell'apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria "Goldman Sachs & co." come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldaman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia.

    In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della "Albertini e co. SIM" di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del "Quantum Fund" di Soros.


    III.
    L'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht "Britannia" della regina Elisabetta II d'Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S.G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell'industria di stato italiana. A seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell'economia nazionale e dell'occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all'incontro del Britannia avevano già ottenuto l'autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L'agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l'intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.


    IV.
    Il "Quantum Fund", il fondo di investimento controllato da Soros, registrato nelle Antille Olandesi, annovera i seguenti personaggi nel suo consiglio di amministrazione:
    Alberto Foglia ( Banca del Ceresio di Lugano);

    Isidoro Albertini (Albertini e co. SIM Agenti di Cambio, di Milano);

    Richard Katz ( direttore della Rothschild Italia Spa);

    L. Amedée de Moustier ( IFA Banque di Parigi);

    Boat Notz di Ginevra;

    Edgar de Picciotto (Union Bancaire Privée (UBP) di Ginevra);

    Claudio Segré di Ginevra;

    Nils O. Taube(socio d'affari di lord Rothschild nella finanziaria "St. James's Place Capital plc");
    Un esempio dell''ambiente' del "Quantum Fund": Edgar de Picciotto.

    De Picciotto presiede la UBP , la terza banca svizzera, nata dalla fusione della Compagnie de Banque et d'Investissements, la banca privata della famiglia Picciotto, e della Trade Development Bank (TDB) appartenente ad Edmund Safra. Safra fu coinvolto in un'inchiesta aperta nel 1989, assieme alla Shakarchi Trading Company, accusata dalla DEA, l'agenzia anti droga americana, di essere legata al cartello colombiano della cocaina. L'inchiesta su Safra fu poi archiviata. Il 27 novembre 1994 la polizia americana ha arrestato in Florida Jacques Handali, funzionario della Union Bancaire Privée sotto l'accusa di riciclaggio di soldi della droga tra gli USA e la Svizzera. Su richiesta americana, la procura di Ginevra aveva aperto un'inchiesta parallela e il giorno dopo furono perquisiti gli uffici della UBP di Ginevra. Contemporaneamente a New York venivano arrestati diversi individui accusati di aver svolto le mansioni di corrieri, trasportando valigette di narcodollari dagli USA alle casse della UBP in Svizzera. Mentre i vertici della UBP si dichiarano innocenti accusando Handali di aver agito per proprio conto, gli inquirenti americani sostengono il contrario, grazie alle prove ottenute attraverso un cliente di Handali che in realtà era un informatore della polizia. Ad uno degli incontri tra Handali e il cliente-informatore, questi viene invitato a Ginevra dove incontra nella sede dell'UBP una persona di più alto livello nell'operazione. Il cliente-informatore viene incoraggiato a investire in uno dei principali fondi di investimento europei.


    V.
    Come è stato menzionato già all'inizio, è lo stesso George Soros ad ammettere pubblicamente di essere uno dei principali speculatori internazionali. Ad esempio, in un'intervista rilasciata al quotidiano inglese The Guardian il 19 dicembre 1992, riportata anche nel documento "Lo sviluppo moderno dell'attività finanziaria alla luce dell'etica cristiana", preparato dalla Commissione Pontificia "Justitia et Pax", Soros testualmente dice: "Sono certo che le attività speculative hanno avuto delle conseguenze negative. Ma questo fatto non entra nel mio pensiero. Non può. Se io mi astenessi da determinate azioni a causa di dubbi morali, allora cesserei di essere un efficace speculatore. Non ho neanche l'ombra di un rimorso perchè faccio un profitto dalla speculazione sulla lira sterlina. Io non ho speculato contro la sterlina per aiutare l'Inghilterra, né l'ho fatto per danneggiarla. L'ho fatto semplicemente per far soldi." Questa dichiarazione vale anche per la lira italiana. In un altro articolo scritto per il Times di Londra il 12 settembre 1995, Soros dice a riguardo del suo operato speculativo: "Mi sono mosso nell'ambito di regole decise da altri. Se le regole falliscono, non è colpa mia in quanto partecipante, ma di coloro che le hanno decise... quando gli speculatori fanno profitti, in qualche modo le autorità hanno fallito."


    VI.
    Per queste sue attività speculative, il signor Soros è stato in più occasioni oggetto di indagini dirette o di richieste di indagini.
    Il caso più importante risale al 18 giugno 1993, quando in un discorso pronunciato al Congresso americano, il parlamentare democratico texano Henry Gonzalez, Presidente della Commissione Bancaria e Finanze del Congresso USA, ha richiesto un'inchiesta sulle attività finanziarie internazionali dello speculatore George Soros. Nello stesso discorso, l'on. Gonzalez aveva anche detto: "Quello che fanno le grandi banche non è un'attività normale ma è speculazione. In effetti giocano d'azzardo... Siamo ormai ad oltre mille miliardi di dollari che circolano nel sistema, ma le nostre autorità, che per la vigilanza del sistema bancario internazionale dovrebbero essere quelle del Federal Reserve Board, non si rendono conto di quanto accade.. Anche per questo la nostra Commissione ha aperto un'inchiesta sui proventi della droga. Si stima che ammontino a circa 300 miliardi di dollari le attività di riciclaggio dei soldi della droga."

    In Italia il 6 agosto 1993, il deputato democristiano Raffaele Tiscar ha presentato un'interrogazione al ministro del Tesoro per chiedere l'apertura di un'inchiesta su George Soros e sulle sue attività speculative contro la lira nel contesto della politica di privatizzazioni discussa sul "Britannia". Altri parlamentari di vari partiti e orientamenti politici, tra cui l'On. Antonio Parlato, hanno in varie occasioni presentato interpellanze parlamentari per far luce sulle attività di George Soros in Italia.



    VII.
    In varie occasioni, anche le più alte autorità dello stato italiano hanno sollevato pubblicamernte dubbi sull'operato di interessi finanziari internazionali, con eventuali agganci italiani, nelle operazioni speculative e di destabilizzazione contro l'Italia.

    Marzo 1993. A seguito di una repentina e sorprendente declassificazione di titoli di stato e di altri titoli italiani da parte della agenzia privata di rating "Moody's", che aveva portato a un crollo della lira e della Borsa, il Presidente Luigi Scalfaro chiese pubblicamente se dietro una tale decisione ci fosse qualche ragione destabilizzante. Allo stesso tempo da Londra arrivarono voci di un avviso di garanzia contro il Presidente del Consiglio Giuliano Amato, cosa che aiutò l'attacco speculativo.

    Agosto 1993. Il ministro degli interni Nicola Mancino, a seguito dell'ondata di attacchi terroristici, dichiarò: "Non escludo un ruolo della finanza internazionale".

    5 novembre 1993. Fu il "venerdì nero" della lira anche a seguito di voci provenienti da Londra su un possibile avviso di garanzia nei confronti del Presidente Luigi Scalfaro. Il giorno dopo, l'allora Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al Procuratore Capo della Republlica di Roma, Vittorio Mele, perchè "avviasse le procedure relative al delitto previsto all'art. 501 del codice penale, considerato nell'ipotesi delle aggravanti in esso contenute." Cioè si chiedeva di indagare su un possibile reato di aggiotaggio da parte di chi aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa.

    25 maggio 1994. Ancora una volta la lira crollò e la Borsa perdette il 2,6% in poche ore a seguito di voci provenienti da Londra su un presunto avviso di garanzia contro il nuovo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.


    IN BASE AI FATTI ESPOSTI, si chiede l'apertura di un procedimento giudiziario nei confronti del signor George Soros, per verificare se la sua ammessa attività speculativa sia stata svolta
    in VIOLAZIONE dell'articolo 501 del codice penale ("Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"). Si fa notare che l'articolo 501 specificamente prevede un raddoppio delle pene "se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello stato".

    (L'articolo 7 del codice penale prevede che il cittadino italiano o straniero anche se commette in territorio estero il predetto reato deve essere punito secondo la legge italiana.)

    in VIOLAZIONE dell'articolo 2628 del codice civile ("Manovre fraudolente sui titoli delle società").

    in VIOLAZIONE dell'articolo 2595 del codice civile ("Limiti legali della concorrenza") che dice: "La concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli interessi dell'economia nazionale..."

    in VIOLAZIONE dell'articolo 2598, paragrafo 3 del codice civile ("Atti di concorrenza sleale").

    in VIOLAZIONE dell'articolo 2041 del codice civile ("Dell'arricchimento senza causa") .
    È opportuno anche verificare se tale attività speculativa sia in violazione dell'articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana secondo cui "l'attività economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana".
    È opportuno anche ricordare che l'articolo 3 della stessa Costituzione prevede che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

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    Come i Rothschild controllano il Quantum Fund


    Il Presidente del Movimento Solidarietà Paolo Raimondi, dopo aver presentato nei mesi passati un esposto alle Procure della Repubblica di Napoli, Roma, Firenze e Milano contro George Soros per l'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992, ha distribuito, a partire dallo scorso 25 novembre, la seguente dichiarazione ai magistrati, parlamentari e giornalisti che si sono interessati al caso, per puntualizzare in maniera ancora più definitiva le denunce di cui si è fatto promotore.

