Quanto poi all'accusa, propria a quasi tutti gli antisemiti e i razzisti, contro l'ideale di uno Stato sacrale universale che essi considerano come ebraico e deleterio, è da osservarsi che se la civiltà semita talvolta sposò tale ideale, esso non le è però per nulla proprio, esso si ritrova nel ciclo ascendente di qualunque grande civiltà tradizionale, esso in sé è così poco ebraico, da fare d'anima al Medioevo cattolico-germanico, al sogno di un Federico II e di un Dante. Sì è che, strano a dirsi, Roma in tale ideologia antisemita finisce col divenire un sinonimo di Gerusalemme: essa non sarebbe tanto cristianesimo, quando ebraismo, e, in pari tempo, eredità dell'impero pagano, il quale, a sua volta, nel suo universalismo, sarebbe già ebraico o presso a poco.
Julius Evola, Tre aspetti del problema ebraico




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illuminante, dal resto l'universalismo è un rullo compressore delle differenze etniche , nei fatti , poi che a parole sembri una cosa tanto bella è tutto un altro discorso
