Dal numero 57 de "L'UOMO LIBERO"
Il 31 gennaio e il 1° febbraio 2004, a Bussolengo di Verona, ha avuto luogo un « Incontro di uomini liberi per uno sguardo al futuro ».
La riunione è stata promossa dalla nostra rivista assieme al quotidiano Rinascita , al settimanale Italia Sociale e a Socialismo Nazionale, Associazione Uomo e Libertà, Base Autonoma e Comunità Militanti .
La partecipazione è stata numerosa, qualificata e attenta. Nella prima giornata si è sviluppato il dibattito su « Lo spazio politico che esiste e va crescendo », nella seconda sul tema « Possibilità operative per l'oggi e per il domani ».
L'esigenza di raggiungere un più definito livello di chiarezza politica è stato senza dubbio il principale elemento ispiratore di chi ha organizzato l'incontro ed è stato anche il concreto risultato dei due giorni di relazioni, di confronto e di dibattito. Chiarezza sulla linea politica, ma anche su quello che è l'ambiente attraverso il quale questa linea politica potrà esprimersi e proporsi alla pubblica opinione.
La chiarezza sulla linea politica, ottimamente espressa nel documento « Grido di rivolta » redatto a conclusione dell'incontro e che pubblichiamo in queste pagine, è stato il traguardo più agevole da raggiungere. Negli ultimi anni i nostri giornali e le nostre realtà associative si sono, di fatto, trovate ad esprimere unitariamente analisi di politica internazionale, revisioni storiche, valutazioni e considerazioni economiche, e si può affermare che questa linea d'azione, oltre a dimostrare grande vitalità, si proietta nel futuro indicando l'unica strada percorribile nell'interesse dei popoli europei.
Per ciò che concerne poi l'individuazione dell'ambiente dal quale la nostra linea politica può essere gestita, organizzata, rappresentata e proposta alla pubblica opinione, il discorso è stato più articolato, perché questa volta, per non cadere in vicoli ciechi e rivivere storie già vissute, è stata sentita come improrogabile l'esigenza di porre precisi ed indiscutibili paletti.
« Occorrono esatti confini, saperli riconoscere e volerli rispettare », si è detto a Verona.
« Dove sono gli uomini liberi?» si è chiesto Mario Consoli nella sua relazione introduttiva. « Molti si sono isolati perché nauseati dalla cosiddetta politica politicante. Altri sono asserragliati nelle torri della testimonianza: quei giornali, quelle riviste, quelle associazioni che hanno consentito di mantenere integro il nostro patrimonio culturale, ideologico e politico e di traghettarlo dal tempo della sconfitta a quello che sarà, ce l'auguriamo, il tempo della rinascita ».
« Altri – ha proseguito Consoli – stanno prendendo coscienza che il tempo degli impegni militanti e concreti si sta avvicinando e stanno guardandosi attorno, così come noi oggi, per cercare di trasformare le opinioni in programmi, le aspettative in progetti, gli insegnamenti ereditati dalle testimonianze in proposte concrete da realizzare ».
« Altri uomini liberi, infine, stanno ancora vagando in quell'ambiente che molti indicano come ”area” che, con il passare dei decenni, oltre a restringersi, ha sostanzialmente conservato e peggiorato le proprie palesi contraddizioni politiche. In queste ultime settimane le ultime invenzioni dell'area, celebrando la loro comparsa sulla scena del teatrino pre-elettorale sono giunte a parlare di ”difesa dei valori missini” ».
Consoli ha quindi sviluppato un sintetico excursus storico per individuare con esattezza ciò che rappresentano i cosiddetti «valori missini».
« Negli anni Sessanta già in molti manifestavano remore ad iscriversi al MSI perché, mentre all'esterno questo appariva come il partito continuatore della Repubblica Sociale Italiana, dei suoi ideali, della sua socialità e dei suoi valori, vivendogli vicino, ci si scontrava con una vera e propria corsa a ricoprire posizioni filoamericane (giustificate, sposando la logica di Yalta, in funzione anticomunista), filoisraeliane (taluno andava persino sostenendo che ci fosse una forte somiglianza tra la socializzazione fascista e i kibbuz sionisti e che Moshe Dayan, per ispirarsi nelle proprie strategie militari, leggeva le memorie del principe Borghese, ”Xa Mas”), e filocapitaliste (più di una volta i deputati e i senatori missini si trovarono a ricoprire il ruolo di veri ausiliari della Confindustria e del grande capitale). E, se non bastasse, il MSI operava in aperta collaborazione con le formazioni monarchiche».
«Allora, a gestire il MSI, c'era Arturo Michelini, che ne fu segretario dal '54 al '69, e il ruolo di oppositore fu in quei tempi ricoperto da Giorgio Almirante, che cercava di arginare con posizioni ”formalmente coerenti” l'emorragia di coloro che volevano allontanarsi dalla politica di Michelini».
