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Discussione: Aspettando il Ca.W

  1. #1
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    Predefinito Aspettando il Ca.W

    Veltroni offre otto mesi di dialogo al “populista” Berlusconi: mani libere e nostalgie bicamerali

    Roma. Lo scandaluccio Rai/Mediaset non impedisce a Veltroni di prepararsi a incontrare il Cav. (venerdì) con la considerazione dovuta al leader del primo partito italiano e con la serietà motivata da una missione comune: la riforma. “Sennò si va alla deriva, c’è una gravissima crisi democratica”.
    Se “il siluro dell’inchiesta televisiva non c’entra nulla col dialogo”, W può avvicinarsi a Berlusconi confermando i requisiti per trovare un’intesa: riscrivere la legge elettorale non basta (comunque lo si farà da bipolaristi convinti), bisogna pure occuparsi di riforme istituzionali: “Bastano otto mesi o un anno”.
    Al Cav. conviene, dice W, visto che non ha più una coalizione dentro la quale difendersi dagli aspiranti successori. Come del resto avviene per il Pd rispetto alla defunta Unione: “Non so se chiamarle mani libere, ma abbiamo superato la logica delle alleanze forzose”.
    Roma. Ieri sera Walter Veltroni era in televisione su La7 per spiegare quanto tiene a fare del 2008 l’anno della ripartenza nazionale, del dialogo con l’opposizione – “ma sosteniamo il governo Prodi” – praticato con un po’ di nostalgia per la Bicamerale dalemiana – “Fosse passato quel testo…” – tuttavia senza i tranelli del 1998.
    Compresa la tentazione di scavalcare il primo azionista dell’opposizione, Berlusconi, per giocare di sponda con Gianfranco Fini come fece allora D’Alema.
    Il segretario del Partito democratico promette che “non ci saranno interlocutori privilegiati né giochetti e furbizie da una parte o dall’altra”.
    E tuttavia fa capire a Berlusconi che l’accusa di populismo ricevuta da Fini e Casini non può considerarsi accettabile: “Posso solo dire che nella politica c’è stato uno scarso amore per il popolo”.
    Oltretutto, in comune con il Cav. c’è l’interesse “per quell’Italia che produce occupazione e ricchezza”.
    E’ l’Italia che soffre – dice sempre W – “un’escalation d’insicurezza” nell’ordine pubblico e nella “capacità decisionale delle istituzioni”.
    E’ anche l’Italia alla quale Berlusconi ha parlato una settimana fa a Milano preannunciando la nascita del Pdl. Alla vigilia dell’incontro, il Cav. e Veltroni accorciano le distanze avendo parecchie cose in comune di cui parlare.
    Sempre che l’ex premier non pretenda di votare una volta raggiunto l’eventuale accordo sulla legge elettorale proporzionale.
    Veltroni chiama il proprio sogno “un’introduzione del tempo della civiltà dopo quello dell’odio”.
    E insiste su un punto: Berlusconi non deve avere fretta di sciogliere le Camere, perché non ha più una sfida per la leadership che gli incombe sul collo.
    Se la nascita del Pd ha determinato la fine dell’Unione e della Cdl, oggi Walter e Silvio possono incontrarsi e lavorare come i leader dei partiti di maggioranza e di opposizione. Sarebbe questo il germoglio del nuovo bipolarismo issato su cardini bipartitici.
    Ma non conveniva a entrambi i contendenti – come in tanti hanno suggerito – arrivare al voto nel 2008 e consolidare, da vincitori oppure da vinti, la propria leadership?
    Per Veltroni “se l’Italia va a votare adesso si ritrova nella situazione attuale”, eppoi lo schema che il sindaco dice di prediligere “non è quello di chi pensa a cosa gli convenga di più personalmente”.
    Sottotraccia c’è il pericolo che l’investitura popolare veltroniana, vincolata alla nuova forma di partito senza tessere, possa subire un appannamento derivato dalla mediazione politicista con le oligarchie che cercano di obbligarlo a un congresso tradizionale.
    Prima del Cav. Veltroni incontrerà Gianfranco Fini (lunedì) e ci sono già stati anche contatti con Casini in vista d’un terzo colloquio.
    Il capo di An vuole caricare di alta valenza simbolica un dialogo tra coetanei, bipolari e referendari. Intanto, insieme con Casini, Fini ha inaugurato la strategia d’attacco comune al berlusconismo rinnovato.
    Dopo un colloquio personale, circondati dalle delegazioni dei rispettivi partiti, i leader di An e Udc hanno diffuso un comunicato congiunto che ha il sapore dell’alleanza vitale.
    Accusa: i problemi del paesaggio sociale italiano non si risolvono “con l’improvvisazione propagandistica né con estemporanee sortite populistiche”.
    Replica: tenetevi il progetto, io mi prenderò i voti.
    I finiani parlano d’inevitabile e legittima difesa contro l’aggressione dal basso che il Popolo della libertà sta realizzando nei loro confronti.
    Gli osservatori trovano la conferma al sospetto d’una riedizione del subgoverno animato da An e Udc nella scorsa legislatura.
    In molti la chiameranno sub-opposizione, ma l’impressione è che Casini si trovi in una posizione più felice del suo alleato.
    Coerente sulla scelta proporzionalistica e sull’opposizione al referendum, ma sempre interessato a eventuali concessioni berlusconiane in fatto di leadership, potrebbe incassare un risultato pieno.
    Fini dà invece l’idea d’aver personalizzato un conflitto acuto e terribilmente impolitico.
    Con un paradosso: se le minacce diniane sopraggiunte ieri avranno un seguito in Senato, se dovesse quindi inverarsi l’ultimo vaticinio del Cav. su Prodi (“cadrà sul welfare”), l’Udc saprà come disseppellire l’antico patto elettorale.
    An come si muoverebbe?