    Sono venuto a conoscenza del fatto che le reti della banca Rothschild stanno cercando di ostacolare coloro che in qualche forma si oppongono alla politica di assalto piratesco della grande finanza internazionale, che prende la forma di una privatizzazione e che nella sostanza esige la svendita dell'impresa a partecipazione statale. All'inizio di ottobre avevo emesso un comunicato di denuncia del ruolo della Rothschild Italia come advisor nella privatizzazione del Banco di Napoli (La Rothschild ha svolto lo stesso ruolo nella svendita dell'ENI) identificando il nefasto ruolo di Richard Katz , già direttore della Rothschild Italia e al contempo membro del comitato esecutivo e direttore del Quantum Fund di George Soros, l'affondatore della lira nel settembre 1992. La Rothschild vorrebbe ora vantare una nuova verginità che si sarebbe rifatta semplicemente sostituendo Richard Katz al vertice della banca. Per questo ritengo opportuno aggiungere qualche altro elemento su alcune operazioni poco chiare dell'intero gruppo Rothschild, con particolare riferimento alle compenetrazioni operative tra il gruppo internazionale dei Rothschild e il Quantum Fund di Soros.
    Sia chiaro: è il gruppo Rothschild nel suo complesso a operare insieme al Quantum Fund. Richard Katz è semplicemente uno strumento, un predicato, di questo intreccio finanziario.
    Di seguito si riportano alcuni fatti salienti che non intendono essere il resoconto finale della ricerca. L'urgenza di ostacolare le privatizzazioni impone di intervenire adesso senza attendere il quadro completo. (Per evitare il gioco delle scatole cinesi secondo cui "vi sono differenti banche per differenti rami della famiglia Rothschild", si fa notare che, mentre i legami e le copartecipazioni sono sempre esistite, il 27 ottobre i vari rami bancari-finanziari si sono ufficialmente riuniti per ridefinire una strategia ed un vertice comuni).
    I legami dei Rothschild con il Quantum Fund di George Soros risalgono a prima della creazione del Quantum Fund N.V. la cui sede centrale è a Curaçao, nelle Antille Olandesi. Negli anni settanta George Soros insieme al socio Jim Rogers ha lavorato per la Arnold & S. Bleichroeder ,Inc. e per il Bleichroeder Fund, finanziaria che operava in sintonia con i Rothschild. Nel 1969 Soros lasciò in raporti amichevoli la Bleichroeder portandosi con sé un gruppo di investitori della stessa, muovendosi già allora nella direzione che avrebbe condotto alla creazione del Quantum Fund. Si fa notare che la Bleichroeder di New York è attualmente, insieme alla Citibank N.A. di New York, la principale fiduciaria del Quantum Fund.

    Ecco i principali personaggi dell'intreccio Soros-Rothschild:

    Georges C. Karlweis . Secondo quanto riportato da un ex partner di George Soros, Karlweis è stato uno dei primi partecipanti al lancio del Quantum Fund N.V.. Lo troviamo dal luglio 1985 direttore della banca N.M. Rothschild & Sons LTD di Londra, presieduta da Evelyn de Rothschild. Con Karlweis, nel comitato direttivo della banca troviamo anche Richard Katz, Edmund de Rothschild, E.L. de Rothschild, Lord Jacob de Rothschild (capi dei vari rami della famiglia), Henry Ergas, che conduce l'uffico di Roma, e il noto Alfred Hartmann. Nel 1988 Karlweis figura come direttore della Banque Privée di Ginevra di Edmund de Rothschild. Nel 1991-92 è nel consiglio di amministrazione della Rothschild Bank AG di Zurigo del Barone Elie de Rothschild, presidente della banca di cui Alfred Hartmann ne è il vice presidente. Karlweis è stato anche coinvolto nelle operazioni sporche del mafioso e trafficante di droga Robert Vesco, come la grande truffa dell'International Overseas Service (IOS) creato da Bernie Cornfeld e con sede in Svizzera. Con l'IOS lavorò anche il nostro Beniamino Andreatta, collaboratore di Prodi e attivo partecipante nell'incontro sul Britannia del 2 giungo 1992. Attualmente Karlweis è direttore della NM Rothschild & Sons, vice presidente della Banque Privée di Ginevra e presidente della Banque de Gestion Edmond de Rothschild del Principato di Monaco.

    Richard Katz. Direttore del Quantum Fund. In un resoconto pubblico del Quantum Fund del 1993 figura anche come membro del comitato esecutivo. Il suo rapporto con i Rothschild è di lunga data. Lo troviamo nel 1988 ad esempio nella lista dei direttori della N.M. Rothschild & Sons LTD di Londra, guidata da Evelyn de Rothschild. Sulla stessa lista si trovano Georges Karlweis, Alfred Hartmann, Herny Ergas (direttore della filiale Rothschild a Roma) e Lord Jacob de Rothschild, presidente della St. James Place Capital, banca d'affari di Londra. Lo stesso anno Katz figura come direttore capo degli investimenti della Rothschild (NM) Asset Management, responsabile del portafoglio esteri della Rothschild (NM) Fund Management LTD. Almeno fino al 1993 è direttore della Rothschild Italia insieme a Sir Derek Thomas. Sir Thomas è stato ambasciatore britannico a Roma per il periodo 1987-89; nel 1990 diviene direttore della Rothschild Italia e della Rothschild Europa, consigliere europeo per la N.M. Rothschild & Sons, di cui è direttore dal 1991 ad oggi. Sir Thomas dal 1991-92 è uno dei massimi dirigenti del British Invisibles, gli organizzatori del meeting sul Britannia il 2 giugno 1992. (Del British Invisibles parleremo oltre).

    Nils O. Taube. Direttore del Quantum Fund. Nel resoconto pubblico del Quantum Fund del 1993 figura come membro del Comitato esecutivo. Taube è socio di Lord Jacob de Rothschild, presidente della banca St. James Place Capital di Londra. Secondo il rapporto annuale della banca del 1993 egli figura tra i direttori insieme a Nathaniel de Rothschild, punto di riferimento della famiglia Rothschild negli USA e a Parigi. Nel rapporto della stessa banca del 1996, egli figura come Principal Investment Advisor (principale consigliere per gli investimenti) della banca. Nel 1988 era il direttore degli investimenti della Rothschild (J) Investment Management LTD di Londra. È doveroso sottolineare il seguente punto: nel resoconto del Quantum Fund del 1993 appaiono 8 direttori di cui 4 sono membri del comitato esecutivo. Due di questi quattro, Richard Katz e Nils O. Taube, lavorano per i Rothschild. Una coincidenza? Questi sono gli uomini che hanno agito nel 1992 per far crollare la lira sotto l'ondata della speculazione.

    Vediamo ora brevemente il personaggio di Alfred Hartmann . Lo abbiamo già trovato nel 1988 con Richard Katz tra i direttori del NM Rothschild & Sons di Evelyn de Rothschild Londra. Nelle stesso anno è manager generale della Rothschild Bank AG di Zurigo, presieduta dal Barone Elie de Rothschild. Nel 1991-92 ne diventa vice presidente. Nella dirigenza della stessa banca troviamo Georges C. Karlweis e il Dr. Jürg Heer, famoso anche in Italia. Nel 1992 Jürg Heer dichiarò di aver pagato 5 milioni di dollari ai killer mafiosi di Roberto Calvi. Nella Relazione di Minoranza della Commissione d'inchiesta sulla P2 del sen. Pisanò (p.121) si legge che il 22 aprile 1981 la banca Rothschild di Zurigo fondò a Monrovia (Liberia) una società di nome Zirka per conto di Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din. Otto giorni dopo il Banco Ambrosiano Overseas di Nassau (ex. Cisalpine) erogò a favore della Zirka 95 milioni di dollari che vennero subito trasferiti a Zurigo presso la Rothschild Bank. E 45 dei 95 sembra siano scomparsi durante il periodo della detenzione di Calvi nella primavera-estate del 1981 (Carlo Palermo, Il quarto livello», pag. 245). Nei resoconti bancari svizzeri del 1987-88 Alfred Hartmann figura un po' dappertutto. È direttore della banca The Royal Bank of Scotland AG di Zurigo, direttore della Lavoro Bank di Zurigo (controllata dalla Banca Nazionale del Lavoro), della banca del Gottardo di Ginevra, della finanziaria Creafin di Zurigo, e presidente della Banque de Commerce e de Placements SA (BCP) di Ginevra. La BCP era posseduta dalla Bank of Credit and Commerce International (BCCI), la banca internazionale del riciclaggio, delle operazioni del traffico di armi e di droga utilizzata dai servizi britannici e dalle reti di Bush-North dell'Iran-Contras per operazioni sporche. La BCCI, che controllava anche la Italfinance International Spa di Roma, fu chiusa a seguito di un'indagine condotta dalle autorità americane. Le verità più scottanti di quella vicenda non vennero mai alla luce perché George Bush decretò tutta una serie di insabbiamenti. Queste coperture favorirono anche Hartmann che si dovette dimettere dalla Lavoro Bank, ma lo troviamo allegramente vice presidente della Rothschild AG di Zurigo nel 1991.

    Rothschild Italia. È da questi interessi che la Rothschild Italia Spa di Milano, filiale della MN Rothschild & Sons di Londra viene creata nel 1989.
    Richard Katz ne è stato direttore , in particolare durante le operazioni speculative contro la lira del Quantum Fund del 1992 (di cui è direttore e membro del comitato esecutivo). Nel 1990 era direttore della Rothschild Italia anche sir Derek Thomas , ex ambasciatore britannico a Roma nel periodo 1987-89 e dal 1990 ad oggi figura chiave del British Invisibles, oltre ad essere direttore dal 1991 della NM Rothschild & Sons LTD di Londra.
    Thomas condivide attualmente questa posizione nella banca di Londra con personaggi eccellenti quali Lord Wakeham, già presidente della Camera dei Lords e membro del governo in più occasioni, Norman Lamont, che i Rothschild "prestarono" alla politica nel 1972 passando attraverso parecchi ministeri economici fino a diventare ministro del Tesoro nel 1990 per fare poi ritorno alla "casa madre" nel 1993. Secondo i resoconti del 1996, boss della banca Rothschild Italia è Eric de Rothschild, che figura tra i direttori della NM Rothschild & Sons di Londra, mentre il direttore è Stefano Marsaglia, che proviene dalla Cir di De Benedetti.