«Al Congresso di Roma del '64 lo scontro tra la linea del segretario e quella dell'opposizione fu talmente violento da lasciare intendere a molti dei congressisti, e a chi dall'esterno appoggiava la corrente di Almirante, che si stava andando verso una salutare spaccatura. La creazione di un nuovo partito antiamericano e di largo impegno sociale; insomma veramente prosecutore della RSI».
«Ma le settimane e i mesi passavano e nessuna chiara presa di posizione politica veniva assunta dai vertici. Fu così che una delegazione, in rappresentanza dei numerosi gruppi che premevano per le scelte radicali, andò a parlare della questione direttamente con Almirante che, incalzato dalle richieste, fu estremamente chiaro: escluse nella maniera più assoluta qualsiasi possibilità di scissione».
«Il peggior Michelini, disse, era preferibile alla migliore formazione politica fuori dal MSI. Il suo ruolo di oppositore interno era dunque né più né meno che quello del compare nel gioco delle tre carte: far finta di litigare per convincere il malcapitato di turno della correttezza del gioco. Ed infatti, quando nel 1969 Almirante divenne segretario del MSI, la politica di quel partito non mutò per nulla. Anzi, fu proprio sotto la sua segreteria che i rottami dei movimenti monarchici smisero di essere collaboratori esterni ed entrarono nel MSI che, per l'occasione, ufficializzò la scelta di campo e divenne ”Destra Nazionale”».
«Continuarono così a moltiplicarsi le associazioni cosiddette extraparlamentari che, congresso dopo congresso, uscivano, rientravano, riuscivano, si spezzavano, sparivano e ricomparivano».
«A Fiuggi il gioco è stato ancora una volta quello della spartizione dei ruoli. Di fronte all'evoluzione «finiana» si dava vita alla «Fiamma Tricolore» per realizzare, ancora una volta, la ”riserva indiana dei fascisti”. E chi viene posto come padre padrone e deus ex machina a capo della nuova formazione politica? Proprio quel personaggio che, solo qualche anno prima, da segretario del MSI, aveva fatto votare i suoi deputati e i suoi senatori a favore della partecipazione dell'Italia, al seguito degli americani, nella prima guerra del Golfo. Proprio quel Pino Rauti che, con fare contrito, davanti alle telecamere, aveva ammesso l'incancellabile colpa dei tedeschi per l'eliminazione, col gas, di sei milioni di ebrei».
«Oggi, dopo il viaggio di Fini a Gerusalemme, stesso giochetto. Stessi valori missini da difendere, stessa destra da rappresentare, stesse facce. Gli stessi noti provocatori di professione rispolverati per l'occasione.»
«Il viaggio di Fini e le incommensurabili bestialità che ha pronunciato in quella occasione, non sono il comportamento di un folle: sono il logico approdo di oltre mezzo secolo di tradimenti e sconvolgimenti ideologico-politici, oggi addirittura canonizzati come ”valori missini”».
«Le bestialità di Gianfranco Fini sono le figlie del filocapitalismo e dell'atlantismo di Michelini, sono le figlie dell'abbraccio di Almirante ai monarchici, sono le figlie di chi ha votato – come ha fatto Rauti – per le guerre americane».
«Ora possiamo dire, e dobbiamo dire molto forte, che i confini della cosiddetta area, quella dei valori missini, quella della destra, quella dell'atlantismo, sono proprio i confini che non bisogna più varcare se si vuole individuare uno spazio politico credibile, con reali possibilità operative, per gli uomini liberi che intendono iniziare l'impegnativo cammino verso la formazione di un nuovo soggetto politico alternativo alla realtà attuale».
«Nessuno che accetti di schierarsi per i ”valori missini” può avere nulla a che fare – se non in funzione di sabotaggio – con la nostra linea politica, con i nostri valori e con i nostri progetti».
«È duro e umanamente doloroso tracciare un confine così netto, anche perché alcuni di coloro che nonostante tutto si attardano nei meandri dell'area li conosciamo bene, abbiamo fatto assieme delle battaglie, abbiamo condiviso entusiasmi e sacrifici, idee e passione politica. Ma a questo punto l'eccesso di credulità non può essere perdonato a nessuno».
«È duro e umanamente doloroso, ma necessario» ha concluso Mario Consoli.
Posti con chiarezza i paletti che delimitano il territorio degli uomini liberi, occorre procedere all'identificazione di quello che si può chiamare il «Movimento», e cioè quell'insieme di iniziative, testate giornalistiche, disponibilità umane, militanze giovanili che, senza essere state organizzate da nessuno, si trovano a perseguire lo stesso progetto politico, a testimoniare gli stessi valori, a operare le stesse scelte di campo.
