Se solo osassimo guardarci dentro nel profondo anziché lasciarci quotidianamente alienare dal delirio globalista e consumista… Se solo avessimo la forza di farlo scopriremmo quanto la nazione sia parte della nostra identità, della nostra intima essenza di uomini di questo tempo e di questo spazio … Perché se è vero com’è vero che ogni uomo è un individuo unico e irripetibile, è altrettanto vero che siamo embrioni maturati dalla storia, forgiati dall’appartenenza volenti o nolenti a questo rivolo di uomini stretti intorno a una bandiera comune, a una lingua nazionale, a orgogli e umiliazioni collettivi.
Scrisse Salvatore Gotta: “Noi siamo zolle viventi di Patria, siamo materiati di patria: che ci ha dato sangue, carne, cervello come la terra dà frutti, umori e fiori”
Proprio in questa sintesi monosemica di homo e humus che trasfigura il puro dato materiale, per arrivare a una visone metafisica della nazione si coglie il nesso unificante, la forza profonda che vede nel sentimento nazionale il punto luminoso e vibrante della nostra anima… che vede nella nazione la fiaccola della coesione, dello spirito di un popolo, di un legame profondo tra uomini consci della propria individualità storica; fiaccola di cui inevitabilmente diveniamo portatori con le nostre piccole esistenze, con la nostra tenace volontà di rinnovare e continuare la vita, esaltandola nel calore dei nostri amici, nel nostro senso di fratellanza comunitaria, nella solidarietà verso altri come noi.
A livello inconscio Il patrimonio di diritto e di civiltà della Nazione si riflette nella nostra morale individuale, nell’inconscio del nostro super-io, in quell’insieme di credenze e valori trascendenti che ognuno porta dentro di se e che sommandosi ed evolvendosi danno luogo al Costume Nazionale.
Nel nostro io più profondo s’imprimono i nostri ricordi, si realizza il nostro presente e si proietta il nostro futuro solo per mezzo della lingua nazionale, le cui parole permettono al nostro mondo interiore di manifestarsi, di divenire realtà.
Disse josè Antonio il 29 ottobre del 1933 a teatro della commedia di Madrid: “la Patria è una Unità totale, nella quale si integrano tutti gli individui e tutte la classi; la patria è una sintesi trascendente, indivisibile con le propria finalità da perseguire. L’unico stato in cui possiamo credere è uno strumento efficace, autorevole, al servizio di quell’unità indiscutibile e permanente chiamata Patria”
Anche oggi, 71 anni dopo, lo stato ci appare sempre più instabile, mobile come il vento, mentre la nazione no… perché quella siamo noi, perché la nazione è dentro di noi.




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