    British Invisibles (BI) . Sono gli organizzatori del meeting dei banchieri della City tenutosi sul Britannia, alla presenza della regina Elisabetta II, il 2 giugno 1992 per complottare la privatizzazione dell'industria di stato italiana che doveva far seguito alla svalutazione della lira provocata da Soros e co. Citando dal discorso tenuto sul Britannia nelle acque del porto di Dublino, Irlanda, nel 1995, da Neil Jaggers, membro dell'esecutivo del BI e direttore per gli affari dell'Europa orientale, "il British Invisibles è un ente privato che ha per scopo la promozione della City di Londra". Gli "invisibles" sono i "servizi" dell'alta finanza della City. BI funziona come punto di unione tra la finanza privata e il governo britannico. BI conta attualmente 114 membri, tutta l'élite finanziaria di Londra, parecchi rappresentanti del governo e della Bank of England, la banca centrale.
    Naturalmente la Rothschild ha un ruolo di primo piano negli Invisibles. Ad esempio, secondo il rapporto del 1996 della BI, Sir Derek Thomas , direttore della NM Rothschild & Sons, già ambasciatore britannico a Roma nel periodo 1987-89, membro del BI dal 1992, è stato fino al 10 settembre 1996 presidente del comitato LOTIS (Liberalization of Trade in Services Committee, Comitato per la liberalizzazione del commercio in servizi). Rory Allan, della NM Rothschild & Sons, è membro del comitato del BI per l'Unione degli Stati Indipendenti ( l'ex URSS). William Lamarque, della NM Rothschild & Sons, è membro del "gruppo Cina" del BI. British Invisibles organizza seminari in tutti i punti strategici del globo appetibili alla City, soprattutto elaborando piani di privatizzazioni, apertura dei mercati alla finanza derivata, eliminazione di ogni barriera alla penetrazione del liberismo selvaggio della City. In molti casi, dice Jagger, BI ha il privilegio di usare lo yacht reale "Britannia", spesso in combinazione con le visite della regina Elisabetta II o del duca di Kent, gran maestro della massoneria di rito scozzese. Il British Invisibles nel passato ha organizzato ogni anno una decina di simili incontri; per il 1997 BI ha già prenotato il Britannia, con o senza la regina, per 20 incontri d'affari.
    Sulla base di quanto sopra intendo ribadire la necessità di ritirare il mandato dato dal Tesoro alla Rothschild di operare come advisor nelle privatizzazioni del Banco di Napoli, dell'ENI e di eventuali altre imprese di stato; la necessità di fermare il processo di privatizzazione in quanto basato su premesse che danneggiano l'interesse nazionale, cioè sulla combinazione Britannia-Soros, speculazione-svalutazione-privatizzazione; la necessità di continuare nelle indagini sull'"affaire Britannia-Soros" sia a livello di Procure della Repubblica che a livello di commissioni parlamentari.



    Regine, innominabili e mafiosi filantropicamente nel Quantum Fund



    Stralci del dossier pubblicato dall'EIR del 1 novembre 1996 che mettono in risalto alcuni dei collegamenti più sporchi e blasonati di Soros
    La rivista americana Time lo caratterizza come un "moderno Robin Hood", che ruba ai ricchi per donare ai poveri: a fare le spese delle speculazioni di George Soros sarebbero le grandi banche centrali mentre egli investirebbe i suoi guadagni nelle economie emergenti dell'est Europeo, dove promuove la sua utopia della "Società aperta", qualcosa che si spaccia come "cultura di sinistra".
    La realtà è che ruba a tutti per conto di un'élite ristrettissima di ricchi, e che dietro lo zuccherino delle sue imprese "filantropiche" nell'Europa orientale c'è la medicina mortale della "terapia shock" somministrata alle economie dell'est da quelli della sua cordata, dal professorino di Harward Jeffrey Sachs allo svedese Anders Åslun, con i quali ha ampiamente collaborato Romano Prodi.
    L'idea di fondo della "società aperta" è creare le precondizioni necessarie per l'acquisto a prezzi stracciati delle immense proprietà minerarie e d'altra natura che costituiscono l'ultima ricchezza tangibile di tutto i paesi ex comunisti. Per questo le sue 19 fondazioni diffuse nei paesi dell'Est fanno proficua opera di conversione degli ex marxisti in liberisti dell'ultima ora. Basta pagare.
    Soros salì alla ribalta mondiale nell'autunno 1992, quando orchestrò un'ondata speculativa contro la lira e la sterlina per frantumare il Sistema Monetario Europeo. Disse di essersi messo in tasca, solo speculando sulla sterlina, oltre un milione di dollari. Con la lira fatta a pezzi, i suoi amici in Italia si scatenarono per vendere le partecipazioni statali agli acquirenti stranieri che, anche nella molto improbabile prospettiva di un prezzo equo in lire, avrebbero sborsato il 20-30 per cento in meno del dovuto. Come abbiamo documentato più volte, non fu un'occasione fortuita, ma fu una trappola ordita a bordo del panfilo della corona inglese Britannia, al largo di Civitavecchia il 2 giugno del 1992, quando Mario Draghi e Beniamino Andreatta guidarono un incontro dei grand commì nostrani con i rappresentanti delle grandi banche inglesi tra cui la Warburg e la Barclays. Gli onori di casa al centinaio di ospiti convenuti per discutere la svendita dell'Italia furono fatti dalla regina Elisabetta II.
    Da allora Soros si pavoneggia nel suo alone di "re Mida". Come dice lui stesso, quello che tocca diventa oro. Lo scopo è quello di egemonizzare il mondo della speculazione, far correre i polli dove lui getta il becchime. Nel 1993 lanciò un'operazione di acquisto dell'oro (diceva che la Cina aveva deciso di rimpinguare notevolmente le riserve), tutti dietro a comprare e si arrivò al rialzo del 20% del prezzo; poi, insieme al suo compare Jimmy Goldsmith, si disfece segretamente dei suoi acquisti realizzando profitti notevoli. Operazioni analoghe le ha condotte da allora in diverse piazze del mondo, specializzandosi sulle speculazioni contro le monete: ha condotto attacchi contro il marco tedesco e contro le monete della Tailandia, Malesia, Indonesia e Messico.

    Dietro il Quantum Fund

    Naturalmente il personaggio è artificiale, o meglio, è un personaggio costruito per gestire dei fondi altamente speculativi per investitori che non sono disposti ad esporsi. Il suo fondo d'investimento Quantum Fund gestirebbe somme tra gli 11 ed i 14 miliardi di dollari di depositi e, come dice lui stesso, tra gli investitori più importanti conta la stessa regina Elisabetta.
    Insieme alla regina non è difficile intravedere il grosso dell'oligarchia britannica ed europea. Il Quantum Fund è registrato nelle Antille olandesi con tutti i trucchi necessari per non dovere presentare alcuna trasparenza ad autorità di sorta, né sulle entità delle operazioni né sull'identità dei depositanti. Evidentemente si tratta di una "graziosa concessione" della monarchia olandese.
    Secondo la commissione dell'OCSE sul riciclaggio del denaro, le Antille Olandesi sono il principale centro di riclaggio del denaro della droga, soprattutto della cocaina dell'America Latina. Di americano Soros ha solo il passaporto, mentre il suo quartier generale è a Curaçao. Per evitare possibili interferenze delle autorità americane Soros non figura nemmeno tra i manager del suo fondo, e a mala pena figura sulla carta come "consulente d'investimento" attraverso la sua ditta di New York, la Soros Fund Management. Soros ha riempito la direzione del suo Quantum Fund di inglesi, svizzeri e italiani, evitando accuratamente cittadini americani.
    Mentre il grosso degli investimenti proviene dall'impero dei Rothschild, come è ampiamente documento nlle pagine precedenti, anche gli altri elementi del Quantum Fund costituiscono un quadro inquietante. Il più noto è Edgar De Picciotto, "uno dei banchieri più furbi di Ginevra" che figura nel Consiglio d'Amministrazione del Quantum Fund e presiede la CBI-TDB Union Banque Privée, una banca privata di Ginevra che gestisce grandi capitali sul mercato dell'oro e degli "Hedge Funds", i fondi d'investimento off-shore, soldi che quasi per definizione non possono essere più distinti dai proventi della droga.
    De Picciotto è praticamente da sempre socio del banchiere Edmond Safra, proprietario della Republic Bank of New York. Secondo alcune indagini questa banca è la principale esportatrice in Russia di banconote americane, per miliardi di dollari. Il fabbisogno di dollari in Russia cresce in maniera direttamente proporzionale alla criminalità che opera quasi esclusivamente con i "contanti verdi". Safra è indagato dalle autorità americane e svizzere per il riciclaggio dei proventi della droga di turchi e colombiani. La Trade Development Bank (TDB) di Safra si fuse nel 1990 con la CBI di De Picciotto, dando vita alla TDB-CBI Union Banque Privée. Anche se i termini della fusione sono mantenuti segreti, di fatto De Picciotto entrò nel consiglio di amministrazione della American Express svizzera, mentre due direttori della American Express di New York sono entrati nel consiglio d'Amministrazione della Banque Privée. Safra aveva venduto la Trade Development Bank alla American Express Inc. negli anni Ottanta. La American Express, nel cui consiglio figura anche Henry Kissinger, è stata colpita da diversi scandali per il riciclaggio del denaro della droga.
    De Picciotto iniziò la sua carriera sotto Nicholas Baring della omonima banca londinese che per secoli è stata la banca della famiglia reale inglese. Dopo il crac del marzo 1995 la Baring è stata rilevata dal gruppo olandese ING, anch'esso molto esposto nel riciclaggio. Si tenga presente che Peter Baring partecipò al vertice del Britannia del 1992 a Civitavecchia.
    De Picciotto è inoltre socio di lunga data di Carlo De Benedetti. I due figurano nel C.d'A della Societé Financière de Genève. Il motivo principale dell'uscita di De Benedetti dalla Olivetti è che ha usato i patrimoni industriali come fiches sul tavolo verde dei derivati, evidentemente perdendo. All'inizio degli anni Ottanta De Benedetti ebbe un ruolo di primo piano nella bancarotta del Banco Ambrosiano, tragicamente conclusasi con l'omicidio, secondo un macabro rituale massonico, di Roberto Calvi a Londra. Le responsabilità dell'impiccagione di Calvi sotto il ponte dei Blackfriars sono state rivendicate da ambienti Rothschild (vedi pag. 20, sotto Alfred Hartmann).
    Tra i numerosi scandali per riciclaggio di denaro in cui sono stati implicati De Picciotto e la sua Union Banque Privée spicca l'arresto, avvenuto nel novembre 1994, di Jean-Jacques Handali e di altri dirigenti della UBP. Secondo la Procura di Miami, Handali e la UBP costituivano la "swiss connection" in una rete internazionale di trafficanti turchi e colombiani. Tra i personaggi più legati a De Picciotto spicca Helmut Raiser, un misterioso mercante di armi che farebbe affari in società con Grigori Luciansky, il personaggio della mafia russa che controlla la holding russo-svizzera Nordex Group.
    Il contingente italiano nel vertice del Quantum Fund di Soros è costituito da Isidoro Albertini, titolare di una delle società d'intermediazione mobiliare più prestigiose di Milano e da Alberto Foglia che dirige a Lugano la Banca del Ceresio.