Prendere coscienza del Movimento è essenziale per immergersi nella realtà e conseguentemente impegnarsi per obbiettivi credibili e praticabili.
Si è detto: «Movimento non è e non può essere un'invenzione o una fantasiosa interpretazione del reale. Movimento è una fotografia, la fotografia di quel che esiste, anche se così com'è a taluno può non piacere. È solo dopo aver accettato questa fotografia, che si può cambiare e migliorare il Movimento».
Movimento è dunque sviluppare quel senso di collaborazione, di responsabilizzazione e di autocritica che sin qui è mancato.
«Movimento è l'impegno culturale, quello politico ed anche quello metapolitico» . E, durante il dibattito, è emersa la persistenza di queste «specializzazioni», anche in modo marcato. Ma la questione è – una volta verificata l'onestà degli intenti – quella di indirizzare le iniziative verso obbiettivi sinergici. È così che le differenze degli apporti smettono di rappresentare un pericolo di dispersione delle energie e possono divenire arricchimento e potenziamento di tutto il Movimento.
«Sbaglia chi crede possibile creare un nuovo soggetto politico sulla carta o attraverso improbabili cartelli elettorali. Ma sbaglia anche chi crede che il nuovo soggetto politico sia già qui o dietro l'angolo».
Movimento è dunque, hanno concordato gli uomini liberi intervenuti a Bussolengo di Verona, tutto quel percorso che va dall'oggi alla formazione di un nuovo soggetto politico.
* * *
Possiamo senz'altro affermare che la formula adottata nell'organizzare questo incontro sia da considerare valida. Non ci eravamo posti obbiettivi eclatanti: cercavamo maggiori livelli di chiarezza e di autocoscienza politica. E li abbiamo trovati.
Ci auguriamo che altri incontri di questo tipo, in altre zone d'Italia, vengano organizzati e che il nostro « Grido di rivolta » esca dai nostri giornali e dalle nostre sedi associative, e raggiunga il profondo dell'animo dei nostri popoli.
l'Uomo libero
Di fronte alla perdita della sovranità che vede la nostra patria – Italia ed Europa – costellata di basi militari straniere e il nostro esercito ridotto a truppa mercenaria;
di fronte all'assoluta mancanza di una autonoma politica estera , per cui non c'è alcun freno ai deliranti progetti di dominio planetario degli USA, e ci è resa impossibile una collaborazione costruttiva col vicino mondo arabo, un mondo oggi più che mai isolato e costretto ad arroccarsi su posizioni di estrema difesa dall'azione criminale di Israele che opera in spregio alle risoluzioni dell'ONU e contro ogni diritto di libertà e di autodeterminazione dei popoli;
di fronte alla prospettiva di essere travolti dalla finanza mondialista ; il cedimento a questo potere forte ci rende impotenti nei confronti del libero mercato, della truffa monetaria e dell'usura bancaria, ponendo tutte le nazioni del mondo a «rischio Argentina»;
di fronte all'invasione degli immigrati , resa ancor più pericolosa e arrogante per la complicità di marxisti, ambienti industriali e gerarchie clericali;
di fronte allo smantellamento dello Stato sociale e alla svendita della ricchezza e del lavoro italiani al capitale internazionale ; perseguendo il modello americano il cittadino è condannato al ruolo di consumatore, il lavoratore è ridotto a ingranaggio senza diritti e tutele, e lo Stato decade a livello di fornitore di servizi commerciali;
di fronte alla distruzione dei valori della nostra civiltà ; all'onestà, alla coerenza, al coraggio, alla solidarietà e al rispetto per la natura, hanno sostituito la furbizia, l'opportunismo, la codardia, l'egoismo e il saccheggio ambientale; hanno ridotto la gioventù ad una massa di demotivati, di delusi, quando non di drogati; ad ogni anelito spirituale, ad ogni spinta idealista, si è risposto con un rinnovato ed esasperato materialismo;
di fronte al manicheismo demoplutocratico, alla cultura del pensiero unico , per cui è buono solo ciò che è funzionale alla grande finanza cosmopolita e al sionismo, e “canaglia” tutto il resto; chi oggi utilizza la tortura, pratica stermini di popolazioni civili e sopprime gli oppositori sono gli USA e Israele, proprio quelli che ci vengono presentati, con una martellante propaganda, come “le vittime”;
di fronte al monopolio dell'informazione , sia televisiva che della carta stampata, gestito dalla plutocrazia attraverso pennivendoli disposti a contrabbandare per verità qualsiasi fandonia;
con i piedi ben saldi sulle strade e sulle piazze della nostra storia, con lo sguardo rivolto al futuro, orgogliosi di essere italiani, europei e uomini liberi, lanciamo il nostro
GRIDO DI RIVOLTA
Noi vogliamo tornare ad essere gli artefici del nostro destino.
