INTERVISTA AL PRESIDENTE DEI DEPUTATI DELLA LEGA



FABRIZIO CARCANO
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«Gli insegnamenti di Umberto Bossi, che speriamo sia presto di nuovo con noi, sono serviti a creare una classe dirigente che si è rivelata all'altezza della situazione e i fatti, inclusi quelli più recenti, sono lì a dimostrarlo». Alessandro Cè, presidente dei deputati del Carroccio, non ha dubbi: quella presa dalla Lega Nord è la strada giusta, come confermano anche i sondaggi, che registrano una costante crescita dei consensi leghisti.
«Francamente non mi stupisco. L'elettorato del Nord si sta sempre più convincendo del fatto che la Lega è l'unico partito che sta davvero dalla parte dei cittadini onesti e dei lavoratori. Perché siamo gli unici sempre pronti a schierarci contro le logiche dei palazzi del potere romani, quelle logiche che penalizzano sempre il Nord e i suoi cittadini: quelli che pagano le tasse, rispettano le regole, lavorano duro».
La Cdl viene data in calo e la Lega in aumento, un dato da interpretare positivamente.
«Senza dubbio. Evidentemente, anche in termini elettorali, sta pagando la nostra coerenza e la visibilità che ne consegue. La gente del Nord apprezza la nostra decisione nel prendere posizioni, anche dure, sui temi all'ordine del giorno nel dibattito politico, dal salva calcio agli immobili. Questa, per noi, è anche una sorta di rivincita, nei confronti di tutti quelli che, come veri sciacalli, si sono gettati addosso al nostro movimento nel momento in cui ci siamo trovati temporanemente privi del nostro leader: ci hanno bollato come divisi al nostro interno o come inaffidabili. Pensavano che senza Bossi non avremmo tenuto. Invece.».
Invece?
«Siamo andati avanti sulla base delle indicazioni chiare che il nostro segretario federale ci ha dato su come comportarci. E questa strada si è rivelata quella giusta anche se i nostri avversari, e alcuni dei nostri alleati, si sono ostinati a definirci divisi al nostro interno e inaffidabili. Ma quella che i nostri alleati definiscono inaffidabilità per noi si chiama coerenza. La verità è che noi siamo coerenti: con le nostre idee, con tutti quelli che ci hanno dato il loro mandato per rappresentarli a Roma, ma anche con il programma che abbiamo sottoscritto entrando a fare parte di questa coalizione. Mentre inaffidabili a volte si rivelano proprio i nostri alleati. E lo hanno dimostrato anche in questi ultimi tempi, portando avanti provvedimenti impresentabili, come il salva-calcio o la cartolarizzazione degli immobili pubblici. Dire no e opporci a queste vere e proprie nefandezze era nostro dovere. Lo abbiamo fatto per coerenza, quella che loro definiscono inaffidabilità. Forse farebbero bene a farsi loro un esame di coscienza».
In che senso?
«Siamo in una fase difficile, per tutta la maggioranza, per una serie di situazioni che bene conoscete. E Alleanza Nazionale, il partito più conservatore, quello che non vuole il cambiamento, il risanamento del Paese, e nemmeno il federalismo, continua ad insistere nella sua pretesa assurda di dividere il Ministero dell'Economia, in un momento delicato come quello attuale. Questo la dice lunga su come il partito di Fini stia tentando di mettere i bastoni tra le ruote a quella parte della coalizione che invece sta adoperandosi concretamente per cercare di cambiare questo Paese e questo sistema. Qualcuno invece vorrebbe ripristinare quelle logiche romane, da prima Repubblica.».
C'è qualche timore per le riforme.
«Timore no. Sicuramente da parte nostra ci deve sempre essere la maggior attenzione possibile. Non possiamo mai abbassare la guardia. Anche perché, e lo dimostrano le dichiarazioni di Casini di qualche giorno fa, non tutti, tra i nostri alleati, vogliono davvero queste riforme e lo vediamo ogni volta che qualcuno di loro esce con frasi sull'interesse nazionale, l'unità del paese da non mettere a repentaglio e altre storie di questo genere. In ogni caso noi imporremo ai nostri alleati che l'iter alla Camera del ddl di riforma costituzionale sia il più breve possibile. Ripeto: non abbasseremo la tensione per nessun motivo».
Nella base c'è molto fermento, addirittura entusiasmo, e grande attesa in vista del prossimo appuntamento elettorale.
«Ho riscontrato personalmente, in più di una circostanza, che tra i nostri sostenitori è tornato quell'entusiasmo e quell'orgoglio che negli ultimi anni si era leggermente appannato. Sicuramente il malore occorso a Umberto Bossi ci ha resi tutti, dirigenti e base, ancora più uniti, attaccati alla bandiera e alle battaglie che per essa combattiamo. Ma non è solo questo. Sono convinto che la decisione di correre da soli alle prossime elezioni Amministrative ed Europee abbia influito tantissimo in tal senso. Io personalmente sono sempre stato un sostenitore del poter correre da soli e ho sempre ritenuto che fossero in molti, tra i militanti, a pensarla così. L'alleanza con le forze del Polo è stata fatta solo e soltanto per poter raggiungere un obiettivo: la grande riforma federale. La base ha accettato questa alleanza comprendendo che non esistevano alternative se si voleva ottenere questo risultato. Ma ovviamente lo ha fatto a malincuore, senza nascondere a volte le sue perplessità. Non ci sono ripensamenti, sia chiaro, ma adesso la possibilità di poter correre da soli, portando avanti le nostre battaglie, con i nostri uomini, sul nostro territorio, ha rinvigorito tutti, ha rinsaldato l'orgoglio di fare parte della Lega Nord e di essere al servizio di questa causa. Per questo tutti, io compreso, ci sentiamo rinvigoriti. La Lega è un movimento, non un partito come quelli di Roma: noi dobbiamo rimarcare la nostra identità e la nostra appartenenza al territorio. Per questo le elezioni di giugno sono così importanti per tutti noi».


[Data pubblicazione: 25/04/2004]