di Robert Fisk
Almeno 80 mercenari stranieri – guardie del corpo reclutate dagli Stati Uniti, dall’Europa e dal Sudafrica che lavoravano per società americane – sono stati uccisi negli ultimi otto giorni in Iraq. Le autorità di occupazione non hanno reso note le cifre esatte. Lunedì il tenente generale Mark Kimmet ha ammesso che «circa 70» soldati americani e occidentali sono morti durante l’insurrezione irachena dal 1° aprile. Ma Kimmet non ha fatto cenno ai mercenari probabilmente nel timore che il totale dei morti occidentali avrebbe avuto serie conseguenze politiche. Inoltre non ha fornito i dati riguardo ai morti iracheni che in tutto il paese potrebbero essere circa 900.

Si ritiene che attualmente si trovino in Iraq almeno 18.000 mercenari, molti di loro con il compito di proteggere soldati e personale americani. Alcuni di loro guadagnano 1.000 $ al giorno. Ma le loro società raramente comunicano il numero dei caduti a meno che – come nel caso dei quattro americani uccisi e mutilati a Falluja tre settimane fa – la loro morte non sia già di dominio pubblico.
La presenza di un così elevato numero di mercenari non poteva che portare all’aumento dei caduti. Ma sebbene molti degli addetti alla sicurezza occidentali armati di tutto punto lavorino per il Ministero della Difesa degli Usa – e molti siano ex appartenenti alle Forze Speciali – non sono classificati come personale militare in servizio. I morti nelle loro file possono quindi essere nascosti all’opinione pubblica. Le autorità americane in Iraq, tuttavia, sanno benissimo che sono morti più mercenari occidentali nell’ultima settimana che soldati regolari negli ultimi 14 giorni.

Un esercito di migliaia di mercenari ha fatto la sua comparsa nelle principali città irachene. Molti dei suoi membri sono ex soldati americani e britannici assunti dalle autorità di occupazione anglo-americane e da dozzine di società private che temono per la vita dei loro dipendenti. Molti dei britannici armati sono ex soldati del Sas (N.d.T. Special Air Service – corpo militare speciale britannico specializzato in azioni di commando, operazioni antiterrorismo ecc.) e lavorano per le forze di occupazione anche molti sudafricani armati di tutto punto. “I miei sanno come usare le armi e sono tutti del Sas”, ha dichiarato un inglese che comanda una squadra addetta alla sicurezza nella parte meridionale di Baghdad. “Ma c’è gente che gira con le armi in pugno quasi fossero dei cowboys. Noi nascondiamo sempre le armi, questi tizi invece pensano di essere in un film di Hollywood”.

Persino in seno alle forze di occupazione si nutrono seri dubbi sulla scelta dell’America di inviare mercenari cileni, molti addestrati durante la dittatura del generale Pinochet, a montare la guardia all’aeroporto di Baghdad. Molti sudafricani si trovano in Iraq illegalmente - in violazione delle nuove leggi approvate dal governo di Pretoria per controllare il fenomeno in drammatica espansione delle esportazioni di mercenari dal Sud Africa. Molti al ritorno in patria sono stati arrestati in quanto privi della licenza richiesta ai soldati privati.

Le perdite tra i mercenari non vengono calcolate nel bollettino emesso dalle autorità di occupazione e ciò potrebbe spiegare il persistente sospetto da parte degli iracheni secondo cui gli Usa sottostimerebbero il numero dei morti e dei feriti. Alcuni esperti britannici affermano che i servizi di polizia privata costituiscono attualmente la principale esportazione del Regno Unito verso l’Iraq – una crescita alimentata dall’incremento degli attentati contro le forze di occupazione, le agenzie umanitarie e gli edifici delle Nazioni Unite dopo la fine ufficiale delle ostilità nel maggio dell’anno passato. Molte società hanno la sede in ville situate nei quartieri borghesi di Baghdad senza nessun nominativo sulla porta. Alcuni addetti alle sicurezza sostengono di guadagnare oltre 80.000 sterline l’anno; ma la ricompensa per le attività mercenarie a breve termine e a rischio elevato è molto più alta. Alcuni agenti che si occupano di sicurezza con contratti che li impegnano sette giorni la settimana in città come Falluja riescono a guadagnare 1.000 euro al giorno.