Siamo anelli di una lunga catena che ci collega ad un luminoso passato e ci proietta nel tempo. In noi ci sono il legionario, il console e il legislatore di Roma, l'artista, lo scienziato e l'artigiano che nei secoli han fatto dell'Italia e dell'Europa il centro mondiale della civiltà; in noi c'è il militante socialista che seppe ribellarsi al moderno schiavismo, il costruttore dello stato sociale voluto dal Fascismo e da tutta la Rivoluzione europea, l'eroe della seconda guerra mondiale e il volontario della Repubblica Sociale Italiana, ultimo baluardo dell'onore italiano.
E in noi deve già vivere il destino dei nostri figli e del nostro popolo.
Noi, contro tutti i tentativi di omologarci al modello americano, per non soccombere alla dittatura mondialista, assumiamo l'impegno di batterci per le fondamentali libertà del nostro popolo.
LIBERTA'
D'AVERE UNA PATRIA
Libertà di essere orgogliosamente padroni del nostro suolo, dei nostri mari, delle nostre tradizioni e del nostro futuro.
Le argomentazioni portate a supporto della necessità e ineluttabilità della società multietnica sono tutte artificiose e in cattiva fede, sia da un punto di vista economico che sociale e culturale. Chi promuove o favorisce l'immigrazione, oltre a compromettere l'identità del nostro popolo, si fa complice dello sfruttamento di uomini-merce; uno sporco affare dove a farla da padroni sono la criminalità organizzata, i moderni negrieri e gli speculatori senza scrupoli. Altro che razzismo! Le popolazioni del terzo mondo si rispettano solo se le si aiuta a casa loro.
Chi vuole sostituire ai popoli un miscuglio di etnie e di culture è solo un criminale. Chi vuole sostituire la dignità d'essere italiani ed europei con il semplice status del residente, è un nemico del popolo.
LIBERTA'
DI COSTRUIRE LA NOSTRA CIVILTA' SOCIALE
L'unica alternativa oggi praticabile alla dittatura del potere finanziario è lo Stato nazionale e sociale della Rivoluzione Europea. Sta a noi riprenderne il cammino, la costruzione, la sfida dei valori e della creatività.
L'economia deve tornare ad essere solo uno strumento della volontà politica, un mezzo per il bene del popolo. L'economia deve essere gestita sempre nell'interesse superiore della nazione e dei cittadini. Noi vogliamo ospedali costruiti per curare e guarire, non aziende gestite per ottenere utili. Noi vogliamo una previdenza attenta ai diritti e ai bisogni dei lavoratori e non al tornaconto delle multinazionali della finanza e dell'usura.
Noi vogliamo una scuola che educhi ai valori e ai contenuti della nostra cultura e non uno strumento per creare semplici tecnici e perfetti consumatori.
Contro gli interessi del grande capitale, la supremazia assoluta dell'utile e le lusinghe del dio-denaro, noi vogliamo che i valori del lavoro, dell'uomo e della libertà tornino ad essere il fondamento della comunità nazionale.
Noi vogliamo uno stato sovrano, capace di creare un'autentica giustizia sociale.
LIBERTA'
D'OPINIONE, DI PAROLA, E DI COMUNICARE
Noi non rinunceremo mai alle nostre idee, al diritto di diffonderle, al diritto di indagare sui fatti storici.
Non riconosciamo legittimità ad alcuno dei provvedimenti liberticidi in essere o in via di formazione. No a tutte le leggi speciali. No al mandato di cattura europeo. Le esecuzioni «su commissione» sono sempre state prerogativa della mafia e della criminalità organizzata.
Noi non rinunceremo mai alla lotta per la libertà di comunicazione. La discrezionalità politica all'accesso a telecamere e giornali rappresenta la negazione di ogni forma di pluralismo.
LIBERTA'
DI NON MORIRE PIU' PER LE GUERRE AMERICANE
Rischiare la vita per difendere il proprio territorio, il proprio popolo, la propria indipendenza rappresenta spesso nella storia un dovere morale e una tragica necessità. E chi cade, in tali circostanze, è un eroe della Patria.
Ma chi invia i nostri ragazzi, in armi, a difendere interessi altrui, è un assassino.
I soldati italiani tornino subito in Patria!
L'Italia esca dalla NATO. L'Europa esca dalla NATO e torni ad essere forte e indipendente.
Americani e NATO se ne vadano fuori dall'Europa.
LIBERTA'
D'ESSERE NOI STESSI
Noi stessi, con la nostra identità culturale, con le nostre tradizioni, con la nostra storia, con le nostre caratteristiche, con tutto ciò che siamo, compreso quello che altri potrebbero considerare un difetto.
Noi stessi, con il diritto di decidere ciò che per noi è giusto e degno d'esser perseguito, costruito e vissuto.
Noi stessi, con il diritto di sceglierci gli amici e i nemici.




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