Il barometro in casa Nokia segna decisamente brutto tempo. Il fatturato del primo trimestre 2004 segna un calo del 2%, le previsioni per il secondo trimestre di quest'anno sono altrettanto deludenti e ci sono poche possibilità che la situazione possa cambiare prima della fine di quest'anno. La diminuzione del fatturato, di per sé, non sarebbe una notizia tanto allarmante, se avvenisse in un momento di calo generale delle vendite. Il fatto è che, per la prima volta, il fatturato di Nokia scende in un momento in cui salgono vertiginosamente le vendite mondiali di cellulari.
Questo è un segno decisamente negativo: significa che l'offerta di Nokia non è in sintonia con le tendenze del mercato. Questo fatto lo hanno ammesso gli stessi dirigenti dell'azienda finlandese: soprattutto nella fascia media, l'offerta non è adeguata e ci vorranno mesi prima che si facciano sentire i benefici derivanti dal lancio di nuovi prodotti.
La sorpresa e la delusione degli investitori è stata molto forte e l'ondata di vendite ha fatto crollare il titolo Nokia a poco più di 12 euro per azione. Un vero crollo verticale, se si tiene conto che all'inizio di marzo, quando ancora circolavano previsioni rosee per il primo trimestre 2004, il titolo Nokia valeva circa 19 euro.
La scorsa settimana c'è stata la sgradita sorpresa. Nokia, improvvisamente, ha rivisto al ribasso le precedenti ottimistiche previsioni per il primo trimestre 2004: niente crescita del fatturato, ma un sensibile calo del 2%, confermato con la pubblicazione dei risultati definitivi. Un brusco cambiamento che è piombato come un fulmine a ciel sereno sugli investitori. Tanto inatteso da sembrare fraudolento. Infatti, un gruppo di investitori americani ha iniziato un procedimento legale collettivo contro l'azienda finlandese, accusata di aver gonfiato ad arte le precedenti previsioni sul primo trimestre, poi smentite con una brusca marcia indietro.
I risultati definitivi del primo trimestre 2004 sono davvero deludenti: fra l'altro, il fatturato derivante dalle vendite di cellulari è sceso del 15% e il profitto operativo è calato del 25%. Tutto questo in un momento in cui le vendite mondiali di cellulari sono cresciute del 29% e, soprattutto, nello stesso trimestre in cui Samsung ha venduto la cifra record di 20 milioni di terminali, cioè il 14% del mercato globale.
Vacilla il trono dell'azienda finlandese? Probabilmente no, almeno nel breve periodo. Con una quota di mercato di circa il 40%, Nokia è saldamente al primo posto fra i produttori. Motorola, secondo produttore con una quota di mercato di circa il 15%, è molto distante. Ma proprio la lezione dell'azienda americana è un forte avvertimento per Nokia. Motorola, anni fa, era il primo produttore mondiale di cellulari, ma nel giro di qualche anno era stato spodestato proprio da Nokia e relegato in una posizione di secondo piano. In altre parole, in un settore tanto fluido e così fortemente competitivo nessuno, nemmeno Nokia, può considerare acquisita per sempre la posizione che occupa nel mercato mondiale.
Certamente queste ultime settimane hanno messo in luce un inatteso male oscuro che affligge il colosso finlandese. Le cause possono essere molte e concomitanti. Probabilmente Nokia si è concentrata troppo sulla ristrutturazione interna, trascurando il mercato. In questo modo, è stata colta di sorpresa dall'improvvisa impennata delle vendite. L'esplosione delle vendite nei mercati emergenti è basata essenzialmente su terminali di fascia media e bassa, un settore nel quale Nokia è in affanno rispetto agli aggressivi produttori orientali. Nei mercati avanzati, è soprattutto la macchina fotografica integrata e la multimedialità a convincere gli utenti a cambiare il cellulare. Ma nel settore del trattamento delle immagini, i produttori orientali hanno i migliori assi da giocare.
Sono proprio queste considerazioni, forse più che il calo del fatturato, ad aver convinto gli investitori che il trono di Nokia vacilla. In altre parole, finché i cellulari servivano quasi soltanto per telefonare, la tecnologia Nokia non aveva rivali. La mutazione del cellulare verso un indefinito dispositivo multimediale, favorisce l'aggressiva e flessibile produzione orientale, della quale Samsung è la punta di diamante.




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