    Rich, Reichmann & Co.

    Esperti che hanno condotto inchieste su Soros per conto del Dipartimento di Stato USA affermano che almeno 10 miliardi di dollari del Quantum Fund provengono da investitori "silenziosi", che preferiscono cioè l'anonimato, e che hanno chiesto a Soros di mandare in frantumi la stabilità monetaria europea. Questo spiega perché Soros, che si vanta di avere tra i suoi investitori la regina e le principali case bancarie inglesi, abbia colpito così duramente la sterlina nell'autunno del 1992. La contraddizione apparente svanisce tenendo conto del fatto che era il modo più sicuro di mettere in pratica la decisione strategica inglese di frantumare lo SME, che è la strategia thatcheriana per eccellenza.
    Tra gli investitori "silenziosi" vengono segnalati Marc Rich, un mercante di petrolio e di metalli ricercato dalla giustizia americana, e Shaul Eisenberg, ex pezzo grosso dei servizi segreti israeliani che fa il mercante di armi nel Medio Oriente ed in Asia. Il governo dell'Uzbekistan gli ha interdetto gli affari nel paese dopo aver scoperto una serie di truffe e corruzioni colossali. Un altro socio di Soros è Rafi Eytan che in passato teneva a Londra i collegamenti tra il Mossad e lo spionaggio inglese.
    Gli affari più grandi, trattando soprattutto alluminio e petrolio, Marc Rich li ha fatti in Unione Sovietica, poi Russia, tra il 1989 ed il 1993. In quello stesso periodo il Nordex Group di Grigori Luciansky raggiunse un fatturato di miliardi di dollari vendendo soprattutto alluminio e petrolio russi. Secondo il Wall Street Journal del 13 maggio 1993 le imprese di Rich in Russia sono finite sotto inchiesta per truffa.
    La lista potrebbe continuare all'infinito, ma i contorni del protettore di Romano Prodi e della sua scuola "liberista" dovrebbero essere ormai chiari.


    [Solidarietà, anno IV n.1, febbraio 1996]



    L’inchiesta su Soros stana la "Banda dei cinque"
    L'indagine proposta dal Movimento Solidarietà è entrata nella fase calda. Ciampi &Co. dovevano sapereche nel 1992 la lira non avrebbe retto l'assalto speculativo di George Soros e sperperarono 15 mila miliardi in una difesa a dir poco sospetta


    "Se, come sembra, l'inchiesta su George Soros andrà avanti, Mani Pulite diventerà una barzelletta", ha dichiarato Paolo Raimondi, presidente del Movimento Solidarietà, a commento dell'incoraggiante notizia che la Procura di Roma ha avviato una nuova fase dell'inchiesta sullo speculatore internazionale. Raimondi era a Roma per una serie di consultazioni alla fine di gennaio, nei giorni in cui alcuni quotidiani davano grande risalto al contenuto dell'esposto con cui il Movimento Solidarietà aveva fatto avviare l'inchiesta.

    "Noi non crediamo alle battaglie politiche per vie giudiziarie", ha aggiunto Raimondi, che ha proseguito: "La nostra iniziativa è stata concepita per organizzare e stimolare la riscossa di tutte le forze che si oppongono alla politica di distruzione dell'economia nazionale imposta dal FMI, da Maastricht e dai mercati finanziari guidati da Londra".

    Come Solidarietà ha riferito più volte, l'esposto presentato da Raimondi e Claudio Ciccanti (segretario del Movimento Solidarietà) chiede di verificare se l'attacco alla Lira del settembre 1992, che fece uscire la nostra moneta dal Sistema Monetario Europeo svalutandola del 30%, facesse parte della stessa strategia discussa sulla riunione del "Britannia" il 2 giugno dello stesso anno. Sul Britannia erano infatti riuniti i principali banchieri della City per conto dei quali George Soros condusse la speculazione contro la Lira. Alcuni di loro poi parteciparono alla grande svendita chiamata privatizzazione, chi direttamente chi in consorzio con altri alleati della City. Nell'esposto si chiede di appurare se Soros, nel suo attacco alla Lira, abbia goduto di notizie riservate di fonte italiana. Rimane infatti un mistero il comportamento delle nostre autorità monetarie che, sapendo già dal maggio precedente di non poter reggere all'attacco speculativo, riversarono nell'inutile difesa della Lira 48 miliardi di dollari per poi capitolare. Invece, quel comportamento fece guadagnare a Soros 280 milioni di dollari in una settimana e forse molto di più. La perdita secca per le casse della banca centrale, che ha dovuto riacquistare le riserve di valuta a Lira deprezzata, è stata calcolata in circa 15 mila miliardi di Lire, una mini-finanziaria.

    L'accusa di complicità sembra concretizzarsi già nella prima fase dell'inchiesta (che procede a Napoli e Roma, mentre Firenze e Milano si sono fatti da parte per motivi diversi), almeno nei confronti di uno dei timonieri della Lira nel settembre 1992, Piero Barucci, allora ministro del Tesoro e membro della "Banda dei cinque" che controllava la politica monetaria (gli altri erano l'allora capo del governo Giuliano Amato, l'allora e attuale Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi, l'allora governatore di Bankitalia e attuale superministro dell'Economia Carlo Azeglio Ciampi e l'allora Direttore di Bankitalia e attuale ministro degli Esteri Lamberto Dini).

    Infatti, come ha rivelato il Corriere della Sera in un ampio servizio del 27 gennaio, dedicato all'inchiesta sollecitata dal Movimento Solidarietà, Barucci è oggi presidente della AFV, una società di intermediazione finanziaria (sim). Il guaio dell'AFV non è solo che essa svolge attività speculativa, ma che la lettera "F" sta per Alberto Foglia, fondatore della AFV e nientepopodimenoche presidente del consiglio di amministrazione del Quantum Fund di George Soros!

    Lo stesso quotidiano di via Solferino sottolinea la precaria posizione di Barucci quando, nel riferire il testo dell'esposto (vedi riquadro), elenca i nomi di consiglieri del fondo di Soros e nota che Alberto Foglia è "partner nella Sim ora presieduta da Barucci". Naturalmente, dato che le indagini, proprio per la loro serietà, sono coperte dal massimo riserbo, non è dato sapere di più. Ma non è difficile immaginare lo stato di disagio in cui si trovano attualmente il Barucci e il resto della Banda dei Cinque, indicato dal modo in cui si è verificata una prima, agitata reazione alle "cattive" notizie giudiziarie.


    Ciampi scende in campo

    In una evidente contromossa, i protagonisti del Settembre Nero della Lira hanno anticipato la "loro" versione dei fatti. Come se avesse letto in anticipo il servizio che doveva uscire l'indomani, domenica 26 gennaio, Ciampi si è sentito in dovere di spiegare il comportamento della Banca d'Italia in quella crisi. Si badi bene: finora, dopo quattro anni e mezzo, Ciampi non aveva speso una parola sull'argomento.

    Parlando ad una riunione degli operatori di cambio (quindi tra galantuomini), l'attuale vero capo del governo Prodi ha dapprima scaricato ogni responsabilità: egli non fece che obbedire agli ordini del governo. "Le decisioni sulle parità delle monete sono sempre e da sempre di competenza dell'esecutivo." Poi Ciampi è passato all'offensiva. La crisi della Lira, a suo avviso, è stata positiva perché "l'atmosfera di dramma" che l'accompagnò permise "l'adozione di quelle rilevanti misure di correzione di bilancio che il governo aveva invano cercato di varare prima". In altre parole, la battaglia persa contro la speculazione fu lo shock necessario a fare accettare agli italiani quattro anni di stangate che non sono altro che trasferimenti netti di risorse a favore della rendita finanziaria.

    Ma Ciampi si spinge oltre: il 31 luglio, quando la Lira era già sottoposta a una pressione speculativa (e la Banda dei Cinque sapeva che non avrebbe retto), Amato era riuscito a strappare ai sindacati il famoso accordo salariale giustificandolo tra l'altro con la necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo e quindi di combattere l'inflazione. "Amato racconta Ciampi riuscì nell'intento perché voleva tenere il cambio: Se avesse detto `io domani svaluto', l'intesa non la faceva". Avete capito bene: Ciampi si fa bello per non aver concesso gli aumenti salariali e per aver invece regalato 15 mila miliardi a Soros attraverso la manovra speculativa!

    Perché poi, sembra proprio che quelle decisioni siano state prese più a Via Nazionale che a Palazzo Chigi. Perlomeno a quanto afferma un testimone dell'epoca, l'allora segretario del PSI Bettino Craxi. Le parole di Craxi vanno prese cum grano salis, tenendo presente la situazione particolare dell'esule di Hammamet; ciononostante, le circostanze riferite sembrano veritiere. Craxi ha scritto una lettera al Corriere, pubblicata con risalto in pagina economica, per dire la sua sui fatti del `92 riferiti nel servizio del 27 gennaio. Amato lo chiamò all'inizio della pressione speculativa, scrive Craxi, per chiedere consiglio su quale linea di condotta tenere. È credibile che Amato, nominato Presidente del Consiglio su indicazione del PSI, si consultasse con il segretario del partito. Craxi avrebbe suggerito di non sprecare risorse e svalutare. Amato evidentemente non tenne conto del consiglio, anche se ritelefonò ad Hammamet per avvisare Craxi dell'imminente svalutazione.