    www.ilfoglio.it di oggi

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Dentro e fuori il loft

    Anche D’Alema chiede il congresso.
    Veltroni si fa circospetto, nel Pd i parisiani gridano al correntismo

    Roma. L’allungamento delle aspettative di vita governative ha cambiato non poco la situazione nel Pd.
    Di qui il passaggio dal Veltroni sarkozysta che infrangeva tabù e proclamava rupture di questa primavera-estate – e inizio autunno – al Veltroni allineato e coperto di oggi, che a Ottoemezzo spiega di non avere “interlocutori privilegiati” sulle riforme e che di cambiare solo la legge elettorale (come vuole il Cav.) non si parla neanche.
    In caso di elezioni imminenti, il segretario del Pd sarebbe stato di fatto (per stato di necessità) il dominus del partito. A elezioni rinviate a data da destinarsi, è da vedere.
    Intanto, in un’intervista che apparirà oggi sul Corriere della Sera, D’Alema (che ieri ha parlato un’ora con W) conferma di volere il congresso, come aveva detto anche Bersani, e come dalemiani e popolari hanno già chiesto, suscitando le proteste dei veltroniani.
    Magari sarà anche vero – come ha detto ieri Walter Veltroni a Ottoemezzo –che la vicenda Rai, pur “molto grave”, con il dialogo sulle riforme “non c’entra niente”.
    Ma le recenti polemiche seguite alla pubblicazione delle intercettazioni qualche segno sembrano averlo lasciato.
    Di sicuro quello apparso ieri in televisione è un Veltroni molto cauto, attento a ripetere che sulle riforme “non ci sono interlocutori privilegiati”; che le elezioni anticipate magari gli converrebbero pure, ma lui pensa all’interesse del paese; che di cambiare solo la legge elettorale (come vuole il Cav.), senza fare di pari passo le riforme istituzionali, neanche a parlarne.
    Romano Prodi, insomma, non può lamentarsi.
    Ragioni per lamentarsi ne avrebbe invece Veltroni, a cominciare dalla solerzia con cui Palazzo Chigi ha colto lo scandalo Rai-Mediaset per imporre un’accelerazione sulla legge Gentiloni (ieri il Consiglio dei ministri ha dato a Vannino Chiti l’incarico di esprimere l’orientamento del governo in tal senso). La cautela veltroniana, però, sembra avere a che fare più con gli equilibri nel Pd che con le mosse del governo. L’allungamento delle aspettative di vita governative ha cambiato non poco la situazione dentro il maggior partito del centrosinistra. Di qui il passaggio dal Veltroni sarkozysta che infrangeva tabù e proclamava rupture a passo di carica di questa primavera-estate – e inizio autunno – al Veltroni circospetto di oggi. E così si spiega anche, specularmente, l’improvviso risveglio delle correnti.
    “Siamo stati contro il candidato unico e, coerentemente, siamo contro il partito personale – afferma, allarmato, il parisiano Franco Monaco – ma ci è difficile associarci a dalemiani, fassiniani, mariniani che hanno trasformato le primarie in un rito plebiscitario con il retropensiero di porre poi, il giorno dopo, le questioni cruciali”.
    Il riferimento è alla richiesta di congresso avanzata due giorni fa nella commissione statuto dell’assemblea costituente del Pd, tra le proteste dei veltroniani, da molti considerata come minaccia di un’imminente
    “normalizzazione” del partito (e commissariamento del suo segretario). Un’accusa che Massimo D’Alema, in un’intervista che apparirà oggi sul Corriere della Sera, non mancherà di respingere.
    Fermo restando, però, che il congresso lo vuole anche lui (non per nulla, e da sempre, tra i principali oppositori del “partito liquido”, senza tessere e all’americana). E per il congresso, pochi giorni fa e ancora sul Corriere, si è schierato anche Pierluigi Bersani.
    “Se si va a votare adesso – ha detto Veltroni a Ottoemezzo – l’Italia non risolve i suoi problemi”, mentre nel 2008 si ha finalmente “la possibilità di fare cose molto importanti”. Esattamente quello che pensano le redivive correnti, che in caso di elezioni a breve ben poco avrebbero potuto fare per limitare i poteri del leader, costretto per “stato di necessità” a guidare in campagna elettorale un partito con organismi dirigenti tutti provvisori.
    E tutti nominati da lui.
    La lunga speranza di vita oggi ottimisticamente attribuita al governo Prodi sembra dunque spingere Veltroni a evitare nuove forzature. La richiesta di congresso venuta dalla commissione statuto è un segnale minaccioso, che arriva proprio nei giorni in cui – per tutt’altre ragioni – segnali minacciosi a Veltroni certo non mancano, nemmeno dalla stampa amica. Nel frattempo, la corsa a scatto cominciata in estate si è trasformata in una maratona.
    Per Veltroni è il momento di prendere fiato.