Sebbene non indossino la divisa, alcuni addetti alla sicurezza hanno delle piastrine identificative sui giubbotti antiproiettile, oltre al fucile e alla pistola. Altri si rifiutano di fornire le proprie generalità persino negli alberghi dove si ingozzano di birra con le armi posate vicino ai piedi. In diversi alberghi gli ospiti e il personale si sono lamentati del fatto che gli addetti alla sicurezza hanno organizzato vere e proprie baldorie facendo scorrere fiumi di alcol e un direttore di albergo è stato costretto a dire ai mercenari del suo albergo che debbono portare le pistole in una sacca quando escono dall’edificio. La sua richiesta è stata ignorata.

Il direttore di una società inglese, David Claridge dell’agenzia di sicurezza Janusian, ha calcolato che le società britanniche hanno guadagnato fino a 800 milioni di sterline grazie ai contratti sottoscritti in Iraq – ad appena un anno dall’invasione dell’Iraq. Una agenzia britannica, la Erinys, impiega 14.000 iracheni come guardiani e poliziotti privati per proteggere i giacimenti petroliferi e gli oleodotti del paese.

Il ricorso ad agenzie private di sicurezza ha determinato un certo risentimento tra gli addetti del Department for International Development (N.d.T. Dfid – Dipartimento per lo sviluppo internazionale) – i quali temono che possa venir meno la fiducia dei civili iracheni. “Il personale del Dfid preferirebbe che non ci fossero i poliziotti privati in bella vista” – ha detto una fonte – “Per loro è molto più facile fare il loro lavoro senza la presenza della sicurezza anche se qui i rischi sono gravi”. Una agenzia sudafricana, la Meteoric Tactical Solutions, ha un contratto di 270.000 sterline con la Dfid che, a quanto pare, comporta la fornitura di guardie del corpo e autisti per il funzionario più alto in grado in Iraq e per il suo piccolo staff personale.

Un’altra società britannica, la ArmourGroup, ha un contratto di 876.000 sterline per fornire 20 addetti alla sicurezza per il Foreign Office. Questo dato dovrebbe subire un incremento del 50% a luglio. La società impiega anche circa 500 Gurkha (N.d.T. Soldati nepalesi) per proteggere i dirigenti delle aziende americane Bechtel e Kellog Brown & Root. I parlamentari inglesi di opposizione sono rimasti colpiti dal notevole ricorso da parte del governo di londra a società private per proteggere funzionari pubblici britannici e hanno dichiarato che questa era una ulteriore prova del fatto che l’esercito britannico era troppo piccolo per far fronte ai propri compiti.Menzies Campbell, portavoce per gli affari esteri del partito liberal-democratico, ha detto: “Ciò ci induce a ritenere che le forze britanniche non siano in grado di fornire adeguata protezione e che abbiano fatto il passo più lungo della gamba – in particolare alla luce delle dichiarazioni rilasciate la settimana scorsa dal capo dello Stato maggiore della Difesa secondo cui la Gran Bretagna non è in grado di eseguire un’altra operazione delle dimensioni di quella irachena prima che siano trascorsi cinque anni”. Andrew Robathan, deputato conservatore membro della Commissione per lo sviluppo internazionale ed ex ufficiale del Sas, ha detto: “l’esercito non ha soldati a sufficienza per garantire questo livello di protezione. Sarebbe stato certamente più economico inviare un altro battaglione di soldati”.

La più grande agenzia privata di sicurezza britannica in Iraq, la Global Risk Strategies, sta aiutando l’autorità provvisoria della coalizione e l’amministrazione irachena a stilare nuovi regolamenti. Dovrebbe portare la sua presenza da 1.000 a 1.200 persone entro questa primavera e potrebbe toccare le 1.800 persone entro l’anno in corso. Tuttavia le agenzie umanitarie sono disturbate dalle somme spese in sicurezza considerato che il Dfid ha investito in sicurezza 278 milioni di sterline sottratte al budget destinato agli aiuti per la ricostruzione irachena. Dominic Nutt, di Christian Aid, ha detto: “È una cosa difficile da mandare giù. È giusto che il Dfid protegga il proprio personale, ma questo è come rubare a Pietro per pagare Paolo”.

La seconda parte di questo articolo è stata pubblicata quindici giorni fa dall’Independent a firma di Robert Fisk e di Severin Carrell. L’aggiornamento sulla situazione attuale nella prima parte dell’articolo è invece di Robert Fisk e Patrick Cockburn
© The Independent
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto
Fonte:www.unita.it 14.04.04 Fonte:www-unita.it