    Le circostanze riferite da Craxi descrivono un Presidente del Consiglio in cerca di suggerimenti in una crisi più grande di lui. Amato non emerge certamente come la figura del comandante che dà ordini, tantomeno alla Banca d'Italia, come sostiene Ciampi. È più probabile il contrario: che nel panico di quei giorni, il governo abbia seguito le indicazioni di "chi ne sapeva di più", e cioè dei grandi sacerdoti della moneta di Via Nazionale.

    Un'impressione confermata dalla lettura del libro L'Isola del Tesoro, del summenzionato Piero Barucci. Evidentemente presagendo di essere il primo capro espiatorio quando fosse scoppiata la tempesta, Barucci ha scritto il libro come una difesa in anticipo. Secondo il libro (e anche qui la descrizione sembra credibile), Barucci piomba dall'esterno in una compagine governativa dove comandano altri e lui assiste impotente ad avvenimenti che gli passano sopra la testa. In ogni caso, il cerchio dei sospetti si stringe sempre più attorno a Ciampi e ai suoi uomini.


    I sorosiani si scoprono

    A giudicare dallo zelo con cui gli stessi media che hanno amplificato le tardive spiegazioni di Ciampi si sono profusi in sospette apologie di George Soros, si deve presumere che, se ricevevano ordini, i ciampisti li ricevevano dal mega speculatore americano o dai suoi padroni inglesi.

    L'oscar spetta a La Repubblica (proprietario Carlo De Benedetti, che fece incontrare Soros e Di Pietro) che, in un sol giorno, il 31 gennaio, ha pubblicato tre articoli, in tre pagine diverse, in difesa della Banda dei Cinque e di George Soros. Prima, un grosso servizio intitolato "Craxi-Ciampi, è polemica sulla svalutazione del `92", in cui ampio spazio viene concesso alle argomentazioni di Ciampi sopra riferite. Nella sezione culturale, un'intera pagina viene dedicata a George Soros, dipinto come un genio che dispensa saggezza filosofica sui mali del... libero mercato. L'autore è il noto scrittore latinamericano Vargas Losa, che come Soros è a favore della legalizzazione della droga. Dimostrando una illimitata fiducia nella imbecillità dei suoi lettori, dipinge Soros come un interprete della dottrina sociale della Chiesa.

    In pagina editoriale, l'apologia del genio economico di Soros viene affidata a Giorgio Ruffolo, veterano esponente della sinistra tecnocratica italiana. Ruffolo tratta Soros come un "pentito" della speculazione a cui occorre prestare ascolto perché sa quel che dice. Fa finta di trattare Soros oggettivamente, ma una settimana dopo Ruffolo ha partecipato a Bruxelles ad una conferenza organizzata, finanziata e presieduta proprio da Soros, che ha riunito un gruppo di intellettuali europei. Scopo della conferenza, lanciare la campagna per una "società aperta" nell'Europa occidentale, sulla scorta delle esperienze svolte da Soros nell'Est Europa, con l'obiettivo di varare nel 1988 un'assemblea costituente europea. Non ci interessa sapere se i partecipanti all'iniziativa abbiano ricevuto il solito "rimborso spese" della serie Nomisma, ma piuttosto far capire al lettore l'esistenza di collegamenti e disegni politici che a definire "complotto" si pecca di modestia.

    Nell'articolo di Repubblica Ruffolo prende per buona la versione sorosiana dei fatti del `92, con la quale esordisce: "Ebbi il primo segnale - dice Soros nella sua autobiografia - di una crisi imminente della sterlina da un discorso del presidente della Bundesbank, Schlesinger." Dopodiché Soros avvicinò Schlesinger e "capii immediatamente che cosa voleva dirmi. Era un incoraggiamento a vendere la lira italiana". Più in là, Soros rincara la dose: "Abbiamo eseguito gli ordini del nostro maestro, la Bundesbank". La sua teoria è confutata come minimo dal fatto che la Bundesbank ha speso almeno 60 miliardi di marchi per difendere le monete dello SME, principalmente il franco francese.


    Le provocazioni del Financial Times

    Come afferma Raimondi nell'intervista citata all'inizio, l'Italia è vittima di una politica economica distruttiva di cui Soros e la Banda dei Cinque sono rappresentanti. Questa politica oggi prende il nome di "Maastricht", anche se non si tratta altro che della vecchia politica del Fondo Monetario Internazionale. La beffa è che, benché la politica di Maastricht sia stata congegnata per distruggere gli stati nazionali, con la Germania come obiettivo principale, il fatto che i primi della classe nell'adottare la politica di bilancio per raggiungere i famigerati parametri siano i tedeschi si presta a manipolare i meno fortunati, come l'Italia, contro la Germania. Abbiamo visto con quale disinvoltura Soros e i suoi cortigiani italiani addirittura accusano la Bundesbank della speculazione contro la lira, senza tema di essere ridicolizzati. Così, alla fine di gennaio, il Financial Times, il principale organo dei padroni di Soros nella City di Londra, è riuscito quasi ad innescare una crisi tra Roma e Bonn inventandosi l'esistenza di un piano segreto tedesco per tenere fuori l'Italia dalla moneta unica.

    L'articolo del Financial Times è stato il segnale per una rinnovata campagna internazionale contro la Germania che viene dipinta come il Quarto Reich. Questa è la stessa identica campagna lanciata nel 1989 dalla premier inglese Margaret Thatcher, con cui fu estorta alla Germania la tacita promessa di farsi promotrice della politica di Maastricht in cambio del "nulla osta" per la riunificazione tedesca. Il ricatto ha effetto sui due versanti: contro la Germania, costretta a fare la prima della classe, e contro gli altri che ne sono gelosi.

    La provocazione è stata poi rilanciata domenica 9 gennaio da Beniamino Andreatta, in un'intervista al Corriere, dove l'attuale ministro della Difesa accusa la Bundesbank di avere condotto nel passato operazioni di aggiotaggio contro la lira. Da quale pulpito: proprio Andreatta era a bordo del Britannia il 2 giugno 1992, quando si complottò la privatizzazione delle aziende a partecipazione statale assieme ai protagonisti del successivo assalto contro la lira. In una dichiarazione pubblicata sullo Strategic Alert dell'EIR, Paolo Raimondi ricorda che nel 1992, il gioco politico della City e dei suoi alleati fu quello di utilizzare speculatori di grido come Soros per far saltare il Sistema Monetario Europeo e soprattutto di minare un possibile orientamento unitario dell'Europa continentale verso la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali conosciuti come il Triangolo Produttivo e anche come "Piano Delors". Con la vittoria geopolitica britannica, dichiara Raimondi, "abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell'economia produttiva e l'esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi, quando l'Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico, la Nuova Via della Seta, che dalla Cina, attraversando l'intera Asia, unisce le nazioni e i popoli fino all'Atlantico, in un grandioso programma di sviluppo e crescita tecnologica e industriale."



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    [Solidarietà, anno IV n.1, febbraio 1996]



    Il Corriere della Sera : "Il sostituto procuratore vuole verificare..."

    Il 27 gennaio 1996, il Corriere della Sera ha pubblicato un servizio in cui si dava ampio risalto all'iniziativa del Movimento Solidarietà che ha portato ad aprire l'inchiesta su George Soros. Eccone alcuni stralci.

    "Le due inchieste partono dalle Procure di Roma e di Napoli. Ma al centro hanno lo stesso attacco alla lira del settembre del `92, che portò banche e speculatori internazionali, tipo il famoso George Soros, a soffiare riserve in valuta per 48 miliardi di dollari alla Banca d'Italia. Questa istituzione dello Stato in quei giorni comprò lire ad oltranza per sostenere inutilmente il cambio della moneta nazionale, come voleva il governo di Giuliano Amato. Il sostituto procuratore di Roma Cesare Martellino (...) vuole verificare se influenti italiani hanno operato illegalmente dietro banche e speculatori, quando questi investirono capitali colossali contro la lira, provocandone l'uscita dal Sistema Monetario Europeo (Sme) e una svalutazione di circa il 30 per cento.
    Martellino per ora ha iscritto nel registro degli indagati solo Soros (...). Punto di partenza è un esposto presentato da Paolo Raimondi e Claudio Ciccanti del gruppo "Solidarietà", emanazione italiana di un movimento politico Usa, impegnato in una campagna contro la grande speculazione finanziaria e vicino al partito democratico.(...) Le inchieste in corso a Roma e Napoli sembrano interessate soprattutto a verificare se ci fu una diffusione di notizie riservate: un'illegalità sospettata con frequenza negli ambienti finanziari italiani, non solo dal caso Eni-San Paolo del "venerdì nero" della lira nell'85. Per esempio Piero Barucci, come ministro del Tesoro del governo Amato, dovette fare i conti anche con una misteriosa talpa» che avrebbe anticipato informazioni sulla prevista privatizzazione del Credito Italiano. (...)
    "Soros è indagato perché si vuol capire come mai rischiò migliaia di miliardi contro la lira con tanta sicurezza. Non è che all'epoca banche e speculatori sapevano che la Banca d'Italia avrebbe difeso a oltranza la moneta italiana, comprando lire in cambio di valuta anche quando poteva sembrare inutile a tanti analisti finanziari? Nell'esposto presentato dal movimento Solidarietà» viene segnalato un rapporto di Soros con Romano Prodi, allora consulente della banca Goldman Sachs, impegnatissima sui mercati finanziari. (...) Sono elencati anche i nomi di consiglieri del fondo di Soros, tra cui l'agente di cambio italiano Isidoro Albertini e i finanzieri svizzeri Alberto Foglia (partner nella Sim ora presieduta da Barucci) ed Edgard de Picciotto. Viene pure ricordata la vicenda del Britannia», il panfilo reale dove, secondo alcune interrogazioni parlamentari, esponenti di banche d'affari straniere avrebbero organizzato l'attacco alla lira, per ridurre il costo delle aziende pubbliche italiane da privatizzare."