    www.ilfoglio.it del 24 nov 07

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Il bello delle mani libere

    Il Cav. ha azzerato la guerra di successione senza rinunciare a Palazzo Chigi

    Come gli ha suggerito in modo elementare anche Veltroni, ieri sera:
    il Cav. adesso può finalmente risparmiarsi la fatica infelice di contenere gli assalti alla propria leadership da parte di Fini e Casini.
    La scommessa del Popolo della libertà, la sfida implicita dichiarata da Berlusconi nell’atto di sciogliere i ranghi logori della Cdl, ha pure questo formidabile vantaggio politico e psicologico.
    Il vantaggio d’avere annullato la guerra per la successione, trasformando la concorrenza gemellare del vecchio e disordinato Polo in una navigazione solitaria nella quale ci si rincorre fra partiti. Il ragionamento berlusconiano è stato semplice e pubblico perfino: volevano processarmi dentro la casa comune, me ne sono costruita un’altra.
    Un atout speciale viene offerto al Cav. dall’eventualità non remota che le prossime elezioni siano regolate da una legge proporzionale senza vincolo di coalizione.
    Il che cambia la qualità complessiva della premiership e rende per lo meno antiquata la logica della contrattazione preventiva.
    Come diceva due giorni fa Gianni Baget Bozzo su Liberazione, l’opzione proporzionale di Berlusconi “esclude la possibilità di una sua candidatura alla presidenza del Consiglio”.
    Ma non oblitera la possibilità che il Cav. a Palazzo Chigi possa ritornarci, anche nel 2011, con una meccanica diversa e sempre che ci tenga ancora.
    Gli basterebbe restare signore nella propria casa, il Pdl, essere amato da parecchi elettori e conservarsi egemone nel mercato parlamentare.
    A volersi guardare bene (ma lo ha già fatto), Veltroni si sentirà certo rinfrescato dal medesimo brivido di libertà nuova e solitaria.

    Ferrara su www.libero.it del 24 nov 07

    saluti

  4. #4
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    La verita' di questi giorni e' solo una che chi veramente sa cosa sta facendo e cosa vuole come risultato finale e' solo Berlusconi, gli improvvisati e spiazzati dalla mossa del cavaliere resteranno a subire nel centrodestra e a guardare nel centrosinistra, sicuramente l'incontro di venerdi prossimo al di la' del passaggio mediatico non portera' nessun sviluppo o preoccupazione, piuttosto il vero ago della bilancia in questi giorni sara' solo Dini e le sue scelte! Meditate...

  5. #5
    Quo usque tandem???
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    Lo sappiamo come finirà: PdL e PD tutti insieme (solo loro due, ovvio) appassionatamente a governare pressochè per sempre, per difendere ciascuno il proprio orticello...
    Che quadretto poetico!!!

    Meglio stare a destra, caro Fini, all'opposizione, ma di certo la storia onorerà chi è stato coerente!

  6. #6
    Pasdar
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    Citazione Originariamente Scritto da Paperinik82 Visualizza Messaggio
    Lo sappiamo come finirà: PdL e PD tutti insieme (solo loro due, ovvio) appassionatamente a governare pressochè per sempre, per difendere ciascuno il proprio orticello...
    Che quadretto poetico!!!

    Meglio stare a destra, caro Fini, all'opposizione, ma di certo la storia onorerà chi è stato coerente!
    Dopo tutto il PD e il PPL sono pur sempre democristi.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  7. #7
    guidulli
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    A me l'unica cosa che mi importa è che non si abbandoni il bipolarismo

 

 

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