Non esiste un'emergenza criminalità straniera. Il tasso di devianza degli immigrati nel nostro paese è solo leggermente più alto di quello degli italiani. Gli immigrati delinquono di più anche perché sono più giovani: se la popolazione italiana avesse la stessa struttura anagrafica di quella degli stranieri in Italia, i tassi di criminalità sarebbero ancora più vicini. E' vero, infine, che ben il 37 per cento dei detenuti nelle nostre carceri è straniero, ma per un immigrato è più facile finire dentro e rimanerci. Sono le tre tesi sostenute dalla Caritas nello studio "La criminalità degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi", condotto assieme all'Agenzia Redattore Sociale.
Di questa ricerca, che alcuni commentatori del post già conoscono, si è parlato molto poco sui giornali. All'indomani della sua presentazione, il 7 ottobre scorso, sono usciti solo due articoli sui quotidiani nazionali: uno di Gian Antonio Stella, sul Corriere della Sera, e uno del sottoscritto, sul Messaggero. Ragion per cui è utile tornare ad illustrarla sinteticamente, ricordando che la Caritas si pone in rotta di collisione con il saggio di Marzio Barbagli Immigrazione e sicurezza in Italia, di cui il nostro blog si è già occupato. Il sociologo bolognese faceva questo ragionamento: nel 2007 gli stranieri erano il 5 per cento della popolazione, ma contribuivano, a seconda dei reati, da un minimo del 24 a un massimo del 68 per cento delle denunce (record questo toccato con i borseggi). Quindi l'allarme criminalità straniera è del tutto giustificato.
Come fa la Caritas a capovolgere la tesi? Contestando il metodo di Barbagli, che prende in esame genericamente tutte le denunce pervenute all'autorità giudiziaria, mentre invece vanno considerate quelle con autore noto, circa un quarto del totale: è solo così che si può fare un confronto tra criminalità italiana e straniera.
I dati del 2005 consentono di operare questo confronto. Ne viene fuori che gli italiani hanno un tasso di criminalità dello 0,75 per cento, mentre gli stranieri dell'1,24 qualora si prenda per buona la stima Caritas delle presenze regolari in quell'anno (3 milioni di immigrati), dell'1,41 dando credito ai dati delle presenze diffusi dall'Istat (che non includeva 400 mila pratiche di iscrizione anagrafica in via di perfezionamento). Ma la popolazione straniera è più giovane: se quella italiana avesse la sua stessa struttura, il tasso di devianza italiano sarebbe dell'1,02, ancora più vicino, dunque, all'1,24.
Sono gli irregolari, rileva la Caritas, a commettere fra il 70 e l'80 per cento dei reati, ma prima di criminalizzarli occorre tener conto della forte incidenza sul totale delle violazioni alla legge sull'immigrazione: infranta, del resto, dalla maggioranza degli stessi regolari, perché un periodo di clandestinità forzata, con le norme attuali, è praticamente d'obbligo, per poter conquistare il permesso di soggiorno.
Le presenze in carcere, infine. Al 31 dicembre del 2008 i detenuti erano in tutto 58 mila, il 37,1 per cento dei quali, per l'appunto, stranieri. Ma per loro l'incarcerazione è molto più frequente, vuoi per la mancanza di riferimenti esterni utili a ottenere gli arresti domiciliari, vuoi per la cautela contro il rischio di irreperibilità, vuoi perché gli avvocati sono meno bravi. In galera, dunque, ci sono molti più detenuti in attesa di giudizio stranieri che italiani.
Anche la Banca d'Italia ha ridimensionato l'allarme criminalità straniera, in uno studio del 2008, che prende in esame il periodo 1990-2003. In questo lasso di tempo il numero dei permessi di soggiorno si è quintuplicato, mentre la criminalità, nelle tre tipologie di reato prese in considerazione (contro la persona, contro il patrimonio e traffico di droga) ha mostrato una lieve flessione.
Blog - Il Messaggero




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