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    Barucci e l'isola del teSoros

    Il ministro del Tesoro all'epoca della crisi della Lira del '92, oggi presidente di una finanziaria di cui è proprietario un socio di Soros, confessa nel libro L'isola italiana del Tesoro, pubblicato nel 1995, che il movimento di LaRouche diede del filo da torcere ai "Piratizzatori", denunciando per primo il famoso meeting sul Britannia e catalizzando l'opposizione alla "banda dei cinque". Barucci rivela che lui era stato invitato sul Britannia e difende i partecipanti, tra cui il Direttore del Tesoro Mario Draghi, dalle accuse allora pubblicate dall'EIR, in un documento intitolato: "La strategia anglo-americana dietro la privatizzazione in Italia: il saccheggio di un'economia nazionale", diffuso nel dicembre 1992.

    "Non riesco a comprendere scrive Barucci come mai un episodio come tanti (uno di mille convegni che si tengono in Italia) sia assurto a così grande fama". Il socio di Soros non dice che l'incontro "come tanti" si svolse su territorio britannico, appunto, sul panfilo della Regina Elisabetta, fuori delle acque territoriali italiane. "Ero anche io fra gli invitati a quell'incontro. Non partecipai solo per pigrizia. Potei poi appurare che Draghi vi era andato soltanto per dovere di ufficio e spero che non sia più disturbato per una questione inesistente. Il fatto è che sono dovuto andare come ministro un paio di volte nelle Commissioni parlamentari ad assicurare che quel giorno il Britannia non si era trasformato in un covo di complottardi, decisi a consegnare l'economia italiana a gruppi stranieri facilmente identificabili".

    Più avanti, raccontando gli scontri sulle privatizzazioni, Barucci spiega: "Il punto di partenza restava sempre l'incontro sul Britannia; i fantasmi che tormentavano la mente e lo spirito di alcuni commentatori avevano le solite fisionomie. La parola d'ordine era evidente: creare, in tutti i modi possibili, un gran polverone attorno alle privatizzazioni in modo da fermarle.

    "Era stato messo in circolazione 'mirata' un appunto [quello dell'EIR] dal titolo La strategia anglo-americana dietro la privatizzazione in Italia: il saccheggio di un'economia nazionale. L'avevo letto, nel tardo autunno del 1992, sia pure senza un grande impegno, perché vi avevo scorto stilemi culturali ben noti. La cosa si fece però improvvisamente seria quando il capo dello Stato, avendone ricevuta copia due o tre mesi dopo, mi chiese un motivato parere. Cosa che feci puntualmente, facendogli avere, anche in questo caso, una risposta che nessuno al ministero ha mai visto (...).

    "Si partiva, in questo appunto, dalla certezza che nel mondo è all'opera un gruppo di potere, dai più non conosciuto, fatto di interessati e spregiudicati finanzieri, di volontà di potere, di legami di razza, di relazioni intercorrenti tra società che operano attraverso organizzazioni, non dirò occulte, ma che almeno amano vivere nell'ombra. (...) E poi ci si inoltrava in una lunga disquisizione per dimostrare che la svalutazione della lira era stata oggetto di veri e propri speculatori della finanza internazionale, con Moody's che aveva funzionato da catalizzatore, pronti, a conseguire vantaggi finanziari secondo la loro natura di veri e propri avventurieri»."

    Il lettore noti come il banchiere Barucci si mostri scandalizzato all'idea che la lira fu oggetto di un attacco speculativo. Ma se non erano gli speculatori che vendevano lire, allora chi era? "Filantropi" come Soros? Barucci prosegue: "Scrissi a Scalfaro, dopo pochi giorni, che ravvisavo nel documento la vecchia tesi, che è alla radice di ogni nazionalismo e che ha turbato spesso la vita democratica della Nazione, per cui la colpa per i nostri problemi è sempre da attribuire ad altri che, per definizione, sono fuori da noi. Di qui, il passo a credere al complotto organizzato contro di noi è molto breve. Autoassolversi per poter continuare a peccare: ecco ripresentarsi il vizio dei peccatori incalliti e impenitenti". In altre parole, affiancando l'accusa di "nazionalismo" ai "legami di razza" dei banchieri denunciati nel documento, Barucci vuole bollarlo di fascismo. In realtà "i legami di razza" sono inventati da Barucci di sana pianta per far quadrare i suoi "stilemi culturali". Nella calunnia, però, il socio degli speculatori ci va cauto, perché investirebbe anche il capo dello Stato. Proprio in quel periodo, il Presidente Scalfaro aveva infatti levato la voce contro Moody's, rea di un'altra retrocessione dei titoli italiani, accusandola di "destabilizzare" il paese.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Soros, re della droga libera




    Un dossier dell'EIR illustra la strategia dei liberisti per i quali una delle fonti di profitto sicuro è il mercato degli stupefacenti.La guerra di Clinton al riciclaggio dei narcodollari ha messo in seria difficoltà le banche inglesi




    LA CAMPAGNA del Movimento Solidarietà contro lo speculatore George Soros ha raggiunto una nuova dimensione a metà marzo, quando il procuratore di Milano Francesco Greco ha aperto un'inchiesta che si aggiunge a quelle già aperte dai colleghi di Napoli e Roma, tutte sulla base dell'esposto presentato dal Presidente del Movimento Solidarietà Paolo Raimondi (cfr. Solidarietà dell'ottobre 1995 e del febbraio 1996).
    Vari organi di stampa nazionali, tra cui l'Espresso ed il Foglio, notavano allora che il mega speculatore è impegnato ad acquistare le imprese "privatizzate" dal governo Dini. Ovvero, dopo che la lira è stata svalutata di oltre il 30% a seguito dell'assalto speculativo di Soros del 1992, ed a seguito di un ben orchestrato fallimento nel piazzare i titoli di imprese privatizzate sul mercato nazionale, Soros ci fa la carità, ci offre benigno una miseria per i gioielli di famiglia, dalla Dalmine all'ENI alla STET, mentre è pronto a monopolizzare le informazioni facendo la parte del leone nel progetto Hermes.

    La lobby della liberizzazione

    L'aspetto nuovo più importante sulle malefatte di Soros è stata segnalato dalla rivista americana EIR, che ha dedicato il numero del 22 marzo a dimostrare che Soros, oltre ad essere uno speculatore, è anche il re della droga libera: è impegnato nella più grande campagna internazionale per la legalizzazione che è partita dall'inizio dell'anno per contrastare un imponente programma di guerra alla droga varato da Clinton.
    L'EIR spiega che Soros cominciò la carriera sotto gli auspici dei Rothschild, che ancora oggi sono tra i finanziatori noti delle sue attività disponendo di due consiglieri nell'amministrazione del Quantum Fund NV, la finanziaria di Soros registrata nelle Antille Olandesi.
    Il capitale iniziale fu dato a Soros da George Karlweis, il quale, sempre coi soldi dei Rothschild, finanziò, alla fine degli anni Sessanta, il famoso truffatore internazionale Robert Vesco. Vesco ottenne altri soldi dagli ambienti della Anti Defamation League, soprattutto da Michael Milken, e lanciò la famosa truffa internazionale dell'Investors Overseas Services (IOS), un fondo comune d'investimento con il quale riciclò i soldi della droga anche il grande capo della mafia Meyer Lansky. La truffa fruttò 260 milioni di dollari. Entrato nella clandestinità, Vesco divenne braccio destro di Carlos Lehder Rivas del Cartello di Medellín in Colombia e poi tuttofare di Fidel Castro per le faccende sporche: dal narco-terrorismo allo spionaggio industriale.
    In Italia l'IOS di Vesco realizzò le sue truffe attraverso il fondo di diritto lussemburghese Fonditalia di cui era consigliere Beniamino Andreatta. Nel giugno 1992 Andreatta partecipò al vertice segreto sul panfilo "Britannia" in cui fu ordito il crollo della lira dell'ottobre 1992 nell'interesse di Soros. Allievo di Andreatta è Romano Prodi che ha lavorato direttamente per Soros, insieme a Jeffrey Sachs (vedi oltre), e poi si è interessato perché il suo "ex" datore di lavoro ricevesse la laurea ad honorem a Bologna. In questo contesto ricordiamo che l'ex ministro Antonio Martino, insieme all'esponente della famiglia guelfa Max von Thurn und Taxis, è sin dall'inizio degli anni Ottanta uno dei massimi esperti dell'arci-liberista Società Mont Pelerin in materia di "economia sommersa", un'eufemismo per l'economia della droga.
    Le principali attività di Soros sul fronte della droga negli ultimi anni possono essere così schematizzate:
    Ha elargito più di 10 milioni di dollari alla Drug Policy Foundation (DPF), la principale lobby americana per la legalizzazione.
    Ha aperto un proprio centro allo stesso scopo, il Lindesmith Center, affidandolo al dirigente del DPF Ethan Nadelman.
    Ha elargito altri milioni di dollari a fondazioni che si battono per la legalizzazione. Tra queste la più importante è la Drug Strategies, diretta da Malthea Falco, fondatrice della NORML (altra importante lobby per la legalizzazione della marijuana) e sposata ad un dirigente della Council on Foreign Relations.
    Ha promosso conferenze. Nell'ottobre 1995, mentre a Bologna davano la laurea a Soros, in America il suo centro Lindesmith ha iniziato la vendita delle videoregistrazioni della conferenza "Approcci nuovi alla politica per la droga, legalizzazione e regolamentazione", sponsorizzata dall'associazione degli avvocati di New York tra il 10 ed il 12 ottobre. La stragrande maggioranza dei relatori proveniva dai pensatoi di Soros: il Lindesmith, il DPF, il Drug Strategies e Partnership for Responsible Drug Information.
    Un'altra conferenza si è tenuta in autunno allo Hoover Institute di Palo Alto in California (una succursale di fatto della Società Mont Pelerin) a cui hanno partecipato 38 esperti di polizia e magistratura. A tessere le lodi della legalizzazione è intervenuto l'ex segretario di Stato George Shultz, che da tempo si è dedicato alla causa della DPF, e Kurt Schmoke, un direttore del DPF e sindaco di Baltimora. Quest'ultimo ricevette tempo fa un assegno di 100 mila dollari dal DPF per le sue attività a favore delle legalizzazione.
    Ha promosso la carriera dell'"economista" Jeffrey Sachs che dalla fine degli anni Ottanta ha propagandato la "terapia d'urto" nei paesi dell'ex Patto di Varsavia. Attualmente Sachs è un dipendente di Soros, il quale gli mise gli occhi addosso quando il professorino di Harward si andava vantando di essere l'architetto del "miracolo finanziario boliviano", che nei fatti fu la vendita di un intero paese, la Bolivia, a una mafia di trafficanti di cocaina. Sachs propone apertamente e esplicitamente la "liberizzazione finanziaria dei dollari della droga".
    Attraverso le sue fondazioni Open Society, Soros investe annualmente circa 500 milioni di dollari esentasse in cosiddetti progetti culturali. Si tratta di operazioni che si estendono a 24 paesi, tra cui soprattutto quelli dell'Est europeo, il Sud Africa ed Haiti. Al centro di questa rete "caritativa" c'è l'Open Society Institute (OSI) di New York presieduto da Aryeh Neier. Costui vanta dodici anni di esperienza alla testa del Human Rights Watch, un ente, sempre finanziato da Soros, che agisce negli ambienti britannici e dell'ONU nel mondo, soprattutto dove Soros ha deciso di investire.
    Da quando Neier dirige l'OSI, dai conti dell'ente risulta che la principale attività "caritativa" di cui si occupa è la legalizzazione della droga.
    L'8 luglio 1994 Soros annunciò che nel corso di tre anni l'OSI avrebbe donato 10,5 milioni di dollari alla DPF.
    Nel maggio 1994 la Banca Mondiale convocò Nadelman, del centro Lindesmith, per tenere un resoconto sulla situazione mondiale della droga. Quando l'amministrazione Clinton mostrò di non gradire che il resoconto fosse fatto da un aperto fautore della liberizzazione, la Banca Mondiale preferì annullare l'intera seduta piuttosto che rinunciare al portavoce di Soros.





