Il Gazzettino Sabato, 10 Aprile 2004



Lo scrittore friulano analizza il fenomeno della presenza dei musulmani in Europa e in Italia e invita alla fermezza

Sgorlon: «Rischio occupazione»

Udine

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In gioco c'è il destino dell'Occidente, la sua cultura cristiana, la sua identità a un tempo laica ed egualitaria. E oggi, in nome di quel destino, l'Europa deve "prepararsi alla resistenza, non soltanto quella fisica, ma soprattutto quella psicologica". Si tratta della resistenza contro la minaccia islamica, che rappresenta, secondo lo scrittore Carlo Sgorlon, "l'invasione più numerosa e pericolosa in terra d'Occidente". Dopo l'ultimo libro di Oriana Fallaci (La forza della ragione) che sicuramente contribuisce a scuotere le coscienze, la parola passa al narratore friulano che intende svegliare un'Italia dormiente, "ancora incapace di avvertire il pericolo alle sue porte".Il rischio, quello reale, ha un solo nome, secondo Sgorlon: "Occupazione": "L'Italia, come l'Europa, si trova a rischio d'invasione". L'unica via d'uscita per evitarla è affidata a tre precondizioni: "Contenere il numero degli islamici che si trovano già dentro i confini; controllare chi è già nel nostro territorio, monitorando ciò che accade dentro le moschee; infine una linea di fermezza da parte dei governi delle nazioni". Il che significa: nessuna trattativa con i terroristi. E, del resto, nota lo scrittore, "la promessa del governo Zapatero di ritirare le truppe, qualora l'Onu non si assuma l'incarico entro il 30 giugno, non ha impedito ad alcune cellule di piazzare un'altra bomba nelle linee ferroviarie e ad altre di farsi saltare in aria".Il risveglio della spada dell'Islam, conseguenza, per Sgorlon, del tramonto della Russia come potenza comunista ("Da allora molti musulmani hanno creduto di diventare una nuova potenza mondiale e magari impadronirsi del mondo"), si accompagna a una vera e propria "follia culturale d'impronta fascista e imperialista": "Alcuni islamici credono - spiega - di essere ancora loro i padroni di mezza Europa, soltanto perché, in passato, hanno posseduto Spagna, Grecia, Balcani. Insomma, sono convinti che la Spagna sia ancora loro". Siamo di fronte a una vera e propria tara della mentalità islamica: "L'assenza di storicismo". Che porta, inevitabilmente, a uno stato di "guerra perenne". Non riconoscere la storia implica che la "cultura islamica vive con la testa rivolta al passato e non riesce ad accettare e metabolizzare le sconfitte". Bolla questo atteggiamento Sgorlon come una sorta di "deformazione che si lega strettamente alla facilità con cui i fedeli in Allah si fanatizzano, assumendo la cosiddetta psicologia della folla".È sulla base di questa inedita e affascinante interpretazione culturale che il richiamo a contenere il numero degli islamici mostra tutta la sua urgenza. La spiegazione è semplice: "Se diventano una forte minoranza dentro il paese, cercheranno in tutti i modi di spezzarlo e creare un loro stato". Un esempio? India, Pakistan, isole Filippine e Salomone, sono solo alcuni casi. E altrettanto impellente è l'invito a non scendere a patti con il terrorismo, in quanto "l'Islam accetterà il dialogo con l'Occidente solo dopo averlo convertito". Sgorlon chiede che si prenda atto di questo e che non si permetta di superare certi limiti. "Ad esempio - afferma - io non credo proprio di dover tollerare che gli islamici diventino maestri elementari o professori nelle nostre scuole, poiché, oltre alla cultura, veicolerebbero anche la loro fede, in nome della simbiosi cultura-politica-religione". Il pensiero costante è alla nostra cultura, quella occidentale: "I nostri giovani devono entrare attraverso l'insegnamento nella mentalità che ci caratterizza: quella cristiana, appunto".Non ne può più Sgorlon del "pacifismo a senso unico". Inevitabile, a questo punto, un richiamo alla Chiesa: "La stessa fermezza che ha sui dogmi e la disciplina (dando prova di non assimilare certa mentalità moderna) dovrebbe dimostrarla nei confronti dei musulmani, che sono sì fratelli, ma devono dimostrare di esserlo". La Chiesa avrebbe bisogno di dotarsi di quella che lo scrittore definisce una "Realreligiosität", e non di una "religiosità astratta, utopistica, da follia francescana". Il messaggio è inequivocabile: "Pace, pace, pace, d'accordo, ma con chi la vuole e non con quelli che fanno i terroristi in casa".Ultimo pensiero all'Irak: "Qui gli islamici dimostrano la loro ottusità, perché non capiscono che gli occidentali, americani a parte, sono lì solo per aiutarli".

Irene Giurovich