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    [Solidarietà, anno IV n.3, luglio 1996]



    George Soros finanzia la liberizzazione degli stupefacenti in Europa orientale




    Droga, eutanasia e cultura liberista-decostruzionista
    sono le strategie globali del noto speculatore
    indagato da tre procure italiane per il crac della lira
    del 1992. Alcuni effetti della sua politica in Polonia



    Nel numero precedente, Solidarietà ha pubblicato, riprendendolo dalla rivista EIR, un dossier sulla strategia del megaspeculatore George Soros per la droga libera, ed ha tracciato un primo organigramma dei principali individui e istituzioni impegnati in questo sordido progetto.
    In questo numero vediamo come l'"Open Society Institute" (OSI) di New York, il principale canale con cui Soros finanzia la campagna per la liberizzazione, sta allargando le iniziative agli ex paesi comunisti, cercando di coinvolgere i governi di quella parte del mondo nel tentativo di ostacolare la guerra alla droga dell'amministrazione Clinton.
    L'ultimo numero della rivista trimestrale Open Society News dell'OSI, contiene un articolo intitolato "Alternative di Politica sulla Droga", il cui occhiello recita: "L'OSI incoraggia esperti dell'Europa orientale a trovare alternative all'approccio da guerra alla droga» per contrastare il consumo di stupefacenti nella regione." L'articolo è firmato da Jean-Paul Grund, direttore del "Programma Internazionale di Riduzione dei Danni" dell'OSI. Grund sostiene che la "riduzione dei danni" sia oggi la politica preferita, nel momento in cui il consumo di stupefacenti aumenta sensibilmente in tutto il settore comunista. Il vantaggio, egli afferma, è che esso "limita il danno alla società e ai tossicodipendenti" invece di "cercare di eliminarlo". Grund sostiene che la nozione di "riduzione dei danni... sta entrando a far parte del dibattito pubblico nei paesi dell'Europa centrale e orientale... ora è il momento di applicare programmi come la distribuzione di metadone, l'istruzione e l'uso di siringhe pulite... Anche se il pensiero dominante è più tradizionale che progressista, le linee di battaglia non sono ancora state tracciate. Nella maggior parte dei paesi, ci sono interessi occulti che sostengono l'approccio proibizionistico e della guerra alla droga». La maggior parte della gente è aperta a idee ragionevoli (sic)".
    Grund va poi al nocciolo della questione: "Benché convinti del bisogno di politiche di riduzione dei danni, molti simpatizzanti vedono grandi ostacoli alla sua realizzazione. I sostenitori devono manovrare con attenzione, spiegando costantemente i loro piani e programmi ai politici e alle forze dell'ordine, la cui cooperazione è essenziale per il successo di progetti nuovi e vulnerabili. Il compito di educare il pubblico e la stampa è enorme. L'opinione pubblica influenza le posizioni che i politici sono disposti a difendere, ed è più facile fare i duri sulla droga, piuttosto che spiegare la logica sottile ma evidente della riduzione dei danni. I sostenitori si trovano a spendere un sacco di tempo a educare i potenziali e gli attuali critici. In aggiunta, essi devono contrastare gli sforzi del governo USA e delle Nazioni Unite che reclutano gli ex paesi comunisti alla guerra mondiale contro la droga ".

    L'OSI ha finora finanziato programmi nella Repubblica Ceca, in Bulgaria, Croazia, Lettonia, Macedonia e Polonia. Di fronte a questi investimenti colossali assume una luce molto sinistra la dichiarazione fatta da Soros a Bologna, che, rispondendo alle accuse dell'EIR di essere uno speculatore, affermò che lui agisce nell'ambito della legalità. Dalla sua strategia degli investimenti traspare un corollario di tale affermazione: i soldi sono prima diretti a costringere i governi a legalizzare attività illecite e poi nelle attività così "legalizzate".

    La macchina culturale

    Per la sua manovra liberizzatrice, Soros conta su una vasta infrastruttura "intellettuale" che sta costruendo nei paesi dell'Est sin dal 1991. Principalmente si tratta della CEU, la Central European University, che ha centri dirigenziali a Budapest, Praga e Varsavia. Dal materiale propagandistico della CEU per l'anno 1996-1997 risulta alquanto evidente che l'università condivide scopi e soldi con gli altri satelliti del sistema Soros: l'OSI, l'Open Media Research Institute e altri.
    Per iscriversi alla CEU lo studente deve fare domanda presso gli uffici della Fondazione Soros nel proprio paese. Per ora l'Università ha uno riconoscimento "provvisorio" e dentro l'anno prossimo conta di ottenere il pieno riconoscimento dai "reggenti" dell'Università dello stato di New York.
    Il Consiglio dei garanti è presieduto da Soros in persona a cui fanno da contorno Colin Campbell della Rockefeller Broth. Fund; lord Dahrendorf del St. Antony's College di Oxford; Bornislaw Geremek dell'Accademia delle Scienze polacca e William Newton-Smith, uno dei rettori dell'Università di Oxford. Il personale accademico proviene da Oxford e da altre istituzioni britanniche come la London School of Economics, dove lo stesso Soros si laureò sotto sir Karl Popper. Gli scritti inediti di questo "luminare aristotelico" vengono oggi pubblicati dalla CEU.
    La CEU ripropone nell'era "post-comunista" tutta l'eredità positivista e decostruzionista, che fu prodotta dall'impero austro ungarico nella sua fase crepuscolare e che fu allora utilizzata dagli inglesi per creare la Scuola di Francoforte, come base culturale per sostenere l'ideologia comunista. A tale scopo vengono invitati a tenere lezioni alla CEU di Praga professori come Jacques Derrida, il teorico del decostruzionismo, "delfino" di sinistra dell'ideologo nazista Heidegger (Cfr. Solidarietà, anno III n. 2, maggio 1995 pag. 22).
    Lo scopo della CEU è ripiantare nelle élite intellettuali dell'Europa centrale, sotto l'occhiuta supervisione britannica, quegli stessi semi che all'inizio del secolo produssero comunismo e nazismo.
    In quest'ottica di Heidegger, Adorno e Hanna Arendt, il nemico numero uno è sempre lo stato nazionale. Nel 1993 la CEU patrocinò diverse conferenze sul tema "L'individuo contro lo stato", e ancora corsi di studio in cui si insegna che le "tradizioni caratteristiche dell'Occidente" sarebbero quelle "hegeliane, positiviste, fenomenologiche e durkheimiane". Un altro corso è intitolato "Filosofia politica moderna: Hobbes, Locke, Rousseau, Kant ed Hegel". A Varsavia si danno corsi che si ispirano alle dottrine dell'Istituto Tavistock di Londra, come quello sul tema "Dalle tribù alle nazioni e ritorno" oppure, "Avventure post-moderne del corpo" ecc.

    Conseguenze in Polonia


    Il risultato di questo lavaggio del cervello è che non solo i giovani più promettenti di intere nazioni non saranno in grado di ribellarsi alla nuova schiavitù, ma contribuiranno per primi ad imporla al loro paese. La nuova schiavitù è più che evidente dallo sfascio economico subito dalla Polonia sottoposta ai programmi degli economisti di Soros: primi fra tutti il massone Geremek e l'ex ministro delle Finanze Balcerowitz.
    Per la prima volta dopo la guerra, in Polonia il numero dei decessi ha superato quello delle nascite, con una diminuzione dei matrimoni di oltre un terzo nell'ultimo decennio. Il 60% delle coppie di giovani sposati non può permettersi un proprio tetto e deve convivere con i genitori.
    I settori dell'industria più gravemente colpiti sono quelli che tiravano di più: cantieristica navale, acciaio, carbone, macchine utensili (che erano esportate persino negli USA).
    Sulla rivista del Partito dei Contadini, Ludwik Staszynski ha denunciato un piano cosciente volto a destabilizzare il paese imponendo "esperimenti" e "riforme", e ne ha attribuito le responsabilità al fautore della terapia shock, Leszek Balcerowicz.

    Cavalli diversi per la stessa strategia


    Oggi, sebbene la cordata dei "neo-liberali" sia stata bocciata alle elezioni, la politica che essi hanno applicato per conto di Soros viene fedelmente continuata dai loro successori "comunisti".
    Negli ambienti politici polacchi è evidente che la situazione ha superato da tempo il livello di guardia della tollerabilità. Il problema principale riguarda però la definizione di un'alternativa: non c'è nessuno che si faccia avanti con un programma di sviluppo. E forse questo ci dà la misura più esatta delle operazioni "culturali" di Soros. Un esponente dell'opposizione fa giustamente osservare: "Come reagirebbe il governo americano se la Polonia sfidasse le condizioni del Fondo Monetario Internazionale?".
    Domanda alquanto retorica, almeno per il momento, visto che l'Ambasciata USA a Varsavia finanzia la Fondazione Stefan Batory, uno degli istituti di George Soros. È uno scandalo grave, anche se i 13 mila dollari non sono una cifra colossale, perché dice tutto su chi controlla i rapporti tra i due paesi. La fondazione Batory raccoglie la maggior parte degli artefici della "Terapia d'urto" che ha devastato il paese, e adesso si occupa di acquistare personalità politiche di tutte le colorature e varietà con cui gestire le successive fasi della "decostruzione" del paese.

    Eutanasia


    Il numero di maggio della rivista statunitense The Chronicle of Philantropy ha dedicato un ampio servizio sulle fondazioni impegnate a promuovere gli ospizi per la morte come alternativa alle cure ospedaliere. Si tratta insomma dell'eutanasia nazista in formula nuova, non più imposta dai decreti di Adolf Hitler, ma "richiesta come diritto" che, stando ai miliardi investiti nella propaganda, risulterebbe di gran lunga più importante del diritto alla vita.
    Alla testa dell'iniziativa figura il &laqno;Project on Death in America» che ha sin ora sborsato 25 milioni di dollari a vari organismi predicatori di morte. L'ente fu costituito due anni fa da George Soros, il quale ha detto al Chronicle che "da troppo tempo la gente cerca di negare la morte" e "questo è un aspetto sfortunato della civiltà perché produce molta sofferenza che si potrebbe evitare". Gli "ospices" americani, che erano 500 nel 1985, sono diventati 2500 lo scorso anno. Non si tratta delle case di riposo per anziani, ma di cliniche in cui si assiste e affretta la morte, senza cure e terapie oltre al semplice alleviamento del dolore. "Una volta erano considerati un elemento trascurabile dall'establishment medico per via del rifiuto delle cure ospedaliere, gli ospices stanno diventando la scelta preferita di numerosi pazienti", soprattutto i numerosi malati di AIDS, dicono orgogliosi quelli del Chronicle.
    Inutile aggiungere che è soprattutto la scelta preferita delle compagnie di assicurazione che vedono enormi profitti in questa "scelta" degli assicurati. Sul loro condizionamento, affinché finiscano col firmare "liberamente e nel pieno delle proprie facoltà" la propria condanna a morte, si potrebbero scrivere libri.
    Le assicurazioni finanziano la Robert Wood Johnson Foundation che ha speso 28 milioni di dollari per studiare la "qualità della morte" tra i degenti in ospedale e giungere alla conclusione che "più di un terzo dei malati terminali muoiono nel dolore, trascorrendo le ultime ore isolati dai propri familiari, con i medici che ignorano le loro richieste di staccare la spina". La fondazione ha stanziato un primo assegno di 1,2 milioni di dollari per diffondere il nuovo verbo su come morire senza soffrire e, soprattutto, senza far soffrire il cartello assicurativo.





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    [Solidarietà, anno VI n.4, settembre 1998]



    Il "future" a più alto rendimento
    di George Soros è la droga libera


    Referendum truffa negli USA e bande di narcoterroristi secessionisti in America Latina. È la puntata più rischiosa del "filantropo" speculatore




    Le autorità elettorali di Washington hanno annunciato il 5 agosto che il referendum sulla legalizzazione della marijuana "a scopo terapeutico", come dicono i referendari che lo hanno promosso, non avrà luogo perché i promotori non sono riusciti a raccogliere le firme necessarie a sostegno dell'iniziativa.

    Il gen. Barry McCaffrey, direttore dell' ufficio speciale anti-droga della Casa Bianca, si è congratulato con i cittadini che non si sono lasciati abbindolare con un comunicato diffuso il 13 agosto in cui afferma che l'iniziativa permissionista, è "un altro tentativo ben orchestrato di minare un'attenta politica di controllo della droga per proteggere i nostri giovani. Iniziative del genere sono lesive nei confronti di un sistema medico sano ed efficiente d'impostazione scientifica (...) Non è il momento di ricorrere a trucchi elettorali per rendere la droga più facile. È invece il momento di prendere nella dovuta considerazione le informazioni scientifiche, che sono da tempo disponibili, sulle conseguenze del consumo di marijuana. I cittadini hanno fatto una scelta saggia nel respingere una politica pericolosa e la confusione retorica di quest'iniziativa referendaria".

    Come è stato riferito da Solidarietà in passato, dal 1994 George Soros investe decine di milioni di dollari nella campagna referendaria per la droga libera. Dopo aver ottenuto i primi successi in California e Arizona nel 1996 Soros ha promosso un ambizioso programma referendario in altri venticinque stati americani.

    I finanziamenti ufficiali di Soros passano attraverso la Drug Policy Foundation, la principale lobby per la liberizzazione, e attraverso il suo centro studi/propaganda, il Lindesmith Center, diretto da Ethan Nadelmann, che dirige anche la Drug Policy Foundation e vanta notevoli appoggi presso la Banca Mondiale. Nel sistema permissivistico sorosiano negli USA figurano inoltre la Drug Strategies, la NORML, la Partnership for Responsible Drug Information.

    Oltre ai finanziamenti diretti ci sono poi i grossi sostegni indiretti e quelli "culturali" provenienti dalla rete "filantropica" della Open Society Institute di Soros e dai principali santuari del liberismo: il Council on Foreign Relations e la Mont Pelerin Society.

    La strategia andina

    Gran parte di questa struttura di legalizzatori della droga sulla busta paga di Soros si è data convegno l'11 giugno scorso alla George Washington University, sotto gli auspici del Dipartimento di Antropologia (progetto Ande), per incontrare le delegazioni di coltivatori di coca provenienti da Perù, Bolivia e Colombia.

    Il titolo dell'incontro è stato: "Guerra alla droga: dipendenza dal fallimento". I cerimonieri provenivano dal Washington Office on Latin America (WOLA), ente finanziato ufficialmente da Soros, dall'Institute for Policy Studies (IPS) e dalla succursale di questo ad Amsterdam, il Transnational Institute. Quest'ultimo ospita nei suoi uffici "Coca 90s" organismo che fa capo all'antropologo britannico Anthony Hennan, fondatore della Lega anti-proibizionista internazionale di Soros, consulente dell'Organizzazione mondiale della Sanità e del Parlamento Europeo. Ovviamente è legatissimo a Ethan Nadelmann. I progetti di Coca 90, sono stati promossi dal European NGOCouncil on Drugs and Development (ENCOD)per studiare le scuse terapeutico-culturali da opporre alla eradicazione delle colture di coca portate avanti dai governi di Bolivia e Perù.

    In 5 anni il governo Fujimori ha eliminato il 40% delle piantagioni. Il boliviano Hugo Banzer, presidente dal 1997, conta di eliminare la coltura della coca entro il suo mandato quinquennale.

    Ospiti d'onore all'incontro di Washington sono gli stati sei esponenti dell'associazione andina dei coltivatori di coca (CAPHC). Il boliviano Evo Morales, che dirige i cocaleros del CAPHC non ha potuto partecipare perché non ha ottenuto il visto.

    Dalle discussioni si è capito che qualcosa di grosso sta per colpire la regione andina, probabilmente una riedizione su scala globale dell'insurrezione dei produttori che si verificò nella Colombia meridionale tra il luglio e l'agosto del 1996. In tale occasione l'organizzazione narco-terrorista FARC indusse, armi alla mano, interi villaggi a ribellarsi contro le forze armate.

    Héctor Orozco Orozco, il sindaco di Forencia, uno dei villaggi colpiti da quell'insurrezione, disse allora all'EIR: "Le marce avvenivano sotto il controllo dei guerriglieri e dei coltivatori di coca (...) erano state organizzate sei mesi prima. Per sei mesi sono andati casa per casa, nella regione di Caquetá, minacciando le persone, raccogliendo soldi, viveri, tutto". E quando cominciò l'insurrezione "le donne volevano andar via, piangevano, ma non le lasciarono andare; i contadini avevano marciato per 8, 10, 15 giorni (...) non erano marce, fu un rapimento collettivo di 25 mila persone".

    La linea sostenuta dai sei del CAPHC è che bisogna combattere per impedire e contrastare ogni forma di distruzione delle colture che non sia "negoziata" con loro, ovviamente in nome del "controllo locale" e della "democrazia". Nessuno ha chiesto sussidi ed investimenti per sostituire le piantagioni di coca, incentivi allo sviluppo economico andino. Hanno chiesto soltanto di riconoscere al CAPHC il "potere" sulle aree che controlla, cioè che i cocaleros si sostituiscano allo stato.

    Coletta Youngers, portavoce del WOLA di Soros, ha criticato la sessione speciale dell'ONU sulla droga che si concludeva quei giorni come "il raduno più esagitato del mondo per la guerra alla droga". Per l'8 giugno, giorno di apertura dei lavori dell'ONU, il centro Lindesmith di Soros ha pubblicato una pagina piena di firme dei fautori della droga libera sul New York Times.

    Originariamente l'incontro era stato indetto per rendere pubblico, alla vigilia dei lavori dell'ONU, un rapporto in cui si screditasse "Interdizione dei ponti aerei andini", il programma congiunto USA-Perù che sta riuscendo egregiamente ad impedire che tra i paesi andini la mafia della droga possa impunemente trasferire i carichi di droga. Il successo dimostra che è possibile arginare il dilagare dei traffici illeciti e pertanto viene a crollare il dogma secondo cui "la guerra fallisce sempre" che è l'assioma su cui si regge tutta l'impalcatura ideologica della liberizzazione delle droga. Dato questo successo, e l'incapacità di trovare in sei mesi una linea di critica o di diffamazione credibile, l'incontro è stato ridefinito in chiave insurrezionale.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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